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Adeguarsi al programma della Natura

Commento: i giovani, quando lasciano la scuola, entrano in un nuovo mondo e ciò che gli viene offerto non lo vogliono, ma null’altro gli viene offerto.

La mia Risposta: Il nostro è il mondo dell’egoismo. Le persone esercitano un potere egoico sugli altri e ciò avviene con la forza. Non possiamo farci nulla. Il potere non si domanda ciò che è buono o cattivo, ciò che si può fare e ciò che non si può. Se può vincere si realizza immediatamente.

Sono comprensibili le tante direzioni che i giovani prendono per il loro desiderio di vivere al posto degli altri. Ma devono capire che tutto dipende da quanto sono preparati a ciò.

Per modificare la società in Iran ad esempio, o scrivere un libro in Cina o fare qualsiasi altra cosa in giro per il mondo, occorre comprendere i fondamenti della legge della natura e come ci influenza, visto che non possiamo agire in contrapposizione ad essa.

Per migliaia e migliaia di anni l’umanità ha provato a seguire il cammino che si era costruita credendo che fosse quello giusto, In realtà ha sempre sbagliato. Ogni volta che ha cambiato percorso ha sempre sbagliato, come un gruppo di piccoli uomini in un’immensa foresta. Questa è la condizione in cui ci troviamo.

Ma ora ci è stata rivelata la saggezza della Kabbalah che ci chiarisce le leggi, il piano e l’obiettivo dell’evoluzione del mondo. Va quindi studiata e dobbiamo conformarci ad essa, non il contrario, se vogliamo che ci venga rivelato il piano. Poiché questo è il piano della natura e noi non possiamo distruggere la natura, sarà lei a farlo se necessario.

Una volta diventati profondi conoscitori del piano sentiremo il bisogno di conformarci ad esso così da evolverci grazie ad esso. Ci sentiremo più vicini alla natura e capiremo che direzione prendere nella vita e come questa ci può cambiare.

Agire nella stessa direzione della natura ci influenza, questo è lo stato corretto che ci fa sentire a nostro agio. E’ questo che dovrebbe essere insegnato.

 

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Dalla trasmissione di KabTV “Integral World” 13/7/18

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Cosa possiamo imparare dalla giornata mondiale degli insegnanti?

Questo mese, il 5 ottobre per l’esattezza, si è celebrata la Giornata Mondiale degli Insegnanti.  Un insegnante era, e in alcuni paesi è ancora, un’occupazione di grande valore. L’insegnante non era semplicemente qualcuno che insegnava la matematica o l’inglese, ma qualcuno che insegnava la saggezza della vita e un modello da seguire. A giudicare da ciò che succede oggi, sembra che abbiamo un bisogno disperato di buoni insegnanti.  Nonostante le nostre conoscenze, ci sentiamo persi.  Se non impariamo dove siamo realmente, cosa facciamo qui, perché siamo qui, e come dirigerci verso un luogo migliore, cadremo in un’altra guerra mondiale. 

Per uscire dal crollo, dobbiamo smettere di concentrarci solo sulla conoscenza.  L’acquisizione delle informazioni non crea persone felici.  Cosa abbiamo ottenuto, per esempio, dalle informazioni sulla fusione nucleare? Abbiamo armi nucleari in grado di distruggere l’umanità in pochi secondi.  Abbiamo così tante conoscenze in ogni ambito della vita, ma dove ci stanno conducendo?  Siamo diretti verso stati terribili. 

Invece di insegnarci ciò che dovrebbero, i nostri poveri insegnanti ripetono ciò che il governo ordina loro di insegnare. Sono costretti a mentire agli studenti, ma gli studenti lo sanno bene. All’età di 9 o 10 anni, la maggior parte dei bambini sa che niente di ciò che sente è vero. Smettono di credere nei loro insegnanti, smettono di prestare attenzione, mentre gli insegnanti, che devono guadagnarsi da vivere, continuano a ripetere le stesse storie. Non c’è nessun’altra motivazione se non i soldi e il potere: questi sono i governanti della Terra e nessun regime o governo è libero dalla loro presa. 

