Pubblicato nella 'Lezione quotidiana di Kabbalah' Categoria

C’è un posto per ogni cosa

Anche nel mondo materiale non abbiamo la possibilità di diventare una nazione che vive in un proprio paese, o in una propria terra, a meno che, prima, non ci correggiamo spiritualmente. Solamente le forze che discendono dall’alto costruiscono le condizioni in cui ci troviamo qui.

In generale, dobbiamo tentare di capire che cos’è il mondo materiale al meglio delle nostre capacità. Non si tratta dell’obbiettivo, ma del mezzo più piccolo e più esteriore per incominciare ad ascendere. In questa realtà materiale estremamente difettosa, che si trova al livello più basso possibile, dobbiamo incominciare a compiere il lavoro dell’unione per entrare nel mondo spirituale.

Dopo di che ci rivolgeremo a tutte le altre nazioni e mostreremo loro questo lavoro in modo che anch’esse si uniranno tra di loro. Di conseguenza, tutti noi, cioè il mondo intero, diventeremo una cosa sola, un’unica famiglia, ed incominceremo allora ad ascendere al suo livello spirituale. Questo è il solo modo in cui ci renderemo conto della nostra predestinazione, della ragione per la quale esistiamo.

Dobbiamo dare ad ogni cosa la sua propria importanza: al nostro mondo rispetto al mondo spirituale, alla nazione materiale di Israele rispetto alla sua analoga spirituale, allo stato materiale di Israele rispetto alla terra spirituale di Israele. Ogni cosa deve avere il proprio posto in base allo scopo finale. E’ precisamente questo che determina l’importanza di un oggetto ed i mezzi per usarlo.
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(Dalla 4.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 10.05.2011 “ereditare la terra”)

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Non ci sono errori, ma solo rivelazioni!

Domanda: E’ possibile non fare errori lungo il cammino spirituale?

Risposta: A dirti il vero, noi non facciamo errori. Riveliamo il desiderio non corretto, che nella realtà non si presenta come un desiderio danneggiato, ma che serve a fornirci il contrasto e la differenza che esistono tra due stati opposti. Se non fosse così, non percepiremmo alcuno stato.

Perciò, errori e disgrazie non ci riguardano mai. Lo stato opposto deve essere rivelato. Noi siamo delle creature, e non siamo in grado di percepire alcun fenomeno di per se stesso. Possiamo soltanto percepire un fenomeno attraverso la misurazione, la valutazione e la percezione di esso rispetto a qualcosa d’altro. Ci deve essere un “io” e un “ciò che io sento”, un oggetto rispetto ad un altro.

E’ impossibile percepire alcun fenomeno di per sé, perché questa sarebbe la percezione del Creatore prima che creasse la creazione, quando è perfino impossibile dire di Lui che è il bene e che fa il bene. Per chi Egli è il bene? Per chi fa il bene? Infatti, il bene può essere valutato soltanto rispetto al male che già esiste.

Perciò, non possiamo nemmeno parlare dell’essenza del Creatore nel modo in cui tentano di ragionarci sopra i filosofi, perché non abbiamo la capacità di percepire questa essenza, e nemmeno le parole per descriverla. La creazione inizia nello stato di opposizione al Creatore, in una seppur minima distanza da Lui. Questa “minima distanza” dona alla creazione il suo status, la sensazione di una cosa opposta all’altra – bianco contro nero, “il vantaggio della Luce deriva dall’oscurità”. In questo caso, c’è qualcosa di cui parlare.

Noi non sappiamo nemmeno come un fenomeno possa esistere di per sé. Possiamo forse creare qualche forma che non abbia delle caratteristiche, dei limiti, peculiarità, e tonalità di colori – niente di tutto questo? Non siamo in grado di percepire questo genere di cose. E’ qualcosa che non percepiamo. Se non sono presenti delle sfumature o delle caratteristiche, allora non sviluppiamo alcuna percezione.

Infatti, tutti i nostri sensi, come i cinque sensi terreni, sono costruiti sul fatto che una certa influenza colpisce le mie terminazioni nervose, e allora io ricevo una certa impressione: visiva, uditiva, tattile, olfattiva o gustativa. Abbiamo bisogno delle terminazioni nervose, ci deve essere un contatto, una reciproca interazione tra due opposti – e allora arriveremo alla percezione. Se non ci sono contatti, allora non si ha alcuna sensazione. Quando incomincio a percepire il Creatore? Dal momento del contatto (Hakaa), dello scontro tra il desiderio e la Luce.

