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I kabbalisti provano il desiderio di vendetta?

Domanda: I kabbalisti hanno un innato senso di vendetta?

Risposta: No, nella saggezza della Kabbalah non si provano queste sensazioni. Tu esisti all’opposto del Creatore: “Non esiste nulla tranne Lui”. Lui ti pone di fronte certe sfide e tu devi interpretarle.

Inoltre, Lui lo fa in termini di influenze positive e negative e tutto questo al solo scopo di farti avanzare. Svolgere questi compiti ti dà tutto quello di cui hai bisogno. Perciò tu non puoi avere nessuna obiezione contro il Creatore.

Inizialmente queste sensazioni emergono ed in un numero abbastanza grande; accade quindi che lo studente si tormenti sul perchè ha fatto o non ha fatto qualcosa oppure sul perchè il Creatore abbia agito verso di lui in un certo modo, ecc.

Più tardi, tutto questo svanisce e si forma una chiara connessione con il Creatore: tutto ciò che accade viene da Lui e tutto per il mio stesso bene. Lui mi dirige costantemente. Persino quando mi sento completamente perso, Egli mi dirige in ogni secondo della mia esistenza nella direzione più giusta.

Tutti i sentimenti negativi che sperimentiamo sono lì perché noi dobbiamo guidarli contro il nostro egoismo.

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“Ed un vento, mandato dal Signore, si mosse…”

Dalla Torah, (Numeri 11:30 11:31): “Indi Mosè si ritirò nel campo, come pure gli anziani d’Israel. Ed un vento, mandato dal Signore, si mosse e trasportò d’oltre mare le quaglie, e le gettò sopra il campo, per lo spazio di una giornata di cammino dall’una parte e dall’altra, intorno al campo, ed all’altezza di circa due braccia dalla superficie della terra.”

Un vento (Ruach) è un movimento. “Ed un vento, mandato dal Signore, si mosse…”, significa che un nuovo movimento interiore avvolge la persona.

«…e trasportò d’oltre mare le quaglie, e le gettò sopra il campo, per lo spazio di una giornata di cammino dall’una parte e dall’altra, intorno al campo, ed all’altezza di circa due braccia dalla superficie della terra.»

Se valutiamo questa frase dal punto di vista delle unità di misura fisiche, un braccio è approssimatamente 60 centimetri. Questo significa che due braccia sono un metro e venti centimetri. L’intero campo era ricoperto di quaglie per una giornata di cammino dal campo, in ogni direzione. Puoi immaginare quante tonnellate di carne sono? Le persone chiesero cibo e lo ricevettero.

Ovviamente, questa è un’allegoria. Non si parla davvero di quaglie. Il senso reale della frase è: vuoi ricevere soddisfazione per i tuoi desideri egoistici? Prego, vieni e prendi ciò che desideri!

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Dalla trasmissione di Kab Tv “I Segreti del Libro Eterno”, 25/03/2015

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Come reagisce alla sofferenza un kabbalista?

Domanda: In che misura un kabbalista riesce a reagire ai sentimenti come la sofferenza, il vuoto e la delusione?

Risposta: Il kabbalista è sensibile alla sofferenza fisica. Come tutti coloro che esistono in un corpo fisico, rimane di fatto un animale e continua a percepire tutto. In questo, non c’è differenza tra lui e le altre persone. Il suo atteggiamento nei confronti della fonte della sofferenza è un’altra cosa.

Egli giustifica completamente il Creatore perché comprende che questa sofferenza lo aiuterà a separarsi dall’egoismo. Pertanto, il kabbalista si relaziona alla malattia e alle altre avversità in un modo molto diverso.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 3/09/2017

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Quando arrivare alla terra di Israele?

Domanda: Perché dopo l’esodo dall’Egitto il popolo di Israele si lamentava costantemente e non era soddisfatto di questo progresso?

Risposta: E’ così che si valuta il presente in relazione al passato e la libertà di scelta viene messa in pratica in mezzo a questi due stadi. Questo succede in ogni grado, in ogni passo, poiché l’egoismo cresce sempre e dobbiamo elevarci al di sopra di esso. Più grande è l’egoismo, più grande sarà l’ascesa. Questo continuerà finché entreremo nella terra di Israele. Nel corso dei 40 anni nei quali vaghiamo nel deserto, tutti saliamo al Monte Sinai.

