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L’influenza del Libro dello Zohar

Domanda: Tu affermi che quando si legge Il libro dello Zohar, non percepiamo come le forze spirituali ci influenzano o quante correzioni avvengono durante il suo studio. Se una persona non sente nulla, significa che non sta accadendo nulla?

Risposta: Certamente! Sentiamo cosa sta accadendo nei nostri corpi? Sentiamo solo una milionesima parte di ciò che accade, e tutto il resto passa attraverso i nostri sensi e pensieri. Non cogliamo nulla, e non abbiamo tempo per elaborare nulla.

Domanda: Di solito riesco a giudicare qualcosa quando sento qualcosa. Tu dici che se non sento, allora non sta accadendo nulla. Quindi studiare Il libro dello Zohar influenza le persone?

Risposta: Il fatto è che, da un lato, il mondo integrale in cui mi trovo effettivamente è vitale per me e non quello che sembra a me. Voglio conoscere il quadro completo del mondo e come mi influenza. E ciò che non sento oggi, posso sentirlo domani. Quindi, prima di tutto, ho bisogno di sperimentare questo mondo. In secondo luogo, lavoro nella parte del mondo che sento.

Ci sono due mondi: rivelato e nascosto. Devo scoprire tutto ciò che mi circonda e connettermi completamente con l’universo.

La Kabbalah serve a questo. Per questo si chiama scienza del ricevere. La ricezione, cioè la rivelazione dell’universo universale completo, in modo da sentirmi  non all’interno della struttura del nostro mondo, non all’interno della struttura del mio corpo, ma nella perfezione, nell’eternità, in completa armonia con tutta la natura, mi sento parte integrante di essa, eterno come lei.

Domanda: Diciamo che un individuo comune inizia a studiare Il Libro dello Zohar. Anche solo leggere un brano ha un effetto su di lui?

Risposta: Sì, anche se ascolta soltanto e non capisce. È comunque collegato, perché tutto ciò che accade nel nostro mondo è una sorta di contatto attraverso la materia del nostro mondo, che è il desiderio.

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From KabTV’s “I Got a Call. The Hidden Influence of The Book of Zohar” 3/7/10

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Un attributo speciale dei libri kabbalistici

Tutto ciò che si raggiunge nel mondo superiore è la linea di mezzo.

Due linee discendono dall’alto dal Bore: la luce e il desiderio. La loro corretta combinazione forma la linea di mezzo, che percepiamo come comprensione del Bore, come raggiungimento di un’unica radice.

In altre parole, esiste un’unica radice, da cui discendono a noi due linee: da un lato il desiderio, dall’altro la luce, la qualità della dazione.

Dobbiamo unirli correttamente in noi stessi, come fa il Creatore. Egli è uno, da Lui discendono questi due desideri. Anche noi dobbiamo essere uno; dobbiamo combinare correttamente questi due desideri dentro di noi, come fa Lui.

Cosa significa “come”? Significa risalire attraverso questi due desideri sempre più in alto, fino al Suo stesso livello. Questo è tutto.

Pertanto, tutti i libri kabbalistici, cosiddetti “libri sacri” sono scritti nella qualità della dazione, nella linea di mezzo. Ma in questa linea di mezzo c’è una leggera inclinazione verso la sinistra o verso la destra.

Domanda: Il Libro dello Zohar è scritto nella linea di mezzo?

Risposta: Sì, ti guida e ti aiuta a creare una linea da queste due componenti. Ma ci sono ancora libri che sono scritti con un’inclinazione in un’altra direzione. Per esempio, i Salmi sono scritti con un’inclinazione verso la destra, l’Ecclesiaste con un’inclinazione verso la sinistra, e così via.

Domanda: Diciamo che leggo il Libro dello Zohar o il Commentario Sulam al Libro dello Zohar e non li capisco. Qual è il loro vantaggio?

Risposta: Vi viene dato il Libro dello Zohar, già preparato ed elaborato per voi. Lo ascoltate tradotto in russo. Credo che questo sia normale.

La sola cosa che dovete fare è continuare ad ascoltarlo con pazienza, per ore! E penso che direte ancora che ha qualche effetto su di voi.