Il cambiamento arriverà solo quando ci renderemo conto che non è così che bisognerebbe vivere e ci impegneremo a cambiare la nostra motivazione. Ma il cambiamento avverrà o perché rifletteremo su dove stiamo andando e ci fermeremo prima di arrivarci o perché non ci saremo fermati in tempo e capiremo  il nostro errore dopo che le bombe saranno esplose. 

Per fare i cambiamenti necessari in tempo, non possiamo lasciarli solo agli insegnanti ed esonerarci dal compito. Dobbiamo ricostruire l’intero sistema, le basi della nostra civiltà.  Non è un segreto che siamo egocentrici e narcisisti. Il problema è che rimaniamo tali. Sappiamo da decenni che l’umanità è sulla strada dell’autodistruzione per il suo stesso egocentrismo. Eppure, non abbiamo fatto nulla per cambiare rotta. 

Ora dobbiamo diventare i nostri stessi maestri e non solo nella Giornata Mondiale degli Insegnanti, ma ogni giorno e in ogni momento della nostra vita. Inoltre, il mondo in cui viviamo è diventato così interconnesso che non è sufficiente attuare i cambiamenti un paese alla volta. Mentre alcuni paesi si impegnano nelle riforme, altri manterranno il loro atteggiamento scorretto e rovineranno il progresso per tutti. Quindi, l’iniziativa di creare un domani positivo deve coinvolgere il mondo intero.  Potrebbe sembrare irrealistico, ma dobbiamo ricordarci che l’unica alternativa a questa rotta è la guerra, la guerra nucleare.

Di conseguenza, il sistema educativo deve adattare i suoi valori, programmi e obiettivi per migliorare l’umanità. Quando parlo di miglioramento non mi riferisco al taglio delle emissioni di CO2 o a limitare l’uso dei combustibili fossili o della plastica. Mi riferisco a qualcosa di molto più profondo. Migliorare noi stessi significa diventare persone migliori. Per farlo dobbiamo imparare ad essere gentili e amorevoli tra di noi. 

Solo quando impareremo a prenderci cura degli altri, inizieremo a prenderci cura dell’ambiente. Quando ci preoccupiamo delle altre persone, vogliamo che vivano in un ambiente amichevole, che possa sostenerle e dove possano essere felici. Quando smetteremo di voler sfruttare gli altri e di sopraffarli, smetteremo  anche di sfruttare l’ambiente per potere raggiungere i nostri obiettivi egoisti. Di conseguenza, ridurremo il consumo a livelli sostenibili che permetteranno alla natura di ringiovanire e restaurare l’equilibrio che ha perso. 

Non abbiamo tempo da perdere.  Dobbiamo essere i nostri stessi maestri, e insegnarci da soli come essere umani, ovvero benevoli. Anche se non sappiamo come fare o da dove iniziare, non dobbiamo preoccuparci: la nostra intenzione di fare del bene, di connetterci con gli altri, sarà la nostra guida. Se permettiamo che l’amore per gli altri sia il nostro insegnante, non ci servirà alcun insegnamento ulteriore.

Didascalia della foto:
L’insegnante Emma Rossi lavora con la studentessa Sara Montano nella sua classe di prima elementare alla Sokolowski School, dove studenti e insegnanti sono tenuti a indossare maschere a causa della pandemia di coronavirus (COVID-19), a Chelsea, Massachusetts, Stati Uniti, 15 settembre 2021. REUTERS/Brian Snyder

Rifarsi le labbra ci rende più amati?

L’idea delle “fisse” cosmetiche esiste da decenni. Tuttavia, negli ultimi anni, è diventata così persuasiva e inizia a una così tenera età, che sembra quasi che ci sia qualcosa che non va se non ti sei rifatta qualcosa  entro i sedici anni. I genitori saranno forse inorriditi quando la loro figlia di dodici anni vuole rifarsi le labbra, ma cos’altro possiamo aspettarci se lasciamo che gli idoli dei social e le star televisive siano gli educatori dei nostri figli?

Il sistema educativo ha da tempo abbandonato qualsiasi aspirazione di educare persone con valori e con l’abilità di pensare per sé.  Al meglio, si concentra sul fornire informazioni.  I genitori, d’altronde, sono spesso troppo impegnati o troppo incerti su come educarli. Di conseguenza, i bambini crescono imparando dal loro ambiente, che consiste nei social media e nella TV, e dai loro coetanei, che imparano anch’essi dai social media e dalla TV.