In precedenza solo Mosè vi salì, ma adesso stiamo portando tutti con noi. Questo significa che lui sta guidando la gente attraverso il deserto. L’ascesa al Monte Sinai, che significa l’ascesa al di sopra dell’odio reciproco, è lo scopo della vita dell’uomo. Questo è l’inizio della dazione, dell’amore, della connessione reciproca e dell’unione di tutti in un tutt’uno; ed in questa misura, il Creatore si rivela. La terra di Israele si raggiunge solo alla fine, quando raggiungiamo l’amore; però tutta l’ascesa consiste nell’elevarsi al di sopra dell’egoismo. Questo si chiama “avere l’attributo di Hassadim”. Hesed è la misericordia: quando ti preoccupi per gli altri allo stesso modo di come loro si preoccupano per te.

In questo passaggio, ogni volta che percepisci il livello nel quale ti trovi, si reprimeranno le tue necessità, e valuterai le necenecessità degli altri come più preziose, più necessarie. È come una madre che cura il proprio neonato, valorizzando le sue necessità più di qualsiasi altra cosa. È questo il sistema nel quale siamo in relazione con tutti.

È come se permettessi che un’altra persona dentro di te liberasse spazio per lei in questo grado. Quando fai questo, l’egoismo del prossimo grado comincia immediatamente a nascere in te. È talmente forte che non noti nemmeno questa persona, e se la vedi, ti disturba ed è repellente per te. Dopo cominci a lavorare su questo nuovamente, finché diventa vicina a te più di quanto tu lo sia per te stesso. Questo significa che sei entrato in un nuovo grado. E continua una volta e poi un’altra ancora.

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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno”, 25/03/2015

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Il lavoro nella decina

Domanda: Nel lavoro della decina, l’effetto positivo si verifica quando almeno uno dei suoi membri pensa agli altri nove oppure quando l’intera decina fa contemporaneamente la stessa cosa?

Risposta: E’ sufficiente che solo pochi amici pensino agli altri in un determinato momento, e che quei pochi ruotino periodicamente a turno. A tutti loro questo viene ricordato dall’alto, poiché tutto avviene non perché loro vogliono che accada, ma perché sono controllati dal sistema superiore, e sono riorganizzati fra loro con la costante intenzione verso la connessione personale e verso l’unione con la forza superiore.

Essi non controllano assolutamente nulla; stanno solo cercando di pensare alla decina. Hanno solo bisogno di richiamare l’attenzione, l’uno con l’altro, verso la grandezza di questa forza dominante e sulla loro capacità di influenzarsi a vicenda.

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Dalla trasmissione di Kab TV “L’ultima generazione”, 16/08/2017

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“…ma devi atterrarli, e fare a pezzi le loro statue”

Dalla Torah, (Esodo 23:24): “Non ti prostrare ai loro dèi, e non prestar loro culto, né imitare le loro pratiche; ma devi atterrarli, e fare a pezzi le loro statue.”

Quello a cui ci riferiamo qui non è l’adorazione di un idolo delle tribù primitive, ma all’uomo che costruisce la somiglianza del Creatore dentro se stesso.

“…fare a pezzi le loro statue” significa distruggere tutto il desiderio egoistico, fino all’ultimo livello, fino alle “rocce”, in altre parole, fino al livello inanimato. L’uomo deve smettere di usare l’egoismo in una qualsiasi delle sue forme.

Inizialmente, quando una qualità chiamata, ad esempio, Gebusei o Ittiti, che non era mai stata sperimentata prima, inizia a svilupparsi, una persona può pensare di poter raggiungere correttamente l’obiettivo con questa qualità: vivere in questo mondo per crescere spiritualmente. Ma, più tardi, inizia a scoprire che questa qualità è opposta al livello spirituale.

Inoltre, questa qualità deve ancora essere sviluppata ad un punto di crescita tale, da disprezzarla: ora sei pronto a fare tutto il necessario per non rimanere più in questa sembianza, in questo guscio, in questa forma, che è così completamente opposta all’uguaglianza con il Creatore.

Tuttavia, grazie a questo, grazie a ciascuna di queste forme, ad ognuna di queste qualità, a ciascuna di queste “nazioni”, la forma del Creatore si rivela dentro di te. È così che arrivi a riconoscerLo da tutte le angolazioni e a rivelarLo gradualmente.

Solo una persona che si sta muovendo verso il Creatore è in grado di arrivare a disprezzare queste “nazioni” dentro di sé.

Domanda: Qualsiasi altro odio non è considerato odio?

Risposta: No, qui non ci si riferisce alle qualità terrene, ma alle persone che si sono assunte l’obiettivo di rendersi simili al Creatore.

