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A un passo dalla guerra

Non sono un politico. Guardo il mondo solo dal punto di vista della correzione, e il mondo potrà essere corretto soltanto quando tutte le nazioni si uniranno.  Da questa prospettiva, ciò che sta succedendo oggi tra la Russia e l’Ucraina è molto negativo.  Spero e prego che la questione non si aggravi fino a diventare una vera e propria guerra.  In ogni caso, gli eventi fino a ora indicano quanto abbiamo ancora bisogno di correggere noi stessi prima di poterci connettere, in maniera positiva, con gli altri.

Non esistono vincitori in guerra.  Quando si giudica soltanto dal proprio punto di vista, non si può giudicare correttamente.  Quindi, in questo conflitto nessuno ha ragione, anche se tutti credono di averla, altrimenti non ci sarebbe alcun conflitto.

Peggio ancora, anche se si volesse guardare la questione dalla prospettiva dell’altra parte, è impossibile farlo se lo sforzo non è reciproco.  Ma con una tale sfiducia e ostilità  tra le due parti, come si può cercare di esaminare la situazione dalla prospettiva dell’altro?

Quindi, dal momento che non c’è speranza, non dovremmo concentrarci su chi ha ragione e chi ha torto in questo conflitto, ma sul costo della guerra e sul fatto che l’unica vera soluzione è che entrambe le parti superino il loro rancore, costruiscano la fiducia e alla fine consolidino il calore tra loro.

In generale, le guerre sono andate “fuori moda”, per così dire; semplicemente non risolvono più i problemi. Non è che ci sia meno inimicizia e odio, ma le guerre stanno assumendo nuove forme. Abbiamo provato le armi nucleari, abbiamo provato le armi chimiche, e abbiamo capito che non possiamo usarle. Cosa ci rimane, proiettili e pallottole? Per quanto possiamo desiderare di distruggere i nostri nemici, vediamo che le guerre oggi non possono più svolgersi come una volta.

Viviamo in un’epoca diversa. Credo che ci stiamo avvicinando ad uno stato in cui possiamo capire che l’unica soluzione possibile a tutti i conflitti è correggere le nostre relazioni reciproche. Solo quando ci renderemo conto che non c’è speranza nel litigare su chi ha ragione, e che l’unica soluzione è fare la pace al di sopra del conflitto e nonostante esso, sarà possibile porre fine alle guerre e inaugurare una nuova era di pace e fratellanza nelle cronache dell’umanità.

Il boicottaggio dei giochi di Pechino 2022 dimostra che siamo tornati indietro

Gli Stati Uniti, il Canada, l’Australia, il Regno Unito e altri paesi hanno annunciato che boicotteranno per via diplomatica le Olimpiadi invernali del 2022 a Pechino per il presunto abuso dei diritti umani da parte della Cina. In passato, il mondo vedeva il mescolare sport e politica in una luce molto negativa. Questo non è più il caso. L’odio tra i paesi si è intensificato al punto che ogni mezzo per mostrare disapprovazione è legittimo. Gli antichi greci avevano quella che era conosciuta come la “tregua olimpica”, quando tutti i combattimenti cessavano prima e durante i Giochi Olimpici per garantire che la città-stato ospitante (Elis) non fosse attaccata e gli atleti e gli spettatori potessero viaggiare in sicurezza ai giochi e tornare pacificamente nei rispettivi paesi.

Tanto è cambiato dai tempi dell’antica Grecia. La gente aveva degli ideali allora; noi non ne abbiamo. Spesso pensiamo alle persone dell’antichità come barbare e  noi stessi come civilizzati. Per molti versi noi siamo i barbari e le Olimpiadi ne sono un esempio. Siamo tornati indietro. Non riusciamo più ad unirci su nulla. L’impulso egoistico all’autoaffermazione ci fa opporre impulsivamente e fermamente a qualsiasi punto di vista di un’altra persona semplicemente perché è il punto di vista di un’altra persona e voglio che il mio punto di vista domini, non quello di qualcun altro.

Poi di nuovo, l’ego continua a crescere e noi diventiamo sempre più odiosi l’uno verso l’altro, quindi è meglio se l’ego mette in evidenza la sua natura. Almeno ora possiamo vedere chi siamo e non fantasticare di essere in qualche modo più umani o civilizzati dei nostri antenati, ma al contrario. Poiché riconoscere un difetto è inevitabilmente il punto di partenza per correggerlo, ora che lo abbiamo capito, possiamo iniziare a formarci meglio.

