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L’ inclinazione al male ed il seme dell’ anima

Durante i Congressi di Kabbalah, Unity Days e in altre riunioni simili, facciamo un lavoro molto serio, e ci colpisce ogni volta. Se spendiamo i tre giorni correttamente, poi durante le lezioni inizieremo a capire e a sentire molto più di adesso.

Tali eventi unificanti elevano una persona dato che inizia a riempirsi di forze spirituali, mentre vi partecipa. Noi li riceviamo unicamente in funzione dell’unificazione e non li troveremo mai all’ interno ne li otterremo direttamente dall’ Alto. Otteniamo la forza per ascendere esclusivamente dall’ ambiente. Più io sono sintonizzato e immerso, maggiore sarà il nostro beneficio collettivo.

Dal desiderio iniziale della persona, dal “punto nel cuore“, egli fa appello al gruppo, guadagnando i desideri supplementari da esso, e lo impiega per sollevare MAN, lo scopo per la correzione. Poi, in risposta, riceve la forza della dazione, che in sostanza è la sua anima.

Ognuno di noi ha solo il seme di un’ anima, il punto nel cuore. Più tardi, dovremo affrontare la nostra inclinazione al male, il nostro odio reciproco e il risentimento. La mia inclinazione al male resiste alla unificazione con le persone che sono disposte a venire con me verso il Creatore, allo scopo della creazione.

Ci fu un tempo in cui eravamo tutti legati come un tutto unico, fino a quando la rottura si è verificata, separandoci gli uni dagli altri. Il vero odio emerge proprio tra di noi, non in ognuno di noi separatamente. Non ho bisogno di temere la persona che è nata con o nonostante le mie inclinazioni. Sono tutte sciocchezze.

Ciò che conta è che mentre mi sforzo di unirmi con gli amici, scopro che non lo voglio fare e sono spaventato da questo.

Posso vedere tutta la montagna di odio, il Monte Sinai. Io lo trasformo con la Luce che Riforma, in altre parole, ho ricevuto la Torà e il merito per “la terra di Israele”, il desiderio spirituale rivolto direttamente al Creatore. Infine, conoscerò Lui e rivelerò la spiritualità.
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(Dalla lezione 1 del Congresso, nel deserto di Arava 30.12.2010)

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Le piaghe d’ Egitto senza disastri esterni

Domanda: E già entrato il mondo nel periodo delle piaghe d’ Egitto o queste devono ancora arrivare?

Risposta: Devono ancora arrivare. E nonostante ciò dobbiamo confrontare le tappe di sviluppo precedenti con quelle che ci attendono. In realtà la natura materiale del nostro cammino viene man mano sostituita da quella spirituale.

Prova a dire ai tuoi antenati vissuti alcuni secoli fa che hai tutto quello che vuoi eppure non sei ancora soddisfatto della tua vita. Per loro tu vivi una vita favolosa. La tua casa possiede un dispositivo che ti fa avere l’ acqua quando la desideri. Hai un pulsante che basta premere per avere la luce più brillante di quella del giorno. E hai uno schermo che ti mostra una visione completa del mondo.

Le persone non capirebbero cosa ti manca. E, in mezzo a tanta abbondanza, tu non sai cosa fare della tua vita. La ricchezza della tua casa sta ad indicare quanto tu sia vuoto dentro di te.

Pertanto le piaghe d’ Egitto non sono problemi corporali ma interiori. Una volta dopo l’altra scopri la mancanza di pienezza interiore, ogni colpo arriva sempre più profondamente in un desiderio complesso, fatto di molteplici strati. Tuttavia queste piaghe prendono posto molto rapidamente, penetrando nei sentimenti interiori delle persone. La parte esteriore rimane calma, non c’ è bisogno di ammalarsi o di soffrire fisicamente.

Certamente, se non facciamo uso adeguato della Luce, le piaghe arriveranno sotto forma di disgrazie corporali. Il discorso è molto semplice: se avanziamo nel percorso spirituale noi stessi ed il mondo, le piaghe prenderanno una forma più spirituale. Se non ci riusciamo ed il mondo non sceglie il cammino spirituale, le sperimenterà materialmente.

