Pubblicato nella 'Lezione quotidiana di Kabbalah' Categoria

Come entrare nel mondo spirituale?

In uno dei suoi articoli Baal HaSulam spiega che “l’abitudine diventa una seconda natura”. Allora, quale abitudine dobbiamo acquisire leggendo il Libro dello Zohar? Ci siamo abituati ad utilizzare lo Zohar come uno strumento, attraverso il quale, immaginiamo costantemente noi stessi all’interno di uno spazio spirituale, nel quale agiscono le Luci ed i desideri, invece di contemplare questa falsa realtà “esteriore”.

Ci forziamo di approfondire queste qualità interiori, il regno delle forze ed i vettori che creano l’immagine nello “schermo del computer”. Non ci chiudiamo nell’immagine superficiale, ma penetriamo più all’interno, nei desideri e nelle qualità che la creano.

Per questo, il nostro lavoro consiste nello sviluppare l’abitudine di sentirci nel regno delle forze, delle qualità e dei desideri e vedere la realtà solamente attraverso questi. Allora staremo veramente leggendo il Libro dello Zohar.

Un viaggio nella Gerusalemme interiore

Leggendo Il Libro dello Zohar, dobbiamo vedere la connessione tra le forze che si menzionano nelle storie e cercare di classificarle dentro di noi, poiché tutto si trova dentro di noi. Lo Zohar ci da l’immagine di un’altra realtà spirituale non corporea. Dobbiamo cercare di trovarla ed identificarla in noi.

Per mezzo degli sforzi, dobbiamo raggiungere uno stato, nel quale tutto ciò che è descritto nel Libro dello Zohar, comincerà a stabilirsi nei nostri sentimenti e nel cuore. Cominceremo a riconoscere i personaggi e gli oggetti nella forma di qualità e tutte le azione che vengono descritte, nella forma di azioni di dazione o di ricezione. Per esempio, ascoltando le parole: “Yesod”, “Gerusalemme”, “Giacobbe”, “il pozzo”, non visualizzeremo le loro immagini corporee, ma sentiremo immediatamente le loro qualità interiori.

All’improvviso ti accorgerai che: “Tutto il mondo si trova dentro di me!” Questa scoperta sarà una grande sorpresa. Per esempio sentiremo, “Adesso sto scendendo lungo una scala e dopo entrerò in Gerusalemme”; e sarà chiaro che stiamo realizzando tutto questo nell’interiore.

Ciò avverrà gradualmente, come risultato del Libro dello Zohar. Non abbiamo altro mezzo per farlo, come spiega Baal HaSulam nel punto 155 dell’Introduzione al Talmud Eser Sefirot. Per tanto, dobbiamo sempre cercare di riconoscere ed “aggiustare tutto nell’interiore”.

Siamo nati ed esistiti per decadi in questo mondo, essendo passati attraverso una moltitudine di reincarnazioni. Abbiamo Reshimot di tutte le reincarnazioni precedenti e tutto il tempo, siamo in una situazione confusa ed in una percezione falsa di questo mondo; ma possiamo renderci conto che è una menzogna.

Questa presa di coscienza arriverà poco a poco, quando permettiamo alla Luce di lavorare in noi. Non può succedere tutto in un colpo, poiché i cambiamenti che la Luce deve fare in noi sono estremi. La Luce non vuole solo cambiarti, ma deve portarti a questa percezione cosciente. Deve aiutarti a capire e consentire i cambiamenti, ad essere più perspicace e a far si che tutto sia veramente proprio.

Per questo dobbiamo sforzarci e facendolo, partecipare al processo ed essere pronti ad una maggiore pressione ed influenza della Luce.

I nostri sforzi radicano nel connetterci con il gruppo per ricevere da esso l’importanza dello scopo e la percezione corretta. Ciò avviene durante la lettura del Libro dello Zohar, sempre e quando ci sforziamo nello studio come ci spetta, come scrive Baal HaSulam nella Prefazione al Libro dello Zohar.

Scegli l’ascesa, non te ne pentirai!

Nella vita materiale non abbiamo nessuna libertà, però nello sviluppo spirituale possiamo scegliere l’ambiente, il desiderio che l’ambiente ci trasmette e la nostra attitudine verso la società.

Anche se agisco all’interno dei limiti che mi determina questo sistema, in ogni modo posso scegliere in che maniera avanzerò tra i due punti del cammino spirituale, il punto iniziale e quello finale. Non posso cambiare questi punti, perché la meta finale si trova nella radice della mia anima, da dove una volta sono disceso e dove devo ritornare adesso. Per questo è chiaro che non posso scegliere un altro cammino, però posso scegliere come avanzare, come cercare i mezzi per farlo e la possibilità dello sviluppo. In questo modo percepisco la mente del Creatore, divento simile a Lui: ricevo una certa libertà in relazione al mio stato attuale e anche al futuro.