(Dalla lezione del 24.06.2011, Gli scritti del Rabash)

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Lezione quotidiana di Kabbalah – 11.07.2011

Scritti di Baal HaSulam, Lettera 25
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Il Libro dello Zohar, Truma (Donazione) “Tu Farai una Tavola”, Punto 485, Lezione 20
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TES, Parte 1, Tabella di Risposte per Argomento, Punto 55, Lezione 36
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KFS, Prefazione alla Saggezza della Kabbalah, Pagina 575, Punto 20, Lezione 15
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KFS, Matan Torà (Il Dono della Torà), Punto 16, Lezione 11
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Il mondo attraverso il prisma dei desideri

Domanda: In che modo gli sforzi che facciamo durante la lettura del Libro dello Zohar influenzano il mondo? Quali cambiamenti infonde?

Risposta: Non c’è alcun mondo di per sé. I nostri sforzi costruiscono la realtà che vediamo. In questo momento, il mondo ci sembra essere quello che vediamo. Nella misura degli sforzi che facciamo, creiamo un’altra realtà, un mondo diverso. Quello che facciamo è quello che otteniamo.

La spiritualità non ha alcuna immagine. Non ha dei lineamenti specifici, a meno che un uomo non li formi dentro di sé, dentro i suoi desideri che raccoglie e riunisce in un solo desiderio.

Dovremmo riflettere su questo più che possiamo, al fine di abituarci a questo modo di vedere la realtà. Non si tratta dei conseguimenti spirituali. Io sto dicendo che ogni uomo nel mondo, che non ha ancora conseguito la spiritualità, può comunque scegliere di guardare alla realtà come suggerito e, così facendo, inizia a sperimentare certe impressioni sensoriali.

Domanda: Ma in che modo i nostri sforzi per unirci influenzano i desideri al livello più grezzo che è dentro di noi, dove non c’è il desiderio di essere uniti? E’ come se, al livello più profondo, non avessi la minima aspirazione o desiderio ad unirmi con gli altri…

Risposta: Io sono fatto di desideri di tutte le forme e di tutti generi, di tutti i livelli di Aviut (grossezza e ruvidezza), inclusi i desideri che non cambiano fino alla fine della correzione. Questi desideri si svelano in me in tutte le possibili combinazioni che io non sono in grado di creare.

Io devo, al meglio delle mie capacità, modellarli in una forma spirituale, cioè condurli ad una unione con i desideri che mi sembrano estranei e che io rifiuto, disprezzo, e con i quali non voglio avere a che fare; “Chi sono questi desideri, in fondo?! Perché dovrei unirmi con loro?”

Io devo superare questo risentimento e provare a riunirli, se in essi vi è un desiderio per la spiritualità uguale al mio. Per adesso, si tratta solo di loro. E se proveremo ad elevarci al di sopra del nostro reciproco risentimento e ad unirci, costruiremo il “luogo” per la rivelazione ad un livello ancora più interiore.

Domanda: A volte, mi sento come se mi trovassi con le spalle al muro, cerco di trovare un modo per muovermi, ma non riesco a fare un passo. Cosa devo fare in questo caso?

Risposta: Chiedi aiuto agli amici
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(Dalla 2.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 27.06.2011 Lo Zohar)

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Lezione quotidiana di Kabbalah – 10.07.2011

KFS, Introduzione allo Studio delle Dieci Sefirot, (Rav Yehuda Ashlag), Pagina 322, Punti 15-18
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Il Libro dello Zohar, Truma (Donazione) “Il Giudizio dell’ Inferno”, Punto 459, Lezione 19
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TES, Parte 1, Tabella di domande e risposte per il significato delle parole, Punto 50, Lezione 35
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KFS, Prefazione alla Saggezza della Kabbalah, Pagina 575, Punto 19, Lezione 14
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KFS, Matan Torà (Il Dono della Torà), Punto 14, Lezione 10
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La materia tessuta dal desiderio per mezzo della Luce

Baal HaSulam, lo Studio delle Dieci Sefirot, parte 1, “Histaklut Pnimit” (riflessione interiore), articolo 36: il desiderio di ricevere è la sostanza dell’essenza … nominiamo la prima forma dell’essenza con il nome di “prima sostanza dell’essenza”, posto che non abbiamo nessuna realizzazione o percezione di nessuna sostanza.

Ci sono cinque tipi di sensazioni: la vista, l’udito, l’olfatto, il gusto ed il tatto. Sentire un oggetto come se questo fosse materiale significa toccarlo. Solo toccandolo posso essere sicuro che esiste ed è materiale.

