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Avere una piccola carenza

Domanda: Che posso fare se gran parte dei miei pensieri è rivolta ai beni materiali: come guadagnare soldi, la mia famiglia e la mia posizione agli occhi degli altri, pensando scarsamente alla spiritualità.

Risposta: Questo va benissimo se sai già che tutti i tuoi pensieri sono riguardo a te e di non essere d’accordo su questo, ma non riesci a farci niente. A questo punto hai già l’opportunità di scoprire che c’è una forza addizionale oltre a te stesso, l’insegnante, il gruppo, e il mondo intero.

C’è una forza occulta che crea questa relazione egoista tra di te e gli altri, e solamente essa può cambiare la relazione in una corretta.

Ti manca solamente un pensiero, uno scrutinio: È necessario cambiare questa relazione? Perché ne hai bisogno? Non hai abbastanza consapevolezza di quanto tu hai la voglia di vincere e non riesci fare altro che pensare a te stesso, e non sopporti di non poter superare questi pensieri. Dopo, da questo sentimento interiore che ha raggiunto un’alta pressione, è nato un urlo, al quale risponde la Luce che riforma.
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(Tratto dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 13.01.2012, Shamati n.153)

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Lezione quotidiana di Kabbalah – 12.02.2012

Preparazione alla Lezione
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Rabash (Rav Baruch Ashlag), Articolo 2 “Riguardo l’ Amore degli Amici”
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Libro dello Zohar, Bereshit (Genesi), Pagina 16, Articolo “La Fionda – Pietra”, Punto 204, Lezione 60
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TES, Pagina 6, Punto 26, Lezione 21
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KFS, Introduzione allo Studio delle Dieci Sefirot, Pagina 349, Punto 91, Lezione 40
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Lezione quotidiana di Kabbalah del 10.02.2012

Gli Scritti di Rabash, Shlavey HaSulam, Articolo 10 “Quale grado dovrebbe conseguire l’uomo in modo da non reincarnarsi più?”
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Il Libro dello Zohar, Bereshit (Genesi), Pagina 14,  Articolo “La Fionda – Pietra”, Punto 202, Lezione 59°
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KFS, Prefazione a Il Libro dello Zohar, Pagina 421, Punto 28, Lezione 15°
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KFS, “La Pace”, Pagina 265, (Inizia con “Ora è di vitale importanza per noi…”), Lezione 10°
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Preparazione alla Lezione
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Preparazione al Congresso di Arava
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KFS, Prefazione al Commentario della Scala, Pagina 708, Punto 66
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Scritti di Rabash, Articolo 3
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Scritti di Baal HaSulam, Igrot, Lettera 18
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Dalla totale lontananza dal Creatore alla completezza

Noi iniziamo dal punto più basso, dal più lontano. Non c’è niente di più lontano dal Creatore dell’uomo.

La caratteristica del Creatore è la dazione, mentre la caratteristica dell’essere creato appartiene al livello inanimato. Praticamente non c’è nessuna differenza tra i due, tranne che per il fatto che il livello inanimato è sotto l’assoluto controllo del Creatore e al 100% in abnegazione, e non ha niente di suo.

Poi appaiono i livelli vegetativo e animato che sono in qualche modo diversi dal livello inanimato, non nelle intenzioni e desideri, ma nel movimento che sembra essere opposto a quello del Creatore.

I livelli vegetativo e animato crescono, si muovono e si sviluppano, e quindi si allontanano dal Creatore. Tuttavia non lasciano il Suo controllo, ma il Creatore semplicemente “permette” loro di essere incorporati nelle due forze e di svilupparsi essendo sotto il Suo controllo. È per questo che tutti questi livelli vengono chiamati natura.

Poi appare il livello dell’uomo e anch’esso attraversa i diversi stati: inanimato, vegetativo, animato e parlante. È in quest’ultimo stato che inizia il libero arbitrio.

