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“Siate cauti per quanto riguarda la lesione di Tzara’ath”

Dalla Torah, (Deuteronomio 24:8): “In caso di lebbra badate bene di osservare diligentemente e fare quanto i sacerdoti leviti vi insegneranno; avrete cura di fare come io ho loro ordinato”.

La “lesione” e la “lebbra” sono i problemi più esteriori che una persona ha perché la pelle rappresenta lo strato più esterno dell’egoismo.

Il corpo di una persona, sia a livello interiore che esteriore, è così organizzato: il midollo (Mocha), le ossa (Atzamot), i tendini (Gidin), la carne (Basar) e la pelle (Or).

La comparsa di lesioni sulla pelle è la manifestazione dell’ultimo grado di rottura. Tu devi interagire correttamente con questi problemi, cioè, curarti dalla lebbra attraverso il Cohen (il sacerdote) e il Levita che sono in te, attraverso i tuoi più alti e migliori desideri corretti che possono quindi correggere i desideri più bassi non corretti in te. In caso contrario, non è possibile determinare di cosa si tratti ed essere curati.

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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno” 26/10/16

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Una moglie che non trova grazia negli occhi del marito

Dalla Torah, (Deuteronomio 24:1-24:4): “Quando un uomo ha preso una donna e ha vissuto con lei da marito, e poi avviene che essa non trovi grazia nei suoi occhi, perché egli ha trovato in lei qualche cosa di vergognoso, allora scriva per lei un libello di ripudio e glielo consegni in mano e la mandi via dalla casa. Se essa, uscita dalla casa di lui, va e diventa moglie di un altro marito e anche questi la prende in odio, scriverà per lei un libello di ripudio, glielo consegnerà in mano e la manderà via dalla casa oppure se questo secondo marito, che l’aveva presa per moglie, muore, il primo marito, che l’aveva ripudiata, non potrà riprenderla per moglie, dopo che essa è stata contaminata, perché sarebbe un abominio agli occhi del Signore; tu non renderai colpevole di peccato il paese che il Signore tuo Dio sta per darti in eredità.”

Se consideriamo ciò che abbiamo appena letto dal punto di vista della società umana, allora ognuno è libero di pensarla come più gli aggrada. Ma se invece la storia viene considerata dal punto di vista della correzione dell’anima, allora questo desiderio non può essere corretto, perché il primo marito, che stava cercando di creare la giusta intenzione con questa donna (con questo desiderio), ha capito che non poteva farlo.

Così, egli non sarà in grado di risolvere il problema neanche dopo il suo secondo marito, perché anche il secondo non è riuscito in questa operazione. Dopo tre mariti che le hanno chiesto il divorzio, lei non ha più il diritto di sposarsi, vale a dire, questo desiderio è incorreggibile. Esso deve essere messo da parte fino al successivo livello di correzione.

L’anima non scompare da nessuna parte. Arriverà il livello successivo, e ci sarà un altro stato nell’anima comune, e quest’anima privata, questo desiderio personale, sarà in grado di ricevere la correzione.

Domanda: Ma ci sarebbe stato un ennesimo tentativo di correggerla, se si fosse di nuovo sposata?

Risposta: Certo.

Parlando del nostro mondo, nelle comunità ebraiche una ragazza non dovrebbe rimanere senza marito. Ogni donna è sempre stata chiesta in moglie da qualche parte del mondo! Questo è un grande comandamento. Per ogni ragazza: storta, gobba, zoppa, a prescindere dalle sue condizioni fisiche, doveva essere trovato uno sposo. Una speciale dote veniva assegnata a lei, quindi un uomo era pronto a sposarla.

Sposarsi è sempre stata considerata una grandissima Mitzva: una causa caritatevole. La persona che aveva potuto farlo almeno una volta nella sua vita aveva la sensazione di ricevere qualcosa che arrivava dall’alto.

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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno” 26/10/16

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Il lavoro su te stesso

Dalla Torah, (Deuteronomio 25:02 – 25:03): “Se il colpevole avrà meritato di essere fustigato, il giudice lo farà stendere per terra e fustigare in sua presenza, con un numero di colpi proporzionati alla gravità della sua colpa. Gli farà dare non più di quaranta colpi, perché, aggiungendo altre battiture a queste, la punizione non risulti troppo grave e il tuo fratello non resti infamato ai tuoi occhi.”