Commento: Funziona davvero!
La mia risposta: Questo è l’attributo speciale di questo Libro. Gradualmente comincerete a sentirlo, a capirlo e a contattarlo.

E il Commentario Sulam aggiunge una linea di mezzo adatta specificamente alle nostre anime, che non si trova nel Libro dello Zohar stesso. Ci adatta ad esso.
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Da KabTV “I Got a Call. Pure Zohar” 7/3/10

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Avvicinarsi alla comprensione della spiritualità

Domanda: Il Libro dello Zohar ha due livelli: il linguaggio del sentimento e il linguaggio della definizione spirituale. Come possiamo utilizzare entrambi i livelli per aiutarci ad andare oltre il racconto e percepirne il significato spirituale?

Risposta: Per aiutarci a comprendere il significato spirituale, il Creatore ha creato non una persona ma molte persone, dividendo l’anima comune in più parti e permettendoci così di unirci.
Se ci uniamo al di sopra del nostro egoismo, saremo in grado di comprendere meglio il Creatore e tutta la natura.
Domanda: Come posso sentire che tutto ciò che è descritto in questo libro sta accadendo a me?

Risposta: Ciò accade attraverso la luce superiore, chiamata “Lo Zohar”. Noi dobbiamo solo sforzarci di avvicinarci gli uni agli altri e di influenzarci positivamente a vicenda.
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Dalla lezione quotidiana di Kabbalah del 15/3/24, Scritti di Baal HaSulam “Per comprendere le parole dello Zohar”

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Perché nella Torah ci sono 613 comandamenti e nello Zohar solo 14?

È perché lo Zohar ha un sistema di classificazione completamente diverso, poiché ognuno dei quattordici comandamenti chiave è suddiviso in altri.

Potrebbe sembrare una quantità schiacciante di istruzioni con cui lavorare, ma in realtà sono piuttosto semplici. Tutti i comandamenti si basano sul modo in cui possiamo rispettare le leggi della natura e influenzare positivamente la natura, la società e noi stessi.

I comandamenti non sono stati inventati dagli uomini. Sono stati scritti dai kabbalisti, dai loro conseguimenti delle leggi e delle forze intrinseche della natura. Se noi desideriamo aderire a queste leggi, dobbiamo comportarci in determinate maniere. 

Le leggi della natura sono quelle della dazione. Le nostre qualità sono all’opposto: ricezione. I comandamenti sono le istruzioni della natura su come possiamo affrontare i desideri che emergono a livello inanimato, vegetativo e animato in equilibrio con le leggi della natura.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.   

Rabbi Shimon bar Yochai esce dalla grotta, dando inizio alla nostra era

Oggi viviamo in tempi in cui più progrediamo senza coltivare relazioni unificanti tra di noi e più un disgustoso fetore di divisione e di odio oscura le nostre vite. Oggi, più che mai, abbiamo bisogno di nutrire un amore genuino al di sopra delle nostre pulsioni divisive, il tipo di amore che la Torah raffigura e che Rabbi Shimon bar Yochai ha descritto nella grotta con i suoi nove amici. 

Per tredici anni, Rabbi Shimon e suo figlio Rabbi Elazar vissero in una grotta a Peki’in. Successivamente altri otto discepoli saggi si unirono a loro e insieme, scrissero Il Libro dello Zohar, un commentario che comprende la Torah, i Profeti e le Scritture.

Dopo aver approfondito le intricate interpretazioni dello Zohar da parte di quei dieci saggi, possiamo riconoscere l’alto livello di codificazione della Torah. La semplicistica narrazione storica  con numerose trame e personaggi umani, sia buoni che cattivi, non è affatto l’unico modo per comprenderla.

Nell’introduzione de Il libro dello Zohar, scritto mentre Rabbi Shimon e Rabbi Elazar erano isolati nella caverna, c’é un articolo distinto chiamato “L’uscita di Rabbi Shimon dalla grotta”. Questo pezzo illustra magnificamente come la storia fisica si intrecci con gli insegnamenti spirituali.

