
Nella “Prefazione al Libro dello Zohar”, Baal HaSulam scrive che sebbene ci possa sembrare che tutto avvenga al di fuori di noi, sotto i nostri occhi, ogni persona ragionevole sa che tutti questi scenari esistono solo dentro la nostra mente. Quando mi rendo conto che è così, sono pronto a cominciare ad avvicinarmi alla materia di cui parla la scienza della Kabbalah.
La mancanza di questa consapevolezza è la ragione per cui il Libro dello Zohar non ci viene rivelato, e non sappiamo come aprirlo e leggerlo. La chiave per comprendere il libro si trova nella capacità di avere la corretta percezione della realtà. Ci si deve avvicinare al Libro dello Zohar solo immaginando le descrizioni dentro di noi. La terminologia, i suoni, i mondi, gli oggetti spirituali, le anime, e le relazioni sono tutte nozioni che si trovano dentro di me. Questo vale particolarmente quando ci riferiamo ai parametri della percezione della realtà: mondo, anno, ed anima – che si trovano al di spora del tempo, dello spazio e del movimento.
Se percepisco il testo come un intricato schema di rapporti tra forze e qualità che sono dentro di me, piano piano rivelerò sempre di più degli stati emotivi più profondi. Allora mi sarà chiaro che la realtà esterna non è affatto reale, anche se a me sembra che lo sia. E ‘ soltanto che io la vedo come una cosa che esiste al di fuori di me in modo indipendente.
Commetto veramente una pazzia nel pensare di non creare questa realtà, o nel credere erroneamente che tutto avvenga da sé, per il semplice fatto che tutto già esisteva prima della mia nascita e continuerà ad esistere dopo la mia morte. Devo provare a cambiare tutte queste mie credenze per cominciare a capire cosa mi vuole spiegare Lo Zohar.
La chiave per entrare nel Libro dello Zohar si trova precisamente nel portare tutto dentro di me, come dice il principio, “Una persona rappresenta tutto il mondo”. Posso dire se il mio studio sia corretto o meno facendo il seguente controllo: In che misura mi aspetto di sentire e di rivelare tutto il mio futuro dentro di me?

Lo Zohar : quando il Tempio fu distrutto e la Divinità fu mandata in esilio in terre straniere…Tutti ne erano disperati e univano il pianto con il lamento. E tutto ciò avveniva perché la Divinità era stata esiliata dal suo posto.
E mentre in esilio cambiava rispetto a quello che era, anche suo marito, ZA, non faceva splendere la sua luce, perché non aveva nessuno su cui brillare.
Dunque, anche lui cambiò da quello che era, come è scritto, “Il sole sarà tenebre quando sorgerà.”
“Così la Sua manifestazione fu sfigurata più di ogni altro uomo” di quella serva, Matatron, che cambiò la sua forma e i suoi colori durante l’esilio, e diversamente da quelli che erano, sono verde, bianco, e rosso.
Mentre leggiamo Lo Zohar, dobbiamo aspettarci che ci influenzi. Non importa quali parole stiamo leggendo, perché tanto non ne capiremmo il significato nascosto comunque. Non comprendiamo il significato di queste parole, cosa significa essere “verde” “rosso”, “ schiavo”, “Matatron” o “Malchut”. Per noi è tutto lo stesso. Noi vogliamo soltanto che tutto sia rivelato dentro di noi, tutto qua.
Se ci fosse parso di aver capito qualcosa, allora lasceremmo la lezione soddisfatti, come se avessimo assimilato qualcosa. Ma è falso! Non abbiamo assimilato niente a meno che non abbiamo fatto lo sforzo di lavorare su ogni parola che non avevamo capito.
Non dovremmo desiderare di comprendere il testo con la nostra ragione umana in base al livello in cui ci troviamo. Ciò che volgiamo è la rivelazione! Questo è lo stato che vogliamo, il nostro prossimo livello. Noi vogliamo veramente percepire ciò di cui il libro sta parlando. Vogliamo che prenda vita dentro di noi.

Quando leggiamo Lo Zohar, non voglio dare delle spiegazioni teoriche e confondere le persone, dando loro la falsa impressione di aver capito qualcosa. Tutte queste qualità devono essere cercate dentro se stessi. Proprio come un bambino piccolino non capisce la differenza tra una cosa e l’altra, così voi non capite la differenza tra tutte le parole dello Zohar. La comprensione arriva in seguito, in modo naturale.
In questo contesto, capire significa arrivare allo scopo. Dovete percepire ogni cosa per poter dire: “Ah, adesso vedo, sento, e assaporo, e devo vivere così!” Dovete solo desiderare di entrare in questo scenario, e poi capirete.
Lo Zohar non dovrebbe essere studiato in senso teorico. Infatti, non c’è niente da studiare. Dovete solo entrarvi dentro e scoprirlo da soli, proprio come un bambino scopre il mondo.
