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Correzioni di Pasqua

Dalla Torah, (Deuteronomio 16:3): “Non devi mangiare Chametz, nulla di lievitato, per sette giorni. Devi mangiare Matzot, pane non fermentato, il pane d’afflizione, perché fu in fretta che uscisti dal paese d’Egitto, affinché ti ricordi del giorno della tua uscita dal paese d’Egitto per tutti i giorni della tua vita.”

I figli di Israele mangiano pane senza lievito perché lasciarono l’Egitto così in fretta che l’impasto non ebbe il tempo di lievitare.

In fretta significa che la liberazione dall’egoismo succede istantaneamente. Questa é l’azione della luce superiore che accade in un battito di ciglia e un nuovo mondo si apre davanti alla persona.

Dalla Torah, (Deuteronomio 16:04): “E per sette giorni in tutto il tuo territorio non si deve vedere presso di te pasta acida, né la carne, che avrai sacrificato la sera del primo giorno, deve restare per tutta la notte fino al mattino.”

Il lievito è l’egoismo. “Non si può mangiare pane per sette giorni,” significa che nessun egoismo deve rimanere in voi.

Per lavorare correttamente con questo enorme desiderio egoistico chiamato Egitto, la persona deve allontanarsi completamente e questo richiede esattamente una settimana (sette giorni) dopo dei quali è possibile lavorare per la correzione.

Pertanto, durante l’anno lavoriamo con l’egoismo correggendolo e durante la settimana di Pasqua, non lo usiamo. E’ così ogni anno, perché il rinnovamento succede ogni volta.

Dalla Torah, (Deuteronomio 16:07): “E devi cuocerla e mangiarla nel luogo che il Signore tuo Dio sceglierà, e la mattina ti devi voltare e andare alle tue proprie tende.”

La persona deve arrivare ad un certo stato, ad una certa connessione con gli altri, per portare a termine la correzione dei più grandi desideri, perché la carne è il desiderio animale più pesante.

Dopo di ciò, possiamo ritornare alle nostre correzioni abituali. Questo conclude la festa di Pesach e noi continuiamo le nostre correzioni abituali durante l’anno.

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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno” 10/08/16

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La violenza nella spiritualità

Dalla Torah, (Deuteronomio 22:25): “Se l’uomo, comunque, ha trovato la ragazza fidanzata nel campo, e l’uomo l’ha afferrata ed è giaciuto con lei, allora deve morire solo l’uomo che è giaciuto con lei”.

Domanda: Quale è il significato della violenza nella spiritualità?

Risposta: La violenza rappresenta la diversità fra il desiderio ed il Masach (schermo). Non bisognerebbe fare ricorso alla violenza. D’altra parte vi sono desideri che non possono essere corretti in altro modo. Vediamo certi esempi anche nel nostro mondo, tra gli animali e gli umani. Questa è la conseguenza del comportamento spirituale.

Nel nostro mondo vi è un complesso sistema comportamentale tra uomo e donna, che ha ovviamente origine negli stati spirituali del Masach e del desiderio.

Da una parte una donna, consciamente o inconsciamente, provoca un uomo, nel senso che lei lo attrae, anche al punto che egli la potrebbe violentare. Nel nostro mondo la donna può esserne, in parte, psicologicamente inconsapevole, ma nel mondo spirituale è così. Dobbiamo quindi capire che tutto questo è un sistema molto complicato.

Quando iniziamo a svelare i nostri desideri ed a pensare a come correggerli, siamo stupiti che sia proprio perché viviamo nel nostro mondo illusorio che noi riceviamo, attraverso di esso, la capacità di descrivere gli stati spirituali. Dopotutto non vi è linguaggio nel mondo spirituale e non vi sono oggetti separati quali uomo, donna, campagna, città e così via.

Sarebbe molto difficile descrivere tutto questo se i kabbalisti non usassero il linguaggio dei rami.

Quindi, nel nostro mondo, è possibile descrivere così bene ogni cosa e con tali dettagli che vi sono parole per tutto, ad esempio “Un uomo trova una ragazza fidanzata in campagna e quest’uomo le usa violenza”.

Significa che la Torah usa migliaia di parole diverse che descrivono un determinato stato nel dettaglio e se noi descriviamo questo stato con un linguaggio kabbalistico, allora stiamo parlando del modo in cui il Masach interagisce col desiderio, come si approcciano l’uno all’altro, come si incontrano in campagna, cioè al di fuori dell’influenza di tutti gli altri, visto che così nessuno ha la possibilità di influenzarli e limitarli.