Se non siamo ancora sicuri di chi siamo, dovremmo pensare alla quantità di droghe e altri vantaggi illegali e ingiusti che i paesi incoraggiano e talvolta costringono i loro atleti ad utilizzare e impiegare per salire sul podio olimpico. È una guerra, e in una guerra non importa come hai vinto, purché tu abbia vinto.

Se si trattasse davvero di sport, tutto ciò che importerebbe è come hai giocato e non come hai vinto o se hai vinto del tutto. In Grecia, giocavano per sport. Noi giochiamo per vincere.

La competizione dovrebbe tirare fuori il meglio di noi, farci migliorare. Non dovrebbe renderci migliori degli altri, ma migliori di noi stessi. Il fatto che si gareggi per creare uno stimolo a migliorarsi è benvenuto perché ci fa superare i nostri limiti. Tuttavia, quando competiamo per vincere, non ci concentriamo sul miglioramento di noi stessi, ma principalmente sul superamento degli altri. In questo caso, non fa differenza se hai raggiunto il tuo obiettivo migliorando te stesso o influenzando gli altri. Pertanto, non ci preoccupiamo di ferire gli altri. Al contrario, è più facile e più piacevole ferire gli altri che migliorare se stessi.

Nella forma attuale delle Olimpiadi,  esse non hanno altra utilità che mostrarci quanto ci siamo allontanati dal loro intento originale. La vera medaglia d’oro dovrebbe andare a chi migliora gli altri. Questo è il vero spirito sportivo.

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Membri della Tibetan Youth Association in Europa (TYAE) e Students for a Free Tibet protestano contro i Giochi Olimpici di Pechino 2022 fuori dal Comitato Olimpico Internazionale (CIO) a Losanna, Svizzera 11 dicembre 2021. REUTERS/Denis Balibouse

I giochi della fame: la vera storia

Gli “esperti” e i sapientoni continuano ad avvertirci che presto non ci sarà abbastanza cibo per nutrire l’umanità e non ci sarà abbastanza acqua fresca da bere. Ricordate il picco del petrolio, quando una sfilza di “esperti” ci avvertì che presto avremmo esaurito il petrolio, che i prezzi della benzina sarebbero saliti alle stelle e che le code alle pompe si sarebbero allungate per chilometri? Perché nessuno ne parla ora? Non è mai stato vero. Era una storia utile da raccontare al mondo per promuovere gli interessi di certe persone e corporazioni megapotenti, ma una volta che il “fatto” è diventato superfluo, è uscito dal raggio di attenzione.

La stessa cosa vale per la scarsità di acqua e di cibo; è una bufala, una scarsità fabbricata dall’uomo che viene promossa per andare incontro agli interessi di coloro che governano il mondo. La fame sulla terra è reale ma la vera storia dietro a questo non è quella della scarsità ma quella della crudeltà e dell’avidità. 

Buttiamo circa il 50% del cibo che produciamo al fine di mantenere i prezzi e i profitti i più alti possibili. Riflettiamo per un momento su questo dato. Se buttiamo la metà del cibo che produciamo e la maggior parte del mondo ne ha ancora in abbondanza, significa che persino oggi, all’attuale ritmo di produzione, possiamo provvedere ad un popolazione mondiale due volte più grande di oggi.

Se tagliassimo la produzione della metà ma ci assicurassimo che tutti abbiano il loro cibo, potremmo diminuire l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo in modo così drastico che supererebbe di gran lunga le più alte speranze dei sostenitori del cambiamento climatico. Inoltre, non sarebbe necessario alcuno sforzo per raggiungerlo. Al contrario, faremmo meno e otterremmo molto di più.

Lo stesso vale per la fame. Potremmo facilmente fornire a tutti abbastanza cibo e molta acqua fresca. Il problema è che in alcuni luoghi, la fornitura di cibo non paga così bene, e dove i profitti non vanno alle stelle, nessuno vuole venire.

Inoltre, la fame fa bene alla politica: Permette ai cuori sanguinanti e ad altri benefattori di visitare le aree afflitte con troupe televisive per documentare il loro “aiuto” ai poveri e ai morenti. La fame è remunerativa, ma non per gli affamati, bensì per i ricchi che la creano e la perpetuano. La fame genera di più che le pubbliche relazioni. E’ validissima per per promuovere l’agenda che rafforza il potente e  indebolisce il debole e per controllare le politiche dei paesi subordinati.

Non fa del male a nessuno se non agli affamati e agli ammalati  che agonizzano e muoiono. Non fa del male a nessuno se non agli ammalati e agli affamati che non hanno il potere di cambiare la situazione.

E non è che le mie parole cambieranno il comportamento della gente; la cattiva volontà è radicata nel profondo del nostro cuore. Ma se questi post possono aprire gli occhi della gente per vedere la realtà per quella che è, allora c’è speranza che qualcosa inizi a cambiare.