Domanda: E’ scritto: “Se il colpevole avrà meritato di essere fustigato, il giudice lo farà stendere per terra e fustigare in sua presenza….” Cosa significa “stendere”? Perché queste piccole cose sono descritte con tale dovizia di particolari?

Risposta: Queste non sono piccole cose. Si tratta della discesa dell’uomo ad uno stato tale in cui è necessario umiliare non lui ma il suo egoismo ed umiliarlo in modo tale che egli vedrà l’egoismo in tutta la sua bruttezza e non sarà più capace di usarlo. Considererà l’usarlo come una “bassezza” per “l’uomo che c’è in lui”.

Questo è il lavoro per se stesso. Quindi, tutti i giudici ed i giurati servono solo per aiutare un uomo a capire se stesso. Egli stesso deve selezionare una punizione nella forma dei colpi che arrivano dalla qualità di Bina, il cui valore numerico è pari a quaranta, al livello “quaranta”. Egli deve sentire questi colpi su se stesso e quanto sia opposto alla qualità della dazione.

La sensazione dell’opposizione alle qualità di Bina, il capire quanto egli sia lontano dal raggiungere il suo livello e la realizzazione del maligno in se stesso sono colpi sull’egoismo, non sulla persona.

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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno” 2/11/16

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“Non avrai nel tuo sacco due pesi diversi”

Dalla Torah, (Deuteronomio 25:13): “Non avrai nel tuo sacco due pesi diversi, uno grande e uno piccolo.”

Una persona deve avere un comportamento onesto e sforzarsi sempre di rimanere sulla linea di mezzo. Tutte le leggi della Torah sono state progettate per questo scopo.

Una donna fra due uomini, uno dei quali è morto e l’altro è vivo, o entrambi sono vivi, ma uno è il marito e l’altro non lo è, o due pesi, uno grande e uno piccolo, e così via, tutto questo rappresenta la costruzione della linea di mezzo in tutte le sue forme.

La Torah dà i principi di base nei livelli inanimato, vegetale, animato ed umano su come mantenere la linea di mezzo e su come portarla avanti. La conquista della terra di Israele significa controllare il desiderio nella linea mediana.

Pertanto è scritto: “Non avrai nel tuo sacco due pesi diversi, uno grande e uno piccolo.” Dopo tutto, devi portare avanti tutti i tuoi cambiamenti secondo un solo principio: la linea di mezzo.

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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno” 2/11/16

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“Nessuno prenderà in pegno né le due pietre della macina domestica né la pietra superiore della macina”

 Dalla Torah, (Deuteronomio 24:6): “Nessuno prenderà in pegno né le due pietre della macina domestica né la pietra superiore della macina, perché sarebbe come prendere in pegno la vita.”

Non puoi dare qualcosa in pegno ad una persona e richiedere in cambio i suoi strumenti di difesa o gli attrezzi che le serviranno per la produzione di cibo o di altri oggetti senza i quali non sopravviverebbe.

Tutto ciò che riguarda la sopravvivenza delle persone non può essere toccato. L’intero Talmud parla delle interazioni fra le persone sui diversi livelli della loro comunicazione.

Tutto in esso è spiegato molto chiaramente e dimostra ancora una volta che non è una persona che cambia, ma una connessione, perché una persona si manifesta nella connessione con gli altri.

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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno” 26/10/16

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Esaminando i desideri

E’ scritto nella Torah, “Quando vai in guerra.” Una persona va in guerra con i propri desideri e li analizza tutti e 613, esaminandoli dentro di sé ad uno ad uno. Questo significa “Mosè fa appello al popolo.”

Mosè è il punto nel cuore, l’unica cosa che riceviamo dal livello spirituale. Inoltre deve essere corretto perché Mosè si è sviluppato nella casa del Faraone (nell’egoismo). E quindi, siccome lui è corretto, può già portare tutti gli altri desideri di una persona.

La correzione di Mosè si verifica prima della salita al di sopra dell’egoismo, in Egitto, e quindi, dopo aver lasciato Jethro, egli comincia a rivelare il Creatore.

Il Creatore gli dice: “Vieni al Faraone.” Questo significa che Mosè sente già le due forze in sé, la qualità della dazione (il Creatore) e la qualità della ricezione (il Faraone), e vive e lavora in mezzo a loro. Dal momento in cui sente la voce del Creatore proveniente dal roveto ardente, egli inizia ad agire in queste due direzioni.

Una persona attraverso il proprio Mosè interiore riesamina tutti i desideri dentro di sé e chiarisce quali avrebbe potuto correggere e quali mettere da parte per tornare da loro e lavorare con essi su diversi livelli.