Negli scritti dell’ Ultima Generazione Baal HaSulam scrive che ci possono essere addirittura dei conflitti mondiali, seguiti da enormi sofferenze. Ma dobbiamo cercare di patire questi colpi interiormente. La Torà ed il metodo della Kabbalah offrono all’ uomo l’ opportunità di fare un’ analisi molto veloce, di completarlo internamente, senza la partecipazione del mondo materiale.
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Una realtà duale

Domanda: Se dobbiamo considerare il gruppo solo dal suo stato interno corretto, allora in che cosa differisce dal resto del mondo che solo sembra essere corretto?

Risposta: Non esiste alcuna differenza nel significato interiore. Ma quando si guarda alle persone del gruppo, non si può fare a meno di notare che la loro aspirazione alla spiritualità si manifesta all’ esterno, che vengono a lezione ogni giorno. Questo significa che si sforzano di raggiungere la spiritualità, ma che ancora non c’ è l’ hanno.

C’ è uno schermo esterno dove si vede come essi bramano la dazione, mentre attualmente rimangono nel sistema egoistico che intende consumare tutto per la propria gratificazione. Tuttavia, sanno già, piuttosto capiscono, e anche sentono che c’ è una possibilità di arrivare a un diverso atteggiamento verso il mondo: per sostituire il consumo con la dazione.

Sanno che ci sono due modi per vivere la vita nell’ universo:

  1. Una vita dove io cerco istintivamente di ingurgitare tutto perché sono nato in questo modo, che è considerato come “l’ inclinazione al male“, con la quale siamo nati.
  2. E c’ è un altro atteggiamento verso la vita: la dazione, un passo al di fuori di sé, quando il mio “io” di per sé non esiste se non è incluso in tutti gli altri. E questo secondo approccio è quello che vogliamo realizzare.

Si scopre che noi abbiamo già due approcci. Ognuno finora ha vissuto secondo il primo principio del consumare tutto per se stesso. Questo è ciò che attualmente percepiamo, “questo mondo”. Ma sogniamo di raggiungere un’ altra prospettiva di vita e guardiamo la realtà spirituale che esiste nella dazione.

Che cosa accadrà con la realtà corporea, allora? Sparirà? No, non lo farà. Rimarrà per tutto il tempo di cui avremo bisogno, nella misura in cui deve essere assunta come una componente necessaria.

Quindi, ora si dovrebbe essere in grado di capire ciò che è il corpo materiale: è una misura necessaria che si deve mantenere, al fine di consumare per il proprio beneficio e non di dare. Ma in realtà, non c’ è il corpo. Eppure, nella misura in cui è necessario essere presenti nel consumo egoistico, si continua ad esistere in questa realtà materiale. E nella misura in cui avanzate al di fuori di voi stessi, entrate nel mondo spirituale.
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(Dalla seconda parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 28.12.2010 “, Introduzione al libro dello Zohar, Articolo: ” Sei un Socio con Me”)

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Il mondo delle nostre intenzioni

Tutta la saggezza della Kabbalah parla esclusivamente degli atti di dazione che si realizzano nella nostra connessione reciproca. L’ intera realtà, tranne questo mondo, esiste nella dazione. Questo mondo si presenta a noi nella caratteristica opposta, dove ognuno riceve per sé, per quanto possibile. In questa tendenza a “consumare per se stessi” sperimentiamo la nostra realtà corporea.

Immaginate minuscoli piccoli desideri sparsi su una superficie piana. Se ciascuno di essi intende realizzare il profitto massimo, sfruttando tutte gli altri, crea un legame reciproco che è considerato “questo mondo”, in tutte le forme della sua materia. In questo caso, le persone sono legate attraverso una gerarchia, lo sposarsi, la prole, l’unione, e tutto accade secondo la loro intenzione di trarre piacere dagli altri. E questo è il loro modo di rapportarsi tra di loro.

Questo è ciò che noi chiamiamo il “nostro mondo”, “questa realtà,” a tutti i livelli: l’ immobile, il vegetale, l’ animale, e il parlante (umano). Vediamo gli altri come vicini o lontani, da essi dipendiamo in misura maggiore o minore, ma tutto questo è basato sulla nostra intenzione di provare piacere.

