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Perché ho bisogno di questo disagio?

Baal HaSulam, “La Pace: ” Gli angeli chiesero al Creatore: “Che cos’ è un uomo, che Tu ti ricordi di lui? E il figlio dell’uomo, che Tu te ne prenda cura? Perché avete bisogno di questo disturbo?”

C’è un’allegoria di un re che aveva una torre piena di tante cose buone, ma nessun ospite. Che piacere provava il re con la sua torre piena?

“Angeli” sono l’essenza delle forze della natura, come la gravità, la forza elettrostatica, le forze magnetiche, etc. E la loro domanda è chiara, “Se tutta la realtà sono le Vostre forze, cioè, le Vostre manifestazioni prima della materia del desiderio, allora come fa questa materia a beneficiare di tutto quello che Voi fate con essa, trasformandola da uno stato ad un altro?

Il Creatore risponde: “Io voglio creare un uomo—quale fusione di elementi, una tale combinazione di nozioni di base in modo che la loro connessione produca qualcosa di nuovo che non sia una Mia diretta conseguenza”.

Il grado umano (Adam) è al di sopra degli “angeli”—sopra la legge della natura che non lascia spazio alla libertà della volontà. L’essere umano si erge su di loro: ha capacità di libera scelta. Gli “Angeli” non capiscono la sua creazione perché sono solo forze del Creatore che agiscono nella creazione. E tuttavia in questo, il Suo derivato, subordinato alle leggi immutabili, un punto speciale di libertà viene rivelato.

Nasce dal Creatore e viene all’essere creato. Questo significa che nella sua creazione Lui ha creato qualcosa di autonomo, indipendente – prima di tutto da Se stesso …

Allora, com’è? Può un desiderio, indipendente, separato da Lui, opposto a Lui, e pari per potenza, affrontare il Creatore? Dopo tutto, questo porterà al conflitto, a scontrarsi, al “disastro”. Gli “Angeli” non capiscono come il Creatore Buono Che Fa il Bene può permettere questo.

E il Creatore ha risposto loro che francamente Lui ha una torre piena di cose buone, ma solo questa umanità è stata invitata alla torre.

In altre parole, solo a condizione che le persone attraversino problemi e disagi, in modo da incoraggiarle a pensare ed ottenere un desiderio indipendente, potranno prender parte a ciò che Lui ha preparato per loro.
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(Dalla 3a. parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 19.07.2013, Scritti di Baal HaSulam)

Un uomo di sentimenti e un uomo di Fede

Tutto il nostro lavoro è concentrazione interiore, perché la realtà esterna non cambia, non importa quanto ci aspettiamo che cambi. La realtà è definita soltanto dalla sua percezione dentro di noi e dipende in totalità dalle proprietà della persona. Una persona cambia, e tramite quella realtà che ha sentito nei suoi cinque organi di senso prima, lui vede altre connessioni nel nostro mondo, una nuova realtà, la presenza di una forza superiore. Gradualmente, questa forza diventa enorme, controllando tutto e supportando la realtà intera.

Però in questo momento noi non lo vediamo, non lo notiamo. Questa è l’unica cosa che cambia nella misura in cui questa realtà terrena sparisce completamente con la morte del corpo e soltanto la realtà spirituale rimane. Tutto dipende da come si cambia da persona di “sentimenti” a persona “credente”.

La differenza fra le due è determinata dagli strumenti con cui lavoriamo. Se percepiremo la realtà nel desiderio di godere, questo si definisce persona di sentimenti, e se nel desiderio di dare,allora questo si chiama persona di fede. Ma entrambi implicano le sensazioni. Anche la Fede è una sensazione solo nella Luce Riflessa, nel desiderio con obiettivo di dare invece di ricevere.

La sensazione della sua distanza dal Creatore significa che una persona ha ricevuto gli strumenti più sensibili (Kli) per misurare la sua attitudine verso il Creatore. Solo pochi giorni fa al congresso noi ci siamo sentiti più connessi uno con l’altro a tal punto che una persona è scomparsa dentro i sentimenti della nostra comunità. La forza generale e l’ispirazione lo trattenevano permettendogli di smettere di sentirsi se stesso.