La realtà più affidabile è quella che può essere toccata e tenuta nelle mani. Io posso chiamare qualcosa sostanza se questa mi si rivela attraverso il tatto, però in realtà, questa non è sostanza. Semplicemente, ho cinque organi di percezione e l’influenza della Luce sul mio senso del tatto crea in me l’illusione della sostanza. Se non avessi il corpo con i recettori nervosi nella pelle e non potessi percepire la realtà nella quale mi trovo grazie ad essi, non potrei sentire il mondo materiale che sento oggi.

Cos’è l’odore? L’influenza della Luce sui recettori del mio olfatto mi da la sensazione dell’olfatto e l’influenza della Luce sui recettori del gusto mi da la percezione del gusto; è la stessa cosa riguardo alla vista e l’udito. Tutte le mie sensazioni vengono attraverso le terminazioni nervose che si trovano sia dietro il timpano sia all’interno dell’occhio.

Pertanto, tutto quello che abbiamo, sono i cinque organi di percezione. Alla fine, essi attraggono a noi tutta la realtà: il nostro corpo e tutto il mondo davanti a noi. Io percepisco la sostanza attraverso il mio senso del tatto, mentre il resto dei miei sensi, l’olfatto, il gusto, l’udito e la vista, attraggono le caratteristiche aggiuntive della supposta “realtà”, della quale il mondo ed io siamo parte.

La Luce attrae per me tutta l’immagine. In realtà, non c’è nient’altro che il semplice desiderio che viene influenzato dalla Luce, la quale da vita a tutte queste forme. È per questo che mi sembra che tutti esistiamo come corpi fisici.

Questa è la ragione per la quale Baal HaSulam dice che “il desiderio di ricevere è la prima forma dell’essenza”, e perciò definiamo la prima forma come “sostanza”, perché non abbiamo la realizzazione dell’essenza. Pertanto, esistono la materia, la forma rivestita nella materia, la forma astratta e l’essenza. La materia è il desiderio di provare piacere percepito da noi attraverso gli organi del tatto, con l’aiuto degli altri organi di percezione.
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(Dalla 3° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 7.06.2011, Talmud Eser Sefirot)

La Luce di Chokhmà, la base della vita

Baal HaSulam, lo Studio delle Dieci Sefirot, Parte 1, “Tabella di domande e risposte per il significato delle parole”: domanda 5, Cos’è Ohr Chokhmà? Una Ohr (Luce) entra nell’essere emanato nella prima espansione della Luce Diretta ed è il nutrimento generale e l’essenza dell’essere emanato.

Da parte del Creatore, la creazione termina nelle quattro fasi dell’espansione della Luce Diretta, Malchut del mondo dell’Infinito. Cioè, Lui creò il punto “a partire dall’assenza” (Yesh mi Ain), che si sviluppa lungo le quattro fasi, sotto l’influenza della Luce superiore che lo circonda.

L’influenza del Creatore sul punto della creazione è chiamata fase zero, Keter, ed all’interno di questo punto, hanno luogo le fasi dello sviluppo, uno, due, tre e quattro. La quarta ed ultima fase dello sviluppo del punto “a partire dall’assenza” sotto l’influenza della Luce è chiamata Malchut del mondo dell’Infinito.

Questo è ciò che il Creatore voleva dare all’essere emanato per sviluppare il desiderio di provare piacere in questo punto, in maniera tale che la percezione, la sensazione della Luce, l’attitudine del Datore verso di esso è considerata come “infinito”. È chiaro che qui non stiamo parlando di distanze fisiche, ma definendo le qualità dell’essenza interna di questo punto. Adesso questo percepisce e sente il Creatore, lo assorbe al suo interno senza nessuna restrizione, il che viene chiamato infinito senza fine.

Questo punto della creazione accetta completamente, senza nessuna restrizione da parte sua, tutto quello che il Creatore vuole dare, grazie alle Sue qualità di essere buono e benefattore. Tutto quello che succede più avanti è già la reazione dell’essere emanato per essere arrivato, con l’aiuto del Creatore, ad uno sviluppo così alto, completo e meraviglioso.

Adesso, accettando tutto quello che il Creatore gli da, l’essere emanato comincia a cambiare internamente e da parte sua, reagisce alla Luce che lo riempie. In altre parole, questa è la reazione dell’invitato a tutto il bene che ha sentito provenire dall’anfitrione ed alla soddisfazione data da Lui. Adesso, deve rispondere a questa soddisfazione ed all’amore che le è stato rivelato.

