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Perché non riusciamo a smettere di litigare

Quando riflettiamo sulla storia dell’umanità, ci accorgiamo che le persone hanno sempre combattuto tra loro. Sembra che non ci sia mai stata, veramente, pace, ma solo una pausa tra una battaglia e un’altra. L’attitudine dell’uomo a combattere continuamente sembra ancora più sconcertante se la si confronta con la natura, dove si combatte solo per mangiare, per evitare di essere mangiati o per accoppiarsi, ma gli animali raramente si fanno del male a vicenda. Perché gli esseri umani combattono se non c’è una ragione esistenziale che li costringe? Inoltre, anche quando una battaglia non è combattuta con le armi, siamo comunque in guerra: discutiamo, dibattiamo e lottiamo per conquistare l’opinione pubblica. In breve, la nostra intera esistenza consiste nel combattere.

Esiste un buon motivo per questo. Sembra che non ci sia un motivo esistenziale che ci obbliga a combattere, ma in realtà c’è.  Mentre gli animali combattono per la loro sopravvivenza fisica, noi combattiamo per la nostra sopravvivenza spirituale.  I nostri ego ci portano ad eccedere e trionfare, dato che senza la sensazione di superiorità, i corpi potrebbero sì esistere, ma non ci sentiremmo vivi.  Non c’è nulla di peggiore per l’ego dell’umiliazione: le persone si tolgono la vita per questo. 

In altre parole, ci sentiamo vivi solo quando dominiamo qualcun altro. Questa è l’unica affermazione sulla nostra esistenza che l’ego accetta. È per questo che siamo costretti a lottare gli uni contro gli altri anche quando sembra che non ci siano motivi ragionevoli per farlo. Poiché tutte le nostre comunicazioni, a ogni livello, sono battaglie di qualche tipo, sembriamo condannati a una vita di battaglie senza fine, finché non siamo esausti e passiamo a miglior vita.

Ma c’è una ragione profonda. Gli scontri continui ci obbligano a chiederci quale sia il significato di tutto: perché litighiamo, perché ci facciamo del male, perché esiste così tanta cattiveria nel mondo, e alla fine, perché esistiamo.

Queste domande, in definitiva, ci portano a renderci conto che non esiste soltanto una forza (maligna) nel mondo, ma anzi, ce ne sono due: una positiva e una negativa. La forza positiva crea la vita, il calore, la crescita e la connessione, mentre la forza negativa genera la morte, il freddo, il decadimento e la separazione. Se esistesse un’unica forza, non potremmo esistere. Ci vogliono entrambe per creare la vita, e ci vogliono entrambe per generare sviluppo e cambiamento. Si scopre che, ironia della sorte, è la guerra a farci sentire vivi.

Di conseguenza, se una nazione vuole dominare, ci devono essere anche altre nazioni, quindi avrà chi dominare. Inoltre, se una nazione domina sempre, la sensazione di dominio si affievolisce, la nazione dominante perde la sua spinta, si indebolisce e un’altra nazione prende il sopravvento.

La lotta tra le forze positive e negative attiva la vita, quindi deve esistere. Tuttavia, spetta a noi stabilire se diventa una guerra o meno.

Per consentire l’esistenza e lo sviluppo, pur mantenendoli pacifici, dobbiamo comprendere il significato di pace. La parola ebraica che indica la pace è shalom, dalla parola shlemut, che significa interezza o complementarità. In altre parole, c’è vita solo quando entrambe le parti esistono e si completano a vicenda. Inoltre, il potere di una determina il potere dell’altra, poiché la lotta tra di esse le spinge continuamente a evolversi.

Per porre fine alle guerre, dobbiamo comprendere questo processo e accettarlo. Non fermerà la lotta tra le forze, ma la renderà costruttiva anziché distruttiva.

Quando un atleta vuole migliorare i propri risultati, per esempio, si allena con sempre più rigore.  Sa che soltanto sfidando se stesso riuscirà a migliorarsi. 

Allo stesso modo, solo se la competizione tra nazioni e persone si intensifica, tutti noi miglioreremo. Tuttavia, solo se ricordiamo che lo scopo della competizione non è controllare, sconfiggere o umiliare gli altri, ma migliorare tutte le persone coinvolte, saremo in grado di competere, ma anche di accogliere le nostre sfide e i nostri sfidanti, perché se non fosse per loro, saremmo fermi.

Quando passeremo a una logica  di mutua  complementarità, non ci sarà nessuno più forte dell’altro. Al contrario, ci sarà un impegno reciproco per soddisfare il benessere di tutti. La comprensione del fatto che siamo reciprocamente dipendenti e che i nostri avversari percepiti sono in realtà la garanzia del nostro sviluppo è la chiave per costruire una società prospera, in evoluzione e sostenibile in tutto il mondo e in ogni nazione, i cui membri vivono pacificamente e felicemente.