Quello che imparano lì è che solo l’aspetto conta. Se non sono carine e ricche, non valgono nulla. Quando i bambini pretendono che i loro genitori paghino per il loro naso rifatto o per l’aumento delle labbra (e a volte molto di più), essi non dovrebbero essere costernati o arrabbiati con i loro figli. Le persone, specialmente i giovani, imparano dall’esempio, e da nient’altro. Se i valori che esponiamo loro dicono che solo l’aspetto esteriore conta, non hanno altra scelta che diventare così superficiali. 

Quando parlo di educazione nei miei post, mi riferisco prima di tutto all’ambiente sociale che creiamo, poiché questo è il nostro vero educatore. In alcune società, non si ha nessun stato sociale fino a quando non si uccide qualcuno. Anche questo è educazione.  Non importa ciò che la gente impara; l’unica cosa importante è da chi impara. I valori instillati nel loro ambiente sociale determinerà il corso della loro vita, molto di più rispetto a quanto sanno fare i calcoli, la differenza tra “soggetto”  e “oggetto” e  i nomi dei presidenti americani. 

La superficialità paga, invoglia la gente a comprare più vestiti, telefoni, macchine e a “rifarsi” fisicamente. Per le corporazioni giganti e le grandi aziende tecnologiche, la nostra superficialità è una manna. Ma la superficialità isola la gente.  Se sono solo ciò che possiedono e come appaiono, l’unica cosa che desiderano è che gli altri abbiano un aspetto peggiore e possiedano meno di loro. 

Solo se ci insegniamo a guardare oltre la pelle, ci renderemo conto dei doni che le altre persone possono darci.  Quando ci concentreremo sulla connessione con la gente, non ci importerà così tanto del loro aspetto fisico, di quello che indossano o di che macchina guidano.  Sarà importante come comunicano, la sensazione che proviamo nella connessione con loro e quanto si prendono cura degli altri. 

Quando costruiremo una società di individui amorevoli, allora, e solo allora, potremo dire che abbiamo educato bene i nostri figli. Allora anche i nostri figli saranno felici, perché sapranno che il loro ambiente sociale li accoglie e non è in competizione con loro.

Nuova percezione – Coscienza collettiva

La percezione collettiva porta una persona su un piano differente, si dice che devi sganciarti da te stesso ed entrare nel gruppo, prendere tutto ciò che esiste nel gruppo come tuo proprio, provare a pensare, agire e risolvere questioni basate sull’opinione di qualcun altro, sul desiderio e sugli scopi di qualcun altro.

Abituati a questa immagine e dopo un po’ osserva se puoi ritornare a te stesso e in che misura sarà un “te stesso” differente.

Quindi, nella Kabbalah, la così chiamata “decina” è praticata, quando dieci persone si uniscono tra loro e organizzano una base comune per un desiderio, per uno scopo, per un pensiero, al fine di trasformarsi in un tutt’uno. Per fare questo ognuno deve annullarsi di fronte a tutti gli altri e poi, come risultato di questo lavoro congiunto—non è facile, richiede tempo—essi si trasformano in un tutt’uno, com’era.

E’ molto interessante osservare come iniziano a pensare, festeggiare e risolvere i problemi. Ognuno ha una capacità completamente differente di vedere il mondo nello stesso momento. Questa è una percezione della realtà integrale. Questo è ciò che pratica la Kabbalah.

Ci consiglia ad interagire in modo tale da capire gradualmente ciò che realmente esiste nella nostra coscienza, come funziona, come possiamo guardare a questo in maniera un po’ differente e non da se stesso.

 

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Dalla trasmissione di KabTV “Together about important Things” 2/9/18

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Un nuovo approccio manageriale

Domanda: Attualmente ci sono centinaia di approcci manageriali.  Questi possono essere raggruppati in tre sottogruppi: il management scientifico amministrativo, il management delle relazioni umane, e il management come arte, politica e tecnologia.

Vediamo che la società moderna non ha un gran successo in tanti processi legati alla produzione e alle questioni sociali.

