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Chi si trova più in alto degli altri

Domanda: Se un kabbalista ha l’egoismo più grande del mondo, significa che è la persona meno libera di tutte?

Risposta: Una persona usa il proprio egoismo allo scopo di elevarsi al di sopra di esso.

L’egoismo è una forza e, quando ci eleviamo al di sopra di essa, sentiamo la libertà ad un livello sempre più elevato. Non posso sentirmi libero se prima non provo la sensazione di non esserlo.

Pertanto, la Kabbalah è fondata su due parametri: il Creatore e la creazione: un’immensa qualità di dazione e amore, e un enorme egoismo.

Domanda: Cioè, io sono grato al Creatore per avere questo mio grande egoismo e anche per desiderare di distaccarmi da esso?

Risposta: Questo è un obbligo. Chi è più in alto degli altri ha anche un egoismo più grande. Altrimenti, come potremmo elevarci?

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Dalla lezione di lezione di Kabbalah in lingua russa del 2/7/2017

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“Mosè salì dunque sul monte”

Dalla Torah, (Esodo 24:15 – 24:18): “Mosè salì dunque sul monte e la nube coprì il monte. La Gloria del Signore venne a dimorare sul monte Sinai e la nube la coprì per sei giorni. Al settimo giorno il Signore chiamò Mosè dalla nube. La Gloria del Signore appariva agli occhi degli israeliti come fuoco divorante sulla cima della montagna. Mosè entrò dunque in mezzo alla nube e salì sul monte. Mosè rimase sul monte quaranta giorni e quaranta notti.”

“Mosè salì dunque sul monte e la nube coprì il monte” significa che Mosè aveva completamente raggiunto la proprietà di Bina (la quarantesima proprietà). Quaranta è il livello di Bina rispetto a Malchut. Assoluta, completa dazione, è il primo grado generale dell’ascensione di una persona.

Domanda: Perché Mosè è entrato nella nube?

Risposta: Entrare nella nube rappresenta l’ingresso del potere del Creatore in questo grado. E poi, nel corso di 40 anni, Mosè salì più pienamente in questo grado e completò il lavoro prima dell’ingresso del popolo nella “Terra di Israele“, nel prossimo grado. “Mosè rimase sul monte quaranta giorni e quaranta notti” perché non c’è giorno senza notte e notte senza giorno. Una persona deve prima immergersi nella notte, in tutte le sue opposte qualità egoistiche e manifestarle, e solo allora, con l’aiuto della Luce, può correggerle fino alle proprietà di Bina. Pertanto, “E fu sera, e fu mattina: primo giorno” (Genesi 1:4) significa che tutto inizia di notte.

Mosè ricevette le tavole, la Torah e i comandamenti; discese dalla montagna e iniziò a lavorare. Ciò significa che una persona si è innalzata al suo livello più alto, si è agganciata, è venuta al mondo come un neonato e ora ha bisogno di elevarsi nel nuovo mondo.

Per arrivare a questo grado, le viene data un’istruzione, cioè una Luce di correzione che attende finché la persona ne ha bisogno.
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Dalla trasmissione di Kab.TV “I Segreti del Libro Eterno”, 1/07/2013

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Il compito del Creatore

Dalla Torah, (Deuteronomio, 32:26 – 32:29): “Io ho detto: li voglio disperdere, cancellarne tra gli uomini il ricordo! Se non temessi l’arroganza del nemico, l’abbaglio dei loro avversari; non dicano: la nostra mano ha vinto, non è il Signore che ha operato tutto questo! Sono un popolo insensato e in essi non c’è intelligenza: se fossero saggi, capirebbero, rifletterebbero sulla loro fine”.

Il compito del Creatore non è di distruggere l’umanità, ma di portarla alla realizzazione che l’ascesa al di sopra della nostra natura è una benedizione, una necessità e una libertà assoluta da parte del Creatore.

Lui deve portarci in uno stato interessante e quasi paradossale, dove essendo assolutamente liberi e non sotto l’effetto di stati terribili, scegliamo volontariamente la qualità del dare e dell’amore. Anche se non lo vediamo. Al contrario, ci avviciniamo verso “La felicità dalla punizione a bacchetta”.

Ma sotto l’influenza di questa bacchetta, una persona realizza la sua vera natura e dirà: “Anche se ritorno allo stato egoistico precedente, vorrei in ogni caso rimanerci dentro! Grazie a Dio, riconosco il male della mia natura e adesso le dico addio. Non perché mi sento male ad esserci dentro o perché ho attraversato una grande sofferenza, ma perché l’egoismo è un male nelle relazioni fra me e le altre persone, e fra me e il Creatore.”

