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Raggiungere una nuova prospettiva

Domanda: Come usa il kabbalista il sesto senso per analizzare le proprie azioni e desideri?

Risposta: Quando la Luce superiore rivela in te la proprietà della dazione (Bina), che prima non avevi e che ora hai perché ti sei convertito in una persona caritatevole e comprensiva che vede tutto nella Luce riflessa, allora raggiungi una prospettiva totalmente diversa. Allo stesso tempo, guadagni una nuova dimensione al di sopra di quella terrena e tutto diviene più chiaro.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 3/09/2017

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Come cresce l’embrione spirituale?

E’ necessario comprendere che cosa implichi l’avanzamento nel cammino verso il Creatore. Noi pensiamo che l’andare oltre sia realmente ciò che ci farà superare gli ostacoli e che con questo stiamo crescendo e ci eleviamo. Però in realtà è il contrario: l’esercizio dello sforzo sta nel mantenere il punto di adesione con il Creatore al di sopra di tutti i problemi e le difficoltà.

In pratica avviene quando raggiungo il punto nel quale mi annullo al superiore, quando mi trovo all’ingresso nello stato chiamato embrione e lì rimango, sempre in questo punto. Non importa quanti pensieri e problemi strani insorgano, devo comprendere che provengono tutti da “Non esiste nulla tranne Lui”, e io devo solo annullarmi al di sopra di tutti questi pensieri strani, eventi e influenze che scendono su di me.

E nella misura nella quale io continuo ad annullarmi davanti al Creatore, ogni momento di più, espando la mia adesione con Lui: dal punto chiamato “embrione” in poi; come se questo punto di embrione si espandesse; in altre parole, lo stesso seme originale cresce e riempie tutti i desideri e i pensieri altrui, quelli che sorgono dentro di me con il potere della fede e la forza della dazione. Cosi cresce l’embrione.

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Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah dell’8/12/2017, lezione sul tema: “Mantenere lo stato di ingresso all’Ibur (concepimento) al di sopra di tutti i disturbi”

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Richiedere la connessione con il Creatore

Domanda: Fino a che punto un kabbalista è conscio ed ha il controllo delle proprie reazioni interiori?

Risposta: Dipende dal livello in cui questo kabbalista si trova. Ma in ogni caso lui cerca sempre di controllare le proprie reazioni.

Prima di tutto un kabbalista comprende molto chiaramente che tutto ciò che gli accade proviene dal Creatore. Da una parte lui può non essere affatto d’accordo con questo ma, dall’altra, lui lo accetta come influenza del Creatore su di sé.

Può trattarsi di pessime influenze: il Creatore “lo immerge nel fango”, in desideri orribili, in qualità meschine. Attraverso tutti questi stati ad una persona viene richiesta soltanto una cosa: chiedere la connessione col Creatore.

Non chiedete di cambiare questi stati e di averne di migliori, quelli corretti, quelli santi, non fatelo. “Qualsiasi cosa tu mi stia facendo, continua a farla. Tutto quello che chiedo è di essere connesso a Te”.

Domanda: Ma come è possibile non chiedere? Questo avviene automaticamente.

Risposta: Qui parliamo del fatto che una persona deve fare una restrizione sui propri desideri egoistici e sviluppare uno schermo dentro di sé.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 3/09/2017

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Un kabbalista è una persona normale

Domanda: I kabbalisti soffrono mai di esaurimenti nervosi o di sovraccarico emozionale? E come affrontano queste situazioni?

Risposta: Sinceramente, un kabbalista è una persona normale che divide la propria esistenza in due parti: quella materiale e quella spirituale.

Nella sua parte corporea, un kabbalista deve fare tutto quello che è necessario per mantenere il suo corpo fisico: cibo, sesso, famiglia, conoscenza, potere, invidia, gelosia, ossia tutto ciò di cui il corpo necessita per funzionare normalmente allo scopo di progredire nel mondo superiore.

Un kabbalista non deve solo soddisfare i propri desideri terreni (cibo, sesso e famiglia) ma anche studiare altre scienze e prendersi cura di se stesso finanziariamente, cosicchè egli non diventi un peso per la società. Nella vita di tutti i giorni egli è la persona più ordinaria che ci sia. Ma i kabbalisti non sono semplici individui.

La sola cosa che tu possa dire guardandoli è che le loro vite sono dedite solamente ad adempiere ai loro obblighi spirituali.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 3/09/2017

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Dove viene rivelato il Mondo Superiore?

Domanda: Che tipo di beneficio spirituale ci può essere dalle conversazioni, discussioni e controversie di un gruppo di persone che hanno iniziato il loro percorso nella saggezza della Kabbalah ma non hanno raggiunto la spiritualità?

