Pubblicato nella 'Il senso della vita' Categoria

Vivere o non vivere, questo è il problema

“Essere, o non essere, questo è il problema”, meditava il principe Amleto nella cosiddetta “scena del convento” dell’opera teatrale di William Shakespeare Amleto. Ogni anno, in tutto il mondo, circa 800.000 persone rispondono negativamente a questo quesito e si tolgono la vita. Peggio ancora, il suicidio è una delle principali cause di morte tra i giovani. Perché le persone, soprattutto i giovani, si tolgono la vita? È possibile rafforzare il loro desiderio di vivere?

Gli autori del Talmud hanno scritto: “Per due anni e mezzo, la Casa di Shammai e la Casa di Hillel hanno discusso. Da una parte dicevano: “È meglio che l’uomo non nasca affatto”, e dall’altra parte dicevano: “È meglio per l’uomo nascere piuttosto che non nascere affatto”. Essi conclusero: “È meglio per l’uomo non nascere, ma una volta nato occorre che ponga attenzione alle sue azioni» (Eruvin 13b). In effetti, se un alieno dovesse atterrare sulla Terra ed osservarci, probabilmente direbbe: “Questi patetici umani litigano, si ridicolizzano e si umiliano a vicenda e fanno tutto il possibile per rovinarsi la vita a vicenda. Non c’è da stupirsi che siano così depressi. Perché la natura ha creato esseri tanto miserabili?”

Il suicidio è la conseguenza estrema di una serie di problemi che affliggono le persone al punto da decidere di farla finita. Ma ancora prima che questi problemi diventino troppo difficili da gestire, ci spingono ad interrogarci sul senso della vita. Dopotutto, se la vita consiste solo nel cercare di sopravvivere tra un problema e l’altro, allora è davvero meglio non nascere affatto.

Il fatto è che quando iniziamo a fare domande sulla vita, o come hanno scritto i saggi, “poniamo attenzione alle nostre azioni”, iniziamo a crescere. Il dolore porta a uno sviluppo spirituale che ci eleva a regni che non avremmo mai sognato esistessero e non li avremmo cercati se non fossimo stati costretti dal dolore.

La chiave per questi nuovi regni sta nel promuovere connessioni positive tra le persone, nell’uscire dalla mentalità di alienazione e narcisismo che abbiamo nutrito così devotamente fino ad ora, per scoprire che quando simpatizziamo con gli altri, guadagniamo piuttosto che perdere.. Acquisiamo nuove prospettive e nuove idee, nuova saggezza e conoscenza e nuovi amici. Cambiando il nostro atteggiamento verso gli altri, cambiamo il nostro mondo.

Inoltre, scegliendo con chi legare, modelliamo e rimodelliamo il nostro mondo con ogni nuova conoscenza. In questo modo, nessun mondo è troppo duro per viverci, poiché possiamo sempre cambiare le persone con cui ci connettiamo e, così facendo, cambiamo il nostro mondo. Inoltre, non c’è fine alle intuizioni e alla conoscenza che possiamo acquisire poiché ci saranno sempre più connessioni di quante ne possiamo stabilire nel corso della nostra vita.

E soprattutto, quando ci connettiamo con altre persone, ci sintonizziamo con la realtà circostante, che è già connessa e avrebbe funzionato in perfetta armonia se noi umani non l’avessimo interrotta. Più sviluppiamo connessioni positive, che mirano a sostenere e nutrire piuttosto che deprimersi e opprimersi a vicenda, più espandiamo la nostra percezione della realtà. Scopriamo che la realtà che abbiamo conosciuto fino ad ora era solo un “corridoio” verso una percezione più profonda ed espansiva.

Se vogliamo che le persone non si tolgano la vita, dobbiamo dare loro una ragione per vivere. Quando le persone capiranno a cosa serve la vita, avranno uno scopo per affrontarne le prove e le tribolazioni. Come scrisse Nietzsche, “Chi ha un perché per cui vivere può sopportare quasi ogni come”.

Pertanto, il nostro compito oggi è rimodellare le nostre connessioni per rimodellare il nostro mondo. Il mondo riflette il nostro atteggiamento verso gli altri. Se trasformiamo insieme il nostro atteggiamento verso gli altri da offensivo e aggressivo a premuroso e altruista, anche la vita di tutti noi cambierà, passando da una battaglia persa ad un viaggio tranquillo e piacevole. Dipende davvero da noi.

Dopo un mese di guerra

Dopo un mese di guerra in Ucraina, è chiaro che nessuno è contento dei risultati. La Russia non ha ottenuto la vittoria schiacciante che si aspettava di ottenere, l’Ucraina è tormentata dal costante bombardamento sui civili e sui servizi, le sanzioni contro la Russia sono destinate a incassare presto il loro pedaggio e a ostacolare la sua economia.

