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Conta solo la preparazione

È molto importante il modo nel quale ci addormentiamo la sera, e anche di più, come ci svegliamo al mattino, come ci siamo allenati ad alzarci. Anche un corto tempo di risveglio prima della lezione del mattino potrebbe essere usato in maniera molto effettiva per risvegliare il cuore. Succede grazie a un desiderio comune condiviso da tutti, un tema, o una canzone che ci aiuta tutti quanti ad aspirare a un centro insieme.

Tale preparazione per la lezione è necessaria in modo che tutti si avvicinino a essa completamente pronti, come uno.

La prontezza è messa alla prova dal tuo desiderio, aspirazione per raggiungere qualche cosa di nuovo sia nel tuo cuore sia nella tua mente. Per ottenere la sensazione di essere chi dona, una persona dev’essere d’accordo nel inseguire la proprietà della dazione con tutta la propria devozione e di rifiutare qualsiasi profitto e ricezione. Lui deve “scaldare se stesso” un poco e sentire la differenza tra il suo stato desiderabile e quello reale, ad affinare la propria percezione e prontezza per cogliere i dettagli più profondi.

È molto importante preparare te stesso in questa maniera prima della lezione. Altrimenti starai ad ascoltare e non sentirai niente, come se ti stessi appena svegliando. E questa è una grande perdita. Una persona non preparata è come se non ci fosse alla lezione.

Dall’Alto viene presa in considerazione solo la preparazione, dato che è qui dove mettiamo avanti i nostri sforzi. Se mi siedo e mi sveglio a scapito della lezione stessa, allora accade non per i miei sforzi personali, ma grazie all’ambiente. Tale preparazione non è più attribuita a conto mio, e quindi è meglio per me che io lo faccia da me.
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(Tratto dalla Preparazione per la lezione del 23.04.2012)

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Per il bene dell’anima comune

Domanda: Noi attraversiamo varie fasi. Prima hai parlato della necessità di studiare le fonti Kabbalistiche, e ora presti più attenzione all’educazione circolare

Risposta: non nego ciò che una volta dicevo. Vedo in questo la sequenza del nostro movimento verso la creazione del comune Kli (vaso). Non c’è contraddizione.

Vengo alla classe la mattina e non so cosa studieremo, né l’argomento, niente, non è importante per me, in linea di principio, studiamo la stessa cosa. Lo stesso materiale viene ripetuto continuamente, anche se, per esempio, Rabash ha un numero enorme di articoli, molti dei quali non abbiamo né aperto né letto. Lo Studio delle Dieci Sefirot contiene volumi interi che non abbiamo mai studiato, e così via.

Inoltre, a parte le opere di Baal HaSulam e Rabash, ci sono molti libri interessanti sulla Kabbalah che non tocchiamo. Abbiamo appena tempo per questo, e francamente, non ne abbiamo bisogno. Dobbiamo essere coinvolti nella realizzazione piuttosto che studiare tutta la letteratura Kabbalistica che è stata creata prima di noi. È impossibile imparare tutto. Ci sono decine, persino centinaia di vere fonti Kabbalistiche, ma non tutti i Kabbalisti presentano bene il materiale, anche se sono molto vicini al raggiungimento del mondo superiore. Tuttavia, presentare i materiali in modo accessibile richiede altre qualità. Anche Mosè ha parlato delle sue difficoltà perché non riusciva a esprimersi bene.

Questo è il motivo per cui in pratica si studia solo ciò che è più necessario. E confido sugli studenti per questo. Essi selezionano il materiale e stabiliscono la forma esteriore della lezione, ma il contenuto interno della lezione procede secondo una certa linea. Quindi, non vi è alcuna deviazione.
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(Dalla preparazione al Congresso di Krasnoyarsk 13.06.2013)

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Degli amici immaginari molto utili

Domanda: Ieri ci hai parlato di Abramo che ha scoperto la saggezza della Kabbalah attraverso l’introspezione. Cosa significa?

Risposta: Tutta la realtà è dentro la persona. In oltre la realtà non esiste davvero, esiste una rappresentazione che io sviluppo nella mia interiorità. E’ sentita nel vaso, nei miei desideri, da un certo senso, grazie ai frame interiori di un film fotografico che riflette le reazioni della Luce Superiore che mostra la mia mancanza di equivalenza della forma con essa.

