Pubblicato nella 'Lezione quotidiana di Kabbalah' Categoria

Il vento del cambiamento

Attraverso il lavoro nel gruppo, ricevo un forte desiderio. Desidero ardentemente liberarmi dall’egoismo, ma cosa posso fare? Il desiderio in se stesso non è capace di nulla. E per di più, un tale desiderio, sebbene potente, è egoistico.

Io non voglio la dazione di per sé, ma il vantaggio che promette. Ciò significa che sono sotto il giogo del Faraone. Ho un forte desiderio di dare dentro il desiderio di ricevere: mi aspetto di ricevere un guadagno dalla dazione.

Di conseguenza, la contraddizione, il divario, la polarità, il conflitto di interessi, dentro di me non fanno che crescere. Io voglio donare per colmare il mio desiderio egoistico. Infatti, la dazione mi rende eterno, perfetto, senza confini, libero da impedimenti, immune da ogni crisi. Mi dimentico degli tsumani e del crollo delle borse; tutto è meraviglioso! Chi non lo vorrebbe! Il mio ego lo vuole, voracemente.

Tuttavia, non ne è capace. Allora la forza superiore arriva e si apre un varco nel mio “buco nero”, permettendomi di scappare. Però, sebbene la si possa descrivere come una fuga, in lungo e in largo, non corro da nessuna parte. Resto nello stesso posto, ma all’improvviso, mi sento libero dall’egoismo, dal desiderio di ricevere. Questo è tutto.

All’improvviso, succede che il buco nero non contiene più la Luce dentro di sé; diventa trasparente. Ora tutto fluttua attraverso di esso e fa canale ad ogni genere di influenza dalle altre dimensioni, che chiamerò con dei nomi diversi: la Luce di Nefesh, la Luce di Ruach, e così avanti. In questo modo, avanziamo.

La cosa essenziale è che attraversiamo il limite, il confine, per iniziare il rinnovamento (Hidush). In ebraico, si chiama Rosh Hódesh, l’inizio del mese. Il nostro rinnovamento consiste nel conseguire il nostro primo attributo della dazione con l’aiuto della forza superiore.

Per riuscirci, tuttavia, abbiamo bisogno di invitare all’azione la forza superiore e per questo, in primo luogo, ci dobbiamo unire. Lasciamo che sia un’unione egoistica; non importa se funzionerà oppure no. L’importante è cominciare e quando avremo costruito il giusto ambiente, il vento del cambiamento spirituale soffierà tra di noi.
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(Dalla 4.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 21.04.2011, gli scritti del Rabash)

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Ogni ascesa significa ripartire daccapo

Domanda: Il gruppo mondiale contiene un grande desiderio con il quale possiamo lavorare, come penetriamo al suo interno?

Risposta: Ancora ci manca il sostegno reciproco. Questo è il problema. Tutti abbiamo il desiderio, ma non percepiamo ancora la interconnessione totale, quando ogni buco nella barca sulla quale ci troviamo fa affondare tutti sul fondo. Ovviamente, il Creatore ci sta aiutando perché non possiamo tappare tutti i buchi da soli. E’ scritto: “Rivolgiti a me, ed io ti ripagherò”. Poi, in seguito, Egli ci passerà il lavoro da fare, e noi Gli ripagheremo il debito.

Quindi, ci manca la sensazione dell’interdipendenza, della necessità di prenderci cura l’uno dell’altro. Io dovrei sentirmi preoccupato affinché tutti restino uniti, come una madre si preoccupa del benessere e della salute dei suoi figli. La cura per gli altri che un uomo ha nel proprio cuore li aiuta e gli ritorna moltiplicata di tante volte.

Infatti, il gruppo è un amplificatore molto potente. In risposta alle mie attenzioni e alle mie cure, gli amici mi avvolgono in esso. Maggiore è il mio contributo nel gruppo, maggiore sarà l’esaltazione che il gruppo darà al mio contributo, che mi ritornerà moltiplicata di tante volte. I miei pensieri devono avere come scopo gli amici come sempre, in modo che io aggiunga il mio contributo a ciò che ho ricevuto da loro.

Come lavoro su questo desiderio? Cado a metà strada. Il Creatore mi fa lo sgambetto, ed improvvisamente, con il gruppo che mi ha aiutato e sostenuto con un desiderio così meraviglioso e potente, incomincio ad ignorare tutto quello che ho. Infatti, ho ricevuto questa bruciante ispirazione dagli amici, tanto che non c’è più posto per i miei sforzi personali. Dove sono io allora, se tutto arriva da loro?

