Pubblicato nella 'Lavoro interno' Categoria

Il Gruppo: La somma di sfumature e di volume

Gli Scritti del Rabash, “Cosa cercare nell’Assemblea degli Amici”: Non fa differenza se un amico lo sta calunniando e certamente lo deve odiare. Invece, un uomo che desidera acquisire l’amore degli altri ha bisogno di realizzare la correzione di amare gli altri.

Perciò, quando un uomo si sforza e lo giudica in base alla scala del merito, si ha Segula [rimedio/forza/virtù], dove, attraverso il duro lavoro che una persona compie, che è chiamato “il risveglio dal basso”, gli viene data la forza dall’alto per essere in grado di amare tutti gli amici senza eccezioni.

Domanda: Nella nostra realtà abbiamo sempre bisogno di cooperare, di aiutarci a vicenda. Diciamo che se volete comperare una macchina da una persona, questa persona deve essere d’accordo. Ma qui, ne consegue che se un amico mi odia, non ho bisogno della sua partecipazione, del suo lavoro – io posso comunque raggiungere l’amore degli altri se io stesso lo voglio…

Risposta: E’ tutto corretto, poiché il mio vaso frantumato è totalmente nelle mani del Creatore. Nel nostro mondo facciamo accordi tra di noi. Ma se voglio cambiare me stesso rispetto al Creatore, allora avrò il mio daffare con Lui e non con il mondo. Quindi, per me il mondo è un indicatore, un criterio della situazione e niente oltre a questo. Io dipendo dal Creatore che mi dà un particolare scenario premettendomi di comprendere e percepire che il mondo cambia se io cambio me stesso e che tutto dipende dall’ “osservatore”. Perciò, spetta a me rivolgermi al Creatore: Egli mi aiuta riversando un pochino di più di Luce superiore, e allora io cambio.

E’ possibile che io chieda qualcosa agli amici, ma solamente se capisco che anche loro sono sotto il controllo del Creatore. In questo caso, quando mi rivolgo a loro, mi rivelo anche a Lui.

Infatti, rivolgersi direttamente al Creatore è per me ancora un’astrazione, alla quale non posso restare attaccato, anche se quando lavoro con gli amici ho bisogno di aggrapparmi a Lui anche dentro di me, dentro il mio cuore. Al tempo stesso, all’interno del gruppo sono sopraffatto da pensieri, desideri, ed emozioni. Qui passo attraverso un’infinita catena di stati; sento la rabbia, l’odio, la gelosia, la bramosia, l’onore, il controllo, e l’estasi…Relativamente a questa diversità, il rapporto con il Creatore sembra essere senza senso, fiacco, e scolorito, e ancora non risveglia alcuna sensazione.

E’ logico che grazie al gruppo io acquisisca la possibilità di lavorare al livello corporale di questo mondo, dove ho una moltitudine di sensazioni e sfumature di percezioni, che si assemblano in forme ed immagini differenti. Il “mondo fisico” è solo un concetto, mentre, in sostanza, stiamo parlano di precise forze spirituali, è solo che qui acquisiscono ai miei occhi volume ed intensità, essendo predisposte su una scala che va dal mostruoso al meraviglioso.

Tutto questo mi influenza al posto della influenza spirituale diretta, e per questa ragione sono in grado di lavorare con gli amici reciprocamente, comprendendo che queste sono effettivamente le forze del Creatore. I Kabbalisti ci insegnano di vedere il Creatore dietro ad ogni amico e anche dietro al mondo intero. In conseguenza alla collaborazione io verifico e correggo me stesso, chiedendo aiuto. Ci sarà qualcuno che amo e qualcuno che odio, qualcuno che vedo in un modo o in un altro. Perché? Perché è un bene per il mio ego? Oppure che cambiando il mio rapporto con gli amici posso donare a loro e attraverso di loro al Creatore, perché veramente non c’è niente altro tranne Lui (?).