Quando lasciamo i nostri figli a qualcun altro

Da diverse settimane la polizia della città israeliana di Qiryat Shemona sta indagando su un caso di maltrattamento di minori, poiché cinque maestre d’asilo hanno maltrattato tredici bambini affidati alle loro cure. Gli abusi, documentati dalle telecamere, consistevano in maltrattamenti fisici ed emotivi, in cui gli insegnanti afferravano una mano dei bambini e li sollevavano in aria, li gettavano sui letti, coprivano le loro teste con coperte, si appoggiavano su di loro e impedivano loro di rimuovere la coperta dalla testa. Le telecamere sono state installate nell’asilo dopo che, alcuni anni fa, il governo ha imposto per legge di monitorare tutto ciò che accade negli asili, in seguito a un altro caso di violenza sui bambini.

Da parte loro, i genitori inorriditi, che hanno dovuto guardare i video registrati per confermare l’identità dei bambini, non capiscono come le donne, che sono tutte insegnanti preparate e certificate, siano diventate dei mostri nei confronti dei loro figli. Dov’era il loro istinto materno?

Ci sono due cose che dobbiamo notare qui:

1. Ho già detto in passato, e lo ribadisco in questa sede, che il numero di telecamere installate in un asilo o in una scuola non impedirà gli abusi. Quando l’ho detto per la prima volta, diversi anni fa, la gente non mi credeva; l’idea di mettere telecamere in ogni asilo sembrava ottima. Pensavano che le telecamere avrebbero frenato gli insegnanti violenti. Già allora sapevo che non sarebbe stato così, perché la natura umana è più forte di qualsiasi ammonimento e la presenza di telecamere non scoraggerà gli insegnanti violenti.

2. In nessuna cultura e in nessun popolo indigeno è accettabile lasciare i bambini nelle mani di chi li accudisce mentre la madre si assenta per ore e ore ogni giorno. I neonati vanno sempre tenuti in casa, accanto alla madre, almeno fino ai due anni di età. Questo è il modo indigeno,  il fatto che lo abbiamo abbandonato non significa che siamo più progrediti, ma che siamo fuori dalla natura. Il primo istinto materno che viene calpestato non è quello degli insegnanti, ma quello delle madri che affidano i propri figli alle loro cure.

L’idea che una madre debba tornare al lavoro poche settimane o mesi dopo aver avuto un figlio, è fondamentalmente errata. Poniamo la carriera e l’agiatezza come priorità rispetto ai bambini, quindi non dovremmo sorprenderci che i nostri figli soffrano.  Fin dagli albori dell’umanità, e in tutta la natura, le madri non si sognerebbero mai di affidare i propri figli alle cure di qualcun altro. Solo noi, grazie al progresso, abbiamo iniziato a pensare di essere più intelligenti della natura.  Ora paghiamo il prezzo per la nostra follia.  

Inoltre, dal momento che le persone stanno diventando sempre più narcisiste, sperimentando quella che diversi sociologi hanno definito “epidemia di narcisismo”, il rischio che i nostri figli vengano maltrattati è ancora più alto di prima e continuerà a crescere nel tempo. Nulla può fermare l’ego in crescita. Pertanto, nulla impedirà agli insegnanti di infliggere violenza a bambini indifesi.

Non ho nulla contro le donne che lavorano, ma credo che dovrebbero farlo da casa, almeno per i primi due anni di vita di ogni figlio.  Le donne devono essere presenti per i figli, e nessun surrogato, professionale e premuroso che sia, può sostituirle.  Le lettori potrebbero deridere il mio pensiero, considerarlo antiquato e superato; io preferisco considerarlo per ciò che è: naturale.  

Dobbiamo ripensare l’intero concetto di famiglia, genitorialità, bambini e educazione dei figli.  Dobbiamo vedere come possiamo organizzare la nostra vita in modo da non dover costantemente rincorrere carriere e orari prolungati.

Credevo che ora ci saremmo abituati a lavorare da casa, ma vedo che molte persone stanno ritornando ai loro uffici.  Non capisco perché. Chi ci guadagna? 

Penso che le donne debbano fare ciò che amano fare; devono lavorare perché amano il loro lavoro e non perché il loro sostentamento dipende da esso. Il lavoro dovrebbe dare loro soddisfazione e appagamento e renderle più felici, non più stressate e ansiose per i propri figli.

È vero, ci sono anche madri e padri che abusano dei loro figli. Questo fa parte del processo educativo a cui tutti dobbiamo sottoporci. Nel complesso, però, l’unico modo per prevenire gli abusi sui minori è lasciare i bambini sotto la tutela delle madri. Forse dovremmo rivedere il nostro modo di pensare, ma questo renderà tutti più felici, comprese le madri, e per me è l’unica cosa che conta.