Questo può succedere con qualsiasi entusiasmo gioioso quando molte persone unite da una sola idea, opinione, pensiero, scopo e ragione, si riuniscono e quindi sentono la loro unità. Come è il nostro stato diverso dagli altri? E al fine da renderlo differente dagli altri ci viene data la sensazione di discesa, lontananza dallo stato della Luce. Noi percepiamo che manca qualche cosa in questo stato, in modo da poter rimanere.

Noi stessi non siamo in grado di tenerlo; richiede la presenza di un’altra forza nuova, una realtà nuova, sopra di noi. Questa sensazione di alienazione significa l’espansione dei nostri desideri, strumenti della percezione, a una nuova profondità e larghezza, con un aumento della loro sensibilità interiore, così come l’ottenimento di una forza esterna più potente.

E quindi noi vediamo che non possiamo far fronte a questo. Siamo apparentemente immersi in un mare immenso di sentimenti lasciatoci dal congresso, gradualmente questi si raffreddano e fra poco geleranno completamente. Non possiamo fermare ciò. La tendenza è chiara, ma non è chiaro come possiamo resistere a questo.

Prima di tutto, voi dovreste capire che questa tendenza è naturale e si dovrebbe proteggere da essa, fermarsi, lottare contro questo raffreddamento,per quanto possibile, ma solo per rendere più netta la vostra sensazione di questa presa di distanza, cercando di conservare i precedenti sentimenti di calore il più possibile.

E nonostante tutti i nostri sforzi, noi possiamo vedere che non abbiamo le capacità. Controlleremo il nostro stato, paragonandolo ai cambiamenti giorno per giorno, e capiremo che la nostra ispirazione sta scomparendo lentamente. Qualche volta i pensieri di unità vengono ma spariscono immediatamente. E lo stato di oggi è ancora più lontano di quello di ieri.

Tuttavia sentendo la nostra separazione dal grande Re, uno deve capire che non è un’alienazione reale, ma semplicemente il Creatore sta aumentando il grado di sensibilità quantitativamente e qualitativamente. E poi una persona sente che manca qualcosa nello stesso stato.

In realtà, siamo ancora nella stessa condizione perché nulla sparisce nella spiritualità. Ma in ogni stato successivo, ci manca la nostra unità e la presenza del Creatore in misura maggiore.
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(Dalla Preparazione alla Lezione quotidiana di Kabbalah del 19.07.2013)

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Come possiamo contare ciò che abbiamo raggiunto?

Durante il congresso abbiamo avuto la sensazione di essere in un vaso generale e che tutte le differenze tra di noi fossero scomparse, tutte le differenze tra gli uomini sembravano semplicemente essersi cancellate. Tutti hanno avuto delle sensazioni personali ma solamente a livello corporale, fisico, una sensazione di malessere e di fame, al di sopra della quale c’era una generale sensazione di connessione.

Ma questa sensazione di connessione non è stata chiarita. Abbiamo semplicemente percepito di essere insieme. Ora che il congresso è finito dobbiamo assimilare questa sensazione di unità al fine di allargare queste sensazioni ed aggiungerci il pensiero, la comprensione ed i discernimenti. Questo viene chiamato le Sefirot, che dobbiamo iniziare a “contare” – “Lispor” (dalla stessa radice in Ebraico) ed esaminare con accurata attenzione. Allora vedremo come possiamo effettivamente lavorare nel modo corretto con i nuovi vasi.

Questo è possibile solamente agganciandosi al precedente livello e salendo verso quello successivo. Dal livello successivo saremo in grado di “contare” il precedente livello. Questo è il solo modo per farlo, dallo stato nel quale una persona si trova. Nello stato attuale, una persona non può conseguire questa Sefira (conteggio) poiché ha bisogno delle dieci misure che sono pronte e che gli permettono di contare da Malchut a Keter e al contrario.

Questo livello è adesso in via di formazione, e noi non possiamo ancora assimilarlo o contarlo nel dettaglio. La cosa principale adesso è di restare attaccati a ciò che abbiamo conseguito e di non sentircene soddisfatti, così che la discesa sarà dal desiderio di conseguire di più!

La discesa non dovrebbe essere nella nostra sensazione, non come conseguenza della perdita della sensazione di piacere che avevamo durante il congresso che adesso è finito. Abbiamo conseguito la sensazione della qualità della dazione e adesso vogliamo tenercela stretta al di sopra della routine quotidiana che cercherà di spingerci via giorno dopo giorno.