Perciò qui, sullo sfondo di questo scenario, io ho la possibilità di utilizzare me stesso correttamente – in modo da trovarmi sempre nel processo della correzione. Così facendo, io correggo me stesso, e agli altri posso solamente fornire delle spiegazioni come maestro o delle raccomandazioni come amico, niente più di questo. Il nostro lavoro principale è la correzione di noi stessi.
[104791]

(Dalla 4.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 07.04.2013, Gli Scritti del Rabash)

Materiale correlato:

Laitman blog: Cosa cercare nell’assemblea degli Amici
Laitman blog: Il Lavoro Interno di un Kabbalista: “Riguardo all’Amore degli Amici” – 23.05.10

Come un giglio tra le spine

Domanda: Perché il Creatore mi manda pensieri “spinosi”?

Risposta: Dall’ articolo di Rabash “Cos’è il giglio tra le spine nel lavoro”:
Lo Zohar dice: “Come un giglio tra le spine, così è la mia amata tra le ragazze.” Il Creatore ha voluto fare Israele come la sua forma in alto, così che ci sarà un giglio sulla terra come il giglio in alto che è Malchut, e il giglio profumato scelto tra tutti gli altri gigli del mondo è quello che cresce tra le spine.

Un giglio può crescere e fiorire solo se cresce tra le spine. E’ impossibile crescere senza le spine. Le spine sono le forze che ci aiutano ad avanzare. Altrimenti potremmo tranquillamente dormire nel nostro desiderio di ricevere e non avere mai la voglia di elevarci al di sopra di esso.

Le spine sono le forze dei movimenti che ci spingono in avanti e ci aiutano ad avanzare mentre aspiriamo verso il riposo, riempimento e piacere. Essi appaiono quando non c’è scelta, quando una persona disprezza la possibilità di avanzare con le proprie iniziative e cerca di riposare per tutto il tempo, giustificando se stesso, sentendo che egli fa abbastanza e che tutto va bene.

Allora la sua testardaggine e la sua pigrizia gradualmente si accumulano fino a quando compare una grave spina. Poi lui inizia a gridare e ad avanzare. Ognuno sarà d’accordo nel giudicare dall’ esperienza personale e dire che questo è esattamente ciò che succede, a volte di più e a volte di meno. In questo modo ad una persona viene insegnato che egli deve trovare la forza per avanzare da solo e non aspettare le spine. Comunque ci saranno ancora le spine dal momento che è impossibile gestire tutto senza di loro.

Dal 1 ° parte della lezione quotidiana di Kabbalah 5/3/13 , Gli scritti di Rabash

materiale correlato:

https://laitman.it/2011/03/10/un-giglio-tra-le-spine/

I tre giorni di Test per la lealtà

Essere in Katnut (piccolezza) su di un certo livello è già come avere un piede sul livello dopo. Ci sarà un tempo in cui crescerai e sarai in uno stato di grandezza. Ovvero, sei già chiamato col nome di quel grande livello. C’è una gran differenza tra essere un ragazzino ed un infante, un piccolo essere umano.

In uno stato di piccolezza c’è l’auto annullamento e la concessione – Tu limiti consapevolmente te stesso. Nel nostro mondo, un bambino piccolo non conosce i vasi che avrà da adulto. Nel frattempo, gioca con i giocattoli, con un modellino di macchina. Il sogno del mio nipotino è guidare un camion della spazzatura per via del fatto che vede questo mezzo bello grosso e così rumoroso, non sa quale sarà il prossimo livello o quel che vorrà quando sarà cresciuto.

Nella spiritualità, quando sei in uno stato di piccolezza non conosci il livello di per se stesso, ma conosci già i tuoi vasi visto che devi fare una restrizione su di essi. Questo per via del fatto che uno stato di piccolezza è parte dell’intero livello, e tu devi restringere il tuo AHP. Non sai ancora cosa vuol dire essere grandi su di questo livello visto che non l’hai ottenuto, ma già ti immagini come sarà, capisci i suoi vasi e questo di da la forza di fare una restrizione e limitare te stesso.

Tu annulli te stesso di fronte a colui che superiore, il che significa che sei pronto ad abbandonare tutto quello che hai ora e di rimanere nella “fede sopra la ragione”, per poter assomigliare ad il superiore nel futuro. Lo fai in via del futuro! In questo si forma una connessione tra i due livelli: Mentre sei in uno stato di piccolezza, rivesti i tuoi GE sull’AHP del superiore. Vuoi essere come l’AHP del superiore e così restringi il tuo proprio AHP, i tuoi vasi della ricezione e per far questo sorpasso hai bisogno di una grande potenza.

