Pubblicato nella 'Lavoro spirituale' Categoria

Ci vediamo a Berlino!

Domanda: Quanto è importante partecipare al prossimo Congresso Europeo di Kabbalah a Berlino?

Risposta: Spero davvero che tutti quelli che studiano con noi capiscano quanto sia vitale questo per noi e per tutta l’ umanità, specialmente nel nostro stato presente, quello in cui l’ Europa si unisca in termini spirituali.

Stiamo aspettando un picco di eventi molto difficili in Europa e penso che tutti stiano cominciando a sentirlo.

Tutte quelle dolci speranze di trovare delle soluzioni attraverso il mercato comune stanno cominciando a sparire. Dietro tutto questo, vediamo la manifestazione di un grande odio, di una separazione reciproca e la crescita del protezionismo.

Pertanto, ora è tempo di accelerare la circolazione della saggezza della Kabbalah in Europa attraverso il nostro migliore sforzo. Tutti i nostri amici che vivono lì devono vedere il loro futuro e quello di tutta l’ umanità sotto questa luce.

Al contrario, l’ Europa darà vita ad un nuovo fuoco, una volta e poi un’ altra. È lì che si sono svolte le prime due guerre mondiali e potrebbe essere la stessa cosa per la terza. Penso che la Germania, più di ogni altro paese, senta quanto reale e vicino possa essere questo timore.

Tuttavia, come ci informa la saggezza della Kabbalah, tutto dipende dall’ unità tra la gente e dal raggiungimento dell’ equilibrio con la natura. Tutto questo può essere realizzato con l’ aiuto della Forza Superiore se una persona lo desidera e si sforza di percepire questa forza. Questo è quanto la saggezza della Kabbalah ci aiuta ad ottenere.

La chiave si trova nella circolazione della Kabbalah in tutte le forme possibili affinché questa possa arrivare ad ogni persona in Europa. Noi continueremo ad adattare gli articoli ed a pubblicarli su Internet in tutte le lingue europee nella maniera più intensa. Non ci possono essere altri ritardi poiché il prossimo anno o fra due anni, sarà il punto cruciale per tutta l’umanità.

Il mondo si trova ancora di fronte a grandi prove. Al fine di superarle nella maniera corretta, affinché queste non ci lascino un abisso, ma anzi ci diano una spinta verso l’ alto, verso la meta, abbiamo bisogno di armarci della saggezza della Kabbalah. Questo dipende da te!

Speriamo che tutti i nostri studenti di tutta l’ Europa prendano parte al congresso, anche dai luoghi più remoti; speriamo di vederli tutti. Ho la speranza che la nostra voce alla fine sarà ascoltata.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 4 Gennaio 2011, “La saggezza della Kabbalah e la Filosofia”)

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Uno, nel quale si uniscono mente e cuore

Esiste un alto principio, che è il Creatore – Uno, Unico e Unitario

Una unica forza superiore ha edificato tutta la creazione – essa esisteva già da prima, esiste insieme alla creazione ed esisterà dopo di essa, ossia esiste in tutte le condizioni.

Noi possiamo definirla secondo diversi punti di vista, a secondo l’ approccio, il che denuncia la nostra imperfezione, e perciò la definiamo come Una, Unica, Unitaria.

Ma tutte queste diverse definizioni della forza superiore, del Creatore, esistono solamente in relazione a noi stessi.

Uno – significa che non c’ è stata nessun’ altra forza che abbia partecipato alla creazione. Com’è detto: “Nessuno oltre a Lui”.

Unico – significa che Egli si unisce a tutte queste sue azioni e non ha alcun’ altro proposito.

Unitario – significa che, anche se queste azioni ci sembrano non collegate, e talvolta addirittura contraddittorie, questo è solamente perché noi stessi ci veniamo a trovare in posizioni diverse e contraddittorie rispetto alla Sua situazione. Per questo motivo ci sembra così. “Ognuno giudica secondo la propria corruzione”. Tuttavia, a seconda di quanto ci stiamo correggendo, tutte queste differenti condizioni e caratteristiche, che si differenziano in tutti i sensi, poco alla volta si riuniranno in una sola nozione.

Uno” – significa perfezione. Infatti se sono due, risulta che in qualche cosa si differenziano, che a uno mancano delle qualità che l’ altro possiede. In due si completano l’ un l’ altro.

