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Perché l’istruzione parentale è in piena espansione

Negli ultimi decenni, l’istruzione parentale è in espansione negli Stati Uniti e in ogni parte del mondo occidentale, ma negli anni 2020-2021 i numeri sono aumentati in maniera esponenziale.  Nel marzo 2021 quasi cinque milioni di bambini in età scolare studiavano a casa, il doppio del 2019 e quasi il 9% dei bambini in età scolare negli Stati Uniti. Non c’è da sorprendersi considerando lo stato tragico del sistema educativo.  Se vogliamo che i bambini siano felici a scuola, dobbiamo rinnovare l’intero paradigma dell’educazione.

Un saggio intitolato “Homeschooling: The Research”, pubblicato il giorno 01 luglio 2021, dimostra che il fenomeno non è esclusivo di una particolare fede, razza, etnia, livello di reddito o anche livello di istruzione. Secondo il saggio, “Una varietà demograficamente ampia di persone studia in casa, si tratta di atei, cristiani e mormoni; conservatori, libertari e liberali; famiglie a basso, medio e alto reddito; neri, ispanici e bianchi; genitori con dottorato, diploma di scuola superiore e e senza qualifiche.”

L’istruzione parentale ha acquisito popolarità non per il fatto che le persone vogliano a tutti costi educare i propri figli da soli. Questa diffusione è, innanzitutto, una testimonianza del crollo del paradigma esistente. Non c’è da sorprendersi.  Se si applica un sistema educativo creato durante la rivoluzione industriale, l’obiettivo del quale era insegnare l’alfabetizzazione di base e come operare un tornio, non può che essere un disastro annunciato.

Inoltre, il sistema educativo non educa veramente. Fornisce alcune conoscenze, ma non fa nulla in termini di acquisizione delle competenze sociali e delle relazioni umane degli alunni. I bambini delle scuole di tutte le età sono facili bersagli di bullismo, abuso di droghe e sostanze, violenza e predazione sessuale in un luogo dove dovrebbero essere protetti e curati: la scuola.

In un’atmosfera del genere, non sono in grado di imparare correttamente, e sviluppano abilità di sopravvivenza piuttosto che abilità educative. Molti dei loro problemi emotivi non derivano dagli ambienti domestici o dalla loro personalità, ma dall’atmosfera stressante e intimidatoria a cui sono sottoposti a scuola.

Per molti genitori un tale stress per i loro figli è inaccettabile, scelgono di rinunciare a parte del loro reddito e di prendere l’educazione dei loro figli nelle loro mani. Ricerche dimostrano che nonostante non abbiano esperienza di insegnamento, i risultati dei loro sforzi superano quelli del sistema inteso come professionale e superiore a genitori che insegnano ai propri figli. 

Quando i bambini si sentono imprigionati a scuola, non possono fiorire. A casa, dove si sentono liberi, possono fare molto meglio, anche in assenza di un aiuto professionale. Tuttavia, non credo che l’istruzione parentale sia il metodo educativo ideale. I bambini hanno bisogno di stare tra coetanei della loro fascia d’età. Inoltre, non tutti i genitori sono insegnanti adatti, così come non tutte le persone sono adatte a qualsiasi competenza.  Le persone che eccellono  nell’insegnamento, e che ne sono naturalmente predisposte, dovrebbero intraprendere questa strada. 

Tuttavia il sistema deve essere tale da nutrire i bisogni dei bambini e non da forzarli in schemi creati secoli fa, non adatti a loro, ai loro pensieri, sentimenti e percezione del mondo e che non corrisponde alle loro aspirazioni. In mancanza di un sistema che fornisca i requisiti minimi dell’educazione e delle competenze relazionali umane, l’istruzione parentale è il male minore. Tuttavia, come ho detto, non è il modo giusto per educare i bambini in futuro.

L’istruzione dei bambini deve avvenire in piccoli gruppi, con femmine e maschi divisi, dato che le scuole miste sono sicuramente fonte di molti problemi. In aggiunta, ci deve essere più connessione tra la scuola e le famiglie, più discussioni su cosa vogliono gli alunni, di cosa hanno bisogno e del posto dove stanno imparando. Di conseguenza, i bambini dovrebbero imparare secondo il loro corso di apprendimento preferito, quello che conviene a loro.

Esiste un detto in ebraico: “Educa il bambino secondo il suo modo”. Significa che ogni bambino ha delle caratteristiche e qualità uniche, quindi ogni bambino deve imparare tenendo conto di queste sue caratteristiche. In questo modo i bambini crescono sentendosi soddisfatti e realizzati.

Infine, ma certamente non meno importante,  abbiamo la questione dell’apprendimento sociale.  Dato che passiamo la maggior parte del nostro tempo comunicando con gli altri e dato che apprendiamo sempre dagli altri, le scuole dovrebbero dedicare la maggior parte del tempo e del programma didattico all’insegnamento delle relazioni umane. 

Per diventare adulti efficienti e sicuri di sé, i bambini devono imparare a comunicare in modo positivo e costruttivo gli uni con gli altri. Questo li aiuterà al lavoro, a casa, con i loro figli quando diventeranno anch’essi genitori, e ovunque comunicheranno con la gente. 