Uno stato di piccolezza non è solamente un’infanzia priva di preoccupazioni, quando non hai bisogno di “sbattere la testa” su tutte le cose, ma in realtà è uno stato che richiede un grande coraggio e capacità di evolversi. Devi sentirti intero in tutti gli stati: non usi i tuoi AHP, ma conosci bene questi vasi e sai dove stai andando. Altrimenti il tuo lavoro non sarebbe intero e non saresti in grado di annullare te stesso.

Vedi quel che superiore e capisci che al momento non è possibile aderire a Lui, come un bambino nei confronti di un adulto, all’inizio anche in un piccolo punto da cui poter iniziare l’adesione. Lasci perdere tutto quello che avevi. L’ibur (il concepimento) inizia dai tre giorni dell’assorbimento del seme, che simbolizza il tuo annullarti in te stesso su tutte le tre linee.

Prima sulla linea di sinistra, rimani aderito a quello che è superiore nella misura in cui il tuo ego ti viene rivelato, nonostante scopri che non sei per nulla in accordo ad esso in nessun modo! Dopo aver fatto questo ed essere aderito al superiore, le cose divengono più difficili: La luce arriva e desidera riempirti con tutti i piaceri e di darti tutto il mondo da un capo all’altro. Ma tu ti rifiuti di accettare tutto e vuoi solo essere in adesione con colui che superiore! Questa è la via di destra.

Poi viene la linea di mezzo, e così tutto questo periodo è detto i “tre giorni di assimilazione del seme.” Ovvero hai sia la realizzazione del Creatore ed il Suo riconoscimento, tutto quello che desideri da Lui. Comunque, non vuoi ricevere nulla: nemmeno la realizzazione e la comprensione. Vuoi solo aderire al superiore e non desideri ottenere alcun beneficio personale da questa adesione, nulla del tutto, mai! Questa è detto il terzo giorno dell’assimilazione del seme, da cui poi l’embrione inizia a svilupparsi.
[105957]

(Dalla terza parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 23.04.2013, TES)

Materiale correlato:

Laitman blog: L’inizio della correzione nelle tre linee
Laitman blog: Un bimbo crescuito sino alla piena soddisfazione dei genitori

La spiritualità ha la propria Matematica

Domanda: Sappiamo che non c’è nessun “quasi” nella spiritualità ma, allo stesso tempo, il cammino spirituale è diviso in livelli, ed ognuno di essi ci avvicina alla perfezione. Come si mette d’accordo l’assoluto con il graduale avanzamento?

Risposta: Ad ogni livello, ad ogni grado della spiritualità, ognuno di noi ha le proprie misurazioni, in base all’ordine della realizzazione dei Reshimot (memorie spirituali). Il grande vaso generale è stato frantumato in pezzetti, ed ogni pezzetto ha i propri limiti, le proprie misure di congiunzione con gli altri, le proprie misure di correzione, e le proprie “misurazioni degli sforzi”, sia come valore assoluto che individualmente.

Infatti, non c’è alcun “quasi” nella spiritualità. Se, ad un dato livello, si correggono nove parti su dieci, allora non si è ancora riusciti a correggerlo. Solamente dopo aver corretto la decima parte si completa il lavoro.

Nella stessa maniera l’elettrone non può esistere separatamente dall’atomo. L’atomo è fatto di molte particelle e devono essere tutte al posto giusto. In seguito altre forme più grandi e più complesse vengono create: molecole, cellule e corpi, e tutte devono essere nella loro totale misurazione. Anche la misura più piccola deve essere completa, fino alla particella più piccola in assoluto.

Domanda: Da una parte, tutti devono essere come un solo uomo con un solo cuore, e dall’altra, si dice che ogni uomo può giudicare il mondo intero o con la scala del merito o sfavorevolmente. Come lo spieghiamo?

Risposta: E’ impossibile spiegarlo al nostro livello. E’ impossibile percepirlo con la nostra mente. Non sono le leggi della matematica ordinaria che sono all’opera qui, in base alle quali uno più uno fa due. La spiritualità ha la sua matematica.

Domanda: Che cos’è la “misurazione completa”? Qual è il criterio della completezza?

