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Voglio imparare ad amare

Commento: Gli psicologi dicono che ognuno di noi spesso cerca di obbligare gli altri a cambiare il loro comportamento o punto di vista. Lo sappiamo bene. Il capo vuole cambiare i dipendenti in mondo che lavorino di più. I dipendenti vogliono cambiare il capo in modo da renderlo più flessibile. Cambiamo mariti, mogli, amici, e così via. E ogni tentativo, quasi sempre, fallisce.

Alcuni psicologi suggeriscono inoltre, che con quattro passi è possibile cambiare quasi tutti, e il primo passo è cambiare se stessi. Il primo passo è: trasformarsi da critico in alleato.
Come possiamo trasformarci da critici in alleati? Questo consiglio può essere messo in pratica, o è un utopia? Che cosa ne pensi?

La mia risposta: Perché mai dovrei essere d’accordo con qualcuno? Mai! Allora tutti si approfitterebbero di me! Non sono d’accordo con questo.

Commento: Il secondo passo è determinare il risultato che si vuole ottenere insieme. Lo possiamo fare? Io sono contro qualcuno, ma insieme costruiamo ciò a cui vogliamo arrivare.

La mia risposta: Con questo sono d’accordo. La visione del futuro deve essere comune. Nonostante il fatto che sono contro l’altro e voglio piegarlo e cambiarlo, ciononostante, dobbiamo determinare il futuro e poi attraverso un movimento graduale verso questo futuro, possiamo già avvicinarci.

Commento: Il terzo passo: discutere insieme come risolvere il problema.
Risposta: Corretto. Irrealistico, ma corretto.

Commento: Il quarto: costruire insieme, passo dopo passo, un piano per raggiungere i risultati.

La mia risposta: Questo è molto difficile.

Commento: Difficile? Se ci troviamo in una relazione tale, allora come si suol dire, tutti hanno un proprio piano.

La mia risposta: Sì. E poi, man mano che il piano si sviluppa, vedrai che non sarai assolutamente d’accordo.

Domanda: Questo significa che l’altro distorce il piano a suo favore, tutto il tempo, e io faccio la stessa cosa?
Risposta: Naturalmente.

Domanda: Allora la domanda è: come si costruisce una relazione in modo da non cercare di cambiare l’altro? Gli psicologi dicono che si può fare in quattro passi. Tu cosa ne dici? Il mio stato naturale è di cambiare l’altro per me stesso. Come posso non farlo, questa è la garanzia di ogni guerra, di ogni litigio, di tutto?

Risposta: Basta amare l’altro. Tutto qui.

Dobbiamo considerare, ancora una volta, la prima domanda. Se capiamo che la cosa più importante nella vita è essere vicino a qualcuno che ci capisce, ci aiuta, ci ama e ci apprezza, allora dobbiamo apprezzarlo davvero e sacrificare ogni cosa per questo.

Commento: Ovvero, sacrifico praticamente tutto il mio “IO” che richiede delle condizioni per se stesso. E dico che “voglio imparare ad amare”.

La mia risposta: Sì. Voglio imparare ad amare questa persona dato che voglio stare con lei. Tutto qui. È bene se anche lui la pensa in questo modo. Allora è un sentimento davvero molto bello, reciproco, e insolito.

Domanda: Non ti stai riferendo, in effetti , solo alle coppie, ma anche potenzialmente a un dipendente, a un capo e persino a un Paese?

Risposta: Praticamente sì. Questo stato di “imparare ad amare” dovrebbe splendere al di sopra di ogni cosa.

Deve essere insegnato. Ma sfortunatamente, non esiste un’ educazione tale. Quando invecchiamo e capiamo, non abbiamo più la forza di farlo. Non funziona approcciarsi alla generazione più giovane e cercare di passargli qualcosa. Ci ignorano e noi ci proviamo ma non riusciamo ad avvicinarci. Come disse Freud “se i giovani sapessero, se l’età potesse”.

Domanda: Pensi che tutti abbiano bisogno di ricevere colpi? Non siamo semplicemente in grado di evitarli?

Risposta: Dobbiamo dimostrarlo intensamente in tutti i libri e nelle scuole. In generale, dobbiamo insegnare questo alle persone. Perdipiù, a gente di ogni età. Allora la società intera sarà riempita di questo approccio. Dobbiamo assicurarci che tutto questo sia nell’aria e allora sarà possibile amare.

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Da KabTV “Notizie con il Dr. Michael Laitman” 27/6/22

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Pensiamo tutti insieme

Gli studi dimostrano che gran parte della nuova generazione teme il futuro per via del cambiamento climatico, che sta già diventando catastrofico.  La questione più sconcertante è se abbiamo già oltrepassato la linea rossa di catastrofe ambientale oltre la quale non c’è ritorno o no?

Posso rassicurarti che non esiste una linea rossa oltre la quale sarebbe impossibile aggiustare ogni cosa.  Ma il fatto è che ci sembra che abbiamo esaurito ogni mezzo disponibile, e ora il riscaldamento globale, i buchi nell’ozono, e altri problemi climatici inevitabilmente aumenteranno.

Il problema non si trova affatto nelle nostre azioni di proteggere l’ambiente, ma nel fatto che non ci occupiamo di qualcos’altro, la forza più potente ed elevata della natura: le relazioni tra le persone.  Correggendo le relazioni tra la gente, ci consentirebbe di cambiare il clima a livello globale ed eliminare i problemi ambientali più terribili e temuti.