Noi stessi costruiamo questa realtà, con le nostre intenzioni di godere di quello che c’ è. Ma se qualcuno dice: “No! Vorrei mettermi in relazione con gli altri con l’intenzione di dare, non per ricevere “, egli sperimenterà il suo nuovo atteggiamento verso la stessa realtà del mondo spirituale. Ciò è descritto come: “Ho visto un mondo contrario.”

Tutto ciò è determinato dalla volontà. Per passare dall’ intenzione “per me stesso” all’ intenzione degli strumenti del dare per attraversare il Machsom (la barriera che ci separa dalla spiritualità). In questa intenzione della dazione, ci sono 125 gradi, fino a raggiungere un’intenzione perfetta, la dazione assoluta.

La realtà che noi percepiamo in questo momento nella volontà di gratificazione di sé è immaginaria. E ci è data solo in modo da poterla usare come un trampolino di lancio per la vera percezione della realtà.

Abbiamo ricevuto questo atteggiamento egoistico verso gli altri di proposito in modo che potessimo lavorare su noi stessi a partire da esso e oltre, il passaggio alla proprietà della dazione, salendo i 125 gradi spirituali, esplorare sempre di più il legame tra noi, cioè, salire i gradini dei mondi spirituali. Solo la nostra intenzione determina ciò che sperimentiamo, questo o il mondo superiore.
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Il gruppo interiore

In realtà, non è il gruppo che influenza te, ma sei tu che devi metterti in sintonia con il gruppo. Quando diciamo che il gruppo influenza una persona, vogliamo inspirare ogni persona verso la dazione al gruppo.

La risposta del gruppo può essere forte o debole, ma questo non pregiudica una persona. Ecco perché la nostra connessione e l’interazione avviene con il gruppo interiore, e non quello esteriore. Il comportamento esterno degli amici non gioca un ruolo sostanziale.

Qui tutto dipende da quanto è forte la sintonia con loro, quanto cerco di sentire la loro aspirazione interiore, che non dipende da me, o da loro. Questa è una realtà spirituale, l’ unità tra noi sul livello dell’infinito.

Pertanto, il gruppo ti influenza nel grado in cui sei sintonizzato con esso e influenza il tuo desiderio di ricevere, per la dazione.
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Attraverso la baraccopoli delle belle città

Domanda: Cosa devo fare quando mi trovo in uno stato dove non ho la forza, non sento niente che mi interessa, e non so cosa fare?

Risposta: Questo è descritto nel capitolo settimanale della Torah: “E i figli di Israele patiranno a causa della schiavitù.” Dopo che una persona si rende conto che non ha alcun potere, tutto ciò che può fare è chiedere l’ elemosina.

Prima, pensava a se stesso come un grande, uno intelligente, in grado di capire. Pensava di poter avanzare da solo continuamente, guadagnando la conoscenza attraverso lo sforzo e l’ azione. Tuttavia, se fino a questo punto lui ha eseguito un numero sufficiente di azioni, è arrivato a vedere che nulla è stato raggiunto con esse.

Perché, allora, una persona ha bisogno di svolgere tutte queste azioni? Al fine di rendersi conto che egli non otterrà nulla. Per raggiungere lo stato di vuoto, una persona deve esercitare un enorme quantità di sforzo.

Io lavoro e penso che, così facendo, sto costruendo le bellissime “città-magazzino di Pitom e Ramses”, acquisendo conoscenza, e che presto svelerò, vedrò e sentirò tutto. Io pratico uno sforzo sempre maggiore, immergendomi negli studi più profondi, per poi accorgersi improvvisamente: “Quanto ci ho messo dentro, e cosa ho ottenuto? Non ho nulla. Che cosa devo fare ancora? Cosa sarà di me?” Non lo so, ma io sono disposto a cadere in un sonno mortale. Dammi solo un sonnifero così che io possa dormire e mai più alzarmi.