Perciò, affinché io possa fare la mia parte, mi viene data una discesa. Spinto dalla necessità, incomincio ad arrampicarmi come se dovessi uscire da un buco; cado e continuo a salire ancora, fino a quando non raggiungo la superficie. Ancora una volta, metto tutti i miei sforzi negli amici.

E’ difficile continuare a provare perché non c’è più nulla, è come se non avessi mai ottenuto nulla da loro fin dal principio. Che cosa ha provocato questa “nuova cancellazione-ripartenza”? Il punto è che sono asceso in un nuovo livello. Adesso devo ripartire da zero, ma è il punto zero del nuovo livello, che è più elevato di quello in cui ero precedentemente.

Ovviamente, all’inizio mi viene presentato come un’oscurità anche più grande. Ci sono più ostacoli e più grande è l’egoismo in questo nuovo livello poiché mi sono elevato più in alto, verso dei desideri più potenti che sono ancora da correggere. Così, continuo lungo il mio cammino spirituale.
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(Dalla 4.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 21.04.2011, Gli scritti del Rabash)

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Attraversare la frontiera egiziana

Domanda: Che cosa posso fare se nonostante io abbia un grande desiderio di unirmi agli amici, anche se provo con tutte le mie forze, sono incapace di rimanere in quello stato più di cinque minuti, dopo i quali sono trascinato da una serie di pensieri irrilevanti?

Risposta: Hai bisogno di trasferirti da un pensiero all’altro, una volta dopo l’altra. Che cosa puoi farci se il nostro lavoro è svolto a piccoli passi, come i bambini che crescono poco a poco, giorno dopo giorno. Ma un bambino lavora, tutto il giorno, per avanzare. Mette in prova l’ambiente e se stesso. Come ci sta e come utilizzarlo, come svilupparsi per ottener il maggio beneficio da esso.

Ma noi non facciamo la stessa cosa. Non esaminiamo ogni secondo come dovremmo utilizzare il nostro ambiente, né quale sia il modo migliore per connetterci a esso. Noi non vogliamo unificarci e metterci alla prova: Siamo in dazione verso il nostro ambiente? Puoi farlo ogni momento come fanno i bambini? Ed è qui che si trova il problema; è il motivo per il quale il nostro progresso è cosi lento.

Niente ci sta bloccando. Abbiamo ricevuto tutti gli strumenti; tutto è già scritto per noi; tutto è già spiegato; e tutto quello che dobbiamo fare e saltarci insieme e farlo! Allora, tutte le persone, anche quelli che abitano negli angoli più remoti della terra, sentiranno che non possono fare altrimenti.

Soltanto la forza interiore comune del gruppo mondiale sveglierà ogni cuore. Nessuno ha altre opportunità per rimanere nel percorso oltre a quella di svegliarsi e andare avanti. Questo è considerato come la garanzia mutua, quando noi garantiamo a tutti che si solleveranno velocemente e raggiungeranno lo stato buono.

Egitto non è cosi necessario se lo attraversiamo insieme. Il Creatore sistema tutto in modo che possiamo sopportare quest’inquietudine che è considerata come “mal d’amore” quando io sogno di incontrarmi con qualcuno che io amo, io mi struggo per Lui, per questo incontro anticipato che ho davanti.

Io naturalmente soffro, poiché ancora non sono arrivato a questo incontro e non ci siamo ancora riuniti, ma io lo sto già aspettando, nell’anticipazione immediata del futuro. L’unica difficoltà in questo percorso è la mancanza di unità tra di noi. Oltre a questo, non c’è nient’altro.
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(Dalla terza parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 21.04.2011, Beit Shaar HaKavanot)

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Lezione quotidiana di Kabbalah – 13.05.2011

Scritti di Rabash, Shlavei HaSulam, Articolo 16
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Il Libro dello Zohar, Mishpatim (Ordinanze), Lezione 15
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Rav Yehuda Ashlag, Introduzione alla Prefazione alla Saggezza della Kabbalah, Punto 14, Lezione 8
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Rav Yehuda Ashlag, Articolo “La Libertà”, Lezione 19
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Il desiderio e l’aspirazione

Domanda: Qual è la differenza tra il desiderio (Chissaron) e l’aspirazione (Ishtokekut)?

