Pubblicato nella 'Lezione quotidiana di Kabbalah' Categoria

Lezione quotidiana di Kabbalah – 02.02.2012

Scritti di Rabash, Articolo 17 “Riguardo l’ Importanza degli Amici
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Libro dello Zohar, Bereshit (Genesi), Pagina 5, Articolo “La Preghiera dei Poveri”, Punto 184, Lezione 52
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TES, Pagina 6, Punto 23, Lezione 15
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KFS, Introduzione allo Studio delle Dieci Sefirot, Pagina 344, Punto 75, Lezione 35
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Il passaggio alla dazione come processo naturale

La nostra divulgazione dovrebbe essere semplice: noi abbiamo bisogno di portare l’umanità alla realizzazione del fatto che l’attuale economia sta collassando a causa di ragioni che sono al di fuori del nostro controllo, a causa di circostanze oggettive. Nessuno è da biasimare; questa fase è impiantata nella natura della società umana in sé e si propone di unirci e di causare la creazione di una nuova società integrale che vivrà in accordo alle leggi della garanzia mutua.

Prima cominciamo a studiare e nel frattempo il nostro processo di pensiero ed il nostro approccio cambiano: da stretto e diritto essi divengono complessi ed allora cominciamo a capire come costruire dei sistemi di interazione tra le persone, tra i partner commerciali, tra i sistemi di governo e così via.

Ma prima di tutto c’è l’istruzione: un’educazione integrale. Come scrive Baal HaSulam, possono volerci fino a tre generazioni prima che l’umanità cominci praticamente a costruire una nuova società. Questo è il tempo di cui una persona ha bisogno per realizzare i cambiamenti e cominciare a pensare differentemente.

Ma fino ad allora, noi vivremo producendo tutto quello che è necessario per le nostre necessità basilari e gradualmente avanzeremo verso una visione del mondo integrale. La crisi si sbarazzerà di tutto ciò che è in sovrabbondanza e ci abbasserà al livello di produzione di beni per le necessità vitali. È già chiaro: il rialzo della disoccupazione nel singolo complesso dell’economia mondiale sottrae gradualmente i profitti a tutti, inclusi a quelli al vertice. Gli yacht, i diamanti ed i grandi conti bancari, tutto questo sparirà. Che lo vogliamo oppure no, il mondo arriverà ad un’economia diversa.

Noi, in cambio, abbiamo bisogno di preparare come possiamo ogni persona per l’imminente giro di eventi. Certamente abbiamo bisogno di investigare in che modo costruire la nuova economia, ma generalmente essa si costruirà da sé. Dopotutto, l’economia è una replica dell’interconnessione tra la gente. Il sistema finanziario e quello economico sono essenzialmente una copia del nostro egoismo. Quindi, cambiando noi stessi, automaticamente cominciamo a cambiare le nostre relazioni in tutte le sfere, incluso quella economica.

Non abbiamo bisogno di movimenti improvvisi. Non abbiamo bisogno di accelerare l’onda. Non abbiamo bisogno di rivoluzioni o metodi forzati. Tutto avverrà naturalmente, è proprio come scrisse Baal HaSulam ne “Gli Scritti dell’Ultima Generazione”: “Il concetto di collettività ha bisogno di catturare e di maturare nella mente umana in non meno di tre generazioni complete di pace e di accordo. Quindi il mondo deve ancora sperimentare molte rotazioni ed esperimenti prima di raggiungere la fase finale. E non c’è un cammino più semplice per la maturazione delle idee del cammino della Kabbalah”.
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(Dalla 4° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 8.01.2012, “La Libertà”)

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Lezione quotidiana di Kabbalah – 01.02.2012

Scritti di Rabat, Dargot HaSulam, Articolo 798
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Libro dello Zohar, Bereshit (Genesi), Pagina 4, Articolo “Facciamo l’ Uomo”, Punto 138, Lezione 51
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TES, Pagina 6, Punto 23, Lezione 14
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KFS, Introduzione allo Studio delle Dieci Sefirot, Pagina 343, Punto 74, Lezione 34
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Lezione quotidiana di Kabbalah – 31.01.2012

Scritti di Rabat, Dargot HaSulam, Articolo 24
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Libro dello Zohar, Bereshit (Genesi), Pagina 2, Articolo “Facciamo l’ Uomo”, Punto 179, Lezione 50
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TES, Pagina 6, Punto 20, Lezione 13
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KFS, Introduzione allo Studio delle Dieci Sefirot, Pagina 343, Punto 69, Lezione 33
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Prima della scalata critica

Tutte le correzioni sono eseguite secondo il principio “dalla più facile alla più difficile”, e questo è logico: all’inizio la luce corregge i vasi più puri, che le sono più vicini, e poi con il loro aiuto, passa a quelli più bassi e più complicati.

