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Al sicuro come tra le braccia di una madre

La soluzione si trova nella mutua inclusione. Noi ci connettiamo non solo tra di noi, con coloro che sono al congresso fisicamente, ma anche con tutti gli amici di tutto il mondo che sono collegati a noi virtualmente. Il desiderio delle donne è incorporato in noi e, in aggiunta a ciò, tutti i Kabbalisti che nel corso dei secoli hanno operato sul nostro livello partecipano alle nostre azioni e continuano ad agire anche adesso.

Dopo tutto, nella spiritualità non scompare nulla, tutte le forze continuano ad operare all’interno del sistema generale ed eterno. Sentirete come sono dietro di noi e ci sostengono in modo assolutamente reale e paragonato a questo, il nostro mondo è solo un’occasione per conoscere questa realtà.

Quindi tutto nasce dalla mutua incorporazione. Quando una persona desidera essere incorporata con altre e assorbire i loro desideri, sente interiormente che c’è una grande rete di collegamenti. Egli percepisce tutti i livelli, tutte le forze, tutte le anime che hanno operato in questa rete in passato e operano in essa ora.

Da lì dobbiamo trarre tutte le nostre forze, siamo come bambini che devono far venir fuori un piccolo grido, e da questo piccolo grido, proprio come per un bambino, tutta la rete inizia a funzionare. I “grandi” già sanno come prendersi cura di noi e quali forze trasmetterci, come rafforzarci, e come prendersi cura di noi. Non vi è dubbio che essi compiano il loro lavoro.

Questo si chiama elevare MAN, una preghiera, che possono elevare in base al mio livello. Io chiedo al superiore di fare questo lavoro, ma devo fargli vedere che io sono fedele a Lui, il che significa che mi metto nelle Sue mani come un bambino che si trova tra le braccia di sua madre, e non si preoccupa di nulla. Egli sa di essere nel posto più sicuro possibile. Non c’è niente di più sicuro che essere tra le braccia di una madre.

Allo stesso modo, anche noi dobbiamo contare sulla forza dei Kabbalisti che faranno tutto il lavoro. Chiaramente non abbiamo alcun potere di farlo. È solo attraverso una grande dedizione e connessione che dimostriamo di essere totalmente sottomessi alla forza superiore in modo che possa prendersi cura di noi.
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(Dal congresso di Arava del 17.01.2013, Lezione 1)

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Non con la saggezza, non con la forza, solamente con la pazienza

Baal HaSulam, “Introduzione allo Studio delle Dieci Sefirot”, paragrafo 141: Non mi puoi trovare in nessun posto se non nella Torà. Perciò tieniti stretto alla Torà e cercaMi lì, e la Luce che è in essa ti correggerà e tu Mi troverai”, come è scritto, “Coloro che Mi cercano, Mi troveranno”.

Questo è quello che cerchiamo di fare, ci sforziamo di connetterci come un solo uomo con un solo cuore, conseguendo il sostegno reciproco e “ama il tuo prossimo come te stesso”, mostrando di essere pronti a questa connessione durante lo studio. E allora, in ogni momento, riveleremo quanto siamo incapaci di farlo, e poi tenteremo ancora, nonostante tutto, a pensare all’unione e alla connessione.

Speriamo che il nostro studio e la nostra connessione ci aiuteranno a rivelare il Creatore al fine di donare a Lui piacere. Questa diventa la nostra preghiera durante lo studio, un’azione di correzione, e ci porta più vicini al traguardo. Se gli amici provano a connettersi nel modo giusto, elevano il loro punto nel cuore al di sopra del loro ego, si liberano dal suo controllo, e si connettono con questo punto, il che avviene durante la lezione, che ci parla di questi stati, allora in tutto questo attireremo la Luce che Corregge. E questo sarà effettivamente il nostro sforzo.

Ci saranno sempre dei disturbi, ancora e ancora. Perciò, ci dobbiamo rendere più forti a vicenda, e proprio allora, quando arriva la disperazione e dei grossi ostacoli che si presentano sul nostro cammino, un uomo si sente disperato davanti ad essi, non sa cosa fare, vuole scappare, si stanca e cede, si lascia andare oppure fa l’opposto, si arrabbia e non sopporta questo stato. Ma proprio questi stati sono i più vantaggiosi per aggiungere una goccia in più di lavoro, un altro grammo di sforzo, con il quale attiriamo la Luce su di noi.