In arrivo un’altra ondata

Mentre i media sono impegnati a seguire la guerra in Ucraina, il Covid è tornato a perseguitare l’umanità. In Cina, più di cinquanta milioni di persone sono in lockdown a Hong Kong, il numero di morti sta aumentando in Israele, il numero di riproduzione (R) sta salendo velocemente ed è ora ben oltre la soglia di diffusione di 1. Se pensavamo che Omicron fosse contagioso, il nuovo ceppo, BA.2, lo è il 30% in più, e stanno emergendo anche varianti ibride come il Deltacron. Nuovi ceppi e nuove ondate continueranno ad apparire fino a quando non avremo imparato tutto ciò che dobbiamo dal virus.

Il virus non è qui per insegnarci qualcosa su se stesso, è qui per insegnarci qualcosa su di noi. Pensiamo a queste ondate come ondate di Covid-19, ma non lo sono. Il ceppo originale è praticamente scomparso; abbiamo a che fare con un virus diverso perché noi siamo diversi. Ecco perché i vaccini che hanno sconfitto il ceppo originale non sono più efficaci.

Come ho detto fin dalla prima apparizione del virus all’inizio del 2020, questo virus o i suoi “parenti”, è qui per restare. Ha bisogno di insegnarci a vivere in modo più pacifico e armonioso tra di noi e con la natura e non se ne andrà finché non impareremo.

Forse non ce ne siamo accorti, ma il virus ha già fatto un gran lavoro di insegnamento. Le nostre aspirazioni di carriera sono cambiate drasticamente. Improvvisamente, tutti parlano della Grande Dimissione e del fatto che molte persone ora preferiscono lavorare da casa.

Molte persone si sono anche accontentate di meno soldi in cambio di più tranquillità. Il movimento verso una settimana lavorativa di quattro giorni sta guadagnando slancio in tutto il mondo. Anche in Asia, nota per il suo stacanovismo, grandi aziende come Panasonic e altre sono passate o stanno passando a una settimana lavorativa di quattro giorni.

Anche l’istruzione tradizionale sta cadendo in disgrazia. “Fino al 2019, il numero di studenti che studiavano a casa era cresciuto tra il 2% e l’8% ogni anno. Dal 2019 all’autunno del 2020, la percentuale di studenti che seguono l’istruzione domiciliare è passata dal 3,4% al 9%”. Secondo il National Home Education Research Institute, “nel 2020-2021 c’erano circa 3,7 milioni di studenti che frequentavano un programma di insegnamento a casa nei gradi K-12 negli Stati Uniti (all’incirca il 6%-7% dei bambini in età scolare)”.

Non si tratta di cambiamenti di poco conto. Un minor numero di persone che lavorano significa un consumo più contenuto, una minore congestione delle strade, soprattutto se le persone lavorano da casa, e più tempo per la famiglia. Allo stesso modo, i bambini che studiano a casa richiedono che un genitore stia a casa e si occupi dell’istruzione e dell’occupazione dei figli. Questo, ancora una volta, influisce su molti altri aspetti della società.

Ecco perché penso che Covid non sia una punizione, ma una correzione. L’unica ragione per cui sentiamo questa correzione come dolorosa è che non accettiamo il cambiamento, quindi la natura ce lo impone.

Al nostro attuale livello di narcisismo, senza un freno dall’esterno, potremmo distruggere noi stessi e il mondo con noi. La guerra in Ucraina è solo un esempio di ciò che l’orgoglio e la fame di potere possono infliggere. Pertanto, penso che dovremmo essere grati alle limitazioni causate dal  Covid. Contiamo le sue vittime, ma non abbiamo idea delle catastrofi che la sua comparsa ha evitato.

Detto questo, non credo che dovremmo continuare a subire le sue costrizioni. Dal momento che la natura ci impone delle correzioni e noi non abbiamo altra scelta che obbedire, come è evidente, possiamo imporre queste correzioni a noi stessi invece di invitare pericolosi virus a farlo per noi.

Tutto ciò che dobbiamo correggere è il nostro comportamento egoistico. Per farlo, dobbiamo essere consapevoli che, in un mondo che è diventato totalmente interconnesso, pensare di poter prendere tutto ciò che vogliamo a prescindere dagli altri e godere del dolore altrui non è solo avventato, ma distruttivo per tutti, anche per noi stessi.

Dobbiamo capire che se vogliamo sottomettere altre persone, anche solo con il pensiero, tanto più con le azioni, danneggiamo noi stessi e il nostro ambiente. Nessun altro essere, a parte gli umani, ha pensieri così malvagi e narcisistici. Se li annienteremo  dentro di noi, metteremo fine alla guerra, alla fame, allo sfruttamento, all’abuso, alla tirannia e a tutto ciò che affligge il nostro mondo. Se siamo riluttanti ad imparare, saranno i virus ad eliminare queste piaghe dall’uomo.