Come pensi che sia possibile, nella situazione attuale, sviluppare la direzione che abbiamo progettato come management spirituale, basato sui principi della Kabbalah? Possiamo chiamarlo anche “management eco-adaptive”, che influisce profondamente sulla natura e sulle interazioni con l’universo circostante.

Risposta: sono d’accordo che è necessario sviluppare un nuovo approccio di management.  Questo è un approccio organizzativo presente in tutta l’organizzazione del gruppo manageriale che unisce specialisti completamente diversi tra loro, persone diverse.  Ma la cosa più importante è che sorga una reazione integrale tra di loro.

Essi devono diventare simili alla natura integrale  dentro al quale ora stiamo gradualmente scoprendo di essere, e quindi, stiamo entrando in crisi con essa, ovvero ci troviamo in una contraddizione.  L’intera natura è totalmente integrale, come un piccolo villaggio.  Si tratta di un sistema pienamente interattivo, come, per esempio, il nostro corpo in cui ogni cellula collabora per mantenere il corpo in uno stato ottimale.

Dobbiamo creare un collettivo tale di persone che, in connessione tra di loro, siano simili a questa natura integrale.  Allora saremo in grado di risolvere qualsiasi questione in una forma totalmente nuova, innanzitutto, manageriale, ma in principio, non solo.  Dopotutto, apparirà tra di loro un’interazione tale che essi rappresenteranno un unico organismo e ognuno di loro, insieme, sentirà improvvisamente di essere in un sistema integrale.

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Dalla trasmissione di  KabTV “The Science of Management”

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La transizione dall’individualismo alla comunità

Domanda: Alcuni esperti credono che sia consigliabile cambiare costantemente i concetti manageriali per includere gli ultimi avanzamenti della scienza.  Un approccio tale, di trasformazione costante del sistema , è possibile da un punto di vista Kabbalistico?

Risposta: E’ necessario. Ma innanzitutto, dobbiamo innalzarci dal livello di approccio individualistico  del mondo, della vita, e della risoluzione dei problemi, individuale, a un livello di approccio integrale.

Ora inizierà una fase di transizione, dall’individualismo alla communità.  Per far sì che questo avvenga, si dovrebbe creare un team in cui, diciamo, dieci persone, si sentono come un’unica entità comune.

Una visione completamente diversa della natura, del lavoro, della vita, di tutto, comparirà in loro.  Cambierà l’algoritmo della percezione dentro di loro e inizieranno a sentire la natura diversamente da come la sentiamo noi, al di sopra di ogni differenza individuale.  Compare un nuovo livello di pensiero integrale, con una sensazione completamente nuova, e un nuovo modo di risolvere i problemi.

Quando ci innalziamo a questo livello, iniziamo a sentire che tutta la natura, compreso noi stessi, è un unico intero, ci relazioniamo alla natura nella maniera corretta.  E poi iniziamo a prendere decisioni manageriali  completamente nuove, nuove istruzioni, con un obiettivo totalmente diverso.  L’obiettivo è soltanto ulteriore integrazione.

In questo nuovo livello fondamentale, uniamo ancora di più tutti gli elementi della natura nella nostra consapevolezza, in modo che diventi sempre più integrale, e comprende, in maniera più ampia possibile, l’intera natura, e il più vicino possibile, l’intera umanità.  Quindi l’egoismo, sempre crescente, non ci divide in alcuna delle sue manifestazioni, ma, al contrario, ci obbliga a unirci al di sopra di esso.

Nella nuova percezione della realtà, ci sono 125 livelli di interazioni, sempre più integrali.

 

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Dalla trasmissione di KabTV “The Science of Management”

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E’ ora di rinnovare il nostro pensiero sui figli

Secondo un saggio pubblicato il 20 luglio 2021, nel Journal of Adolescence, negli ultimi anni c’è stato un incremento notevole nella solitudine scolastica tra gli adolescenti. Il saggio, intitolato: “L’aumento mondiale della solitudine adolescenziale”, scritto dall’ acclamato Prof. di psicologia Jean M. Twenge e altri ricercatori, giunge alla conclusione che tra il 2012 e il 2018, “la solitudine negli adolescenti è aumentata…in 36 paesi su 37.  In tutto il mondo, quasi il doppio degli adolescenti nel 2018 hanno manifestato  segni di solitudine, rispetto al 2000, con l’aumento più significativo dopo il 2012”. Tuttavia, i ricercatori aggiungono che “anche con l’incremento recente…la maggior parte degli studenti non hanno segnalato livelli alti di solitudine”.