Risposta: Una misura completa è segno di cambiamento di ogni livello, in base al principio di “Mi sono sforzato ed ho trovato”. Mi impegno sempre di più e all’improvviso “salto” in un nuovo stato. E’ solamente in base a questa reazione che so per certo di essermi impegnato abbastanza. E’ impossibile prevederlo. Non c’è un “contatore”, nessuna indicazione precedente, con cui poter giudicare il mio successo.

E’ perché lavoriamo “al di sopra della ragione”, nella dazione, e la dazione non può essere misurata. Le misure sono sempre nel desiderio di ricevere. Nella dazione, la misurazione può essere fatta solamente rispetto alla rivelazione, e quindi è sempre in base a “Mi sono sforzato ed ho trovato”. Questo “trovare” è il controllo definitivo.
[105446]

(Dalla 4.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 18.04.2013 “Introduzione al Libro dello Zohar“)

Materiale correlato:

Laitman blog: L’Infinito È Unione Illimitata
Laitman blog: Anche un pezzo di legno sa cosa vuole

Transizione alla percezione spirituale

Domanda: Frequentemente non comprendo di che cosa si parla a lezione: se riguarda la spiritualità oppure la vita corporale. Come possiamo distinguere tra la vita corporale e quella spirituale?

Risposta: Nel complesso, ciò che mi entra tramite i cinque sensi, attraverso le “insenature” della vista, udito, gusto, olfatto e tatto, è chiamato “questo mondo.”

e sviluppo un senso addizionale in me, il che significa sentire gli altri, allora questa sensazione si dividerà in cinque parti: Keter (K), Hochma (H), Bina (B), Zeir Anpin (ZA), e Malchut (M). Io sviluppo questo senso dal punto nel cuore, nel voler uscire da me stesso ed esistere nel gruppo insieme con gli amici. E’ tra loro che scopro i cinque sensi che sono fuori dal corpo, che costruiscono il mio “corpo” spirituale.

Questa transizione richiede un periodo di preparazione che è condotto dalla Luce. Non possiamo raggiungere questo da noi stessi, ma tutti i nostri sforzi racchiudono la Luce che Riforma, ed eventualmente noi acquisiremo il nuovo vaso dell’anima.

[106026]

(Dalla 1° lezione della Lezione quotidiana di Kabbalah 23.04.2013, Scritti di Rabash)

Materiale correlato:

Laitman blog: Nomi con un contenuto interiore
Laitman blog: Prepararsi ad incontrare la Luce

Riguardo la libertà di pensiero

Domanda: Qual è la mia libertà di scelta in relazione ai miei pensieri?

Risposta: Tutti i pensieri che sono in me al momento, tutte le sensazioni e comprensioni, tutti i dati che, prima “scannerizzo”, e poi processo, attraverso sintesi ed analisi, tutti questi parametri sono dati dall’Alto. Cosa sento, come lo sento, che tipo di decisioni attuo, tutto questo è predeterminato dall’Alto, proprio ora in questo momento. Uno può chiedersi ora: Cosa accadrà da questo momento in avanti? In questo “da qua in avanti” c’è un parametro chiamato la mia libertà di scelta.

Riguardo i pensieri, la libertà di scelta è nel desiderio esterno e la mente esterna che appartiene al gruppo. Dopo la frammentazione sono diviso in due parti. Nelle mie sensazioni, una parte è fuori di me, mentre io percepisco la seconda parte internamente come me stesso. Con ciò il mio cuore e la mia mente compaiono, che significa me stesso, così come una mente e un cuore esterno, che significa il gruppo. Tutto ciò che ho bisogno di fare è cominciare a connettere queste due parti insieme, in un Kli.

Qui il mio sforzo e i problemi cominciano, e questo compromette l’ordine del lavoro e tutte le correzioni. Dal provare ad arrivare a conclusioni con la parte che costantemente mi dimostra il suo confronto e il suo opposto, io sento che ho necessità del Creatore, l’unico che può connettere queste due parti insieme. Più ho bisogno di Lui per riconciliare queste due parti insieme, a questo grado io concordo con il Creatore, con la Sua natura, con la sua esistenza, e con il Suo dominio, concordo che questa proprietà mi governerebbe.