Nonostante la delusione, la Russia è ancora una forza formidabile, anche se grazie soltanto al suo vasto arsenale di armi non convenzionali: biologiche, chimiche e nucleari.  Non possiamo attribuire il successo dell’Ucraina negando una vittoria alla Russia, al suo esercito, poiché c’è stato relativamente poco contatto tra i due eserciti. C’è una causa più profonda dietro lo stallo in Ucraina: la guerra va contro la connessione e tutta la realtà va verso di essa. Quindi, quando si agisce contro la connessione, si sta andando contro tutta la realtà. Questo non può avere successo, certamente non per molto.

Soprattutto oggi, in un mondo che è diventato un unico villaggio, qualsiasi movimento che contraddice questa mentalità è destinato a fallire. Alla nostra natura può non piacere l’idea che siamo tutti connessi e dipendenti gli uni dagli altri, ma questa è la realtà, e la sua direzione è verso una maggiore interconnessione, non meno. Perciò, se nuotate controcorrente, contro il flusso della realtà, siete certi di esaurire le vostre forze e di annegare o di tornare indietro.

Se la guerra si intensifica verso l’uso di armi non convenzionali, le conseguenze saranno catastrofiche. Ciononostante, non cambierà il risultato finale.

In alternativa, la guerra può continuare sporadicamente, con bombardamenti qua e là, ma senza una direzione chiara. I residenti soffriranno, nessuno si arrenderà e nessuno vincerà, ma non ci sarà un cessate il fuoco.

Alla fine, la ragione prevarrà, le parti si separeranno e cominceranno a ricostruire il loro rapporto. L’unica domanda è quanto tempo ci vorrà e quale sarà il costo.

Prego che la miseria di cui siamo testimoni in questi giorni insegni al mondo quanto sia necessario per noi lavorare nella reciprocità, nella comunicazione positiva e stabilire buone connessioni.  Solo quando le persone saranno connesse, apprezzeranno la vita nel nostro mondo. Spero e prego che tutti noi ne prendiamo atto al più presto.

 

Didascalia della foto:
Una panoramica della distruzione della città di Mariupol assediata nel sud-est dell’Ucraina, sabato 26 marzo 2022.

I software spia non ci nuoceranno, l’atto di spiare invece si.

Pegasus, il software spia sviluppato dall’azienda di armi informatiche NSO, può essere segretamente installato su telefoni cellulari e dispositivi che utilizzano sistemi iOS o Android. È in grado di leggere messaggi di testo, tracciare telefonate e localizzazioni, impadronirsi di password, accedere al microfono ed alla telecamera oltre che raccogliere informazioni dalle app.

Il software spia realizzato in Israele viene utilizzato da autorità di tutto il mondo, oltre che da Israele stessa, sollevando l’allarme per un’indebita violazione della privacy. Secondo la mia opinione, il problema non risiede nel software spia ma nell’atto di spiare, ossia le cattive intenzioni di coloro che utilizzano la tecnologia per nuocere, manipolare ed abusare gli altri.

Non mi sorprende che i software spia esistano. E’ risaputo che governatori e ufficiali governativi non siano dei santi e che farebbero qualunque cosa per raccogliere informazioni in modo da poter manipolare e controllare gli altri più facilmente, ottenendo così, più potere.

Dobbiamo riconoscere che la nostra società è sgretolata. Il comportamento del governo riflette nient’altro che la società stessa. Lo stesso vale per il rafforzamento delle leggi e del sistema di giustizia in generale. Se una società è corrotta e piena di persone che desiderano giusto ferire e sopraffare gli altri, non possiamo aspettarci che i loro rappresentanti siano tanto diversi.

E’ così da decenni. Ciò che è iniziato con le intercettazioni telefoniche e altre forme di sorveglianza, si è semplicemente adattato alla tecnologia di oggi, ma nella sostanza, non è cambiato nulla. E’ per questo che a nuocere non sono i software spia ma la costante necessità di spiarci reciprocamente.

Quando i genitori controllano i propri ragazzi volendo conoscere i loro movimenti, non li stanno spiando, si stanno occupando dei loro cari. Ma quando estranei o autorità fanno lo stesso, parliamo di spiare in quanto le loro intenzioni sono di ferirci e di manipolarci. In altre parole, il problema non è il software ma chi lo gestisce.

Se vogliamo correggere Pegasus e altri malware, abbiamo bisogno di correggere il malo-intento che li gestisce, vale a dire, la natura umana.

La malizia che nutriamo gli uni nei confronti degli altri, è la radice di ogni male. Quindi non si tratta di Pegasus ma tutto ciò che facciamo con l’intenzione di nuocere, di manipolare, di espropriare e di sopraffare gli altri e l’intero mondo. Se non correggiamo il problema alla radice, sostanzialmente noi stessi, non saremo in grado di correggere nulla.

