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Il posto per il Lavoro è tra i cuori

Domanda: Noi ci troviamo nello stesso stato di una nascita. Una nascita è un’azione concreta che avviene oppure no. Tuttavia, se adesso ponessi questa domanda ai miei amici, riceverei ogni sorta di risposta, come se qui ci fossero diverse sfumature di grigio. È così che dovrebbe essere, oppure è solo una delle due, bianca o nera?

Risposta: C’è un ottimo esempio per questo, l’esodo dall’Egitto. Esso si può riferire ad una singola persona che include tutte queste qualità dentro di sé, dato che tutto il mondo è dentro di lei, oppure, può anche essere visto come l’esodo di molte persone di tutti i tipi, tra cui ci sono uomini e donne, anziani e bambini, neonati, persone legate alla nazione di Israele,  Egiziani, una cosiddetta “moltitudine mista”.

In questa folla, ci sono quelli che sognavano questa fuga da molti anni ed alcuni che seguono i loro parenti. Ci sono bambini e neonati che vengono portati fuori dai loro genitori. Ci sono anziani di cui nessuno si sarebbe occupato se fossero rimasti. Ci sono quelli che hanno visto la folla fuggire e solo allora hanno deciso di unirsi.

Ma ci sono quelli che vanno a capo della folla, che sono determinati a scappare e davanti a tutti loro Mosè guida il cammino. Ovvero, noi vediamo che tra quelli che arrivano al Monte Sinai ci sono tutti i tipi di persone; ed all’interno di una singola persona che raggiunge questo stato della prima unione al di sopra della montagna dell’odio tra sé ed i suoi amici, ci sono anche una moltitudine di desideri e pensieri, dall’elevato punto nel cuore che la conduce come l’antenato, Mosè, fino ai desideri più approssimativi ed inutili.

Alla fine è necessario che tutti loro, così diversi, ognuno confinato all’interno della propria gamma di desideri, di pensieri e di intenzioni, siano pronti per la connessione reciproca nello stesso modo in cui noi, essendo sotto il Machsom, siamo capaci di farlo. Certamente, tutto questo sta succedendo in un mondo di inganni per il fine egoistico, Lo Lishma, ma non ci è richiesto ancora altro.

Bisogna capire che l’approccio spirituale non è per niente difficile, ma molto semplice. Il problema è che noi non siamo diretti alla spiritualità! Io non sono diretto all’unione! Se io fossi capace di restare nell’aspirazione per l’unione per poche ore, l’avrei raggiunta. Tuttavia, non la voglio e trascorro delle ore in tutte le altre cose possibili eccetto la spiritualità, così alla fine, una vita sola non è abbastanza per raggiungerla.

Il problema è che noi continuiamo a dimenticare dove abbiamo bisogno di applicare gli sforzi. Se applichi lo sforzo nel posto corretto, allora non importa se hai pochissima acqua, ma la stai utilizzando per innaffiare un seme piantato nella terra e questo seme butterà fuori dei germogli. Mentre se tu hai molta acqua, ma la versi sulla sabbia del deserto, allora non viene fuori niente da essa.

Ecco perché tutto il problema risiede nella qualità dell’intenzione. Mentre nella quantità, noi la stiamo più che riempiendo, girandoci intorno, facendo qualcosa e restiamo soddisfatti perché abbiamo usato tutta la nostra forza. Tuttavia, se vedessi come è davvero, capiresti che non hai fatto assolutamente niente nel posto giusto. Questa è tutta la questione. Questo è ciò su cui lavoriamo e tutto dipende da questo.

Ognuno è già troppo pieno di conoscenza teorica, di scienza e di articoli. Quello che resta è applicare lo sforzo nel posto giusto, solo tra i cuori ed allora avremo successo. Nel nostro stato oggi, possiamo raggiungere questo nel giro di poche ore in maniera da toccare almeno il vaso spirituale e poi tutto sarà più facile.
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(Dal Congresso di Arava, Lezione 4)

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Una Lettera senza indirizzo

Domanda: Nel congresso di Arava noi dobbiamo ricevere una mancanza per il desiderio di ricevere …

Risposta: Non abbiamo bisogno di nient’altro che questo. Sembra che questa sia solo mezza strada, ma infatti, è metà della moneta, l’altra metà della quale viene fornita dal superiore. È sufficiente per noi desiderare di unirci in modo da raggiungere la dazione reciproca per dare al Creatore.