Didascalia della foto:
Georgina Coase fa studiare a casa sua figlia Emily (7 anni) e suo figlio Samuel (9 anni) a Stanwell Park, Wollongong, venerdì 16 luglio 2021. I genitori che hanno affrontato i doveri dell’istruzione parentale mentre cercavano di lavorare durante il blocco di Sydney dovuto al virus, dicevano che se la cavavano, ma si preoccupavano per quanto tempo ancora sarebbe andato avanti. (AAP Image/Dean Lewins)

Ciò che le scuole non insegnano (ma dovrebbero)

Le società non hanno superato gli esami sull’educazione. Dall’inizio alla fine, in ogni anno scolastico, i nostri bambini sono condannati a giorni stancanti, confinati tra le mura delle aule.  E’ chiaro che il sistema educativo attuale è lontano dalla perfezione, ma possiamo permetterci di stare semplicemente ad aspettare che avvenga un cambiamento miracoloso?  Dobbiamo iniziare a chiederci quali cambiamenti vorremmo vedere.  Come dovrebbero essere progettate le scuole in modo che i nostri bambini si godano il loro tempo di apprendimento e imparino effettivamente cose che permettano loro di realizzare il proprio intero potenziale come esseri umani?

Analogamente al modo in cui molti strati di vari minerali sono stati depositati per creare il Grand Canyon, così i bambini sono trattati a scuola. Sono assemblati come un blocco unico, riempito, strato dopo strato, come una linea di produzione, senza riguardo a particolari bisogni fisiologici ed emotivi del bambino che sta crescendo e si sta sviluppando. Purtroppo, qualsiasi scuola tradizionale è un luogo intriso di violenza, competizione spietata e rabbia, in cui molti studenti soffrono di boicottaggi, bullismo e altri gravi fenomeni. 

A livello nazionale, il 42, 1% degli studenti statunitensi, dall’età dai 12 ai 18 anni, ha subito forme di bullismo in classe, secondo le statistiche federali. 

La varietà dei problemi che vediamo nella società hanno inizio a scuola.  Il disprezzo, la condiscendenza e le relazioni negative così comuni sui social, nei luoghi di lavoro, per le strade, oltre che sui media, in politica e in ogni luogo, sono effetti collaterali di ciò che accade nelle scuole.  A scuola non viene formata una persona, un essere umano, un membro umano della società e il risultato finale ce lo dimostra.  Ne paghiamo il prezzo per tutta la vita come individui e come società. 

Per poter ideare qualcosa di completamente diverso dobbiamo iniziare ad architettare un nuovo progetto della vita che vorremmo per i nostri bambini in futuro.  In un mondo che sta diventando sempre più connesso, la cosa più importante per il successo è sapere come costruire relazioni positive con gli altri.  Una persona che sa come creare connessioni sociali reciproche   e che sa organizzare connessioni positive tra le persone che la circondano, può avere successo in ogni ambito: negli affari, sul lavoro, nelle relazioni e in famiglia. Quindi, l’occupazione principale delle scuole dovrebbe essere di costruire una persona con la capacità di connettersi con ogni altra persona. 

Come si fa?  Circa un terzo del tempo scolastico dovrebbe essere dedicato a metodi come le discussioni circolari, conversazioni, workshop, esercizi di contatto, giochi amichevoli, la visione di film significativi, simulazioni teatrali, giochi di ruolo e ogni altra attività che mira allo sviluppo delle abilità della persona di sentire gli altri e comunicare efficacemente.  L’obiettivo è di costruire una profonda connessione tra i bambini, farli sentire come un gruppo coeso dove ognuno sente l’altro e si sostengono a vicenda.  

Gli argomenti che dovrebbero essere studiati in un tale quadro sono del campo delle relazioni umane e della psicologia delle relazioni sociali tra bambini e genitori, ragazzi e ragazze, ecc., in modo che ognuno capisca come sono costituiti gli altri e veda cosa può cogliere da ciò per realizzarsi. Va da sé che dovremo prima preparare un’infrastruttura di insegnanti che siano esperti nel condurre tali percorsi e curricula dettagliati.

Un terzo del tempo dovrebbe essere dedicato a uscite didattiche, gite sul territorio, al di fuori dalla scuola.  L’obiettivo  è  conoscere la vita stessa, la città, la campagna, il mondo, vedere come funzionano diverse strutture come banche, fabbriche, tribunali, ospedali, aziende di alta tecnologia, officine, serre agricole o laboratori e produttori di chip. Devono vedere tutto con i propri occhi, capire come funzionano le cose, parlare con i professionisti che spieghino i metodi lavorativi, le tecnologie  che usano e le leggi su cui si basano. 

I bambini dovrebbero essere preparati in anticipo all’uscita e, una volta conclusa, ogni bambino presenterà ai suoi compagni  le sue impressioni sull’uscita e tutti assorbiranno le impressioni degli altri. Queste uscite ispireranno i bambini a capire perché è necessario  imparare ogni tipo di professione che all’inizio potrebbe sembrare inutile.  Un’altra opzione vantaggiosa  è l’organizzazione di stage per i giovani nei posti di lavoro ogni settimana, in modo da permettere agli studenti di scoprire quale professione sia più interessante per loro.  Questo incrementerà in maniera naturale il loro desiderio di imparare e perfezionerà le loro capacità e competenze. 