Cosa cerca la gente nei podcast

Si potrebbe pensare che la gente abbia sempre meno pazienza di ascoltare gli altri parlare, ma in realtà è vero l’opposto.  Infatti, più sono giovani gli ascoltatori, più è probabile che ascoltino i podcast online piuttosto che la musica. Secondo il music business blog Hypebot, lo Spoken Word Audio Report di NPR e Edison Research riporta che “La quota di ascolto audio dello Spoken Word è aumentata del 40% negli ultimi sette anni; l’8% quest’anno” e “la crescita dello spoken word audio è guidata da un grande aumento del pubblico giovane e multiculturale”, mentre l’ascolto della musica è sceso del 10% rispetto allo stesso lasso di tempo.

Ho detto molte volte che i giovani d’oggi non sono superficiali o apatici, come alcune persone ritengono.  Al contrario, sono molto percettivi, diretti e sanno esattamente di cosa hanno bisogno. Non è così: semplicemente non hanno  voglia di usare parole che non possono saziare la loro sete. 

Hanno bisogno di risposte; vogliono informazioni precise sul mondo in cui vivono, e noi non le stiamo fornendo. Dobbiamo offrire alle persone, soprattutto ai millennial e ai più giovani, la comprensione di come pensare e agire in un mondo globalizzato, interconnesso e interdipendente.

Essi lo vivono in maniera naturale, hanno amici in ogni parte del mondo che non hanno mai incontrato ma con i quali chattano online.  Allo stesso tempo, i paesi in cui vivono possono essere ostili o addirittura in guerra tra di loro.  

Noi, la vecchia generazione, abbiamo ancora visioni obsolete di separazione e confini, mentre loro vivono in una nuvola virtuale dove non ci sono confini e si sentono molto a loro agio.  Ora hanno bisogno di informazioni; hanno bisogno di sapere come comportarsi in una vita del genere, perché nessuno dei sistemi educativi odierni fornisce loro informazioni in merito.

Il mondo sta cambiando rapidamente e il ritmo non fa che aumentare. Se vogliamo una transizione fluida e tranquilla, dobbiamo prepararci.  Il paradigma di entità distinte che lottano tra di loro per il predominio è obsoleto,  in un mondo dove ogni entità dipende da tutte le altre entità per soddisfare i suoi bisogni più basilari. 

Se non passiamo velocemente a un modo di pensare più cooperativo e funzionale, la realtà ci obbligherà a farlo nel modo più duro, attraverso le guerre, le malattie, i disastri naturali e innumerevoli altri “colpi” che Madre Natura ha in serbo per disciplinare i suoi figli insubordinati.

Non è solo la generazione più giovane ad avere bisogno di risposte: ne abbiamo bisogno tutti noi.  Prima riconosciamo che il mondo è cambiato, prima inizieremo a studiare il nostro mondo da questa nuova prospettiva interdipendente e saremo in grado di trovare le risposte di cui abbiamo bisogno per noi stessi e per i nostri figli.  

L’insaziabile fame di potere dell’uomo

Fin dall’alba dei tempi, l’uomo ha bramato il potere. Fin da allora, le lotte di potere hanno sconvolto la vita pacifica delle persone. Anche oggi la fame di potere sta devastando e distruggendo innumerevoli vite. Il potere trasforma le persone in prepotenti. Questa cosa non possiamo eliminarla ma possiamo trasformarla in qualcosa di positivo. Se non impariamo come farlo, ci distruggerà tutti.

Si potrebbe dire che la fame di potere è la caratteristica primaria dell’uomo. Vogliamo controllare tutto ciò che ci circonda. Questo è vero non solo per i governanti spietati, ma per ogni essere umano.

La fame di potere esiste dentro di noi dal momento in cui nasciamo. Guarda come i bambini afferrano tutto ciò che la loro mano può prendere. Anche questo è un desiderio di controllare, di ottenere. È lo stato fondamentale dell’essere del nostro desiderio: voler possedere e controllare tutto ciò che vedo, portarlo sotto il mio governo, in modo che io abbia il controllo e tutto il resto sia subordinato a me.

In altre parole, la fame di potere inizia dai bisogni più elementari e aumenta a livelli in cui le persone perdono la capacità di giudicare correttamente a causa della loro ossessione per il potere. Il desiderio iniziale è naturale, ma negli esseri umani si evolve in un mostro disastroso.

Il problema non è che vogliamo qualcosa, ma che i nostri desideri crescono oltre il livello in cui possiamo bilanciarli. Alla fine, diventano desideri non solo di ottenere ciò che vogliamo, ma soprattutto di impedire agli altri di ottenere ciò che vogliono e di averli alla nostra mercé.

Esistono due forze fondamentali: l’attrazione e la repulsione. Si manifestano in tutti i livelli, fisico, biologico, emotivo e morale. In tutta la natura, gli opposti si bilanciano a vicenda. Negli esseri umani, la forza trainante cresce di generazione in generazione e continua a crescere per tutta la vita fino a diventare sbilanciata e fuori controllo. Per mantenere l’equilibrio che il resto della natura mantiene in modo naturale, dobbiamo imparare a farlo.