Adesso, non possiamo fare altro che conoscere la verità.  Ma per il momento è tutto ciò di cui abbiamo bisogno per iniziare il cambiamento.

Se un numero sufficiente di persone si renderà conto di quanto siamo diventati malvagi e respingerà con tutto il cuore la nostra malvagità, si creerà una valanga.

Consapevolezza, dobbiamo concentrarci sulla consapevolezza della nostra deforme e corrotta natura al punto da detestarla. Allora, proprio come stiamo lontani da tutto ciò che aborriamo, scapperemo da noi stessi. Invece di cercare di abusare di tutta la creazione, inizieremo a chiederci perché in primo luogo tutto è stato creato.

Non dobbiamo preoccuparci di cosa mangiare, ma di cosa essere! Quando le domande sullo scopo della vita ci disturbano, smettiamo di dominare e cominciamo ad ascoltare. Invece di parlare, cominciamo a conversare. Questo è il momento in cui inizia la vera crescita.

Cercare di forzare noi stessi a cambiare il nostro comportamento è senza speranza. Ma l’innalzamento di noi stessi al di sopra del livello di dominio materiale metterà ordine anche nel nostro mondo materiale, poiché ci occuperemo di imparare il significato della vita invece di cercare di negare la vita agli altri.

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Donne in coda per i pacchi di cibo durante la distribuzione da parte dei volontari dell’iniziativa Lagos food bank in una comunità di Oworoshoki, Lagos, Nigeria 10 luglio 2021. Immagine scattata il 10 luglio 2021. REUTERS/Temilade Adelaja

Buy Nothing Day o Black Friday? Nessuno dei due

Il “non comprare nulla day” è un giorno di protesta contro il consumismo. Si è tenuto il giorno dopo il Ringraziamento, in opposizione al Black Friday. 

La mia opinione è che  la protesta non porta a nulla perché lo shopping riempie un vuoto che ci rende felici per poco. Se chiedete a me, vi dirò: “Aprite i negozi e lasciate che la gente prenda ciò che vuole”. In questo modo ci renderemo conto di che animali siamo e potremo considerare seriamente di fare qualcosa per la nostra natura. 

Da un lato sono felice che la gente abbia così tanto denaro da spendere. Dall’altro lato, spendere mi sembra ridondante. Se ho bisogno di qualcosa non aspetto il giorno dello shopping per comprarla, probabilmente non ne ho veramente bisogno.

In altre parole, penso che questi giorni avvantaggino soprattutto i negozianti e forse l’economia in generale.  

Sono certo che non vi sia realmente bisogno della maggior parte delle cose che si acquistano nel giorno del Black Friday o in altri giorni simili.

I giorni dello shopping aiutano le persone a dimenticare il vuoto interiore, ma, se  amassero veramente la vita, non ne avrebbero bisogno. Ancor peggio acquistare cose di cui non abbiamo bisogno ci dà una gioia molto scarsa e di breve durata e il vuoto che rimane dopo, diventa ancora più profondo e oscuro.

Se vogliamo un piacere duraturo, che aumenta più ne riceviamo e nel quale anche la sua assenza risulta piacevole, abbiamo bisogno di un tipo di piacere molto diverso. L’unica cosa che può darci una tale sensazione è il piacere di dare alle persone che amiamo.

Pensate a una madre e ai suoi figli: più loro hanno, più lei è felice. Quando vuole dare loro qualcosa ma non può, non soffre come facciamo noi quando non abbiamo qualcosa che vogliamo. Semplicemente aspetta il momento in cui potrà incontrarli e ricoprirli del suo amore.

Sembra irragionevole che ci sentiamo così nei confronti degli estranei, ma li percepiamo così solo perché non ci rendiamo conto di quanto siamo tutti interconnessi. Cosa succederebbe se incontraste un perfetto estraneo che non vi piace, ma dopo un po’ di tempo vi rendeste conto che l’estraneo è in realtà un vostro fratello o sorella perduto da tempo?

La nostra vicinanza reciproca ci è nascosta, ma è ancora più stretta della parentela. Siamo letteralmente lo stesso corpo, lo stesso organismo i cui organi sono inconsapevoli di essere collegati.

Possiamo sentire la nostra connessione, ma dobbiamo essere disposti a farlo. Attualmente, ci nascondiamo dietro muri di alienazione e freddezza, presumibilmente per proteggerci dagli estranei. In verità, neghiamo a noi stessi il valore della connessione e la gioia che ne deriva.