Storicamente ambientata circa duemila anni fa durante il dominio romano in Israele, la storia narra che Rabbi Shimon e suo figlio Elazar sfuggono ai Romani, cercando rifugio in una grotta della Galilea. Nonostante il crollo della grotta a causa di un antico terremoto, la storia rimane intatta nel tempo: 

“Rabbi Pinhas stava regolarmente davanti a Rabbi Rehumai, presso la riva del Mar di Galilea. Rabbi Rehumai era un grande uomo, anziano e i suoi occhi erano deboli. Egli disse a Rabbi Pinhas: “Ho sentito che Yochai, il nostro amico, ha una gemma, una pietra preziosa, un figlio. Ho guardato nella luce di quella gemma ed é come l’illuminazione del sole, dal suo fodero, che illumina  il mondo intero.”   Zohar per tutti, “L’uscita di Rabbi Shimon dalla caverna”. 

Questa storia particolare ritrae il  saggio cabalista Rabbi Shimon, figlio di bar Yochai, un giovane ragazzo che si rivela essere una meraviglia luminosa e un vero discepolo della Torah. A un livello più profondo mostra che la rivelazione dell’essenza interiore del Libro dello Zohar richiede una connessione tra generazioni, tra “padri” e “figli”.

Più avanti, l’articolo descrive il tentativo di Rabbi Pinhas di contattare Rabbi Shimon, scomparso, ricorrendo a elementi della natura per la comunicazione. Lo raggiunge non tramite il cinguettio degli uccelli ma tramite mezzi spirituali, connettendosi con Rabbi Shimon attraverso un grado noto come “Chai” (ebraico “animato”), prevedendo la sua uscita dalla grotta e la sistemazione de Il Libro dello Zohar che annuncia l’era del Messia.

Quando i dieci amici finirono di comporre il Libro dello Zohar e uscirono dalla grotta, rabbi Shimon ne ordinò la  sepoltura fino al sorgere della generazione in grado di porre fine all’oscurità spirituale, alla distruzione e all’esilio, iniziati e continuati fin dai suoi giorni. In questa generazione attesa, le persone sarebbero state in grado di sviluppare la consapevolezza del male della natura umana egoistica, che divide le persone l’una dall’altra e dalla forza originaria della natura che i saggi dello Zohar avevano rivelato. Queste persone sarebbero andate avanti a cercare una forma superiore di unità tra di loro e con le forze della natura: l’amore, la dazione e la connessione, come lo Zohar aveva anticipato.

Ora che Lo Zohar è stato rivelato su larga scala, il cabalista Yehuda Ashlag (Baal HaSulam) ha creato un commentario chiamato “Sulam” (“Scala”). Questo commentario Sulam dello Zohar è cruciale per ascendere al nobile tesoro che rivela. La sua scoperta e composizione indicano l’era del Messia, cioè l’era in cui la forza superiore dell’amore e della dazione emerge per “tirare” (“Messia” dalla parola ebraica per “tirare” [“Moshech”]) noi fuori dalle nostre relazioni egoistiche e divisive in un’ascesa rigogliosa verso l’amore assoluto, come è descritto nella Torah e nello Zohar:

“C’è amore, fratellanza e verità nella Torah. Abramo amava Isacco; Isacco amava Abramo; e si  abbracciavano. Erano entrambi stretti a Giacobbe da amore e fratellanza e donavano il loro spirito l’uno nell’altro. Gli amici dovrebbero essere come loro e non macchiarli, perché se manca l’amore in loro, macchieranno il loro valore superiore, cioè Abramo, Isacco e Giacobbe.”  Zohar per tutti, Ki Tissa [quando prendete], articolo 54.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.  

Cosa si nasconde ne Lo Zohar?

Lo Zohar  nasconde i segreti della natura in modo che possiamo iniziare a capire come questi segreti siano irraggiungibili per noi, come se la “sala di controllo” della natura fosse nascosta ai nostri occhi.   

La natura controlla tutti i nostri movimenti, pensieri e desideri. Noi esistiamo in un campo di percezione incredibilmente limitato, che ci sospinge continuamente e non riusciamo a capire il perché tutto accade, soprattutto il come accade. Questo è l’occultamento in cui viviamo.    

Esiste, tuttavia, un modo per aprire le porte della percezione e scoprire il quadro completo della natura che va ben oltre i nostri limitati punti di osservazione.

