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Una scala bianca e nera verso l’alto

“E qui è la scala ferma al suolo e la sua testa è allungata verso il Cielo, e qui ci sono gli angeli di Dio che salgono e scendono” (Il sogno di Giacobbe, capitolo “Va Yetze”)

Rabash: “Angeli” che salgono e scendono dalla scala sono persone che dicono di essere state inviate in questo mondo per portare avanti delle correzioni, e per questo motivo sono chiamate angeli. Se vedono di essere in uno stato di discesa, oscurità, dovrebbero “scendere”. Ma precedentemente erano in ascesa, altrimenti è impossibile sentire che uno è in uno stato di discesa… Allora, solo se tu aspiri a fare bene potrai vedere quanto male c’è in te.

Si riferisce principalmente al lavoro nel gruppo. Più una persona cerca di fare bene in esso, più velocemente scopre di non esserne capace e non ha l’opportunità di avanzare. Per scoprire la vera oscurità, prima deve alzarsi. È proprio come si dice: “Il vantaggio della Luce è dall’oscurità”.

Prima hai bisogno di alzarti, per ricevere nuovi attributi e discernimenti, ed essere più vicino alla dazione per poter vedere più tardi quello che sta succedendo in te. Poi vedrai sempre più oscurità in te.

Senz’altro, l’oscurità non è stata creata adesso, semplicemente non l’avevi notata prima. Superandola ed essendo capace di confrontare differenti attributi e valori, adesso puoi vedere che eri nel buio, nei tuoi desideri egoistici.

Per questo motivo dovremmo aspirare al bene e il male si rivelerà da sé. Ci sono delle persone che cercano il male, scavando in esso, e affondandovi. Tuttavia, il male vero è rivelato solo ascendendo e sperimentando la gioia, comprendendo come sia buono che il male sia stato rivelato. Perfino quando una persona rivela il male, è felice. È il segnale che il male è intenzionale, che è rivelato lungo il percorso, e che un’ascesa è costante.

Ma se una persona cade e si dispera, se tortura sé stessa, è un segnale che ancora non è nel giusto binario. Una persona dovrebbe avanzare anche dalla linea sinistra, e non solo dalla linea destra – camminando avanti a due gambe. Ma non dovrebbe affondare nella linea sinistra, in una discesa.

Se una persona riceve supporto dall’ambiente e dai libri, se ascolta l’insegnante, se studia e comprende di dover pensare solamente sull’avanzamento positivo che lo aspetta avanti, e non su cose negative – solo sulla grandezza del Creatore, allora risparmia tempo e avanza costantemente.

Nel cammino verso l’alto ci sono momenti scuri e chiari. E specificamente dove prima tutto sembrava totalmente chiaro, si scopre l’oscurità, e sempre di più. Questo significa che si scopre la linea sinistra in un’ascesa.
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(Dalla preparazione alla lezione quotidiana di Kabbalah del 11.04.2012)

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La Luce invitante dell’amore

Domanda: Per come la vedo io, le persone lasciate senza lavoro affondano nei loro problemi e questo non dà loro nessun incentivo per scoprire da dove vengono i problemi.

Risposta: Il nostro ego sente la sofferenza dentro di sé. La sofferenza si sta incrementando costantemente e sta prendendo differenti forme. Perché esse spingono una persona ad interrogarsi sul significato della vita? Questo perché si chiede: “Perché ho bisogno di soffrire?”. In verità, esse la possono portare al punto di suicidarsi.

Cosa sta facendo la saggezza della Kabbalah? Essa dice ad una persona: devi rimpiazzare questa sofferenza con l’altra sofferenza, la cosidetta “sofferenza d’amore”.

Al contrario, quando ami qualcuno, lo desideri ardentemente, ma non sei ancora connesso a lui, o vieni respinto, rifiutato un poco, o le distanze vi separano e per adesso non puoi vederlo, allora appare un grande desiderio di avvicinarsi, di connettersi e di abbracciarsi, ma questo è impossibile.

Anche tutto questo è sofferenza! Ma per noi questa è dolce e non vogliamo sbarazzarcene.