Il tempo rimanente dovrebbe essere dedicato all’impartire conoscenze in ogni tipo di materia elementare come  matematica, lingua e scienze. Anche qui l’apprendimento deve essere condotto a gruppi in cui ognuno sostiene l’altro e si ci aiuta a vicenda a comprendere i concetti.  Questo sarebbe un apprendimento significativo e non soltanto uno slogan sull’educazione.  

Così, la scuola diventerà un luogo aperto e divertente, un’università della vita. E a differenza della conoscenza conservata per un breve periodo di tempo come accade attualmente, i bambini assorbiranno informazioni ed esperienze in profondità e soprattutto: ovunque andranno più avanti nella vita, vorranno costruire questo tipo di relazioni intorno a loro.

Guardando in avanti, nella seconda parte del XXI secolo la professione più richiesta sarà l’esperto nella costruzione di connessioni sociali. I computer e i robot potranno svolgere la maggior parte dei lavori nel futuro e ciò che rimarrà sarà principalmente prenderci cura dello sviluppo delle relazioni integrali tra le persone.  E’ così che la razza umana avanzerà, adattandosi al sistema della natura, in cui ogni cosa è connessa e interdipendente.  In uno stato tale di collaborazione reciproca, la nostra vita e la vita delle generazioni future sarà il meglio che potrà essere. 

Cosa possiamo imparare dalla giornata mondiale degli insegnanti?

Questo mese, il 5 ottobre per l’esattezza, si è celebrata la Giornata Mondiale degli Insegnanti.  Un insegnante era, e in alcuni paesi è ancora, un’occupazione di grande valore. L’insegnante non era semplicemente qualcuno che insegnava la matematica o l’inglese, ma qualcuno che insegnava la saggezza della vita e un modello da seguire. A giudicare da ciò che succede oggi, sembra che abbiamo un bisogno disperato di buoni insegnanti.  Nonostante le nostre conoscenze, ci sentiamo persi.  Se non impariamo dove siamo realmente, cosa facciamo qui, perché siamo qui, e come dirigerci verso un luogo migliore, cadremo in un’altra guerra mondiale. 

Per uscire dal crollo, dobbiamo smettere di concentrarci solo sulla conoscenza.  L’acquisizione delle informazioni non crea persone felici.  Cosa abbiamo ottenuto, per esempio, dalle informazioni sulla fusione nucleare? Abbiamo armi nucleari in grado di distruggere l’umanità in pochi secondi.  Abbiamo così tante conoscenze in ogni ambito della vita, ma dove ci stanno conducendo?  Siamo diretti verso stati terribili. 

Invece di insegnarci ciò che dovrebbero, i nostri poveri insegnanti ripetono ciò che il governo ordina loro di insegnare. Sono costretti a mentire agli studenti, ma gli studenti lo sanno bene. All’età di 9 o 10 anni, la maggior parte dei bambini sa che niente di ciò che sente è vero. Smettono di credere nei loro insegnanti, smettono di prestare attenzione, mentre gli insegnanti, che devono guadagnarsi da vivere, continuano a ripetere le stesse storie. Non c’è nessun’altra motivazione se non i soldi e il potere: questi sono i governanti della Terra e nessun regime o governo è libero dalla loro presa. 

Il cambiamento arriverà solo quando ci renderemo conto che non è così che bisognerebbe vivere e ci impegneremo a cambiare la nostra motivazione. Ma il cambiamento avverrà o perché rifletteremo su dove stiamo andando e ci fermeremo prima di arrivarci o perché non ci saremo fermati in tempo e capiremo  il nostro errore dopo che le bombe saranno esplose. 

Per fare i cambiamenti necessari in tempo, non possiamo lasciarli solo agli insegnanti ed esonerarci dal compito. Dobbiamo ricostruire l’intero sistema, le basi della nostra civiltà.  Non è un segreto che siamo egocentrici e narcisisti. Il problema è che rimaniamo tali. Sappiamo da decenni che l’umanità è sulla strada dell’autodistruzione per il suo stesso egocentrismo. Eppure, non abbiamo fatto nulla per cambiare rotta. 

Ora dobbiamo diventare i nostri stessi maestri e non solo nella Giornata Mondiale degli Insegnanti, ma ogni giorno e in ogni momento della nostra vita. Inoltre, il mondo in cui viviamo è diventato così interconnesso che non è sufficiente attuare i cambiamenti un paese alla volta. Mentre alcuni paesi si impegnano nelle riforme, altri manterranno il loro atteggiamento scorretto e rovineranno il progresso per tutti. Quindi, l’iniziativa di creare un domani positivo deve coinvolgere il mondo intero.  Potrebbe sembrare irrealistico, ma dobbiamo ricordarci che l’unica alternativa a questa rotta è la guerra, la guerra nucleare.

Di conseguenza, il sistema educativo deve adattare i suoi valori, programmi e obiettivi per migliorare l’umanità. Quando parlo di miglioramento non mi riferisco al taglio delle emissioni di CO2 o a limitare l’uso dei combustibili fossili o della plastica. Mi riferisco a qualcosa di molto più profondo. Migliorare noi stessi significa diventare persone migliori. Per farlo dobbiamo imparare ad essere gentili e amorevoli tra di noi. 