Gradualmente, mentre i problemi attanagliano il mondo, impareremo che siamo connessi, che ci piaccia o no. Quando riconosceremo la nostra connessione, scopriremo che non è una maledizione, ma una benedizione. Troveremo che è qui che si trova la nostra vera forza e che solo il nostro ego ci ha impedito di vederlo. Allora impareremo a gioire nel dare, e i Black Friday, non saranno che deboli ricordi di tempi bui in cui lo shopping era la nostra definizione di felicità.

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Un gruppo di attivisti di Extinction Rebellion cammina lungo la strada commerciale più trafficata, mentre tiene in mano striscioni contro il Black Friday e il fast fashion, durante una sfilata di moda organizzata da XR, contro il Black Friday ad Amsterdam, il 27 novembre 2021. (Foto di Romy Arroyo Fernandez/NurPhoto)
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Gli acquirenti aspettano in fila per entrare nei negozi mentre iniziano le vendite del Black Friday a The Outlet Shoppes of the Bluegrass a Simpsonville, Kentucky, Stati Uniti, 26 novembre 2021. REUTERS/Jon Cherry

Le persone sono un libro aperto. Come leggerlo?

A Copenaghen, la capitale della Danimarca, c’è un’originale biblioteca che sta prendendo piede in tutto il mondo e si chiama “Biblioteca Vivente”. Qui la gente non viene  a prendere dei libri in prestito, ma  a chiedere a degli esseri umani di condividere la storia delle loro vite. 

Chiunque può entrare e scegliere una persona la cui visione del mondo o stile di vita sia intrigante, come per esempio un rifugiato un malato di AIDS, un monaco tibetano o un soldato affetto da PTSD (disturbo da stress post-traumatico), un transgender, un drogato e semplicemente avere una conversazione con uno di loro per una trentina di minuti. 

In un giardino curato nel cuore della città, gli intervistati vi racconteranno apertamente e con calma le storie della loro vita  e “il lettore “ può liberamente fare delle domande e intrattenere  un dialogo. La premessa è incontrare dal vivo gente generalmente perseguitata  e confrontarsi con essa senza pregiudizi o tabù.

Ipoteticamente, se potessimo  ascoltare tutte le storie di tutte le persone nel mondo, qualunque cosa o chiunque esse siano, scopriremo una cosa in comune: sono tutte storie di sconvolgimenti e sono il risultato dell’impatto del loro ambiente su di loro, dell’educazione che hanno ricevuto da bambini e della società che li ha plasmati nel corso degli anni.

In un mondo diviso e polarizzato, sembra che un’iniziativa di una biblioteca umana per la costruzione della tolleranza possa aiutare le persone, sia il narratore che l’ascoltatore, ma può solo confondere entrambi. Il narratore parla dal punto di osservazione di lui o di lei, imprigionato nella propria narrazione, in quanto nessuna storia di vita privata porta alla lettura della nostra grande e comune storia, quella che finisce in una felice umanità.

La nostra storia comune inizia con il piano della creazione, un piano preesistente e costantemente in esecuzione che dirige tutto in tutto il sistema della natura e dell’umanità. A partire dal big bang, dalla diffusione di un numero infinito di particelle nei gradi inanimato, vegetativo, animato e umano, la creazione continua a collegare tutte le sue parti, a raccogliere e raggruppare tutti i suoi dettagli e a portare l’unità tra tutte le creature e la sensazione della meravigliosa potenza armoniosa della creazione. Questa è tutta la storia.

La trama è complicata dalla crescente natura egoistica in ogni individuo, un altro fattore che deriva dalla naturale evoluzione della creazione, che rafforza il nostro senso di individualità, ci separa gli uni dagli altri e ci fa sentire superiori rispetto agli altri. Dunque, la storia comune viene trascurata.

Di conseguenza, gli oratori della Biblioteca Vivente bollano la storia della loro vita come un “bestseller” e ciò amplifica e riflette orgogliosamente le loro esperienze di vita come se fossero veri atti di eroismo. Invece di vedere come la nostra innata natura umana egoistica, l’istinto malvagio che opera in ognuno di noi fin dalla tenera età  per la distruzione dell’altro, ci abbia condotto come società umana ad opprimere gli altri.

Naturalmente, il narratore  attenuerà  il problema, lo colorerà in una certa tonalità, fornirà agli altri un consiglio che probabilmente non seguiranno e l’esempio personale potrà confondere l’ascoltatore.

Invece di essere colpiti dal dilagante egoismo che governa la società e ci impedisce di raggiungere il fine della creazione e di riconoscere che abbiamo deviato dallo scopo della vita, non facciamo altro che lodare gli stili di vita che abbiamo creato e perpetuarli con belle parole e definirli come l’essenza della vita.