Come primo passo verso la correzione delle nostre radici, dobbiamo essere coscienti che siamo marci quanto le azioni che riserviamo agli altri. Qui, le parole chiave sono trasparenza e coraggio. Se non siamo disposti a guardarci allo specchio, non progrediremo e non ci saranno miglioramenti nella società. Dovremmo attendere fino a quando le nostre negligenze emergeranno a tal punto da convincerci che dobbiamo cambiare, non tanto l’atto, e neanche i mezzi attraverso i quali certi azioni vengono praticate, ma piuttosto colui che le pratica.

Quando accetteremo di essere noi stessi il problema (per noi intendo la società nel suo insieme o almeno la maggioranza di essa), piuttosto che i mezzi che utilizziamo per soddisfare la nostra volontà malata, solo allora potremmo iniziare a lavorare su noi stessi. Questo avverrà quando inizieremo ad esaminare noi stessi invece di accusare altri di essere la causa dei nostri guai.

Quando l’attenzione verrà spostata dall’altro a noi stessi, potremmo osservare che noi siamo sbagliati tanto quanto gli altri. Questo non accadrà quando una o due persone riveleranno il proprio io malato attraverso un percorso di autocoscienza. Accadrà quando l’intera società intraprenderà questo processo. Come risultato le persone inizieranno a cambiare atteggiamento verso gli altri e si passerà dal desiderio di sfruttare l’altro, a quello di sostenere l’altro.

La realizzazione del processo potrebbe richiedere molto tempo ma la transizione da un atteggiamento di sfruttamento ad uno di sostegno reciproco, potrebbe essere veloce. D’altro canto, qui non c’è bisogno di fare nulla; si tratta di cambiare le intenzioni alla base delle nostre azioni e questo può avvenire velocemente, con la stessa rapidità con la quale cambia un pensiero.

Dunque, la fase più importante della nostra correzione sta avvenendo proprio adesso. Tanto più rapidamente sveliamo la malvagità della natura umana e prendiamo atto che questo è ciò che siamo, quanto più rapido e semplice sarà il cambiamento tra cattive e buone intenzioni. Si passerà dalla sorveglianza reciproca alla cura reciproca.

Sul merito delle controversie

In un momento di profonde lacerazioni e violente dispute, cerchiamo di spegnere il fuoco in modo naturale. Tuttavia, dopo che il fuoco è stato spento, tendiamo a trascurare l’ulteriore lavoro che dobbiamo fare. La guerra che vediamo oggi, quindi, è il risultato della nostra negligenza passata. Se vogliamo non solo disinnescare la guerra, ma evitare che si ripeta, dobbiamo tagliare la sua radice. Per farlo, dobbiamo essere d’accordo su due principi fondamentali:

1) Guardiamo oltre il giusto e lo sbagliato, poiché non ci convinceremo mai l’un l’altro che noi abbiamo ragione e loro hanno torto.

2) Costruiamo un legame al di sopra del disaccordo. Alimentiamo rapporti che rafforzano la nostra connessione al punto da generare un nuovo legame al di sopra della montagna di odio che ancora vive e continuerà a vivere al di sotto.

Se compiamo questi due passi, scopriremo una verità sorprendente: le controversie stesse catalizzano l’emergere del legame. Senza una disputa, ci può essere calma o compiacenza o indifferenza, ma non ci sarà mai un legame, una vicinanza di cuori.

Le controversie ci costringono a fare due cose:

1) Decidere se vogliamo mantenere la nostra connessione.

2) Se sì, dobbiamo rafforzarla in modo che il legame tra noi sia sempre più forte dei disaccordi che emergono.

Se i disaccordi smettono di emergere, non ci sarà motivo di rafforzare il legame. Allora, come uno strumento inutilizzato, si arrugginirà e si romperà.

Al contrario, se sorgono nuovi disaccordi, essi ci costringono a riparare le nuove fratture che sono emerse. Come risultato, il legame tra noi diventa anche più forte di prima.

Si pensi, per esempio, a una casa. Se si vuole costruire una casa in un paese dove il vento non soffia mai troppo forte, la pioggia non cade mai troppo copiosa e la temperatura è sempre moderata, non è necessario costruirla molto robusta, con un buon isolamento e un tetto che possa resistere a una bufera di neve. Tuttavia, se si vive in un paese il cui clima è inospitale e tempestoso, è necessario costruire una casa molto solida per mantenersi al sicuro e al caldo in condizioni estreme. In poche parole, sono le avversità che portano a costruire una casa forte e solida. Se non fosse per loro, non si farebbe lo sforzo.