E’ necessario renderci conto che il pensiero umano è la forza più grande che l’umanità possa avere a sua disposizione.  E con l’aiuto del pensiero possiamo cambiare la natura.  Dobbiamo solo capire in quale direzione questo pensiero dovrebbe dirigersi, e cosa dovrebbe essere, a quale stato dovremmo ambire e chiedere che venga realizzato.

Il rimedio più efficace che possa guarire il globo è il riavvicinamento tra le persone e il pensiero globale che il nostro pianeta non si surriscaldi o si rovini come avviene oggi.  Se i bambini sono preoccupati per il futuro del pianeta, allora lasciamo che mettano i genitori sotto pressione e li incoraggino a pensarci insieme.

I giovani, di solito, prendono il problema dell’inquinamento della natura molto seriamente e dividono meticolosamente le immondizie per permettere il loro riutilizzo.  Allo stesso tempo, nulla aiuta, dato che la cosa principale è il potere del pensiero.  Pensiamo tutti insieme a come, tramite la connessione, possiamo proteggere la natura dalla distruzione.

La cosa principale è farlo insieme in modo che ci siano persone intorno a me catturate da questa preoccupazione comune, senza panico ma solo in maniera continua, in ogni momento, giorno dopo giorno, con l’intera famiglia, l’intero paese, l’intero mondo.

Quando ci uniamo in questo modo, e ci preoccupiamo per gli altri, arriviamo a uno stato puro, organico, completamente circolare e interconnesso. E allora, certamente, tutte le forze negative semplicemente scompariranno dal mondo. Se le persone iniziano a pensare in maniera gentile gli uni verso gli altri, allora il clima sul globo si stabilizzerà.  Dopotutto, il nostro pensiero è la forza più potente disponibile in natura.

Sono i nostri pensieri maligni che distruggono il pianeta oggigiorno.  E quindi, nonostante i nostri sforzi di proteggere l’ambiente, nulla aiuterà fino a quando non comprenderemo che solo correggendo le relazioni tra di noi possiamo preservare la natura e correggere le condizioni ecologiche.

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From KabTV’s “Insider Look” 6/13/22

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La complessità del legame tra immagine e felicità

Con gli adolescenti e i giovani adulti che passano molto (troppo) del loro tempo su TikTok, Instagram e altre piattaforme di social media, la marea di video di giovani attraenti influenza le loro opinioni su come anche loro devono apparire. Con l’immagine del loro corpo modellata e scolpita dalle curve delle modelle, una valanga di messaggi dice ai nostri figli: “Non sei abbastanza bello! Devi dimagrire ancora! Devi sollevare più pesi! ” E poiché la loro immagine corporea non potrà mai soddisfare gli standard fissati dai social media, sono condannati a una frustrazione e a un’insicurezza insanabili.

Se non fossimo esseri sociali, non ci importerebbe del nostro aspetto. Agli animali non potrebbe importare meno di come appaiono.  A loro importa solo la forza fisica.

Per noi, l’aspetto fisico è tutto.  Non possiamo andare da alcuna parte o ottenere qualsiasi cosa senza soddisfare gli standard visivi richiesti. Qualunque cosa venga rispettata dalla società in cui ci troviamo, noi la adottiamo.  Altrimenti veniamo esclusi dalla società. È per questo che siamo così insicuri del nostro aspetto.

Gli standard della società vengono creati da film e  serie TV  irrealistiche e immagini modificate con photoshop. Noi, che non riusciamo a soddisfare questi standard irraggiungibili, siamo insicuri e frustrati. Se non fosse per l’influenza dei media, saremmo molto più rilassati e meno condizionati dall’aspetto.

Senza l’influenza dell’ambiente, al mattino ci laveremmo il viso e le mani e questo concluderebbe la nostra ” cura del corpo”. Ma non possiamo accontentarci di questo: dobbiamo fare la doccia, raderci, truccarci, scegliere il nostro guardaroba e fare tutto ciò che facciamo al mattino solo per sentirci abbastanza presentabili da affrontare la giornata.

Al giorno d’oggi, questo vale tanto per gli uomini quanto per le donne. In una generazione in cui l’apparenza significa tutto e la sostanza niente, non abbiamo altra scelta che adeguarci.

Il mio maestro, RABASH, diceva che se avesse potuto scegliere, non avrebbe mai tolto il pigiama col quale dormiva.  Era caldo, comodo, con delle grandi tasche, chi poteva chiedere di più?

Le persone che vivono su isole sperdute hanno sempre un aspetto trasandato. Non perché siano poveri e non possano permettersi di radersi, fare la doccia o comprare vestiti. Poiché sono soli, non hanno bisogno di impressionare nessuno e non hanno un codice di abbigliamento da rispettare. Pertanto, non hanno alcun riguardo per il loro aspetto. Potrebbero essere forti e sani, ma avere un aspetto disordinato, perché l’aspetto è solo per chi guarda.

L’importanza dell’aspetto non inizia con l’adolescenza. Anche i bambini di tre anni lo sentono. Forse a quell’età non lo capiscono, ma sono già influenzati dai codici sociali.

Come per gli adulti, così per i bambini. Se vogliamo che aumentino l’importanza della sostanza rispetto all’apparenza, della personalità rispetto all’aspetto, dobbiamo inculcare questi valori nella loro società. Di conseguenza, tutti all’interno di quella società adotteranno questa linea di pensiero.