Se ci avviciniamo alla natura cercando di imitare le sue qualità di amore, di dazione, di connessione, allora, infine, riveleremo le sue forze, i suoi progetti e anche i vari fenomeni miracolosi. In questo modo, arriveremo a sentire e capire la natura, proprio diventando uguali ad essa.

Questo è quanto ci insegna Lo Zohar.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.

L’eredità di un Gigante Spirituale

Sapeva che il tempo scorreva; sapeva che dovevano trasferirsi in Israele; disse al primo ministro israeliano come Israele poteva essere veramente indipendente, ha dedicato la sua vita ad aiutare il popolo ebraico e tutta l’umanità. Yehuda Ashlag, conosciuto come Baal HaSulam, il più grande kabbalista dei tempi moderni e tra i più grandi di tutti i tempi, è morto 67 anni fa lasciandoci un’eredità di amore incondizionato per il suo popolo, per tutti gli uomini e per tutto il creato. Ci ha anche lasciato dei libri e una tabella di marcia che può aiutarci a diventare come lui.

Era il 1921. Ashlag, un brillante Dayan [giudice del tribunale ebraico ortodosso] di Varsavia, la “capitale” dell’ebraismo della diaspora, che era stato nominato a questa venerabile posizione quando aveva solo diciannove anni, era ormai scomunicato da diversi anni ma non si preoccupava delle estreme difficoltà che lui e la sua famiglia sopportavano a causa di ciò. Il suo unico obiettivo era il destino del suo popolo e il destino del mondo.

Alcuni anni prima, si rese conto che l’Europa si stava dirigendo verso un antisemitismo estremo e letale. Cercò di avvertire i suoi compagni ebrei di Varsavia, ma la leadership ortodossa impedì che la sua voce fosse ascoltata. Quando insistette, misero fine alla sua posizione di dayan e tagliarono i loro legami con lui, istruendo l’intera comunità ebraica a ignorarlo. A quei tempi, un boicottaggio era una situazione che metteva in pericolo la vita, poiché si doveva dipendere dalla comunità per il lavoro, l’alloggio, l’istruzione e le provviste. Senza di loro, si era alla mercé dei Polacchi e loro non amavano gli Ebrei.

Ma Ashlag continuò a provare. Trovò un accordo per acquistare trecento baracche di legno dalla Svezia e un posto per loro da erigere in Palestina. Riuscì anche a convincere segretamente trecento famiglie ebree a trasferirsi lì per sfuggire ad un destino amaro in Europa. Ahimè, la leadership ortodossa scoprì il suo piano e convinse tutte le trecento famiglie a rimanere in Polonia. Non sapremo mai quanti di loro, se ce ne furono, sopravvissero all’Olocausto. 

Tuttavia nel 1921 accadde qualcosa. Ashlag capì che era ora di andarsene. A quel punto, aveva studiato la Kabbalah per molti anni e aveva raggiunto un livello in cui superava il suo stesso maestro. In un tale stato, non c’era più nulla che lo trattenesse in Polonia. Quello stesso anno, lui e la sua famiglia si trasferirono a Gerusalemme ed egli cominciò a scrivere profusamente.

Gli scritti di Ashlag testimoniano che non era solo un grande kabbalista, ma un rivoluzionario e un pensatore globale che comprendeva le complessità della natura umana. Usando le sue acute intuizioni, era in grado di prevedere cosa sarebbe successo in Israele e nel mondo, e fece del suo meglio per cambiare le cose in meglio. Era un accanito sionista non per il gusto di conquistare la terra, ma perché il popolo ebraico compisse il suo dovere verso il mondo: dare un esempio di unità e amore per gli altri di cui sapeva che il mondo avrebbe avuto disperatamente bisogno.

Non si accontentò di scrivere. Si incontrò con tutti gli uomini influenti del paese in quel momento e cercò di convincerli che la sovranità in sé e per sé non è sufficiente, che se Israele doveva prosperare, doveva dare un esempio di unità e responsabilità reciproca. Implorò quei leader di stabilire un’educazione all’unità al di sopra di tutte le differenze e stabilire la società basata sulla cura delle persone l’una per l’altra,  senza aspettarsi che le cose si risolvessero da sole.