Noi lo chiamiamo “un bisogno per la mancanza”, ma non sentiamo ancora un desiderio di raggiungere l’unità poiché per mezzo di questo noi potremmo dare al Creatore. Quindi, costruiamo una mancanza composta, fatta di un doppio amalgama. Non abbiamo intenzione di accontentarci di un bisogno per una mancanza in modo da sentire questa mancanza durante il prossimo congresso.

Il bisogno per la connessione ci porterà alla dazione nel gruppo, e c’è un altro bisogno, quello di dare al Creatore. Entrambi hanno relazione con la stessa intenzione.

Domanda: Noi dobbiamo desiderare la perfezione e questo ci fornirà il giusto desiderio. Come possiamo essere sicuri che l’immagine della perfezione non ci nasconda il bisogno di una mancanza?

Risposta: Noi vogliamo raggiungere il desiderio di dare per unirci, quindi possiamo portare il nostro desiderio di dare al Creatore e raggiungere l’adesione con Lui. In un modo o nell’altro, è tutto allineato su un solo “spiedo” ed è su una sola linea. Non dovresti trovare nessuna differenza qui. Pensa un po’ a questo e vedrai che qui non c’è nessun problema.

Se menzioni la parola “dazione” tu continui a tracciare la linea verso il Creatore, senza fermarti sulla strada. La dazione richiede la connessione con gli amici perché solo questo richiamerà la Luce circostante che porta l’attributo della dazione. Perché abbiamo tutti bisogno di questo attributo? Ne abbiamo bisogno per avere una piacevole vita bestiale? No, è per raggiungere la dazione verso il Creatore. Perché abbiamo bisogno di dare al Creatore? Forse lui non ne ha bisogno per niente? No, Lui non ha una simile mancanza.

Il nostro scopo è di raggiungere l’adesione con Lui perché attraverso questo gli portiamo l’appagamento. Noi soddisfiamo il Creatore non attraverso la dazione, ma piuttosto attraverso l’adesione.

Domanda: Come possiamo legare un bisogno per una mancanza ad un bisogno per l’adesione?

Risposta: Noi abbiamo bisogno dell’influenza della Luce Circostante, in modo tale che capiremo che la dazione è la soluzione per tutti i problemi. Essa ci porta a tutto quello che vogliamo raggiungere. Io voglio desiderare di connettermi e questo è ciò che chiedo al Creatore, la Luce che Riforma. Ma a che scopo?

Io voglio desiderare di connettermi per raggiungere l’adesione con il Creatore. Quest’adesione è parte del mio cammino, parte del calcolo. Quindi, la richiesta non può essere completa se i tre elementi non sono uniti in essa: Israele, la Torà ed il Creatore. Questa è la natura dei nostri desideri e noi abbiamo solo bisogno di capirlo. Poi vedrai, tu hai bisogno di aggiungere il Creatore alla tua richiesta, altrimenti non c’è ragione di connetterci nel nostro mondo. Tu non lo vuoi, non sei venuto a studiare la Kabbalah per connetterti con gli altri in una protesta sociale.

Quindi, quando scopri il tuo desiderio pienamente, pervieni alla formula: “Israele, la Torà ed il Creatore sono uno”. Solo una parte della frase, una parte del chiarimento non è abbastanza. Quando usciamo nel deserto, esso deve finire con la parola il Creatore perché è da Lui che riceviamo il potere di realizzare i cambiamenti, il potere della ragione, la consapevolezza e la comprensione. Tutto proviene solo da questa fonte e così le nostre richieste devono finire con essa.

Altrimenti, è come mandare una lettera senza indirizzo. Se lo fai, non importa cosa scrivi, chiaramente non avrai risposta e la lettera si perderà a metà strada.
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(Dalla 4° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 14.02.2012, “Introduzione allo Studio delle Dieci Sefirot”)

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Stiamo aspettando il Congresso di Arava?

Domanda: Ci sono migliaia di studenti nel mondo che leggono con noi Lo Zohar durante la lezione del mattino. Questa è una forza molto potente e di alta qualità. Perché non sentiamo il risultato dei nostri studi? Perché non arriva ora la correzione? Perché dobbiamo aspettare il congresso di Arava?

Risposta: Non c’è alcun bisogno di aspettare il congresso! La correzione può arrivare proprio ora. Lo può veramente! Tutto dipende dai nostri sforzi non dal tempo e dal posto.