Personalmente, io non posso più immaginare tali sofferenze, ma me le ricordo da quando ero giovane, ed erano dolci. Così da un lato tu ami, desideri e ti aspetti che presto abbraccerai la persona amata, ma allo stesso tempo soffri perché questo non è ancora avvenuto ed è una piacevole sofferenza.

C’è una sofferenza che proviene dall’ego ed è chiamata “l’ombra della Sitra Achra”, ovvero una cattiva ombra, l’oscurità, che nasconde tutto il bene del mondo; e c’è una sofferenza che ti spinge in avanti e al contrario, tu sei eccitato, vivi nell’aspettativa che si realizzerà presto. Davanti a te c’è la Luce, la Luce dell’amore, la Luce dell’imminente incontro. Luce ed oscurità, questa è tutta la differenza.

Noi dobbiamo aiutare velocemente il mondo a rimpiazzare le sue sofferenze, le grandi avversità ed i problemi che si intensificheranno sempre di più con il desiderio per la connessione, per l’amore, per la Luce. Poi sentiremo che le sofferenze non scompaiono. Questo perché se tu incontri la persona amata e tutta l’attrazione che hai sentito nel tempo della separazione scompare, allora non ti sarà lasciato niente eccetto la delusione: tu l’hai incontrata e dopo pochi minuti non hai bisogno d’altro e puoi andartene.

Quindi, è necessario che questa sofferenza, ovvero questa attrazione, questo appetito, questa fame restino, ed allo stesso tempo, potrai gioirne. Solitamente quando sei molto affamato e cominci a mangiare, l’appetito scompare e non provi piacere del cibo. E se il piacere non scomparisse?

Ovvero, dobbiamo soltanto prendere la nostra sofferenza e trasformarla. Poi a nessuna condizione chiederemmo qualcosa al Creatore eccetto la correzione. Noi non dobbiamo chiedergli di portare via la nostra sofferenza, ma solo di cambiarla in modo tale che invece sentiamo la sofferenza dell’amore, la brama di andare avanti. Allora vivremo nell’eccitazione.
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(Dal Congresso di Vilnius del 24.03.2012, Lezione 4)

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Una Scatola Nera che naviga nelle Onde di Luce

E’ molto difficile spiegare cosa sia la spiritualità, perché è una questione di sensazioni. Se una persona condivide certe sensazioni, capirà ciò che viene descritto. Ma se non è sullo stesso livello e non sente ciò di cui l’autore parla, lui non capirà nulla.

Tutto il nostro lavoro si svolge in “Egitto”, in esilio, quando non si sente ancora il Creatore, la forza superiore che ci può aiutare a superare il nostro desiderio di ricevere. Questo è un momento di scelta, ed è il momento migliore perché impariamo a lavorare contro il nostro desiderio.

Devo pensare costantemente che sono già in dazione, nel mondo spirituale, nella santità, e non creo alcuna partizione, nessuna barriera, nella via della Luce superiore che riempie tutta la realtà. Io annullo la mia personalità, il mio “io”, egoistico e anche se sento diversi stati che passano attraverso di me e provocano reazioni diverse nel mio ego, devo cercare di essere solo nella dazione pura.

E’ come se fossi già nel mondo spirituale, sono immerso in un mare di luce essendo totalmente equivalente ad essa. Questo perché tutto ciò che in realtà mi separa dalla Luce è il mio desiderio di ricevere, il mio ego, che assomiglia ad una scatola che non lascia passare la luce attraverso essa. Ho messo ostacoli per me, io sono l’unico che si distingue per il suo ego nella Luce. Tranne che per me tutto è corretto e pronto.

Vedo solo che questa realtà è distorta, che sono corrotto, e che il Creatore è cattivo e mi tratta male. Inoltre, mi sembra che ci sia un’altra autorità oltre al Creatore.

Tutto il nostro lavoro è quello di immaginare il nostro stato corretto, il modo in cui è realmente, e non ciò che è raffigurato nel nostro ego. Non c’è nulla, tranne il Creatore, ma il mio ego mi dice che ci sono molte forze diverse che prendono decisioni e ci sono anche io.

