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Il Creatore governa con amore

Domanda: Nel cammino spirituale il mio desiderio egoistico si affronta con sensazioni spiacevoli.

Risposta: Fino al punto in cui finalmente ti alzi e senti quanto buono é realmente. Proprio ora sei orgoglioso di te stesso come un gallo pomposo, quindi per forza che non è piacevole. Ma dopo, tu comincerai a valorizzare l’attitudine del Creatore e vedrai che Lui sta veramente mostrando umiltà. E’ detto che là dove rivelerai la grandezza del Creatore, rivelerai la Sua modestia.

Non c’è nulla che sia più grande della modestia, benché l’egoismo non sia d’accordo. La modestia è il risultato di una reazione alla Luce Circostante del Creatore, che è il livello maggiore. Non appare alla prima volta, è preceduto dalla realizzazione del fatto che l’Uno superiore governa con amore. Per noi, potenza significa tirannia e oppressione, mentre in spiritualità è l’opposto: L’Uno Superiore ti mostra l’estensione alla quale Lui si china prima di te. E cominci ad avvalorarLo per questo.

Domanda: In questo caso, chi lavora con chi: Lui con me, o io con Lui?

Risposta: E’ un lavoro mutuo. E’ detto “Io sono il primo.” In altre parole, il superiore ti porta tutti i tuoi stati; tu sempre esisti all’interno delle circostanze create da Lui. Quindi, prima di tutto, devi ricordarti che vivi in un mondo che Lui ha formato. E dopo, devi guardare te stesso di lato: ”Come sto reagendo a questo? Sono capace di fare qualcosa o sono completamente debole? Sono arrabbiato? Ho ceduto? Come rispondo al mio stato attuale? Posso cambiare a uno stato desiderato? E che cos’è esattamente?

Nella ricerca per i significati per permettere questa transizione, scopri che è possibile cambiare solo il tuo stato verso il superiore. Questo significa che devi chiedere a Lui di farlo.

In quanto al superiore, Lui ha costruito un ordine ristretto, una catena di stati attraverso la quale Lui ha bisogno di guidarti. Se sei in accordo con il Suo piano, se chiedi di andare al prossimo stato, allora puoi rivelarLo come buono e propizio. Dopo di questo, tu lo desideri e questo ti riempie. Comunque, se tu non chiedi per il prossimo stato, allora si manifesterà attraverso qualità cattive e brutte sensazioni.

Così è impostata la catena, e tutto dipende dalla tua preparazione. Forzando lo stato successivo, lo ricevi come un regalo, e viceversa, rigettando il nuovo stato lo sentirai come una forma di sofferenza, che tuttavia continua a insegnarti qualcosa.

Domanda: Questo significa che la mia richiesta determina le sensazioni lungo il cammino?

Risposta: Si. Tu hai bisogno di innalzare MAN, una richiesta per la correzione.

Domanda: Comunque, l’umiltà mi priva della forza. E’ impossibile avanzare in questa maniera finché lo sviluppo non sia costruito in un forte desiderio egoistico. Che cosa rimarrà dopo la rinuncia a me stesso? Forse otterrò una nuova mente, ma essenzialmente io, me stesso, non esisterò a lungo.

Risposta: La rinuncia a se stessi è realizzata attraverso il potere della mente, per mezzo di conoscenza vicina con il Creatore, quando chino la mia testa, quando lavoro completamente al mio desiderio. La rinuncia a se stessi è una transizione attraverso un’azione di dazione, io comincio precisamente con la rinuncia, io accetto un nuovo ordine di lavoro in accordo con ciò che ho bisogno di unire con coloro che mi circondano maggiormente, penetrare i loro desideri, e formare un nuovo vaso. Questo richiede tante diverse e interdipendenti azioni fino a che non riesco a mettere insieme delle parti tra loro dipendenti.

Quindi non c’é fine in questo modo. Il Creatore semplicemente vuole che diventi “un bravo e intelligente ragazzo”. Quando ti chini prima del Creatore, ti stai veramente inchinando prima della proprietà della dazione, elevandola al di sopra del tuo egoismo, e continuando a lavorare con questa proprietà. Allora cominci ad attribuire al tuo ego la dazione.
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(Dalla 4° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 29.05.2012, Baal HaSulam “600,000 Anime”)

Cosa rivelerebbe un cardiogramma dei desideri del cuore?

Domanda: Cos’è la Shechina?

Risposta: La Shechina è l’insieme di tutti i desideri creati dal Creatore uniti in un unico desiderio equivalente che si fonde con il Creatore nello stesso tipo di dazione come Egli è. Cioè, il desiderio di godere è pienamente corretto alla dazione.