Solo quando impareremo a prenderci cura degli altri, inizieremo a prenderci cura dell’ambiente. Quando ci preoccupiamo delle altre persone, vogliamo che vivano in un ambiente amichevole, che possa sostenerle e dove possano essere felici. Quando smetteremo di voler sfruttare gli altri e di sopraffarli, smetteremo  anche di sfruttare l’ambiente per potere raggiungere i nostri obiettivi egoisti. Di conseguenza, ridurremo il consumo a livelli sostenibili che permetteranno alla natura di ringiovanire e restaurare l’equilibrio che ha perso. 

Non abbiamo tempo da perdere.  Dobbiamo essere i nostri stessi maestri, e insegnarci da soli come essere umani, ovvero benevoli. Anche se non sappiamo come fare o da dove iniziare, non dobbiamo preoccuparci: la nostra intenzione di fare del bene, di connetterci con gli altri, sarà la nostra guida. Se permettiamo che l’amore per gli altri sia il nostro insegnante, non ci servirà alcun insegnamento ulteriore.

Didascalia della foto:
L’insegnante Emma Rossi lavora con la studentessa Sara Montano nella sua classe di prima elementare alla Sokolowski School, dove studenti e insegnanti sono tenuti a indossare maschere a causa della pandemia di coronavirus (COVID-19), a Chelsea, Massachusetts, Stati Uniti, 15 settembre 2021. REUTERS/Brian Snyder

Rifarsi le labbra ci rende più amati?

L’idea delle “fisse” cosmetiche esiste da decenni. Tuttavia, negli ultimi anni, è diventata così persuasiva e inizia a una così tenera età, che sembra quasi che ci sia qualcosa che non va se non ti sei rifatta qualcosa  entro i sedici anni. I genitori saranno forse inorriditi quando la loro figlia di dodici anni vuole rifarsi le labbra, ma cos’altro possiamo aspettarci se lasciamo che gli idoli dei social e le star televisive siano gli educatori dei nostri figli?

Il sistema educativo ha da tempo abbandonato qualsiasi aspirazione di educare persone con valori e con l’abilità di pensare per sé.  Al meglio, si concentra sul fornire informazioni.  I genitori, d’altronde, sono spesso troppo impegnati o troppo incerti su come educarli. Di conseguenza, i bambini crescono imparando dal loro ambiente, che consiste nei social media e nella TV, e dai loro coetanei, che imparano anch’essi dai social media e dalla TV.

Quello che imparano lì è che solo l’aspetto conta. Se non sono carine e ricche, non valgono nulla. Quando i bambini pretendono che i loro genitori paghino per il loro naso rifatto o per l’aumento delle labbra (e a volte molto di più), essi non dovrebbero essere costernati o arrabbiati con i loro figli. Le persone, specialmente i giovani, imparano dall’esempio, e da nient’altro. Se i valori che esponiamo loro dicono che solo l’aspetto esteriore conta, non hanno altra scelta che diventare così superficiali. 

Quando parlo di educazione nei miei post, mi riferisco prima di tutto all’ambiente sociale che creiamo, poiché questo è il nostro vero educatore. In alcune società, non si ha nessun stato sociale fino a quando non si uccide qualcuno. Anche questo è educazione.  Non importa ciò che la gente impara; l’unica cosa importante è da chi impara. I valori instillati nel loro ambiente sociale determinerà il corso della loro vita, molto di più rispetto a quanto sanno fare i calcoli, la differenza tra “soggetto”  e “oggetto” e  i nomi dei presidenti americani. 

La superficialità paga, invoglia la gente a comprare più vestiti, telefoni, macchine e a “rifarsi” fisicamente. Per le corporazioni giganti e le grandi aziende tecnologiche, la nostra superficialità è una manna. Ma la superficialità isola la gente.  Se sono solo ciò che possiedono e come appaiono, l’unica cosa che desiderano è che gli altri abbiano un aspetto peggiore e possiedano meno di loro. 

Solo se ci insegniamo a guardare oltre la pelle, ci renderemo conto dei doni che le altre persone possono darci.  Quando ci concentreremo sulla connessione con la gente, non ci importerà così tanto del loro aspetto fisico, di quello che indossano o di che macchina guidano.  Sarà importante come comunicano, la sensazione che proviamo nella connessione con loro e quanto si prendono cura degli altri. 

Quando costruiremo una società di individui amorevoli, allora, e solo allora, potremo dire che abbiamo educato bene i nostri figli. Allora anche i nostri figli saranno felici, perché sapranno che il loro ambiente sociale li accoglie e non è in competizione con loro.

Inquinando il campo in cui viviamo

Oggi, 13 ottobre, è la giornata internazionale delle Nazioni Unite per la riduzione del rischio di disastri. Quest’anno ci sono già stati più disastri di quanti se ne possano contare. Inoltre, hanno colpito il mondo intero, non solo i paesi del terzo mondo o altre aree soggette a disastri, ma ogni continente e praticamente ogni paese. Incendi, inondazioni, tempeste, terremoti, eruzioni vulcaniche, e un virus capriccioso, abbiamo avuto tutto, e l’anno è tutt’altro che finito. Domani, l’ONU discuterà su cosa possiamo fare per prevenire questi disastri, ma non parlerà di ciò che li causa: noi, l’umanità, che inquiniamo tutta la realtà con i nostri pensieri e intenzioni disgustosi.