Se non fossero due, ma un milione, allora ognuno sarebbe molto più lacunoso. In ognuno ci sarebbe solamente una milionesima parte di perfezione, e ne mancherebbero le altre 999.999

Se noi diciamo che non ce n’ è più di uno, allora significa che in Lui c’ è tutto!

Ma a me non pare che in Lui ci sia tutto, perché ci sono io opposto a Lui. Allora significa che il problema è in me, non in Lui.

Se Lui è uno e tutto è in Lui, allora non è importante come io Lo percepisco: come buono e cattivo, luce e tenebra, freddo e caldo, io devo capire che in Lui non ci sono tutte queste differenti caratteristiche. In Lui non c’ è né bontà né odio. Queste differenze esistono solo nelle mie sensazioni.

Se io dico che il Creatore è buono, – anche questo non fa parte della definizione: “Uno“. Uno significa che in esso non c’ è niente! Né di male, né di bene.

In questo modo io lo giudico per via delle Sue diverse manifestazioni che riguardano me. Ma Lui stesso, l’ Uno, è qualcosa di assolutamente astratto, che prescinde anche dal bene. E anche questa è solo una mia personale sensazione.

Questo concetto di “Uno“, con la sua perfezione di percezione e di comprensione ispira l’uomo. In questo Uno – e il cuore, e la mente si uniscono.
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(Dalla lezione sull’ articolo “Il carattere della scienza della Kabbalah” 13.01.2011)

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Psicologia materialistica dell’ amore

L’ Amore non fa parte di questo mondo. Se tu incominci a rivolgerti a qualcuno con amore, ciò significa che in te incomincia a funzionare l’ anima.

E al momento in te, di quest’ anima c’ è solamente un punto rotto. Se tu da questo punto incominci a creare un rapporto d’ amore con un’altra persona e crei una specie di “vettore” d’ intenzioni e di aspirazioni, che si chiama amore, allora diventerà la tua anima.

Infatti si baserà sul tuo desiderio di piacere, che è stato riparato con l’ intento di renderlo atto a “donare”. Questo si chiama amore.

Se otterrai tale proposito, diventerai un’ individualità spirituale. In questo rapporto con l’ altro uomo, incomincerai a scoprire la luce NARANHAI, i mondi superiori, tutto ciò che c’ è fra te e lui. Da quel momento, fino a quando non sarai in grado di percepire l’ altro completamente, come fosse te stesso, come un tutto intero. Ciò significa che hai raggiunto il Mondo dell’ Infinito, infatti non esistono più confini, non più restrizioni. Così si rivela il mondo spirituale.

Nei confronti di tutto e tutti mi devo comportare con amore. Ma se qualcuno mi si avventa addosso con un coltello, cosa devo fare? Dovrò anch’ io prendere un coltello e ammazzarlo, con amore….. Così è la legge. E se viene da me l’ esattore delle tasse e mi dice che devo pagare, io pago. Dentro, nel mio cuore, io posso piangere sulle mie tasche vuote, ma la mia anima sarà felice.

Bisogna capire che il nostro rapporto con il vicino è basato sul nostro desiderio di godere e la sua correzione, per dare! Se riconosco tutte le esigenze dell’ altro e le soddisfo utilizzando il suo desiderio, significa che l’ amo.

Ma se io solamente limito il mio desiderio, così da non causare danno all’ altro, ciò significa che mi trovo nello stato di “dare per ricevere” (hafetz-hesed), ma non è amore. E’ detto: “Non fare all’ altro ciò che non vuoi sia fatto a te”, – questa è una verifica di come mi devo comportare con lui. Se non ti piace ti venga fatto qualcosa, non farla tu ad un altro.

Ma forse gli piacerà qualche altra cosa? Non lo so, lo faccio solamente seguendo i miei desideri. Questa è “psicologia materialistica”.

E pure l’ amore non va oltre la psicologia materialistica. Ma io sento talmente tanto l’ altro che percepisco i suoi desideri e perciò li faccio miei e li esaudisco con le mie possibilità di desiderio.

Se amo il prossimo e faccio miei i suoi desideri, allora posso aumentare la sua richiesta (MA”H) fino al mondo dell’ Infinito! Lui stesso non lo può fare, ma lo posso fare io per lui!

Nello spirito nessuno di noi può prendere un pezzo di cibo e metterselo direttamente in bocca. Solamente se io lo do a te e tu lo dai a me. E a patto che io sappia precisamente quello di cui tu hai bisogno e altrettanto tu di me. Allora tu potrai mettermi in bocca quel pezzo di cibo, e io a te. Siamo talmente uniti che nessuno di noi si può nutrire da solo.