Qui si manifesta il raggiungimento di un grande innalzamento, la qualità di perfezione del dare e dell’amore. Anche se tutto questo accade attraverso una grande sofferenza. Vediamo che le persone che attraversano la sofferenza, ciononostante, sono le stesse ad essere attratte dalla misericordia perché un po’ di luce entra dentro di loro dandogliene un assaggio.

È scritto: “Se non temessi l’arroganza del nemico, l’abbaglio dei loro avversari;” per poi affermare, “La nostra mano ha vinto, non è il Signore che ha operato tutto questo!” Una persona deve vedere con i suoi stessi occhi che tutto quello che le è successo non può essere accaduto da solo (da un punto di vista della natura inanimata), ma è un programma controllato che lavora su di lei e la porta alla realizzazione di questa fonte.

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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno”, 1/02/2017

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Le risposte alle vostre domande – Parte 205

Domanda: Come consiglieresti di vivere alle persone dei nostri giorni, senza usare gli altri a proprio beneficio? Chi provvede per il sostentamento, per il vestiario, ecc?

Lo studio della Kabbalah non riempie la persona e la sua famiglia, il capitalismo non scomparirà domani mattina, e il gruppo non guadagnerà da vivere per le proprie famiglie.

Tutti questi bisogni animali creano e coltivano la maggior parte dell’egoismo che continua nel gruppo.

Risposta: La saggezza della Kabbalah ci spiega come vivere in modo da sentire il mondo superiore, il sistema che governa il nostro mondo. Questo si realizza nel gruppo nella misura in cui riempie le condizioni del mondo superiore nelle relazioni fra i loro membri.

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Svegliarsi da un sogno

Dalla Torah, (Esodo 23:31): “Costituirò il tuo territorio dal Mar Rosso sino al Mar dei Filistei, e dal deserto sino al fiume Eufrate; poiché darò in vostro potere tutti gli abitanti del paese, e tu li scaccerai dal tuo cospetto.”

La terra di Israele, in linea di principio, non è grande, cioè il desiderio egoistico dell’uomo è molto piccolo. Ma a livello spirituale, cresce gradualmente. Quando una persona sale da un piccolo livello spirituale a uno sempre più alto, rivela il mondo intero.

Questo non è il nostro universo, che di per sé non rappresenta un grande volume spirituale; è semplicemente uno zero; non esiste. Nel mondo reale dove noi siamo veramente, non esiste. È come un nostro riflesso.

Noi non conosciamo e non vediamo noi stessi. È come se ora stessimo dormendo, vivendo la nostra vita materiale in un sogno. In questo sogno, ci viene dato l’inizio del lavoro spirituale, che ci aiuta a risvegliarci.

Se noi ci svegliamo con il suo aiuto, cioè entriamo nel mondo spirituale, vediamo che tutto ciò che era dentro di noi prima è solo un’illusione. Abbiamo avuto tutti i tipi di fluttuazioni cerebrali e abbiamo disegnato tutto nella nostra immaginazione. E ora siamo reali, spirituali.

Pertanto, la vita materiale rispetto a quella spirituale è come un sogno. Dopotutto, non facciamo nulla, non compiamo nessuna azione materiale e persino i desideri che presumibilmente utilizziamo non sono desideri: non sono nulla.

Ma appena ti svegli, cioè, non appena sei nato spiritualmente, tu capisci che tutto ciò che è accaduto prima era un sogno.

Ora sorge la domanda: se una persona si sveglia dal sonno e inizia a vivere in un volume spirituale, in un’altra dimensione, come può, mentre compie alcune azioni, apparire improvvisamente in questo sogno e iniziare ad aiutare gli altri ad uscirne? Come fa ad immergersi in questo? In altre parole, ha raggiunto un certo livello spirituale e le viene detto: “Devi restare nel sogno con coloro che sono ancora in esso”.

Domanda: Cioè, un kabbalista, come uno stalker, viene inviato per risvegliare l’umanità dal sonno e portarla in un nuovo stato e questo funziona?

Risposta: Certo! Nella spiritualità, ti viene mostrata questa necessità che diventa tua.

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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno”, 26/10/2016

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La Terra di Israele: la vita e la morte

Dalla Torah, (Deuteronomio 30:17 – 30:18): “Ma se il tuo cuore si volterà (d’altra parte), e tu non darai ascolto, ma travierai e ti prostrerai ad altri dèi, e presterai loro culto: Io v’annunzio oggi che sarete perduti, né durerete lungo tempo su quel paese, per andare a conquistare il quale tu stai per passare il Giordano.”