Per qualche ragione, sfugge alla nostra consapevolezza che i molteplici disastri che abbiamo vissuto e che continuiamo a vivere hanno un’origine comune. Sappiamo già che tutto nella realtà è connesso e tutto influisce su tutto il resto. Sappiamo anche che un’unica cattiva deliberata volontà esiste negli esseri umani. Perché, allora, è così difficile per noi vedere che questo unico elemento intrinsecamente negativo è l’origine di tutto ciò che è negativo nel nostro mondo?

Esistiamo in un campo di forza cosmica, che ha creato il mondo materiale collegando elementi in composizioni sempre più complesse. Eppure, di tutte le sue creazioni, solo una ha coscienza, uno scopo nelle sue azioni che va oltre la soddisfazione dei bisogni immediati ed essenziali per la sopravvivenza: l’uomo.

Attraverso le nostre intenzioni di ricchezza, gloria e potere, abbiamo sviluppato tecnologia, strutture sociali, arte, religione o, in una parola, civiltà. Tuttavia, abbiamo creato una civiltà così egocentrica che sta cominciando da implodere. Se non cominciamo a sincronizzare le nostre intenzioni con il campo che ci ha creato e ci sostiene, non sopravviveremo. Proprio come il campo connette tutto, così noi dobbiamo connetterci. A meno che non cambiamo la nostra natura da egoistica a premurosa e inclusiva, saremo espulsi da questa realtà, come è successo a ogni elemento che non ha coinciso con le leggi della creazione.

Può sembrare che dobbiamo passare attraverso un processo doloroso di rinuncia ai piaceri per coincidere con la natura, ma questa è un’illusione. Non rinunceremo a nulla; guadagneremo conoscenza, potere, comprensione, sicurezza e sostegno emotivo da parte di tutti. Vivremo in una società in cui le persone si prendono cura l’una dell’altra.

È un mondo veramente diverso da quello che conosciamo oggi. Se sembra che il nuovo mondo sia inquietante è solo la rappresentazione del nostro ego che rifiuta di rinunciare alla sua sovranità sulle nostre menti. Ma per il nostro bene, dovremo lasciarlo andare.

Se ci sosteniamo reciprocamente in questo processo, saremo in grado di trasformare la nostra attitudine. Come risultato, tutta la nostra realtà cambierà e salveremo noi stessi e il nostro pianeta. Se stiamo cercando un modo per ridurre, e persino prevenire i disastri, questo è l’unico modo che c’è.

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Una vista aerea di una fattoria a nord di Council Bluffs, Iowa, sommersa dalle acque del fiume Missouri 24 giugno 2011. REUTERS/Lane Hickenbottom

Dove sta andando l’Europa

Sento sempre più parlare del peggioramento della situazione economica europea. Amici e studenti da tutti i continenti mi dicono che la vita nel loro paese si sta deteriorando, sta diventando sempre più difficile arrivare a fine mese e stanno perdendo le speranze. Lo sto avvertendo da un po’ di anni ormai. Tuttavia, la soluzione ora è quella che è sempre stata: la rieducazione dall’ atteggiamento egocentrico approvato dall’Europa ad un atteggiamento inclusivo e premuroso. Questa è l’unica via di uscita per questo continente.

Attualmente, non vi è alcuna ragione per cui le cose migliorino. I rapporti che ricevo sull’incremento dei prezzi delle abitazioni e della merce nella Repubblica Ceca, la migrazione dall’Ungheria in cerca di lavoro, la crescente disuguaglianza tra l’entroterra della Spagna e le sue aree costiere ed innumerevoli altri problemi sono solo una minima parte. Inoltre, la lotta tra i paesi di secondo e terzo livello in Europa contro i paesi ricchi europei non aiuta né gli oppressori né gli oppressi.

I paesi europei sono a rischio di guerra, e gli immigrati che si riversano nel continente stanno solo esacerbando la situazione.  Ora che l’economia europea si sta spegnendo, cosa faranno?  Aggiungendo la “ciliegina sulla torta”, ovvero il “coronavirus”, si ha  una situazione molto precaria e instabile tra le mani. Non sono ottimista, ma finché c’è speranza dobbiamo provare a spiegare l’unica via di uscita da questa spirale in discesa.

L’Europa può essere salvata solo se le persone e le nazioni smettono di badare solo al loro proprio profitto. In un’economia dove tutto è interdipendente, il concetto del “profitto personale” semplicemente non esiste. “Interdipendente” e “personale” sono, in un certo senso, ossimori.

Nessuno può dire all’Europa cosa fare; devono prendere la vita tra le loro mani. Comunque, devono tenere conto della vita di tutti. L’Europa ha bisogno di insegnare a se stessa cosa significa essere premuroso, vedere che tutti, proprio tutti, abbiano ciò di cui necessitano. Se deve essere un mercato comune, come dice di essere, allora bisogna mirare al bene comune. Altrimenti qual è lo scopo principale del mercato comune?