Lo stesso vale per la tecnologia. Tutto ciò che abbiamo sviluppato è stato un mezzo per superare le difficoltà e gli ostacoli. Il risultato è la tecnologia moderna. Preferiremmo fare a meno degli ostacoli e tornare a vivere nelle caverne? Sono sicuro che non lo faremmo. In retrospettiva, apprezziamo gli ostacoli e le difficoltà, e spesso li chiamiamo affettuosamente “sfide”, perché ci hanno reso ciò che siamo.

Lo stesso vale per le controversie. Sono qui perché noi siamo all’altezza della sfida e costruiamo legami più forti al di sopra di esse. Come tutti gli ostacoli, ci seppelliranno se scegliamo l’inazione. Tuttavia, se li usiamo per il loro scopo, costruire un legame e rafforzare la nostra connessione, ci eleveremo a nuovi livelli e raggiungeremo altezze senza precedenti.

La festa della famiglia, un’opportunità per rivalutare il significato di famiglia

 

A differenza di altri paesi che celebrano separatamente la festa della mamma e del papà, Israele celebra ogni anno il Family Day, per onorare l’unità familiare e la sua centralità nella vita israeliana. Ogni anno, il Family Day in Israele cade in una data diversa, dato che segue il calendario ebraico e non quello gregoriano, e quest’anno si è celebrato il giorno 1 febbraio.

Se guardiamo le statistiche,  sembrerebbe che la famiglia abbia perso la maggior parte della sua centralità. Questo è vero tanto per Israele quanto per la maggior parte del mondo, soprattutto nel mondo occidentale.  Nel 2021 “c’erano 37 milioni di famiglie composte da una sola persona, o il 28% di tutte le case americane. Nel 1960, le famiglie composte da una sola persona rappresentavano soltanto il 13% delle famiglie”.  Per di più “il 34% degli adulti, dai 15 anni in su, non è mai stato sposato”. Chiaramente l’istituzione familiare ha perso il suo fascino.

Questo è successo per diverse ragioni. Innanzitutto, le persone vivono molto più a lungo rispetto a cento, o centocinquanta anni fa.  Allo stesso tempo, non viene insegnata l’importanza di mantenere l’unità familiare.  Quando l’educazione non instilla in noi l’importanza di mantenere l’unità familiare durante le difficoltà, le persone si arrendono abbastanza facilmente. 

Per poter fare qualcosa che non dia piacere immediato, alle persone oggi serve un significato.  Viviamo in un periodo in cui le persone non riescono a fare ciò che per loro non ha senso, ciò che sembra essere privo di significato.   Per poter mantenere l’unità familiare, bisogna sentire la sua importanza.  Altrimenti semplicemente la si abbandonerà.

Il mondo attuale non sostiene lo stare in una struttura familiare tradizionale.  La gente può mantenersi da sola economicamente e non ha bisogno del sostegno di un compagno o compagna.  Di conseguenza, non appena sorge un disaccordo, e ci saranno sempre disaccordi poiché nessuna persona è uguale ad un altra, la casa viene abbandonata, e ci si stabilisce altrove. 

Quindi, per far sì che due persone scelgano di restare in un’unità familiare, ci deve essere un motivo più grande della famiglia stessa.  Secondo la saggezza della Kabbalah, se cerchiamo la correzione spirituale, allora durante il processo di correzione svilupperemo anche una connessione con il nostro compagno.  Alla fine, la natura richiederà da noi questa correzione, sentiremo l’impegno reciproco di un uomo verso una donna e di una donna verso l’uomo.

Una relazione familiare corretta fa parte della nostra correzione. Fino a quando non raggiungeremo la correzione, lo stato dell’umanità continuerà a peggiorare.  Ma forse se possiamo trasmettere i benefici che una relazione corretta, spirituale, può portare, la gente non vorrà separarsi.  Dipende tutto dal significato che le persone trovano nelle loro relazioni, poiché, come ho detto prima,  senza una connessione spirituale non c’è motivo o capacità di mantenere le relazioni familiari. 

Perché alcuni grandi artisti sono persone sgradevoli

Compongono dei capolavori che illuminano le nostre vite, dipingono immagini che  catturano lo spirito dei loro tempi, cesellano icone vibranti da pietre inanimate.  I grandi artisti arricchiscono la nostra vita e la riempiono di emozione e meraviglia. Eppure, alcuni grandi artisti furono (e sono) individui malvagi.  Il compositore Richard Wagner era un antisemita rabbioso. Delle sette donne principali nella vita di Pablo Picasso, due impazzirono e due si suicidarono.  Gustave Flaubert, autore di Madame Bovary, pagava per far sesso con ragazzini, e il romanziere Norman Mailer una volta cercò di uccidere una delle sue mogli.