Fin dall’inizio della vita, dobbiamo insegnare ai bambini la natura umana, come tenerla sotto controllo, quali obiettivi dovremmo porci e come raggiungerli in modo costruttivo per noi stessi e per la società. Dobbiamo mostrare ai bambini quali ambienti sociali sono buoni per loro e quali no, e perché, e mostrare loro il danno che l’egoismo sconsiderato può infliggere.

Una volta che le persone hanno acquisito il controllo sul proprio ego, possono usarlo in modo positivo e costruttivo. Se queste persone hanno il desiderio di governare, una volta che avranno imparato a governare il proprio ego, potranno diventare grandi governanti. Saranno in grado di resistere al crescere e all’esplosione dell’ego, e invece di dire l’état, c’est moi (lo stato sono io), come fece Luigi XIV, si sentiranno umili di fronte al popolo per via del  privilegio a loro concesso di guidarlo saggiamente.

In effetti, un leader deve avere un sentimento intrinseco di non essere meritevole abbastanza. A meno che un leader non senta che le altre persone conoscono di più, sono più capaci o hanno più esperienza e saggezza, nulla gli impedirà di diventare un tiranno. Tuttavia, l’umiltà e un certo senso di inferiorità frenano l’ego e consentono al leader di rimanere attento, riconoscente e, soprattutto, premuroso.

Per ridurre l’inquinamento dell’aria, lavoriamo da casa

Un recente articolo di Steve Cohen dell’Earth Institute della Columbia University illustra i vantaggi di preferire le auto elettriche a quelle con motore a combustione interna. Cohen riconosce che “la decarbonizzazione richiederà decenni e… alcune obiezioni saranno giustificate perché questi impianti avranno un impatto negativo sulla comunità”. Tuttavia, insiste: ” La tesi secondo cui i veicoli elettrici inquinano troppo non è convincente. Inquinano meno dei veicoli alimentati dal motore a combustione interna” e “questo è l’unico confronto che conta”.

Secondo me, stiamo guardando l’intera situazione dalla prospettiva sbagliata. Persino Cohen, un grande sostenitore delle auto elettriche, ammette che “vedremo un progresso man mano che renderemo la situazione meno grave, ma non risolveremo il problema”. Quindi, anziché cercare modi di minimizzare i danni mantenendo uno stile di vita dannoso, credo che dovremmo cambiare il nostro stile di vita, in modo da non creare il problema fin dall’inizio.

L’attuale stile di vita occidentale, promuove orari di lavoro molto lunghi e spesso lunghi viaggi per arrivare e tornare dal lavoro. Negli ultimi anni le cose hanno cominciato a cambiare, ma credo che non dovremmo aspettare, dobbiamo passare al lavoro da casa il prima possibile e rendere questa forma di lavoro il più possibile diffusa.

In Asia, dove le giornate e le settimane lavorative lunghe erano considerate la norma fino a poco tempo fa, ci sono già nell’aria dei cambiamenti. “Panasonic Corp si è unita a un piccolo, ma crescente, numero di aziende giapponesi che offrono al personale una settimana lavorativa di quattro giorni per incoraggiare un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata”, scrive la società di media HRM Asia. Panasonic non è sola, ma “fa parte di una tendenza globale”, prosegue l’articolo, aggiungendo che in Giappone “un gruppo di legislatori sta discutendo una proposta per concedere ai dipendenti un giorno di riposo in aggiunta ai due giorni di pausa settimanali, per garantire il loro benessere”.

Anche la rivista Forbes, scrive che “la settimana lavorativa di quattro giorni sta prendendo slancio” e altri notiziari scrivono sempre di più riguardo questo fatto. 

Secondo me, dovremmo andare oltre la settimana lavorativa di quattro giorni. Credo che anche il lavoro che facciamo, dovrebbe essere svolto principalmente da casa.  Questo creerebbe meno traffico sulle strade, darebbe alle persone più tempo libero e orari flessibili anche nelle giornate lavorative, riducendo drasticamente l’impatto ambientale dell’industria automobilistica, che sia alimentata da motori elettrici o a combustione interna.  

L’industria automobilistica è solo un esempio. In quasi tutti i settori del lavoro umano, ci stiamo dando da fare più di quanto dovremmo, e tutti ne pagano il prezzo: noi, le nostre famiglie, la società e il pianeta. La produzione eccessiva e il lavoro eccessivo non aiutano nessuno e non ci rendono più felici.

Pensate a come ci sentiremmo se avessimo due ore in più di tempo libero al giorno, più o meno il tempo che impieghiamo per andare e tornare dal lavoro. Ora immaginate se lavorassimo solo quattro giorni alla settimana e da casa.