Un “lampo” della semplice Luce Bianca è diretto verso di me, ma io sono costituito di 613 diversi desideri, diversi attributi che formano una rappresentazione tridimensionale ed a colori del mondo riempita di suoni e di odori e di oggetti che posso toccare sullo sfondo della luce bianca. In altre parole in realtà “disegno” o progetto il mondo in cui vivo.

Comunque secondo la mia percezione della realtà, tutto dipende dai miei attributi e da nessun altro. Ne consegue che, se io cambio, il mondo cambierà. Questo è quello che facciamo con l’introspezione quando capisco che posso cambiare il mondo attraverso le modifiche che compio in me stesso.

Allora come posso cambiare? Non posso farlo da solo. Io ho solo una sensazione spiacevole della realtà presente e non posso tirarmi per i capelli fuori dalla palude. Dopo tutto, anche questi pensieri di cambiare sono parte di questa palude.

Questo è proprio dove la forza della frammentazione mi aiuta. Nella mia realtà fittizia, dove ci sono persone attorno a me che dicono “Sai anche noi la pensiamo così” Vedo che le altre parti della natura inanimata, vegetale animale e parlante sono dirette da un meccanismo generale, ma la mia immaginazione raffigura persone che hanno esattamente lo stesso raggio che ho io e questo mi permette di fare pratica ed esercizio. Ora posso vedere me stesso dal lato. Posso lavorare con loro proprio come lavoro con me stesso proprio come con un riflesso esterno di me stesso.

Quando lavoro con loro scopro che questo lavoro è molto creativo. Le relazioni con le immagini degli amici mi aiutano ad avanzare nell’acquisire una nuova percezione, un nuovo sentimento. Loro non sviluppano ulteriormente le mie vecchie caratteristiche e non si sommano ai pensieri ed ai sentimenti precedenti, piuttosto sviluppano degli attributi dalle qualità nuove dentro di me, qualità che prima non avevo.

Per esempio una percezione multidimensionale di innalzarsi al di sopra del concetto del tempo: prima, potevo vedere il passato, il presente ed il futuro ed ora interrompo la sensazione del tempo. I movimenti esterni scompaiono e percepisco tutto internamente e lo collego con i movimenti interiori. Cambio e di conseguenza sento i cambiamenti sullo schermo della Luce bianca.

Se lavoro con le immagini degli amici che vedo in questo modo, capisco che è vero e che essi sono disegnati dalla mia immaginazione e che invece il modo giusto nei loro confronti mi permette di acquisire dei mezzi speciali per I cambiamenti interiori. Attraverso gli Sforzi mutui con queste immagini gli attribuisco una certa importanza – nella misura in cui voglio essere indipendente. Alla fine quando gioco con loro in questo modo, acquisisco la percezione che mi porta fuori dalla raffigurazione corrente che è dipinta sullo schermo dalla mia coscienza sino a giungere in una nuova realtà..
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(Dalla terza parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 29.05.13, Scritti di Baal HaSulam)

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La chiave per capire Lo Zohar

Se vogliamo capire Il Libro dello Zohar, dobbiamo immaginare il rapporto fra noi: come l’intensità della connessione aumenta e diminuisce secondo le nostre azioni e i nostri sforzi. La rete che unisce è descritta dettagliatamente nel TES (Talmud Eser Sefirot): Keter, Hochma, Bina, Zeir Anpin e Malchut il Partzufim di Atik, ed Arich Anpin che è Keter, Aba ed Ima, che è Hochma e Bina e ZON, che è Zeir Anpin e Malchut.

Noi siamo connessi da questa rete, siamo inclusi al suo interno. Più chiara questa rete diventa, più in alto ci eleviamo. Meno chiara diventa, più in basso scendiamo. Noi operiamo in questo modo.

Così, tutto il nostro lavoro è di evocare il più possibile il legame con Ie dieci Sefirot in cui esistiamo. Poi, ognuno di noi vedrà se stesso come Malchut che opera in queste dieci Sefirot, fino a che esse prendano la loro forma finale, la forma del mondo di Ein Sof (Infinità).