Comunque visto che esistiamo in uno scenario spirituale che è chiamato mondo, possiamo essere impressionati non dai cambiamenti nei desideri e nelle intenzioni ma dalle azioni esteriori.

Dopo tutto cosa sono i nostri corpi, mani, gambe e tutta la materia che vediamo attorno a noi? Sono i nostri desideri. Solamente questi sono desideri di livello inanimato che ci permettono di lavorare con loro anche senza intenzioni. Noi li prepariamo e riceviamo delle impressioni da loro.

Comunque sia questi sono dei desideri! E noi li usiamo perché ci esistiamo dentro. Quando avanziamo ad un grado superiore non sarà importante essere ad un congresso di Arava o nel mezzo della confusione di un mercato.
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(Dalla seconda parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 16.02.12, Lo Zohar)

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Basta con le distanze

Domanda: Sto realizzando improvvisamente che siamo in un Congresso ogni giorno. E’ questa la luce circostante? Come possiamo trasmetterla agli amici sparsi per il mondo?.

Risposta: Ognuno è mutualmente collegato e lo sente. Sono in collegamento con molte persone e loro mi dicono riguardo alle loro forti impressioni, speranze, preoccupazioni, ed intenzioni… e questo è bene.

Sono felice del fatto che prendiamo molto seriamente quello che verrà. Questo E’ diverso da ogni altro Congresso. Oggi assume una forma completamente differente. E’ lavoro duro, tenendo anche conto del tempo necessario alla preparazione. Dobbiamo fare sforzi grandi e seri, consapevoli della responsabilità speciale che abbiamo. Il congresso sta diventando più un posto dove esercitare noi stessi che non un momento di intrattenimento, ed io sono molto felice di questo.

Tutti lo sentono. Centinaia di amici stanno venendo dall’estero per i tre giorni del Congresso di Arava. Quello che importa non sono il numero dei giorni ma la qualità e l’essenza delle azioni che si faranno. Sono molto impressionato e motivato da questa risposta. C’è ancora una settimana, e dobbiamo usarla per prepararci. Dobbiamo radunare tutte le speranze, quanto più chiaramente ci sia possibile.

Veramente non conta la partecipazione fisica. Non importa dove siano gli amici, essi proveranno a percepire la frequenza generale e non dovranno comprare biglietti aerei.Sentiremo comunque di esserci radunati in un posto, visto che il “posto” è un desiderio. Se è un desiderio vero, non senti per nulla la distanza fisica. Ti dimenticherai del tuo corpo proprio come in quei rari momenti di stupore, quando rimane solo lo spirito.

Spero veramente che ci connetteremo e che fermeremo la dipendenza dai chilometri che separano i nostri corpi. In ogni posto nel mondo puoi danzare con noi nel deserto ed essere con noi nel tuo cuore e nella tua anima. E’ veramente così. Non ci sono distanze ogni cosa è determinata dal desiderio.
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah  15.02.12, “Introduzione allo studio delle dieci Sefirot”)

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Io cerco i miei fratelli

“La preghiera del povero” è esattamente quello di cui abbiamo bisogno se vogliamo andare a un’azione tale come un congresso nel deserto, a cercare la giusta carenza, la necessità. Dopo tutto, non abbiamo bisogno di altro oltre la carenza. Esistiamo nella Luce di Ein Sof, nel desiderio di donare del Creatore. Ma non abbiamo un vaso che possa ricevere questa dazione.

Ma è questo di cui abbiamo bisogno. Come possiamo essere sicuri che il Creatore desidera donare a noi? La Torà parla dell’inizio del percorso spirituale: “E un certo uomo lo trovò, e si trattenne, stava vagando nei campi. E l’uomo gli chiese: “Chi cerchi?” e lui disse “I miei fratelli” – la connessione con gli altri. Come possiamo raggiungere questa connessione se tutti sentono odio verso gli altri e non sanno dove sono, non comprendono di mantenere la loro bestialità, andando nei campi a caccia o con il gregge, mentre colui che vuole somigliare al Creatore sta cercando un umano (che somiglia al Creatore) e vuole vedere la parte “umana” in un altro?

Come risultato la persona inizia a scoprire l’esilio, il Faraone, e il bisogno di lasciare il suo controllo. Tutto questo è rivelato nella connessione tra le persone.