E tutto questo deve avvenire qui, in questo mondo! La Luce dell’ Infinito deve espandersi fino a questo mondo, come è detto: “I suoi piedi staranno su una montagna di grasso”. I rapporti spirituali sono tali che addirittura nel fisico non puoi agire diversamente.
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(Da una lezione sullo scritto “Il carattere della scienza della Kabbalah” del 12.01.2011)

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Non un attimo di quiete

Domanda: Chi deve sopraffare l’ odio: Io o il Creatore ?

Risposta: Qualsiasi cosa mi si dica a proposito del Creatore, devo essere io stesso a darmi da fare, dall’ inizio alla fine. In seguito, considerando quanto succederà, deciderò com’ è avvenuto: se avrò fatto tutto da solo, o con l’ aiuto di qualche forza Superiore.

Non vale la pena di aspettarsi che ci arrivi qualcosa dall’ alto. Non arriverà niente. Con le proprie forze e i propri tentativi io devo già riuscire a svelare la situazione esistente. Tutto dipende da quanto io ci tenga a farlo. Sono come un bambino che cresce nella misura di quanto egli stesso voglia crescere. E questo desiderio è lui stesso, da solo, che se lo deve procurare.

Nel nostro mondo i bambini si sviluppano in un modo naturale, e noi a stento siamo in grado di seguirli. Un bambino va dappertutto, è sempre alla ricerca di qualcosa. Ecco che anche a noi tocca portarci appresso un lavoro spirituale. Altrimenti non ce la faremo a svilupparci e a crescere. Ma noi, invece, ci organizziamo delle tregue e delle pause di riflessione.

Forse il bambino si prende dei “time-out”? Non ha un attimo di quiete, deve in ogni momento cercar di capire il mondo.
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(Da una lezione su di uno scritto del Rabash 11.01.2011)

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Quando avrai capito il linguaggio vivo della natura – Potrai dire: “Che mondo meraviglioso!”

Stiamo attraversando un periodo piuttosto insolito della storia umana. Incominciando da ora ed in seguito, tutte le generazioni vivranno orientandosi verso una tendenza: come uscire dalla percezione della realtà dentro di sé e al di fuori di sé.

Ecco perché sentiamo dentro di noi questo enorme vuoto, nella vita familiare, nelle relazioni con i bambini e in generale con tutti quelli con cui abbiamo a che fare.

Questo si può osservare non solamente in alcuni determinati paesi, ma nel mondo intero. E i cambiamenti derivati dall’ ecologia e dal clima del pianeta, incominciano di anno in anno a diventare sempre più una minaccia.

Ma tutto questo avviene per farci cambiare la percezione della realtà nella nostra interiorità, la qual cosa provoca una sgradevole sensazione, uscire dal proprio mondo egoistico e scoprire che abbiamo abbandonato la percezione dell’ odio per quella del bene.

E se arriviamo al desiderio della dazione, certamente sarà per noi un bene, perché in questo mondo globale, con le comunicazioni integrali tra noi, non saremo certamente noi che incominceremo a distruggerci a vicenda.

Ma fino a quando non cambieremo il nostro atteggiamento nel confronto di noi stessi, di chi ci sta accanto, del mondo e della realtà comune, la natura non cesserà di esercitare una pressione su di noi, dal momento che abbiamo già superato il confine per noi stabilito.

Cosa ci dice in proposito la scienza della kabbalah? Dice che se desideriamo svilupparci oltre, senza soffrire ulteriormente, dobbiamo andare d’ accordo con la natura superiore, non abbiamo scampo, dobbiamo renderci conto che la nostra situazione attuale è veramente pessima.

Tuttavia il futuro ci presenta la possibilità di uno sviluppo bellissimo e ci regala, come premio, la permanenza in un mondo eterno e perfetto, che ci si rivela adesso qui, per aver cambiato il nostro percepire.

Perciò è indispensabile che noi si riconosca, in tutto quello che ci succede, un grande aiuto dall’ alto, da tutta la comune natura, che, allo stesso tempo, ci aiuta e ci indirizza verso la giusta direzione, anche se a volte ciò si manifesta con effetti non proprio piacevoli.