Al contrario, se vogliamo che i nostri figli si adeguino al codice sociale dell’apparenza in modo da essere popolari tra i loro coetanei, dobbiamo farlo con molta attenzione. Se, ad esempio, una ragazza è in sovrappeso ma non riesce a seguire una dieta, non dobbiamo fare commenti sul suo peso. Al contrario, dobbiamo aiutarla ad accettare la sua persona così com’è. Se invece sappiamo che possiamo aiutarla a perdere peso e a migliorare la sua immagine tra le amiche, dobbiamo incoraggiarla a farlo.

In ogni caso, una persona sicura di sé non si farà abbattere. Le persone non deridono chi sembra a proprio agio con il proprio aspetto.

Per quanto riguarda l’aspetto estetico, questa è una storia diversa. Non credo che si debba avere un aspetto trasandato, disordinato o non pulito quando si è in società. Non dobbiamo avere un aspetto sgradevole, ma mantenere il nostro aspetto in modo che sia piacevole per le persone che ci circondano.  Questo non ha nulla a che fare con l’aspetto, ma con la considerazione reciproca e la decenza verso le persone che ci circondano. E questo vale non solo per me, ma anche per i miei figli: anche loro devono essere presentabili.

In conclusione, se vogliamo evitare inutili frustrazioni e insicurezze, dobbiamo introdurre nella società un’immagine del corpo più equilibrata, che non richieda alle persone di morire di fame o di allenarsi fino allo sfinimento.

Come siamo arrivati a questa condizione instabile nel mondo?

Oggi l’evoluzione del desiderio di ricevere ci viene rivelata in tutte le sue sfaccettature, dalle lotte di potere tra famiglie alle guerre tra nazioni e blocchi. Questo desiderio ha lo scopo di rivelare la nostra natura malvagia, così da acquisire consapevolezza che non possiamo più vivere in questo modo e che non abbiamo altra scelta se non quella di apportare dei cambiamenti che ci permettano di sopravvivere. 

Per fare un esempio, inoltriamoci nelle profondità della foresta amazzonica. Immaginate di incontrare le popolazioni indigene, che non percepiscono voi come delle anime diverse da loro. Chiunque incroci il loro cammino è per loro come un membro della famiglia e non nutrono alcun pensiero maligno nei confronti degli altri.

Al contrario, immaginate di prendere un volo per una delle metropoli del mondo e di visitare i suoi magnifici monumenti culturali. Se all’improvviso sentiste dei passi veloci dietro di voi, il vostro cuore comincerebbe a battere forte e guardereste dietro di voi per controllare se state per essere aggrediti da uno sconosciuto.

Maggiore è il livello di sviluppo di una cultura e maggiori saranno il senso di alienazione, solitudine, pericolo e paura. Anche a casa, che dovrebbe rappresentare un porto sicuro per la persona, ci sono conflitti di potere sia tra fratelli e sorelle che tra coniugi (tra chi è più forte, ci ha maggiore successo, chi ha il controllo).

Nelle società avanzate la sensazione di naturale vicinanza sta diminuendo perché questo fa parte della natura umana. Il motore trainante nel mondo è quello di ricevere piacere. Questo desiderio si sviluppa in noi e, da una parte, ci porta ad inventare tecnologie avanzate e a sviluppare sensibilità e capacità complesse, mentre dall’altra, ci separa  gradualmente gli uni dagli altri. Un tempo la società umana viveva esclusivamente di relazioni come quelle tra le tribù dell’Amazzonia. Oggi, nella maggior parte dei casi, le persone vivono in metropoli crudeli, competitive e combattive. 

Questo si può notare anche all’asilo dove i bambini che hanno più giocattoli tendono a tenerli per sé, mentre potrebbero condividerli con altri. Per quanto riguarda noi adulti, il desiderio di ricevere è camuffato da strati di buone maniere e raffinatezze ma si è chiaramente intensificato e moltiplicato. Sono indicatori del crescente egoismo, del desiderio crescente di ricevere per il proprio bene senza alcuna considerazione degli altri.

Capiamo che non è possibile continuare così e che stiamo distruggendo sia noi stessi che il mondo, ma come possiamo fare, dal momento che abbiamo un crescente desiderio di ricevere per beneficio personale, a scapito di altri? Dove troveremo la forza di cambiare? Come possiamo plasmare il desiderio di avere piacere solo per noi stessi in modo da sentirci ancora vicini agli altri, almeno fino al punto di non divorarci a vicenda?

Anche gli animali hanno un desiderio di ricevere ma in loro è limitato e non arrivano ad uccidersi a vicenda. C’è un certo equilibrio tra le forme animali e vegetali per cui si sostengono e si aiutano a vicenda. Nell’uomo invece l’ego cresce fino a pensare che ci sia spazio per un’ unica persona al mondo e quella sono io! 

In un essere umano evoluto, l’equilibrio non funziona più istintivamente, ma dobbiamo imparare ad attivarlo. Dobbiamo acquisire il metodo per portare l’umanità ad uno stato in cui la forza egoistica non prevalga, non sfrutti e non desideri conquistare l’altro, ma al contrario attivi il desiderio di portare beneficio agli altri; svilupperemo in tal modo un vero senso del noi.

Quando iniziamo a fare anche solo piccoli passi verso la connessione, si rivela una nuova attitudine nella volontà umana, un tratto caratteristico di dazione che proviene dal potere della natura, e cioè, il potere che ci ha creati. Questo potere si aspetta che noi cambiamo le nostre abitudini egoistiche ed il nostro agire a beneficio di tutti, inclusi noi stessi.