Non c’è alcuna prevenzione o divieto per  una conversazione umana cordiale, né è possibile annullare l’identità  di nessuno ma la cosa più importante è trovare ed evidenziare in queste storie personali lo stesso punto nascosto che sorge nella ricerca della storia intera, una storia di riconnessione, una storia delle relazioni amichevoli e solidali dell’umanità. Questo libro è da aprire per tutti. 

[Immagine dall’archivio della Human Library Organization]

La crisi delle spedizioni invita a fare acquisti più oculati

In maniera informale, Halloween, celebrata pochi giorni fa, dà inizio a una stagione di shopping che si estende fino agli inizi dell’anno seguente.  Quest’anno, però, le navi sono ferme in mare, i porti sono strapieni e la merce non arriva nei negozi o ai clienti che hanno ordinato online. Sembra che molti bambini e innamorati saranno delusi in questa stagione di festa.  Dai microchip alle macchine, il mondo sembra ridimensionare i volumi e credo che sia una cosa molto positiva per tutti. 

Poiché non siamo disposti a sentirci connessi, la natura ci costringe a comprenderlo. Siamo stati interdipendenti e interconnessi per decenni, se non di più, ma il nostro atteggiamento l’uno verso l’altro è stato quello di sfruttarci e danneggiarci a vicenda in ogni modo e luogo possibile.  Traiamo piacere dal dolore degli altri, ignari del fatto che la loro sofferenza finirà per ferire anche noi. 

Ora, con colpi precisi ai nostri punti deboli emotivi, la natura ci fa vedere ciò che ci rifiutiamo di vedere: Noi siamo tutti collegati. La crisi delle spedizioni sarà una benedizione per tutti noi, se saremo più saggi e capiremo cosa ci sta dicendo sugli acquisti e sul nostro atteggiamento reciproco.

Quando si creano legami cercando di tirare dalla propria parte il più possibile, prima o poi i legami si spezzeranno. Questo è ciò che sta succedendo ora.  Tutti i sistemi di connessione che abbiamo costruito si stanno spezzando, il che influenza ogni aspetto della nostra vita: dal prezzo del cibo ai gadget, al trasporto, e anche ogni sfera di occupazione umana.  Abbiamo costruito il nostro intero sistema sull’egoismo: come possiamo aspettarci che non crolli? 

Ora non abbiamo scelta se non di iniziare a pensare più in termini di “noi” e meno in termini di “io”. Quando sarà chiaro che i disagi da una parte portano a disagi ovunque, non potremmo più mantenere i nostri atteggiamenti violenti e approfittatori verso altri luoghi o persone.  Dobbiamo spostarci dal pensiero nazionale al pensiero globale, da un pensiero esclusivo ad un pensiero inclusivo. 

Alla fine, avremo bisogno di meccanismi per coordinare le attività globali, meccanismi funzionanti, non come l’ONU o i suoi affiliati. Ma questo verrà dopo, dopo che avremo cambiato il nostro modo di pensare e costruito ciò che deve essere costruito senza cercare di usarlo per il potere o lo sfruttamento.

In un mondo dove le epidemie si diffondono come il vento, la produzione si ferma in ogni parte del mondo e i prezzi del cibo e dell’energia raggiungono il picco ovunque, il pensiero collaborativo non è facoltativo: è imperativo. La collaborazione è l’unico atteggiamento ragionevole, l’unico che cambierà le cose per il meglio. 

Se continuiamo a mantenere le nostre strade separate, i fili che ci legano tutti insieme si spezzeranno e cadremo tutti dolorosamente.

Didascalia della foto:
16 ottobre 2021; Los Angeles, California, USA; Navi da carico attendono di entrare nel porto di Los Angeles. I problemi della catena di approvvigionamento hanno causato carenze di merci in tutto il paese con navi da carico al largo della California meridionale in attesa di scaricare. Credito obbligatorio: Robert Hanashiro-USA TODAY

Questa serie dell’orrore ci mostra chi siamo

Un mio studente mi ha raccontato di una nuova serie chiamata “Squid Game”. Si tratta di una “serie thriller” sudcoreana, come la chiamano loro, che è diventata un fenomeno della cultura pop ed è la più seguita in oltre novanta paesi.  La serie presenta centinaia di persone che si trovano tutte in situazioni di grande debito finanziario e in stati emotivi disperati. I produttori li mettono l’uno contro l’altro, anche se sono molto affiatati, e li inducono a odiarsi a vicenda. Il vincitore intasca milioni di dollari e gli altri vengono uccisi. 