Più cerco di annullare me stesso al gruppo, più ovvio mi diventa che non sono pronto a sottomettere me stesso agli altri. In ultima analisi, io “colpisco me stesso nero e blu” per chiarire finalmente che non sono pronto a cedere sotto alcuna circostanza. Io raggiungo tale odio che è come il Monte Sinai (“Sinah” significa “odio” in ebreo). Ma proprio perché ho provato ad annullare me stesso molte volte io realizzo che devo fare questo e quindi io sento il bisogno dell’aiuto della forza superiore.
[105639]

(Dalla 1° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 19.04.2013, Shamati #68)

Materiale correlato:

Laitman blog: Analisi e sintesi nella scienza della Kabbalah
Laitman blog: Analizzare l’ inizio prima di arrivare alla linea finale

La responsabilità per quello che salta fuori dall’uovo

Domanda: Se tutti i miei stati sono determinati dalla forza superiore, dov’è la mia responsabilità per le cattive azioni?

Risposta: Io non posso cambiare lo stato in cui già mi trovo. Ho preparato questo stato con il Creatore come un Suo socio. Ho avuto l’opportunità di prepararmi di modo che lo stato a cui mi sto avvicinando adesso si manifestasse in una forma migliore, ma non l’ho fatto.
Lo stato presente in se stesso non può essere ancora cambiato. E’ la conclusione naturale di tutte le precedenti condizioni che io avrei certamente potuto influenzare.

Potrei mettere un uovo sotto una gallina, potrei esporlo al sole, o potrei metterlo in un’incubatrice e, di conseguenza, otterrò dei risultati determinati dalla velocità del mio sviluppo e del mio atteggiamento. Tutto sarà diverso!

Ma quando mi ritrovo in qualche situazione, è già troppo tardi per farci qualcosa. Avendo agito secondo il principio di “Se ci penso io a me stesso, allora chi lo farà?” e, alla fine, avendo riconosciuto che “Non c’è nessun altro a parte Lui”, ho ricevuto questo risultato. Cerco di ricavarci il massimo da questa situazione e di rendermi conto fin dall’inizio che dovevo raggiungere uno stato come questo.

Quindi, se tutto è già stabilito dall’inizio, dove si trova il mio libero arbitrio? Ma solo dopo aver giustifica il mio stato attuale come corretto e già stabilito dall’inizio, poiché “non c’è nessuno a parte Lui”, posso decidere cosa fare dopo e dire: “Se non ci penso io a me stesso, allora chi lo farà”.

“Se non ci penso io a me stesso, chi lo farà” è il periodo in cui agisco e lavoro come se il Creatore non fosse vicino a me, poiché non so dove Egli è, Egli è nascosto a me. Ma perché ho bisogno di comportarmi in questo modo? Se compio il giusto sforzo, allora, idealmente, accetterò l’intero stato che mi viene rivelato come proveniente dalla Forza Superiore, da “non c’è nessun altro a parte Lui”.

Lavorando in questo modo, preparo la mia percezione per i successivi stati. Il Creatore può rivelarmi uno stato che oggi mi sembra semplicemente terribile. Ma dopo la preparazione che faccio ora, lavorando secondo il principio di “Se non ci penso io a me stesso, chi lo farà”, accetterò questo stato come la manifestazione dell’assoluta bontà del Creatore, che mi ha fatto del bene. Questa sarà la mia ricompensa alla conclusione di “tutta una giornata lavorativa”.
[105435]

(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 17.04.2013, Gli Scritti del Rabash)

Materiale correlato:

Laitman blog: Una vecchia trappola sui percorsi da fare
Laitman blog: Una nota della massima importanza

Le differenze tra la Luce ed il Buio

Ci sono molte “onde” di desideri dentro di noi. Da dove arriva questa separazione in molte parti, livelli, aspetti, forme e così via? Il fatto è che la Luce, che è pura dazione, entra nel desiderio, la cui natura è la ricezione.

La Luce ed il buio sono stati collegati insieme attraverso delle opposte caratteristiche al tempo della frantumazione. Di conseguenza, tutte le Luci sono incorporate in tutti i desideri individuali e formano delle innumerevoli combinazioni. Le differenze e le sfaccettature nella comprensione, percezione e nell’analisi, l’ampio spettro di colori, suoni, gusti, e odori derivano da questo.Tutto arriva dalle varie combinazioni formatesi durante il legame tra le Luci ed i desideri.

