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Lezione quotidiana di Kabbalah – 30.03.2014

Scritti di Baal HaSulam, Shamati, Articolo 41 “Cosa è piccolezza e grandezza nella Fede
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Scritti di Baal HaSulam, Shamati, Articolo 159
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Il Libro dello Zohar, Parashat “Bo” (Vieni da Faraone) Brani Selezionati
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Scritti di Baal HaSulam, TES, Volume 6, Parte 15
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Scritti di Baal HaSulam, “Questo è per Giuda”
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Riassunto della Lezione quotidiana di Kabbalah
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Perché dovrei odiare me stesso?

Domanda: Perché si dice che una persona dovrebbe odiare se stesso e amare gli altri? Perché dovrei odiare me stesso?

Risposta: L’odio si riferisce alla tendenza di essere separato, ad allontanarti dall’oggetto odiato. Si tratta dei nostri attributi egoistici che ci disturbano dal raggiungere il Creatore e dal somigliarci a Lui; attributi che ci disturbano dal raggiungere l’amore e la dazione e che ci disturbano dal raggiungimento del collegamento tra tutti.

Questi attributi mi disturbano dal arrendersi, dal annullare me stesso, di perdere me stesso, il che significa lasciare il mio cuore corporeo e mente e dal tentativo di acquisire un cuore e mente di dazione e di vivere fuori di me.
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Rivelando la luce d’amore

Come risultato della frammentazione dei vasi capiamo che dobbiamo tornare allo stato che ha preceduto la frammentazione. Innalzando il MAN dallo stato frammentato, sforziamo noi stessi ad espandere i nostri vasi 620 volte. Poi raggiungiamo lo stato corretto dotato di tale intensità, come risultato del nostro sforzo riveliamo la Luce in tutta sua NRNHY, che è l’obiettivo della creazione.

Il Creatore vuole che riveliamo il Suo attributo d’amore e dazione, e non solo che gusteremo solo una goccia del Suo riempimento. E’ come un bambino che riceve 100 grammi di polenta dalla sua mamma e allo stesso momento effettivamente riceve anche tutto l’amore e attenzione che sua madre sente per lui.

Siccome siamo stati creati con il desiderio di ricevere, non possiamo assaporare niente più che una scintilla piccolissima, “una candela sottile,” di tutta la Luce. Questo ora è abbastanza allo scopo di essere in contatto e in qualche modo connessi al Creatore. Però tutto il resto è la Luce d’amore, la Luce di dazione, il nostro atteggiamento verso gli altri. Secondo la legge di equivalenza della forma, dobbiamo raggiungere lo stesso atteggiamento verso il Creatore allo scopo di rivelare la Sua attitudine verso di noi.

Per questo motivo ci hanno dato la frammentazione dei vasi in modo da scoprire e rivelare questo stato frammentato e da esso scoprire lo stato corretto. Poi saremo in grado di capire l’attitudine del Creatore verso di noi. Allora tutto il nostro lavoro è focalizzato sulla connessione fra noi, e così, oltre alla frammentazione, scopriremo i giusti rapporti d’amore e dazione invece che di separazione e odio.

Il Creatore è l’attributo d’amore e dazione rivelato all’interno del vaso, nel desiderio. Questo attributo è rivelato fra noi perché l’amore non può esistere in una persona ma deve essere diretto verso qualcuno. Ci impegniamo nella rivelazione di questo attributo e dobbiamo stabilire le stesse relazioni fra noi.

Prima non sentiamo nulla fra noi, né relazioni buone né cattive, ma cominciamo a lavorare su di esse evocandole l’un l’altra. Capiamo che una persona non potrà mai risvegliarsi all’ amore, dazione, e connessione da solo. Essa deve essere svegliata; le deve venir mostrato un esempio; invidia, lussuria, ed onore devono essere accesi; lui deve rispettare apertamente coloro che guardano bene gli amici e che dimostrano il loro amore, dazione e sollecitudine per tutti.