Questa serie non sarebbe così orribile se non ritraesse la nostra vera natura. Il fatto stesso che guardiamo con entusiasmo un tale spettacolo è la prova che sotto la facciata “civilizzata”, la nostra natura è come lo spettacolo descrive.

Funziona come una calamita.  Adoriamo guardare la lotta tra il bene e il male, finché siamo al sicuro dalle conseguenze della battaglia.  Il fatto è che in questa serie non c’è alcun bene, solo male. In effetti, gli esseri umani sono l’essere peggiore della realtà. Ciò che ci rende così unicamente malvagi è il fatto che vogliamo esplicitamente danneggiare gli altri. Non vogliamo mangiare gli altri perché moriremo di fame se non lo facciamo: vogliamo vederli soffrire! Traiamo piacere dal dolore altrui e traiamo il massimo piacere quando siamo noi a infliggerlo. 

Diciamo spesso che la realtà è come una giungla, dove il forte mangia il debole. Tuttavia, nella giungla, i forti non vogliono distruggere i deboli; vogliono mangiare. Una volta sazi, vogliono dormire e giocare e non uccidere o ferire per divertimento. Nella giungla umana, non vogliamo mangiare altre persone, vogliamo vederle soffrire! Ecco perché la giungla naturale prospera senza alcuna legge, mentre la giungla umana, che erroneamente chiamiamo “civiltà”, si sta disintegrando nonostante le leggi che si sforzano di limitare la nostra barbarie.

Se avessimo qualche speranza di trovare la bontà nella natura umana, “Squid Game”, e soprattutto la sua popolarità, dimostra che non abbiamo nulla in cui sperare quando si tratta della natura umana. Se possiamo creare tali spettacoli, e se possono essere così popolari, allora possiamo anche compiere tali orrori nella vita reale.

L’unico bene possibile che può scaturire da un tale spettacolo è la consapevolezza che non è fantasia, ma un’autentica rappresentazione di ciò che siamo. Forse se ci rendessimo conto di questo, saremmo disposti a impegnarci per cambiare noi stessi.

La tendenza attuale è quella di offuscare la nostra consapevolezza di quello spettacolo dell’ orrore umano in cui viviamo rendendo la cannabis disponibile e legale. Infatti, più impariamo in merito alla natura umana, più ci rendiamo conto che forse è meglio intorpidire la vita finché non è finita.

Per ora, ci rallegriamo alla vista di altre persone che soffrono, proprio come la gente esultava alla vista dei poveri uomini che combattevano contro i leoni nell’antica Roma. Solo se ci rendiamo conto che non va bene essere così, la nostra mente potrebbe aprirsi ad altre opzioni. Se un programma così diabolico può essere il più seguito in oltre novanta paesi, significa che il mondo intero è immerso in una brutalità sfrenata.

Una soluzione esiste, ma è impegnativa e deve coinvolgere il mondo intero per avere successo. Per cambiare ciò che siamo, dobbiamo avviare un processo educativo mondiale in cui tali programmi siano vietati e vengano prodotti e mandati in onda programmi a favore della connessione umana. 

Anche se non avranno  successo  all’inizio, non possiamo permetterci di essere esposti al veleno violento e alla cultura del narcisismo che consumiamo attualmente.  Essi possono essere dolci, ma sono letali.

Se la persone non vogliono guardare spettacoli sulla connessione umana, possono mettere da parte i loro dispositivi multimediali e semplicemente parlare l’una con l’altra. Questo sarà già un grande miglioramento rispetto alla situazione attuale.

Potrebbe non sembrare divertente, ma quale opzione abbiamo? Vivere lo “Squid Game”. Inoltre, dopo un po’ di pratica, scopriremo che connessione e cura sono molto più gratificanti e piacevoli di distruzione e crudeltà e non hanno gli effetti collaterali negativi della nostra cultura attuale.  

Didascalia della foto:
Guardando la serie “Squid Game” di Netflix sul tuo laptop. Fotografia di Romain LONGIERAS / Hans Lucas. Francia, Excideuil, 2021-10-06.

L’appello del principe William a dimenticare lo spazio e a concentrarsi sulla Terra non la salverà

In un’intervista su NBC News, il Principe William ha detto che “Abbiamo bisogno che i più grandi cervelli e menti siano concentrati nel cercare di riparare questo pianeta, non nel cercare di trovare il prossimo posto dove andare a vivere”. Aggiungendo che “vediamo l’aumento dell’ansia climatica”, il principe sottolinea che “i giovani crescono in un luogo praticamente sotto minaccia perenne”. E’ vero che il futuro sembra cupo, ma “riparare” la Terra non aiuterà, dato che non c’è nulla di sbagliato in essa. C’è molto di sbagliato nelle persone che ci vivono: sono loro la causa del “malfunzionamento” della Terra e sono loro che devono essere riparati. Qualsiasi altra idea è inutile,  uno spreco di tempo che creerà ulteriori danni al pianeta. 