Risposta: Le persone devono cercare di trovare un linguaggio comune, di unirsi, di capire quanto siano diverse, che cosa possono fare per avvicinarsi l’una all’altra e aiutarsi reciprocamente. Hanno bisogno di parlarne molto, di studiare i libri di Kabbalah e di organizzare pasti comuni, come facevamo noi con il mio maestro Rabash.

Ogni settimana, oltre allo studio, la sera ci riunivamo e leggevamo i suoi articoli e, talvolta, ci recavamo in posti diversi come un grande gruppo. In altri termini, questo era un sistema completo di esercizi che funzionava su due livelli.

Infatti, un livello era del tutto fisico, psicologico e piacevole: saremmo semplicemente stati insieme e ci saremmo conosciuti. Dovevamo farlo. È importante sia per i gruppi di donne che per i gruppi di uomini.

Un secondo livello è imparare qualcosa sulle nostre relazioni e connessioni, ma ad un grado più profondo che ancora non sentiamo, come il funzionamento delle parti dell’anima o di un sistema spirituale o di un Partzuf; non importa come si chiama.

Se dieci amici raggiungono una connessione interiore, allora fra loro si crea un sistema chiamato Partzuf (corpo spirituale) o Kli (vaso) composto di dieci parti, dieci desideri, connessi correttamente, e fra loro comincia a rivelarsi una forza unica chiamata Creatore.

Dieci persone insieme Lo sentono e Lo scoprono. Questa è chiamata la scoperta del mondo superiore. Il potere del Creatore li dirige, li guida in avanti, cambia loro e le loro circostanze esterne ed interne. Egli li istruisce. Nel momento in cui Lo scoprono, Egli immediatamente comincia a lavorare con loro.

Tutte le trasformazioni che avvengono in loro sono multiformi. Anche se sembra che si rifiutino e si contraddicano a vicenda, allo stesso tempo, si aiutano lo stesso, si integrano e il gruppo dei dieci gradualmente sale. Gli amici sentono sempre più contraddizioni fra loro, tuttavia, la forza che li connette diventa sempre più grande.

Questo accade soprattutto quando si affrontano grandi opposizioni o parallelamente ad esse accade che cominciamo a scoprire una forza di connessione integrale generale. Tra le due forze di repulsione e attrazione, si crea un organo sensoriale spirituale chiamato “anima.” Questa inizia ad istruirli, come si dice: “L’anima di un uomo lo istruirà,” e loro la seguono.

In questo modo, tutto è risolto dalla connessione fra le persone, non solo nel gruppo dei dieci. Più ci sono decine simili connesse fra loro, meglio è, perché tutta l’umanità deve raggiungere questa connessione.

Ecco come viene rivelato il mondo superiore, non può essere rivelato in nessun altro modo. Possiamo scoprire il mondo superiore solo nella connessione fra noi, perché tutti noi proveniamo dal sistema dell’Adamo che si é frammentato e che ora noi dobbiamo ristabilire.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa dell’8/10/2017

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Qual è la differenza fra timore e paura?

Domanda: Qual è la differenza fra timore e paura?

Risposta: La paura è una sensazione animale (egoistica). Il termine “paura” è usato molto raramente nella saggezza della Kabbalah, che usa invece la parola “timore”, cioè la sensazione che ho quando io, probabilmente, non sto facendo abbastanza di ciò che dovrei fare.

Domanda: I kabbalisti non hanno la paura animale?

Risposta: Un kabbalista è un essere umano come chiunque altro. Per questo, tutto dipende dal suo stato. Se egli cade, può cadere al di sotto di ogni altra persona. Se si eleva, si eleva al livello del Creatore.

Domanda: Ma c’è qualcosa che rende un kabbalista diverso dalle persone comuni?

Risposta: E’ solo la connessione con il Creatore, che egli ha quasi per tutto il tempo. “Non esiste nulla tranne Lui”.

La connessione con il Creatore neutralizza ogni tipo di paura, resta solo il timore perché un kabbalista capisce che il Creatore è la sorgente di tutto quello che accade.

Domanda: Un kabbalista può risvegliare in sé la paura artificialmente, per arrivare al timore?

Risposta: Non c’è bisogno di risvegliare la paura o qualsiasi tipo di emozioni negative in te stesso, solo connessione e amore. Non c’è auto-flagellazione qui, quella è contro la spiritualità.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 13/8/17

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L’unione in un cerchio risolverà tutti i problemi

Domanda: Quando le persone creano un cerchio, è molto importante che si sentano correttamente fiduciose che in esso si possa risolvere qualsiasi problema. Da dove viene questa fiducia?

Risposta: Nel cerchio c’è un gruppo di egoisti, ognuno dei quali si innalza al di sopra di se stesso, al di sopra del proprio egoismo personale, e insieme essi cercano di creare un punto comune di connessione in cui iniziano a sentire il Creatore.