Ogni vaso ha cinque categorie, o Dieci Sefirot, in altre parole la struttura di HaVaYaH che si divide in cinque parti secondo l’Aviut (spessore) del vaso: dalla parte zero alla quattro.

Il vaso è diviso in modo speciale: più sono elevate le sue parti, più queste si sentono basse, mentre le parti basse, al contrario, hanno subito minori cambiamenti. Ora l’ordine inverso delle luci e dei vasi determina la via della correzione. I vasi sono corretti dalla Luce che ritorna alla sorgente o luce circostante (Ohr Makif) la quale è attivata dalla stabile ed invariabile legge della similitudine delle qualità.

I vasi sono corretti un passo alla volta. I vasi, che suscitano verso la correzione le loro stesse luci (“Luci” vasi di dazione) non hanno bisogno di alcun sistema particolare e nemmeno di alcuna istruzione speciale; sono tirati naturalmente verso l’unità sulla quale è costruita l’intera correzione. Questi vasi del grado zero e del primo grado dell’Aviut sono detti i “Progenitori”.

Nel mondo del conseguimento spirituale, i vasi di secondo e terzo grado dell’Aviut richiedono una correzione più metodica e sono chiamati i “Figli”.

Infine i vasi del quarto grado dell’Aviut, che non possono ancora essere corretti, sono detti “Le Nazioni del Mondo”.

Come scrive Baal HaSulam, i Progenitori hanno avuto la necessità di un’ “approvazione preliminare dell’intera nazione”. Le loro anime non erano né basse né separate tra di loro, per questo per loro è stato sufficiente capire il bisogno di unità senza dover fare il difficile lavoro dell’auto correzione con le Luci.

Ma i figli sono dei vasi più bassi, che lavorano con l’egoismo. Hanno ricevuto il metodo detto la “Torà,” che permette loro di correggersi, prima nei vasi di dazione (“Vagarono per quarant’anni nel deserto”), e poi nei vasi di ricezione (“La Terra di Isarele”), poi quando furono a capo della “Terra di Israele”, si sono rotti due volte perché sono caduti dal livello del primo e del secondo Tempio. In altre parole, hanno creato i vasi con l’intenzione altruistica, ma non sono stati capaci di trattenerli.

Poi i figli si sono uniti con le nazioni del mondo che non facevano parte di questo processo, ed oggi è giunto il tempo per una correzione comune. Di conseguenza, chi si ridesta verso l’ascesa è chiamato “Israele”, secondo la sua aspirazione verso il Creatore (Yashar-El). Nel Passato, i Progenitori chiamavano se stessi “Israele”, visto che erano usciti dalla Babilonia ed erano fuggiti nella terra di Canaan, in altre parole erano saliti dal grado di egoisti al grado di dazione. Poi sono caduti ancora nello stato dell’Egitto e poi ancora risaliti dalla dazione, essendo passati dal Monte Sinai ed avendo continuato le correzioni nel deserto e nella Terra di Israele.

Dpo la rottura finale, è scomparsa la nozione di “Israele”, visto che nessuno aveva l’intenzione per la dazione, eccetto i Kabbalisti isolati, che sono vissuti in ogni generazione, le ultime isole in un oceano di egoismo.

Ai giorni nostri, ogni persona che si desta verso la correzione, è detto “Israele”, secondo il desiderio che il Creatore ha acceso in lui, il suo ruolo futuro. E per ora gli altri rimangono nella categoria delle “nazioni del mondo” perché per il momento non vogliono o non sono in grado di sentire il messaggio dell’unità. Dopo migliaia di anni di incroci, tutti sono in teoria in grado di ascendere spiritualmente.

Questa è in breve la panoramica del processo. All’inizio il genere umano si trovava nello stato comune di “Babilonia”, e poi tale modo di essere si è diviso in due parti “Israele” e le “Nazioni del mondo”. Poi Israele è discesa in Egitto, ovvero ha acquisito un’inclinazione al male, e da lì dopo cento anni è riuscita ad ascendere al livello della Torà, ha costruito un Tempio al livello della sua personale fine della correzione.

Poi si è verificata una rottura ed i Figli di Israele sono caduti nei duemila anni di esilio, alla fine dei quali tutti noi arriveremo alla fine comune della correzione.