Dobbiamo invidiare chi si comporta in questo modo nel gruppo, si dovrebbe desiderare di essere come loro, e si dovrebbe rispettare questo comportamento. Si scopre che una persona viene risvegliata, e da Lo Lishma (non per il Suo bene) e diverse azioni con la giusta intenzione, si dovrebbe semplicemente imparare dagli altri e raggiungere Lishma (per il Suo bene). Nonostante l’indurimento del cuore, la persona deve sempre essere al di sopra di qualsiasi disaccordo, dei diversi problemi e conflitti fra gli amici dimostrando a tutti quanto fortemente egli anela all’amore e alla connessione. Tutto quello che raggiungiamo tramite la Luce che Riforma sono i livelli di connessione, gli stati che esistevano prima della frammentazione.
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(Dalla preparazione alla Lezione quotidiana di Kabbalah dell 13.03.2014)

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Che cos’è un nome?

Domanda: Che cos’è un nome?

Risposta: Un nome è quello che noi chiamiamo un certo fenomeno nel modo più appropriato. C’è la Luce e il vaso, due fattori che si svelano a vicenda, e il loro aspetto comune conduce all’espressione detta “nome”. Non sappiamo che cos’è la Luce; non la capiamo o sentiamo. Sentiamo soltanto l’azione del vaso, il quale è opposto alla sua natura: Il vaso, il desiderio d ricevere è all’improvviso rivelato nella forma del desiderio di dare, e così vediamo la dazione sopra la ricezione.

Queste due forze opposte creano una certa forma collegandosi in una certa maniera, la quale è chiamata nome, benché nel nostro mondo, nella mia mente, nel mio computer, il nome sia già scritto in una forma diversa secondo il mio software, secondo i miei codici. La forma stessa è in realtà il nome dello stato che viene creato dalla cooperazione reciproca fra la Luce e il vaso.

Il nome è per quanto riguarda coloro che ricevono, significa che mi devo adattare a un fenomeno particolare in un certo modo e poi secondo la forma che si adatta al fenomeno chiamo il fenomeno per nome. Non conosco il nome del fenomeno generale, ma così posso chiamare una parte di quello, secondo il mio vaso, secondo il mio nome. Così quando dico qualcosa su qualcuno, non sto parlando di me o di lui, ma riguardo la portata del mio raggiungimento di esso.

Dovremmo tenerne conto. Non impariamo mai il fenomeno vero e proprio ma solo per ciò che riguarda la persona che lo raggiunge. Così, quando ho raggiunto qualcosa, non dico che si tratta di qualcosa di specifico ma che raggiungo il fenomeno perché la mia realizzazione è sempre secondo i miei vasi, secondo l’equivalenza della forma con qualche parte del fenomeno generale che non mi è familiare.

Noi esitiamo in un universo, ma ora cominciamo a realizzare che ci sono infiniti altri universi. Noi, comunque, raggiungiamo solo una parte di esso e lo chiamiamo universo. Allora il nome non è mai il fenomeno reale ma solo la parte che raggiungerò.
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(Dalla terza parte della Lezione quotidiana della Kabbalah 11.03.2014, Scritti di Baal HaSulam)

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L’avvertimento dei nostri Saggi

Baal HaSulam, “Introduzione al libro Panim Meirot uMasbirot,” Punto 3: E’ noto che la forza benevola e quella che dannosa vanno a braccetto. Ovvero, fino a che qualcosa porta un beneficio può anche causare un danno. E quindi visto che la forza di un essere umano è maggiore di quella di tutti gli animali e piante di tutti i tempi, allora anche la forza dannosa di quella persona è più forte di tutto questo.

E quindi, sino a che uno non avrà meritato il proprio grado in modo che la propria forza non sia usata solo per fare il bene, bisogna stare attenti affinche costui non acquisisca una maggior quantità del livello umano, che è saggezza e scienza.

Per questa ragione, i primi saggi hanno nascosto la saggezza dalle masse per la paura di prendere dei discepoli inadeguati che avrebbero usato la forza della saggezza per fare del male e dei danni. Questi avrebbero distrutto l’intera popolazione con la loro lussuria e ferocia bestiale, usando i grandi poteri dell’uomo.

Dotatare l’umanità di poteri troppo grandi rispetto alla sua ragione è pericoloso. E’ come un bambino cresciuto a due metri di altezza e 200 chili che però è rimasto mentalmente non sviluppato e quindi capace di azioni pericolose.