Il concetto di libertà è relativo e dipende dall’oggetto osservato. Noi non giudichiamo le pietre né gli alberi, ma giudichiamo gli animali e questo ci permette di allenarli e quindi a usarli. L’uomo può già essere giudicato completamente.

Alla fine l’uomo si trova completamente distante dal Creatore, è talmente lontano che chiamiamo questa natura “l’inclinazione al male”, mentre gli stati precedenti sono chiamati natura, perchè    sono sotto il controllo del Creatore.

E allora la domanda è: Se la maggior parte delle persone appartiene ad un naturale livello di sviluppo, come fanno ad avanzare? In fondo tutti iniziamo dal livello inanimato.

Per poterlo fare esiste uno strumento speciale: la sofferenza, che opera in noi e ci fa avanzare.  Associamo la sofferenza ad un sentimento negativo, ma dovremmo comprendere che non è solamente uno strumento, ma un intero sistema che fa iniziare lo sviluppo. Attraverso il quale tutto si sviluppa verso la completezza.

Allora negli stati successivi, il nostro sviluppo si trova anche nella stessa direzione, più lontani dal Creatore in base al nostro libero arbitrio. Nella nostra natura, nell’inclinazione al male, ci allontaniamo sempre di più dal Creatore, e per avvicinarci a Lui abbiamo l’aiuto dell’intenzione. Iniziando dal punto chiamato “Lishma” (Per il Suo bene) iniziamo ad avvicinarci al Creatore e a entrare in Lui.

È in questo punto iniziale dell’intenzione altruista che per la prima volta acquisiamo il vero libero arbitrio, mentre in precedenza avevamo unicamente un sostituto egoista.
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(Dalla 4° parete della lezione quotidiana di Kabbalah del 04.01.2012, “La libertà”)

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Lascia a casa il tuo “Io”

Domanda: Vorrei prepararmi al lavoro del Congresso nel deserto di Arava nel miglior modo possibile. Come dovremmo agire dall’interno per raggiungere il successo?

Risposta: Questo è difficile. Devo costantemente condurre un’analisi, porre domande e cercare le relative risposte, scendere e salire, e devo risolvere tutti i problemi solo unendomi agli amici. In questo modo voglio costruire un esempio per tutti.

Il successo è impossibile per una sola persona perché deve essere acquisito da tutti insieme, e ciò significa che mi preoccupo solo del desiderio comune. Ciò che è importante non è quello che sento, ma cosa noi stiamo sentendo. Non sono io ciò che sorge sopra qualcosa e rivela qualcosa, ma siamo noi ad ascendere e a rivelarlo. Esiste sempre il noi, mentre l’io non esiste affatto. Io voglio vivere in questa “zuppa”. La parola “Io” e la sensazione di sé stesso devono essere lasciate a casa.

Per di più, il noi non è solo un raduno di amici o di un’ “unità di forze speciali.” Tutti questi sono giocattoli, in realtà, “noi” è un’anima. Il fatto è che non abbiamo delle parti che si uniscono una con l’altra; ma ognuno in essa è fuso insieme all’interno di uno, e questo non ha alcun rapporto con ciò che siamo oggi ma è una nuova creatura che è stata appena creata.

Dopo tutto l’essenza spirituale che vogliamo formare prima non esisteva . In precedenza c’era solo una Reshimo rotta che conduceva a questo e oggi, con i nostri sforzi, cerchiamo di formare un’anima dal mondo di Nikudim, che avrebbe dovuto essere corretta in questa fase, ma è stata rotta deliberatamente a causa dell’amore per noi stessi.

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(Dalla 4° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 08.02.2012, Introduzione allo Studio delle Dieci Sefirot)

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Testa e corpo, pensiero ed azione

Il Partzuf Spirituale consiste di una testa (Rosh) e di un corpo (Guf). Il Guf mette in pratica le decisioni del “Rosh”. E’ chiamata “testa” la parte che tende verso l’uguaglianza della forma con la forza superiore, che mostra la sua intenzione, il potere, il bisogno ed implementa le sue stesse decisioni.