Ma se saremo sensibili a tutti i segni di questo tipo, come un bimbo ubbidiente e intelligente, che capisce come trovare un linguaggio comune con gli adulti, allora andremo avanti nel modo giusto, e avremo di fronte a noi una straordinaria avventura, invece di una vita penosa.

(Da una lezione introduttiva di Kabbalah per il popolo: “Opportunità per lo sviluppo”  28.12.2010)

Là, Dove i peccatori desistono

Noi lavoriamo sul nostro materiale: il desiderio di provar piacere. Esso deve aumentare continuamente, in modo che cresciamo anche noi, sovrapponendogli la forma del “dare” e la somiglianza col Creatore.

Per questo motivo percepiamo la crescita del desiderio come una calamità. Essa arriva quando l’uomo è pronto. E’ detto: “Le calamità che arrivano ai peccatori, hanno origine dai giusti”. In altre parole, le situazioni negative si fanno sentire a quelli che prima erano giusti, che hanno fatto un passo avanti e si sono preparati.

I principianti, che ancora non hanno capito il sistema, arrivano a questo con grande turbamento: “Perché, dopo aver fatto tanti sforzi, ci capitano queste brutte cose? Improvvisamente se ne va l’ entusiasmo e tutto ci diventa indifferente.” Ma con l’ esperienza arriva la saggezza, e ci si rende conto che il cammino è fatto di cadute e di lotte all’ egoismo iniziale.

L’ obiettivo spirituale sarà sempre presente dietro la domanda: “Per quale motivo proseguo? Vale la pena di combattere il proprio egoismo, la propria natura? E’ normale continuare a lavorare nonostante simili cadute, senza alcuna aspirazione e alcuna motivazione”?

L’ uomo si sente abbandonato e indifeso, e la sua situazione indegna e immeritata. Questo stato è quello a proposito del quale si dice: “I giusti passano e i peccatori desistono.”

Il fatto è che dobbiamo uscire dalla nostra natura. Non nutrirla e curarla. Dobbiamo crescere in modo di superarla. Ogni volta che l’ uomo si accinge a tale passo, gli vengono mandati simili “disturbi al cuore” per farlo salire ancora più in alto. E così progredisce lungo il cammino spirituale.
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(Da una lezione su di uno scritto del Rabash. 5.1.2011)

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Il primordiale punto dell’ amore

E’ per noi assolutamente necessario conoscere la propria natura, tutti i nostri reati, i nostri errori involontari, altrimenti non riusciremo a sollevarci e riconoscere il Faraone in noi, e a sapere quanto egli ci disturbi. Proprio suo tramite vogliamo arrivare al servizio del Creatore.

Cosa significa: “Lascia andare il mio popolo”? Dicono che il Faraone addirittura accompagni il popolo d’ Israele all’uscita dall’ Egitto. Bisogna proprio che ci si chiarisca tutto, per renderci pronti all’ uscita, e poi uscire! Il Faraone ci trattiene fino a quando non saremo forti abbastanza e non saremo pronti.

Quando noi attraversiamo il confine col mondo spirituale ed entriamo nel Machsom, significa che abbiamo il desiderio e la forza sufficienti, altrimenti non ne saremo capaci. Perciò il Faraone, con la sua resistenza, ci sta solamente aiutando!

In tal modo noi superiamo tutti gli ostacoli, e grazie a ciò, conseguiamo la virtù del donare, della resistenza all’ egoismo, la robustezza dello schermo, e il desiderio. Aumentiamo la forza del desiderio e dell’ aspirazione verso lo spirito. Tutte le “anti-forze”, tutte le interferenze e le sofferenze ci vengono date solamente per rinforzarci ed istruirci.

Così dobbiamo guardare ad ogni nostra situazione, ad ogni nostro pensiero o sensazione che ci venga naturalmente, e sapere che proprio è lì dove dobbiamo lavorare. Non c’è assolutamente niente che possiamo lasciare così com’è, non corretto.

Per prima cosa scopriamo il livello del “hafetz-hesed” (solamente desiderio di dazione), al di sopra di ogni nostro pensiero o desiderio egoistico, e riconoscendo ogni loro crimine ed errore. Ci rendiamo coscienti che tutto ci viene da una superiore forza di donazione. Troviamo inoltre i vincoli dell’ amore, realizzando l’ azione di ricevere allo scopo di dare, e tramite essi, incominciando a comprendere cosa significhi l’ amore. Come risultato, ci innalziamo ad un tale stato che si chiama Keter.