Dialogò diverse volte con David Ben Gurion, il Primo Ministro di Israele, Moshe Sharett, il secondo Primo Ministro d’Israele, Haim Arlosoroff, capo del dipartimento politico dell’Agenzia Ebraica, il membro della Knesset (il parlamento di Israele) Moshe Erem, e con molti altri. Non risparmiò alcuno sforzo. Negli anni ’30, scrisse una serie di saggi che illustravano le sue opinioni di pensatore globale. Nei suoi saggi, “Responsabilità reciproca”, “La libertà”, e specialmente in “La pace” e “La pace nel mondo”, Ashlag descrisse dettagliatamente come l’umanità può prosperare nella pace. Ma Ashlag era prima e soprattutto un kabbalista. Fu attraverso la sua profonda comprensione della creazione, acquisita attraverso lo studio della Kabbalah, che divenne un pensatore così acuto. Il suo sogno era che tutti fossero saggi come lui, e che tutti si preoccupassero dell’umanità tanto quanto lui.

Per raggiungere questo obiettivo, scrisse due monumentali commenti sulle opere fondamentali della saggezza della Kabbalah.

 La sua prima impresa fu un commento in sei volumi agli scritti dell’ARI, in particolare “L’Albero della Vita” e “Le Otto Porte”. Nel suo commento, che intitolò “Lo studio delle dieci Sefirot”, interpretò gli scritti di questo grande kabbalista del XVI secolo in modo che i contemporanei potessero relazionarsi ad essi e comprenderli. Il suo secondo e più illustre risultato fu la scrittura di un elaborato commento al Libro di Zohar, completo di quattro introduzioni che spiegano al lettore come comprendere questo testo vitale.

Nel suo commento, che intitolò Sulam [Scala], tradusse il testo aramaico dello Zohar in ebraico e interpretò il significato delle parole in modo che i lettori potessero vedere come il libro non parla del mondo fisico, ma dei processi spirituali che tutti gli studenti della Kabbalah attraversano. In segno di rispetto, Rav Ashlag divenne in seguito noto come Baal HaSulam [Autore della Scala], dal nome che aveva dato al suo commento.

L’umanità deve ancora scoprire ciò che questo grande uomo ci ha dato. Egli iniziò la sua introduzione a “Lo studio delle dieci Sefirot” con le seguenti parole: “All’inizio delle mie parole, trovo un grande bisogno di rompere un muro di ferro che ci separa dalla saggezza della Kabbalah dalla rovina del Tempio [2.000 anni fa] a questa generazione”. 

Ma perché dovremmo studiare la Kabbalah? Qualche paragrafo dopo, Baal HaSulam stesso risponde a questa domanda: per trovare il senso della vita. Nelle sue parole, “Se poniamo i nostri cuori per rispondere ad una sola questione molto importante, sono certo che tutte queste domande e dubbi svaniranno dall’orizzonte, e voi guardando al loro posto le troverete sparite, cioè questa domanda indiscreta che il mondo intero si pone, ossia: ‘Qual è il significato della mia vita? In altre parole, questi anni calcolati della nostra vita che ci costano così tanto, e i numerosi dolori e tormenti che soffriamo per loro, per completarli al massimo, chi è che ne gode?”

Nel suo trattato, “Tempo di agire”, Baal HaSulam condivide il suo grande desiderio che tutti sappiano cosa sia veramente la Kabbalah. “Da molto tempo ormai”, scrive, “la mia coscienza mi ha gravato con la richiesta di uscire e creare una composizione fondamentale riguardante l’essenza di … l’autentica saggezza della Kabbalah, e diffonderla tra la nazione, in modo che la gente arrivi a conoscere e comprendere correttamente questi argomenti esaltanti nel loro vero significato”.

Per fortuna, oggi i suoi scritti, e gli scritti di tutti i kabbalisti, sono a portata di un clic. Su Kabbalah.info, abbiamo messo a disposizione tutto il materiale disponibile gratuitamente affinché tutti possano studiare. 

Ma il lavoro di Baal HaSulam non è finito. L’umanità soffre ed è più divisa che mai. Noi, che apprezziamo la sua sacra eredità, dobbiamo riprendere da dove lui ha lasciato e trasmettere a tutti la saggezza della verità, dell’amore e dell’unità.