Inizialmente il Creatore creò un solo desiderio, il desiderio di ricevere che non aveva né una testa, né un corpo. Sotto l’influenza della Luce, il desiderio si ricostruì e attraversò le quattro fasi, arrivando ad un punto in cui cominciò a capire di avere bisogno di diventare simile alla forza superiore ed acquisire la caratteristica della dazione. Il sistema che emerge e si costruisce come risultato di questa decisione è chiamato “testa” (Rosh).

Questi processi hanno avuto luogo all’interno di un desiderio; è considerata essere la testa solo a condizione che le sue parti siano connesse nel livello del pensiero, dell’intenzione e con il riconoscimento dell’importanza di una simile connessione. Gli stessi desideri che sono attivati da una simile intenzione sono chiamati corpo. C’è una parte del corpo che è capace di eseguire le decisioni della testa, è la parte interna, il Toch, inoltre c’è una parte che non è capace di farlo, il Sof.

La divisione tra la testa ed il corpo (Rosh e Guf) ha luogo all’interno dello stesso desiderio. Nel nostro corpo fisico è manifestata dal fatto che la testa è collocata al di sopra del corpo. Questa posizione riflette un processo spirituale: prima la testa prende una decisione e poi comincia ad essere attivata attraverso il corpo.

Tutto avviene all’interno di un desiderio, ma le connessioni tra i desideri che sono di una natura più sofisticata (come i pensieri, le intenzioni ed i chiarimenti) sono riferiti alla testa. Una sostanziale rudezza (che è chiamata Aviut) viene aggiunta alla rete che noi chiamiamo testa, a tutti quei legami e fili che sono responsabili dei calcoli e dei chiarimenti, e nell’insieme tutta la cosa viene chiamata corpo.

Precedentemente il desiderio era solo un corpo. Tuttavia, proprio dopo la prima restrizione (Tzimtzum Aleph), ha deciso di volersi ricostruire da capo; per questo aveva bisogno di una testa. Il corpo si è ristretto perché non poteva essere d’accordo di sentirsi opposto al Creatore, e a questo punto ha scelto di avere una nuova testa.

I pensieri, le aspirazioni, le intenzioni ed i piani che conducono il desiderio verso la Luce sono chiamati testa. A questo punto comincia a ricevere il potere della Luce per il bene della dazione e quindi diventa simile alla Luce.

Se noi guardassimo la scala spirituale vedremmo solo la testa. I corpi si trovano solo all’interno. Vediamo solo le teste dei Partzufim, l’uno più in basso dell’altra. I corpi sono necessari solo per attivare le decisioni che vengono prese dalla testa ed anche per dar vita ad un’altra testa!
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(Dalla 3° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 16.01.2012, “Lo Studio delle Dieci Sefirot”)

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Lezione quotidiana di Kabbalah del 09.02.2012

Preparazione alla Lezione
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Gli Scritti di Baal HaSulam, Shamati, Articolo 16 “Qual è il giorno di Dio e la notte di Dio, nel Lavoro
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Il Libro dello Zohar, Bereshit (Genesi), Articolo “La Preghiera per il Povero”, Punto 198, Lezione 58°
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TES, Pagina 6, Punto 26, Ohr Pnimi, Lezione 20ç
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KFS, Introduzione a Lo Studio delle Dieci Sefirot, Pagina 345, Punto 87, Lezione 39°
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Continuare il cammino di Baal HaSulam

Domanda: Cosa significa per lei essere un discepolo di Baal HaSulam?

Risposta: Cerco di essere un suo discepolo esaminando minuziosamente i suoi lavori per cercare qualcosa di nuovo e mirare allo scopo ogni volta sempre più precisamente. La verità di ieri può risultare essere completamente scorretta ai miei occhi, fino al punto da diventare l’opposto.