Il Masach tenta in ogni modo di operare una correzione, anche su un desiderio che non è adatto a questo. Come principio quest’azione non è corretta ma il desiderio può essere corretto in questo modo.

Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno” 10/10/16

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Donare è la vita, ricevere è la morte

Dalla Torah, (Deuteronomio, “Ki Titze”, 23:03 Bibbia Ebraica): “Nessun ammonita o moabita potrà entrare nella congregazione del Signore tuo Dio. Fino alla decima generazione nessuno dei loro potrà entrare nella congregazione del Signore tuo Dio a tempo indefinito”.

I desideri chiamati ammoniti o moabiti non possono essere corretti nella forma in cui esistono. Essi possono essere corretti solo attraverso la morte. Ciò significa che una persona annulla completamente il suo egoismo.

In altre parole, tutte le dieci Sefirot sono nella zona impura, nella ricezione per il proprio interesse, e in questa forma esse non possono essere corrette; di conseguenza, devono passare attraverso l’annullamento completo dell’intenzione. Questa è la morte. Nella saggezza della Kabbalah, tutto ciò che va verso la dazione si chiama vita, e ciò che va verso la ricezione, morte.

Pertanto, tutti i desideri che sono chiamati le sette nazioni del mondo non possono essere corretti. Possiamo solo ucciderli all’interno di noi stessi, e solo una volta che il loro uso egoistico cessa completamente, possiamo cominciare la loro conversione in uso altruistico.

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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno” 19/10/16

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Supporto reciproco

Dalla Torah, (Deuteronomio 22:04): “Non devi vedere l’asino del tuo fratello o il suo toro cadere sulla strada e deliberatamente ritrarti da essi. Devi senz’altro aiutarlo a rialzarli.”

Un somaro o un bue sono animali che portano carichi pesanti.

Se vedi che un amico nel gruppo cade nel proprio lavoro spirituale e non riesce a compierlo, devi aiutarlo.

Non parlo di come questo avviene dentro ad una persona – cioè chi essa consideri suo fratello o il suo vicino, ma noi lavoriamo fra noi nel gruppo esattamente nello stesso modo. La vita è difficile per coloro che sono riuniti in un gruppo speciale di persone, e che lavorano fra loro solo per raggiungere una maggiore adesione per rivelare il Creatore. Dopo tutto, la nostra esistenza deve essere diretta ad uno scopo spirituale e questo è ciò di cui la Torah parla.

Le sue leggi sono rivolte solo al gruppo di persone che dedicano tutta la loro vita a conseguire il Creatore dalla loro connessione reciproca.

Quindi, se vedi che l’amico nel lavoro spirituale non riesce ad affrontare il proprio ego ed inciampa e cade continuamente, devi aiutarlo. Devi ispirarlo, parlargli, invitarlo a casa tua, studiare insieme a lui; ovvero, fai tutto ciò che puoi per lui. La prossima volta, se sarai tu al suo posto, lui ricambierà il tuo aiuto.

Funziona sempre reciprocamente. Aiutandolo, ti unisci a lui o lui si unisce a te, come una parte inferiore con una parte superiore ed entrambe vi elevate spiritualmente.

Ma dovresti capire che se lo vedi cadere o elevarsi, questo è come tu lo percepisci. Tutto avviene in relazione a te individualmente e ti viene dato per farti elevare. Questo significa che “il tuo fratello è dentro di te”. Non c’è nulla al di fuori di noi. Tutti i vicini, i buoi, le mucche, le pecore, ecc.: è tutto dentro di noi. Questi sono i nostri desideri umani o vivi, che abbiamo bisogno di correggere in questo modo.


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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno” 28/09/16

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Dovremmo agire sempre per il bene degli altri

E’ molto importante, nel lavoro spirituale, mettere filtri o restrizioni su tutti i nostri pensieri, azioni, desideri, e parole, che dovrebbero essere diretti rigorosamente in una sola direzione: assicurarci che i pensieri nella nostra testa, i desideri nel nostro cuore, le parole nella nostra bocca e le azioni delle nostre mani, vadano sempre a beneficio degli altri.

Tuttavia, ciò non significa correre da un ospedale all’altro, adoperarci per i bisognosi, o aiutare tutte le vecchiette ad attraversare la strada e così via. Nulla di tutto questo! Vediamo da soli che questo non ci dà alcun risultato.