Essi comprendono che davvero nel cerchio possono risolvere tutti i propri problemi nella misura in cui scoprono questo potere.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 22/10/2017

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Vedere da un capo all’altro della Terra

I livelli inanimato, vegetale, animato e umano, nella spiritualità, rappresentano la misura della nostra partecipazione al sistema della realtà. Al livello inanimato, rivelo questo sistema solo passivamente, essendo sotto il controllo totale della forza superiore.

Sono come un embrione nell’utero della madre il cui unico lavoro consiste nel completo annullamento di sé. Questo lavoro è a livello inanimato: nella misura in cui mi annullo rivelo il superiore.

Nel grado vegetale, mantengo il livello inanimato perché tutto deriva da esso, ma già ho svolto azioni speciali che mi permettono di rivelare più profondamente il superiore. Significa che divento una pianta.

Tuttavia, la mia crescita avviene in armonia con il superiore: qualsiasi cambiamento scopro in Lui, io cambio nello stesso modo. Mantengo sempre la somiglianza con Lui, cioè, l’adesione, come una pianta che cerca sempre di raggiungere la luce, il sole.

Poi vedremo che tutto il mondo: inanimato, natura, piante, animali ed esseri umani, chiunque tranne i kabbalisti, ripete diligentemente i movimenti del Creatore, nel senso che tutti loro esistono in adesione alla forza superiore. Tuttavia, il kabbalista deve raggiungere consapevolmente l’adesione con il Creatore.

Nel livello inanimato della spiritualità, possiamo connetterci solo attraverso il nostro annullamento. Annullando me stesso, posso entrare nell’altro senza essere percepito da lui, ma allora anche la comunicazione è impossibile fra noi. Nasce una connessione fra noi che non porta ancora a nessuna conseguenza. Tuttavia, fornisce semplicemente le basi per successive forme di comunicazione.

Quando ci connettiamo reciprocamente in questo modo inanimato, annullandoci l’uno con l’altro, raggiungiamo il contatto con il Creatore, solo che ancora non lo percepiamo.

C’è una sensazione comune di essere sotto il controllo di un qualche tipo di potere, di dominio, ma niente di più. Sebbene questo sia già uno stato spirituale, cioè la Luce generale di Nefesh, ci sono una percezione e una comprensione molto limitati in essa, solo la sensazione di essere in un ambiente spirituale. Comunque, c’è già il contatto con la forza superiore.

L’annullamento di una persona davanti al Creatore è chiamato “santo immobile,” uno stato di santità inanimato. Diventa assolutamente senza parole, e accetta tutto ciò che fa il superiore. Perciò, sente di esistere dentro al superiore come un embrione nel grembo della madre che “vede da un capo all’altro della Terra, una candela brucia sopra la sua testa e gli viene insegnata l’intera Torah.” Tutto ciò perché ha annullato completamente se stesso al suo livello.
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Dalla terza parte della Leziona quotidiana di Kabbalah dell’11/1/18, Gli scritti di Baal HaSulam, “Introduzione a Il Libro dello Zohar”

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E’ il momento di risvegliare la mancanza ed accorciare il tempo

In apertura della lezione quotidiana di Kabbalah del 24/01/2018

In merito al tema “dai disturbi all’ascesa”, la parola “disturbi” è imprecisa, perché, se affermiamo che “Non esiste nulla tranne Lui”, e che c’è quindi solo una forza, non due o tre, ma solo una forza che agisce nella realtà, allora tutto arriva dal Creatore ed Egli è buono e benevolente.

Perciò, sia le influenze negative che quelle positive, da un estremo all’altro, hanno origine da una singola forza: “Il bene che fa del bene”. Solo nella persona, quell’influsso si divide in due parti: dove essa si sente bene quando è influenzata in un certo modo e male quando si trova in altre condizioni. Questo semplicemente indica la mancanza di correzione di una persona, ossia che essa non ha equivalenza di forma con il Creatore; è nell’equivalenza della forma che la persona ha bisogno di sentire come è buono tutto ciò che proviene dal Creatore e che il Creatore stesso è benevolo. Se la persona non si sente, in ogni momento, come se si trovasse in un oceano di bene che fa del bene, almeno nella misura di un embrione nell’utero della madre; se non sente che da tutte le parti, in tutti i propri discernimenti, si trova in un posto dove solo bene, misericordia ed amore la ricoprono, allora è segno che ha dei problemi con la correzione dei propri vasi.

Chiunque potrebbe dire: “Sì, ho un problema con la correzione dei vasi, ma che posso farci? Non ne sento la mancanza. Non posso correggere ciò di cui non sento la necessità”.