Questo è come una persona si sente in quel momento, esausto e impotente. In realtà, egli comincia a capire che non realizzerà nulla di tutto questo. In un primo momento, egli non ne ha neppure conoscenza e sente solo che non ha voglia di niente. Poi, si sveglia e continua ad andare avanti. Tuttavia, ad un certo punto, comincerà a capire che, da solo, non otterrà nulla, e ha bisogno della Forza Superiore: “Se il Creatore non arriva e mi aiuta, io, da solo, non posso fare nulla”

Egli comincia a pensare in questo modo solo dopo 15 o 20 volte, o forse anche dalle 30 alle 40 volte che ha cercato di avanzare per suo conto, per affrontare la delusione e la caduta nella disperazione. Questo è chiamato gli anni dell’ esilio Egiziano, fino a quando non si ha l‘ “affanno a causa della schiavitù.” Per il mio ego, ho composto la “città-magazzino, Pitom e Ramses”, ma per l’ uomo che in me vuole raggiungere la spiritualità, queste città sono povere e miserabili, vuote, e non mi possono dare nulla.

Comincio a dividere me stesso in due. Che importa se ho la conoscenza, l’ intelletto, posso discutere la saggezza della Kabbalah benissimo, e addirittura mi sembra di capire tutto? Non serve a niente. In verità, non ho la spiritualità. Io posso parlare per tutto il giorno e tutta la notte, ma la sto raggiungendo o semplicemente ne sto parlando? Sto solo parlando.

Poi, una persona capisce che a questo punto, ha bisogno solo dell’ aiuto dall’ Alto, di una rivelazione superiore, la Forza Superiore, qualcosa di diverso che non è in lui. Egli comprende che con quello che ha, è impossibile raggiungere la spiritualità. Infine, egli veramente grida, come è scritto: “E i figli di Israele patirono a causa della schiavitù.”

E’ un percorso impegnativo. Una persona deve sottoporsi a tali stati molte volte. Solo l’ ambiente lo può aiutare in questo e nient’ altro. L’ ambiente può sostenerlo e proteggerlo, oltre a promuovere il suo sviluppo.

Altrimenti, chissà quando si sveglierà di nuovo? Se non con l’ aiuto dell’ ambiente, sarà per mezzo di un cambiamento, Reshimo (il record di informazioni spirituali), che sarà concesso misericordiosamente dall’Alto e dandogli un nuovo stato. Tuttavia, nessuno sa quando ciò avverrà.

Pertanto, quando una persona rimane in uno stato buono, quando è illuminata dalla Luce e ha il potere, deve legarsi con l’ ambiente, quanto più possibile, al fine di ricevere la forza dentro di esso quando diventa di nuovo debole. Poi, sperimenterà una discesa come per inerzia e risalirà di nuovo fino a quando accelererà la velocità prima di cadere.
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Non tormentarti invano

Domanda: Io non ho ancora realizzato tutti i miei desideri materiali, ma sono già venuto alla Kabbalah. Che cosa significa?

Risposta: Non è un problema, continuate [con i vostri studi]. Come afferma la Torah, e come Baal HaSulam spiega nella “Introduzione al TES“, una persona non deve astenersi. Il nostro cammino non è quello della privazione, si avanza solo grazie alla Luce che riforma. Lavorando in gruppo e organizzando l’ intenzione correttamente nel corso degli studi, abbiamo attirato la luce, e lei ci riforma.

Il nostro corpo non ha nulla a che fare con essa, non c’è bisogno di tormento e privazione, o sottomettere la vita a severe limitazioni. La saggezza della Kabbalah non richiede tutto da una persona, ma di studiare con l’ intenzione. Tutto si risolverà, nonostante il nostro male, le inclinazioni, la lussuria, e i pensieri irrilevanti. Lasciate che sia la Luce a venirne fuori e fate del vostro meglio per non arrestare il suo percorso.

Quando ci si sente “intelligenti”, tendiamo ad agire in modo indipendente, inventando restrizioni artificiali, come se sapessimo che cosa sia bene o male per la realizzazione spirituale. Si tratta di un approccio completamente errato. Se diamo alla mente il potere assoluto, nulla sarà raggiunto. In verità, la vostra mente deriva sempre dall’ egoismo, dal desiderio corrotto. Come può determinare unilateralmente il prossimo gradino della sua correzione?