Pertanto, la Torah (dalla parola “Oraa” “istruzione”) è appunto un’istruzione per ogni persona, che le spiega come dovrebbero essere le sue azioni.

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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno” 19/10/16

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La suprema delizia dell’anima

Dalla Torah, (Deuteronomio 23:07): “Non cercherai né la loro pace, né la loro prosperità, finché tu viva, mai.”

I desideri egoistici, chiamati “ammoniti o moabiti,” si rivelano ad ogni livello della scala su cui noi saliamo. E ogni volta sono nuovi e più potenti.

Tutti i 125 livelli sono simili fra loro; differiscono solo in potenza e volume di proprietà positive e negative, in proprietà della linea di destra e di sinistra, e nel numero di dettagli coinvolti. In linea di principio, la potenza del livello dipende dal numero di desideri e intenzioni.

Quando saliamo, il nostro stato diventa molto integrato e complesso, ed è in questa complessità che si comprendono tutti i suoi vantaggi, svantaggi, tutta la potenza della nostra connessione, che è quella in cui noi troviamo la perfezione.

E’ dalla chiusura di milioni di vari tipi di forze, intenzioni e atti, fin dall’inizio della creazione, al centro, e di nuovo dall’inizio alla fine, ecc., che la perfezione del Creatore viene raggiunta. La piena rivelazione dei meccanismi di interazione del Creatore con il desiderio che Egli ha creato è la gioia suprema dell’anima.

A proposito di questo si dice che “Il giusto siede e si gode lo splendore della Shechina.” Dopo tutto, la Luce superiore della saggezza riempie l’intera creazione, brilla e risplende. Questa realizzazione comprende il significato più alto e la suprema delizia che l’anima sente.

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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno” 19/10/16

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Quale rapporto c’è fra la saggezza della Kabbalah e la Torah?

Domanda da Facebook: Qual è il collegamento fra la saggezza della Kabbalah e la Torah? Dopo tutto, la Kabbalah è una scienza che riguarda l’universo, la sua origine, la sua struttura generale, il suo movimento complessivo, e ogni dettaglio in particolare. Come può un insegnamento così grandioso essere basato su storie religiose e parabole?

Risposta: Allo stato attuale delle cose, non vi è alcuna connessione fra la Kabbalah e l’ordinaria e moderna interpretazione della Torah. Ma, in verità, la Kabbalah è la parte segreta e nascosta della Torah, perché una persona non può rivelarla attraverso le proprie qualità.

Quando la Torah si rivela, però, la persona vede che essa cambia i suoi sensi e la conduce alla percezione del mondo superiore, il sistema di governo del nostro mondo, per trasformare un essere umano e, attraverso di lui, il nostro mondo, e non solo per eseguire un qualche tipo di azioni materiali. Questo è ciò di cui la Torah parla.

La Torah è divisa nella parte interna (la Kabbalah) e nella parte esterna, che parla dell’adempimento di alcune convenzioni e azioni ormai assodate, chiamate “ebraismo pratico”.

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Dalla trasmissione di KabTV “Le Notizie con Michael Laitman” 27/03/17

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L’invito a rivelare la Torah

Shavuot è la festa del donare e del ricevere la Torah. Questo è un giorno molto importante, perché la Torah è tutto! La Torah è il sistema in cui esistiamo, una “matrice” al di fuori della quale non possiamo vivere. E’ scritto ne Il Libro dello Zohar che la Torah è stata creata anche prima della creazione del mondo. Il Creatore stava esaminando la Torah quando creò il mondo.

Abbiamo bisogno di capire che cosa significhi questo. La Torah è un programma, uno schema di tutta la realtà, un motore grazie al quale esiste questa realtà e si sviluppa dall’inizio alla fine.

In altre parole, la Torah non è un libro che si può prendere dallo scaffale, leggerlo e capirlo, ma una matrice, un mondo in cui si può entrare e rivelare il sistema di tutta la realtà. In questo modo, è possibile capire come esso viva e si sviluppi, come ci controlli, e come noi dipendiamo da esso.

Ha anche un elemento speciale che si chiama la libertà dal desiderio di una persona, grazie al quale siamo in grado di influenzare il nostro destino, se vogliamo ricevere la Torah. Tuttavia, dalla parte del sistema, il dono della Torah si verifica sempre.