Perciò, se vogliamo andare fuori, a “un campo benedetto dal Creatore”, per poter fare questo lavoro e per sentire che siamo nel deserto e raggiungere la connessione, allora, in quella connessione possiamo rivelare che ci odiamo l’uno con l’altro e che il Faraone, quel serpente, è tra di noi.

E questo evocherà in noi la richiesta di aiuto al Creatore. Speriamo che questo accada.
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(Dalla seconda parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 02.02.2012, Lo Zohar)

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Avere una piccola carenza

Domanda: Che posso fare se gran parte dei miei pensieri è rivolta ai beni materiali: come guadagnare soldi, la mia famiglia e la mia posizione agli occhi degli altri, pensando scarsamente alla spiritualità.

Risposta: Questo va benissimo se sai già che tutti i tuoi pensieri sono riguardo a te e di non essere d’accordo su questo, ma non riesci a farci niente. A questo punto hai già l’opportunità di scoprire che c’è una forza addizionale oltre a te stesso, l’insegnante, il gruppo, e il mondo intero.

C’è una forza occulta che crea questa relazione egoista tra di te e gli altri, e solamente essa può cambiare la relazione in una corretta.

Ti manca solamente un pensiero, uno scrutinio: È necessario cambiare questa relazione? Perché ne hai bisogno? Non hai abbastanza consapevolezza di quanto tu hai la voglia di vincere e non riesci fare altro che pensare a te stesso, e non sopporti di non poter superare questi pensieri. Dopo, da questo sentimento interiore che ha raggiunto un’alta pressione, è nato un urlo, al quale risponde la Luce che riforma.
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(Tratto dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 13.01.2012, Shamati n.153)

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Il potere del silenzio

Domanda: Questo fine settimana trascorreremo un “Sabato Silenzioso”. Che cosa dovrebbe essere questo silenzio?

Risposta: Questa usanza di stare in silenzio è venuta al mondo proprio dai kabbalisti. E’ usata come un esercizio in varie pratiche che non hanno a che fare con il nostro sentiero e che sono generalmente nel campo della psicologia.

Quando una persona vuole capire qualcosa di nuovo, concentrarsi su qualcosa di nuovo, ha bisogno di stare in solitudine. Egli può correre via da tutti in qualche posto dove è solo fisicamente. Oppure può trovare la solitudine interiore ovvero un certo spazio dentro di me dove nascondermi dagli occhi degli altri, anche se fisicamente circondato da molte persone. Questo ha a che fare con tutti i livelli di una persona.

Così, noi vogliamo fare un esercizio simile, facciamo un “impegno del silenzio” per questo ci tratteniamo dal parlare. Ci sono periodi speciali in cui le persone studiano maggiormente la Torà , scavano più profondamente nel materiale, osservano vari digiuni. Questi metodi tirano fuori una persona dalla consuetudine, dalla routine, e la aiutano a vedere se stessa ed il mondo in un modo un po’ differente. Gli permettono di concentrarsi ed a mettere a fuoco l’interiorità.

“Un Sabato Silenzioso” non significa che nessuno apre bocca. Ma che quando parliamo – parliamo solo dello studio e su quanto ne pertiene. E parliamo solo quanto necessario e se non ce né bisogno, pensiamo riguardo a qualche domanda piuttosto che parlarne. Dopo tutto, le parole mettono a nudo l’ anima di una persona rivelando i più reconditi segreti del suo cuore. E quindi, non dovremmo parlare salvo che per il bene della correzione.

Ecco come trascorriamo questo Sabato. Tutte le lezioni ed i pasti saranno tenuti secondo la pianificazione consueta e ogni persona cercherà di limitasi al massimo delle sue possibilità, tentando di non parlare ma solo di pensare.

La concentrazione nel pensiero, la messa a fuoco interiore, hanno un effetto molto maggiore nel mondo che non le parole. Dopo tutto, il pensiero è una forza decisamente più elevata della parola. Questa è la forza più grande in una persona e quindi è la più efficace nel sistema generale della realtà. Precisamente è l’inizio della catena “Pensiero, Parola, Azione”.