Ci rimane solo una cosa da fare: passare la Luce Superiore attraverso di noi al mondo intero, diventando una nazione, come è scritto nella Torah, “E tu sarai per me una nazione di Cohen.” Se ci impegniamo in questo e diventiamo intermediari fra il mondo intero e il Creatore, per dare a Lui e al mondo, ma mai beneficiare noi stessi perché “non c’è posto per i Cohen in questo mondo”, allora porteremo tutto il mondo all’armonia, all’equilibrio e compiremo la nostra missione.

Questa è l’essenza del capitolo Shoftim (i Giudici), che hanno tutto il tempo per misurare e pesare correttamente, passare giusti verdetti e controllare se stessi.

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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno” 21/09/16

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Per vedere un mondo nuovo

Dalla Torah, (Deuteronomio 20:16 – 20:17): “Delle città di questi popoli che il Signore tuo Dio ti dà in eredità non devi conservare in vita nessuna cosa che respira, perché devi votarle immancabilmente alla distruzione degli ittiti e degli amorrei, dei cananei e dei perizziti, degli ivvei e dei gebusei, proprio come il Signore tuo Dio ti ha comandato.”

Ogni persona è un piccolo mondo, e tutto ciò che è scritto nella Torah parla della sua correzione interiore.

Quindi, mentre mi sforzo unendomi agli amici per rivelare il Creatore, io conquisto il resto delle nazioni e le loro città, cioè i desideri opposti, per la loro ulteriore correzione. Io devo correggere tutte le mie qualità egoistiche, il mio atteggiamento egoistico verso gli altri, l’odio, l’invidia, e così via.

La differenza fra quanto fossero orribili prima della loro correzione e il modo in cui sono diventati in seguito, si trasforma in un nuovo organo sensoriale in cui comincio a sentire il nuovo stato che si chiama “il mio nuovo mondo.” Io comincio a vedere il mondo in modo diverso rispetto a prima, nello stato indipendente, corretto e altruista, nella qualità di dazione e amore.

Naturalmente, così facendo, io non lascio nessuno dei miei vecchi desideri e qualità che mi stavano riempiendo nella vita precedente; io li trasformo in quelli opposti, nella dazione.

Questo significa, “non permettere ad alcuna anima di vivere.” Così, gli ittiti, gli amorrei, i cananei, i perizziti, gli ivvei e i gebusei sono i desideri egoistici basilari che esistono in ogni persona e che hanno bisogno di essere corretti.

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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno” 11/05/16

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“Devi pure fare un parapetto al tuo tetto”

Dalla Torah, (Deuteronomio 22:08): “Nel caso che tu edifichi una casa nuova, devi pure fare un parapetto al tuo tetto, affinché tu non ponga la colpa di sangue sulla tua casa poiché qualcuno inciampando potrebbe cadere da essa.”

Il tetto della casa è lo schermo attraverso cui noi entriamo in contatto con il Creatore. E’ quindi necessario fare in modo che nessuno possa usarlo per danneggiare se stesso.

Questa regola viene anche dal fatto che, una volta, il tetto era considerato il posto più sicuro sul quale potersi nascondere dagli animali selvatici. Di conseguenza, serviva come rifugio per dormire.

In secondo luogo, nel clima mediterraneo, le case erano molto calde e le persone dormivano al fresco sui tetti. La regola di creare una recinzione (Maake) sui tetti proviene proprio da questo fatto, e questa direttiva deve essere seguita alla lettera.

In Israele il tetto di ogni casa è recintato.

Il significato profondo di questo comandamento è che in questo modo tu devi costruire il tuo schermo, come in una Sukkà (una capanna). Attraverso la capanna, la Luce superiore viene a te dall’alto e i tuoi desideri salgono.

Dovrebbe esserci una restrizione su tutti i desideri impuri nello schermo, in modo che nessuno possa utilizzarlo per ferire se stesso e gli altri. Dopo tutto, se tu utilizzi lo schermo a tuo beneficio, esso crolla e questa viene considerata una discesa.

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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno” 28/09/16

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Impossibile ma necessario

Domanda: Sappiamo che una persona non può liberarsi della propria natura egoistica, perché è la forza superiore che la genera. D’altro canto però tu ci dici sempre che ad una persona non viene mai dato un ostacolo che non sia in grado di superare.