In breve, credo che dovremmo rallentare, dedicare più tempo alle cose che amiamo fare e alle persone a cui teniamo. Questo ci renderà felici, renderà la società più pacifica, aiuterà l’ambiente e aiuterà il mondo. In questi tempi difficili, tutti noi avremmo bisogno di un po’ di tranquillità.

Mesi di guerra

Dopo pochi mesi dall’ inizio della guerra in Ucraina è chiaro che nessuno è contento dei risultati. La Russia non ha conseguito il successo lampo che si aspettava, l’Ucraina è tormentata dal costante bombardamento dei civili e delle infrastrutture e le sanzioni contro la Russia sono presto destinate a farsi sentire, frenando così la sua economia. 

Nonostante la delusione, la Russia è ancora una forza formidabile, anche se solo grazie al suo vasto arsenale di armi non convenzionali: biologiche, chimiche e nucleari. Non possiamo attribuire il successo dell’Ucraina  negando alla Russia una vittoria grazie alle sue forze armate, dal momento che i contatti tra i due eserciti sono stati relativamente pochi. C’è una causa più profonda dietro lo stallo in Ucraina: la guerra va contro la connessione, mentre tutta la realtà va verso di essa. Quindi, quando si agisce contro la connessione, si agisce contro tutta la realtà. Questo non può avere successo, certamente non a lungo.

Specialmente oggi che il mondo è diventato un villaggio globale, ogni movimento che va contro questo pensiero è destinato a fallire. La nostra natura può non gradire l’idea che siamo tutti collegati e dipendenti l’uno dall’altro, ma questa è la realtà e la sua direzione va verso una maggiore interconnessione, non verso una minore. Pertanto, se si nuota controcorrente, contro il flusso della realtà, si è certi di esaurire le proprie forze e di annegare o tornare indietro.

Se la guerra si intensificherà con l’uso di armi non convenzionali, le conseguenze saranno catastrofiche. Tuttavia, ciò non cambierà l’esito finale.

Oppure la guerra potrebbe continuare in modo sporadico con bombardamenti a macchia ma senza una direzione precisa. Ne soffriranno gli abitanti, le parti non si arrenderanno e nessuno vincerà, né ci sarà una tregua.

Prima o poi la ragione prevarrà e le due parti si divideranno e inizieranno a ricostruire delle relazioni. La domanda è quanto tempo impiegheranno e a quali costi. 

Io prego affinché la miseria di cui siamo testimoni in questi giorni insegni al mondo quanto sia necessario lavorare nella reciprocità, nella comunicazione positiva e nello stabilire buoni legami. Le persone apprezzeranno la vita su questa Terra solamente quando saranno connesse. Spero e prego che noi tutti possiamo prendere atto di questo al più presto.

Didascalia della foto:
Una panoramica della distruzione della città di Mariupol, assediata nel sud-est dell’Ucraina, sabato 26 marzo 2022.

Perché le grandi dimissioni

Soltanto nella seconda metà del 2021, più di 25 milioni di Americani hanno lasciato il loro lavoro. Questa ondata è stata definita “le grandi dimissioni” o “Il grande licenziamento” ed è la più grande ondata di dimissioni da quando è iniziata la registrazione dei dati all’inizio del secolo. Al momento, questo fenomeno è prevalente nelle occupazioni a basso reddito o in lavori particolarmente difficili e spesso non appaganti, come gli operatori sanitari. Tuttavia, mi aspetto che coinvolgerà tutte le professioni e non solo i lavori meno apprezzati o mal pagati, e che si diffonderà non solo in America ma in ogni parte del mondo.

Posso capire la gente che si licenzia. Che senso ha sgobbare per un lavoro dove si impiega un’ora ad arrivare, un’ora per tornare a casa e che non lascia tempo per se stessi o per stare con la propria famiglia? Oltre a questo, è meglio se lavorano meno persone: ci sarà meno spreco di plastica, meno inquinamento atmosferico e meno di tutto ciò che sta avvelenando il pianeta.  

In passato lavoravano meno persone, principalmente perché le donne stavano a casa, ma anche gli uomini lavoravano meno ore e impiegavano meno tempo per arrivare sul posto di lavoro. Cosa ci ha dato la modernità oltre allo sfinimento e a una salute cagionevole? Pensavamo che questo stile di vita ci avrebbe soddisfatto, ma abbiamo visto che oltre un certo punto, l’inseguimento della carriera e della ricchezza ci rovina soprattutto la vita. 

Quindi credo sia un bene che stiamo diventando meno materialisti e più indifferenti e pigri. Quando le persone smettono di lavorare, scoprono che possono cavarsela con meno soldi e soddisfare comunque i bisogni primari. In cambio ottengono la libertà!