Naturalmente, quando si entra nella terra d’Israele, ci sono molti ostacoli perché è a questo punto che si inizia a risvegliare l’egoismo, che deve essere rivolto verso le qualità dell’amore e della dazione, il che significa ricevere per il bene del Donante. Questo è molto più difficile che non ricevere nulla o rifiutare di ricevere del tutto.

Questo è un lavoro molto complesso, interiore e profondo dentro se stessi. Se non puoi affrontarlo, se non puoi correggere te stesso, allora ti senti all’inferno. D’altra parte se ti correggi, allora ti sentirai in paradiso.

Questi sono i due stati che ora appaiono di fronte a te ed entrambi esistono nella terra d’Israele. Tu entri e lavori con loro. E là, nella terra di Israele, si raggiunge un’enorme ascesa o una grande discesa. Sia la vita che la morte sono lì per te.

Domanda: Continui a dire che prima l’umanità deve essere educata. Questo significa che l’umanità dovrebbe cominciare a cercare di salire al di sopra dell’ego?

Risposta: Naturalmente, ma non nello stesso modo in cui i kabbalisti lo hanno attraversato o hanno bisogno di attraversarlo. L’umanità passerà attraverso tutto in modo molto più semplice. L’umanità deve accettare il metodo esattamente così come è, già pronto, e passare semplicemente attraverso questi stati, ripetendoli fino ad un certo punto. Questo non sarà spaventoso per l’umanità poiché sarà semplicemente incluso in qualcosa che è stato preparato in anticipo.

I kabbalisti attraversano questi stati per prepararli per l’umanità. In altre parole, devono sperimentare tutto questo in se stessi e poi offrirlo al mondo come un prodotto finito.

Domanda: Ci saranno nuove istruzioni scritte per l’umanità o saranno le stesse?

Risposta: No. Queste istruzioni sono solo per coloro che hanno un punto nel cuore, per quelli che stanno per conquistare la terra di Israele direttamente.

Essi devono sperimentare tutte le qualità egoistiche dentro di sé e salire sopra ad esse. Il punto nel cuore in una persona è dimostrato dal fatto che aspira, per prima cosa, al compimento ed alla realizzazione delle qualità del deserto, e poi delle qualità della terra d’Israele, entrambe create in lei in modo da poter cambiare per essere a favore dell’amore e della dazione, raggiungendo così la rivelazione del Creatore, cioè la qualità della dazione e dell’amore, in tutti i suoi desideri.

Il Creatore ci appare egoisticamente come il più grande dono. Infatti, è un dono che si rivela solo nei nostri sforzi di amore e di dazione verso il prossimo. Pertanto, se ci sforziamo per il bene del prossimo in questo modo, all’interno di questo sforzo noi troviamo il Creatore.

Se una persona sta pensando solo ai comandamenti e si impegna solo a rispettarli, non ha bisogno di nient’altro; essi sono abbastanza e tutti gli altri comandamenti sono inclusi in questo. In questo caso, tutte le altre qualità egoistiche di una persona vengono corrette lungo il cammino.

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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno”, 18/01/2017

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Raggiungere il mondo superiore dal nostro mondo

Commento: Nei testi originali è scritto “Non c’è un filo d’erba quaggiù che non abbia un angelo lassù che gli dica, cresci!”

Risposta: E’ così, tutto ciò che accade nel nostro mondo, si materializza a seconda di direzioni specifiche e dell’influenza del mondo superiore.

Noi non siamo capaci di tracciare queste influenze. Non possiamo sapere quale radice, quale forza del superiore influenzi il nostro mondo e che effetto specifico questa forza voglia realizzare. Non vediamo il superiore; non capiamo il suo programma, la sua influenza su di noi.

Dal mondo inferiore, il mondo superiore può essere raggiunto solo se gradualmente cominciamo ad assomigliare alla natura del mondo superiore. Non c’è altra strada. Se prima non comprendiamo l’intero e complesso sistema dell’influenza su di noi dal superiore all’inferiore e lo riveliamo dall’inferiore al superiore, non raggiungeremo nulla.

La legge dei rami e delle radici punta sul fatto che c’è una connessione fra la radice superiore e la radice inferiore: in ogni atomo, in ogni azione, in tutti i livelli dell’inanimato, vegetale, animale, e umano, nei pensieri e nelle forze: in tutto.

Ma noi non osserviamo questa connessione e non possiamo dire quale radice sia la causa di quale effetto nel nostro mondo, o come possiamo fare dei cambiamenti nella radice, lavorando sull’effetto, in modo da migliorare il risultato finale ed il suo impatto su di noi. Questo è infatti il soggetto di studio dei kabbalisti.