Colui che non si dispera e non cede è colui che ce la fa. In questo caso, né la saggezza, né la forza saranno di aiuto, solamente la pazienza. Il tempo sistemerà ogni cosa.

“Il Tempo” sta a indicare i numerosi sforzi che un uomo compie in ogni momento, anche i più piccoli. Questi sforzi si accumulano, si connettono e, alla fine, portano la soluzione.
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(Dalla 1.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 07.01.2013 “Introduzione allo Studio delle Dieci Sefirot”)

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Disperazione fiducia: Le parti della preghiera

Tutto il nostro lavoro, nel suo complesso ed ogni singola parte, ogni stato, è diviso in due parti: ciò che un uomo fa da solo e ciò che gli viene fatto in base al suo desiderio. Devo sapere che lo scopo della Creazione è il conseguimento della qualità della dazione, l’equivalenza della forma con il Creatore, usando tutte le mie forze.

Io non so cosa siano tutti i desideri, tutti i 125 livelli, poiché è ancora tutto nascosto ai miei occhi. Ma il mio scopo è di fare tutto ciò che è in mio potere, usare tutto ciò che ho, come un bambino che con tutta la sua forza cerca di conseguire lo scopo desiderato.

Questo il modo in cui mi devo comportare in ogni momento, aspirando a raggiungere la forza della dazione. Dopo averci provato a farlo da solo con il gruppo, preparandomi e annullandomi, chiedendo agli amici di aiutarmi, “procurati un Rav e fatti un amico”, dopo tutte queste azioni, mi convinco di essere assolutamente disperato. Il mio maestro, il Rabash, diceva. “Adesso vedi che sei uno straccio proprio come me”.

Alla fine, un uomo non ha alcuna speranza di cambiare nulla per il meglio e di correggersi con le sue sole forze. Egli deve essere convinto di questo dalla sua stessa esperienza. Infatti, sebbene abbia sentito molte volte che non si può correggere e che è la Luce a doverlo fare, nel frattempo queste parole sono per lui senza significato.

Per chiedere alla Luce la correzione, l’uomo deve prima provarci da solo, al meglio che può. Infatti, a meno che non disperiamo delle nostre stesse forze, tutte le nostre richieste saranno solamente una bugia. Siamo semplicemente pigri e non vogliamo essere stancati. Dopo aver fatto tutto ciò che era in nostro potere e dopo esserci convinti che lo scopo è irraggiungibile allora, grazie agli sforzi compiuti, acquisiamo il forte desiderio di conseguire veramente la qualità della dazione.

Poiché abbiamo fatto tutti questi sforzi e non abbiamo raggiunto niente, non abbiamo più speranza nelle nostre forze e nelle nostre capacità. Perciò, adesso ci sono due componenti: il desiderio di conseguire lo scopo, una chiara intenzione, poiché abbiamo fatto del nostro meglio e non abbiamo raggiunto nulla; e, avendo acquisito un grande desiderio, stiamo semplicemente “esplodendo” con il desiderio di conseguire lo scopo.

Questi sono due concetti opposti, come spesso accade nella spiritualità. Se vengono collegati in un unico concetto, nel puro desiderio di conseguire la qualità della dazione e niente altro che questo, la preghiera scoppierà fuori da dentro di noi.

Succede semplicemente perché questo è il modo in cui siamo fatti. Tutti questi livelli sono già dentro di noi, tutti i Reshimot (i geni spirituali). Non abbiamo bisogno di attirarli o di costruirli, nel momento in cui provo a conseguire la dazione, dentro di me si crea il giusto desiderio, che alla fine eleva la preghiera.

Elevo MAN, che è composto dal Reshimot di Hitlabshut e dal Reshimot di Aviut, dal grande desiderio di conseguire lo scopo e la disperazione dal conseguirlo con le mie sole forze. Inoltre io ho anche fiducia che il Creatore lo possa fare per me, che Lui deve e che lo farà! Infatti, vedo che in base alla sequenza degli eventi che vivo, tutto è disposto come se questa fosse la sola cosa che Egli vuole e che Egli sta solo aspettando la mia giusta richiesta, cioè il desiderio correttamente formato, la vera preghiera, MAN.