Simchat Torah: La causa della gioia sbloccata

Il fallito intento recente dei legislatori americani progressisti di ridurre l’aiuto della difesa per l’Israele e l’imminente commemorazione dell’ONU del ventesimo anniversario del Convegno antisemita di Durban, sottolineano, ancora una volta, come Israele e gli Ebrei in tutto il mondo siano isolati e criticati.

L’attenzione globale che stiamo ricevendo, per quanto negativa, è la nostra opportunità di essere “una luce per le nazioni”. Quindi, il festeggiamento di Simchat Torah (gioire per la Torah) quest’anno ha un significato speciale. É uno spiraglio per dimostrare al mondo una strada verso la luce che i nostri progenitori scoprirono secoli fa; la strada che volevano condividere con il mondo.

Dobbiamo solo praticare questo semplice metodo di unità tra di noi.  Il nostro esempio è tutto ciò che serve al mondo per potersi rendere conto  che c’è un’alternativa all’odio e al conflitto e che il popolo di Israele ci sta mostrando la strada.

I Giorni Sacri del calendario Ebraico, rappresentano il processo di trasformazione dal nostro essere ricettori a datori. Alla sua conclusione, il giorno di Simchat Torah, festeggiamo il successo di questo cambiamento predestinato.  La festività ci porta a riflettere sul tipo di individui che  siamo e che società siamo diventati.  Anche se scopriamo di non essere puri quanto vorremmo essere, c’è comunque motivo di gioire, poiché il riconoscimento della verità è il primo passo verso il cambiamento.

“Torah” è la parola ebraica per “istruzione” (“Hora’a). E’ scritto: “Ho creato l’inclinazione del male, ho creato la Torah come spezia”. La Torah è la luce che corregge il desiderio, ovvero la forza positiva della natura che ci connette al di sopra del nostro egoismo.  Simchat Torah rappresenta la correzione finale di questo desiderio in cui ci connettiamo senza limiti tra di noi e con la natura.  Questa correzione completa è la ragione della gioia (Simcha).

Il Libro di Zohar (Teruma) scrive che la “Torah è luce, e chi si impegna nella Torah è ricompensato con la luce”.   La luce di cui parla lo Zohar è una forza creatrice che genera ogni cosa che esiste.  Simile allo Zohar, l’ARI scrive nell’Albero della Vita:  “Sappiate che prima che le emanazioni fossero emanate e le creature create, la luce semplice superiore aveva riempito tutta la realtà”. Questa luce, continua l’ARI “ha emanato, creato, formato e fatto tutti i mondi”.

La luce funziona secondo un principio molto semplice: la dazione. Questa qualità di dazione ha creato ogni cosa che ci circonda, l’universo intero con noi al suo interno. Quando studiamo il nostro universo, le galassie, i pianeti, le piante, gli animali, persino noi stessi, stiamo, in realtà, studiando le manifestazioni di questa luce.

Simchat Torah celebra la gioia di chi riesce ad acquisire la qualità della Torah (luce): completa e assoluta benevolenza. “L’inclinazione del cuore dell’uomo è malvagia fin dalla sua giovinezza,” e “ogni inclinazione dei pensieri del cuore [dell’uomo] era solo il male,” ci dice la Torah nella Genesi.

Quando nasciamo siamo il completo opposto della dazione, della luce.  La maggior parte di noi è soddisfatta, e persino ignara, della sua natura egocentrica.  Ma quando questa natura inizia a danneggiare noi stessi e gli altri, ci obbliga a cercare alternative.  E’ questa la situazione che si sta manifestando nel nostro mondo, oggi.

Nonostante l’apparente difficoltà, c’è una via lastricata e collaudata per realizzare la trasformazione che dobbiamo intraprendere. Non puoi dare nel modo necessario quando sei da solo, hai bisogno di persone che la pensano come te con le quali puoi “esercitarti” a dare.  Attraverso queste esercitazioni, insieme, si crea una società sostenibile e prospera di datori che ha acquisito la qualità benevole della luce.

La necessità di diventare datori per poter stabilire un società fiorente è l’impulso dietro l’antica enfasi ebraica dell’amore per gli altri.  “Ama il prossimo come te stesso”, “come un unico uomo con un unico cuore” e “non fare all’altro ciò che odi” non erano intesi come principi morali, ma come strumenti pratici per creare una società i cui membri hanno acquisito la qualità della dazione o, in altre parole, una società che gioisce con la Torah.