Al fine di creare un (vero) mercato comune ci devono essere interessi comuni. Questo significa che, innanzi tutto, l’Europa deve fermare l’afflusso di gente dal resto del mondo, principalmente dall’Asia e dall’Africa. Gli interessi di queste nazioni sono molto diversi da quelli europei e la loro cultura non ha nulla in comune con quella europea. Al momento, l’Europa non è in grado di sostenere gli stranieri che la stanno invadendo e cambiando la composizione culturale e religiosa, in aggiunta ai problemi economici e strutturali che già ha.

Poi, una volta fermato l’afflusso migratorio, ci si deve assicurare che tutti in Europa abbiano condizioni di vita dignitose. Se una parte del mercato europeo è trascurato, l’intera organizzazione crollerà come un castello di carte.

Terzo, prendersi cura delle necessità di tutti deve essere un dato di fatto, proprio come non si abbandonerebbe un membro della famiglia.

Comunque, questo modo di agire richiede all’Europa di superare secoli di guerre, cospirazioni e cattivo sangue tra i paesi. Non dobbiamo scordarci che le due guerre mondiali sono cominciate in Europa, e per buone ragioni. Questo è l’insegnamento a cui mi riferivo all’inizio dell’articolo: l’educazione attraverso la responsabilità reciproca, fiducia e buona fede.

Un cambiamento duraturo può essere il solo risultato di un accurato processo di educazione. Se tutti i paesi concordassero con questo, l’Europa potrebbe uscire trionfante dalle sfide che sta affrontando. Se, d’altra parte, si consente ai paesi di rinunciare alla responsabilità comune, o si consente agli stranieri di continuare ad entrare, si è condannati. Non manca molto a che il destino dell’Europa sia deciso, in un modo o nell’altro.

La chiusura dell’Europa è troppo poco e troppo tardi

In tutta Europa muri e recinzioni spuntano ai confini tra paesi. Tra Grecia e Bulgaria, Austria e Italia, Ungheria e Serbia, Lituania e Bielorussia e tra molti altri paesi sono sorti muri e recinzioni. A differenza di prima, i paesi non cercano di proteggersi gli uni dagli altri, ma dagli immigrati musulmani che stanno invadendo i loro territori. Purtroppo per l’Europa, né muri né alcun tipo di barriera darà un buon risultato; è troppo tardi per salvare il Vecchio Continente.

Mentre i governi hanno aperto i confini all’immigrazione dai paesi musulmani, non hanno preparato i nuovi arrivati alla nuova cultura che stavano per incontrare, e neppure verificato se fossero disposti ad integrarsi in essa.  Persino ora che il danno di una immigrazione incontrollata è divenuto noto, i politici europei non tentano di fermarla.

L’unico paese che cerca di fermare l’invasione musulmana è l’Austria, ma è sola. Col tempo la pressione dalle altre nazioni europee per aprire le sue frontiere la costringerà ad adattarsi ed anche l’Austria sarà persa. 

Non ci saranno fanfare o lunghi e violenti scontri: l’Europa si è già arresa all’Islam, i giochi sono fatti. Avrebbe dovuto fermarlo tempo fa, ma una volta scelto di non farlo, ha segnato il suo destino. 

Ma l’invasione musulmana in Europa non sarà la fine della storia. Dopo l’Islam, arriverà la Cina con le sue aspirazioni e le due litigheranno sopra la carcassa.

Le due potenze hanno obiettivi molto differenti. L’Islam vuole imporsi al mondo intero. Se le persone l’accetteranno volentieri, bene, se non lo faranno saranno costrette ad accettarlo altrimenti saranno giustiziate.

La Cina, d’altro canto, vuole solo il controllo. Il loro solo unico desiderio è la dominazione del mondo, a loro la religione non interessa. Penso che dopo un po’ e forse dopo qualche litigio, in un modo o nell’altro, si divideranno il mondo.

In mezzo a tutto questo ci saranno gli Ebrei, ovviamente. Sono sempre stati, sempre sono e sempre saranno coinvolti nelle trasformazioni globali.

Tuttavia, penso sia meglio che le cose si sviluppino in questo modo in quanto l’alternativa sarebbe una guerra nucleare mondiale. Se il processo fosse più graduale, ci sarebbe un’opportunità per le persone di  capire in modo più pacifico che dobbiamo cambiare il modo di pensare e di relazionarci. 

Se la gente si rendesse conto che l’egoismo è l’unico dominatore del mondo, ci sarebbe una possibilità che accettasse di iniziare a lavorare su se stessa. Come dimostrano le lotte di potere, non esiste ideologia ma dominio e costrizione, speriamo che le persone si rendano conto che questa è una strada insostenibile per l’umanità. Sarebbe meglio comprenderlo attraverso un processo politico piuttosto che dopo che bombe nucleari e ad idrogeno dimostrino le conseguenze dell’egoismo. 

Quando le persone capiranno che non abbiamo altra scelta se non smettere di essere così egoisti, saremo in grado di cominciare a sviluppare una nuova umanità. Non si tratterà di alcuna ideologia attualmente conosciuta ma della semplice ammissione del fatto che invariabilmente ci influenziamo a vicenda e che la miseria del singolo rende sofferente tutta l’umanità, anche se non conosciamo questa persona. 