Un bambino sa di cosa ha bisogno per svilupparsi? No, egli assorbe semplicemente tutto quello che può dal mondo, ed è così che cresce. Ed è così che voi vi dovreste sviluppare, con gli stessi pensieri e le stesse intenzioni durante lo studio.
La sola differenza è che un bambino ha la sua stanza, l’attenzione della mamma, e tutti i giochi possibili; tutte queste cose costituiscono già il suo mondo. Ma il mondo che voi dovete sviluppare è nascosto nel Libro dello Zohar. Dovete comportarvi come un bambino che deve scoprire il mondo da solo.
Un bambino non chiede su che cosa dovrebbe riflettere; egli spalanca gli occhi e la bocca, e con avidità assorbe tutte le informazioni con i suoi organi sensoriali. Questo è ciò che si chiama, comprensione o raggiungimento – per prima cosa si deve percepire qualcosa, e solo in seguito si comincia a capire che cosa sia. All’interno della percezione, cominciate già a capire come le cose sia interconnesse, come vi influenzano, e cosa succede quando interagite con esse. E’ uguale al modo in cui un bambino impara il funzionamento delle cose attraverso il gioco.
Questo è il modo in cui dovreste percepire Lo Zohar – come il solo metodo per entrare nel mondo spirituale. Il cervello non può aggiungere nulla perché allora avreste bisogno di usare la vostra ragione fisica ed i suoi esempi materiali. E non è assolutamente questo il modo di costruire una comprensione spirituale.

Domanda: se lo Zohar dice che tutto avviene solo all’interno della persona, allora perché sentiamo le sofferenze nel mondo materiale, nel mondo fisico?
Risposta: ma cosa è il mondo materiale? Divido così: dentro di me, che è la percezione interiore, e ciò che è esteriore, il mondo. Attualmente, mi sembra che in qualche posto al di fuori di me c’è stato un terremoto in Haiti o cade un aereo o avviene un incendio. Si tratta semplicemente della mia mancanza di percezione vera della realtà, perché tutto ciò avviene in me e non lo sento.
È come se qualcosa avvenisse ai miei piedi e non la sento, come se mi avessero fatto un’anestesia.
Su di noi agiscono due forze. Dentro di noi cresce il nostro ego e ci allontana l’uno dall’altro, secondo la misura del nostro odio; però, dall’altro lato, c’è una forza esterna che ci avvicina in un cerchio, e non abbiamo scelta! Anche se non ho scelto di trovarmi nella connessione globale con tutto il mondo e non lo desidero, il Creatore ha disposto in questa maniera.
Cioè, da un lato, si sveglia in me una forza negativa rispetto agli altri e dall’altro, tutti gli altri mi circondano in un cerchio così stretto che non ho dove nascondermi. Così cado sotto la pressione di queste due forze. Ciò è fatto in maniera intenzionale, affinché io non abbia via d’uscita.
Ognuno, senza eccezioni, romperebbe con piacere tutte le relazioni tra i paesi e le civiltà; però riveleremmo che dipendiamo anche da alcuni paesi molto piccoli che apparentemente non decidono niente. Nessuno al mondo può vincere alcuni pirati in Somalia, ed esiste ancora una moltitudine di altre simili formazioni terroristiche.
Perché non possiamo distruggerli? La Forza Superiore non lo permette. Tutti noi dipendiamo gli uni dagli altri e non c’è luogo dove nascondersi. Nel mondo ci sono 180 paesi. Vedremo quali problemi si riveleranno quando si rivelerà la nostra dipendenza reciproca.
Immagina cosa accade quando hai una gamba lesionata. Apparentemente è un dettaglio, però la testa comincia a non funzionare, non presti attenzione a nulla. Questo piccolo dolore non ti lascia lavorare normalmente. Non possiamo vincere neanche un paese terrorista, perché non abbiamo unità!
Se tutto il mondo agisse congiuntamente, chiuderebbe loro tutte le banche, smetterebbe di comprare il petrolio e fatto! Cosa potrebbero fare? Il giorno seguente non avrebbero niente. Chiuderebbe loro tutte le frontiere: non entrano, né escono.
Quando un corpo estraneo, come una scheggia, penetra nel nostro organismo, questo la isola immediatamente in un capsula e comincia a tirarla fuori, fino a che si rompe l’ascesso e questo corpo estraneo esce fuori con il pus.
Ci comportiamo forse così in relazione ai terroristi? No, perché non c’è consenso mondiale; ma dobbiamo imparare dalla Natura ciò che va fatto con loro.
Non è richiesto di distruggerli. È richiesto solamente di arrivare ad un consenso universale sul fatto che non si entri in contatto con quella parte dell’organismo generale.
Si correggerebbero molto rapidamente. Non esiste influenza più forte.