MAN significa Mei Nukvin (acque femminili), che indica le due qualità basilari che sono connesse correttamente. Poi, in risposta a questo bisogno della dazione, alla delusione nelle mie forze e alla speranza per la correzione, la Luce Superiore arriva e mi porta la qualità della dazione, ed in questo Reshimo mi viene rivelato il primo quadro spirituale. Il potere della Luce che è rivestita nel Reshimo lo corregge, lo connette e lo costruisce, e mi ritrovo già nella qualità della dazione.

E’ il mio primo livello spirituale nel quale la rete generale e le connessioni tra tutti risultano chiare. Io vedo che la Luce lavora dietro le quinte, la forza della dazione che deve evocare la forza della ricezione, e gli stati che sono opposti ad essa, in questo modo sentirò il livello della mia mancanza, e domanderò di colmarla. Poi, attraverserò gli stessi stati che ho vissuto adesso al primo livello, ancora e ancora.
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(Dalla 1.a parte della Lezione Quotidiana di Kabblah del 16.01.2013, Gli Scritti del Rabash)

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Congressi: Un nuovo livello

Domanda: A quale nuovo livello dovremmo puntare prima dei congressi?

Risposta: Il nostro scopo è uscire da noi stessi, al di sopra.

Avvicinandoci assieme, noi cominciamo a sentire quanto questo ci allontana, come ci ritiriamo dentro noi stessi e non ci lasciamo avvicinare facendo un passo in più. Lo stato di repulsione rivelata, l’incapacità di andare più vicino è l’egoismo reale.

L’egoismo non è quel sentimento di cui facciamo esperienza nella vita quotidiana: a casa, al lavoro, comunicando con le persone. Questo è il piccolo egoismo animale non correlato all’ego che dobbiamo correggere.

Noi dobbiamo correggere precisamente quell’egoismo che appare durante i nostri sforzi nell’ avvicinarci gli uni agli altri. Il nostro lavoro è agire contro di esso.

Inoltre, in ogni azione successiva, l’egoismo ci allontana ancor più, e questo chiaro ammontare di pressione e la repulsione portano una persona a uno stato di disperazione. E se una persona non abbandona gli sforzi nel continuare ad agire contro questo, prendendo parte ad ogni evento, comincia a realizzare che l’aiuto può arrivare solo dall’Alto, solo se arriva una forza speciale poiché non è in grado di farcela da solo.

Di sicuro, è impossibile dirlo anticipatamente, “Non sono in grado di fare alcuna cosa, lasciate che qualcuno mi aiuti.” Per fare ciò, infatti, hai bisogno di raggiungere uno stato di disperazione. Ma questo avviene solamente quando hai messo ogni sforzo, riempito la misura della seah (“seah” è un’antica unità di misura) e neanche ancora hai raggiunto niente. Supponi di aver riempito l’intero “bagaglio” o “bicchiere” con i tuoi sforzi e poi al massimo, all’ultimo step tu percepisci: ”Questo è tutto! Solo dall’Alto posso ricevere l’aiuto, solo questo mi può aiutare.” E’ il momento in cui una persona ha un’opportunità di chiedere e riceve aiuto.

Puoi immaginare quanto sforzo dobbiamo fare? Ma se lo facciamo insieme, in un’aspirazione mutua, tutto accade molto velocemente, se fatto separatamente, può necessitare non solo di anni ma di incarnazioni.

Questo è il perché, usando i nostri eventi per unirci, noi continuiamo ad aver bisogno di sforzarci e preparare noi stessi a rompere lo scudo dell’egoismo, andare dietro ad esso e connetterci con gli stessi punti nel cuore. Cosi’ raggiungeremo la stessa cosa che spero gli uomini raggiungeranno al loro congresso. E così noi ci staremo unendo.
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(Dalla Lezione virtuale del 06.01.2013)

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Tra due intenzioni

Domanda: L’intenzione è un elemento indipendente?

Risposta: L’intenzione è ciò che vogliamo dal desiderio di ricevere. Oggi non abbiamo una vera intenzione; oggi possiamo solamente giudicare dove sia meglio “rubare” qualcosa, dove sia possibile godere di più: da cosa, da chi, attraverso cosa, ecc. E’ impresso nel nostro desiderio di ricevere come conseguenza della frantumazione. Ma noi non riusciamo a considerare le due opzioni, le due intenzioni: per ricevere e per donare. Possiamo solamente calcolare il maggior beneficio personale che potremmo ottenere dalle opzioni che abbiamo. Controllo i miei desideri e scelgo l’opzione più promettente. Per quel che mi riguarda la domanda è cosa posso usare per il mio personale beneficio e dove posso realizzare il profitto maggiore.

