Pubblicato nella 'Torah' Categoria

Torah, Porzione Settimanale – 21.01.2011

Il Libro dello Zohar, Porzione Settimanale “Yitro”, Brani selezionati
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Torah, Porzione Settimanale – 13.01.2011

Il Libro dello Zohar, Porzione Settimanale “Beshalah”, Brani selezionati
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Torah, Porzione Settimanale – 06.01.2011

Il Libro dello Zohar, Porzione Settimanale “Bo”, Brani selezionati
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Esilio dall’ intenzione

Domanda: Se io semplicemente aiuto la gente in questo mondo, posso estrarre da queste azioni la Luce che corregge l’anima?

Risposta: Questo dipende dalla tua intenzione. Se davvero hai l’ intenzione di dare, allora sicuramente attrarrai la Luce; però se aiuti una vecchietta ad attraversare la strada e pensi di essere giusto, ti farai solo del male.

Ci sono milioni di persone al mondo disposte ad aiutare gli altri ed appaiono come se avessero fatto buone cose sul piano materiale ma per qualche motivo le loro azioni non rendono il mondo migliore. Tutte le opere di filantropia non producono alcun risultato positivo, poiché sono le intenzioni a cambiare il mondo, non le azioni.

Il Creatore non ha bisogno delle tue azioni se non le fai al di fuori del tuo ego. In primo luogo, devi chiederti se queste azioni correggono il cuore. Prima di realizzare un precetto o qualsiasi altra buona azione, devi armarti prima dell’ intenzione corretta e se non la hai, chiediti se vale ancora la pena di compiere l’ azione.

Se l’ azione è essenziale per il tuo sostentamento, devi compierla anche senza l’ intenzione, poiché si riferisce alle necessità basilari e pertanto non è “né condannata, né ricompensata”; però se l’ azione oltrepassa ciò di cui il corpo animale necessita, non puoi farla con un’intenzione egoistica. Realizzando azioni egoistiche corrompi il mondo, dato che ti allontani dalla spiritualità e porti miseria a questo mondo.

Lo stato collettivo nel quale si realizzano le azioni senza intenzione è chiamato “esilio”. Il ritorno alle azioni con intenzioni altruistiche è chiamato “redenzione” perché con ogni azione riveli il Creatore.
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(Dalla 4° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 24.12.2010, “La Pace”)

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Un rinnovo settimanale

Domanda: Cosa significa “porzione settimanale” in termini di sviluppo interiore?

Risposta: Una porzione settimanale è una parte del nostro percorso, che inizia e finisce ad un determinato grado spirituale. Riassume il nostro progresso ad un certo stato. Dopodiché inizia un’ altra porzione, un nuovo giro, rinnovo del meccanismo superiore che agisce su di noi e che è chiamato Zeir Anpin del mondo di Azilut.

Una settimana di sette giorni sono le Sette Sefirot di Zeir Anpin, HGT-NHY-M, che vengono rinnovate una volta dopo l’ altra in ogni livello. Da Zeir Anpin noi riceviamo una determinata porzione di Luce, e con essa correggiamo noi stessi. Questo significa che abbiamo fatto una correzione settimanale e non possiamo fare niente il settimo giorno, sabato.

Tutto quello che viene corretto nei sei giorni va dalle Sei Sefirot di Zeir Anpin (HGT-NHY) a Malchut.
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Torah, Porzione Settimanale – 23.12.2010

Il Libro dello Zohar, Porzione Settimanale “Shmot”, Brani selezionati
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Preparare il suolo per il lavoro di Davide

Domanda: Come si può esprimere nel lavoro di gruppo la storia di Davide e Bat-Sheva?

Risposta: É una domanda corretta. Noi non lavoriamo esclusivamente nel desiderio individuale di una persona, ma nel desiderio che si trova tra di noi. Questo è precisamente quello che è stato rotto, ed è questo quello che deve essere corretto.

Nel desiderio generale di correzione ogni persona è presente con il proprio egoismo, che non viene considerato per niente. Dentro di me ci sono desideri dei livelli animato, vegetativo e livelli inanimato, che non sono soggetti a correzione direttamente. Saranno corretti nel grado in cui io lavoro nel livello umano.

Quello che deve essere corretto sono i rapporti tra di noi, i fili di collegamento tra di noi. Questo desiderio generale è il male in relazione a te – l’ intenzione con lo scopo di dare.

Lascia tutte le altre cose e lavora sull’ essere umano in te – Adamo, quello che deve essere similare (Dommeh) al Creatore. Tutti gli altri desideri lo seguiranno automaticamente.