Oggi, dentro di me, c’è una parte dello stato futuro che si chiama AHAP del Superiore. Questo è il mio prossimo gradino, Io+1. Questo gradino già esiste nello spirituale e la sua parte inferiore, AHAP si trova ora dentro di me. Posso rivelare questo stato, desiderare questo stato futuro, cioè sono libero di realizzare questo stato oppure no. Adesso ho la scelta tra “oggi” e “domani”.

Se vivo solo in funzione degli interessi di questo mondo, allora non so niente del “domani”, cioè del prossimo momento; ma cosa posso scegliere? Devo scegliere il futuro.

Quattro stati della percezione

Prendiamo l’esempio dei bambini che instancabilmente, desiderano conoscere questo mondo. Non si stancano di fare 100 volte lo stesso gioco, non gli importa niente, salvo che fare qualcosa tutto il tempo e senza pensare! È così perché la ragione arriva dopo i sentimenti.

Se entri con questa attitudine nella spiritualità, capirai tutto; però se la ragione precede il sentimento, non capirai niente. La conoscenza è l’ultimo gradino dopo tutte le percezioni sentimentali.

Stato 0 (behina shoresh) – Prima sento semplicemente.
Stato 1 (behina alef) – Dopo comincio a capire un poco.
Stato 2 (behina beit) – Dopo mi rendo conto del fatto che tutto proviene dal Creatore.
Stato 3 (behina ghimel) – Divento simile a Lui e capisco le relazioni che esistono tra noi.
Stato 4 (behina dalet) – Conosco, capisco e sento tutte le cause ed effetti, la loro ragione.

Questo sviluppo si produce in questi quattro stati, però solo dopo aver sentito qualcosa per la prima volta; ma prima di sentire qualcosa, la ragione mi disturba soltanto, perché è la ragione di questo mondo!

Lo specchio dei nostri desideri


Domanda: quando mi guardo allo specchio vedo la mia immagine e assumo che non posso contattare e cominciare a lavorare con essa. Allo stesso modo, quando guardiamo la nostra realtà, vediamo noi stessi, cioè, le immagini del nostro desiderio.

Risposta: per questo, Baal HaSulam dice che il mio desiderio è diviso in due parti: una che sento dentro di me, ed una all’esterno. All’interno di una delle due parti sento me stesso, e all’interno dell’altra sento il mondo. Ciò è fatto così di proposito, in questa maniera complicata e contraria alla mia percezione, affinché possa trasformare la parte che si trova al di fuori di me, nella mia sensazione interna: tutto l’esterno, incluso me stesso, devo sentirlo dentro di me, poiché non c’è niente eccetto l’unico desiderio … il mondo.

Non correggiamo la nostra realtà terrena, la sensazione della divisione tra “me” ed il mondo nel nostro livello basso, ma uniamo ambedue le parti del desiderio, ascendendo lungo i gradini della scala spirituale. La nostra realtà è l’ultima, la più bassa; non cambia in base all’ascesa spirituale. Cambierà solamente e scomparirà alla fine della correzione. In quel momento il mondo entrerà nella correzione generale, nella sensazione unica, unita nel desiderio unico: nel Mondo dell’Infinito. L’immagine del nostro mondo non cambia.

La Luce non influenza questa Malchut, questo desiderio, per unire le sue due parti, l’esterna e l’interna. La Luce influisce sul resto dei desideri: sui nostri desideri spirituali, nei quali abbiamo il libero arbitrio. Su essi lavoriamo e sono proprio questi che dobbiamo correggere, perché nel nostro mondo non dobbiamo correggere niente; dobbiamo correggere la connessione tra le anime, dove i nostri desideri di uniscono in un tutto, all’interno del quale riveliamo il Creatore.

Però questo velo di desiderio, nel quale sento me stesso ed il mondo che mi circonda, resta tale fino alla fine della correzione. Il cabalista più grande che è salito fino all’ultimo gradino, il 125°, fino al raggiungimento della correzione generale, sente anche questo mondo, come te! Egli va dal medico per curarsi, cioè, va ad usare tutto questo mondo ed a vedere la realtà divisa nella parte esterna e quella interna; e anche se sa che realmente, tutto esiste in un’altra maniera, userà i suoi cinque organi sensoriali per vederla proprio così! Perché questo livello della realtà non cambia fino alla stessa fine della correzione.

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Le tracce per trovarlo


In ogni nuovo attimo del tempo, un Reshimo danneggiato entra in noi ed il nostro compito è aggiustare il mondo che esiste nel nostro interiore. Per aiutarci a farlo, lo Zohar è scritto come un manuale di istruzioni pronto all’uso.