Risposta: Il desiderio (Chissaron) significa che io semplicemente voglio qualche riempimento, ad esempio sono assetato; mentre l’aspirazione (Ishtokekut) dipende da quanto ne ho davvero bisogno in un certo momento, cioè quanto soffro adesso perché manco di questo riempimento. Ciò significa che un’aspirazione è un’aggiunta ad un desiderio e questa, misura la forza del desiderio in un certo momento, quanto è disposto a soffrire il mio ego per raggiungere la meta desiderata.

In altre parole, quanto sei disposto a pagare per questa? Vediamolo adesso. Vuoi farlo? Non c’è problema. Quanto puoi dare? Possiamo misurare la tua aspirazione in accordo alla tua risposta. Tu dici: “Bene, cento”. “No, devi dare mille”. “Mille?”. Qui vieni messo alla prova secondo la quantità che sei disposto a pagare. Questo è il modo di misurare la tua aspirazione per la meta desiderata.

Allo stesso tempo, un desiderio in sé è semplice. Se qualcosa è gratis, la porterò via. È evidente che una persona viene valutata in accordo alla sua aspirazione. Il desiderio ci arriva dal Creatore, mentre aggiungiamo l’aspirazione tramite l’ambiente. Un’aspirazione è il frutto del nostro lavoro, il risultato dei nostri sforzi.

(Dalla 3° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 28.04.2011, Talmud Eser Sefirot)

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Tutte le anime si riuniscono dentro di me

Nella spiritualità, la “ragione” rappresenta la Luce di Chokhmà (Saggezza) vestita in un vaso. In conformità a questa Luce, sentiamo e capiamo il Creatore. La chiave qui non è la Luce di Chokhmà attuale, ma la Luce di Hassadim (Misericordia) che la riceve, cioè secondo la misura della dazione della quale siamo capaci.

Queste due Luci si conformano e si adattano.

Nel nostro mondo riceviamo direttamente nel nostro desiderio una certa porzione di Luce senza che questa sia rivestita in esso, senza essere simili al Creatore. Per questo siamo molto limitati nella nostra ragione. Questa ci sviluppa perché non ci insegna cosa fare successivamente per rivelare il Creatore.

Al contrario, nel mondo spirituale, riceviamo la Luce superiore, la rivelazione del Creatore, nei vasi di dazione. Ciò significa che rivelo il Creatore con la comprensione completa di chi e cosa è Lui.

Nel nostro mondo posso guardare una persona e vedere una parete. Per me lei è “impenetrabile”, non capisco il suo linguaggio, non conosco le sue qualità o i suoi pensieri. È nascosta per me, però nel mondo spirituale, il nostro contatto significa l’unione. Genero all’interno dell’attributo della dazione, che è vestito nella Luce e pertanto lo capisco; cioè, capisco qualcuno che non sia me. Il mio desiderio assume la sua forma, la sua struttura e lo stesso processo viene applicato a tutti.

Mantengo grezzo, senza forma, questo desiderio di ricevere che appartiene a Malchut dell’Infinito e attraverso l’amore e la dazione, costruisco su questo desiderio diversi modelli per assumere le forme di tutte le anime che esistono al di fuori di me. Posso creare all’interno uno spazio per costruire un “gruppo” di anime e per tanto includo tutti dentro di me.

Però questo è possibile solo a condizione che io assegni all’interno del mio desiderio un posto per ogni anima, immaginando dove deve andare ognuna. Come posso sapere questa cosa? Semplicemente, nella misura in cui do, permetto agli altri di entrare.

L’immagine risultante è molto simile al logo del prossimo congresso di Mosca. Un cerchio è il mio desiderio completo e dentro di esso posso assegnare un segmento ad ogni amico. Il cerchio si riempie gradualmente di anime e facendolo, restituisco la mia anima a me stesso. Di fatto attualmente, questo esiste come se fosse al di fuori di me, ma tutto quello che percepisco che mi sembra essere al di fuori di me, è la mia anima.