E’ proprio quello che succede con l’umanità che ha ricevuto le bombe nucleari che ed è equipaggiata con quantità immense delle armi più moderne. Le armi sono il bene più comune, popolare e redditizio di oggi.

Comunque sfortunatamente, il cervello umano non sta dietro al progresso tecnologico. I nostri leader stanno diventando più superficiali e difficilmente hanno un’idea riguardo a questo mondo e a dove è diretto. Il problema è che abbiamo usato delle tecnologie molto avanzate per sviluppare degli utensili che hanno conferito potere solo al nostro ego, il desiderio egoistico di ricevere, invece che ridurlo. Così ci siamo portati in una posizione dove il nostro ego è stato armato sino al punto di non sapere come potercene liberare, e questo è un problema reale.

Questo è il motivo per cui i nostril saggi ci hanno messo in guardia sul fatto che la saggezza non deve essere rivelata a tutti perchè alcuni potrebbero usarla per danneggiare tutti gli altri. Quindi l’hanno nascosta dalle masse. Comunque oggi le cose sono cambiate e tutti possono andare all’università, studiare qualsiasi cosa e poi utilizzarla secondo il loro desiderio egoistico. Oggi puoi andare su internet e trovare le istruzioni per costruire una buoma nucleare fatta in casa. Puoi imparare a fare qualunque cosa.

Ma la cosa cambia quando si giunge alla saggezza della Kabbalah. I Kabalisti si sono frenati dall’aprire la saggezza della Kabbalah ed hanno aspettato siano a che le persone hanno iniziato a disperarsi per via dell’avanzamento dell’ego in questo mondo. Solo allora divenne possibile trasmettere questa saggezza a loro e solo in questo modo li potrà aiutare a realizzare la correzzione. Altrimenti è impossibile usarla.

Non è possibile usarla per far male a te stesso ed agli altri. C’è una condizione della saggezza per cui non puoi usare i suoi poteri a meno che tu non acquisica il Masach (schermo) e la Luce di ritorno, i vasi della dazione, l’amore per gli altri e la connessione con gli altrui. Voi non avete queste caratteristiche ma se le avete e le usate male, questi poteri spariscono immediatamente.
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 9.03.2014, Scritti di Baal HaSulam)

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Scalare insieme sulla cima della montagna

Non importa se leggo Lo Zohar o se sono occupato in cucina; ciò che è importante è che io desideri ardentemente la Luce che Corregge e di connettermi con gli amici. Non posso desiderare ardentemente la Luce senza l’unità o la connessione. E’ una pre-condizione essenziale, della quale non ne parliamo nemmeno, poiché è ovvia.

Se non c’è alcuna connessione, il mio desiderio per la Luce è un desiderio egoistico e falso ed è solo per un mio vantaggio. Senza di essa non possiamo scalare il Monte Sinai perché da questo punto in avanti iniziamo a pensare solamente insieme.

Questo non succede automaticamente, è ovvio, e ce lo dobbiamo ricordare a vicenda sempre, e questa è la ragione del sostegno reciproco. Ecco perché c’è stato l’accordo di accettare il sostegno reciproco sul Monte Sinai, poiché nessuno può desiderare ardentemente un vero vaso a meno che tutte le altre parti di questo vaso non ne siano d’accordo, le 600.000 anime che formano il vaso completo.

Le 600.000 anime sono il simbolo del nostro desiderio ardente di raggiungere lo scopo programmandolo prima. Lo scopo finale è di raggiungere il livello chiamato 60 Ribo, Arich Anpin, e così dobbiamo raccogliere 600.000 anime, il che significa che dobbiamo desiderare di salire sulla cima della montagna insieme.

Domanda: Mentre leggiamo Lo Zohar, come rafforziamo il sostegno reciproco tra di noi attraverso il desiderio della Luce?

Risposta: Un uomo semplicemente non lavora senza un altro uomo. Questo è una regola. Perciò, “ama il prossimo tuo come te stesso” è la regola generale ed il solo modo con il quale possiamo ricevere la Torà. Senza questa regola la Luce non arriverà, o potrebbe arrivare ma solamente in un forma molto debole.
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(Dalla 3.a parte della Lezione Quotidiana di Kabbalah del 11.03.2014, Gli scritti di Baal HaSulam)

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