Mi sembra che sento e decido qualcosa da me, ma anche questo non è vero. Il Creatore è colui che mi manda tutte queste sensazioni in modo che in base alle impressioni che ricevo da lui in ogni istante, sarò in grado di fare il lavoro e annullare me stesso, i miei pensieri che mi sembra di pensare e di sentire in modo indipendente, che ricevo qualcosa per l’ambiente, il gruppo, e tutto il mondo esterno. Invece, devo immaginare che io sono totalmente sotto il controllo della luce superiore che riempie tutta la realtà.
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(Dalla prima parte dell aLezione quotidiana di Kabbalah del 2.04.2012, Shamati 59)

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Il più velocemente possibile

Baal HaSulam, “Dall’introduzione allo studio delle dieci Sefirot” item 125: Per evitare che ci sia una mancanza nella scala del merito dell’intero mondo, quando una persona è qualificata per giudicarli secondo una graduatoria di merito, costui non ha altra tattica che sempre soffrire per i problemi della gente, proprio come se stesse soffrendo per i propri problemi.

I Kabbalisti ci parlano degli stati che dobbiamo attraversare lungo il sentiero spirituale. Ci dicono che dovremo desiderare intensamente di muoverci avanti, con tutti i mezzi che abbiamo.

Se non richiediamo, non spingiamo, noi non richiameremo la Luce che riforma. Dopo tutto ogni cosa è riempita tramite essa. Non c’è altra forza tranne la forza della Luce. Dovremmo provare ad attirarla in modo più forte di quanto facciamo.

La “Molla” interiore controlla le azioni della Luce, come se fosse liberata e da allora la creazione continua sino alla fine dei tempi secondo questo meccanismo. Ad un certo punto però dobbiamo cambiare l’influenza del nostro destino, poiché dal quel momento in poi dobbiamo crescere consapevolmente.

Ma se non vogliamo crescere grazie alle opportunità che ci vengono date, allora saremo spinti in avanti col “bastone”. In fine cresceremo e diventeremo saggi e capiremo e sentiremo il processo che si sta svolgendo prendendo parte ad esso consapevolmente. Ma in questo modo ogni passo sarà compiuto al prezzo di grandi sofferenze. Non si possono cambiare gli stadi lungo la tua via in nessun modo. Dovrai attraversare tutti gli stadi ed i livelli, ma ciascuno di questi inizierà con un colpo: “Oh! Capisco che non c’è altro modo.

Che cosa posso farci, forse ne vale la pena. Oh, non è poi così male. Wow, è veramente fantastico!” e poi ancora è la stessa storia; un’altra volta … non fai nulla sin che non ricevi un colpo che ti muove.

Ma noi abbiamo la possibilità di gestirci senza queste deviazioni che ci mandano a gambe all’aria. Invece che cadere tra i guai, abbiamo solo diminuito un poco l’interesse verso il goal e di lì a poco a poco abbiamo ottenuto l’incentivo verso una nuova ascesa.

E’ questo a fare del tutto la differenza, ed è molto semplice: Vuoi portar felicità al Creatore o no? Il suo unico piacere consiste nel fatto di aver creato esseri che desiderano autonomamente raggiungerlo. Il punto non sono le sofferenze, anche se si giudica secondo queste. Persino ci si arrende in anticipo non appena queste sopraggiungono, per via della pigrizia. Ma puoi innalzarti: “si, sono pigro, non voglio nulla, e, persino, forse potrei provare a rispettarlo ed a renderlo felice? Questo è il calcolo che fai e così acceleri i tempi. Ma se conti solo sul tuo beneficio egoistico, non c’è alcuna accelerazione dei tempi.

La sola possibilità è sentirti un ospite e portare soddisfazione al padrone di casa. Altrimenti, è come dire “passerò quando avrò bisogno di qualcosa. Prima lascia che mi venga appetito, e poi arriverò. Nel frattempo stai a tavola ed aspettami”. Ma puoi agire diversamente: “ Annusi le prelibatezze che Lui ha preparato per te, Lo apprezzi, gli poni degli interrogativi, e la cosa principale per te è assaggiare il pasto in modo da portargli soddisfazione”. Solo allora ti avvicini al tavolo.