Risposta: Ad una persona, come in matematica, viene data una condizione che è impossibile ma necessaria. Qui sorge una domanda naturale: “Come?” Se non possiamo fare nulla e tuttavia la correzione è obbligatoria, allora non è nemmeno possibile evitarla.

L’unica via d’uscita è la Saggezza della Kabbalah: per attrarre la forza che ci potrebbe cambiare, invece di cambiare noi stessi! Per questa ragione la Kabbalah fu data all’umanità.

Certamente, non siamo capaci di uscire dalla nostra natura egoistica che ci obbliga a pensare solo a noi stessi e a nessun altro. Che lo facciamo consapevolmente o no, questa è ancora l’unica cosa che esiste in noi.

Tuttavia, possiamo attirare su di noi una forza speciale chiamata la Torah, la Luce superiore che è la proprietà dell’amore e della dazione, che ci trasformerà.

Oggi stiamo cominciando a vedere dai nostri errori che noi, come i cani, non facciamo altro che rincorrere la nostra coda, incapaci come siamo di fare niente sia con noi stessi che col mondo. Possiamo solo alzare le mani ed arrenderci alla mercé del flusso dell’evoluzione: ciò che succede, succede.

In base al numero delle persone che soffrono di depressione, che fanno uso di droghe e ad altri parametri, sappiamo che una grossa fetta dell’umanità sta cominciando a realizzare che è in uno stato di disperazione. Ed ora bisogna fare qualcosa.
L’unica soluzione per noi è di elevarci al di sopra di noi stessi. Questo può essere fatto solo con l’aiuto della forza superiore.

La saggezza della Kabbalah è il metodo per rivelarla.

Quando ognuno di noi capirà che questa è l’unica via d’uscita da questo vicolo cieco, avremo successo.

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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno” 5/10/16

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Tagliare l’albero che non dà frutti

Dalla Torah, (Deuteronomio 20:20): “Solo l’albero che sai non essere albero da cibo è quello che devi rovinare, e devi tagliarlo e costruire opere d’assedio contro la città che fa guerra con te, finché cada.”

Un albero che non dà frutti viene tagliato quando è possibile avanzare nello sviluppo spirituale col suo aiuto. Si dovrebbe usare l’albero per muoversi verso la giusta meta: i frutti stessi o almeno qualcosa che si può ottenere col suo aiuto.

Abbiamo diversi tipi di desiderio. Vi sono desideri che possiamo trasformare in azioni utili e vi sono desideri ausiliari. E’ di questo che stiamo parlando. Ne consegue che il desiderio in sé non è in torto. Semplicemente è così in base alla sua natura ed in seguito diverrà un albero da frutto.

Tutti i 613 desideri di una persona sono situati nei dieci livelli, che sono le dieci Sefirot. Fra loro vi sono desideri che possono essere gestiti facilmente allo scopo di raggiungere un obiettivo e vi sono quelli passivi che non è possibile controllare. Essi possono essere usati solo a scopo difensivo e per le azioni di avanzamento.

Tutto questo viene classificato dentro ad una persona. Essa capisce perfettamente i suoi stati spirituali e le forze che determinano questi stati.

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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno” 21/09/16

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Aggiungere altre tre città

Dalla Torah, (Deuteronomio 19:07 – 19:09): “Perciò ti comando, dicendo: ‘Ti metterai da parte tre città’. E se il Signore tuo Dio allarga il tuo territorio secondo ciò che giurò ai tuoi antenati, e ti ha dato tutto il paese che promise di dare ai tuoi antenati, perché osserverai mettendolo in pratica tutto questo comandamento che oggi ti comando, di amare il Signore tuo Dio e di camminare sempre nelle sue vie, allora a quelle tre dovrai aggiungerti altre tre città.”

Se una persona osserva tutti i comandamenti, avrà più problemi, perché le sarà rivelato un maggior egoismo, cioè, più desideri senza intenzione, assassini della sua anima, per la quale devono essere aperte le tre città di rifugio.

Che cosa riveliamo in noi all’inizio? Tutti i desideri che sono contro la spiritualità e ammazzano l’uomo che è in noi.

L’illuminazione di una maggiore Luce è un fatto grande e amorevole che ci arriva dal Creatore; lì cominciamo a rivelare in noi questi desideri, quelli che non possiamo identificare in nessun modo come egoistici se fossero rimasti occultati in noi. Pertanto, rivelandoli, avanzeremo più velocemente.

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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno” 7/09/16

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