Come risultato, costruiremo sistemi che assicureranno il benessere di tutti. La consapevolezza che uno stato d’animo  narcisistico in definitiva è distruttivo per il narcisista ci spingerà fuori da esso. In seguito, quando la nostra mentalità diverrà genuinamente solidale, costruiremo una società che si prenderà cura e supporterà tutti, e rinunceremo al dominio in favore della cooperazione. 

Ad ogni modo, deve avvenire spontaneamente, o non funzionerà. Dobbiamo toccare il fondo per capire che siamo irrimediabilmente maligni e che solo un totale rifiuto della nostra natura ci solleverà dal pantano della crudeltà. Quando finalmente sceglieremo la connessione, ci solleveremo dalla miseria alla beatitudine.

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Migranti aspettano di sbarcare da una nave della guardia costiera spagnola nel porto di Arguineguin, nell’isola di Gran Canaria, Spagna, 1 settembre 2021. REUTERS/Borja Suarez

Svelare l’11 settembre. Il caso per trovare la verità sfuggente

Sono totalmente favorevole alla declassificazione dei documenti relativi all’attacco terroristico del 11 settembre 2001. Purtroppo, in mancanza di un impegno di mantenersi a un scadenza o di rivelare qualsiasi contenuto, la mossa di declassificazione dei documenti sembra più dichiarativa che sostanziale. 

Secondo la lettera del Dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti d’America, l’FBI “riesaminerà le dichiarazioni di segreto precedenti per individuare le informazioni supplementari appropriate per la divulgazione.  L’FBI divulgherà tali informazioni il più rapidamente possibile”.

La cortina di fumo che circonda gli attacchi dell’11 settembre è un esempio degli errori che il governo continua a commettere.  Nascondere la verità, qualunque essa sia, su qualsiasi evento nella storia, ci impedisce di arrivare alle conclusioni corrette per il futuro e ne pagheremo il prezzo. 

Come nel caso della decisione di declassificare i documenti dell’11 Settembre, il motivo per la declassificazione è spesso per motivi di risarcimento monetari0. Tuttavia, un indennizzo di qualsiasi tipo non ci dice cosa è successo veramente e, se non sappiamo cosa è successo, ci manca la lezione più importante: cosa dovremmo fare per evitare che simili disgrazie accadano in futuro. 

Ogni catastrofe, disastro, sconfitta nella storia, viene interpretata diversamente da persone diverse, secondo la loro prospettiva personale.  Quindi, anche dopo la rivelazione della “verità”, dobbiamo continuare a cercare una verità “più vera”, ragioni più approfondite e nuovi discernimenti, dato che ci sarà sempre qualcos’altro da scoprire. 

Per me, la ragione per esporre la verità non è quella di incolpare qualcuno. La natura umana è marcia dal profondo, come sappiamo dai tempi della Bibbia, quindi non mi aspetto che le persone siano giuste o che credano che il risarcimento faccia del bene a qualcuno.  Il motivo per il quale credo che dovremmo sempre cercare la verità è perché non possiamo costruire un futuro migliore, se non conosciamo il nostro passato.

Più sappiamo sul perché le persone fanno quello che fanno, qual è la loro natura, cosa le muove e perché, più saremo in grado di costruire una società stabile e solida. La trasparenza è la chiave per la corretta costruzione di una società. Se non ci nascondiamo nulla, potremo comunicare più facilmente, sapremo cosa aspettarci l’uno dall’altro, cosa evitare e come rafforzare i nostri legami.

Ecco perché penso che la verità sia importante. Non per vendetta o indennizzo, ma come lezione per il futuro.

Perché le società cambiano

In un saggio intitolato: “Critica del Marxismo alla luce della nuova realtà e soluzione della questione dell’unificazione di tutte le fazioni della Nazione”  pubblicato nel giugno 1940, mentre il mondo era immerso nelle fiamme della seconda guerra mondiale, il grande kabbalista e pensatore globale Baal Hasulam ha offerto questa spiegazione sul perché le società cambiano. “La durata di ogni fase politica”, ha scritto, “è solo il tempo necessario per svelare i suoi difetti e il suo male. Mentre scopre i suoi difetti, lascia il posto a una nuova fase, liberata da quei difetti”. Così, quelle alterazioni che appaiono in una situazione e la distruggono, sono le forze stesse dell’evoluzione umana, poiché elevano l’umanità a uno stato più corretto”. 

Nella saggezza della Kabbalah, il processo descritto da Baal HaSulam si chiama: “Rivelazione del male”. In questo processo, le colpe di uno Stato si manifestano gradualmente fino a spronare gli individui e le nazioni a cambiare la loro vita, i governi  o qualsiasi cosa sia diventata intollerabile nella loro esistenza. In questi giorni  l’umanità sta attraversando una fase simile su scala globale. I difetti della società umana,  in tutte le sue forme di governo,  si manifestano sempre più apertamente  e la gente è sempre più disillusa dai sistemi esistenti. 