E’ un lavoro fantastico quello che ha come obiettivo di portar soddisfazione al Creatore, e non per accorciare il tempo dell’esilio. L’esilio và interpretato differentemente: Sei in esilio non perché sei lontano dai piaceri ma perché disti dalla dazione verso il padrone di casa.

Questa non è una piccola parte alla fine di un lungo sentiero che è percorribile in alcuni mesi. Questo è tutto il nostro lavoro. Questa è la quarta fase che si forma dopo le precedenti. E’ molto densa, e lavora ad una frequenza molto alta, ad un tasso “da pazzi”. Se le fasi della nostra evoluzione sono durate per milioni di anni nel passato, oggi è tutto racchiuso in pochi anni. Noi ci avviciniamo difficilmente al vero lavoro ed il mondo sta già perdendo la sensazione del tempo. Presto il tempo e le distanze spariranno dalla nostra percezione. Le persone smetteranno di sentire questi limiti.
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 28.03.12, “Introduzione allo Studio delle Dieci Sefirot”)

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Quando tutti i dubbi saranno dissipati

Domanda: Come posso verificare che le mie azioni sono veramente al fine di dare, e non un’illusione?

Risposta: Se l’azione fosse veramente per la dazione, non avresti dubbi perché il Creatore sarebbe rivelato in essa, partecipando nella stessa misura in cui tu desideri dare a lui.

L’obiettivo di un’azione di dazione è per il bene del Creatore. E’ impossibile farla senza il destinatario finale. Se tale azione avvenisse, tu potresti realmente scoprire in quale misura stai dando al Creatore, significa che stai scoprendo Lui.

In un primo momento la rivelazione sarà in occultamento, dare al fine di dare. È difficile per noi capire che cos’è perché l’intenzione di dare al fine di dare è Bina, un’azione che è staccata dal nostro desiderio di ricevere. In qualche modo possiamo immaginare l’intenzione di ricevere al fine di dare come qualcosa di opposto a noi. Ma se fosse solo al fine di dare, è impossibile capire come tu possa vivere senza nessuna connessione al tuo desiderio, come se fossi sospeso in aria.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 15.04.2012, Gli Sritti del Rabash)

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Un’apertura per la Luce

Sentire l’importanza del nostro obiettivo, deriva dalla Luce che Riforma. Non dipende affatto dalla persona. Essa deve solo lasciare che la Luce le si riveli e tutto ciò che le accade sarà fatto dalla Luce.

Tutto questo ti accadrà e sarai grande, se solo aprirai in te un posto per la Luce. Non dobbiamo pensare che questo avvenga grazie a delle abilità speciali che la persona possiede. Dobbiamo solo apprezzare e rispettare l’insegnante, non come una figura reale ma per l’informazione che trasmette, perché attraverso lui si riceve la Luce. Inoltre, dobbiamo apprezzare il gruppo, perché senza, non saresti in grado di percepire la luce, di sentirla, di capirla, e utilizzarla. Non avresti nessun posto in cui lasciarla.

Domanda: Che cosa significa “creare un’apertura per la Luce“?

Risposta: Più si aderisce alla Luce, alla fonte, e si desidera annullare se stessi, più si è inclusi con il Galgata ve Eynaim nel AHP della forza superiore.

L’AHP del superiore pieno della Luce di Hochma è il suo vaso di ricezione. Puoi essere lì se annulli te stesso. Poi, stai nuotando nelle acque di Bina e cresci. Hai tutto, il mondo intero, “da un capo all’altro”, tutto dipende solo da quanto ti annulli. Ma sei già nato con i tuoi vasi indipendenti. È necessario ridurre al minimo sé stessi in relazione allo stato in cui ti trovavi nel mondo di Ein Sof (Infinito). Questo perché il superiore è Infinito rispetto a te. Pertanto, dovresti diminuire te stesso alla tua stessa misura, che dovrebbe avere l’aspetto di un embrione.