Quindi, dobbiamo solo predisporre le giuste condizioni affinchè la Luce lavori su di noi. Questo è tutto ciò che il metodo chiede. Non serve altro. Non interferite con la Luce, al contrario, contribuite al meglio delle vostre capacità per farvi influenzare.

Usate tutto ciò che evoca l’ influenza della Luce: il gruppo, l’ unificazione, i ritrovi degli amici, la diffusione, gli studi, eventi e incontri. Dopo tutto, la Luce si riversa solo sull’ unità delle anime, da dove partì durante la rottura e dove ritorna se le anime faranno uno sforzo per riunirsi.

In primo luogo, si dovrebbe fare un lavoro interiore sulla base delle azioni esterne, con tutte le fibre della propria anima, e continuare a provare ad unirsi con gli amici, anticipando la Luce che verrà sicuramente ad unificarci. Questa è la fonte di correzione.

Nel nostro mondo, non ci sono altri mezzi, né dentro né fuori di una persona. Solo questo ci permetterà di riformare noi stessi e il mondo intero che sta sprofondando in una crisi globale.

Oggi, tutto ciò che abbiamo realizzato in migliaia di anni comincia cadere a pezzi, dimostrando a noi che il Kli (vaso) è un desiderio vuoto e che dobbiamo fare qualcosa. Oggi, il vuoto è diventato il destino comune.

Pertanto, abbiamo bisogno di rivelare il metodo corretto, che è basato sull’ unità. Abbiamo bisogno di trovare il luogo della rottura e disegnare la Luce che riforma, cioè, che ci unifica e ci porta indietro all’ anima collettiva. Solo la Luce Superiore che appare nella nostra unione potrà fornirci la sensazione di una vita autentica.
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Come soddisfare i desideri degli altri

Domanda: Come può una persona con il desiderio “Israele” soddisfare i desideri degli altri?

Risposta: Tutto succede nel desiderio. Mentre una persona si corregge, inizia a sentire i desideri degli altri, a collegare l’ intero desiderio dell’ anima collettiva a se stesso. Allora lui lo sente. Chiaramente lui non gira tra le persone chiedendo loro quello di cui hanno bisogno.

In modo similare, entrare in un gruppo significa sentire il desiderio del gruppo nella connessione tra di noi, che esiste all’ interno del gruppo, anche se noi non lo percepiamo. Tuttavia, io voglio partecipare in questa connessione coscienziosamente, la voglio sentire pienamente, apertamente!

Io vedo che siamo separati, ma i Kabbalisti dicono che c’ è un collegamento tra di noi. Ed io voglio rivelarlo chiaramente, connettermi a esso con tutta la mia mente e cuore.

Quando io mi collego al gruppo, quando inizio a lavorare in questo modo e questo livello (di realtà) mi viene rivelato, io scopro all’ improvviso che il mondo funziona nella stessa maniera. Tutt’ un tratto io scopro che tutte le persone sono lavoratori del Creatore, ed io entro in Shechina. Io devo solamente aiutare gli altri a realizzarlo da se. Dopo tutto, il Creatore desidera che questo sia rivelato a tutti!
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Il cielo non è il confine

Nella Introduzione a TES, Baal HaSulam spiega che tutto dipende dagli sforzi. Ma non sono semplici sforzi. Quando una persona inizia a studiare la saggezza della Kabbalah, non ha ancora alcuna nozione di cosa sia il mondo spirituale. Lui calcola che i piaceri spirituali apriranno i suoi desideri egoisti.

È per questo che all’ inizio lui compie degli sforzi in modo automatico, senza poter agire in modo diverso. Lui è pronto a investire la sua forza, la saggezza accumulata, l’ intelletto e sentimento senza accorgersi che in questo percorso il suo “bagaglio” personale non sarà d’ aiuto. Per poter accedere al mondo spirituale abbiamo bisogno della forza che viene dall’ Alto.

Ma gradualmente lo studio ed il gruppo fanno il loro lavoro, e la persona inizia a comprendere che lo schema abituale non funziona qui. Lui ha sentito dire questo, ma adesso lui vede che ha bisogno di rivelare tutti gli aspetti di un nuovo disegno dentro di se.