Quindi gli adolescenti si sentono soli, o no?  Credo che il problema non sia che si sentano soli, ma che noi non comprendiamo ciò che pensano o provano e perciò spesso attribuiamo a loro stati emotivi che non stanno vivendo, dato che pensiamo che siano come noi, ma non è così. 

Gli adolescenti di oggi sono più intelligenti, più sensibili, e più comprensivi di quanto pensiamo. Guardano noi,  ciò che abbiamo (o non abbiamo) realizzato,  le conseguenze delle nostre azioni e traggono le proprie conclusioni. Non sono impressionati come  eravamo noi, da titoli accademici, da viaggi, o dall’accumulare ricchezze e beni materiali. Ogni cosa è accessibile, basta premere un tasto sul cellulare e non hanno la voglia  che avevamo noi di conquistare, di essere “qualcuno”. Vedono quanto ci ha reso “felici” e che mondo abbiamo costruito grazie ad essa. 

Quando guardo i miei nipoti, non mi sembra che soffrano. È una nuova generazione con un carattere diverso. Fanno domande pragmatiche, vogliono sapere cosa otterranno da tutto ciò che fanno e quando non ottengono risposte soddisfacenti, ordinano una pizza a domicilio e stanno a casa con le loro app e i loro giochi sui social media. Nel migliore dei casi, potrebbero invitare un amico o due, ma spesso comunicano con gli amici solo sui social media.

Eppure, il fatto che siano soli non significa che si sentano soli. Alcuni sono soli e altri no, proprio come lo eravamo noi. Per loro stare da soli per molte ore non significa sentirsi soli. Quando noi volevamo socializzare, andavamo fuori. Quando loro vogliono socializzare, vanno online. Vivono in un mondo diverso, prima ce ne rendiamo conto e più semplice sarà aiutarli a crescere  al suo interno.  

Dobbiamo sostenerli e prenderci cura di loro, ma dobbiamo anche lasciarli crescere alle loro condizioni e a modo loro. Avranno le loro sfide come le abbiamo avute noi e avranno bisogno del nostro aiuto, ma non dobbiamo forzare la nostra visione del mondo su di loro, poiché ciò impedirà loro di sviluppare la visione del mondo di cui hanno bisogno nella realtà di oggi, dove tutto è mescolato e interconnesso, fisico e virtuale, locale e globale, solo e insieme.

Non intendo dire che non dobbiamo assicurarci che non prendano una strada sbagliata. Tuttavia, non dovremmo nemmeno costringerli a seguire la nostra strada solo perché pensiamo che la nostra strada fosse giusta per noi. Infatti, se era giusto per noi quando siamo cresciuti, certamente non lo è per loro, poiché il mondo in cui siamo cresciuti non esiste più; viviamo in un mondo diverso. Quindi, gli adolescenti di oggi devono trovare una strada loro, e noi dobbiamo aiutarli a trovarla con sicurezza, sapendo di avere un cuscino su cui cadere  se dovesse servire.  

In aggiunta a tutto ciò, io insegnerei loro le basi della saggezza della Kabbalah. La saggezza della Kabbalah è la scienza della  connessione tra le persone, e dunque l’apprendimento delle basi delle connessioni positive tra la gente, può essere molto utile in un mondo iperconnesso. 

Credo che adottando questo approccio attraverseremo l’adolescenza dei nostri figli in maniera più semplice e piacevole.  

Come sentirsi necessario?

Domanda: i giovani spesso chiedono:”Perché nessuno ha bisogno di me?” Allo stesso tempo, hanno genitori, una scuola e soldi; sono ben accuditi e studiano bene, ma provano un assoluto senso di vuoto come se nessuno si preoccupasse di loro.

Risposta: non è una falsa percezione. In effetti, siamo in un vuoto. E sebbene ci siano miliardi di persone intorno a noi, non possiamo dire che sentiamo la loro influenza positiva su di noi.