E’ proprio grazie a questa molteplicità che scopriamo il Creatore. Altrimenti ci percepiremmo sul fondo del livello inanimato di Malchut del mondo dell’Infinito.

Questa varietà ci rende possibile di staccare strato dopo strato, di chiarire l’essenza, e di distinguere le differenze tra le possibili combinazioni delle Luci e dei vasi. Quindi, incominciamo a scoprire il Creatore in contrasto alla creatura: passiamo dall’ “esistenza dall’assenza” all’ “esistenza dall’esistenza”, “la strutturazione” del vaso e della Luce, Luce e buio. Questo è il nostro lavoro. Quindi, nella spiritualità, in ogni momento, realizziamo miliardi di correzioni, raggiungendo i più piccoli dettagli.

E’ uguale alla classificazione e alla chiarificazione della materia nel nostro universo. C’è stato un tempo in cui sembrava un compito impossibile da realizzare, ma non lo è stato. La reciproca integrazione ci permette di lavorare simultaneamente in tutte le direzioni, in modo che anche una piccola azione produca miliardi di risultati nell’intera Malchut.

Oggi, questo disegno ci è ancora tenuto nascosto, sebbene continuando, riusciremo a chiarire ed identificare molte sfumature e delle componenti più profonde. Questo sarà per noi possibile quando inizieremo a distinguere tra dazione e ricezione in ogni parte.

Sono in grado di comprendere nella sua forma spirituale solamente un desiderio corretto, come uno dei 613 desideri, nel quale il Kli è diviso. Fino alla correzione, io affronto solamente il “mostro egoistico”, il Faraone, che non può essere diviso in parti, nel quale nulla può essere chiarito. Fintanto che la Luce non è arrivata, io non sarò in grado di percepire alcun desiderio e di vedere come attivarlo per il bene della dazione al di sopra del mio ego, non sarò in grado di discernere i suoi aspetti separati. La sola cosa che percepisco nell’Egitto sono le dieci piaghe…
[105460]

(Dalla 4.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 18.04.2013 “Introduzione al Libro dello Zohar“)

Materiale correlato:

Laitman blog: Essere colpiti dalla grandezza del Creatore
Laitman blog: Una scintilla che penetra dal piano superiore

Arrendersi al dominio degli Amici

Baal HaSulam, “Introduzione al Libro dello Zohar,” paragrafo 44: Quando l’uomo inizia ad addentrarsi nella Torà e nei suoi comandamenti, anche senza intenzione, cioè senza amore e senza timore, come ci si comporta quando si serve il re, anche in Lo Lishma, il punto nel cuore inizia a crescere e rivela la sua azione.

Quando il punto nel cuore si risveglia in un uomo, egli giunge in un ambiente nel quale gli vengono fornite tutte le condizioni per il suo sviluppo spirituale interiore. E’ detto che “il Creatore mette la mano di un uomo sul destino buono e gli dice: sceglilo”. Questo è il punto esatto dove si trova il suo libero arbitrio: avanzare verso il centro del gruppo e, attraverso il gruppo, al Creatore.

Allora un uomo inizia a comprendere il sistema, la “cucina” dove tutto si “cuoce”. Da questo punto in avanti, se cerca come concentrarsi correttamente sull’obbiettivo usando l’influenza dell’ambiente, sottomettendosi all’ambiente, e aspirando al Creatore attraverso di esso, allora il suo punto nel cuore si espanderà e crescerà.

Qui, la sua partecipazione minima con un’intenzione non ancora diretta alla pura dazione è sufficiente. Anche se un uomo non se ne dispiace e non riesce a pensarci seriamente, è comunque una partenza. Se egli ha già un “punto nel cuore” e, cosa più importante, è già inserito nel giusto ambiente che lo influenza, questo è uno sviluppo.

Anche delle azioni senza un obbiettivo possono purificare il desiderio di ricevere di un uomo, ma solamente al primo livello chiamato “inanimato”.