Non credo che siamo già al punto in cui le cose sono diventate intollerabili, ma ci stiamo muovendo in quella direzione. Per ora, sembra che la gente sia ancora disposta a sopportare i difetti dei sistemi sociali e politici esistenti, ma quasi nessuno crede ancora che ci sia un sistema che sia veramente buono per le persone, poiché non ci sono leader che abbiano davvero in mente il beneficio dei cittadini. In altre parole  la gente si rende conto che nessun regime può essere un buon regime finché le persone al vertice non sono brave persone.

Ma i governanti emergono dal popolo. Se le persone non sono gentili l’una con l’altra, possiamo aspettarci gentilezza dai leader? I governanti sono semplicemente coloro che eccellono nello sfruttare il sistema a loro vantaggio; lo usano come un livello per elevarsi al di sopra del resto della gente. Di conseguenza, in una società di persone egoiste, i governanti sono i più egoisti; ecco perché sono stati in grado di salire in cima al gruppo. Perché dovremmo aspettarci che abbiano in mente il nostro beneficio? 

Pertanto  per far sì che le forze dell’evoluzione umana elevino l’umanità ad uno stato più corretto, come Baal Hasulam ha detto, dobbiamo correggere il popolo.  Se creiamo una società di gente rispettosa, i relativi capi saranno i più rispettosi. Se creiamo una società che valorizza la responsabilità sociale reciproca, i suoi leader saranno quelli che meglio promuovono la responsabilità reciproca. 

Quindi prima di lamentarci dei nostri leader  dovremmo guardarci allo specchio. Forse non ci piacerà quello che vediamo, ma sapremo che è la verità, sapremo se siamo arrivati a un sufficiente riconoscimento del male e se siamo disposti a costruire per noi stessi una società i cui meriti creano leader meritevoli.

Didascalia foto:
Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden, il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez e il primo ministro canadese Justin Trudeau parlano durante il vertice della NATO presso la sede dell’Alleanza, a Bruxelles, Belgio 14 giugno 2021. REUTERS/Yves Herman/Pool

Come proteggiamo i nostri bambini?

Domanda: La giornata internazionale dei diritti dell’infanzia si tiene dal 1925 “ per sensibilizzare gli adulti sui diritti dei bambini, protezione dalla violenza e il diritto alla vita”.

Che cosa vuol dire proteggere i bambini?

Risposta: Prima di tutto, dai genitori.  In modo che i genitori capiscano come allevarli.  Anch’io ne sapevo molto poco, anche se hanno cercato di instillare queste cose in me. Sento quanto fosse insufficiente.  Come si può trasformare una coppia che non sa nulla e non capisce nulla, in delle persone che capiscono tutto quando hanno un figlio?

E’ un grande problema.  E’ qui che dobbiamo veramente lavorare su noi stessi.  Altrimenti, la nostra società, la nostra umanità, rimarrà infelice, come lo è adesso.

I genitori devono sapere come trasformare questo neonato in una persona.  Prima di tutto bisogna capire, fin dal primo giorno, cosa gli si vuole dare, quali sono i suoi bisogni, e che cosa desidera da te.  Questa è una connessione non-verbale, mentale, spirituale, neurale. Proprio come dev’essere tra la coppia e il neonato.

Poi bisogna dare ai genitori un’educazione, il nutrimento che gli serve per educare nella maniera corretta.  Tutto ciò che è necessario a due persone che hanno un neonato tra le braccia.

Domanda: Quindi essere genitori è una scienza?

Risposta: Certamente!  E non prepariamo le persone a questo.  Quindi non possiamo dire di vedere tra i nostri neonati, bambini, adolescenti, femmine e maschi, mentre crescono, le persone che potremmo potenzialmente vedere.

E’ colpa nostra.  E allora iniziamo a dare la colpa a loro, li sgridiamo, esigiamo, li spingiamo.  Non è così che bisogna fare.  Allora è troppo tardi.

Dobbiamo anche formare delle relazioni più strette tra la famiglia, la scuola, la strada, ogni posto.  Un bambino non deve pensare che queste siano delle società completamente opposte, diverse.  Dev’essere tutto omogeneo.   Qui è necessario cambiare anche la società.

Commento: Si tratta già della “Giornata della Società Unificata” e non della “Giornata dei diritti dell’infanzia”.

La mia risposta: E’ questa la protezione dei bambini. Dalla società.

Questo è il nostro lavoro reale, perché altrimenti la nostra educazione ci porterà al disastro.  Tutto ciò che vedi negli adulti è stato fatto quando il bambino aveva forse qualche mese o qualche anno di vita.

La giornata dei diritti dell’infanzia è un giorno positivo, se siamo d’accordo nel creare per loro un’atmosfera, un ambiente, che li sostiene e li formatta nella maniera corretta, trasformandoli in persone, persone buone, gentili, premurose, e disponibili, che vogliono aiutare gli altri e accettano l’aiuto dagli altri.

Ci dovrebbe essere un atteggiamento gentile, equilibrato, verso tutti.

Domanda: E questo è merito soltanto dei genitori e della società?

Risposta: Sì.  E allora vedremmo come ogni cosa cambia.

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Tratto da KabTV’s “News with Dr. Michael Laitman” 5/27/21

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