L’intenzione di donare è al di sopra di tutto questo. In questo modo, verifico me stesso rispetto agli altri. Allora la mia domanda sarà diversa: come posso servire gli altri per donare loro il massimo che posso? Si tratta di un calcolo completamente diverso. Come posso riuscirci? Per riuscirci devo percepire gli altri e non me stesso: cosa è bene per lui? Cosa vuole? Di cosa ha bisogno? Devo essere reciprocamente incorporato in lui, perché in che altro modo sarebbe possibile ponderare tutte le opzioni?

Al fine di appagare il desiderio di donare, dobbiamo costantemente avanzare verso l’incorporazione negli altri fino a quando non raggiungeremo il vero amore. Ci troviamo sempre davanti ad un dilemma lungo i livelli spirituali, come se fossimo di fronte a due modi di chiarirsi – ci chiudiamo nel guscio e ci eleviamo di nuovo alla Santità.

Oggi, durante il periodo della preparazione, essendo al di sotto del Machsom (la Barriera), non siamo ancora entrati in questo livello. Studiamo e ci muoviamo in un gruppo, che poi diventerà per noi proprio un gruppo sacro. Qui è dove avanziamo, avanzando verso “l’Esodo dall’Egitto” al fine di elevarci con una considerazione altruistica e non egoistica.

Questa sarà la nostra nascita spirituale. Lo stesso si ha con un bambino che nasce ed incomincia a respirare, a mangiare, e a percepire il suo corpo. Dopo essere nato, il corpo incomincia a funzionare in base ad un nuovo chiarimento che prima non esisteva – un chiarimento più consapevole. Anche noi vogliamo passare ad un nuovo intendimento, nel nostro corpo e nel nostro desiderio.
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(Dalla 4.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 08.01.2013, “600,000 anime”)

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Il Vostro invito personale alla Luce

Domanda: Quale stato un uomo deve attraversare quando si trova al livello più basso di discesa e cosa dovrebbe fare in quel momento? Qual è il nostro errore?

Risposta: Se cado sul fondo della discesa, allora in questo punto critico di massima caduta non posso fare nulla da solo. E’ come se fossi neutralizzato da tutta la Luce che opera su di me.

La luce opera su di me durante tutte le fasi del mio sviluppo (La Luce Circostante 1), e sotto la sua influenza io discendo. La sua azione mi porta alla mia discesa aggiungendomi un desiderio corrotto. Alla fine mi ritrovo al punto più basso nel quale non posso fare nulla. Non ci sono mezzi attraverso i quali posso ascendere; mi ritrovo sotto la totale influenza dell’ego.

Ma nel momento in cui incomincio ad elevarmi, almeno un pochino, grazie alla distanza tra il mio nuovo stato e lo stato in cui mi trovavo, io devo già fare qualcosa di indipendente. Mi elevo al primo livello con l’aiuto del gruppo, ma grazie al livello in cui mi sono elevato, adesso devo iniziare a fare qualcosa da solo: elevare MAN, una preghiera, una richiesta, per spingere me stesso. Io devo attirare la Luce da solo per dare il via alla sua influenza, in base ad un mio invito e non attraverso qualcun altro.

Non mi posso svegliare e tirarmi fuori da questo punto bassissimo da solo e senza aiuto: “Un prigioniero non può prestarsi soccorso da dentro una prigione”. Ma nel momento in cui mi elevo un pochino con l’aiuto degli amici, posso già andare avanti da solo. Non sono più un prigioniero che è tenuto in catene! Ho un amico che dall’esterno mi aiuta ad uscire da questo buco.

Ma se, dopo che sono stato aiutato ad elevarmi un pochino, sono troppo pigro e non mi sforzo, se non mi rivolgo immediatamente alla Luce che Corregge, ma aspetto e mi innalzo semplicemente in base al momento, con l’aiuto dell’ambiente, allora non attirerò a me dei nuovi poteri spirituali.

Nel momento in cui mi arriva un’opportunità, devo immediatamente lavorare su me stesso. Altrimenti il Creatore mi aiuterà ad uscire dalla buca una o due volte e poi mi abbandonerà perché non faccio nulla da me. Egli mi manda l’aiuto: attraverso il gruppo, gli amici, in modi diversi, ma se io non rispondo sufficientemente, Egli mi abbandona.