L’inquinamento dell’acqua, del suolo e dell’aria della Terra e l’esaurimento delle sue risorse sono solo due forme di sfruttamento su innumerevoli, che la razza umana sta attuando ovunque. Infliggiamo lo stesso livello di danno alla nostra stessa specie, a nazioni e gruppi etnici svantaggiati, così come ad altri animali, uccelli e pesci. In effetti, causiamo danni ovunque andiamo e qualunque cosa facciamo.

La base di tutte le nostre relazioni è l’interesse personale. Tale base detta solo due atteggiamenti verso tutto ciò che ci circonda: usarlo o fuggirlo. In effetti, è uno stato di guerra costante di cui siamo per lo più inconsapevoli, salvo rari momenti di sincerità con noi stessi.

Dato che questa è la nostra unica motivazione, stiamo danneggiando non solo la terra, ma ogni sfera di coinvolgimento umano.  Per comprendere il danno causato dal  nostro atteggiamento egocentrico, basta pensare alle cellule cancerogene.  Queste cellule solitarie crescono senza considerare le cellule che le circondano, afferrano i vasi sanguigni e prendono più nutrienti e ossigeno possibile, “affamando” di conseguenza le cellule che le circondano, uccidendo gli organi dove crescono.  Dopo, “migrano” ad altri organi e infliggono lo stesso danno anche lì fino a quando il corpo muore insieme al cancro. 

Ci siamo già “metastatizzati” in tutto il pianeta. Abbiamo contaminato ogni cosa, luogo e impegno con il nostro atteggiamento maligno,  ora stiamo cominciando a renderci conto che stiamo per morire insieme al nostro pianeta.

Ma concentrarsi su un sintomo, anche uno così doloroso come il cambiamento climatico, non curerà il cancro, che è il nostro ego. Per curare il nostro ego, dobbiamo accettare la diagnosi che il nostro ego è il problema e decidere di combatterlo  fianco a fianco. Se il principe William e altri personaggi di spicco cominciassero a sollecitare l’unità tra tutte le persone, per superare le nostre differenze e instaurare  considerazione e  rispetto tra tutti, vedremmo un vero cambiamento per il meglio. Siamo un unico sistema completo, proprio come lo sono i nostri corpi.

Dunque, finché conserviamo la cultura del “Io! Io! Io!” non cambierà nulla. Se non accettiamo che dobbiamo imparare a prenderci cura degli altri e sviluppare la responsabilità reciproca piuttosto che la responsabilità per noi stessi, allora è meglio prepararsi al peggio.

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Il principe William sul palco, durante la prima cerimonia dei premi Earthshot all’Alexandra Palace di Londra, Gran Bretagna 17 ottobre 2021. Foto scattata il 17 ottobre 2021. Yui Mok/Pool via REUTERS

Due nazioni in un solo paese. Praticamente impossibile

È molto doloroso vedere quello che sta succedendo in Libano in questi giorni: religioni diverse e di fatto nazioni diverse, che rivendicano la sovranità sullo stesso piccolo pezzo di terra e si odiano a morte. Il Libano è la prova che due nazioni non possono condividere un paese. La storia lo ha dimostrato e ora, purtroppo, il Libano lo sta dimostrando di nuovo.

Non è che la convivenza sia impossibile, ma il fatto è che nessuno lo vuole fare dato che richiede di innalzarsi al di sopra del proprio ego e la gente preferisce morire piuttosto che abbandonare il proprio egoismo.  

Per questa ragione, un paese può mantenere una stabilità relativa soltanto se è presente una sola nazione e si possa vivere insieme come una grande famiglia o clan.  Se esiste un senso di parentela, la gente accetterà di fare delle concessioni. Altrimenti non concederà nulla. 

Ci sono problemi persino nei paesi omogenei.  Comunisti, socialisti, capitalisti, e ogni genere di “isti” e “ismi” hanno i loro disaccordi, ma se hanno un’unica origine, troveranno modo di andare d’accordo, o almeno fare pace dopo uno scontro.  In assenza di un’ascendenza comune, non ci sarà alcuna base per  la riconciliazione, e la disintegrazione sarà una certezza.

Nonostante l’evidente mancanza di speranza, le nazioni stanno migrando a milioni. Dall’Africa, dall’Asia e dall’America Latina, milioni di persone attraversano a piedi le frontiere e i continenti in cerca di un futuro migliore. La fusione delle nazioni sta avvenendo indipendentemente dalle probabilità. Quindi, se vogliamo evitare un enorme scontro in Europa e negli USA, dobbiamo imparare a innalzarci al di sopra dei nostri ego e generare fratellanza dove non esiste ancora.