Ma in relazione a noi, la Shechina è “nella polvere.” Il Creatore ha creato il desiderio di godere, e lo portò alla correzione finale: la finale, e la terza, esistono già nello stato corretto. Tuttavia, ci sentiamo come se fossimo al di fuori della Shechina, a tal punto che siamo nascosti dall’occultamento,dalla nebbia, e dall’inganno

Pertanto, ci sentiamo come se non apparteniamo a quel comune e corretto desiderio, e dobbiamo lavorare sodo per unirci con esso. Immaginate che ognuno è completamente corretto, ma voi, vedete il mondo completamente danneggiato. Pertanto, è necessario correggere la percezione e unirsi al resto del mondo, la Shechina.

Dovreste chiedere al Creatore per farvi divenire equivalenti a Lui, che è ciò che significa appartenere alla Shechina. Ma come si fa a chiedere perché non si può fare artificialmente? La richiesta viene dalla profondità del cuore in un modo che non può essere fermato.

Immaginate che tutti i desideri del vostro cuore erano visibili a tutti su un grande schermo, come se i sensori di un cardiogramma fossero collegati al cuore, mostrando a tutti i vostri desideri, i vostri pensieri, quelli degli altri, e i vostri sogni per il futuro. E voi eravate in grado di fermare questa trasmissione, e non avevate il controllo del vostro cuore. Ovviamente, ci si dovrebbe vergognare se questi desideri fossero relativi a voi stessi. Ma se si collegano questi desideri al Creatore, sapendo che Egli li manda a voi, allora non si ha niente di cui vergognarsi, allora non ci si deve vergognare dei desideri che si svegliano nel vostro cuore. Devi solo provare vergogna per qualcosa che avresti potuto fare per correggere il tuo cuore, ma che non hai fatto.

E poi si inizia cercandolo. Si vede che il Creatore ci invia desideri differenti, ci fa pensare a falsificazioni, furti, omicidi, violenze, sui modi per ingannare e usare tutti. Si potrebbero vedere queste immagini se il cuore fosse stato visualizzato su uno schermo. Ma tutti questi pensieri si stanno risvegliando in te dall’Alto, e tu non sei padrone di loro.

E con questo, si vedrebbe che hai avuto l’opportunità di fare ogni immagine come il Creatore, ma non lo hai fatto. E ora ti vergogni del fatto che non ti sai correggere o chiedere la correzione. Forse, non hai nemmeno fatto uno sforzo per correggere qualcosa, o forse hai provato e hai capito che non si può fare, ma non chiedere al Creatore per l’aiuto.

Tutti questi stati che avresti potuto correggere, ma non hai fatto, è perchè hai ora un sentimento di vergogna. Questo è ciò di cui ti vergogni , ma non ti vergogni delle immagini più terribili che si svolte nel tuo cuore e che sono venute dall’Alto.

Se provassi a portare tutto quello che hai in tuo possesso in equivalenza con il Creatore, allora inizieresti a rivelarne tutti i dettagli : da dove viene, perché, per che cosa, come chiedere aiuto, e come farlo funzionare. Ma se non avete intenzione di correggere voi stessi, allora non dovreste nemmeno aprire il pacchetto inviatovi o realizzare cio che vi arriva.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 31.05.2012, Shamati 50)

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La lettera e lo spirito

Domanda: Baal HaSulam dice nella “Introduzione allo studio delle dieci Sefirot,” Articolo 155, che anche se non capiamo i testi kabbalistici, noi attingiamo il potere della correzione, la luce circostante, leggendolo. Allora, perché le persone che conoscono questi testi a memoria non hanno mai raggiunto la realizzazione?

Risposta: Non attingiamo il potere di correzione, perché la Luce circostante deve diventare la luce interiore, quando si acquista un Masach (schermo), il che significa l’intenzione di dare. La domanda è: hai la voglia di raggiungere il Masach? Siete attratti dalla correzione? Vuoi rivelare l’inclinazione al male? Siete pronti a passare attraverso questo, anche se è spiacevole? Voi vedete questo come un obbligo e una necessità? Investite tutte le vostre energie nella società, al fine di essere sotto l’influenza degli amici? Solo allora ti solleva dai tuoi desideri e ti tirerà fuori da questa palude.

Quando odiate qualcuno dovete fare uno sforzo in modo da amarlo. E ‘come se hai sbagliato e ti alzi al di sopra, anche se il sentimento di odio rimane, si lavora solo per l’amore volendo dargliene più di quello che dai al tuo bimbo.