Dobbiamo solo leggerlo e cercare dentro di noi le proprietà delle quali ci parla. Dobbiamo tradurre tutto ciò che è scritto nello Zohar nei nostri desideri e nelle relazioni tra essi. Tutto il libro tratta di questo, ed è così che è stato scritto.

La Torà e tutti gli altri libri sacri furono scritti allo stesso modo perché anche essi furono scritti per coloro che sentono la spiritualità. Tuttavia, lo Zohar è stato scritto con un’abilità eccezionale; i suoi autori sapevano come spiegare ogni dettaglio, se pur minimo che fosse. Ci insegna come portare l’immagine esteriore del mondo dentro di noi. In ciò consiste tutto il nostro lavoro.

Una volta fatto ciò, anche tutto il mondo comincerà a svegliarsi, perché tutti siamo
connessi. Se alcune persone ancora non sentono questa interconnessione, è solo una cosa temporanea. È come svegliarsi di mattina con una gamba addormentata. Non puoi sentirla, ma gradualmente cominci a risentirla. La stessa cosa è vera rispetto al resto del mondo.

Il gruppo cabalista è un gioco di desideri che esiste al di fuori di me e mi appoggia nel mio scopo di connettere le mie parti esterne ed interne. Il gruppo mi aiuta a cercare di entrare dentro di me, spingendomi dall’esterno per riportarmi all’interno. Agiamo collettivamente perché il gruppo è pronto per diventare una persona con un solo cuore, insieme a me.

È come se questa pedina “esterna” si muovesse nella mia direzione per conto suo. Questi desideri mi sembrano estranei, però quanto più desidero sentirli come propri, si avvicinano a me. Intanto, il Creatore si occulta dentro questi desideri facendoli sembrare estranei a me, per forzarmi a cercarlo e riconoscerlo all’interno di questi
desideri.

Il Creatore sostiene le nostre battaglie

Il Libro dello Zohar, Capitolo Shmini (Nell’ottavo giorno), punto 25: destra e sinistra, misericordia e giudizio. Israele si trova alla destra e le nazioni idolatre alla sinistra. Israele, anche se malvagio e si arrende si trova alla destra, non aderisce alla sinistra e non si mescola mai ad essa. Per questo è scritto, “Salva con la Tua mano destra e rispondimi”, poiché quando ascende la destra, Israele, che aderisce ad essa, si eleva e si incorona con essa. Allora il lato sinistro e tutto ciò che proviene da esso, si arrende, come è scritto, “La Tua mano destra, oh Signore, spezzi il nemico”.

Non dobbiamo concentrarci sulla linea sinistra, perché se cominciamo a farlo, analizzeremo i nostri desideri e ci sembrerà che stiamo facendo discernimenti, e di fatto facendo fronte alle nostre cattive qualità, ma in realtà ci staremo mescolando ad esse e questo non è buono.

Bisogna ignorarle come se nemmeno esistessero. Non dobbiamo desiderare di avere a che fare con esse, ma aspirare alla linea di destra. Quando aspiriamo alla meta spirituale, all’adesione con il Creatore, con il Grado Superiore, la dazione, allora la Sua Luce ci correggerà, correggerà le nostre qualità egoistiche e la linea sinistra.

Noi da soli non potremo mai opporci a queste qualità, così la cosa migliore da fare, è mantenerci lontani da esse. La linea sinistra si sveglia in noi affinché afferriamo la destra. Questo è il nostro cammino, tuttavia, se ci rivolgiamo verso la linea sinistra, pensiamo di essere eroi, capaci di lavorare con questi desideri e sconfiggerli; ma questo non accadrà mai. Soltanto il Creatore li può sconfiggere per noi. Questa battaglia la sostiene il Creatore, non noi.

Non abbiamo la forza per farlo. Colui che aspira al Creatore è piccolo, debole ed incapace di opporsi alle qualità egoiste da sé. Il Creatore aggiusta tutto e tutto ciò che abbiamo bisogno di fare, è desiderare che avvenga. Dobbiamo soltanto arrivare a fare la richiesta corretta.

Per questo tutto il nostro lavoro si chiama “Il lavoro del Creatore”, perché la Forza Superiore, il Grado Superiore, il Creatore, realizza tutte le azioni mentre noi esprimiamo soltanto il nostro desiderio che ciò accada.

Tutto il nostro lavoro si riduce nel desiderare che accada. Questo si chiama “Io sveglio l’alba”, quando il cavallo (noi) obbedientemente si muove solo, intuendo il desiderio del fantino (il Creatore) in anticipo.