Ne consegue che Egli aggiungerà della negatività e della sofferenza nel punto bassissimo in cui sono caduto, sotto forma di diversi problemi corporali, di modo che alla fine comprenderò che non ho scelta e che mi devo elevare. Vedrò che ne vale la pena sforzarmi un po’ e progredire per le più semplici ragioni corporali.

Proverò a sfuggire dalla materialità verso la spiritualità perché mi sento male nella mia vita quotidiana.
In questo caso, non mi eleverò attirando la Luce che Riforma, ma grazie alle quotidiane sofferenze corporali.
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(Dalla 1.a parte della Lezione Quotidiana di Kabbalah del 07.01.2013 “Introduzione allo studio delle Dieci Sefirot”)

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Il Congresso delle donne: Un unico desiderio

Domanda: Che cos’è l’unione del desiderio?

Risposta: Il desiderio non si riferisce ai desideri di questo mondo: cibo, sesso, famiglia, denaro, potere, e conoscenza, ma al desiderio di unirsi, per uscire da se stessi, per dare.

Dobbiamo sforzarci di ottenere un desiderio enorme che tutti noi vogliamo. E quando, avendo superato noi stessi, noi tutti desidereremo la nostra unione, riceveremo la Luce superiore che ci connetterà e formeremo un’anima comune, un sistema comune spirituale. In esso, inizieremo ad esistere.
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(Dalla lezione virtuale del 06.01.2013)

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Una formula per la vita

I Kabbalisti hanno scritto i loro libri per due tipi di persone: per il gruppo chiamato “il livello degli antenati” persone come loro che avevano raggiunto la spiritualità e che si sarebbero arricchiti con questi testi e si sarebbero connessi in modo di poter compiere delle correzioni nel sistema generale, e quindi preparando la nostra ascesa, e hanno scritto anche per “il livello dei figli”, che siamo noi, in modo di darci qualche cosa alla quale poterci aggrappare e per mezzo della quale poter attirare la Luce che riforma.

Siamo nello stesso sistema, ma non possiamo evocare la sua influenza su di noi. Nel frattempo ci influenza da se, e avanziamo attraverso le sofferenze. Ma se noi evochiamo le Luci, noi sbrighiamo i tempi e avanziamo più velocemente facendo più facile il cammino.

Come possiamo fare questo? In base agli avvertimenti dei Kabbalisti noi facciamo diverse azioni che sono uguali in qualità a quest’avvertimento. Il loro attributo è la dazione e in base al livello e allo stato in cui ci troviamo, noi dobbiamo esprimere se siamo pronti per donare. Ci diamo dei “doni” uno all’altro, ci connettiamo, parliamo di questo durante le lezioni e chiariamo le parole dei Kabbalisti. E allora le nostre inclinazioni, desideri e sforzi si adattano al sistema che loro descrivono. Vogliamo sapere che cosa studiamo; vogliamo che ci venga rivelato, e allora le Luci vengono a noi; non sono ancora rivelate, ma “circondano” e ci avvicinano alla rivelazione.

Perciò, tutto il nostro lavoro, tutta la nostra vita e tutta la nostra esistenza devono avere l’anelo di evocare la Luce che riforma. Questo è chiamato “studiare la Torà”. È detto: “Ho creato l’inclinazione al male, ho creato la Torà come spezia per esso, poiché la Luce celata in esso rimanda la persona alla Fonte”. Noi operiamo in conformità a questa formula. Dobbiamo esaminare tutti i suoi componenti per usarle in maniera adeguata in modo che riformino ogni componente e la formula come un insieme.
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(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 24.05.2012, “Introduzione allo studio delle dieci Sefirot”)

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L’ultimo cancello

Noi vediamo che I Kabbalisti ritornano sempre agli stessi principi. Non ci sono molte regole nella spiritualità. Uno e lo stesso stato di ascese e discese, cosi come i loro motivi, ci ritorna in diverse maniere, ma essenzialmente è lo stesso principio tutto il tempo. Non riceviamo una nuova forza finché non arriviamo a una vera carenza.

Un servo del Creatore è una persona che cerca costantemente nuove forme di avvicinarsi a Lui. Quest’avvicinamento involve l’acquisizione di un nuovo vaso, il desiderio di donare, che va contro il nostro desiderio.