Domanda: durante la lettura dello Zohar, non posso resistere alla materializzazione di tutte queste immagini. Cosa posso fare?
Risposta: nel Libro dello Zohar esiste una forza speciale, la quale sente colui che comincia a comunicare con essa; però, per essere preparati a questo, è necessario attraversare un periodo di preparazione. Per questo, abbiamo cominciato in seguito a studiare Lo Zohar, ma ci siamo preparati per questo per molti anni. Non è stato facile attraversare un cammino così lungo. Ciò permette alla persona di trattare lo Zohar in altro modo e permette allo Zohar di influenzarci in altra maniera.
Le persone che si uniscono allo studio dello Zohar solo adesso, senza passare attraverso questa preparazione, devono includersi in noi in misura maggiore. Essi devono annullare se stessi in misura maggiore ed allora riceveranno la stessa preparazione che abbiamo avuto noi.
Abitualmente, durante la lettura dello Zohar, la persona si trova in confusioni interne più profonde rispetto ai pensieri sul mondo materiale: cibo, sesso, famiglia, denaro, potere, conoscenza. Lo Zohar agisce in maniera molto più forte e profonda; semplicemente all’uomo manca la connessione con noi.
Al che in verità è preparato, gli possono anche apparire determinati ostacoli, ma essi saranno già quei “peccatori” che si scoprono con il proposito della correzione e potrà risolverli rapidamente.
Dare meno di quanto è possibile non si chiama dazione. La linea media è costruita così. Essa non può nascere se non osserva la misura esatta: il massimo della dazione.
La linea media non esiste a priori e non conosciamo la sua misura; però la linea media è la tutta la persona dentro di noi, persona che vogliamo rendere simile al Creatore.
Allora, come costruire ed iniziare questa linea media secondo l’immagine del Creatore, che consiste di due forze: la maschile e la femminile, destra e sinistra? Non sappiamo cosa è questa unione e che forma deve avere questa creazione che si chiama essere umano. Quando nascerà si chiamerà “io”. Prima di ciò, io non esisto …
Ciò non è conosciuto in anticipo, poiché non vedo il Creatore! Quando termino questo lavoro, avendo costruito esattamente 10 Sefirot, non 9, neppure 11, allora ciò che si ottiene si chiama Creatore: “Vieni e vedi (Bo-Rè). Lì rivelo me ed il Creatore uniti. Non si può rivelare l’uomo senza il Creatore, così come nemmeno il Creatore senza l’uomo; si rivelano solamente nell’unità.
Non abbiamo né esempio, né immagine della linea media. Dobbiamo cercare e chiedere, ed allora cominciamo a trovare gli esempi, i legami, cominciamo a percepire il gioco che ha il Creatore con noi, svegliando in noi differenti sensazioni e dandoci indizi, affinché troviamo la linea media.
In altro modo non possiamo capirla, se non la cerchiamo e proviamo ad immaginare che ci troviamo nell’oscurità.
In ciò consiste tutta la nostra arte, il lavoro della costruzione del “Tempio”, che è la rappresentazione dell’immagine del Creatore in tutti i livelli del nostro desiderio: inanimato, vegetale, animale ed umano.
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Domanda: perché il prossimo congresso si chiama “Lo Zohar per il popolo”? Non è un titolo troppo sfarzoso?
Risposta: lo Zohar è la luce più grande che ci arriva dal sistema di Arich Anpin, la Luce che ci corregge.
“Per il popolo” significa che noi desideriamo unirci, come è scritto: “Mi trovo tra il mio popolo”, cioè, all’interno delle persone che si uniscono in un tutt’uno per rivelare il Creatore in questa unione, che è la Luce, l’amore e la dazione.
Per questo, il congresso si chiama così. Noi cerchiamo di avvicinarci ed unirci come parti divise e la Luce ci influenzerà ed unirà tutti, come un adesivo che entrerà tra noi. Considerando che la Luce dello Zohar influisce sul popolo, il congresso si chiama “Lo Zohar per il popolo”. Non c’è niente di mistico in questo.
Si tratta della correzione dell’uomo, della società, del mondo. Mi sembra poco probabile che qualcuno possa essere contrario … La Kabbalah rivela all’uomo solo le cose buone ed utili.
Domanda: se pensiamo ad una bilancia spirituale, un congresso cabalistico grande, dedicato al libro dello Zohar, come quello che si celebrerà a Febbraio, quanti anni di studi potremmo sostituire con esso?
Risposta: potrò dirlo dopo il congresso, quando potrò valutarlo. Per ora non lo so, perché tutto dipende la lei! Dipende dalla forza della sua unione! Così fortemente desidererà il cambiamento interno, in quella misura ognuno desidererà elevarsi al di sopra del suo egoismo.
Da questo dipenderà la sua correzione. Dall’alto non ci sono limiti, tutti i limiti provengono solo da noi stessi.
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