Questa transizione è molto vicina, queste sono le doglie del parto in cui si ottiene i propri “indumenti”, invece di stare in quella superiore senza alcuna forma di te stesso e annullare solo te stesso, adesso stai acquistando la tua forma. Noi non vediamo questo nel nostro mondo, perché un embrione ha già una forma anche quando è nel grembo di sua madre. Ma nella spiritualità non è così.
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Per ricevere il Pagamento, spostati verso la Spiritualità

Baal HaSulam, Lettera 12: Ma è sciocco pensare che il Creatore sia obbligato a benedire esattamente il posto dove l’azione avrà luogo.  Al contrario, abitualmente l’azione avviene in un posto e la benedizione in un altro, in un posto dove la persona non fa niente, perché nemmeno lo sapeva e non poteva fare niente.

Noi ci esercitiamo in un posto e il risultato è rivelato in un altro posto, per cui noi non comprendiamo dove vada a finire tutto il nostro lavoro. Infatti, noi non sappiamo che tipo di lavoro stiamo facendo. Le nostre azioni sono buone o cattive? Conducono verso il traguardo oppure no? Chi le porta avanti, noi o il Creatore? Noi non comprendiamo questo perché ci troviamo in uno stato molto confuso.

Perché siamo in occultamento? Noi non sappiamo esattamente ciò che dovremmo fare con questo, non sappiamo se agiamo correttamente oppure no…Perché c’è questa nebbia, la confusione, la mancanza di comprensione, la mancanza di orientamento, o la mancanza di responsabilità reca qualche risultato in base al principio: “Ho lavorato ma non ho trovato” Perché è chiamato sforzo? Non sarebbe meglio se trovassimo scritto ciò che dovremmo fare?

No, non avviene in questa maniera. Anche se non possiamo essere d’accordo con quest’approccio, esso è descritto in spazi senza fine negli scritti Kabbalistici, in migliaia di estratti.

Il nostro lavoro è sottratto dai risultati, ed è veramente duro accettarlo. Io devo lavorare come un “muto”, come una bestia, come un folle. Mi viene offerta una bugia: abbracciarmi con gli amici, mentre io non lo voglio, di parlare dell’amore mentre io non lo sento…In breve, io devo fare quello che non comprendo.

È necessario questo dualismo in modo che possiamo elevarci da questo mondo a quello spirituale. Il mondo spirituale è opposto a questo mondo, non è familiare ed è impercettibile. Quindi, attraverso queste azioni incomprensibili acquisiamo i vasi che ci guidano verso il posto che ancora non abbiamo raggiunto.

Abbiamo bisogno degli ordini dall’Alto per soddisfare queste azioni. Vogliamo entrare nella dimensione che non va insieme ai nostri attributi in nessun modo, e, infatti, non c’è niente che ci porti in quella direzione. Noi dobbiamo agire “automaticamente”. I Kabbalisti lo dicono e noi lo facciamo.

Se una persona capisce che non c’è scelta, se vuole veramente salire ad un livello più alto, allora è consapevole del fatto che questo è un livello totalmente diverso e non è per niente un’addizione aggiuntiva.

I non sarò più intelligente né capirò di più, non riceverò più benedizioni terrene. Io agisco assumendo che questo mondo è esausto e finito. Non c’è niente che io possa aggiungere qui.

Io mi sto preparando per aggiungere qualche cosa a me stesso: un grado spirituale. Perciò, io devo essere equipaggiato con i vasi, le Luci, i discernimenti, e le Reshimot (geni di informazione) – con tutto ciò che appartiene al mondo spirituale.
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(Tratto dalla lezione n.7 del Congresso di Arava, 25.02.2012)

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La forza che riempie l’Intero Universo

Non esiste nessuno tranne Lui, oltre la forza che ci governa. Questa forza è l’unica. Questo sta a significare che non c’è nulla intorno e dentro di noi ad eccezione di una singola forza che fa e crea assolutamente tutto.

Noi studiamo questa forza, anche nelle nostre scienze. La sentiamo dentro di noi ed intorno a noi. Noi deriviamo da questa forza. Noi esistiamo in essa, cuociamo in essa come piccoli pezzi in una pentola di minestra. Essa penetra, crea, e porta tutto su di noi. Questa forza riempie l’intero universo e ha avuto origine dal Big Bang da cui essa ha disperso lontano tutto ciò che esiste nell’universo.