Tutte le vibrazioni che riceviamo dal mondo che ci circonda sono negative o emanano una totale assenza di anima e indifferenza.

Domanda: e cosa fare? Le persone si sentono assolutamente indesiderate nonostante il fatto che sembrano circondate da molta attenzione e cura. Cosa possono fare per sentire di essere necessarie?

Risposta: Ma hanno qualche obiettivo nella vita se parlano del  significato della vita. Devono sentire che stanno andando dritto verso di esso: un altro piccolo passo, un altro passo e si stanno muovendo.

Altrimenti, sorgeranno queste domande e le persone inizieranno a odiare se stesse. Ma se l’uomo ha un obiettivo chiaro, vuole raggiungerlo e ogni giorno ci si avvicina, allora è ispirato dalla sua vita, dal suo progresso, ed è felice di esistere.

 

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Dalla trasmissione di KabTV “Integral World” del 13/07/2018

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Navigare nel labirinto della comunicazione con i nostri figli

Quale dovrebbe essere il nostro approccio quando comunichiamo con i nostri figli, specialmente quando sono giovani?  Che tipo di relazioni dobbiamo costruire con loro per prepararli al meglio alla vita? A quanto pare, c’è una formula chiamata “adulto-uguale-più giovane”, che funziona molto bene nel preparare i nostri figli alla vita, se la usiamo correttamente. 

Come genitori, il nostro obiettivo principale è “costruire” la personalità di nostro figlio per renderlo pronto alla vita, sicuro di sé e con l’abilità di eseguire qualunque lavoro egli possa scegliere di intraprendere, come anche essere in grado di trattare  costruttivamente e positivamente i fallimenti.  Per ottenere ciò abbiamo bisogno di imparare a relazionarci con i nostri figli da tre differenti prospettive: come adulti, come uguali, come più giovani. Ogni prospettiva ha il suo ruolo e il momento giusto per essere utilizzata. Il trucco è sapere quando usare quale di esse e come utilizzarle correttamente.

Cominciamo con la prospettiva “adulta”. Qui ci poniamo al di sopra del bambino, come figura dominante e genitoriale.  Dettiamo le regole e applichiamo pressione quando necessario. Con la prospettiva dell’ “uguale” scopriremo che spesso il bambino ci ascolta molto più attentamente quando parliamo come uguali piuttosto che con un tono dall’alto in basso. Qui è quando trattiamo i bambini come amici, compagni di gioco e persino come confidenti. Quando assumiamo la prospettiva del “più giovane”, permettiamo al bambino di far pratica nell’essere l’ “adulto maturo” nel condurci e dirigerci.

Combinare le tre cose aiuta i bambini a capire meglio la complessità delle relazioni umane. Questa tecnica li aiuta a sviluppare l’abilità di adattarsi e adeguarsi a circostanze mutevoli, a sapere come relazionarsi con insegnanti, amici e, più tardi nella vita, con partner e colleghi.

Ora che abbiamo delineato le tre prospettive, aggiungiamo alcuni approfondimenti su ciascuna di esse. Quando assumiamo la prospettiva del “più giovane” dobbiamo sapere come farlo senza perdere la nostra autorità di genitore. Per fare questo dobbiamo spiegare al bambino con parole ed esempi, che ogni persona ha punti di forza e debolezze, che non possiamo sapere tutto ed essere capaci di fare tutto. Per esempio, persino se sei un campione olimpico non puoi essere un campione olimpico in tutti gli sport. Quando i bambini comprendono che è va bene non eccellere in tutto, viene sollevato un gran peso dalle loro giovani spalle e si permette loro di essere felici dove sono, perseguire le cose che veramente li interessano  e alla fine eccellere in esse. Allo stesso tempo non diverranno insicuri per il fatto di non conoscere tutto o non capire tutto.

Riguardo alla prospettiva dell’ “uguale” è importante che il bambino senta che noi stiamo sempre lavorando per il suo massimo interesse. I bambini devono sapere che qualunque cosa accada, anche se siamo arrabbiati con loro o diventiamo esigenti, è perché stiamo lavorando nel loro interesse, che la nostra sollecitazione li aiuta a raggiungere ciò che sarebbe più difficile, se non impossibile da raggiungere se non fosse per la nostra pressione. E’ una buona idea dire a loro esplicitamente che ci addolora doverli rimproverare e mettere sotto pressione, e spiegare il motivo per cui è per il loro bene.