La turbolenza globale del settore turistico

Vi ricordate i tempi in cui viaggiare era rilassante ed emozionante?  Quei ricordi sono stati messi alla prova nelle ultime settimane dal caos negli aeroporti in tutto il mondo, in particolare in Nord America e in Europa. L’ondata di passeggeri estivi, desiderosi di viaggiare dall’inizio della pandemia, si è scontrata con una diffusa carenza di personale dovuta ai licenziamenti operati a causa del Covid-19, che hanno messo sotto pressione gli aeroporti e le compagnie aeree.

Una volta considerati in esubero, i dipendenti del settore turistico licenziati ora sono restii a tornare a lavori con bassi stipendi, insicurezza lavorativa e condizioni di lavoro inadeguate. A causa della mancanza di risorse umane a livello globale, migliaia di passeggeri hanno perso l’imbarco e il volo mentre aspettavano in code da incubo, e spesso i loro bagagli hanno subito ritardi o sono andati persi. E se tutto questo non bastasse, molti dipendenti delle compagnie aeree, compresi i piloti, stanno protestando per la stanchezza, lo stress e la carenza di personale. A causa della mancanza di personale, le compagnie aeree di tutto il mondo hanno cancellato migliaia di voli e si prevedono molte altre cancellazioni per tutta la stagione delle vacanze.

Chiunque abbia deciso di iniziare l’ondata di licenziamenti di massa nei tempi della pandemia avrebbe dovuto anche considerare come assumere e formare i nuovi lavoratori quando sarebbero stati nuovamente necessari. Dopotutto, l’aspettativa era nota con largo anticipo, visto che decine di migliaia di persone avevano già parlato di una vacanza all’estero il giorno dopo la revoca delle restrizioni ai viaggi. Allora perché non si sono organizzati in anticipo per fornire servizi al pubblico in viaggio?

Il coronavirus ci ha abituati a una nuova qualità di vita, a lavorare da casa in condizioni confortevoli, a vedere che è possibile cavarsela con meno, per cui ora i bassi salari offerti dal settore sono poco incentivanti per tornare al lavoro.

Nel breve periodo, salari migliori per i dipendenti stimolerebbero le assunzioni, ma nel lungo periodo non soddisferebbero veramente i desideri dei lavoratori. Il fatto stesso che questo fenomeno sia diffuso in tutto il mondo suggerisce che si tratta di un problema umano fondamentale, che potrebbe anche essere chiamato: ” La peste della pigrizia”.

E’ proibito disconnettere la causa dall’effetto. Durante il periodo della pandemia la gente è cambiata dall’interno. I suoi desideri e le sue esigenze sono cresciuti, tanto che oggi chiede più comodità e non è disposta a fare grandi sforzi senza essere pagata adeguatamente. Questa è la tendenza evolutiva della società umana, espressione di uno sviluppo continuo che richiede un nuovo appagamento. 

In definitiva, il caos internazionale dell’industria aeronautica rivela quanto siamo disorganizzati a livello sociale. Questo è solo un esempio della situazione che esiste in tutti gli altri settori dell’economia. Siamo disorganizzati su tutta la linea, mentre la crisi non ha ancora raggiunto il suo apice. Finché non risolviamo i problemi, la sofferenza e la frustrazione si intensificheranno al punto che non riusciremo più a contenerle, allora sicuramente ci verrà imposto un cambiamento globale.

La mancanza di connessione tra di noi e la mancanza di consapevolezza della nostra natura umana, soprattutto a causa della pandemia, rivelano il semplice fatto che non siamo più in grado di goderci nemmeno le brevi vacanze che erano date per scontate fino a poco tempo fa.

Se non ci svegliamo, la situazione non potrà che peggiorare. La natura umana non si blocca: il desiderio di ricevere piacere costringerà le persone a chiedere sempre di più. Allo stesso tempo, diventiamo naturalmente più pigri, egoisti e avidi. Così come ora non ci sono voli, domani non ci saranno treni, alberghi, ristoranti e quant’altro, per cui dovremo riconoscere sulla nostra pelle che il cambiamento è obbligatorio.

Le grandi aziende dell’economia devono attuare un processo di educazione continua per aumentare la consapevolezza del fatto che viviamo in un unico sistema naturale interconnesso in cui l’umanità è interdipendente. Questa comprensione iniziale acquisita con l’educazione svilupperà in noi un nuovo atteggiamento verso la vita, insegnandoci a dirigere la nostra natura egoistica per armonizzarla con le condizioni di interdipendenza e garanzia reciproca. Dalle relazioni corrette e migliorate tra di noi saremo in grado di motivare facilmente i lavoratori e di dare impulso a tutti i sistemi dell’economia per evitare future situazioni di disagio nella nostra società.

Quando i robot ci toglieranno il lavoro

 

Cosa faremo quando i robot avranno preso il nostro posto di lavoro?  In molte aree del mercato lavorativo, questo sta già accadendo. Dalle cassiere agli avvocati, le macchine computerizzate stanno sostituendo gli esseri umani a un ritmo allarmante che non fa che accelerare. Non passerà molto tempo prima che i robot prendano il posto dei lavori agricoli, delle consegne, della maggior parte dei lavori di produzione e dei lavoratori del settore alberghiero. Le macchine sostituiranno anche i cassieri delle banche e il personale dei call center, oltre a molti altri lavori che sono già stati ampiamente automatizzati.