Una persona che inizia a studiare non comprende ancora che cosa significa “a favore” o “contro” il desiderio. Cosi continua finché scopre che acquisire la spiritualità è sia facile sia difficile. Passa molto tempo prima che inizi a sentire di che cosa si tratta.

È come un periodo interiore latente che traspira segretamente all’interno, a causa del quale una persona partecipa passivamente nel lavoro spirituale. Lui immagina ancora la spiritualità come a qualcosa di gradevole per il proprio egoismo, un’acquisizione che gli darà conoscenza, potere superiore sugli altri e riempirà tutti i suoi desideri. È questo il motivo per il quale arriva, avendo perso la fede di riempirsi in questo mondo. Per questo decide di ricevere riempimento spirituale.

Tutti pensano nella stessa maniera. Altrimenti, perché studiare? È cosi che tutto è organizzato dall’Alto, dalla natura, per attrarre una persona. E anche se tu dici un’altra cosa a una persona, non ti ascolta. Ma questa bugia benefica trattiene la persona durante questo periodo nel sentimento che sta per ricevere sempre di più nel suo desiderio di ricevere, nel proprio ego. Non ascolta veramente quello che gli viene detto, e anche se ripete spesso “il desiderio di dazione”, “fede sopra la ragione”, lui non sa veramente che cosa sia.

Lui attribuisce a queste nozioni la propria interpretazione interiore, ed è incapace di percepire altrimenti. Lui continua cosi, finché, grazie allo studio della saggezza della Kabbalah, e alcuni colpi di luci qua e là, lui inizia in qualche modo a comprendere il vero significato di certi concetti come il desiderio di donare, l’amore per gli altri, e innalzarsi oltre gli scopi egoisti.

Continua a sentire sempre di più ed è pronto per raggiungere la dazione. All’inizio è un consenso generale teoretico, qualcosa di astratto; dazione su tutto il mondo, umanità, il Creatore. Questi concetti sono piuttosto vaghi, sono distanti dalla persona stessa, dal suo cerchio, dalla sua realizzazione.

Per questo motivo è pronto a “Portare contentezza al suo Creatore”. Ma quando si arriva alle azioni pratiche, alla sua necessità di “amare il prossimo”, i suoi amici, non è pronto per questo. E a questo punto c’è ancora un grosso bisogno di lavoro necessario.

E ancora una volta, la Luce Superiore opera su di lui, cambiando i suoi vasi, finché inizia a sentire che la dazione si realizza all’interno del gruppo. Il Creatore chiede che realizziamo l’amore verso gli altri, il più possibile.

Questo è senz’altro una bugia, ma è un inizio. Ma quella persona diventa un servo del Creatore – se lui infatti esegue delle azioni che lo conducono finalmente al desiderio di donare. Senz’altro non è la persona che crea questo desiderio di donare, non è una conseguenza diretta delle sue azioni. E’ come se lui piantasse dei semi e vedesse che non spunta fuori niente. E continua a non avere dei risultati, il che gli causa dispiacere.

Allo stesso tempo lui vede un successo parziale, un poco più di comprensione e sentimento. Alla fine, comunque, lui arriva a “quelli che spargono lacrime” e vede che il proprio lavoro non lo porta a niente che all’appello, alla richiesta, alla preghiera per il Creatore. Quando arriva a questo stato, è chiamato “una preghiera di molti” e apre i cancelli del Cielo. Tutti i cancelli sono chiusi, tranne il cancello delle lacrime, che si apre. Questo è quanto scopre una persona.

“Cancelli” (“Shearim” in ebraico), viene dalla stessa radice della parola “dedotto” – (Meshuar) e indica il modo nel quale una persona immagina l’attesa ricompensa. Lui vuole ricevere qualche cosa in tutti questi cancelli, qualsiasi cosa diversa dalla dazione, e sulla dazione lui piange poiché si rende conto di non poter raggiungerla da solo. E inoltre non la vuole realmente ottenere finché non comprende la sua importanza.

Quindi una persona versa infatti molte lacrime finché costruisce il cancello delle lacrime, finché finalmente finisce di costruirlo desiderando la dazione e non riuscendo a raggiungerla. E per questo motivo è forzato a volgersi verso il Creatore. Fino a questo momento non aveva bisogno di Lui, ma adesso vede che il Creatore è necessario.