Se ad una persona sembra di esistere al di fuori di questa forza, questo accade semplicemente perché non la sente, come un bambino che viene lasciato solo nella sua stanza mentre sua madre è in cucina. Il bambino pensa che non ci sia nessuno in giro, che è completamente libero e può fare ciò che vuole. Non capisce che in realtà sua madre lo sta guardando. Anche noi, siamo dei bambini piccoli che pensano di poter fare tutto quello che vogliono su questa Terra con i giocattoli che creano, con cui giocare, e perdersi dentro.

In realtà la Forza Superiore crea, agisce, e organizza tutto. Questo è il modo in cui stiamo avanzando in avanti.
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(Dal Congresso di Vilnius del 24.03. 2012, Lezione 3)

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Prendere la direzione verso il Creatore

È scritto: “Non c’è nessuno a parte Lui [a parte la sola forza della Natura]”. Questo significa che non c’è altra forza al mondo … che è opposta o simile ad essa, che esiste a parte essa. Cioè, esiste solo una forza nel mondo, la Natura, che include tutto in essa.

In verità, non include niente in essa; ci sembra soltanto che sia divisa in molte parti. Ci sembra che nel mondo ci siano molte forze, ragioni, risultati e differenti avvenimenti, ma tutto deriva da questa sola forza.

Noi siamo appositamente tra molte persone, con così grandi problemi, preoccupazioni ed azioni costantemente mutevoli, in modo che a dispetto di tutto, a dispetto di tutte queste azioni, problemi ed interruzioni, focalizziamo la nostra attenzione sulla forza che ha creato tutto intorno a noi.

Tutte quelle che sembrano interruzioni che negano la singolarità di questa forza, la Natura, e che derivano da un piano, un pensiero, uno scopo, tutto questo è concepito per respingerci da essa in modo tale che ritorniamo sulla stessa strada, come un missile che segue costantemente la stessa direzione; esso controlla costantemente sé stesso quando è fuori rotta e solo così può dirigersi verso l’obbiettivo, come un comune sistema di sorveglianza.

Devo dirigere me stesso verso lo scopo, ma sono sul cammino non sapendo in che modo avanzare, come se fossi sospeso nell’aria e non ci fossero segnali stradali in giro. Allora come posso fare qualcosa? Questo è lo stato in cui ci troviamo: noi non vediamo lo scopo. Esso ci è completamente nascosto dallo schermo che lo occulta.

Siccome c’è uno schermo, non sappiamo cosa succede dietro di esso. Così, come possiamo raggiungere questo obbiettivo?

Per farlo, noi abbiamo dei “segnali stradali” ed alcune deviazioni, ci controlliamo costantemente e quindi avanziamo. Deviando dallo scopo, calcolo l’errore e ritorno ad uno stato normale e questo succede tutto il tempo.

Ma quale stato è considerato normale? Come lo so? Dopotutto, non ho mai visto questo grande scopo, così come posso aspirare ad esso? Io aspiro ad esso quando dirigo tutti i miei pensieri, i miei desideri, le azioni, le ragioni, i risultati e tutto quello che succede nel mondo ad una sola origine. Io devo attribuire tutti i meno ed i più, tutto quello che mi succede ad una sola cosa, a questa origine.

Questo significa che ci sono forze individuali della singola forza della Natura, che agiscono di proposito con l’intenzione di deviare la persona dallo scopo.
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(Dal Congresso di Vilnius del 24.03.2012, Lezione 3)

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Tra meno Infinito e più Infinito

Siamo parte di un sistema chiamato il mondo dell’infinito. In questo Infinito, esiste il desiderio con varie forme e modalità di ricezione e di dazione, così come la Luce che si rivela nel desiderio nella misura in cui conferisce importanza all’attributo della dazione. Quanto più il desiderio esprime dazione, più la Luce viene rivelata. Se il desiderio non dura a lungo per il conferimento, la Luce non viene rivelata.

Si chiama il mondo dell’infinito , come tutte le forme possibili di creazione, dalla più egoista alla più altruista, da meno infinito a più infinito, esistono in esso.