Lui è deluso  dall’ approccio “logico” e dal gioco dei sentimenti. Lui scopre che tutto quello che fa non ha niente a che vedere con lo sviluppo della spiritualità. Ci vogliono dei nuovi Kelim (vasi, desideri) che non si possono trovare da se, ma vengono ricevuti dall’ Alto.

In questa maniera, la Luce che arriva durante gli studi arriva alla persona. Ma lui la vede solamente attraverso i risultati, dai cambiamenti interiori, dal nuovo modo in cui si relaziona alla dazione. I Kabbalisti ci hanno spiegato tutto, è solamente che noi non vogliamo veramente implementarlo: Non devi essere molto intelligente per capire che il nostro intelletto non è assolutamente adatto per il mondo spirituale.

Ci siamo sviluppati per migliaia di anni, una generazione dopo l’ altra, ed ognuna è stata più intelligente delle precedenti. Noi, noi stessi, vediamo come i nostri figli captano tutto quello che per noi è stato difficoltoso.

Noi comprendiamo che tutto questo processo della crescita dell’ egoismo è inteso per far disperare le persone, quando non c’ é più niente da prendere dal mondo. Sono arrivato alla conclusione che tutto quello che il mondo ha da offrire non è sufficiente per me, cioè sono arrivato al “tetto”, alla fine della strada.

In questo modo, io lotto per qualcosa di più alto, io voglio qualcosa che esiste al di là del “tetto”, ed è allora che il punto nel cuore inizia a parlare dentro di me. Allora, come posso innalzarmi verso il posto che mi sta chiamando? Questo io non lo so.

Un nuovo desiderio mi aspetta, nuovi strumenti di percezione, un sentimento nuovo ed un nuovo intelletto. Ma essi devono essere acquisiti. È per questo che io arrivo alla saggezza della Kabbalah, il gruppo, e l’ insegnante. Usandoli correttamente, io attraggo la Luce che Riforma, e soltanto questa Luce mi conduce verso il traguardo.

Il nuovo sentimento ed il nuovo intelletto sono stati formati, nati, stanno emergendo in me, ed io inizio a guardare il mondo in modo diverso. Il vecchio disegno si mette da una parte ed il nuovo prende il suo posto. Questo, infatti, è un nuovo mondo.

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Le concessioni per portare la pace nel Mondo e nella Famiglia

Domanda: E’ necessario che ognuno di noi conceda, al fine di raggiungere la pace nel mondo?

Risposta: La domanda è: Che cosa siamo disposti a sacrificare? Noi dobbiamo sacrificare il nostro egoismo, odio e risentimento. Concedere è come superare un ostacolo. Solo in questo caso, ho superato le mie qualità interiori, la mia natura, e la resa per la mia connessione con qualcun altro.

Rabash ha ripetutamente detto che l’ amore non è una sensazione animata che nasce in noi naturalmente, sotto la pressione di ormoni. L’ amore spirituale è qualcosa che noi stessi creiamo dal momento che non esiste a priori . E’ costruita sulla base delle concessioni.

Una persona supera se stessa, riceve gli attributi dal Creatore, e nel farlo, inizia a rendersi conto che egli sta per connettersi. Questo è come l’amore per qualcuno che è nato attraverso di Lui.

Nella misura in cui una persona ama il Creatore, ama l’ amico in quanto solo con l’ aiuto dell’ amico egli può realizzare il suo amore per il Creatore. E’ simile all’ amore che è costruito sul compromesso reciproco in famiglia. Uno non dovrebbe sposarsi perché lui o lei ” è innamorato”, dato che non è amore, ma l’inganno che non durerà.

Ma se due persone capiscono che dovrebbero formare una unione per il bene di un obiettivo molto elevato, essi si concederanno l’uno all’ altra. Questo farà parte del loro lavoro spirituale poiché saranno legati per lo scopo, e quindi si creerà l’ amore tra loro.

Questo sarà vero amore che li porterà all’ amore per il Creatore. Dopo tutto, è il Creatore che li obbliga a cedere a vicenda e a stabilire la connessione reciproca di amore.
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 20.12.2010 , “La Pace”)

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