E come risultato, lui vuole la dazione e può riceverla unicamente dal Creatore. Arriva a tutto questo nel gruppo perché è impossibile altrimenti, e allora lui “raccoglie il frutto” . La Luce che Riforma viene e lo connette con gli amici e dentro di loro il Creatore è rivelato. Allora la persona si “rallegra” nel frutto del proprio lavoro spirituale. Questo è il percorso del servo del Creatore.
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(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 27.02.2012, Gli scritti di Rabash)

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L’arma più forte

Baal HaSulam, “La saggezza della Kabbalah e la filosofia”: Similmente, tutte le immagini fisse che conosciamo e usiamo per indicare materiali sono inconsistenti e non esistono nel loro proprio significato. Soprattutto, loro solo si vestono e si spogliano delle forme sotto l’influenza di condizioni come il caldo o il freddo.

Durante la lezione noi pensiamo riguardo alla forza che “dirige” il materiale che realmente non esiste. Se durante la lettura stiamo insieme, noi costantemente penseremo al gruppo unito e vorremmo scoprire la forza generale tra noi, allora scopriremo un mondo integrale e vivremo in esso più chiaramente, più emozionalmente e in una maniera più intensa che la nostra vita attuale.

Questa non è fantasia. Evoca queste forze. Ora stai guardando agli amici dormendo e loro ti guardano alla stessa maniera. Allora evoca queste forze insieme e comprenderai che esistono mondi tra voi e che tutto dipende dalla vicinanza e unità nella mente e nei sentimenti, nel vostro anelare e nell’inclinazione, nel desiderio di sentire l’essenza insieme. Improvvisamente vedrai come le forze astratte diventano qualcosa di reale e concreto.

Precedentemente avevi prestato attenzione a “sgrezzare” le forze corporali: caldo, freddo, pressione, ecc. Ma esistono forze più sottili e potenti in una persona persino quelle che operano nel micro-mondo a livello subatomico. Queste forze sottili ti rivelano la vera materialità. Quando entri in questo campo, scopri che è l’inizio e la fine di tutto, che tutta la creazione è qua nel suo piano. Qua, comunque, non c’è niente tranne che la falsa, artificiale, esterna immagine che è costruita per confonderti e farti focalizzare sulla correzione da falsi incentivi senza prendere il tuo libero arbitrio e quindi non trasformarti in un robot.

Questa realizzazione dovrebbe focalizzarci nello scopo principale, sullo sviluppo delle forze che esistono tra noi. Loro sono le nostre “armi” contro il male, contro tutti i problemi. Anche nel tuo mondo immaginario le forze subatomiche sono molto più forti delle forze ordinarie del macro-mondo. Molta energia è richiesta per causare una collisione tra particelle. Noi, comunque, entriamo nel campo delle nostre forze personali che operano tra gli amici. Questa è una tale grande intensità che non può essere misurata dai mezzi che deteniamo in questo mondo.

E’ una forza reale. Noi dobbiamo solo raggiungerla e apprendere come gestirla, giacché non sarà rivelata senza un’intenzione di dare, per il bene degli altri.

Domanda: Questo significa che ci sono forze in me che mi consentono di scoprire una nuova realtà? Come posso trovarle?

Risposta: Comincia ad agire, esercitati, ripara le connessioni con gli amici e attraverso questo consentigli di connetterli a te. Comincia ad evocarli allorché loro ti imprimeranno l’importanza dello scopo. Noi dovremmo fare questo sforzo tutti i giorni, ogni momento, perché il desiderio di ricevere si rinnova continuamente e ci chiede di rinnovare le nostre relazioni, per intero Ha-Va-Ya-H. Questo è tutto il nostro lavoro.

Se evochi e sistemi le forze che ti connettono con gli amici il più correttamente possibile, la forza della dazione e la forza della ricezione, scoprirai che le relazioni tra voi sono molto più importanti che il mondo corporale.

Arriverà, giacché studi e ti aspetti la Luce che Riforma ed essa t’influenzerà. Improvvisamente scoprirai che le relazioni tra voi sono la cosa più importante e allora comincerai a scoprire una nuova materia spirituale, che è molto più reale e concreta che quello che ti circonda oggigiorno. Sarà così potente, pesante e reale che la figura temporanea e immaginaria di questo mondo si dissolverà sul suo sfondo.
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(Dalla 4° Lezione quotidiana di Kabbalah 18.12.2012, “La Saggezza della Kabbalah e la Filosofia”)

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