Tuttavia, c’è un settore in cui saranno necessarie sempre più persone e i computer non prenderanno mai il loro posto: l’istruzione. Per istruzione non intendo l’apprendimento.  Le macchine possono insegnare tutto, dalla matematica alla storia. Però le macchine non possono educarci nel modo più profondo del termine. Le macchine non possono trasformare un bambino in un adulto sicuro di sé e socialmente positivo. Questo è un compito che spetta esclusivamente agli educatori.

Nel mondo di oggi, tutto è connesso. Non è solo Internet a connetterci. Ogni prodotto sul pianeta è prodotto in più paesi; il cibo che mangiamo è coltivato e prodotto in più paesi; l’energia che usiamo per riscaldarci, cucinare e guidare è prodotta o pompata in paesi diversi da quelli in cui viene usata principalmente. Se non fosse per i nostri legami reciproci, a tutti i livelli, da quello più personale a quello internazionale, non potremmo sopravvivere.

Tuttavia, se da un lato siamo diventati totalmente connessi e dipendenti gli uni dagli altri, dall’altro siamo anche diventati intensamente ostili gli uni verso gli altri. Le recenti sparatorie di massa negli Stati Uniti e la guerra tra Russia e Ucraina sono esempi lampanti dell’inimicizia che le persone e le nazioni provano l’una verso l’altra.

Comunque, non è solo a livello impersonale, ma anche tra fratelli, coniugi, amici e colleghi di lavoro. La sfiducia è ovunque e dove non c’è fiducia non possono esistere comunità forti o famiglie felici. Dove non ci sono comunità forti o famiglie felici, non ci sono persone felici. Di conseguenza, l’intera società si sta sgretolando e nessuna tecnologia può fermarla.

Poiché i computer non possono insegnare alle persone a fidarsi l’una dell’altra o a prendersi cura l’una dell’altra, il lavoro più richiesto in futuro sarà quello degli educatori: persone che insegnano ad altre persone a diventare individui attenti, che si sforzano di mantenere una società basata sulla responsabilità reciproca piuttosto che sull’isolamento e sul sospetto.

Una società di questo tipo non sarà meno vitale o energica della società ipercompetitiva di oggi. Tuttavia, le persone non competeranno per sconfiggersi a vicenda, ma per essere quelle che contribuiscono maggiormente all’unione e alla connessione tra le persone.

Ci saranno riconoscimenti ed onori, ma non saranno dati a quelli le cui azioni egoistiche danneggiano gli altri nel percorso, ma a quelli che aiuteranno gli altri a crescere attraverso il loro lavoro. I successi individuali non solo si moltiplicheranno, ma la società li incoraggerà perché faranno progredire l’intera società e non andranno a scapito di nessuno.

In una società di questo tipo, le persone sentiranno di poter realizzare i propri sogni e di poter essere chi vogliono, rimanendo al contempo parte di una società vivace e solidale.

L’educazione a questa società richiede sensibilità e comprensione della natura umana. Man mano che sempre più persone abbracceranno questa nuova mentalità, ci sarà un numero sempre maggiore di educatori di questo tipo, che invertiranno lo stato di alienazione che oggi domina le nostre relazioni e contribuiranno a creare una società attenta e inclusiva.

Didascalia foto:
Robot di servizio auto-comunicanti, per esempio per la ristorazione, si possono vedere nello stand del produttore Hyundai alla Hannover Messe 2022.

Cosa fare quando si è bullizzati

Commento: Oggi la parola “bullizzare” è ben conosciuta.  Si tratta di una persona sfortunata che viene bullizzata o tormentata a scuola, nelle istituzioni o su internet.

In Francia, una nuova legge multerà i colpevoli di bullismo, 45000 euro e li condannerà a tre anni di galera. Insegnanti o studenti che siano.

E se viene provato che la vittima ha saltato scuola per via delle molestie subite, la condanna sarà aumentata a otto anni.  Nel caso di tentato suicidio, o suicido commesso di conseguenza al bullismo, la multa arriverà a 150000 euro e la condanna sarà fino a dieci anni.

La legge è stata approvata dal parlamento, con la speranza che una legge così severa possa porre fine al bullismo.

La mia risposta: Quali relazioni possono esistere nelle scuole, per portare alla necessità di adoperare leggi tali? La Francia! La fonte mondiale dell’umanesimo, della libertà e della rivoluzione!

Domanda: Credi che delle misure così severe e rigide possano aiutare?

Risposta: Per non so quale motivo, in ogni parte del mondo, si pensa che la punizione, l’isolamento dalla società per molti anni, possa correggere la società, correggere la persona.  Alla fine, vogliamo che il criminale migliori e che la società possa in qualche modo correggere non solo il criminale, ma anche il difetto inflitto su di lui.

Ma non lo capisco! Tanti vengono incarcerati, per diversi anni, in ogni paese del mondo. Controlliamo le statistiche: nei paesi dove abbiamo il maggior numero di i carcerati,  abbiamo società migliori?

Al contrario. Secondo la legge biblica, non esiste il concetto di “essere in prigione”. Non si tratta di una punizione.  Facendo ciò si toglie alla persona l’opportunità di imparare e in qualche modo migliorare.  La prigione non è un sistema di correzione, nessuno esce dalla prigione riabilitato.

Domanda: Non insegnerà agli altri a non umiliare e uccidere il prossimo?  Non  insegnerà né  li correggerà?  E il denaro non aiuta?  Se si pagano multe salate, questo non aiuterà?