Ma voi fate e mantenete questa inclinazione per quanto riguarda queste correzioni? Se è così, si sta attirando la Luce Circostante che opera su di voi e vi offre i necessari attributi.

Il momento stesso in cui vengono deviate dal percorso, e si sono ostacolate da più interruzioni, ma si deve ancora avanzare e soggiogarsi prima degli amici chiedendo il loro aiuto. Così si evoca la Luce Circostante su di voi, che il desiderio dell’attributo per la dazione e l’amore-odio e di rifiuto al di sopra. Anche se siete assolutamente nella ragione in tutte le vostre richieste per quanto riguarda gli amici, bisogna comunque cercare di progredire “la ragione al di sopra.”

Quanto a coloro che stanno chiedendo, hanno a che fare con la saggezza e non con la Torà, non con il metodo della correzione nella Luce che riforma che è nascosta. Leggono i testi, senza alcun collegamento con l’inclinazione al male che si rivelerà o che è già rivelata. Essi non vengono a lezione, al fine di correggere se stessi, e non studiano la Torà, ma la saggezza. Quindi dice: “la sapienza tra le nazioni, credo.” Le “nazioni” si riferisce a coloro che non vogliono correggere se stessi. Tuttavia, coloro che vogliono raggiungere l’unità sono chiamati “ebrei”, e questa è la differenza.

Abraham ha dato i “doni” ai figli delle concubine, vale a dire i metodi intermedi. Hanno studiato per piacere, hanno ricevuto una illuminazione leggera, ma non soddisfano la correzione e non saliranno la scala dei gradi spirituali. Queste persone studiano il materiale a memoria, discutono, discutono….

Noi non discutiamo e non discuteremo di qualsiasi cosa, per noi solo la Luce che Riforma è importante. Non importa quanto una persona sa, ciò che è importante è quello che tiene in contatto con il testo che porta la potenza della correzione.

Eventualmente, tuttavia, la correzione è la quota di tutti, e io non sottovaluto nessuno. Se una persona apre libri di Kabbalah, anche se cammina al buio, sta ancora andando avanti.
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 23.05.2012, Introduzione allo Studio delle Dieci Sefirot)

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Il mio amico è il rappresentante del Creatore

Domanda: Come dobbiamo lavorare durante un seminario? Come dobbiamo ascoltarci uno con l’altro?

Risposta: Un amico può dire delle cose che io comprendo oppure no. Può dire delle cose che considero grandiose o che considero delle sciocchezze. In ogni caso, io lo percepisco come un rappresentante del Creatore. Il Creatore mi sta influenzando attraverso lui.

Se provo repulsione dalle apparenze del mio amico, dall’espressione, dal significato delle sue parole, o qualsiasi altra cosa, potrei non percepirlo ne volerlo. E questo è un meraviglioso esercizio! Io voglio sollevarmi sopra di questo! Se lui è il rappresentante del Creatore, poiché, “Non esiste nessuno tranne Lui”, specialmente in ogni evento come questo al quale stiamo partecipando, allora io devo innalzare il mio amico e cercare di penetrare nell’essenza spirituale attraverso di lui, che sta presentando tutto questo a me e si presenta anche in questa maniera. Io devo sollevarmi a uno stato, dove percepirò tutto nella sua assoluta benevolenza, dazione assoluta, e assoluta qualità spirituale-malgrado tutto quello che sto sentendo dentro di me, nonostante il fatto di non averlo.

Ed è molto buono che queste due qualità si manifestino in me: l’attitudine egoista verso il mio amico, quando tutto quello che vedo in lui non prende nessuna critica, e dall’altra parte, per il contrario, quando io lo tratto con fede oltre la ragione, come un rappresentante del Creatore, perché niente può venire da nessuno al mondo che sia negativo, male imperfetto. E se esiste in me, allora è mio; io lo sto guardando con i miei occhi.

È per questo che, se io sono capace di notare questi due stati, io ho già fatto un certo lavoro spirituale. Dobbiamo mettere insieme tutti gli stati critici superiori e inferiori in relazione uno con l’altro, e avremo un vaso comune- Malchut che è alla base e consta solamente di cose sgradevoli- e continuerà a diventare più brillante e peggiore in noi, e noi saremo capaci di continuare a salire verso Keter oltre questo. E poi creeremo una tale distanza tra di loro, tale tensione, che saranno uguali allo stato quando la Luce Circostante diverrà la Luce Interiore e brillerà lì. Allora acquisteremo il primo livello spirituale.