Chiaramente, è un processo lungo e delicato, ma è imperativo per la sopravvivenza dell’umanità. Dato che stiamo già vivendo insieme, senza imparare a farlo con successo, ci distruggeremo e distruggeremo i nostri paesi.

Eviteremo la catastrofe solo se ci sarà un ampio consenso per superare le nostre differenze e formare una nuova identità comune che tutti possiamo adottare. Le radici del cataclisma sono state seminate, i germogli sono spuntati, ma la tempesta non è ancora iniziata. Spetta a tutti prendere una decisione comune per disperdere le nuvole di odio e salvarci dal diluvio.  C’è ancora tempo, ma solo qualche anno, al massimo.

Il nuovo Primo Ministro della Tunisia potrebbe segnare l’inizio della vera primavera araba.

Il 29 Settembre, il presidente della Tunisia, Kais Saied, ha nominato la Prof.ssa di Geologia, Najla Bouden Romdhane, nuovo Primo Ministro della nazione.  La cosa interessante di questa storia è che con l’intensificarsi dell’intolleranza nel mondo musulmano, un nazione musulmana nomina una donna come Primo Ministro.  Credo che sia una decisione saggia che può portare numerosi vantaggi e spero che la nomina della Prof.ssa Romdhane per questa alta carica, segni l’inizio  di una nuova e positiva primavera araba.

Anche se non spetta a me speculare sul motivo della scelta di una donna da parte del presidente Saied, non ho alcun dubbio che, essenzialmente, una donna sia una scelta naturale per un lavoro amministrativo. Dopo tutto, chi gestisce la casa? La donna. Mentre l’uomo è di solito considerato il capo della famiglia, la vera padrona di casa è,  in fondo, la signora. E’ vero  che sta accanto al suo uomo, ma da lì lei governa il marito e ogni altra persona e cosa. 

Fin dai tempi biblici, l’uomo è stato educato a seguire la donna quando si tratta di compiere delle scelte. Nel caso di Abramo, per esempio, “Dio disse ad Abramo… ‘qualunque cosa Sarah ti dica, ascoltala’” (Gen. 21:12).

Pertanto, penso che scegliere una donna per governare un paese arabo sia una buona scelta. Non ho dubbi che dovrà affrontare degli ostacoli. Dovrà dare prova di sé al suo popolo e ai leader arabi, ovunque vada. Nondimeno, è una rivoluzione ben accetta che credo alla fine avrà successo.

È tempo che anche le culture musulmane fondamentaliste comincino a riconoscere il potere unico delle donne, che la loro parola ha valore e peso. In tutto il mondo possiamo vedere l’impatto delle donne in ogni campo ed è ora che raggiunga anche il mondo musulmano.

Alcuni paesi si vantano di essere progressisti, ma in realtà pongono  sulla testa delle donne un soffitto di vetro , che blocca la loro promozione nei ranghi del governo. Penso che tali paesi stiano sbagliando. In politica, come a casa, ignorare il punto di vista delle donne è una grande perdita per tutti.

E’ scritto nel Libro dello Zohar (Beresheet 2): “E l’uomo disse “ora questo è un osso dei miei ossi, carne della mia carne”.. Ora iniziò a lodarla “Sarà chiamata donna, perché non c’è nessuno come lei, la gloria della casa””.

Infatti, una donna come capo di Stato si relazionerà allo Stato come si relaziona alla casa.  I suoi cittadini saranno come i suoi figli.  Se si comporta come una donna invece di cercare di adattarsi allo stereotipo maschile, si occuperà di ogni piccolo dettaglio che è sotto la sua influenza.

A differenza di un uomo, una donna può fare molte cose contemporaneamente, in maniera molto naturale. Mentre gli uomini devono concentrarsi su un compito alla volta per farlo bene, le donne possono svolgere più compiti contemporaneamente senza perdere la concentrazione su nessuno di essi.

Pertanto, è mia speranza che questo gradito cambiamento si diffonda in più paesi musulmani, compresa la società araba qui in Israele. Non ho dubbi che non sarà facile, ma alla fine, se le donne si uniranno alla guida dei paesi, saranno molto utili e promuoveranno soluzioni efficaci alle molteplici crisi che affliggono il nostro mondo.

Didascalia foto:
Il presidente della Tunisia Kais Saied incontra il nuovo Primo Ministro Najla Bouden Romdhane, a Tunisi, Tunisia,  29 settembre 2021. Presidenza tunisina/Handout via REUTERS