Possiamo usare i vasi che abbiamo scoperto adesso come dei modelli, come un parametro, e possiamo iniziare a stabilire in noi delle chiare misure, che sono chiamate Din (giudizio), misericordia, la linea di mezzo, le dieci Sefirot da Keter a Malchut e al contrario attraverso la Luce che Ritorna, e i diversi livelli di Aviut (grossezza). Possiamo iniziare a valutare quale vaso sia sviluppato, dove la mela è rossa e matura e dove la mela è piccola e verde. Nel frattempo tutto avviene non per scelta cosciente, proprio come quella di un bambino piccolino, ma noi capiremo cosa e perché scegliamo.
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(Dalla 1.a parte della Lezione Quotidana di Kabbalah del 17.07.2013, Gli Scritti del Rabash)

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La Luce della fiducia

Domanda: Durante il congresso si è verificata una piacevole sensazione di fiducia nei confronti della nostra appartenenza all’unione. Ora dobbiamo separare la sensazione piacevole dal sentimento di appartenenza, ma in questo caso la fiducia dovrebbe restare?

Risposta: La fiducia è la Luce che dobbiamo garantire per noi stessi. Nessuno può sentire la fiducia per merito solo di se stesso, questo proviene solo dall’esterno. Questa è la fiducia del bambino che riposa tra le braccia della madre. Tutta la sua fiducia è nell’appartenenza al superiore.

La garanzia reciproca, l’inclusione reciproca, la fiducia, e la connessione, tutto questo si unisce in un unico stato comune, un’illuminazione. E allora impareremo a dividere questi sentimenti in tre linee. Nelle diverse fasi, nascita e allattamento, la crescita avviene in modi diversi. La nostra dipendenza dal superiore e il nostro atteggiamento verso il gruppo, cambia, come il grado superiore o quello in cui ti trovi. Se nel gruppo si manifesta la forza superiore, allora l’abbiamo già attribuita a noi stessi, alla nostra anima.

All’interno del gruppo si trova tutto, quindi non abbiamo bisogno di filosofeggiare molto, la cosa più importante per noi ora è fare un passo in avanti che diventerà un cambiamento di vita. Tutto dipende dal fatto che siamo in grado di entrare più profondamente nel livello raggiunto oppure ricadere, e allora avremo bisogno di molto tempo per ritornare allo stesso stato.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 17.07.2013, Scritti di Rabash)

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Il Lavoro Spirituale con il desiderio chiamato “Schiavo”

La Torà, “Esodo,” 21:20 – 21:21: E se un uomo dovesse colpire il suo schiavo o la sua schiava con un bastone, e (costui o costei) gli muore sotto le sue mani, si deve fare vendetta. Ma se sopravvive un giorno o due, non ci sarà vendetta, perché egli è sua proprietà.

Noi comprendiamo cosa viene detto qui sullo sfondo del nostro mondo, da un punto di vista etico, morale, democratico o qual si voglia che sia. Nel lavoro spirituale il desiderio è chiamato lo “schiavo” che è già sotto il mio dominio e con il quale posso già lavorare al fine della dazione. Ma in questo caso vediamo che stiamo avendo a che fare con una situazione nella quale, per ragioni differenti, il desiderio non obbedisce veramente al suo padrone. Allora la qualità di Din appare, il che significa che dobbiamo usare la forza.

Se io uso la forza, se io lo controllo usando la mia intenzione, allora va bene. Ma se uso la misura di Din eccessivamente senza la misura della misericordia per bilanciare i due, allora devo chiarire cosa succede davvero e se provoca la “morte”. In questo caso si tratta di un comportamento improprio.

“La morte” significa che io non posso più usare questo desiderio. Uno “schiavo”, un “uomo”, una “donna”, i “figli” e gli “amici”, sono tutti desideri che accompagnano il mio desiderio originale, Quindi uno “schiavo” è un desiderio sopra il quale ho il Masach (schermo).