Keter non ha niente a che fare con la fisicità e con qualsiasi cosa si svolga al di sotto di lei. In lei c’ è solamente la causa di tutto ciò che avviene di sotto.

E tutto ciò che avviene al di sotto di Keter, fino alla stessa Malchut, è solamente per dare alla stessa Malchut la possibilità di risollevarsi e assimilarsi a Keter.

Perciò, alla fine, noi instauriamo lo stesso rapporto col Creatore, come Egli con noi, al di sopra di tutto il nostro mondo materiale e di tutto ciò che ci succede. E allora non rimane alcun legame con tutto ciò che è passato, vissuto, deciso, fatto, rivelato, né da parte Sua, né da parte nostra.

Tutto questo risulta evidentemente e assolutamente essere il primo e il fondamentale rapporto di Lui con noi e di noi con Lui.

Questo significa che noi scopriamo tutto solamente in Keter, nella luce dell’ Amore, quando non sarà più importante per noi alcuna azione o regalo accettato per poter dare o dare per dare. Tutte le differenze vengono a cadere e tutto si fonde nella comprensione dell’ unità.

Il materiale e la forma di ciò che si ottiene è come se non esistessero più, perché sono stati fatti dal Creatore, fin dall’ inizio, solamente per aiutarci a raggiungere quel primordiale punto dal quale il Creatore ha incominciato la creazione.
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(Da una lezione sullo scritto “Kabbalah e Filosofia” 03.01.2011)

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La saga dei desideri

Domanda: Mi sembra che nei suoi scritti, il Rabash cerchi di descriverci il lavoro spirituale in una forma sensuale…..

Risposta: Tutto avviene nel desiderio, ossia nelle nostre sensazioni. I kabbalisti non parlano d’ altro.

Anche la matematica e tutti i fenomeni che ci sembrano razionali, sono in ogni caso sensazioni, solo che non ce ne rendiamo conto, valutando intellettualmente i rapporti tra le percezioni.

Noi le misuriamo, le pesiamo, attribuiamo loro qualche valore numerico, ma tutto ciò è un lavoro dei sentimenti. Anche se io confronto le sfumature tra i colori: “questo è più giallo, questo è più bianco”, metto in evidenza delle sensazioni ch’ essi mi provocano. E così con qualsiasi cosa, anche nei casi più razionali, anche se privi di ogni possibilità di comprensione, tuttavia noi lavoriamo solo colle sensazioni.

Quando io mi sono avvicinato la prima volta alla scienza della kabbalah, sono rimasto di stucco: “Ma quali sentimenti?! Cos’è mai questo? Un romanzo per ragazze?…, fino a quando non ho incominciato a capire che l’ uomo consiste interamente di desiderio, e così tutto ciò che lo circonda. Minerali, vegetali, animali, sono tutti desideri che in questo modo si presentano al nostro comune desiderio di godimento.

Vedo animali, oggetti inanimati, persone, il cielo, e sotto questo aspetto io sento (accolgo) questi fenomeni nel mio proprio desiderio di godimento.

Analizzo del materiale inanimato: con quale energia agire su di esso, in modo che possa scaldarsi, fondersi, aggregarsi. Analizzo animali, vegetali, me stesso, i rapporti tra di noi nell’ umana società. In ogni caso io analizzo, peso, valuto, studio solamente i rapporti fra i desideri.

Per questo motivo in tutti i libri di kabbalah si scrive solamente di come poter aggiustare i desideri, in modo che tu possa sollevare il tuo desiderio a tale altezza da farlo diventare universale, come il Creatore, forza comune della natura, la più esterna, la più vasta sfera, onnicomprensiva.

Tu devi raggiungere questo nei tuoi desideri.
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(Da una lezione sul Libro dello Zohar. Introduzione. 03.01.2011)

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Non distrarti alle svolte

Nell’ uomo si alternano in continuazione gli stati d’animo “Israele” e “Popoli del mondo”. Questo processo non dipende da lui, vuole solamente “dare nell’ occhio” e protrarsi con tutta la forza.

A questo punto bisogna rinforzare quanto più possibile l’ unione con il gruppo, ed avere sempre presente nella mente e nel cuore il “dare”. Così si realizza il principio di “Israele, Torà e Creatore, unitamente” secondo la volontà del Creatore.

Con quanto più zelo ci si applica, più alta sarà la frequenza dei cambiamenti tra questi due stati d’ animo. Qui è molto importante non permettere né all’uno né all’altro di uscire dalla carreggiata, non voler rimanere nell’uno o nell’ altro, non scivolare né qui né lì.