Quindi speriamo che tagliando le conversazioni al minimo, ci innalzeremo ad un livello più alto di dazione.
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(Dalla quarta parte dalla Lezione quotidiana di Kabbalah 11.01.2012, “La Libertà”)

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Non fatevi Idoli

Baal HaSulam, “Introduzione allo studio delle dieci Sefirot“(37): Di fatto, fino ad oggi c’è stato un vero muro fortificato attorno a questa saggezza. Molti hanno cercato di iniziare a studiarla, ma non hanno potuto continuare per mancanza di comprensione a causa dei nomi corporei. Ecco perché io ho lavorato sulle interpretazioni, Panim Meirot e Panim Masbirot, per spiegare il grande libro, “L’albero della vita” di Ari, trasformando le forme corporee in astratte e stabilire quali sono le leggi spirituali, al di sopra del tempo e dello spazio. Così, ogni novizio può capire le questioni, le loro ragioni e le spiegazioni con la mente chiara e con grande semplicità …

Diventa un problema reale se le persone percepiscono l’insegnamento della Kabbalah nel suo senso esterno ed assegnano significati materiali alle forze spirituali. C’è un comandamento che impedisce la creazione di immagini e idoli. Questo è esattamente ciò che ha spinto Abramo ad uscire dal regno materiale e ascendere al mondo spirituale.

C’è ancora il rischio di tornare indietro ed adorare gli idoli se ci capitasse di assegnare qualsiasi essenza spirituale agli oggetti materiali o alle azioni. Molte persone pensano che certi oggetti possiedono dei poteri spirituali: fili rossi, acqua santa, icone, ecc. In numerose occasioni, le persone usavano a portare tali oggetti dal mio insegnante Rabash, e io glieli davo sempre indietro a coloro che volevano tenerseli, dato che lui mai li avrebbe tenuti per sé.

Le persone sono inclini ad assegnare proprietà spirituali a lettere, immagini, oggetti, animali e ad altre persone. Ci sono molti oggetti di culto. Un’aura spirituale viene attribuita anche a varie azioni. In realtà, non c’è alcuna forza spirituale in qualsiasi tipo di oggetto materiale. Essa si nasconde solo all’interno delle intenzioni di una persona quando essa interagisce con la luce che riforma.
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(Dalla quarta parte della Lezione uotidiana di Kabbalah del 15.01.2012, Introduzione allo Studio delle dieci Sefirot)

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La destra avvicina e la sinistra respinge

È scritto: “Non c’è nessuno tranne Lui”, che significa che non c’è altra forza nel mondo (non c’è altro potere, oltre la sola Forza Superiore, né nelle più piccole azioni, né nell’intero universo in generale), che abbia la capacità di fare qualcosa contro di Lui. E quello che l’uomo vede, che ci sono cose nel mondo che negano la Più Alta Sovranità (il potere del Creatore su di me), la ragione è che questo è il Suo volere.

Noi ci confondiamo quando presumibilmente pensiamo che a prendere decisioni ci siano amici, un gruppo, della gente, un grande mondo con i suoi presunti “governanti” e persino io. La Forza Superiore desidera che io la pensi in questo modo, che pensi di controllare le cose e che ci siano altre persone ed un altro potere a parte Lui.

Ed è considerata una correzione, chiamata “la sinistra respinge e la destra avvicina”, il che significa che quello che la sinistra respinge è considerata correzione. In altre parole, anche le cose che ci appaiono cattive, il rifiuto della spiritualità, del cammino e del gruppo, quando mi dimentico dello scopo e non lo voglio, quando penso che il gruppo non mi voglia, tutti questi problemi vengono solo da una forza, che regna su tutto, non importa se io lo veda oppure no. Il Creatore controlla il mondo esterno ed il mio interno, tutti i miei pensieri e i desideri.

Io voglio avanzare, unirmi ad un gruppo e attraverso il quale raggiungere la Forza Superiore, voglio rivelarlo, aderire ai miei amici e rivelare con loro la Luce Superiore, la qualità della dazione; ma anche quando mi sforzo per farlo nella forma più diretta e sincera, con tutto il mio cuore, sperimento ancora le discese e la confusione nel punto più sincero, che raramente riesco a raggiungere attraverso il duro lavoro. All’improvviso cado dal mio cammino vero e diretto.

Lo potrei capire se andassi nella direzione sbagliata e fossi riportato al cammino diretto, ma no, devio e cado quando sono già nel cammino vero e diretto.