Risposta: forse il denaro sì, potrebbe scuotere un pochino, i suoi genitori (se stiamo parlando della scuola). Ma no, non aiuterà.

Domanda: E quindi qual è la via di uscita?

Risposta: la risposta è di educare le persone fin dalla tenera età, e persino i genitori, prima di partorire.  Bisogna educare i genitori in modo che siano in grado di crescere i propri figli.

La gente dovrebbe avere il permesso dalla società per far nascere e crescere un figlio.

Domanda: e quale tipo di autorizzazione dovrebbe ricevere la scuola?

Risposta: Nello stesso modo, tutto dovrebbe essere indirizzato all’assicurarsi che le persone che partoriamo, produciamo, ed educhiamo, crescano proprio come membri corretti della società.  Sto parlando a livello sociale, non spirituale.

Domanda: Di solito dici “nelle buone relazioni tra di noi, nell’amore tra di noi”.  E’ questa la strada verso lo spirituale?

Risposta: Sì. Anche se non lo sanno, non importa.  Non devono pensare allo spirituale.  Devono pensare alla correzione reciproca corretta.  E in questo riveleranno lo spirituale.

Domanda: Quindi la società dovrebbe esaminare se stessa e non il criminale?

Risposta: La società dovrebbe osservare se stessa.  La società deve coltivare l’atteggiamento corretto verso gli altri.  E nelle relazioni corrette, inizierà improvvisamente a scoprire, proprio in quelle relazioni, delle relazioni completamente diverse, più elevate, che chiamerà il mondo superiore.  Ed è tutto qui, nulla di più.

Oggigiorno, le persone arrivano a questo punto perché vogliono percepire il mondo superiore, e quindi, per necessità iniziano a studiare come trattare gli altri, in maniera positiva, se necessario, per poter percepire il mondo superiore, per comprendere il nostro destino.  Non è una cosa che ci piace, ma è il piano della natura, è il suo significato.  Quindi obbedisco.  Chino la testa e studio queste leggi della gentilezza, l’interazione corretta, e persino le leggi dell’amore.

Quindi, coloro che arrivano alle lezioni di Kabbalah sono gli egoisti più grandi.

Domanda: E quando avviene il loro cambiamento?

Risposta: dopo molti anni.  Stiamo preparando le loro relazioni esterne, la base interna per questo.  Ma è difficile.  Non vogliono, all’inizio, amare il prossimo.

Le persone con un ego molto basso, lasciano il percorso per intraprendere altre pratiche spirituali. Quelle orientali e così via.  Non gli interessa altro.

Ma noi siamo sull’orlo dell’illuminismo, quello vero.

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From KabTV’s “News with Dr. Michael Laitman” 12/6/22

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Oltre le leggi sulle armi

La strage alla Robb Elementary School di Uvalde, in Texas, ha riacceso il dibattito sulle leggi sulle armi e sul Secondo Emendamento, soprattutto perché è avvenuta solo dieci giorni dopo un’altra sparatoria di massa in un supermercato Tops Friendly di Buffalo, a New York.  Non c’è dubbio che non tutti dovrebbero avere l’autorizzazione a possedere un’arma da fuoco e che  necessitano più controlli. Tuttavia, è altrettanto indubbio che leggi più severe da sole non miglioreranno la situazione. È ora di guardare oltre le leggi sulle armi, di accettare che c’è un problema educativo e che senza l’educazione all’accettazione e alla solidarietà, nulla cambierà in meglio.

Il problema della violenza da arma da fuoco è una testimonianza dell’alienazione e della divisione della società americana. Alcune comunità hanno sempre sopportato il peso dei tassi di mortalità più elevati negli Stati Uniti. Michelle R. Smith ha scritto su Associated Press che secondo la professoressa di sociologia Elizabeth Wrigley-Field dell’Università del Minnesota, una studiosa in materia di mortalità, negli Stati Uniti esistono profonde disuguaglianze razziali e di classe e la nostra tolleranza nei confronti della morte si basa in parte su chi è a rischio. “La morte di alcune persone è molto più importante di quella di altre”, ha sottolineato. Dato che la violenza delle armi evidenzia non solo l’alienazione, ma anche la divisione nella società americana, è fondamentale coltivare l’empatia e la solidarietà.

Per quanto tragiche, le sparatorie di massa non sono il problema peggiore dell’America quando si parla di violenza con armi da fuoco. Il numero di vittime legate alle armi rivela la profondità della crisi. Un articolo del Pew Research Center pubblicato il 3 febbraio di quest’anno rivela che “su base pro capite, nel 2020 ci sono stati 13,6 morti per arma da fuoco ogni 100.000 persone, il tasso più alto dalla metà degli anni ’90”. Si tratta di un numero più che doppio rispetto al Paese occidentale più vicino nella classifica dei decessi per arma da fuoco ogni 100.000 persone.

Per capire come migliorare la situazione, dobbiamo capire cosa c’è di sbagliato nell’attuale paradigma educativo. Attualmente, agli Americani viene insegnato a seguire una semplice legge: Lascia che il tuo sia tuo e lascia che il mio sia mio. In altre parole, si insegna loro non solo a non preoccuparsi dell’altro, ma addirittura a non vedersi. Questo atteggiamento è chiamato “regola sodomitica”, poiché questa era la legge che governava la città biblica di Sodoma, e fu proprio questa la ragione della sua fine infausta.