Bisogna continuamente guardare davanti a sé e tendere direttamente alla méta, anche se il cammino è tortuoso e accidentato. In ognuno di noi turbinano le proprie reshimot, è come se uno si muovesse in un tunnel a serpentina. Non puoi scappare da nessuna parte, ti sforzi solamente di andare avanti, senza far troppa attenzione a tutte quelle brusche svolte.

Vorresti fosse possibile fermarti ed esaminare ben bene la situazione, studiarla, capirla e farne il punto. Questo però non aiuta mai.

Cerca di superare ogni tratto del percorso più velocemente possibile e non temere, anche se ti è sconosciuto.

Si potrà capire qualcosa solamente quando ci si troverà ad un livello più alto. Un bambino non sa mai in quale fase di sviluppo egli si trova, gli sono comprensibili solo le fasi passate. Ecco perché gli possono far da maestri i compagni più anziani. Meglio sarebbe rimandare questa cooperazione in seguito.

Perciò noi tendiamo sempre a proseguire, fino al termine della correzione. Solamente allora risulteranno chiare tutte le cause, tutti gli stadi, iniziali, intermedi e finali. Quando si riuniscono in un solo insieme, allora, in un attimo, ti si rivela il sistema e capisci tutto. Ma fino a quel punto non esiste verità alla quale tu ti possa appoggiare.
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(Da una lezione su uno scritto del Rabash. 2.01.2011)

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L’ amore sopra l’ odio

Congresso nel deserto di Arav. Israele. Lezione 1°

E’ molto difficile poter riunire due mondi. Come riuscire a stabilire tra di noi una interconnessione tale che aiuti a correggere le nostre anime ?

Oggi noi, riunendoci, realizziamo praticamente la Kabbalah. Generalmente alla Kabbalah si attribuiscono inviti agli spiriti, amuleti, intrighi con le forze occulte.

Ma in realtà la vera Kabbalah esiste quando tutti insieme cerchiamo di promuovere l’importanza dell’ unione fra la gente, in modo di arrivare alla rivelazione del Creatore, la forza della donazione, fra di noi.

Siamo tutti egoisti, nessuno di noi ha la forza della donazione, ma noi vogliamo che essa discenda su di noi e riempia tutto lo spazio che adesso è pieno di avversione e di odio. Siamo nati così, non abbiamo avuto la possibilità di scegliere la nostra natura. Nella Torà è detto: “L’impulso nel cuore dell’uomo è cattivo fin dalla sua giovinezza”.

Dopo, quando incominciamo, sia pur lentamente, ad unirci tra di noi, non solamente così come capita, ma in modo che ci si riveli il Creatore, forza universale di unione, noi ci occupiamo della scienza pratica della Kabbalah. Si tratta dell’ attività più proficua per la correzione delle anime.

Si possono imparare tutti i libri a memoria, riuscir bene in ogni cosa. Tutto questo non aiuta. Fino a quando l’ uomo non incomincerà a fare delle azioni concrete per promuovere l’ unione con gli altri, nonostante la riluttanza e la ripulsa, non capirà quanto è cattivo l’ impulso del suo cuore.

Nel Libro dello Zohar si racconta dei compagni di rabbi Shimon, che incarnavano le dieci Sefirot originarie nel capo di Arich Anpin, all’ altezza delle stesse fondamenta del mondo.

Secondo le loro stesse parole, prima dello studio, prima della rivelazione della luce, essi si odiavano, non potevano sopportarsi l’ un l’ altro e non riuscivano a guardarsi. Situazione da capogiro.

Eppure si siedono attorno al libro, sapendo che quest’ odio così forte è stato loro mandato dall’ alto. E’ stato loro dato il Libro dello Zohar affinché col suo aiuto incomincino ad unirsi al di sopra dell’ odio, del rigetto, come sta scritto: “Ogni crimine sarà coperto dall’ amore”.

L’ amore non dovrà estirpare il crimine ma sovrapporsi ad esso, essere talmente forte da ricoprire l’ odio.

Dentro di noi è stato depositato un gran desiderio di godimento, totalmente egoistico, ribollente, e questo rimane. Ma sopra di esso noi possiamo ricoprire tutto l’ odio con l’amore.
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(Dalla I° lezione al congresso di Arav. 30.12.2010)

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