Se il bambino non accetta le nostre spiegazioni dobbiamo mostrare quanto siamo dispiaciuti di dover essere in questo modo, che stiamo soffrendo insieme con lui, ma dobbiamo farlo comunque perché è la cosa migliore per lui  e, come genitori, dobbiamo fare in modo che i nostri figli ricevano la migliore educazione che li aiuterà maggiormente a diventare adulti di successo. Talvolta possiamo persino ammettere che la nostra richiesta è molto ardua, che non siamo sicuri che loro la possano gestire, ma che se loro lo faranno ne trarranno grandissimo beneficio e aprirà loro nuove porte. In quella fase dobbiamo lasciare al bambino lo spazio per costruire se stesso in modo indipendente.

Riguardo alla prospettiva dell’ “adulto”, qui il/i genitore/i prende/prendono le decisioni. Devono spiegare che a volte dobbiamo solo accettare certe cose. Ciò può non essere semplice per il bambino ma è un grande esempio perché quando cresciamo dobbiamo obbedire alla legge, seguire le regole della scuola o dell’università in cui siamo, del posto di lavoro, dei capi, ecc. Se i bambini non sono abituati ad obbedire alle regole anche se a volte non le capiscono e non sono d’accordo con esse, può essere un problema per loro affrontare la società in cui vivono. 

Ecco un esempio di vita reale e di come possiamo usare le tre prospettive per trasformare una situazione quotidiana da un supplizio a un’esperienza di crescita. Spesso la mattina occorre molto tempo ad un bambino piccolo per vestirsi, lavarsi e prepararsi per la scuola. Questo può creare molto stress e tensione e condurre a situazioni spiacevoli. La prima cosa nell’affrontare questa circostanza è ripercorrere con il bambino tutte le fasi della routine mattutina, non in tempo reale ma nel vostro tempo libero, quando siete tutti rilassati. Immaginate ciò che fate ogni mattina un passo alla volta e insieme al bambino imparate cosa comporta ciascuna fase (bagno, colazione, vestirsi, ecc.). Assegnate, in collaborazione con il bambino, un tempo limite realistico per ogni azione e il bambino ora farà “pratica” mantenendo la tempistica invece che passivamente e spinto a stare al passo. In questo modo, l’intero procedimento diventa un po’ un gioco. 

Dopo un giorno o due, quando il bambino conosce la routine a memoria, voi assumete la prospettiva del “più giovane” e il bambino diviene l’adulto. Ora è il turno del bambino controllare che voi siate puntuali e essere sicuro  non lo stiate facendo ritardare.

In questo modo ogni situazione della vita, specialmente le più impegnative, possono diventare esperienze di apprendimento che conducono ad una crescita personale e all’acquisizione di nuove abilità che faranno crescere i nostri figli felici, sicuri di sé e capaci di comunicare con successo con le persone che li circondano.

 

 

Prima di parlare

Domanda: non è un segreto che le persone parlano tanto, con e senza motivo.  Questo ha un effetto sugli altri, sulla società e su se stessi?

Risposta: certo che sì.  E’ per questo che il silenzio è d’oro.

Domanda: una persona dovrebbe riflettere su ciò che dice?

Risposta: Naturalmente! dopotutto, tanti problemi provengono dal fatto che le persone parlano incessantemente.

E’ detto che “Il saggio vede il futuro”.  Quindi, dobbiamo capire quali saranno le conseguenze se apriamo bocca.  Prima dovremmo anticipare le conseguenze, e poi parlare

Domanda: come possiamo imparare a prevedere questo? Spesso, una persona sembra capire le conseguenze, ma poi sbaglia. Come possiamo approcciarsi a questo correttamente?

Risposta: Nella Kabbalah, questo si risolve con l’aiuto dall’ambiente.  Devo creare il giusto ambiente intorno a me, preferibilmente fatto di dieci persone.  Se mi annullo davanti a loro, e agisco in accordo con l’opinione della decina, allora ciò che faccio, di solito, è positivo.

 

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Dalla trasmissione di  KabTV’ “Kabbalah Express” 6/13/21

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