Da questo si deduce che l’attributo della dazione che io genero non è altro che un mezzo, una condizione che permette alla mia anima di essere riportata dentro di me.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 28.04. 2011, “La Mente attiva”)

Lezione quotidiana di Kabbalah – 12.05.2011

Scritti di Rabash, Articolo 8
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Il Libro dello Zohar, Mishpatim (Ordinanze), Articolo “Non seguire le masse nel fare il male”, Punto 429, Lezione 14
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Talmud Eser Sefirot, Volume 1, Punto 1, Histaklut Primit, Lezione 13
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Rav Yehuda Ashlag, KFS Pagina 87, Articolo “Pace nel mondo”, “ I Quattro Attributi, Misericordia, Verità, Giustizia e Pace, nell’ individuale e nel collettivo”
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Il punto da dove si comincia

Domanda: Cosa significa chiedere al Creatore e come dovremmo chiedergli qualcosa? Dovremmo soltanto dire dentro di noi: correggi le mie qualità?

Risposta: Quando un uomo al principio inizia a fare così, si rivolge al Creatore come se Lui fosse una persona, un’autorità esterna che sta al di fuori di lui, come se pregasse un “idolo” o qualche immagine della fantasia. Non si può fare niente a questo proposito. Questo è il modo in cui all’inizio immaginiamo il Creatore.

Tuttavia, andando avanti incominciamo a rivelare che questa forza esiste solamente dentro di noi, in base al divieto “Non ti costruirai altri dei per te stesso,” vale al dire degli dei che siano al di fuori di noi.

Scaviamo sempre più in profondità dentro di noi, dove scopriamo il posto in cui si trova il Creatore che è proprio nel punto più profondo. E’ come la nostra mamma che ci ha dato la vita e quindi noi la percepiamo come la forza interiore più potente che ci ha creati, essendo lei il punto della nostra origine, la nostra fonte. Questo è il modo in cui un uomo percepisce il Creatore.

Incominciamo a percepire il Creatore dentro di noi come la fonte più potente dell’ energia, delle sensazioni e della ragione.
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(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 28.04.2011 Gli scritti del Rabash)

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Lezione quotidiana di Kabbalah – 11.05.2011

Shamati, Articolo 34, “ Il Profitto di una Terra”
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Il Libro dello Zohar, Mishpatim (Ordinanze), Articolo “Spada a doppio taglio”, Punto 398, Lezione 13
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Talmud Eser Sefirot, Volume 1, Punto 1, Histaklut Primit, Lezione 12
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Rav Yehuda Ashlag, KFS Pagina 86, Articolo “Pace nel mondo”, “Bene e male sono valutati in base alle azioni dei singoli verso la Società”, Lezione 3
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L’atteggiamento corretto verso i libri sacri

Quando leggiamo un articolo Kabbalistico, abbiamo bisogno di sintonizzarci correttamente con la nostra percezione. Non una sola parola nella saggezza della Kabbalah parla del nostro mondo, mai. Noi non esistiamo in questo mondo. E’ un mondo immaginario; non è preso in considerazione affatto e non si accorda con l’intero sistema dei mondi. Semplicemente, non esiste!

Perciò, la Kabbalah non parla di questo mondo, del corpo fisico dell’uomo, o di certi luoghi geografici: la terra di Israele, il deserto del Sinai, l’Egitto, o la città di Babilonia. Si occupa solo degli stati interiori che una persona attraversa nella sua aspirazione a raggiungere la correzione, lo scopo della creazione.

Se una persona ha il punto nel cuore ed ha come obbiettivo lo scopo della creazione, lungo il percorso verso questo obbiettivo, incomincia a vivere vari stati. La saggezza della Kabbalah e tutti i libri Kabbalistici – la Torà, il Talmud, Lo studio delle Dieci Sefirot, il Mishna e così avanti – descrivono in particolare questi stati e questi livelli. Tutti libri “sacri” e spirituali parlano esclusivamente della “santità”, vale a dire del raggiungimento della proprietà della dazione, alla quale ci si riferisce come alla santità.

Dunque, mentre leggiamo questi articoli, ci dobbiamo completamente staccare da tutte le immagini e figure materiali che ci sono familiari ed immaginare solamente i livelli spirituali, vale a dire i livelli che ci avvicinano o ci allontanano dalla proprietà della dazione. Essi parlano solamente di questo. Questi libri descrivono il desiderio creato dal Creatore, i suoi stati in ognuno di noi, e la nostra esperienza sul cammino quando, dal nostro stato attuale, incominciamo ad aspirare alla proprietà della dazione, ad amarci reciprocamente, il che è chiamato “santità”.
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(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 24.04.2011 Gli scritti del Rabash)

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