Se io riesco ad usare questo desiderio per compiere una certa azione se non lo annullo, esso non scompare dopo il colpo diretto, ma scompare dopo che l’ho usato come conseguenza della mia correzione, significa che non scompare perché l’ho ucciso, e quindi non potrebbe essere più usato, ma perché l’ho già usato, è già morto e scomparso. Ma, se è scomparso come conseguenza diretta dell’utilizzo della misura di Din, significa che non l’ho usato correttamente.

In altre parole, se uso il mio desiderio ricorrendo alla forza e poi scompare, significa che lo uccido. Ciò significa che le mie azioni sono sbagliate perché ho usato troppa forza.

Ma se questo desiderio è comunque soddisfatto almeno in un’ azione e solamente dopo scompare in conseguenza della mia pressione, si tratta allora di un segno che era la cosa giusta da fare. Dobbiamo quindi esaminare il nostro lavoro interiore con i nostri desideri: a che livello sono, e come li usiamo.

Alla fine, tutti i desideri si devono sollevare in me ed io li devo usare completamente con l’intenzione di donare. Non devono scomparire, ma devono comparire nella loro massima misura e agire appieno su di me.
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(Da Kab.TV “I Segreti del Libro Eterno” 29.04.2013)

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La vita continua nell’orbita del Congresso

Domanda: Durante la preparazione per il congresso ognuno aveva una data precisa in cui avremmo potuto accelerare, una data verso cui concentrare tutti i nostri sforzi. E dopo ciò, ognuno di noi è tornato al suo progetto e a questo sforzo comune, indirizzato verso un punto, e non sente. Come possiamo raggiungere l’accelerazione relativa allo stesso punto?

Risposta: Penso che siamo abbastanza vecchi e non abbiamo bisogno di fissare una data come guida per noi stessi. È un livello infantile, se possiamo concentrarci ogni singolo giorno.

Giorno significa uno stato. E quando noi avanziamo ulteriormente dobbiamo mantenere questo stato ad un’altezza maggiore e con sempre maggiore fermezza, fino all’eternità. Per il momento, ci vengono date delle piacevoli sensazioni di essere in questi stati in modo che la nostra forza egoistica materiale ci aiuti a tenere noi stessi in loro. Il nostro egoismo supporta ancora questa unione perché siamo all’inizio del nostro sviluppo.

La cosa principale ora è rendere questo stato permanente e sentire la nostra appartenenza all’intero Kli mondiale. Provate a separarvi da questa sensazione e ad associare questa condizione a tutti gli eventi della vostra vita, in ogni situazione, avete solo bisogno di rimanere all’interno della nostra unione. Abbiamo bisogno di rimanere nello stesso stato in cui eravamo durante il congresso insieme con tutti, e portare tutta la vita al suo interno. Tutte le attività quotidiane: Lezioni, lavoro, casa, famiglia, tutte le situazioni che si verificano hanno bisogno di essere portate nel luogo del congresso e continuare sulla sua orbita.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 17.07.2013, Scritti di Rabash)

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Un ghigno malvagio dietro la maschera gentile del Faraone

Domanda: Come si usa l’odio come strumento per tenersi lontani dal male?

Risposta: E’ l’odio che ci separa da coloro che odiamo. Non abbiamo bisogno di altro tranne che di odiare l’ego. Ci sono due fasi: purezza e santità. La prima fase della correzione è la purificazione dal male. Questo comprende l’intero processo che attraversiamo dal principio del nostro lavoro fino alla rivelazione del male, e poi dalla rivelazione del male fino al livello di Binà, dare con lo scopo di dare, non fare agli altri ciò che tu stesso disprezzi

Questa parte della correzione è chiamata il riconoscimento del male e non ne usciamo fino a quando non fuggiamo dall’Egitto. Allora entriamo nella fase della correzione di dare con lo scopo di dare, che è chiamato il lavoro nel deserto. Allora entriamo nella terra di Israele purificando il nostro desiderio mentre lo indirizziamo verso Yashar-El (diritto al Creatore); lo trasformiamo in Israele, il che è chiamato la conquista della terra di Israele. Allora raggiungiamo la fase di ama il tuo prossimo come te stesso.