Credo che stiamo assistendo a un processo naturale e che non sia necessariamente negativo. Potrebbe essere scomodo per gli imprenditori o per il governo, ma non credo che sia una cosa negativa o che dobbiamo “curarlo”. La tecnologia può occuparsi dei nostri bisogni, e se la gente trova necessario lavorare, lavorerà. 

 L’attuale stato di sovraconsumo è una distorsione della società, un fardello per il pianeta e non giova a nessuno se non agli azionisti delle imprese che ci vendono ciò di cui non abbiamo bisogno, ovvero la maggior parte di ciò che producono.

Soprattutto ora, in un momento in cui le persone iniziano a porsi domande serie sulla vita, non vogliono essere gravate da bisogni materiali più del necessario. Hanno bisogno di tempo per riflettere e interrogarsi sulla vita, per esplorare dentro di sé ciò che vogliono dalla vita e dalle relazioni.

Siamo nel mezzo di una formidabile trasformazione. Richiede tempo, energia, pazienza e distoglie la mente dalle cose banali.  Più persone accolgono questa nuova mentalità, meglio sarà per tutti.

Al di là delle riflessioni si trova una nuova visione del mondo che incorpora tutte le persone e rifugge dalla brutalità e dal narcisismo. Quindi lasciate che la gente si sdrai al sole e pensi; è meglio per tutti noi.

Evasione totale

Ho già condiviso con voi che ricevo costantemente delle email da persone che pongono domande alle quali non hanno risposta. Un fisico mi ha posto la seguente domanda: “Ultimamente ho notato che le persone sono angosciate. È in aumento la richiesta di prescrizioni per antidepressivi; le persone vivono la vita con un senso di insicurezza e a parte i farmaci, non ho nulla da offrirgli. Si sono rivolti ad istruttori e formatori ma tutto sembra invano. Quindi dottor Laitman,  la domanda che le rivolgo è la seguente: a cosa possono aggrapparsi per procedere nella vita?”

Posso capire perché le persone si sentano così. Per milioni di anni la vita delle persone è cambiata di pochissimo. Vivevano in piccole città o villaggi, avevano un mestiere o un pezzo di terra da coltivare, conoscevano il contesto in cui vivevano e le persone che lo abitavano. Erano vicino alle loro famiglie, si sposavano senza allontanarsi troppo dalla propria città o villaggio e in questo modo tutti avevano lo stesso tipo di vita, di cultura e di tradizioni. Le persone sapevano cosa aspettarsi. Le loro vite erano dure ma  avevano in qualche modo una direzione, avevano dei valori chiari e questo dava loro un senso di tranquillità, esattamente ciò che manca oggi alla gente.

Oggi la vita materiale è molto semplice ma le persone si sentono perse perché non comprendono il mondo che li circonda. Non vivono più in piccoli villaggi perché il mondo è diventato un villaggio globale. Anche gli agricoltori non riescono a lavorare la terra senza i macchinari e semenze provenienti da altri paesi ed il prezzo del loro raccolto dipende dai mercati mondiali delle materie prime. In altre parole un agricoltore deve intendersi anche di sistemi globali di approvvigionamento, dei mercati della domanda e dell’offerta, di clima e di carburanti. C’è bisogno di una connessione a internet, di contratti con società di spedizione e di fornitura, e di contabili per capire il proprio bilancio. C’è da meravigliarsi se la gente si sente persa?

Poiché si sentono così e non trovano risposte, non hanno altra scelta se non provare a dimenticare. Sognano il momento in cui potranno allontanarsi da tutto. Si dedicano a passatempi, giocano con il computer e si sfiniscono nello sport. Viaggiano, vanno in vacanza e meditano. Bevono e fanno uso di sostanze stupefacenti, si convertono e diventano estremisti e fanno tutto ciò che è in loro potere per evitare di confrontarsi con la loro incapacità di gestire il mondo in cui vivono. Nello sforzo che fanno per sopprimere il loro disorientamento, si rifugiano nell’evasione totale.

Tutto ciò che abbiamo costruito, l’industria dell’intrattenimento, gli sport professionali e amatoriali, lo shopping, il turismo e l’arte, l’abbiamo costruito al fine di non pensare alle nostre vite.

Ma abbiamo esaurito il carburante. Abbiamo consumato le energie, sia le nostre che quelle che riusciamo ad estrarre dalla terra, e stiamo anche rimanendo a corto di idee per continuare ad evadere. Presto rimarranno solo due possibilità: una guerra che annichilisce tutto oppure imparare a conoscere il mondo in cui viviamo.

Se assumiamo di scegliere la seconda, dovremmo imparare come tutti noi ci influenziamo l’un l’altro, come siamo collegati nel mondo e come siamo dipendenti l’uno dall’altro. Di conseguenza, ci renderemmo conto che dobbiamo prenderci cura l’uno dell’altro. E se, al quel punto, non lo facessimo, dovremmo riconoscere che tale atteggiamento è dannoso per gli altri e dannoso per noi.