Cioè, il sistema è costruito in modo tale che si realizza senza chiedere il nostro permesso. Ma, allo stesso tempo, noi possiamo includerci in lui, e in proporzione alla nostra conformità con il sistema, cominciamo a studiarlo, a comprenderlo e a interagire con lui per dare e ricevere secondo le sue leggi.

Quindi, attraverso la nostra partecipazione, siamo anche in grado di accelerare lo sviluppo di tutta la realtà con l’aggiunta delle forze positive che agiscono nel sistema della Torah.

Il dono della Torah significa che il sistema è pronto perché noi lo possiamo conoscere. E la ricezione della Torah è il nostro graduale ingresso nel sistema attraverso i 125 gradini ed il suo completamento con le nostre azioni positive. Grazie a questo, siamo in grado di essere chiamati “uomo” e considerati come coloro che compiono la Torah.

Le leggi del sistema che noi accettiamo sono chiamate comandamenti. Nella misura in cui correggiamo noi stessi, diventiamo sempre più inclusi nel sistema.

Inizialmente il nostro desiderio di godere viene creato come opposto al sistema, quindi non possiamo influenzarlo positivamente. Ma mentre noi correggiamo gradualmente i nostri 613 desideri verso la dazione per il bene della dazione, e più tardi anche alla ricezione per il bene della dazione, diventiamo figli della Torah.

Tutto questo enorme sistema ci è stato nascosto fino ad ora, ma ci stiamo avvicinando a lui. Abbiamo ricevuto il permesso, l’accordo e l’invito ad avvicinarci e addirittura a diventare inclusi e prendere parte nel lavoro del sistema. Anche se non abbiamo ancora iniziato il vero lavoro, giorno dopo giorno, facciamo passi che ci avvicinano ad esso. Questo è un grosso problema e un enorme privilegio al tempo stesso.

Pertanto, la festa del dono della Torah è così importante per noi; dopo tutto, noi celebriamo il fatto che ci viene data l’opportunità di avvicinarci al sistema della vera realtà e di partecipare ai lavori della forza chiamata il Creatore, il sistema generale dei mondi superiori. Speriamo di avere successo!

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Dalla 1° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 24/05/17, Shamati #66 “Il Dono della Torah”

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Quando fai un prestito al tuo vicino…

Dalla Torah, (Deuteronomio 24:10 – 24:11): “Quando presterai qualsiasi cosa al tuo prossimo, non entrerai in casa sua per prendere il suo pegno; te ne starai fuori e l’uomo a cui avrai fatto il prestito ti porterà fuori il pegno”

La Torah non parla delle interazioni umane fra le persone, imponendoti di non entrare nella casa di una persona a cui stai facendo un prestito per evitare di mostrargli che tu hai il comando della situazione e che quella persona ti è debitrice. Non sta parlando di azioni corporee.

Prestare significa dare forza ai desideri egoistici per consentire loro di essere in seguito utilizzati per scopi altruistici.

Entrare in una casa significa unirsi con il desiderio egoistico. Tuttavia, esso deve uscire e darti ciò che gli permette di connettersi a te. Pertanto, non hai il diritto di entrare nella casa della persona a cui stai facendo un prestito, perché potresti essere influenzato dal suo egoismo, dal momento che sarebbe come se fossi entrato nel suo Kli o nel suo vaso, nel suo desiderio, nelle sue quattro fasi. L’interazione deve essere puramente esteriore, e tu devi riprenderti il tuo prestito senza un impegno e senza interessi.

È scritto, “starai fuori”, dove star fuori si riferisce alle proprietà.

C’è una distinzione tra la proprietà privata e quella pubblica (come le piazze e le strade). I cortili sono un tipo di proprietà che appartiene a diverse famiglie. Ci sono anche delle proprietà come i campi che sono al di là dei confini della città, ma ancora appartengono ad un determinato proprietario.

Ci sono poi proprietà che non appartengono a nessuno, il che significa che esse appartengono al pubblico. Ci sono proprietà che appartengono ai Cohen (sacerdoti), che significa al Tempio, e così via. In altre parole, ogni cosa è stata fatta proprio perché tutto ha una radice spirituale. Il trattato dello “Shabbat” nel Talmud parla di questo.

Il nostro mondo interiore è diviso in questo modo, ed è per questo che noi lo vediamo così dall’esterno. In realtà, non esiste un mondo esterno, è solo il modo in cui lo percepiamo. Se correggiamo noi stessi, gradualmente scopriremo che così è il mondo in cui esistiamo esternamente.

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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno” 31/10/16

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