Per creare una società valida che possa mantenere i suoi membri felici e sicuri, l’elemento sociale della comunità deve essere vitale e dominante. Se ogni persona è lasciata a se stessa, la società si disintegra. Questo è ciò che ci dice l’attuale paradigma dominante: “Sei da solo!”.

Tutti hanno scatti d’ira, è naturale.  Quale persona normale non ha desiderato uccidere il suo partner, il suo vicino, capo o il presidente, a un  certo punto nella vita?  Si tratta di un’emozione naturale che accompagna un’intensa frustrazione, che noi tutti sentiamo a volte. 

Ma chi la mette in atto? Solo chi non prova empatia per gli altri. Una società che alimenta il pensiero che siamo soli non crea alcuna inibizione nella mente delle persone. Poiché siamo soli e dobbiamo cavarcela da soli, perché non dovremmo eliminare chi consideriamo una minaccia?

L’unico modo per prevenire morti insensate, quindi, è alimentare l’empatia e la solidarietà. Niente di più necessario per la società americana di oggi.

A proposito di coltivare l’empatia, uno dei motivi principali per cui gli Americani ne hanno così poca sono i media. Guardate cosa trasmettono. Dall’infanzia fino all’età adulta, la gente viene esposta a enormi quantità di violenza. Così facendo, viene educata a diventare violenta. Se l’America vuole cambiare se stessa, deve cambiare l’educazione in tutti i suoi aspetti, non solo nelle scuole, ma soprattutto nei media, compresi i social media e tutte le forme di comunicazione di massa. Finché le persone saranno male educate, nessuna sanzione sarà utile.

Al momento nessuno pensa e tanto meno agisce in questa direzione. Il presidente e gli altri politici pronunciano qualche parola di shock e sgomento, probabilmente in base a quanto imposto loro dai consiglieri, e poi? Fanno qualcosa? Qualcuno fa qualcosa? Nessuno fa nulla. Finché non si agisce per  portare la cultura americana dall’alienazione all’empatia e dalla divisione alla solidarietà, essa continuerà a piangere la perdita di persone care a causa della violenza delle armi.

Didascalia della foto:
Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden e la first lady Jill Biden rendono omaggio a un monumento commemorativo presso la Robb Elementary School, dove un uomo armato ha ucciso 19 bambini e due insegnanti nella più letale sparatoria in una scuola statunitense da quasi un decennio a questa parte, a Uvalde, Texas, Stati Uniti, 29 maggio 2022. REUTERS/Jonathan Ernst

Quando lasciamo i nostri figli a qualcun altro

Da diverse settimane la polizia della città israeliana di Qiryat Shemona sta indagando su un caso di maltrattamento di minori, poiché cinque maestre d’asilo hanno maltrattato tredici bambini affidati alle loro cure. Gli abusi, documentati dalle telecamere, consistevano in maltrattamenti fisici ed emotivi, in cui gli insegnanti afferravano una mano dei bambini e li sollevavano in aria, li gettavano sui letti, coprivano le loro teste con coperte, si appoggiavano su di loro e impedivano loro di rimuovere la coperta dalla testa. Le telecamere sono state installate nell’asilo dopo che, alcuni anni fa, il governo ha imposto per legge di monitorare tutto ciò che accade negli asili, in seguito a un altro caso di violenza sui bambini.

Da parte loro, i genitori inorriditi, che hanno dovuto guardare i video registrati per confermare l’identità dei bambini, non capiscono come le donne, che sono tutte insegnanti preparate e certificate, siano diventate dei mostri nei confronti dei loro figli. Dov’era il loro istinto materno?

Ci sono due cose che dobbiamo notare qui:

1. Ho già detto in passato, e lo ribadisco in questa sede, che il numero di telecamere installate in un asilo o in una scuola non impedirà gli abusi. Quando l’ho detto per la prima volta, diversi anni fa, la gente non mi credeva; l’idea di mettere telecamere in ogni asilo sembrava ottima. Pensavano che le telecamere avrebbero frenato gli insegnanti violenti. Già allora sapevo che non sarebbe stato così, perché la natura umana è più forte di qualsiasi ammonimento e la presenza di telecamere non scoraggerà gli insegnanti violenti.

2. In nessuna cultura e in nessun popolo indigeno è accettabile lasciare i bambini nelle mani di chi li accudisce mentre la madre si assenta per ore e ore ogni giorno. I neonati vanno sempre tenuti in casa, accanto alla madre, almeno fino ai due anni di età. Questo è il modo indigeno,  il fatto che lo abbiamo abbandonato non significa che siamo più progrediti, ma che siamo fuori dalla natura. Il primo istinto materno che viene calpestato non è quello degli insegnanti, ma quello delle madri che affidano i propri figli alle loro cure.

L’idea che una madre debba tornare al lavoro poche settimane o mesi dopo aver avuto un figlio, è fondamentalmente errata. Poniamo la carriera e l’agiatezza come priorità rispetto ai bambini, quindi non dovremmo sorprenderci che i nostri figli soffrano.  Fin dagli albori dell’umanità, e in tutta la natura, le madri non si sognerebbero mai di affidare i propri figli alle cure di qualcun altro. Solo noi, grazie al progresso, abbiamo iniziato a pensare di essere più intelligenti della natura.  Ora paghiamo il prezzo per la nostra follia.  