Lezione quotidiana di Kabbalah – 19.02.10

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Dirigete il vostro desiderio all’Altissimo!


Nella saggezza della Kabbalah è risaputo che in tutto ciò che si fa, una metà è dal basso e l’altra metà dall’alto. Ciò viene denominato “metà dello shekel nel lavoro spirituale”. Prepariamo il nostro desiderio, il vaso (il kli) e lo offriamo all’Altissimo; questa è la nostra metà del lavoro, e la seconda metà viene fatta dall’Alto. In questa maniera arriviamo alla collaborazione.

La stessa cosa avviene durante la lettura del Libro dello Zohar. Però anche se non c’è più la stessa ispirazione con la quale si è soliti cominciare gli studi di questo libro e di quando si arriva per la prima volta alla scienza della Kabbalah (perché questo succede a mezzo del “combustibile” dell’Altissimo), dobbiamo vedere che nel nostro lavoro, stiamo costruendo una volta e poi l’altra, i nostri Kelim (i vasi della percezione), i nostri desideri, aggiungendo ogni volta anche i desideri dei nostri amici, dell’ambiente, aumentando l’importanza dell’avanzamento spirituale.

Proprio quando si indurisce il cuore, quando non ci prefiggiamo lo spirituale, capiamo che con ciò ci è data la possibilità di aggiungere qualcosa dei nostri stessi amici; e se non abbiamo la conoscenza, allora ci viene data la possibilità di chiederla; e se non abbiamo la sensazione, allora possiamo proporci di ottenerla, di desiderare che arrivi dall’Alto, anche se non nasce da noi stessi. Dunque cosa può esserci dentro di noi? Desideriamo qualcosa di nuovo, di più alto. Però per scoprire questa cosa nuova, più alta, ci è data la possibilità di arrivare alla preghiera, di sentire l’assenza del sapore, della sensazione, della comprensione, affinché desideriamo e sentiamo la necessità. Non appena abbiamo questa necessità, questo desiderio, dall’Alto arriva il riempimento.

Per questo il nostro lavoro non consiste nell’ottenere il riempimento, come nel nostro mondo. No! Il mio lavoro consiste nel desiderare. Allora arriverà il riempimento, perché nel nostro mondo lavoriamo per ricevere il salario, il piacere, per ottenere qualcosa che mi riempia; però nello spirituale non devo lavorare in questo, perché “la Luce Superiore si trova in uno stato di totale riposo” e “più un vitello desidera poppare, più la vacca desidera dare la poppata”. Devo solo desiderare di ricevere questo riempimento, desiderare di bere e mangiare, di sentire tutta l’abbondanza che è preparata per me dall’Alto e “si trova in uno stato di totale riposo”; cioè che esiste intorno a me senza limitazioni. Tutto il mio lavoro consiste nel desiderare questo.

Agite secondo le leggi del mondo in cui vivete


La domanda che ho ricevuto: Nella mia vita quotidiana provo ad immaginare che ogni cosa che mi capita sia parte del mio desiderio. Questa mia visione è corretta, o finirà per confondermi?

La mia risposta: Ogni cosa dipende dalle conseguenze di questa visione. Il mondo si comporta secondo delle leggi che sono immutabili. Finché non uscirai da questo mondo per entrare nel mondo spirituale e non comincerai a percepirlo con i tuoi sensi in modo chiaro e corretto, ti è impedito di comprendere il mondo spirituale anche se già esiste e sarebbe già bello che pronto per te.

Io posso esistere nel mondo spirituale solo se mi trovo in un certo livello spirituale, anche se continuo ad esistere in questo mondo a livello corporale. Entrambi questi livelli esistono finché non raggiungerò la fine della correzione, a quel punto questo mondo svanirà dalla mia immaginazione. Tuttavia, fino al giorno della mia correzione completa, vivrò ed esisterò in questo mondo seguendo le sue leggi, senza fantasticare se dovrei seguire quaggiù le leggi della natura spirituale.

Non ho bisogno di far entrare il mondo spirituale in questo mondo, e non dovrei innalzare questo mondo nel mondo spirituale. Il livello corporale mi obbliga a seguire tutte le leggi che esistono in esso, come lo si evince dalle regole, “Un dottore ha il diritto di curare”, “Un giudice non vede al di là dei suoi occhi” e “Se non lo faccio io, chi sarà dalla mia parte?”

Mentre, la regola, “Non c’è niente oltre Lui” riguarda il mondo spirituale. E non c’è alcun legame tra le leggi di questo mondo e le leggi del mondo spirituale. Questo legame è per noi nascosto e dunque “non esiste”. Dobbiamo vivere in modo realistico, solo all’interno dei confini di ciò che percepiamo veramente.