Quindi, TES e specificamente Il Libro dello Zohar furono scritti per evocare in noi la visione che siamo in Malchut del sistema superiore, dal quale noi muoviamo, richiamando il sistema totale.

Noi siamo parte di una rete, e occorre stimolare questa rete. In tal caso, ognuno sarà colpito e così, sentendo l’altro, avrà anche la possibilità di esaminare e capire come operare in questo intero sistema.
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 02.06.2013, Introduzione al Libro dello Zohar)

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Un percorso inevitabile

Baal HaSulam, “L’amore del Creatore e l’amore degli esseri creati“: La fase immediatamente dopo “ama il tuo amico come te stesso” è l’adesione.

Il comandamento dell’amore per gli altri ci porta al livello dell’amore per il Creatore. Si tratta di un percorso sicuro con tutte le opportunità, gli stati, e i mezzi di cui abbiamo bisogno. E’ impossibile scappare da questo usando diversi pretesti come: dire che non lo sappiamo o che non abbiamo potuto agire, dal momento che ognuno ha ricevuto ciò che gli serve.

La correzione di “ama il tuo amico come te stesso” comprende tutte le altre correzioni ed è la più odiosa in quanto è opposta dalla nostra natura, ma non abbiamo altra scelta, anche se ancora non abbiamo capito che non è la nostra unica base. Finché non scopriamo la necessità di questa correzione, non possiamo accedervi alla strada che conduce alla meta.

Domanda: Come portiamo contentezza alla forza superiore trattando tutti gli altri bene?

Risposta: In sostanza, è la stessa cosa. Immaginate che tutti gli esseri creati, tutte le persone sono i “figli del Creatore.” Questo è quello che dicono le fonti. Quindi, se fate del bene al figlio, certamente portate contentezza al padre.

Una volta il Creatore ha detto a Giona, il profeta, che Egli non può semplicemente abbandonare la grande città di Ninive, con 250.000 abitanti, nonostante i loro peccati. Il messaggio è chiaro: “Se tu li tratti con amore e li salvi, allora Mi porterai soddisfazione.”

Il Creatore non ha alcun vaso (Kli) per ricevere la soddisfazione da noi, quindi il mezzo per riceverla è l’intera realtà che si diffonde tra noi, tra ognuno di noi e il Creatore. E in questa realtà le altre persone devono essere al primo posto.

Quindi la diffusione del metodo della correzione e il preoccuparsi di tutto il mondo sono le azioni più preziosi che ci hanno permesso di svolgere e dobbiamo concentrarci su di esse. Naturalmente dobbiamo prima correggere noi stessi per sapere come relazionarci con il mondo.

Il calcolo è il seguente: “Faccio di tutto per portare contentezza al Creatore. Esprimo questo desiderio nel preoccuparmi del mondo o, più precisamente, nel preoccuparmi delle persone. I livelli inanimato, vegetale, e animale della natura potranno anche essi aderire alla correzione. Al fine di prendermi cura delle persone, devo correggermi e quindi ho dovuto iniziare correggendo me stesso.
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(Dalla 4 ° parte della lezione quotidiana di Kabbalah  del 02.06.2013 , Scritti di Baal HaSulam)

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Un invito ad un incontro

Le 22 lettere dell’alfabeto ebraico rispecchiano, con la loro forma, la loro elaborazione e i loro segni, gli attributi delle 22 Sefirot spirituali: nove in Bina, nove in Zeir Anpin e quattro in Malchut. Ogni lettera sta per una certa Sefira e riflette il modo in cui si differenzia dalle altre lettere, così durante la lettura dello Zohar, possiamo essere colpiti dal testo, come se ci trovassimo in queste Sefirot spirituali.

Questa dovrebbe essere la nostra inclinazione durante la lettura, dato che le lettere sono come le note musicali per le nostre corde interiori, per gli attributi del Creatore che entrano nel desiderio dell’essere creato per ricevere ed evocare in lui sentimenti e impressioni. Il desiderio comincia a calibrare e ottimizzare se stesso, come un vaso musicale, secondo lo spirito dello Zohar e quello spirito tocca le corde della tua anima e gioca su di esso, come il violino di Re Davide.