Ci sottomettiamo costantemente alla nostra natura innata e scoppia così l’odio reciproco.  Eppure, anche se forse non ne siamo consapevoli, abbiamo il rimedio per la nostra condizione: esercitarci a dare al di sopra del nostro egoismo, riuscendo così a guarirlo.  Il libro  Maor Vashemesh affermava, duecento anni fa, che “La cosa da cui tutto dipende è l’amore e la fratellanza tra i figli di Israele, perché quando ci sono pace, amore, fratellanza e amicizia tra di loro, possono ricevere la Torah.”

Allora la gioia arriva realmente, com’è scritto: “la gioia è un riflesso delle buone azioni di dazione”.

Questo è perché la Torah è la forza che è pronta a correggere l’odio e la separazione tra di noi e trasformarli in connessione e amore, che è la scoperta detta “Simchah” (gioia).  Con essa la persona sente al suo interno l’intero vasto sistema che la circonda, e conquista una vita eterna, intera e felice.

Perché abbiamo bisogno del libro dello Zohar?

Domanda: Perché era necessario Il Libro dello Zohar? Dopo tutto, c’è la Torah, la cui prima parte è scritta da Mosè, ed è considerata un testo fondamentale.

Risposta: Cosa c’è nella Torah? Non ci capiamo nulla. E se apri lo Zohar, si dice che è un commentario kabbalistico alla Torah.

Cosa significa un commentario kabbalistico? Mosè ha scritto un libro davvero fondamentale, ma è criptato. C’è un codice unico ma molto profondo in esso. È scritto nel cosiddetto linguaggio dei rami.

La Kabbalah spiega di che cosa si tratta e ci aiuta a capire cosa è  esattamente implicito nel libro di Mosè. Dopotutto, la Torah è percepita da tutti come una creazione puramente artistica che racconta la storia di alcune tribù antiche. È scritta in un linguaggio narrativo.

E la Kabbalah ci insegna a vedere le radici superiori attraverso questo, le forze che causano azioni corrispondenti nel nostro mondo, per salire al livello di queste forze, a comprendere il sistema che governa il nostro mondo e ad essere inclusi in questo sistema in modo che noi possiamo gestire attivamente il nostro mondo attraverso di esso e correggere noi stessi e il mondo intero.

 

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Dalla trasmissione di KabTV “The Power of The Book of Zohar” # 3

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Domanda: Il Libro dello Zohar è un commentario alla Torah, perché è stato necessario scriverlo?

Risposta: Sono cambiate le circostanze. Ci sono state tappe nelle quali i gruppi di kabbalisti, che si trovavano inizialmente in uno stato di realizzazione relativamente completo, vale a dire che si elevavano gradualmente dall’inizio della creazione dell’egoismo al suo sviluppo, durante il Secondo Tempio, caddero. Il Libro dello Zohar fu scritto nel II secolo d.C., quando già era avvenuta la caduta. Non c’erano gruppi, né nazioni, non c’era nulla chiamato santità, cioè, nessuna sensazione, almeno, di un po’ di unità. Tutto era stato distrutto, schiacciato, diviso. Era necessaria una tecnica per completare questo periodo oscuro di sofferenza, chiamato esilio, che deve concludersi con la correzione.

Il Libro dello Zohar è destinato al nostro tempo, un periodo lontano dalla sua scrittura attraverso un esilio di duemila anni, perché da qui in avanti, iniziamo a fare quello che c’è scritto, cioè, correggere noi stessi.

Nella nostra generazione, abbiamo ricevuto il Commentario Sulam su Il Libro dello Zohar. Per questo possiamo rivelare la saggezza della Kabbalah ed iniziare a capire quello che i grandi kabbalisti, Rabbì Shimon e i suoi allievi, hanno detto duemila anni fa.

Domanda: Vuol dire che senza il commentario scritto dall’ultimo kabbalista del XX secolo, Baal HaSulam (Yehuda Ashlag) è impossibile capire lo Zohar?

Risposta: Sì, è impossibile. Per questo è apparso.

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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti base di base della saggezza della Kabbalah”, 18/12/2018

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