La scienza della Kabbalah studia le interazioni e offre consigli pratici e tecniche per portare l’individuo in armonia con la radice superiore, per essere capace di influenzarla e riceverne la risposta desiderata.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 9/07/2017

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Intatto nel tempo

Dalla Torah, (Deuteronomio, 34:7): Mosè aveva quando morì centovent’anni; non si era oscurata la sua vista, né era sparita la sua freschezza.”

Tutte queste sono le qualità di Bina perché non ha connessione con Malchut, dato che si trova più in alto di Malchut. Nessuno stato egoistico ha potere su Bina.

E’ scritto : “Né era sparita la sua freschezza”. Non c’è nessun proccesso che avvenga all’interno di Mosè stesso. Egli si trova in uno stato di dazione assoluta. Ecco perchè non è stato segnato dal tempo.

La morte di Mosè significa che, nel rispetto agli inferiori, egli ha completato la sua missione.

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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno”, 6/02/2017

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Il pasto kabbalistico

Domanda: Che cosa c’è di speciale in un pasto kabbalistico?

Risposta: Il pasto è l’azione più difficile nella saggezza della Kabbalah, perché durante il pasto la persona deve sentirsi come se fosse insieme con gli altri in una connessione comune e amarli. Lei vuole che tutti gioiscano dei buoni gusti che essa ora sperimenta.

Ci dovrebbe essere una tale connessione comune fra loro che la persona gode, non del gusto del cibo, ma del fatto che loro mangiano insieme e quindi questo è ciò che la riempie. Il gusto principale non è nelle leccornie in se stesse ma nel fatto che ora noi ci stiamo riempiendo l’un l’altro con la nostra relazione reciproca, l’amore, la connessione e l’unione.

Ne risulta che, durante il pasto, la persona sperimenti una grande tensione interiore. Dopotutto, deve costantemente controllare con quale intenzione sta prendendo ogni morso, mettendo il cucchiaio in bocca, masticando, deglutendo, e sentendo i sapori mentre mastica, deglutisce e digerisce il cibo.

Quindi, si trova nel processo del ricevere la Luce nel suo Kli (vaso) spirituale, in connessione con tutti gli altri perché il consumo spirituale del cibo è comune a tutti e non solo a ciascuno individualmente.

Pertanto, ognuno deve sentire che mangia il cibo insieme a tutti gli altri come un uomo con la stessa bocca, con una lingua, un palato e una gola. Las persona mastica con i 32 denti, il che significa che chiarisce i 32 flussi di saggezza (la Luce di Hochma).

Quando deglutisce, non sente il sapore del cibo ma il gusto di compiere quell’azione insieme a tutti. Trasforma quest’azione materiale nella ricezione della Luce nel Partzuf spirituale per il bene della dazione. Se fa così con rispetto per tutti, allora la persona può essere sicura che lo sta facendo anche insieme al Creatore. Pertanto, un pasto è un’azione spirituale molto difficile e richiede un conseguimento molto più alto di un workshop o di una riunione degli amici.

Tutto sommato, ci sono tre azioni eseguite da un gruppo kabbalistico che mira all’unificazione: un workshop, una riunione degli amici e un pasto.

Lo scopo di tutte queste azioni è di connettere la persona con il resto del gruppo in modo tale che smetta di sentirsi come un elemento separato, si dissolva nel gruppo e diventi inclusa in tutti come un intero. Così, essa perde la sua individualità egoistica e riceve l’intero Kli comune, la qualità della dazione, che tutti gli altri hanno già.

Lei esce dal proprio egoismo e viene inclusa negli amici, sentendo che non esiste nient’altro tranne loro. Mentre perde se stessa, entra nel mondo spirituale, nella sensazione del Creatore, che è l’elevazione ad un’altra natura basata sulla dazione e sull’amore.

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Dalla trasmissione di KabTV “New Life” 20/07/2017

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L’umore nella spiritualità

Domanda: Che cos’è l’umore nella spiritualità?

Risposta: L’umore è la capacità della ragione di trovare una particolare forma di liberazione, e non è razionale. Questa ricerca non viene fatta nel livello della ragione, ma in un livello al di sopra di quello razionale. E quando si ottiene il buon umore, si arriva ad una scintilla di ragione.

È la fede al di sopra della ragione, quando ti elevi al di sopra del tuo pensiero meccanico “ordinario”. Per questo, i kabbalisti hanno molto rispetto dell’umore, degli scherzi che fanno divertire e delle storie ingegnose.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 9/07/2017

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