Solo quando accetteremo che il mondo è definitivamente cambiato e che noi dobbiamo accettare i cambiamenti ed accogliere la connessione con l’intera umanità, saremo in grado di raccogliere i benefici del progresso e sentirci a nostro agio sia fisicamente che dal punto di vista emozionale.

Perdere fiducia negli scienziati

Secondo un recente sondaggio del Pew Research Center, la fiducia negli scienziati e nei medici è diminuita. Il sondaggio ha scoperto che solo il 29% degli adulti statunitensi ha una grande fiducia sia negli scienziati che nei medici in merito al fatto che agiscano nell’interesse del pubblico, in calo rispetto al 40% rilevato nel Novembre 2020.

Non solo le professioni scientifiche e mediche stanno vedendo un declino della fiducia del pubblico. La percentuale di Americani con molta fiducia che i militari agiscano nell’interesse del pubblico è scesa di 14 punti, dal 39% del novembre 2020 al 25% del sondaggio attuale, e anche la percentuale di Americani con molta fiducia nei presidi delle scuole pubbliche K-12 e negli agenti di polizia è diminuita.

Dal mio punto di vista, ci sono diversi livelli di questo fenomeno. A livello più superficiale, il pubblico semplicemente non vuole continuare a finanziare studi vuoti e inutili che non hanno alcun beneficio per nessuno se non per coloro che li portano avanti. Abbiamo fondato istituzioni, centri di ricerca e laboratori che non portano niente di buono a nessuno. È meglio tenersi alla larga da queste “scoperte” che servono solo a confonderci e non sprecare i soldi dei contribuenti in questi studi.

Ad un livello più profondo, i funzionari pubblici, o chiunque abbia il compito di servire il pubblico e lavorare per il pubblico beneficio, sono intrinsecamente inetti per il loro lavoro. La loro stessa natura impedisce loro di svolgere il proprio compito.

Il problema non è con loro, ma con tutta la società. Non è che qualcun altro sarebbe più affidabile se fosse nei loro panni.  Quando tutta la società è piena di sfiducia e malafede, i rappresentanti del pubblico non possono essere migliori del pubblico che li ha posti nel loro ruolo. 

L’unico modo per cambiare il pubblico dal quale provengono i suoi funzionari è attraverso l’educazione. È qui che dobbiamo investire il nostro denaro, il nostro tempo e i nostri sforzi. I valori alla base della società determinano la sua struttura e definiscono il livello di fiducia tra il pubblico e i suoi funzionari.

I funzionari pubblici vogliono veramente servire la società e capiscono cosa significa farlo? Sanno dove vogliono condurre la società? Sanno in cosa possono contribuire? Se possono fare tutto questo allora sono degni di fiducia. Ma quale funzionario pubblico è così? 

Per poter riformare i funzionari pubblici e gli scienziati in modo che lavorino per il bene del pubblico e non per se stessi, dobbiamo trasformare il nostro intero sistema educativo. Fin dai primi anni e per tutta la vita, le persone devono essere occupate in un processo di educazione continua.  

Quando nasciamo, siamo semplicemente degli animali a due zampe. L’educazione deve fornire alle persone non solo la conoscenza, ma come prima cosa i valori umani, con etiche che pongono l’unione e l’amicizia al di sopra dell’egoismo e del narcisismo. 

Se alla gente non viene insegnato che la società consiste di molte persone che lavorano insieme per creare una vita migliore per tutti, come possiamo aspettarci che credano che lavorare per il bene comune li aiuti personalmente? E se le persone in una certa società non si sentono collegate e non danno valore alla responsabilità reciproca e alla preoccupazione per gli altri, possono aspettarsi che i loro rappresentanti si prendano cura di loro? Può un rappresentante del pubblico possedere ciò che il pubblico che lo ha incaricato non ha?

Se il cibo e gli altri beni di prima necessità fossero distribuiti equamente, nel mondo non ci sarebbe una sola persona a soffrire la fame . Tutti i nostri bisogni di base e i beni di prima necessità sono abbondanti ed economici. Le sole ragioni per cui non sono accessibili a tutti sono l’avidità e la crudeltà. Se il mondo producesse il doppio di quanto produce oggi, chi non ha continuerebbe a non avere.  

In altre parole, non c’è una mancanza di scorte, ma c’è una grande mancanza di volontà di fornirle. Nella nostra era globale, il mondo intero deve funzionare come una singola unità. Arrivarci è un processo graduale, ma succederà, che ci piaccia o no. Se impariamo come utilizzarlo per il bene di tutti e accettiamo di lavorare come una sola unità globale, tutti beneficeremo dell’abbondanza che esiste in questo mondo e non ci saranno più fame o guerre.

Se rifiutiamo di accettare che siamo tutti un’unica umanità, allora l’attuale conflitto nell’Est Europa non sarà altro che il precursore di tante altre afflizioni a venire, che arriveranno per mano nostra.