In effetti non c’è alcuna ragione per la quale  le persone creative dovrebbero essere più “giuste” degli altri.  Arte e moralità non c’entrano nulla l’una con l’altra,  se ci aspettiamo il contrario ci sbagliamo.

Le persone creative, che sono eccezionali per loro stessa natura, sono ancora più inclini ai difetti morali del resto di noi. I loro alti sono più alti dei nostri e i loro bassi sono più bassi dei nostri. Si muovono tra gli estremi, ma alla fine sono uguali a tutti noi: individui egocentrici.

Tutti noi racchiudiamo sia i sentimenti e i pensieri più alti e nobili, sia quelli più bassi e spregevoli. Solo quando riconosciamo ciò che abbiamo dentro di noi possiamo crescere. Se avessimo solo un lato della bilancia, non conosceremmo mai l’altro lato e non saremmo in grado di scegliere tra essi. Saremmo dei robot anziché esseri umani.

Re Salomone disse a questo proposito: “Non c’è un uomo giusto sulla terra che faccia del bene e non abbia peccato” (Ecclesiaste 7:20). In altre parole, solo quando scopriamo la nostra vera natura possiamo fare una scelta consapevole di essere buoni ed è questo che ci rende persone giuste e non robot.

Fino a quando non saremo corretti, tutto ciò che facciamo, lo facciamo per noi stessi.  Gli artisti non fanno eccezione, eppure questo non diminuisce la grandezza delle loro opere. Poiché vanno agli estremi, quando sono elevati creano opere veramente gloriose di cui tutti possiamo godere. Tuttavia, non dovremmo aspettarci che essi siano corretti nel corso della loro vita personale, perché anch’essi dovranno attraversare lo stesso processo di riconoscimento del male della natura umana e decidersi di innalzarsi al di sopra di essa.

Ad un certo punto, dovremo tutti confrontarci con la nostra natura e riconoscere il danno che stiamo infliggendo a noi stessi, agli altri e a tutta la natura. Ci renderemo conto che, per sopravvivere, dobbiamo diventare più giusti e meno malvagi di come tendiamo ad essere. Nel frattempo, possiamo beneficiare delle opere dei grandi artisti e se ci fanno riflettere sulla vita e sul suo significato, tanto meglio.

Didascalia della foto:
Pablo Picasso nel suo studio in Rue Des Grands Augustins a Parigi intorno al 1950

Perché non possiamo lavorare in sincronia

La guerra in Ucraina, l’incapacità del mondo di sanzionare efficacemente la Russia,  la distribuzione iniqua dei medicinali,  l’ineguale ripartizione della ricchezza, dei beni di prima necessità, dell’istruzione, ovunque si guardi, ci sono crescenti divari e crescente instabilità nella società umana.  Ora guardiamo la natura.  In natura, ogni cosa è equilibrata e armoniosa, sincronizzata fino all’ultimo dettaglio. 

C’è un famoso fenomeno naturale chiamato “sincronizzazione spontanea” che fa sì che corpi vicini sincronizzino i loro movimenti. I metronomi, per esempio, sincronizzano spontaneamente i loro battiti anche se li si fa partire deliberatamente in momenti diversi.

Ma la sincronizzazione spontanea non si applica solo ai pacemaker; si applica a tutti i livelli della realtà.  E’ così che il pluripremiato Professore di Matematica applicata all’Università di Cornell, Steven Strogatz, spiega il fenomeno (Min 10:09-10:37): “Una delle cose che mi affascinano di più è la sua universalità, che si verifica su ogni scala della natura, da subatomica a cosmica. Usa tutti i canali di comunicazione che la natura abbia mai ideato, dalle interazioni gravitazionali alle interazioni elettriche, chimiche, meccaniche, ogni cosa. In ogni circostanza in cui due cose possono influenzarsi a vicenda, la natura lo usa per metterle in sincronia”.

Sembra che l’unico elemento della realtà che “sfugge” alla sincronizzazione spontanea sia l’umanità. È come se le regole che si applicano a tutta la natura non valessero per noi.

Questo è vero, fino a un certo punto. Oltre ad appartenere al livello animale della vita, siamo anche esseri senzienti, e le nostre azioni sono determinate da decisioni volontarie.  Per poter sincronizzare le nostre azioni, dobbiamo volerlo. Altrimenti, se lasciamo che sia la natura a decidere, la natura umana, che è intrinsecamente egoistica, ignorerà il sistema centrale naturale del resto della realtà, rimarremo profondamente discordanti e, di conseguenza, profondamente antagonisti nei confronti degli altri. 

Negli ultimi anni, il livello del nostro isolamento  è aumentato a un livello tale da rendere reale la possibilità di un’altra guerra mondiale. L’unico modo per evitarla è di adattare, consapevolmente e volontariamente, la sincronia  tra di noi. Ciò che la natura fa in modo spontaneo, noi dobbiamo farlo con consapevolezza e volontà. 