Un uomo non ha ancora le giuste intenzioni e non riesce ancora a vedersi come qualcuno che dona, ma che riesce almeno a scegliere di “abbassare la propria testa” con tutta la sua forza, di annullarsi, ed in questo modo di avanzare. La grandezza del livello inanimato è la sua capacità di sottomettersi davanti al gruppo e allo studio. Questo livello finisce quando un uomo si annulla totalmente davanti a ciò che gli è stato rivelato nel livello in cui si trova. Questo è il culmine del livello inanimato.

In seguito, al livello vegetativo tutto cambia: se prima l’uomo doveva solamente restringere se stesso mentre si elevava al di sopra del suo ego, adesso egli si deve aprire più che può. Questo cambiamento è tipico in ogni passaggio da un livello ad un altro.

Domanda: Quindi, ne consegue che il livello inanimato non è così “rozzo” come si potrebbe pensare?

Risposta: Potrei non capire o sentire nulla e non essere in grado di prendere parte alla vera dazione, ma devo riconoscere la mancanza della percezione, del pensiero, e del giusto atteggiamento, la mancanza di tutto ciò che è spirituale. Io sono al 100% fuori dalla dimensione della dazione. Come posso entrarci?

Per riuscirci, devo annullare tutto ciò che si risveglia dentro di me. Non cancello e non copro le mie qualità, ma so che non posso entrare nella spiritualità con loro. Allora, mi attacco al dominio dell’ambiente. Mi dicono di unirmi a qualcosa, e lo faccio senza capire cosa significhi. Mi dicono di leggere, di studiare, e allora leggo e studio. Mi dicono di fare qualcosa, allora la faccio. La faccio specificamente perché mi è stato detto di farla. In altre parole, mi sottometto al gruppo e allo studio con tutta la mia forza. Accetto questo dominio mentre annullo me stesso e intanto avanzo verso la correzione del mio livello inanimato.

Infatti, il mio livello inanimato non può muoversi da solo, e così il solo modo di farlo è di avere gli amici che mi fanno muovere dall’esterno. Per poterci riuscire, devo essere nelle loro mani.

In questo percorso nessuno incontra degli ostacoli. Tutti sono capaci di compiere queste azioni da soli. Un uomo si annulla soltanto davanti agli altri e dipende solamente da questo. L’auto-annullamento lo mette automaticamente nelle loro mani. In seguito gli verrà chiesto di compiere delle azioni che siano basate sull’interdipendenza e sulla cooperazione, ma nel livello vegetativo egli deve solamente rinunciare a se stesso. Il desiderio cresce, le interruzioni aumentano, c’è una maggiore confusione insieme ai disaccordi, e la risposta a tutto questo è l’auto-annullamento. Un uomo ha bisogno di abbassare la testa ancora e ancora ed in questo modo avanza. Questa è la prima fase del nostro cammino.
[105267]

(Dalla 4.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 17.04.2013 “Introduzione al Libro dello Zohar”)

Materiale correlato:

Laitman blog: Annullare se stessi e sapere=Rivelare=Connettersi
Laitman blog: Quello che è buio per l’ego è luce per me

La corrente del pensiero

Domanda: Ultimamente spesso ci dici che abbiamo bisogno dell’influenza positiva del potere della nostra mente l’uno sull’altro. E’ possibile trasmettere la grandezza dello scopo e del Creatore con il potere della nostra mente?

Risposta: E’ possibile solo se si è “inclusi” uno nell’altro. Nel nostro livello corporale siamo in grado di trasmettere pensieri e sensazioni corporee. Questo non è solo telepatia, ma in realtà è spiegata da un elevata sensibilità che permette ad una persona di sentirsi un altro o di entrare nella sua natura.

Nella spiritualità, tuttavia, si viene a contatto l’uno con l’altro in un desiderio generale collettivo, in comuni attributi collegati, e quindi fluisce naturalmente da persona a persona. Questo è l’attributo di ascesa da un livello a un altro quando GE dell’ inferiore si collega con l’AHP del superiore, che è quello che la saggezza della Kabbalah ci insegna.

(Dalla lezione virtuale del 17.03.2013)

Materiale correlato:

Laitman blog: Pazientemente e ostinatamente proseguire sul sentiero
Laitman blog: Essere colpiti dalla grandezza del Creatore