Questo è il modo in cui vogliamo sentire Il Libro dello Zohar, in modo che la luce che viene da esso ci raggiungerà, ci riempirà, e farà vibrare i nostri desideri. Queste lettere sono un invito ad un incontro, ad una impressione reciproca con il Creatore. Quindi proviamo!
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(Dalla seconda parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 27.05.2013, Lo Zohar)

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Il cordone ombelicale per la connessione a colui che è superiore

Domanda: Può succedere che il gruppo non fornisca ad una persona il supporto di cui ha bisogno?

Risposta: Il gruppo fornisce ad una persona tutto il supporto di cui ha bisogno secondo la misura in cui può sentirlo. La questione è se egli è abbastanza sensibile per sentire questo supporto. Forse, non è collegato al gruppo per nulla, quel che succede non lo interessa, e vive la sua propria esistenza.

Viene a lezione, studia e và a casa. Dopo di che potrebbe venire a lezione ancora dopo un paio di giorni quando non ha altri impegni più importanti. Non gli interessa quel che succede nel gruppo. Non sviluppa la sensibilità interiore che permette di sentire la risposta, un’impressione, un’ispirazione da loro. Così facendo non riceverà nulla dal gruppo.

Il gruppo è un vaso, un mezzo per aderire a colui che è superiore, il posto dove l’embrione aderisce all’utero materno, la placenta che permette ad una persona di aderire al Creatore. Nel frattempo egli è solo nella forma di un embrione ed il gruppo è tutto il mondo, come lo è l’utero della madre. Comunque più tardi, riceve la forma del mondo intero.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 29.04.2013, Gli scritti di Baal HaSulam)

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Libri con un sottotesto spirituale

Noi siamo abituati alla letteratura tradizionale. I libri possono essere di avventura, di fantascienza, ecc… In generale, quando apro un libro, voglio trarre da esso delle informazioni o delle impressioni.

I libri Kabalistici, tuttavia, agiscono in modo molto diverso. Nella Kabbalah un libro è un mezzo, l’elemento di connessione, l’adattatore, attraverso il quale posso connettermi all’autore. È così che dovrei vedere le opere dei Kabalisti: esse mi aiutano a connettermi ad un immenso sistema spirituale allargato con la Luce dell’Infinito, riempito con il Creatore.

Questo sistema è composto da anime, cioè, dai desideri corretti dei più grandi spiriti che, attraverso grandi sforzi, hanno raggiunto la somiglianza con il Creatore, e essi contengono la Sua rivelazione nei loro vasi, nei loro desideri. Inoltre, alcuni di loro formano un sottile “tubo” per me, un canale attraverso il quale posso collegarmi a loro e ricevere ispirazione, notizie, correzione, tutto ciò che mi fa appartenere a questo sistema.

La lettura di un libro Kabalistico, quindi, è molto diversa dalle altre letture. La ragione è che questi libri, in generale, sono chiamati “studiare” (la Torà) perché contengono la Luce (Ohr) che Riforma. Essi contengono un potere speciale, e posso farlo se aspetto il cambiamento, se voglio diventare come gli autori.

Se, in questi libri, cercassi solo la conoscenza e li trattassi come qualsiasi altro libro, disprezzerei gli sforzi dei Kabbalisti e quindi perderei un sacco. Naturalmente, in generale, questo approccio non porterebbe a nulla di buono per me o per chiunque altro.

Quindi, è molto importante connettersi al patrimonio dei Kabbalisti, sfruttare l’opportunità di unirmi che mi hanno dato. Qui, l’intenzione decide tutto. Se la mia mente “animale” nei loro libri vedesse diversi tipi di saggezza che servono solo a migliorare qualcosa nel nostro mondo, si tratterebbe allora di un approccio completamente inutile chiamato “la pozione della morte”. Non c’è niente di peggio di questo atteggiamento.

Se, invece, ci collegassimo e leggessimo questi libri solo per vedere al loro interno l’ “elisir di lunga vita”, ci apriremmo e quindi saremmo pronti a ricevere quello che avevano intenzione di darci. Non ci sono trucchi né scuse: tutto ciò che il Superiore ci dà è per il meglio. Così io avanzo, come si dice, “credere al saggio”.