Che cosa fa questo? Noi innalziamo MAN verso Malchut del mondo di Azilut, che ci connette insieme, e lì stabilieremo noi stessi per la prima volta come neonati. E una persona non può nascere da sola, ma perlomeno in dieci persone.
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Una Vita e una preghiera comune per tutti

Il centro del gruppo è il punto in cui ci liberiamo da tutti i frammenti della rottura e vogliamo concentrarci solo sulle nostre scintille e unirle insieme. E più si cerca di unire queste scintille, più saliamo sulla scala spirituale.

A causa di questi sforzi, riveliamo una nuova profondità del desiderio in noi, e una Luce più grande si rivela nell’unità delle scintille. Il collegamento delle scintille è la “Reshimo de Hitlabshut“, e la profondità del desiderio, sopra la quale vogliamo collegarci, è il “Reshimo de Aviut,” e quindi cominciamo a collegarci al nostro primo Partzuf spirituale comune in cui ci sentiremo una sola anima.

La prima volta che noi ci sentiamo nella realtà integrale in cui tutti siamo collegati l’uno all’altro, e al suo interno sentiremo la vita spirituale-uno per tutti. Come si dice: “Non c’è nessun altro oltre il Creatore,” uno per tutti: un solo pensiero, una luce, un sistema unificato. Noi sentiremo noi stessi vivere all’interno di una forza superiore.

E poi, inizieremo a riconoscerla sempre di più, distinguendo più funzioni in esso, atteggiamenti diversi verso di noi in rapporto alle dimensioni del Partzuf. Ma il primo punto da cui dobbiamo partire è il punto della nostra unità, chiamato il centro del gruppo. Si compone di due elementi: Il primo è il superamento del nostro egoismo, la Reshimo de Aviut, e la seconda è il nostro desiderio di unire le nostre scintille, che determina il Reshimo de Hitlabshut.

Se Io installo correttamente l’uno rispetto all’altro, è chiamata fede al di sopra della ragione. Tutto si riduce ad una realtà, ad un singolo stato. La fede è la connessione delle scintille, e la conoscenza è la forza del desiderio egoistico, sopra il quale vogliamo costruire la nostra connessione.

Non importa se non riusciamo a raggiungere il desiderio e a collegarlo al centro del gruppo. La cosa principale è quanto impegno vi abbiamo messo dentro. L’entità degli sforzi determina lo stato di successo.

Non riusciremo mai a raggiungere il successo direttamente attraverso le nostre azioni, ma solo attireremo la Luce a noi stessi, in modo che il Creatore terminerà questo lavoro per noi! Dopo tutto, “un prigioniero non può liberarsi dal carcere,” tutto accade per l’aiuto dall’Alto, attraverso la preghiera e la risposta ad essa.
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(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 24.05.2012, conversazione sul Workshop)

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Cambiamenti che conducono verso l’uguaglianza

Domanda: Che cos’è il centro del gruppo?

Risposta: Il centro del gruppo è il centro della nostra realtà, il suo principale punto spirituale. La realtà non esiste da se, ma esiste riguardo alla persona che la raggiunge. È possibile raggiungere la realtà unicamente al centro del gruppo, dove io annullo il mio ego e mi connetto con gli altri in maniera ugualitaria in modo che questo si stabilizzi dentro di me.

Allo stesso tempo, io cambio le relazioni tra di noi di proposito, alcune volte io mi sottometto davanti agli amici vedendoli come i più grandi della generazione, e altre volte m’innalzo sopra di loro per poter donare qualche cosa da me. Alla fine, vedendo il gruppo alcune volte dall’alto e altre dal basso, io trovo un’attitudine ugualitaria verso di esso. Quest’uguaglianza non esiste al principio, è il risultato del mio sforzo.

Da una parte io desidero ardentemente di essere sopra gli amici per poter aiutarli, e dall’altra parte, mi metto sotto di loro per poter vivere e per essere chi riceve attraverso di loro. Da questi due poli, io scopro all’improvviso ciò che significa essere uguali, anche se io non ho anelato questo prima e non vedevo questo punto. Io vedo me stesso in Ein Sof più alto di tutti quanti (+°°) e allo stesso tempo Ein Sof più basso degli amici (-°°), e all’improvviso scopro il centro del gruppo dove tutti sono uguali e scopro che realmente esiste. La mia vita corporale resta indietro e riamane soltanto la devozione, la garanzia mutua, l’adesione con tutti. Io sento di chiamare sempre di più la Luce che riforma, la Luce Circostante che riempie tutto lo “spazio” dei miei attributi. Scoprendo più poteri, più supporto, più cura dall’esterno, io sento di stabilizzarmi, e quello è il centro del gruppo.