C’è un buon motivo per questo. Quando scegliamo di seguire una certa strada, lo facciamo dopo aver esaminato e valutato tutte le opzioni, i pro e i contro. Se ci comportassimo  in un certo modo, seguendo semplicemente l’istinto, saremmo animali e non persone. La differenza tra noi e gli animali è che noi pensiamo, discutiamo e domandiamo fino a quando, alla fine, arriviamo a una decisione.  Di conseguenza, l’immagine che vediamo è più completa, e più profonda, di qualsiasi essere in natura.

Eppure, il prezzo che paghiamo per essere senzienti è fin troppo alto.  Se vogliamo vivere in un mondo pacifico, in cui le persone sono sagge e gentili, dobbiamo far sì che accada. Dobbiamo scegliere la sincronia e l’armonia al di sopra del dissenso e del disaccordo.  Per farlo, dobbiamo innalzare, consapevolmente, l’importanza della sincronia in tutta l’umanità.

L’armonia e la sincronia non ci renderanno uguali, e neanche simili.  Piuttosto, ci renderanno armoniosi e complementari. Ci porteranno piacere nel condividere le nostre capacità e abilità per il bene maggiore,  insieme costruiremo una società forte e solida, i cui membri saranno al sicuro, sani e, soprattutto, felici.  

Il Movimento Anti-Lavoro dovrebbe essere a favore del lavoro

Nell’ultimo anno, il movimento anti-lavoro, iniziato nel 2013, ha guadagnato consensi. L’anno scorso è passato da 700.000 persone a 1,6 milioni. Tuttavia, il suo slogan “Disoccupazione per tutti, non solo per i ricchi!” non creerà un mondo migliore o persone più felici.

Per creare un mondo in cui le persone siano felici, dobbiamo ripensare il valore del lavoro nella nostra società. Per essere felici, abbiamo bisogno di uno scopo nella vita. Il lavoro può essere un mezzo per un fine, ma non dovrebbe essere il fine stesso. Se ci concentriamo sullo scopo e non sul lavoro o sulla carriera come fattori determinanti per il nostro senso di autostima, le nostre vite saranno più equilibrate, molto più felici, e noi, le nostre famiglie, le nostre comunità e l’ambiente ne beneficeranno.

Fino a pochi anni fa, l’elemento predominante nel determinare lo status sociale di una persona era il proprio lavoro. Vali quanto vale il tuo titolo lavorativo. Negli ultimi anni però c’è stata una svolta. Le persone si stanno allontanando dall’illusione che un titolo lavorativo possa renderle felici, anche se quel lavoro paga estremamente bene. 

Il denaro aiuta, ma solo fino ad un certo punto. Oltre a provvedere ai nostri fabbisogni e ad assicurarci un futuro in misura ragionevole, dovremmo investire il nostro tempo e i nostri sforzi nel creare valore nella nostra vita piuttosto che nel benessere materiale. Qualsiasi tempo o sforzo aggiuntivo per creare più ricchezza non aumenterà la nostra felicità. Anzi, la diminuirà.

Creiamo valore quando siamo insieme alle persone che amiamo e facciamo le cose che amiamo. Queste due cose potrebbero essere collegate al nostro lavoro, ma in questo caso, il lavoro non è il punto focale, lo è il fatto che ci piace ciò che facciamo e le persone che ci circondano.

Anche se il nostro lavoro non è il sogno della vita, possiamo stabilire relazioni lavorative tali che valga la pena continuare a lavorare. Se ho sentimenti negativi verso il mio posto di lavoro, non sopporterò dover stare lì. Perciò è vitale che i colleghi non solo si conoscano tra loro, ma che sviluppino considerazione e attenzione reciproca l’uno per l’altro.  Se penso solo a quando potrò tornare a casa (o spegnere il computer se lavoro da casa), allora le ore di lavoro saranno una sofferenza. Tuttavia, se penso a come tutti noi, lavoratori, possiamo raggiungere il nostro obiettivo comune, allora il mio lavoro avrà uno scopo, e questo scopo non sarà personale ma sociale. In questo caso, le persone saranno concentrate l’una sull’altra e non sui loro orari e doveri personali, e si sentiranno contente e soddisfatte al lavoro.

Questo è molto diverso da come pensiamo al lavoro oggi, ma è dove il mondo sta andando. Sappiamo già che tutto è collegato. I nostri computer sono collegati in tutto il mondo, anche i nostri telefoni sono collegati in tutto il mondo. Anche il nostro cibo proviene da tutto il mondo, così come i nostri vestiti, le auto e persino i virus che ci fanno ammalare. 