Tutto questo avviene per fasi: io mi stacco dall’ego, dal male, mi purifico, e nel momento in cui scopro che il mio ego è il mio nemico, incomincio ad odiarlo, e così devo allontanarmene e fuggire. Sono pronto a gettarmi nel Mar Rosso, ovunque posso, per essere in grado di fuggire e di mettermi in salvo dall’ego che mi insegue. Ricevo dieci colpi (le piaghe) dall’ego che mi spingono ad arrivare alla decisione finale e che non mi lasciano alcuna possibilità di restare dentro il mio ego.

Non posso sopportalo più, perché vedo che mi procura solo guai e sofferenze. Tutto questo è la conseguenza della Luce Circostante che brilla su di me e che mi dona. Io mi sento così malvagio rispetto ad essa, rispetto alla qualità della dazione, rispetto alla rivelazione del Creatore in una nuvola, in una scintilla di fuoco, in un cespuglio che arde…Solamente quando il Creatore mi porta dal Creatore, mi rendo conto che è un tiranno ed è malvagio. Il Faraone viene rivelato in contrapposizione al Creatore, e quando io mi trovo nel mezzo, vedo chi è l’amico e chi è il nemico.

Non posso più sopportare il dominio del Faraone perché, dall’altra parte, il Creatore è accanto a me. Già incomincio a vedere la differenza tra la dazione e la ricezione, e questo solleva in me l’odio verso il male. E’ impossibile arrivare al Faraone senza il Creatore! Altrimenti io non vedrei che il Faraone è il male, perché prima sembrava così buono mentre allevava Mosè come un suo nipotino. Anche prima di questo, all’inizio del periodo dell’esilio, il buon Faraone dominava fino a quando non è morto e si è levato allora un nuovo re sull’Egitto che non aveva conosciuto Giuseppe. In questo modo attraversiamo gradualmente le fasi del riconoscimento del male.
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(Dalla 1.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 25.06/2013, Shamati 54 “Lo Scopo del Lavoro”)

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Cambiare il tuo appartamento del Piano Terra con uno che si trova al primo piano

Ci sono molti gruppi che parlano di amore e di connessione. I rapporti tra la persona e la società o tra una persona e il Creatore determinano il carattere della società, il movimento, il partito, la religione, o la tendenza.

Ci sono molte connessioni così, ma noi le dividiamo in due: in base al bisogno e in base al desiderio che una persona ha di raggiungere il Creatore, che non lo lascia riposare, e lo costringe a cercare un solo scopo nella vita, per la forza superiore, per la ragione di vivere, per il senso della vita, per “a chi io procuro piacere.” Tale persona deve raggiungere la radice, la fonte della sua esistenza.

Questa è la prima condizione in base a cui una persona è inclusa in un gruppo di Kabbalisti. Noi non controlliamo per mezzo di uno strumento particolare questo attributo a chiunque si unisca al gruppo, ma se una persona non possiede la scintilla per la ricerca del Creatore, l’inclinazione, la passione, la fame interiore, allora non appartiene a quel gruppo e alla fine lo lascerà. Ciò potrebbe verificarsi anche dopo 10-15 anni di studio.

Questi anni di studio certo non vengono cancellati in modo semplice dalla sua vita perché in questo periodo ha fatto un lavoro che è parte della correzione della sua anima, ma noi rimaniamo solo con le persone in cui vi è una scintilla che le obbliga a raggiungere la rivelazione della forza superiore in quanto questa è l’unica cosa che vogliono.

Questo è l’unico e il principale motivo per stare in un gruppo, tutto il resto sono solamente dei mezzi per raggiungere questo obiettivo. A poco a poco essi accettano questi mezzi, ma non subito; questo viene fatto passo dopo passo come parte di una lotta interiore e certamente non sono pronti ad accettarlo in una volta. Ciò avviene perché tutti i mezzi per rivelare il Creatore operano contro la nostra volontà, contro i nostri attributi naturali, contro le nostre abitudini, e contro la nostra educazione, dal momento che sono tutti anti egoistici.

Quindi, ci vuole tempo affinché una persona capisca e senta finalmente che il primo raggiungimento del Creatore ha luogo nel vaso spirituale collettivo, nella connessione tra di noi, che ci obbliga a connetterci con tutta la realtà.

Nella persona, nella connessione tra le persone, e in particolare nella connessione tra gli amici nel gruppo esistono tutti i livelli della natura: inanimato, vegetale, animato e parlante. Solo all’interno del gruppo una persona viene premiata con il libero arbitrio e con la scelta di renderlo più forte o meno, al fine di connettersi ad esso. Attraverso di esso crea un luogo per la rivelazione del Creatore.