Nel centro del gruppo io scopro realmente il gruppo, gli amici, e non importa che cosa scoprano, nella mia realtà tutto è completamente preciso. È cosi poiché il mondo di Ein Sof esiste già, e la discesa in questo mondo è solo per costruire i gradini della scala della rivelazione spirituale, la ricognizione, la comprensione e il sentimento in noi. Quando questi gradini appaiono a una persona e lei inizia a salire, non dipende più da nessuno: Tutti sono in Gmar Tikkun (la fine della correzione). Io sono di fronte al posto dove esiste la Luce di Ein Sof e tutto dipende da me, tutto e tutto sulla realtà è in me, e lì io scopro la verità. Ma questa realtà dipende dal mio investimento, nella mia lealtà al gruppo, all’insegnante e alle fonti, ed io devo rivelarlo in pratica.

Non c’è niente oltre il centro del gruppo, io scopro di dover diventare il centro del mondo intero, il posto dove si riuniscono tutte le anime, tutte le corruzioni e tutte le correzioni. Questo è Malchut di Ein Sof con tutto quello che deve prendere e includere in esso. In altre parole, quando una persona consacra se stessa a Malchut di Ein Sof, la Divinità, volendo diventare una parte inseparabile di essa, diventa se stessa Malchut di Ein Sof, e da questo si connette con le prime nove Sefirot, cioè, con tutti i mondi fino a Ein Sof,e quindi avanza.
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(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 22.05.2012, “Conversazione riguardo il Workshop”)

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Cosa chiedere quando siamo nella sofferenza

Domanda: Il nostro compito è quello di trasformare i desideri quotidiani della gente comune in una supplica al Creatore. Come possiamo farlo?

Risposta: Una madre capisce chiaramente perché il suo bambino sta piangendo, anche se il bambino non si rende conto perché piange. Lo stesso principio si applica qui: Dobbiamo trasformare i desideri della gente, altrimenti non corrisponderanno alla Luce. Le persone piangono per i loro problemi nella vita materiale, ma la Luce non risponde alle loro lamentele dal momento che è stato Lui che gliela mandati.

È scritto: “Venite dal Faraone visto che io ho indurito il suo cuore”. È il Creatore che combina i nostri problemi e non possiamo chiedergli di eliminarli, per quale ragione allora Egli li avrebbe mandati? Dobbiamo rivolgerci a Lui con una diversa richiesta – un appello ad innalzarci al di sopra dei nostri problemi e scegliere di passare attraverso le angosce, perché solo facendo così noi Lo percepiamo. Questo è come arriviamo alla dazione attraverso la ricezione.

Ma noi siamo incapaci di raggiungere questo stato! Noi siamo letteralmente immersi nell’egoismo; noi soffriamo, ci sforziamo almeno di liberarci dal dolore poichè siamo incapaci di sentire gioia.

Noi dobbiamo chiedere a Lui: “Dammi la forza di innalzarmi al di sopra del mio dolore.” Noi abbiamo particolarmente bisogno di diventare consapevoli del nostro rifiuto nel provare dolore e del nostro desiderio di inalzarci al di sopra: Lascia che il mio corpo soffra, ma che io possa essere un gradino sopra al mio corpo, la sofferenza mi aiutera’ a scappare dai miei desideri egoistici. Se la sofferenza svanisce, io tornero’ dal Faraone; tuttavia, se la sofferenza continua, io faro’ qualcunque cosa in mio potere per evitarla.

Cosi, la sofferenza è un requisito necessario per farmi scappare dal Faraone, dal mio egoismo. Ma scappare verso dove? Allora prego il Creatore di liberarmi: “dammi una possibilità di fuggire e di salire al di sopra del Faraone”. Anche se mi occupo solo di una piccola parte del male comune, questo è il tipo di lavoro che devo fare consapevolmente. Il mio lavoro non è quello di rimanere come un animale miserabile, ma di elevarmi al livello di un essere umano. Io devo capire che l’uomo è superiore al livello animato e noi dobbiamo tracciare una linea rigida ed evidente della separazione tra questi due stati.

  • L’animale in me soffre. Lascialo soffrire! E’ solo il mio egoismo, è il Faraone, con tutto il suo dolore e oscurità che si inffitisce fino al grado dell’ “oscurità egiziana”.
  • Io mi stò innalzando al di sopra della sofferenza per la dazione.