Non è semplice, ma è imperativo. La mia intenzione determina la differenza tra l’ “elisir di lunga vita” e la “pozione di morte”, tra il “pipistrello” che vive al buio, e il “gallo” che elogia l’alba. Se non mantengo l’approccio corretto, posso restare nello stesso posto, o peggio ancora, cadere all’indietro. Anche se ho dedicato tutta una vita a questo, se ci fosse un errore nella cosa principale, allora la vita passerebbe invano, e peggio ancora, potrebbe gettarmi nelle forze di impurità (Klipot), dalla cui pulizia potrei prendere un paio di cicli.

È per questo che nel percorso spirituale la gente deve controllare se stessa costantemente.

Domanda: Cosa posso fare con la mia mente “materiale” e la mia sensazione per connettermi a questo “adattatore”, al libro Kabalistico?

Risposta: E’ necessario annullare se stessi davanti al gruppo e all’insegnante, questo è lo strumento che permette di collegarsi all’autore. Annullando se stessa davanti al gruppo e all’insegnante che sovrintende esso, una persona si connette apparentemente alla “presa” e stabilisce una connessione con il Kabbalista che ha scritto il libro. Il gruppo svolge il ruolo di “adattatore” tra di loro.

In generale, il concetto di “gruppo” rappresenta un legame tra il Creatore e l’umanità.
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 30.01.2013, “Introduzione al Libro dello Zohar”)

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Domanda: Noi abbiamo solo bisogno di raggiungere un’equivalenza della forma con il Creatore. Quindi, perché abbiamo bisogno di tutti i libri e di tutto questo parlare dell’auto-annullamento e dell’unione? Dobbiamo semplicemente pretendere l’equivalenza della forma e il gioco è fatto.

Risposta: Vai avanti, pretendilo. Ma in che modo? I Kabbalisti hanno scritto libri solo allo scopo di farci avanzare. Nel complesso studiamo due tipi di libri:

– Ci sono libri che ci portano la Luce che Riforma, che sono soprattutto gli scritti di Baal HaSulam.

– Gli altri libri, i libri di Rabash, ci insegnano come approcciarci agli scritti di Baal HaSulam: in unione, con il gruppo, con la giusta intenzione.

Senza questa guida non potresti raggiungere nulla. Hai bisogno di qualcuno che ti guidi.

Domanda: E per quale motivo Baal HaSulam non ha scritto un libro su come raggiungere l’equivalenza della forma con il Creatore?

Risposta: E’ vietato. Devo cercare da solo l’equivalenza della forma, devo sentire il mio modo e trovarlo. Allora capirò cos’è e di che si tratta esattamente, cosa mi serve e ciò a cui esattamente aspiro.

E capirò come chiedere il potere di farlo. I desideri non possono venire dall’esterno, devo organizzarli interiormente. Nel nostro mondo è tutto il contrario: apro un libro di fisica, di matematica, di meccanica e lo studio. Ho la base necessaria per questo. Nella preparazione spirituale non vi è tale base, non esistono tali strumenti o desideri. Anche se i Kabbalisti avessero scritto un libro del genere, non avrei capito cosa vogliono da me. Che cosa significa elevare il NHY a HGT?

Questo significa che prima ho bisogno di estrarre dai libri dei nuovi livelli di percezione, dei nuovi poteri e delle nuove risposte interiori, per sviluppare la mia mente, e ampliare i miei sentimenti. Per prima cosa devo svilupparmi interiormente, e per fare questo, il libro deve eseguire determinate azioni su di me, deve “scolpire” qualcosa di me, impastare la mia materia e allungarla attraverso la dazione diretta e opposta. È solo allora che acquisisco abbastanza dolcezza e sensibilità in modo che in una seconda lettura capirò già di cosa si tratta.

Dopo diversi anni una persona non legge “Shamati” come faceva all’inizio. Ma questo come può essere spiegato ad un principiante? Questo significa che è impossibile cavarsela senza un orientamento e una formazione…
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(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 03.02.23013 “Un discorso per il completamento dello Zohar”)

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Le Lettere che presero vita

Domanda: Come possiamo affermare in qualunque istante, nonostante qualunque problema, che “Non c’è nulla tranne Lui” e che “Egli è Buono e Benefattore” se sento l’opposto in quel momento? Devo forse combinare i sentimenti con le parole?