Tutto è connesso. Se ci comportiamo come se vivessimo nel vuoto, imponiamo su di noi una disconnessione fasulla e ci stacchiamo dalla vita. Questo non può renderci felici. Per essere felici, dobbiamo essere connessi in maniera positiva, sostenendoci reciprocamente, anziché assumere l’atteggiamento che prevale attualmente, di pestarci i piedi a vicenda. 

Si tratta di un processo educativo che è già avviato. Dato che siamo restii a cambiare la nostra visione egoistica, la natura ci ha imposto il pensiero collettivo tramite il coronavirus. Se prendiamo il processo nelle nostre mani, non serviranno lezioni “obbligatorie” dalla natura. 

Oltre a renderci più felici e più calmi, un mondo lavorativo equilibrato, in cui lavoriamo quanto ci serve e dedichiamo il resto del nostro tempo alla socializzazione e allo sviluppo personale, sarà vantaggioso per il mondo intero. Attualmente produciamo in eccesso ogni cosa per superare i nostri concorrenti e presentare buoni rapporti agli azionisti delle aziende. Se creassimo soltanto ciò di cui abbiamo realmente bisogno, non esauriremmo le risorse limitate del nostro mondo, non inquineremmo l’aria, l’acqua, la terra e non metteremmo in pericolo il futuro dei nostri figli. 

Il termine “educazione” potrebbe spaventare, ma si tratta principalmente di cambiare le nostre preferenze. Come il movimento anti-lavoro dimostra, i nostri valori e le nostre preferenze stanno cambiando, ma non c’è motivo per cui debbano cambiare attraverso la sofferenza. Se imparassimo che siamo tutti interdipendenti e che possiamo aiutarci ad essere felici, sceglieremmo di farlo volontariamente dato che vorrebbe dire scegliere una vita migliore, e credo che tutti vogliamo una vita migliore. 

Le disabilità degli altri sono un’opportunità per elevarci

Non molto tempo fa, i giornali pubblicarono una notizia  che riguardava un ragazzo disabile di dodici anni, la cui classe stava partendo per un’escursione. Il ragazzo pensava di dover saltare la gita ed era molto triste, ma i suoi compagni di classe decisero che non lo avrebbero abbandonato. Predisposero una sedia a rotelle speciale e lo portarono con loro. Durante l’escursione lo spinsero lungo il sentiero e il ragazzo si sentì uno di loro, un uguale tra uguali.

C’è una profonda lezione in questa storia. In superficie, sembra che i compagni di classe siano stati ragazzi meravigliosi che hanno aiutato il loro compagno disabile e che lui fosse la persona svantaggiata da aiutare. Questo è vero, ma è solo una parte della verità e non la parte più profonda. La parte più profonda è che attraverso la sua disabilità, il ragazzo ha aiutato i suoi compagni di classe ad elevarsi al di sopra di se stessi, del loro ego, e a connettersi con un altro essere umano. Quel dono che ha fatto loro è il dono più grande che chiunque possa offrire.

Permettendo agli altri di aiutare, una persona disabile dà a chi aiuta l’opportunità di connettersi, di lavorare insieme. Quando emergiamo dal senso di sé, dalla preoccupazione ossessiva di ciò che vogliamo, di come ottenere ciò che vogliamo, di come non farci male, e di tutti gli altri pensieri “Io! Io! Io!”, entriamo in un mondo nuovo, spensierato e felice. Le persone disabili, che hanno disperatamente bisogno del nostro aiuto per fare ciò che noi diamo per scontato, ci rendono possibile avventurarci in quel nuovo mondo proprio attraverso la loro vulnerabilità.

Il nostro dovere nei loro confronti, quindi, è quello di fare il possibile per far loro sentire che non sono limitati dalla loro situazione, che sono uguali a noi in tutto e per tutto. È come se la natura ci mandasse un messaggio che ci chiama ad elevarci verso un nuovo mondo di libertà da noi stessi, i portatori del messaggio sono i disabili in mezzo a noi. Ecco perché è nostro dovere aiutarli e nostro guadagno se lo facciamo.

 

Didascalia della foto:
Ciclisti disabili veterani e servizio di primo soccorso che partecipano al Project Hero’s California Challenge, un giro in bicicletta di una settimana da Santa Cruz a Los Angeles, California, che ha lo scopo di aumentare la consapevolezza e combattere l’emergenza nazionale per la salute mentale causata da lesioni cerebrali traumatiche e da disturbi post-traumatici da stress.