Questo non termina nello stato di Malchut del mondo dell’Infinito, anche quando da parte del Creatore, il lavoro è finalizzato. Adesso, l’essere emanato costruisce dentro di sé ogni genere di schermi ed occultamenti; rifiuta i regali, desidera occultare la relazione con l’Anfitrione finché non raggiunge la reciprocità.

Inoltre, tutto questo succede all’interno dell’invitato, è come se l’Anfitrione neppure lo sapesse. L’invitato rifiuta ed accetta, pone diverse condizioni col fine di accettare il regalo dell’Anfitrione. Tutto quello che succede sotto Malchut del mondo dell’Infinito è lo sviluppo interno dell’essere emanato che desidera riuscire ad essere come il Creatore.

È per questo che “La Luce di Chokhmà è la Luce che entra nell’essere emanato nella prima espansione della Luce Diretta”, cioè durante la prima influenza diretta della Luce circostante che questo sente. In realtà, tutto esiste nella Luce superiore, ma in base al grado del suo sviluppo, l’essere emanato sente come se la Luce alterasse la sua influenza su di lui. Proprio la prima influenza della Luce superiore sull’essere emanato, che è “il nutrimento generale e l’essenza dell’essere emanato”, è chiamata Luce di Chokhmà (Saggezza).

In altre parole, sono seduto dall’altro lato dell’Anfitrione e con tutto davanti a me. Vedo di fronte a me tutto il “cibo”, la fonte della vita e senza di essa, non posso esistere, morirò.

Tuttavia, dopo aver ricevuto questo alimento ed aver cominciato a vivere (come è detto, “Se non c’è farina, non c’è Torà), posso fare dei calcoli rispetto alla mia ricezione. È per questo che la Luce di Chokhmà è chiamata la base della vita ed è presente, in maniera aperta o nascosta, in tutte le azioni reciproche tra il Creatore e la creatura.

Anche quando parliamo dello stato in cui c’è solo una Luce, Hassadim (Misericordia) e nessuna ricezione, si dice che si è “quasi” separati dalla Luce di Chokhmà. Non si è completamente separati dalla ricezione, ma “quasi”.

È la stessa cosa nella nostra vita fino al un certo livello necessario, minimo, il quale non viene né condannato, né elogiato, poiché è necessario per sostenere l’esistenza. Questa è la quantità di ricezione delle necessità basilari della vita, definite dallo stesso essere emanato.
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(Dalla 3° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 19.06.2011, Talmud Eser Sefirot)

Le difficoltà sono un invito alla rivelazione

Domanda: Cosa può fare un uomo quando si sente molto debole e la sua famiglia e l’ambiente circostante non sono in grado di sostenerlo, perché non sentono la grande importanza dello scopo?

Risposta: Baal HaSulam spiega nello Shamati (Ho udito), articolo n.4, perché sperimentiamo così tante difficoltà lungo il cammino spirituale: “Un uomo arriva in uno stato in cui è come se tutto il mondo fosse immobile, ed egli è solo e apparentemente assente dal mondo, e lascia la sua famiglia ed i suoi amici per annullarsi davanti al Creatore”.

E’ come se l’uomo si trovasse sospeso nell’aria. Ma il Creatore ha progettato tutto in questo modo per lui, allo scopo che non cerchi della terra ferma su cui poggiare ma, al contrario, cerchi una strada per diventare uguale a colui che è superiore nei suoi pensieri e nelle sue idee ed aspiri verso colui che è superiore al fine di acquisire il Suo spirito. In altre parole, dobbiamo aspirare alla rivelazione del Creatore come qualità dell’amore e della dazione nei desideri dell’altro, e allora ci eleveremo al di sopra del nostro desiderio attraverso “la fede al di sopra della ragione”.

Quando ci sentiamo sospesi nell’aria senza il sostegno del nostro solito ambiente fisico, vuol dire che stiamo ricevendo un invito ad aderire a colui che è superiore attraverso la dazione. Invece di cercare il sostegno negli strumenti razionali della mente, dobbiamo cercare il sostegno nella fede al di sopra della ragione.

Baal HaSulam dice:” Non c’è che una semplice ragione per ciò che è chiamato “mancanza di fede”. Significa che un uomo non vede davanti a chi si annulla, cioè non percepisce l’esistenza del Creatore. Questa è una situazione molto pesante.” Ma, d’altra parte, si tratta di un invito che riceviamo a rivelare la qualità della dazione, cioè il Creatore.