Il desiderio stesso è stato creato dal Creatore, e tutte le sue forme sono rivelate secondo il piano di sviluppo che proviene dal Creatore. Tuttavia, come risultato di tutte le metamorfosi e le modifiche che il desiderio, filando e bollendo in questo calderone, passa attraverso un nuovo, speciale punto di autocoscienza, di indipendenza, si forma. E questo punto inizia a crescere in tutti gli stati che il desiderio passa attraverso: dal sentirsi di più, a capire di più, a sentire sé stesso come esistente, e raggiungere la sua indipendenza.

Questo punto è molto importante perché è cresciuto a partire dalla metà, la terza, la linea. Non esiste nella natura del Creatore né nella natura della creatura, che è opposta al Creatore e completamente subordinata a lui. Naturalmente, è un derivato, il risultato dello scontro tra questi due attributi opposti, ma è assolutamente indipendente.

E’ difficile per noi immaginare come questa indipendenza sia possibile se tutto è stato creato dal Creatore. Ma immaginate due campi completamente opposti, divisi da un abisso, lungo l’intera gamma da meno a più infinito, in cui nessuno dei due può esistere. Il confine dove entrambi questi attributi si incontrano e la battaglia con l’altro è dove la creatura può esistere indipendentemente.

Da un lato, è ancora considerato la creatura, il che significa che è stato creato dalla forza superiore. Dall’altro, esso ha un attributo che rende possibile che esse si contrappongono alla forza superiore, non essendo sotto il pieno controllo. Nel frattempo, siamo in grado di comprendere come ciò sia possibile. L’uomo non capisce come, essendo sotto il pieno controllo del Creatore per tutto il tempo, può comunque restare libero!

Due attributi completamente diversi, opposti esistono, e la creatura può esistere solo nell’abisso tra di loro. Essa diventa l’unica creatura nella misura in cui essa si sforza di acquisire consapevolezza. Questa consapevolezza è al terzo posto qualcosa che prima non esisteva.

Tutto il resto che aveva già esisteva nella creatura: tutte le forze, gli attributi e il carattere che determina chi sarò. Per tutto questo, è scritto: “Vai al Maestro che mi ha fatto” Tuttavia, prima di tutto questo, creare qualcosa di terzo, indipendente. E’ come un bambino che cresce e diventa improvvisamente indipendente, avendo le proprie opinioni. Ovviamente, questo è stato creato sotto l’influenza dell’eredità, dell’istruzione e dell’ambiente, ma questa è la manifestazione della sua personalità, non solo una semplice somma di parametri fissi secondo un piano scritto in esso.

E’ come quando si cucina la zuppa, vi si aggiungono tutti gli ingredienti, e alla fine si riceve una nuova essenza chiamata zuppa. Oppure possiamo affettare e mescolare cinque ingredienti: pomodoro, cetriolo, cipolla, sale e pepe. Alla fine, appare una nuova essenza chiamata: insalata.

Oggi, inconsciamente, viviamo in questo mondo il quale soddisfa i comandi della nostra natura. Da dove può apparire qualcosa di nuovo per noi? Solo se vi posizionate tra i due mondi di ricezione e dazione, che vogliono far parte, sia per non staccarsi da uno di loro, e usarli entrambi, quindi in tal modo si crea una nuova essenza, come un nuovo piatto, l’insalata ». Si prende tutto il desiderio del mondo di ricezione e gli si dà la forma della dazione, che si chiama Adam.

Il feto è composto dalla materia, il desiderio di ricevere piacere, ma dal di fuori, adotta la forma del Creatore, la Luce. Poi la sostanza e insieme la forma, sono chiamate uomo.

Sembra non vi sia nulla di nuovo qui, tutto ciò esisteva già. Ma hai fatto il lavoro, vi ha prestato la materia forma del Creatore. Abbiamo il problema da una parte, la proprietà dall’altra, e si combinano i due insiemi. Come risultato, è stata formata una nuova essenza. Non è più il primo o il secondo, ma un terzo. E’ come l’insalata che ha un significato di per sé, è un nuovo gusto, una nuova esistenza.
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(Dalla terza parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 21.03.2012, TES)

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