È per questo che tutto il lavoro viene fatto nel gruppo, Malchut, Bat Sheva, è il Kli comune rotto per il quale dobbiamo trovare correzione, unità. La Luce Superiore di discernimento AB-SAG viene e prende una parte di Luce da noi. È cosi che Uriah muore, la Luce Yod-Hey. Solamente rimane Vav-Hey con la quale possiamo lavorare.

Allora Davide prende una parte di Zeir Anpin, che è intesa per correggere Malchut, e inizia a lavorare. Essendo uno schermo (Masach) con l’ intenzione “con lo scopo di dare”, lui corregge Bat Sheva e raggiunge il giusto Zivug, unità con lei, in modo di poter dare piacere al Creatore.

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Torah, Porzione Settimanale – 16.12.2010

Il Libro dello Zohar, Porzione Settimanale “Vayechi”, Brani selezionati
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La partitura della Torà

Domanda: Perché nella Torà è come se tutto esistesse separatamente: Esaù isolatamente, isolatamente Giacobbe, Giacobbe lotta con Esaù…?

Risposta: Tempo addietro mi è capitato anche di occuparmi di musica. Cosa vedi, se guardi le note? Vedi ciò che dovrà essere eseguito. Vi sono dei segni: battute, note, pause, piano, forte…. Tutto questo è segnato per chi dovrà eseguirlo.

Io apro la Torà. Dentro c’è scritto: Giacobbe, Esaù, Israel, Sem, Beniamino, Dina….
Di cosa si tratta? Si tratta di note che io dovrò eseguire. Note che sono le mie facoltà interiori, forze che esistono in me, che si chiamano angeli.

Gli angeli sono forze della natura che mi sono state date dal Creatore affinché, col loro aiuto, possa organizzarmi e divenire simile a Lui. Perché devo fare questo? Perché, grazie a tutto ciò, potrò diventare indipendente, acquisirò veramente lo stato del Creatore.

Perciò la Torà si definisce: e luce, e istruzioni. Io leggo queste istruzioni e lavoro in conformità ad esse. Giacobbe, Esaù, Dina, Sem, l’asino, sono tutte forze della mia anima, e la Torà mi racconta cosa ne devo fare.

Essa mi descrive tutti quei processi che dovrò eseguire concordemente ai suoi personaggi, che sono correlati alle nostre interiori qualità, ai nostri desideri.

Quando leggo, sento letteralmente come tutte queste qualità dentro di me s’ intrecciano, attraversano tutte le trasformazioni possibili, come sto lavorando con loro, come le devo riunire, e dove dovrò, alla fine, arrivare.

Guardo il testo come tu guardi le note sulle quali potrai cantare o suonare, anche adesso, senza strumento, sulle tue corde interiori.

Solamente così noi dobbiamo intendere la Torà, e solamente per questo scopo ci è stata donata.
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Quando l’occulto diventa rivelato

Domanda: Nel libro Una visione di bontà è scritto: “E adesso quel uomo deve studiare i quattro livelli di PARDES: Pshat, Remez, Drush, Sod e reincarnarsi finché non li soddisfa” Dobbiamo per forza passare per tante reincarnazioni finché impariamo l’intero PARDES (la semplice spiegazione, l’allegoria, l’indizio ed il segreto) per poter arrivare alla fine della correzione?

Risposta: Dobbiamo raggiungere “Pshat”, la semplice spiegazione della Torà. Fino ad ora abbiamo studiato Sod, il significato segreto, occulto. Sod significa che io sto studiando, ma che non capisco niente; è un segreto per me.

Quando il segreto diventa leggermente più chiaro diventa Remez, (un indizio), dopo diventa Drush (una spiegazione allegorica, un’allegoria) e dopo in Pshat (una semplice spiegazione). Ci sono quattro mondi: Assiya, Yetzira, Beria ed Azilut. Adesso io sto studiando l’ ingresso al Mondo di Assiya; ancora non capisco niente, e questo significa che sto studiando il segreto, Sod.

Una volta che io passerò dal Mondo di Assiya verso un altro mondo ancora più alto, il Mondo di Yetzira io studierò Drush. Nel Mondo di Beria io stuierò Remez, e nel Mondo di Azilut, Pshat.

“Pshat” è la più alta realizzazione, quando non c’è nessun tipo di occultamento, e tutto è chiaro, aperto, semplice ed ovvio. Tutte le Luce riempiono tutti i Kelim (vasi), io so e capisco tutto!

Tutte le persone devono raggiungere questo nelle loro anime, ma nel proprio livello, fino alla completa correzione.
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