Da coloro che sono sommamente illuminati vediamo ancora che la fede è una chiara rivelazione del Creatore. Vedere significa credere, e l’uomo che Lo vede si dice che creda in Lui. Tutto questo ci mostra quanto sia distorto il significato di queste parole e quanto non sia corretto il modo in cui leggiamo i sacri testi. Questi testi sono “sacri” perché parlano del conseguimento e della rivelazione del Creatore, del fatto che Egli è Benedetto, ed è la proprietà dell’amore e della dazione. I libri che spiegano come si raggiunge questa proprietà sono chiamati sacri.
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(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 28.04.2011 Gli scritti del Rabash)

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La fede nei saggi

Domanda: Se la persona viene allevata con la religione dall’infanzia e la riempiono con l’idea che esiste solo il Creatore, perché la gente crede in ogni tipo di forze impure?

Risposta: Come puoi credere al Creatore quando non Lo hai mai visto né sentito? Cosa puoi chiedere ad una persona che crede ai racconti di seconda mano? Una persona ha una storia da raccontare, un’altra ne ha un’altra, ma nessuna di loro ha visto niente con i suoi occhi, nemmeno io. Non ci può essere la fede cieca!

Questa è la ragione per la quale la saggezza della Kabbalah parla solo delle realizzazioni reali, come si dice: “Un giudice ha solo quello che i suoi occhi possono vedere” ed in nessun modo possiamo allontanarci da questo principio.

Dobbiamo conoscere il Creatore e rivelarlo, non credere in Lui. La Kabbalah dice che c’è una realtà superiore che non percepiamo, che ci è ancora nascosta. Sappiamo che guardando il mondo con occhi miopi, possiamo vedere solo pochi metri davanti a noi, ma con gli occhiali possiamo vedere ad un miglio di distanza.

Allo stesso modo, c’è un’altra opportunità di ampliare infinitamente la nostra percezione (la visione, la comprensione e la sensibilità) ed anche di aggiungere nuove qualità, per rivelare nuove dimensioni. Tutto questo è possibile, lo accettiamo come una ipotesi, come avviene nella scienza. Noi crediamo ai kabbalisti e se facciamo certe azioni delle quali loro parlano, possiamo acquisire questo nuovo livello di percezione: acquisire la realizzazione, l’illuminazione e la sensazione. Il metodo non è fede cieca.

Ho fede nel metodo, cioè lo accetto con un punto interrogativo per poterlo mettere alla prova e realizzarlo nella pratica; ed allora vedo che il metodo è molto logico, che mi spiega chiaramente come posso usare l’ambiente affinché questo mi cambi, mi rendo conto di come ho bisogno di agire rispetto alle forze che esistono in natura.

Credo soltanto quando vedo che il metodo da il risultato desiderato, anche se le azioni sono chiare ed evidenti. L’idea che posso usare l’ambiente per lavorare contro la mia natura egoista per acquisire una qualità che è opposta ad essa, è abbastanza realista. Questa viene denominata “fede nei saggi”, quando seguo i loro consigli.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 27.04.2011, Shamati 1)

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Il semaforo della mia anima

Domada: La sofferenza mette in evidenza direttamente dove ci dobbiamo correggere o lo fa solo indirettamente?

Risposta: Dobbiamo provare con attenzione a individuare cosa ci sta facendo soffrire, vale a dire cosa il Creatore si aspetta da noi. Quando un pensiero, un desiderio, o un’intenzione si presenta in noi e non c’è collegamento all’amore per gli altri, dovrei immediatamente percepire come se una luce rossa si accendesse in me!

Ci sono dei pensieri, dei desideri e delle intenzioni in cui questo segnale di allarme è, all’inizio, giallo, poi arancione ed infine rosso, come un segno preciso di catastrofe. Dipende dalla situazione.

Ma io dovrei guardare ad ogni situazione come al desiderio di vedere tutto con amore, e se non ci riesco, ci deve essere una luce rossa che si accende. Allora, vedrò una distesa di luci rosse davanti a me. Questo mi fa capire e mi rende consapevole della mia reale situazione in modo che mi posso impegnare seriamente a far sì che tutte le luci diventino verdi. Cercare il modo in cui farlo, significa incominciare a lavorare per il Creatore.

Egli accende la luce rossa dentro di me, ed io la giro sul verde. Mentre mi impegno per farlo, cerco di individuare la ragione per cui si è acceso il rosso e come fare per girarlo sul verde. Questo è ciò di cui si deve occupare il nostro lavoro, il percorso che dobbiamo affrontare.
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(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 09.05.2011, Shamati N.113)

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