Non importa quanto questo sembri esagerato, è comunque un lavoro molto difficile. In realtà, il Creatore fa tutto, ma identificando dentro di te tutti gli opposti a Lui, a tal punto che Lo implori di correggerti, e così devi costruire te stesso. “Colpiscimi con uno scalpello e un martello, ritaglia tutti gli eccessi egoistici e lascia in me solo la Tua immagine“, è questo che hai bisogno di implorare.

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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno”, 1/07/2013

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Passato e presente

Domanda: Perché non possiamo comunicare direttamente con il Creatore? Perché abbiamo bisogno di un intermediario, tipo un insegnante?

Risposta: L’insegnante non è un intermediario. Egli rappresenta il tuo livello iniziale. Il fatto è che la creazione è un sistema frammentato, che inizia a correggersi, come gli anelli di una catena, partendo dagli elementi più piccoli, quasi intatti, a quelli più complessi.

L’elemento che è venuto per primo, passa sempre tutta la sua conoscenza, tutto ciò che ha accumulato, tutte le sue connessioni, al prossimo elemento. E poiché siamo anelli di una stessa catena, siamo sempre connessi ai nostri insegnanti e quindi diventiamo insegnanti per la prossima generazione.

Domanda: Se il mio livello iniziale è l’insegnante, allora qual è il mio prossimo stato?

Risposta: Lo stato futuro sei tu mentre avanzi spiritualmente. E poi sono i tuoi studenti, coloro che devono continuare la correzione dopo di te, passando attraverso i livelli di questo sistema corrotto. Loro, allo stesso modo, ti ritroveranno nel corso della vita, o in qualche modo si connetteranno con te spiritualmente dopo la morte.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa dell’1/10/2017

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Il passaggio verso il Mondo Superiore

La legge fondamentale della Torah è “Ama il prossimo tuo come te stesso”. Tutte le altre regole, leggi e condizioni dovrebbero essere dirette a connettere tutte le persone in un unico sistema comune chiamato “Adamo”.

Come risultato del cosiddetto “Peccato dell’albero della conoscenza”, questo sistema si è frammentato in molte piccole parti, desideri, ognuno dei quali è in tutti noi; questi desideri migrano da un corpo all’altro, da un organismo all’altro.

A partire da ora in avanti, noi dobbiamo connettere gradualmente queste parti frammentate con le altre fino a quando esse diverranno strettamente connesse in modo da rappresentare un unico desiderio.

Domanda: È scritto nella Torah che la condizione per riceverla è di diventare come “Un solo uomo con un solo cuore”. Il cuore è un desiderio. Cosa significa “Come un solo uomo”? Dopotutto, ognuno di noi è ancora un singolo individuo.

Risposta: Qui non esiste l’individualità. Essa dovrebbe manifestarsi solo nel fatto che io, dal punto di vista della mia individualità, avanzo verso l’obiettivo comune, come tutti gli altri. Dopotutto, siamo tutti diversi, ma avanziamo verso lo stesso obiettivo: l’unione. Nella connessione fra noi, anche se siamo solo dieci persone, noi scopriamo il passaggio verso il prossimo mondo.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa dell’8/10/2017

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“…egli gode la Mia fiducia più di tutti gli altri della Mia casa”

Dalla Torah, (Numeri 12:02 – 12:08): “E dissero: ‘Il Signore ha Egli parlato unicamente con Mosè? Egli ha pure parlato anche con noi’. Ed il Signore l’udì. Mentre Mosè stesso è l’uomo più mite che sia sulla faccia della terra, cioè udì anch’egli quelle parole, ma per la mitezza del suo carattere non ne fece risentimento. Ed il Signore disse repentinamente a Mosè, ad Aronne ed a Mirjàm: ‘Uscite tutti e tre e andate al padiglione di congregazione’. Ed uscirono tutti e tre. E scese il Signore nella colonna di nubi, e si fermò all’ingresso del Padiglione, e chiamò Aronne e Mirjàm, ed uscirono entrambi. E disse: ‘Ascoltate le mie parole. Se uno di voi è talvolta profeta, io, il Signore, gli rivelo Me stesso in visione, e gli parlo in sogno. Non è così per il Mio servo Mosè: egli gode la Mia fiducia più di tutti gli altri della Mia casa, cioè più d’ogni altro Mio servo, più d’ogni altro profeta. Io gli parlo, per così dire, a bocca a bocca, con chiarezza e senza enigmi; ed egli contempla la divina apparizione; e come mai non avete temuto di dir male del Mio servo Mosè?’”