Perciò qui abbiamo bisogno di ottenere la mancanza per la correzione. Tuttavia, incominciamo almeno con lo stabilire che siamo noi, che ci troviamo in un oceano di bene, benevolenza, Luce, dazione e amore, che non lo percepiamo, il che indica la nostra mancanza di correzione.

Ora quindi, come possiamo risvegliarci? Come possiamo evitare di restare nello stato in cui eravamo prima di questo ragionamento? Inoltre, adesso, dopo questa analisi, ci sentiamo un po’ male ed un po’ bene ma questo non ci preoccupa, né ci scuote o obbliga ad agire e a sforzarci fin da subito. Non ce n’è la mancanza. A livello intellettivo, potremmo anche dire tutte le cose nella maniera giusta, ma non è comunque abbastanza. E’ necessario che l’emozione e la carenza ci smuovano dal nostro stato attuale.

La mancanza può venire dall’alto. Questa è considerata essere la via della sofferenza. Tuttavia la mancanza può anche provenire da una persona che entri in una connessione corretta con l’ambiente ed attraverso invidia, desiderio ed onore forzi se stessa ad uscire da questo mondo e ad entrare nel mondo spirituale.

Se la persona non lo fa attraverso gli stratagemmi di cui i grandi kabbalisti scrivono, allora non progredisce lungo il cammino di Achishena (“Io lo accelererò”). Ma viene gradualmente avvicinata lungo il cammino di Beito (“Nel tempo dovuto”), ma ciò è graduale, ossia dipende dal tempo ed è anche dipendente dall’attitudine della persona verso l’intero sistema generale.

Perciò tutto dipende dal nostro atteggiamento nei confronti della situazione: come possiamo, persino in uno stato dove non sentiamo nulla, dove nulla ci smuove, dove nulla ha senso, e dove semplicemente non abbiamo interesse, quando la maggior parte del tempo siamo scollegati dalla spiritualità, uno stato dove in qualche modo sappiamo che sta succedendo e siamo pronti solamente ad abbandonarci nel flusso delle cose, come possiamo dunque in tali situazioni radunare tutti i mezzi a nostra disposizione allo scopo di crearci, nel gruppo, un sistema di allarme che ci risvegli e che ci influenzi? Persino se tutti noi ci addormenteremo, in qualsiasi caso, facciamo sì che ci sia qualcosa che ci spinga e che ci tiri verso lo scopo della Creazione!

Questo è considerato come l’accelerare il tempo. E’ chiamato “Israele che santifica i tempi”. Chiunque sia “Yashar Kel” (“diretto verso Dio”) davvero accorcia il tempo e tutto dipende dall’accorciare il tempo, perché certamente Gmar Tikkun (la fine della correzione) è presente, persino adesso, ma lo raggiungeremo oppure no, sarà adesso o in chissà quanti passaggi, incarnazioni o anni?

La cosa principale è che il nostro lavoro non avviene attraverso grandi ascese e grandi discese ma riguarda l’indifferenza, è una guerra all’indifferenza. Quel deserto ci consuma.

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Dalla lezione quotidiana di Kabbalah del 24/01/2018

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Una preghiera all’indirizzo giusto

La preghiera è la mia ultima azione in relazione al Creatore. Come risposta alla preghiera, Lui darà vita ad una correzione. Ecco perchè tutto finisce con una preghiera. Prima, dobbiamo prepararci, cercare veramente cosa si sta chiedendo, in che modo, e per chi.

Le preghiere includono le richieste che le creature innalzano al Creatore. Certo, questo non avviene tutto in una volta sola, non viene espresso da nessuna parola o frase, ma si basa sui chiarimenti, l’uno dopo l’altro, e sulle richieste di aiuto, fino a che si arriva alla preghiera perfetta.

Il Creatore è il pieno HaVaYaH che esiste nel mondo dell’infinito e che contiene assolutamente tutto. Per questo, se vogliamo prendere qualcosa da lì, dobbiamo fare una richiesta ben precisa, così come si fa su un computer: su che indirizzo andare, che password digitare o che comando usare, ecc.

Questa richiesta poi, passa attraverso tutti gli stadi ed entra in Malchut nel mondo dell’infinito, dove ci sono possibilità illimitate. Tutti i Kelim e tutte le Luci sono lì dall’inizio, come è scritto, « La fine dell’azione risiede nel pensiero iniziale ». Quello è lo stato corretto che esiste in tutto il suo splendore.

Se lavoriamo correttamente, ci uniamo a questo sistema. Basandoci sulla nostra richiesta, troviamo lo spazio giusto dentro di esso ed estrapoliamo quello di cui abbiamo bisogno da questa “memoria” dove desiderio e Luce già esistono in unione. Questo ci influenza e ci spinge verso lo stato che abbiamo richiesto nella nostra preghiera.

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Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 25/01/2018Gli Scritti di Baal HaSulam – Lettera 56”

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