Risposta: Iniziamo a lavorare da uno stato di totale incertezza. Sappiamo solo leggere e sentire che “Non c’è nulla tranne Lui”. Così inizia il primo articolo di Shamati. E’ scritto “Non c’è nulla tranne Lui”. Questo è quello che dicono i Kabbalisti! Ma queste sono solo parole per me e non hanno nessun significato. Così come le posso sviluppare?
Cerco di trasformare queste parole in azioni che mi impressionino. Così trovo un gruppo in questo mondo che esclama “Non c’è nulla tranne Lui”, e mi incorporo nel gruppo in modo che mi influenzi e mi convinca che in realtà non c’è nulla tranne la forza superiore. Almeno costoro parlano di quello che dicono i Kabbalisti.

Mi collego al gruppo e mi sottometto di fronte ad essi, innalzando i miei amici sopra di me, cosìche il principio del “Non c’è nulla tranne Lui” sia udito più fortemente e che io senta quanto questo è importante. Cerco di essere sotto l’impressione di questo slogan che al momento esiste solo sulla carta per me.

Ma se lavoro con i miei amici, inizio a ricevere la Luce che Riforma attraverso di essi. Questa luce risiede nelle loro parole, e nella misura in cui mi esercito nel gruppo e mi abbasso di fronte ad esso nel servire gli amici, la Luce modifica questo slogan. La Luce si riveste in queste parole e le porta in vita. Inizio a sentire la vita nelle lettere che compongono le parole “Non c’è nulla tranne Lui”.

Inizio a sentire le lettere come se fossero dei vasi vivi pieni di Luce, e poi i vasi, i miei desideri, iniziano a muoversi assieme a queste lettere secondo la Luce che li attraversa. Non è semplice Luce è invece una luce “formattata” che ha preso la forma di queste lettere. Succede che sono impressionato in diversi modi dalla frase “Non c’è nulla tranne Lui” ed inizio a vedere, a capire ed a sentire come si esprima in diversi stati e modi. Imparo a lavorare con questo.

La frase che prima sembrava morta per me, soltanto uno slogan scritto, inizia gradualmente a prendere vita. E di conseguenza cerco di realizzarla in diversi stati, quelli buoni e quelli cattivi. Mi aggrappo ad essa specialmente negli stati cattivi, visto che nel frattempo sono un egoista. Se l’unicità del Creatore “Non c’è nulla tranne Lui” ed “Egli è Buono e Benefattore” si rivela a me in modi spiacevoli significa che sto acquisendo i vasi della dazione e che mi innalzo al di sopra di questo dolore. Sto avanzando verso lo stato di “Non Fare al tuo Amico quel che è spiacevole per Te”. Odio questo stato e desidero innalzarmi al di sopra di esso. Non penso che il Creatore mi abbia causato questi problemi, piuttosto li attribuisco al mio ego. Così ottengo la qualità di Bina, “Dare al fine di dare”.

Poi, negli stati molto spiacevoli, inizio a ricevere stati piacevoli, che è molto più difficile, visto che devo innalzarmi al di sopra di essi. E’ già una fede al di sopra della ragione del secondo livello, non solo sopra il desiderio di dare ma che sopra il desiderio di ricevere. Sto già lavorando con l’AHP.

E’ come se stessi lavorando contro il Buono e Benefattore, il che significa che ricevo sia il bene che il male allo stesso modo, come se fossero la stessa cosa. Così raggiungo l’amore, riguardo al quale è detto:”Ama il tuo amico come te stesso”, e poi “Ama il tuo Signore”, il livello più elevato di questo stato, Keter.

Tutto questo lavoro è fatto nella “fede sopra la ragione”. La luna sta per Malchut, che si “santifica” negli stati più bui e da lì inizia ad illuminare con la Luce che ritorna. Non ha nulla di proprio e non ha bisogno nemmeno di nulla. Dice al sole di voler essere come lui. Più la luna diventa come il sole, più la terra stabilisce tutti gli aspetti della luna sino a che Malchut è adattata a Keter.
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(Dalla Prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 24.04.2013 , Scritti del Rabash)

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