Il livello di Mosè è quello della realizzazione del Creatore. E la realizzazione del Creatore avviene nello stato corretto dell’uomo. Cioè, Mosè nella sua correzione, è di molti livelli superiore rispetto ad Aronne e Mirjàm.

Essendo inferiori a lui, essi non lo comprendono e si oppongono. Il livello inferiore non comprende mai quello superiore. Nella spiritualità, il livello superiore sembra assolutamente illogico.

Nel nostro mondo, per esempio, lo vediamo nell’educazione dei figli: anch’essi non sono quasi mai d’accordo con noi. E’ una cosa naturale.

E nella spiritualità, il livello superiore ci sembra stupido, meschino, incomprensibile, illogico, senza un approccio consapevole, poiché ogni volta dobbiamo esercitare una fede sempre più grande al di sopra della ragione. Dobbiamo solo annullarci, chiudere gli occhi e seguire il livello superiore, o contro il nostro desiderio, o stabilendo che è una necessità.

Domanda: Di che cosa parla Dio con Aronne e Mirjàm?

Risposta: Mirjàm e Aronne si trovano nel livello della profezia. Un profeta è una persona con cui il Creatore parla. Egli riesce anche a vedere delle manifestazioni del Creatore nella Luce Riflessa (Ohr Hozer). Ma generalmente questo si realizza per mezzo della proprietà di Bina. Quindi, il livello di Bina viene chiamato “udire”.

E’ scritto: “Io gli parlo…a bocca a bocca…”, che significa senza nascondere nulla, senza passare attraverso alcuna trasformazione e indebolimento: quello che è in Me, anche lui lo riceve. Questo è il livello più alto dell’adesione dell’anima al Creatore.

Domanda: Cosa significa “…egli gode la Mia fiducia più di tutti gli altri della Mia casa”?

Risposta: Mosè ha acquisito la completa padronanza della qualità di Bina. Quando Malchut ascende al livello di Bina, lì si trova la casa del Creatore.

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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno”, 25/03/2015

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La connessione con il Creatore

Domanda: Come mai proviamo paura per i cambiamenti che ci accadono nella vita?

Risposta: La paura del cambiamento nella vita altro non è che un piccolo “animale” egoista che esiste e ha paura di uscire dalla sua tana. Tutto lì è buono per lui, o almeno, tutto gli è familiare. Così piccolo è già stanco di cattive notizie. Questa è la paura del cambiamento.

Per un kabbalista avviene invece il contrario. Quando chiudo gli occhi e penso che tutto arriva dal Creatore, non ho paura dei cambiamenti, qualsiasi essi siano. Sono connesso con il Creatore da cui tutto proviene e tutti i cambiamenti negativi sono a mio favore. Innalzandomi al di sopra di essi, mi metto persino in contatto più forte con Lui. In questo caso, amo e apprezzo i cambiamenti che mi arrivano.

Domanda: Quindi io, addirittura, voglio i cambiamenti?

Risposta: Certo. In quale altro modo posso io, un egoista, essere comunque connesso al Creatore se non attraverso le influenze negative? Io non mi avvicino mai a Lui a meno che non debba scappare da qualcosa di negativo.

Domanda: Quindi, il kabbalista percepisce tutti i cambiamenti, gli ostacoli ed i problemi come una sfida del Creatore?

Risposta: No. Sapendo che questo viene da Lui, non ho nulla di cui aver paura, a meno che, naturalmente, io non commetta azioni sconvenienti. Abbiamo solo bisogno di capire come e perché ci è permesso di agire in questo modo.

Poiché tutto, per principio, arriva dal Creatore, quale può essere il problema se una persona è soltanto e costantemente connessa con Lui? Questa è la nostra salvezza, il nostro benessere e il bello della nostra vita.

Essendo in connessione con Lui, ci si sentirà sempre in un mondo diverso, in uno stato diverso e in unione con la forza superiore. E, quindi, tutto ciò che apparirà davanti ai tuoi occhi, che ascolterai con le tue orecchie o che percepirai con gli altri sensi in questo mondo, inizierai a sentirlo come qualcosa di secondario, come un’immagine al di sopra della quale devi essere sempre connesso con Lui.

Dopo tutto, i sentimenti più grandi che si provano sono quelli nei quali ci troviamo in connessione con Lui. E l’immagine del nostro mondo diventa gradualmente nebbiosa ed irreale, fino a quando scompare del tutto, e rimane solo la connessione dell’uomo con il Creatore. Questo è uno stato eterno.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 13/08/17

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