L’uomo viene spinto lontano dallo scopo e dal gruppo, all’improvviso si confonde e perde il desiderio. Pensa che i suoi amici non siano buoni, il cammino sia sbagliato e tutto il sistema non funzioni, e non è chiaro chi abbia mai raggiunto il mondo spirituale; ma è questo genere di rifiuto che lo aiuta ad acquisire un desiderio assoluto. La prossima…

Ed è esattamente ciò di cui abbiamo bisogno. Proprio adesso ho un piccolo desiderio per la spiritualità, ma non sento che non è abbastanza. Tutti pensano che il loro cuore stia per esplodere e che siano pronti a tutto! Ma in realtà, per raggiungere il potere spirituale, abbiamo bisogno di una pressione interiore, di un desiderio interiore e di una sete molto più forti.

E noi veniamo respinti per incrementare la nostra aspirazione verso il livello sufficiente, per acquisire un desiderio completo e capire che non c’è niente che possiamo fare senza l’aiuto del Creatore.

Abbiamo bisogno di raggiungere uno stato nel quale il nostro grido passi attraverso la nostra unità, la nostra connessione e sia diretto al Creatore, con la richiesta di una forza superiore, la Luce che riporti alla fonte, la forza comune della dazione, che avvolge tutta la natura e ci aiuti! Lascio correggere la mia sola parte egoistica nella natura e la tiro in avanti.

In altro modo vedo di essere condannato, in altre parole devo raggiungere uno stato nel quale vedo di aver fatto il massimo che avrei potuto fare per il bene della mia connessione nel gruppo, di aver messo tutto il mio sforzo nel raggiungimento dell’unità, della connessione con gli amici, quelli con i quali io volevo raggiungere una connessione con il Creatore, rivelare il potere della dazione, in modo che regnasse in noi e ci riempisse con questa unica qualità.

E qui manchiamo di un grido comune verso il Creatore, la forza superiore. Noi dobbiamo sentirci persi in modo tale da essere sufficienteche un nostro solo grido; ma deve realmente provenire da uno stato di disperazione, quando vediamo che non raggiungeremo mai il successo senza il Suo aiuto.

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(Dalla 4° lezione del Congresso Mondiale Arvut del 7 Dicembre 2011)

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Lui farà quello che non ho potuto fare io

Quando cerchiamo di connetterci, cominciamo a sentire di mancare di qualche tipo di aiuto dall’Alto, perché non possiamo farlo da soli. Non possiamo né connettere, né sincronizzare i nostri movimenti, ma questa rivelazione ci da la conoscenza di Colui che può fare questo per noi. Può essere solo la forza superiore!

Poi noi riveliamo il bisogno per l’essere superiore e per il posto nel quale Egli deve agire in noi. Nel mondo spirituale funziona sempre in questo modo: io lavoro, mettendo sempre più sforzo, ed alla fine rivelo un “meno” e da questo “meno” scopro il “più” che probabilmente è ciò di cui manco.

Io rivelo sempre una mancanza, un vaso, un desiderio, contro il quale rivelo il potere, la Luce, che può fare quello che io non posso. Non importa quanto ci abbia provato, non ci sono riuscito. Così arrivo alla conclusione che sono incapace di farlo, ma allo stesso tempo vedo Chi può.

Ecco perché i nostri movimenti cominciano nella direzione negativa e causano in noi delusione, stanchezza e collera. Dall’esperienza di tutta la nostra vita non possiamo capire come questo possa avvenire. Nel nostro egoismo agivamo differentemente: chi fa uno sforzo vince, ha successo e riceve una ricompensa.

Riguardo al mondo spirituale è detto: “Ho lavorato ed ho trovato” e non “ho vinto”, “guadagnato” o “rubato”. Ciò significa che non ho raggiunto questo usando il mio potere, quando comincio un’azione e la finisco.

Qui funziona differentemente, grazie ai miei sforzi raggiungo un certo limite, quando niente riesce bene e cado nella disperazione, lascio e non voglio niente, sentendomi completamente deluso e solo allora, se mi muovo di un millimetro in avanti, rivelo che c’è una forza che può farlo!

Questa forza si nasconde deliberatamente, finché non raggiungo uno stato di totale disperazione. Baal HaSulam scrive nella sua lettera: “Non c’è un momento più felice nella vita di una persona di quando raggiunge il limite delle sue forze e vede che non ha successo”, dato che solo allora può elevare una preghiera e gridare. L’uomo sa a chi si deve rivolgere, solo allora Lui gli sarà rivelato.

Inoltre sa di non avere scelta, che deve gridare, infatti non è richiesto nient’altro che questo grido.
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(Dalla 2° lezione del Congresso Arvut nel Deserto di Aravà, del 18.11.2011)

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