Funziona solo in questo modo: Una persona sale dal suo piano terra, che è sulla “terra” (sul suo desiderio di ricevere) al primo piano, per la correzione dei suoi desideri. Da lì, insieme agli amici, corregge la connessione tra di loro, e sale al secondo piano, alla rivelazione del Creatore che si rivela come Colui che dimora nel vaso collettivo chiamato Shechina.

Una persona, in questo modo, raggiunge l’obiettivo per cui bramava fin dall’inizio, senza sapere esattamente da cosa fosse attirato e come soddisfare questo desiderio poco chiaro. Egli attraversa questo lungo cammino per raggiungere questo obiettivo che inconsciamente sente come l’unica cosa di cui ha bisogno nella vita.
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(Dalla prima pate della Lezione quotidiana di Kabbalah del 6.06.2013, Scritti di Rabash)

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Non ci sono punizioni, ci sono solamente correzioni

La condizione per il progresso spirituale

Domanda: Come la Torà che sta per la somma collettiva di tutti noi è differente dal Creatore, che sta per la connessione generale? Questi due concetti sembrano uguali per me.

Risposta: In una delle sue lettere Baal HaSulam dice che dobbiamo avanzare secondo la regola “Israele, la Torà, e il Creatore”. Cosa c’è di più, in ogni stato, il primo deve essere uguale al secondo e al terzo. E solo a questa condizione che una persona può avanzare correttamente.

1 = 2 = 3, questa è la condizione per il progresso spirituale.

Il primo termine “Israele”, Yashar-El (dritto al Creatore) è ogni amico che anela al Creatore. Il secondo termine è già il gruppo, lavorando in unione. Il terzo termine è la rivelazione del Creatore nella nostra unione.
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(Dalla 1 ° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 21.07.2013 , “Fede al di sopra della ragione”)

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Nella Luce del sole e nel buio della notte

La Torà “Esodo,” 22:1 – 22:2: Se un ladro viene sorpreso mentre sta facendo una breccia in un muro e viene colpito e muore, non vi è vendetta di sangue. Ma se il sole si è già alzato su di lui, a suo riguardo vi è vendetta di sangue; il ladro dovrà pagare l’indennizzo.

Il ladro è il nostro ego. Esso tenta continuamente di insidiarsi dentro un uomo e prendersi qualcosa. Se lo fa inconsciamente, di notte, vale a dire quando tutto questo non è compreso e non è chiaro all’uomo, allora l’uomo ha il diritto di uccidere questo ladro, poiché in questo modo viene realizzata la sua correzione.

Ma con il “sole che brilla”, non si ha bisogno di uccidere l’ego, si deve correggerlo. Se ci si rapporta ad esso nel modo non corretto, allora si cade da questo livello, nel senso che si muore. Si viene uccisi. In questo modo non si ha il diritto di uccidere il proprio ego poiché si ha bisogno di correggere il ladro, l’azione egoistica in azione altruistica, non soltanto di ucciderlo.

Ci sono due grandi momenti della correzione o due parti di ogni azione:

  • “Ciò che non volete che sia fatto a voi, non fatelo agli altri” si ha quando un uomo passa dentro di sé dallo stato egoistico ad uno stato neutrale.
  • “Ama il prossimo tuo come te stesso,” si ha quando l’uomo sta già facendo del bene ad un altro uomo, desiderando per lui quello che desidera per se stesso.

In questo modo, se l’uomo agisce “di notte“, quando ancora non è pronto per la vera correzione, quando non ha forza, ma se combatte con l’ego, allora ha il diritto di ucciderlo, che significa semplicemente di neutralizzarlo – Io non ce l’ho. Ma se l’uomo agisce “di giorno” quando la Luce Superiore lo illumina e gli da’ forza, allora egli deve correggere l’ego e non deve ucciderlo. Così facendo, lo uccide. Se invece non compie la stessa azione che potrebbe compiere, in questo modo uccide se stesso, che significa che discende ad un livello inferiore.
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(Da Kab.TV “I Segreti del Libro Eterno” 20.05.2013)

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