Una guerra esteriore e una guerra interiore

Poco dopo la fine della seconda guerra mondiale con le tragiche esplosioni delle bombe nucleari su Hiroshima e Nagasaki, il padre del mio insegnante, il grande pensatore e il più importante cabalista del XX secolo, Baal HaSulam, scrisse il testo che poi divenne noto come: “Gli Scritti dell’ultima Generazione”. Non intendeva dire che si stava avvicinando la fine del mondo, ma piuttosto che il mondo come lo conosciamo stava morendo, e ne stava nascendo uno nuovo. Tuttavia, le doglie del parto possono essere molto dolorose o non così dolorose e noi, esseri umani, possiamo decidere come attraversarle. Baal HaSulam ha chiamato queste due opzioni “il sentiero della luce” e “il sentiero della sofferenza”.

In questi scritti, Baal HaSulam sottolinea che con la tecnologia, l’umanità ha “inventato l’atomo e le bombe all’idrogeno” e “se la distruzione totale che essi sono destinati a portare al mondo non è ancora evidente al mondo, si può aspettare una terza guerra mondiale, o una quarta. Le bombe faranno il loro lavoro,  i sopravvissuti alla catastrofe non avranno altra scelta che prendere su di sé questo lavoro, in cui sia gli individui che le nazioni non lavoreranno per se stessi più del necessario per il loro sostentamento, mentre tutto il resto sarà per il bene degli altri”.

La guerra in Ucraina non è tra Russia e Ucraina; è uno scontro tra due metà del mondo. Sta rimodellando le relazioni internazionali e le alleanze tra Est e Ovest, tra paesi e nazioni. Questo conflitto sta trasformando la nostra visione della creazione e della vita. Non siamo giunti a toccare il fondo, ma, quando risaliremo dal nadir, scopriremo che il mondo è cambiato radicalmente. Non tornerà mai più al mondo di prima.

Dato che oggi tutto è globale, anche le guerre sono globali. Quindi, l’inquietante previsione di Baal HaSulam sembra molto vera oggi. Infatti, considerando la tendenza attuale, non vedo altro risultato che  l’avverarsi delle sue parole. L’unico modo per evitare una guerra mondiale nucleare è seguire il suo consiglio e pensare al bene degli altri piuttosto che al proprio, per quanto l’idea possa non piacerci.

In effetti, la guerra fuori è un riflesso della guerra dentro di noi. Ogni guerra, dalle dispute domestiche alle guerre mondiali, è uno scontro di ego. L’ego vuole il controllo e la superiorità. Di conseguenza, il libro “Fitting In and Getting Happy: How Conformity to Societal Norms Affects” cita uno studio di Solnick & Hemenway, secondo il quale più di metà dei partecipanti al sondaggio preferisce vivere in una società in cui guadagna $50.000 annui mentre gli altri guadagnano $ 25.000, piuttosto che in una società in cui guadagna $100.000 mentre gli altri guadagnano $200,000. L’autrice del libro, la professoressa di psicologia sociale all’Università di Tilburg (Paesi Bassi) Olga Stavrova ha concluso: “Le persone non desiderano avere in abbondanza un certo bene, ma desiderano avere  questo bene più di quanto ne abbiano gli altri “.

Per quanto dolorosa sia la situazione attuale in Ucraina, ed è a tutti gli effetti molto dolorosa, si tratta in ogni modo di uno scontro degli ego.  Dobbiamo capire che per risolvere questa crisi, come ogni altra crisi, dobbiamo guardarci dal di fuori e disconnetterci per un attimo dall’immenso dolore personale, che comprendo interamente. 

Se ci concentriamo solo sull’avere ragione, allora non metteremo mai fine alle guerre. Nessuno sarà mai d’accordo e dirà: “Io ho torto e tu hai ragione”; il nostro ego non ce lo permetterà. Questo è il motivo per cui cercare una giustizia obiettiva è intrinsecamente senza speranza; significa scegliere la via della sofferenza.

Se, tuttavia, mettiamo da parte le nostre lamentele per un minuto e accettiamo di prenderci una pausa dal cercare di regolare vecchi conti, sarà possibile iniziare a costruire un futuro positivo. In quello stato, saremo in grado di concentrarci sull’alimentare il rispetto reciproco e forse anche la comprensione reciproca, al di sopra delle numerose e profonde differenze. Se insistiamo con questi sforzi, questo sarà l’inizio del cammino della luce.

Al momento, non mi aspetterei più di questo, ma alla fine l’umanità non avrà altra scelta che tornare alle parole di Baal HaSulam, concordando che la via migliore per tutti noi è la via della premura e della responsabilità reciproca. Se non vogliamo una terza guerra mondiale, allora dobbiamo imparare a prenderci cura gli uni degli altri. E’ per questo che la vera guerra è dentro di noi,  la guerra esterna è soltanto un riflesso del nostro odio furioso verso gli altri. 

Didascalia della foto:
La gente arriva alla stazione centrale di Berlino, in seguito all’invasione russa dell’Ucraina, a Berlino, Germania, 2 marzo 2022. REUTERS/Hannibal Hanschke