In aggiunta realizziamo le parole di Baal HaSulam anche a livello fisico, nella misura in cui capiamo i suoi lavori come “La Nazione”, “L’Ultima Generazione” ed altri. Noi costruiamo anche il lavoro nel gruppo in accordo a Baal HaSulam e Rabash.

Così facciamo costantemente affidamento ai loro libri e cerchiamo di assicurarci che i loro consigli diano una direzione alle nostre vite. Questo è ciò che significa continuare il cammino e questo riguarda non solo me, ma ogni persona qui presente. Tutti noi abbiamo bisogno di essere discepoli di Baal HaSulam, permettendogli di dirigerci verso l’adesione al Creatore.

Di conseguenza abbiamo bisogno di effettuare un controllo sulla nostra buona volontà di aggiustare la direzione e realizzare il cammino con l’aiuto dei libri, del gruppo, del maestro e della Luce che Riforma, finché non raggiungiamo l’adesione. La cosa più importante in questo cammino è l’analisi critica.
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(Dalla 4° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 15.01.2011, “Introduzione al TES”)

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Equilibrare, non distruggere

Domanda: Parliamo del bisogno di equilibrio. Esattamente, come possiamo raggiungere l’equilibrio?

Risposta: Che cosa c’è in me oltre ai pensieri, desideri e deviazioni? Posso far smettere tutto questo in me? No. Posso soffocarli tutti? Non è una buona idea; impiegherei troppi sforzi e tempo e alla fine vedrei solo che questi attributi insiti in me non sparirebbero, neanche dopo cinquanta anni.

Quindi di che tipo di educazione parliamo? Cosa vuol dire “umano”? Come posso trascendere me stesso?
Noi dobbiamo portare tutti i nostri attributi ad un equilibrio e non devo rammaricarmi di qualcosa di cattivo che si trova in me. Devo solo bilanciarlo con qualcosa di buono.

Non devo cancellare nulla, e questo già mi calma. Dopotutto non devo sentirmi in colpa per come sono. Se cancellassi tutto ciò che sono, cosa rimarrebbe di me? Mi resterebbe solo mettere fine alla mia vita, proprio ciò che spinge la gente a commettere il suicidio, perché scopre che in loro non c’è niente di buono. Ci possono essere anche altre ragioni esterne, ma la conclusione è la stessa.

Però noi affrontiamo la questione in maniera completamente diversa. L’uomo deve conservare tutto quello che esiste in lui e avanzare tramite le sue caratteristiche aggiungendo i discernimenti positivi, le buone qualità a quelle cattive. Equilibrare, non distruggere. Distruggendo diventiamo  i “riformatori del mondo”, e in effetti sarebbe negativo, poiché diventeremmo i danneggiatori del mondo.

Dobbiamo bilanciare ogni nostro fenomeno, non cancellarlo, altrimenti disturberemmo l’equilibrio generale. Nella stessa maniera in cui proviamo ad equilibrare la pressione sanguigna e altre funzioni fisiologiche, così vale per i problemi della società e della famiglia.

Non dobbiamo sopprimere nulla, in fondo non è un caso che il desiderio di ricevere sia stato creato così. Sorge dall’interno e si rivela nelle nostre Reshimot (geni informativi), che non possiamo cancellare. La loro catena continua ad evolversi e l’unica cosa che possiamo fare è quella di equilibrarli, correggere il fenomeno usandoli correttamente, rivelando il loro lato positivo.

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(Dalla 4° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 13.01.2012, “La Pace”)

Lezione quotidiana di Kabbalah del 08.02.2012

Preparazione
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Gli Scritti di Rabash, Lettera 46
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Il Libro dello Zohar, Bereshit (Genesi), Articolo “La Preghiera per i Poveri”, Punto 195, Lezione 57°
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TES, Pagina 6, Punto 26 ( Inizia con “Tuttavia, il Rav conta quattro divisioni…”), Lezione 19°
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KFS, Introduzione allo Studio delle Dieci Sefirot, Pagina 345, Punto 79, Lezione 38°
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