Il nostro semplice conto alla rovescia inizia nel punto di inizio della correzione, quando le qualità cadute di Binà si sono combinate alle qualità di Malchut. Chiunque si risveglia è pronto per il sentiero spirituale. La correzione avviene secondo il principio dal leggero al pesante, non per mezzo della Torà, che è il metodo delle generazioni passate, ma con l’aiuto della Saggezza della Kabbalah, che è in grado di portarci la Luce che ritorna alla sorgente (Ohr Makif), dalla fine della correzione. Ecco perché viene rivelata ai nostri giorni.

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(Dalla 4° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 22.11.2011, “L’Arvut (La Garanzia Mutua)”

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KFS, Introduzione allo Studio delle Dieci Sefirot, Pagina 341, Punto 61, Lezione 31
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Un approccio integrale: La piccolezza del grande e la grandezza del piccolo

Baal HaSulam: “La Libertà”: Le più vere e sviluppate visioni non sono mai nelle mani del collettivo nell’autorità, ma piuttosto nelle mani del più debole, cioè nelle mani della minoranza impercettibile. Questo perché ogni saggezza ed ogni cosa preziosa viene al mondo in piccole quantità. Quindi, noi siamo avvertiti di preservare l’opinione di tutti gli individui, a causa dell’inabilità del collettivo di rivelare il male dal bene tra di loro.

Tutta la creazione costruisce un Partzuf che è diviso in cinque livelli di rudezza (Aviut). Le Luci sono rivestite in esso nell’ordine inverso: la Luce più grande è rivestita nei vasi più puri, quelli più deboli. Questo è riflesso anche nella struttura della società umana: le Luci più piccole, più deboli sono tipiche delle forze più grossolane e più forti, mentre le Luci più grandi sono nei livelli superiori, sono quelle che hanno le forze più grandi ma sono quelle più raffinate.

Il potenziale di una collisione meccanica è irrilevante comparato all’intensità di un’esplosione atomica, nella quale hanno luogo processi più sottili. Così, ovviamente, in un chilogrammo di una bomba atomica c’è molta più grande energia che in molte tonnellate di esplosivi ordinari. Dipende tutto dalla qualità del materiale, non dalla quantità.

Così, il particolare ed il generale sono reciprocamente opposti, ma essi sono all’interno di una struttura e quindi devono completarsi a vicenda. In questo modo, in qualunque cosa si relazioni al generale, uno deve assomigliare al collettivo, mentre in qualsiasi cosa riguardi il particolare ed il quadro come un insieme, è proprio l’individuo che lo esamina e così uno dovrebbe assomigliare al particolare.

Questa contraddizione è solo apparente. Quando capiamo che è una sola forma, vediamo immediatamente cosa appartiene a cosa, cioè a cosa le persone importanti devono abbassarsi per piacere alla loro gente, e nei confronti di cosa le persone devono abbassare le loro teste ed ascoltare i grandi.

Per prima cosa noi dobbiamo sapere il fatto che siamo tutti uniti da una forma (Partzuf). Poi potremo capire i principi della dipendenza reciproca e le sue parti e la cooperazione tra loro sulla strada del successo generale.

Prima dobbiamo capire che siamo tutti connessi in un insieme. Nessuna “linea di povertà” può dividerci in superiori ed inferiori. Nessuno può guardare gli altri indifferentemente e fingere che non lo riguardino. Questo significa che noi non possiamo “distruggere” nessuno, al contrario, tutti dovrebbero essere presi in considerazione e noi dovremmo capire che non possiamo amministrare gli uni senza gli altri. Il nostro successo non dipende dall’oppressione ma piuttosto dal completamento reciproco.
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(Dalla 4° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah dell’8.01.2012, “La Libertà”)

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Libro dello Zohar, Bereshit (Genesi), Pagina 111, Articolo “Io, Io sono Colui che é”, Punto 168, Lezione 47
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KFS, Prefazione al Commentario della Scala, Pagina 705, Punto 61
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Scritti di Baal HaSulam, Shamati Articolo 172 “Il caso degli impedimenti e dei rinvii”
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Scritti di Rabash, Articolo 5
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Senza un timone

Domanda: Che cosa ci aiuterà a non dimenticarci l’uno dell’altro?

Risposta: La necessità per il lavoro spirituale, la realizzazione dell’importanza dello scopo. Non dimentico ciò che è importante per me.

Se lo scopo spirituale non è importante per me, allora devo guadagnarmi la sua importanza dagli amici. Ma cosa succede se loro non la valorizzano? Si scopre che noi stiamo navigando attraverso l’oceano insieme senza un timone. Ci sono molte persone a bordo, ma non hanno una direzione. Alcuni marinai sul ponte stanno urlando che dobbiamo arrivare a terra ferma, ma gli altri sono lì solo per divertirsi e non gli importa del mondo….
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(Dalla terza parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 24.01.2012, Talmud Eser Sefirot)