Ma dove posso trovare l’energia per realizzare tutto questo? Io sono così debole che scappo via al minimo dolore. Più avanzo spiritualmente, più divento sensibile e le cose che erano abbastanza facili in precedenza finiscono per rivelarsi insopportabili. Non posso tollerare nulla, neanche i problemi fisici.

Su questo noi dobbiamo lavorare con diligenza: Ci sforziamo di innalzarci al di sopra dei nostri desideri attraverso i quali soffriamo sempre di più. Troviamo le tenebre Egiziane nel luogo dove in precedenza c’era la luce, ma in realtà non è cambiato nulla, tranne il nostro giudizio sugli eventi.

Questo è come il Faraone da “buono” diventa “cattivo”, una luminosa giornata di sole si trasforma in buio profondo.

Un tale stato ci sembra estremamente triste e cupo, dobbiamo superare il dolore crescente e considerare la sofferenza come aiuto.

Si dice che “il Faraone porta i figli d’Israele verso la Libertà”, ma a condizione che realmente si sforzino di elevarsi sopra al loro egoismo.

Loro comprendono che la sofferenza li aiuta ad innalzarci al di sopra dei loro problemi e a separare se stesi dall’egoismo, visto che nessuno è in grado di affrontare volontariamente la sofferenza; istintivamente, la gente scappa dai guai il più lontano possibile.

Così il Faraone mi aiuta allontanandomi, mentre il Creatore mi aiuta con l’indurimento del cuore del Faraone. Il mio compito è quello di chiedere al Creatore di concedermi la forza di rimanere al di sopra e di considerare la dazione più importante della ricezione.

Altrimenti,  io mi limiterei a piangere per il dolore come una persona che non si concentra sulla crescita ma che singhiozza sui molteplici problemi della sua vita. Questo è quello che vediamo oggi, mentre l’umanità sta andando verso una crisi. Le persone non hanno un posto dove andare; sono impotenti, e quindi, non vogliono sapere nulla, “Dacci un anti-depressivo, alcool, antidolorifici, sedativi, farmaci” – qualsiasi cosa li aiuti a staccasi dal loro dolore.

Noi chiediamo al Creatore di tenerci sopra al nostro dolore in modo che esso non ci possa assordare, ma piuttosto di assumenre un’altra forma. Il nostro lavoro è implorare: “Dammi una possibilità di dare e di godere di cio. “Non dobbiamo dare per ricevere; dobbiamo imparare come gioire nella dazione. Se lo facciamo, andiamo oltre la conoscenza, e raggiungiamo la dazione per il bene della dazione, acquisendo così la soddisfazione attraverso un grande senso di appartenenza piuttosto che attraverso l’appagamento del nostro egoismo. Non importa se stiamo soffrendo dentro i nostri desideri egoistici; noi godiamo la nostra sensazione di appartenere a Lui. Questi sono due diversi tipi di vasi. Allo stesso modo, le persone in questo mondo sono orgogliose e godono nel servire coloro che essi considerano degni e grandi.

Questo rispecchia il modo in cui noi prepariamo noi stessi; gli altri ci seguiranno. In effetti, un enorme desiderio che vuole essere riempito si nasconde dietro la “facciata” della nostra civilizzazione. Il nostro obiettivo è quello di correggere questo desiderio, altrimenti, le persone continueranno a soffrire inutilmente.
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(Dalla seconda parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 9.04.2012, “Domande e risposte Per quanto riguarda il Congresso in Brasile”)

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La battaglia dell’egoismo con i neonati

Giuseppe” è il punto dentro ad una persona che può crescere solo quando è posto nel regno del Faraone (desiderio egoistico); la piccola scintilla di luce è chiamata “ candela sottile” (Ner Dakik). La “candela sottile” si colloca deliberatamente dentro l’ego, cresce insieme all’ego ed eventualmente lo trasforma in dazione. Cosi, Giuseppe andò in Egitto, crebbe (si espanse) là (che significa che i suoi fratelli si unirono a lui). Lui rappresenta la scintilla che si sviluppa solo dentro l’ego umano.

L’egoismo è costruito in modo tale da considerare solo le cose che egli considera “lucrative” (benefiche). Lui identifica “profitti” solo in base all’appagamento, chiamato “lavoro femminile”, che è opposto all’appagamento prepotente, chiamato “lavoro maschile”. Questo è il motivo per cui il Faraone ordina di ammazzare ogni singolo ragazzo Giudeo e lasciare vivere le ragazze.