Inoltre, dal momento che le persone stanno diventando sempre più narcisiste, sperimentando quella che diversi sociologi hanno definito “epidemia di narcisismo”, il rischio che i nostri figli vengano maltrattati è ancora più alto di prima e continuerà a crescere nel tempo. Nulla può fermare l’ego in crescita. Pertanto, nulla impedirà agli insegnanti di infliggere violenza a bambini indifesi.

Non ho nulla contro le donne che lavorano, ma credo che dovrebbero farlo da casa, almeno per i primi due anni di vita di ogni figlio.  Le donne devono essere presenti per i figli, e nessun surrogato, professionale e premuroso che sia, può sostituirle.  Le lettori potrebbero deridere il mio pensiero, considerarlo antiquato e superato; io preferisco considerarlo per ciò che è: naturale.  

Dobbiamo ripensare l’intero concetto di famiglia, genitorialità, bambini e educazione dei figli.  Dobbiamo vedere come possiamo organizzare la nostra vita in modo da non dover costantemente rincorrere carriere e orari prolungati.

Credevo che ora ci saremmo abituati a lavorare da casa, ma vedo che molte persone stanno ritornando ai loro uffici.  Non capisco perché. Chi ci guadagna? 

Penso che le donne debbano fare ciò che amano fare; devono lavorare perché amano il loro lavoro e non perché il loro sostentamento dipende da esso. Il lavoro dovrebbe dare loro soddisfazione e appagamento e renderle più felici, non più stressate e ansiose per i propri figli.

È vero, ci sono anche madri e padri che abusano dei loro figli. Questo fa parte del processo educativo a cui tutti dobbiamo sottoporci. Nel complesso, però, l’unico modo per prevenire gli abusi sui minori è lasciare i bambini sotto la tutela delle madri. Forse dovremmo rivedere il nostro modo di pensare, ma questo renderà tutti più felici, comprese le madri, e per me è l’unica cosa che conta.

Anche il bullo è una vittima

Uno dei fenomeni sociali più dolorosi, ma spesso non rilevato, tra i bambini è l’ostracismo. Di solito avviene quando il capo di un gruppo sociale, come una classe o una squadra sportiva, sceglie un ragazzo come obiettivo da escludere e spinge il resto del gruppo contro la vittima.  Per il ragazzo è un’ esperienza orribile che può segnare la sua giovane anima per il resto della vita. Cosa ancora più grave è che il bullo si sente incoraggiato in questo comportamento, che quindi ripeterà nei confronti della vittima o verso altri giovani. Per curare questo disturbo dobbiamo capire perché i bulli si comportano in questa maniera e come possiamo aiutarli ad adottare modelli comportamentali più positivi.

I bulli prendono di mira ragazzi che ritengono deboli, che non riescono a tenere testa a loro oppure che sono socialmente isolati. Lo scopo del bullo non è tanto far star male il ragazzo quanto di sentirsi bene lui stesso o lei stessa.

Spesso i bulli provengono da famiglie nelle quali hanno sviluppato un senso di insicurezza. Spesso patiscono abusi fisici ed emotivi e si sentono calpestati in famiglia. Per compensare il senso di inferiorità in casa hanno bisogno di sentirsi superiori altrove e cioè in un contesto nel quale sono partecipi, come la scuola o una squadra sportiva. Il problema dell’esclusione, rispetto ad altre forme di bullismo, risiede nel fatto che il bullo “recluta” il resto del gruppo e lo porta a  schierarsi contro la vittima, lasciandola così  socialmente isolata, senza supporto di tipo emotivo. Per un ragazzo o una ragazza, una situazione di questo genere può essere devastante.

Per contrastare questo fenomeno non è sufficiente punire il bullo. Una punizione potrebbe impedirgli di continuare a molestare quella specifica vittima ma non gli impedirà di cercare altre vittime; insomma la sua necessità di vessare qualcuno non passerà. Anzi questo potrebbe indurlo a perseverare la molestia in forma più subdola e minacciosa.

Dunque è essenziale comprendere perché il bullo si comporta in questa maniera e provvedere a compensare le sue mancanze in modo più costruttivo. Ossia, la società dovrebbe compensare le mancanze emotive del bullo, impedendo così che lui  provveda da solo, nuocendo ad altri.

Per natura abbiamo la necessità di stare bene con noi stessi. Se si viene a creare una situazione nella quale ci sentiamo inferiori, non avremo pace fino a quando non saremo risarciti in qualche modo. Quindi se una persona si sente amata e supportata, lui o lei non svilupperà una sensazione di inferiorità e dunque non avrà mai l’esigenza di far sentire gli altri esclusi o  non amati.

Dunque la soluzione al problema del bullismo e soprattutto dell’ostracismo risiede nelle mani della società, bisogna creare un ambiente caldo ed amorevole per tutti i ragazzi in modo che essi possano crescere ed esprimere le proprie qualità uniche in modo socievole e costruttivo, a beneficio dell’intera società.

Se i ragazzi lavorano assieme a progetti che richiedono le capacità di ciascuno, essi impareranno a far affidamento gli uni sugli altri, a fidarsi e a compiacersi dei reciproci talenti. Cosa più importante, impareranno a prendersi cura del gruppo. Anziché sviluppare un senso di invidia, la loro interdipendenza li porterà a sostenersi in quanto riconosceranno che l’abilità di ciascuno giova all’intero gruppo. Quando i ragazzi operano in questa maniera, formano una società armonica dove ciascun individuo è pienamente soddisfatto e capace di prendersi cura di tutti gli altri membri del gruppo.