Noi diamo vita ai “figli” e poi li ammazziamo perché non abbiamo idea di come lavorare con l’intenzione che ha per scopo il dare. Poi, loro ri-nascono attraverso i nostri tentativi di dazione anche se minimi, ma di nuovo l’ego uccide i nostri sforzi. Il nostro intelletto riconosce allora che dobbiamo dare e accrescere le nostre intenzioni, che sono annullate di nuovo dall’ego.

Il nostro lavoro è di riconoscere, attraverso i nostri desideri, che noi diamo vita ai nostri “figli” e poi li distruggiamo. Noi siamo terrorizzati da ciò che abbiamo fatto, e dal fato che non abbiamo via d’uscita. Dopo aver attraversato questa tortura e compreso che siamo incapaci di fare qualcosa a riguardo, passo dopo passo, noi acquisiamo un nuovo desiderio: una nuova Reshimo informativa che è chiamata “Moshe” (Mosè).

Moshe” comincia a crescere e svilupparsi nella casa del Faraone. Sembra che stia dalla parte del Faraone. Il Faraone lo sviluppa e lo eleva, insegnandoli la sua saggezza. Dopo 40 anni spesi nel palazzo del Faraone, Moshe ha tutto eccetto la conoscenza del Creatore.

Moshe continua a crescere dentro i suoi desideri, che sono sottoposti alla correzione e sente che nonostante tutto, lui non riesce a convertirli in dazione. A questo punto gradualmente i suoi desideri acquisiscono il “punto di Moshe”, la scintilla che all’inizio era nascosta e che era totalmente elusiva. Comunque, la scintilla continua a crescere. A causa di ciò, noi cominciamo a dare vita ai nostri “figli” che significa l’intenzione di dare. Noi crediamo che siamo capaci di dare e di volta in volta “ammazziamo” i nostri sforzi.

Una persona continua a sterminare i suoi “figli” fino a quando con grande rammarico si rende conto che tutti i tentativi di dare non portano da nessuna parte. Noi diamo vita a un figlio (intenzione di dare), che è il nostro prossimo livello che ci dirige all’”uscita”dall’Egitto. Questo gradino è il risultato del nostro impegno nel lavoro di gruppo, ciò deriva dalle nostre attuali azioni. Ad un certo punto, noi acquisiamo realmente il desiderio di dare, ma dopo siamo in caduta e ci comportiamo egoisticamente un’altra volta. Questo significa che il Faraone “inghiotte” i nostri neonati.
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(Dalla 1a. parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 09.04.2012, Scritti di Rabash)

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Trasformare il male in bene

Domanda: Il Creatore ha fatto l’inclinazione al male e l’inclinazione al bene. E’ scritto: “ho creato l’inclinazione al male“. Quindi da dove proviene l’inclinazione al bene?

Risposta: In realtà, non esiste nessuna inclinazione al bene. C’è solo l’inclinazione al male, che è stata inizialmente creata dal Creatore. Ecco perché ci informa che ha creato l’inclinazione al male. Ma noi possiamo correggerla con l’aiuto della Torà e trasformarla in inclinazione al bene.

“L’inclinazione” è il desiderio. Il desiderio rimane. Ma “il male” significa che voglio costantemente ricevere per il mio bene, e questo mi danneggia perché io chiudo me stesso in questo mondo come un piccolo animale, vivendo gli anni che devo vivere. In realtà questo è il genere di vita più miserabile che sia possibile.

L’inclinazione al bene significa che proviamo ad unirci nel gruppo e vedendo che siamo incapaci di questo e cominciamo a gridare una preghiera comune. Allora la luce che riforma arriva e crea l’unione tra di noi e all’interno di quell’unione l’intenzione per la dazione, e la luce diventa rivelata. Poi, invece dell’inclinazione al male, abbiamo quella al bene, lo stesso desiderio, ma con l’intenzione di unirci con il prossimo.

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Verificare la connessione con il Gruppo

Noi dobbiamo capire che ci sono solo due stati nella nostra vita, nella nostra realtà: uno stato di oscurità, un’ombra, o uno stato di Luce, di connessione, la rivelazione del buono e benefattore. Non c’è niente nel mezzo. Se ascoltando questo una persona cerca costantemente di chiarire gli stati che attraversa, che sia un’ombra oppure la rivelazione del Creatore, avanzerà lungo la linea di mezzo.

Baal HaSulam, Shamati, Articolo 8: “Qual è la differenza tra l’Ombra della Kedusha e lo Stato di Sitra Achra”: “Invece, tutti i cambiamenti sono nei riceventi. Noi dobbiamo osservare due discernimenti in questa ombra …”.

Il primo è quando una persona può ancora unirsi con gli amici superando i pensieri sulla separazione e “l’offuscamento” dei sensi. Può ancora superare l’oscurità e l’occultamento e capisce anche che ha perso lo scopo, la via del Creatore.

Ma nel complesso, nessuno conduce un vero auto criticismo, “Perché mi sento in questo modo? Da dove proviene questo sentimento?”. Non sono il mio stesso psicologo, mi sento semplicemente bene o male, come un bambino. Io non calcolo chi mi manda questi pensieri e questi sentimenti. Mi “lascio cuocere” in essi e sprofondo nel mio corpo come un bambino piccolo.

Inoltre una persona deve conoscersi ed esaminarsi: “Cosa ha convocato i miei sentimenti ed i miei pensieri? Come posso ascendere al di sopra di me stesso, al di sopra dell’attuale stato? Come posso uscire da questo pantano tirandomi fuori per i capelli?”. Una persona si guarda sempre dall’esterno, “Si, sono immerso nel mio desiderio egoistico. Si, esso mi controlla. È vero, non mi permette di connettermi, non mi fa alzare per la lezione, mi forza a disconnettermi, fa in modo che la vita quotidiana, con tutti le sue relazioni, sembri più importante. Ma vedo che sono in questo stato e che è opposto allo scopo”.

Come posso capire e riconoscere questo? Quando sono anche connesso a qualcosa di esterno, al gruppo. Qui arriva il momento della verità; posso verificare se ero davvero connesso al gruppo oppure no. Se non ero connesso, sento solo me stesso: mi sento male, non voglio niente, ecc … Inoltre, non cerco nemmeno di rendermi conto di questo e scorro semplicemente via senza speciali pensieri o desideri.

Ma se ero connesso al gruppo, se avevo un’alleanza con gli amici, in base alla quale devono aiutarmi persino se cado e prendo un’altra direzione, le connessioni interiori sono mantenute, farò attenzione a come mi vedono, e non mi dimenticherei del tutto del mio impegno. Loro mi supporterebbero ed io potrei vedermi dall’esterno e chiarire i miei sentimenti.

Per questo io sarò diviso in due: il mio io e la mia attitudine verso il gruppo. Solo allora, restando aggrappato alla connessione con gli amici, sarò capace di chiarire e verificarmi, ed attraverso questo, cominciare l’ascesa che segue la discesa. In altro modo, non ho possibilità: semplicemente cado e lascio. In questo modo una persona può superare il primo tipo di ombra, giustificando l’attuale stato e capendo che gli è stato mandato dal Creatore. Allora può chiamare il Creatore per l’aiuto.

Perché mi rivolgo a Lui? Non per sentirmi meglio, perché allora chiederei di annullare la mia inclinazione al male, che Lui ha creato, aggiungendo la Torà come una spezia. Così io dovrei chiedere la spezia, in modo tale che il potere dell’amore e della dazione, il potere della connessione, venga dall’Alto e mi renda capace di avanzare verso l’altra linea.

“Quando qualcuno ha ancora l’abilità di superare l’oscurità e l’occultamento che sente, di giustificare il Creatore e pregare il Creatore che gli apra gli occhi per vedere che tutti gli occultamenti che si sentono derivano dal Creatore”.

Quando una persona è lasciata indifesa e non vede via d’uscita, quando maledice il Creatore, gli amici e la vita, sta anche guardando se stessa dall’esterno ed all’improvviso vede la possibilità di una svolta, può domandare che il Creatore la salvi. Perché? Perché non accetta lo stato in cui la provvidenza del Creatore sembra cattiva e non può giustificarlo. Una persona si sente male perché pensa male del buono che fa il bene, essendo opposta a Lui. Se la vita sembra cattiva, è un segno che sono opposto al Creatore.

Noi dobbiamo costruire un Masach (schermo) e la Luce che Riforma al di sopra di tutte le situazioni. Anche nelle peggiori situazioni devo vedere il Creatore come la loro fonte, come la Luce che è piena di tutta l’abbondanza infinita, ma che è frammentata dentro di me e si trasforma in un sentimento cattivo, in un’ombra, nell’oscurità, siccome i miei attributi sono opposti al buono e benefattore, opposti all’attributo della dazione e dell’amore.

Perciò noi avanziamo ogni volta che chiariamo le cose correttamente. La cosa principale è scoprire costantemente questo punto, “Cosa sento? Chi mi sta mandando questi sentimenti? Perché sto sperimentando questo sentimento?”. Questo è l’intero principio del nostro lavoro ed è questo che divide l’umanità nell’1% e nel 99%.
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(Dalla lezione dal Brasile del 3.05.2012, Shamati 8)

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