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Attacco massiccio

Domanda: Le persone non sono generalmente interessate a ricevere informazioni sulle forme di interazione, introspezione e sviluppo nell’auto-realizzazione finché la loro vita non diventa insopportabile. Soltanto allora vanno da specialisti e sono disposti a impegnarsi in lavori interiori.

Questo significa che senza lo scenario “io non posso vivere così,” è impossibile trasmettere alle persone le informazioni riguardanti il metodo integrale?

Risposta: Ritengo che prima dobbiamo fare un lavoro intenso con le persone tramite varie campagne cinematografiche, teatrali e altre sulla piattaforma di Internet, le quali dimostrino chiaramente alla gente quegli eventi che, proprio come nei film, stanno accadendo agli altri e come possono essere affrontati.

Dobbiamo mostrare loro esempi, coinvolgerli in questo, e attraverso tali produzioni renderli partecipanti attivi, simpatizzanti e realmente coinvolti in queste trasformazioni. Dobbiamo mostrare loro come tutto ciò traspare attraverso l’esempio dell’eroe di qualche film, produzione o romanzo. Ma devono essere lavori seri, come quelli di Pelevin. Penso che in questo maniera, possiamo creare una richiesta per il metodo integrale. Mi pare che ciò debba precedere ogni altra cosa quando si tratta della popolazione generale.

Se invece stiamo parlando di determinate persone, rappresentanti della cultura e della scienza, allora dobbiamo cercare di rivestire il tutto nel formato e nella conoscenza di qualsiasi cosa essi si stiano occupando. Per tali persone, dobbiamo diffondere materiale riguardo la connessione, l’influenza umana sul mondo, e come si realizza linearmente e globalmente, integralmente, quale sia la differenza tra le due, e così via. Vi è anche un grosso problema con i bambini. Se mostriamo come la formazione integrale trasforma un bambino, noi infatti facciamo di lui o lei un essere umano, ciò potrebbe essere un chiaro esempio per i genitori.

Vi è un buon esempio di questo nel nostro paese. Qui in Israele, tra le altre cose, un dirigente scolastico può fare qualunque cosa voglia nell’ambito della scuola. A loro è stato dato un potere illimitato, e possono introdurre nuove discipline. Quando i presidi della scuola vengono a conoscenza della nostra metodologia, sono d’accordo nell’implementarla poiché sentono e comprendono che darebbe risultati positivi, per lo meno per ciò che riguarda la disciplina nella classe, la riduzione della violenza e i vari problemi relativi ai bambini.

Se concordano, noi allora poniamo la condizione che in primo luogo l’insegnante debba padroneggiare il metodo integrale. Andiamo a scuola una o due volte a settimana e conduciamo dei corsi sull’educazione e l’istruzione integrale. Pertanto, prima di educare i bambini, gli stessi insegnanti apprendono questa metodologia, e vivono sulla propria pelle tutta questa trasformazione.

Gradualmente, gli insegnanti diventano i nostri soci, colleghi e partner, anche se in generale sono sempre caratterizzati dal conservatorismo ed inizialmente non capiscono l’essenza della metodologia integrale. Tuttavia quando si impregnano di essa allora, a poco a poco, realizzano quanto beneficio traggono dal fatto di poter entrare in una classe senza paura, che l’atmosfera amichevole durante le lezioni diventi un fenomeno normale, che i conseguimenti accademici aumentano, e che i bambini ascoltano l’un l’altro e ricevono l’uno dall’altro poiché una lezione viene portata avanti come una conversazione fra loro.

Quando i bambini condividono la propria conoscenza a vicenda, la assorbono molto meglio rispetto a quando le informazioni sono ricevute tramite gli insegnati. Ciò, in sostanza, è come erano organizzate le vecchie scuole; i bambini semplicemente discutevano tutti i problemi fra loro e attraverso questo rivelavano e si arricchivano di conoscenza.

Qui accade una cosa molto interessante. Una volta che si conquistano gli insegnanti e si lavora con essi per un po’ di tempo sull’istruzione integrale, in cerchio come con i bambini, loro iniziano a sentire da sé stessi quanto sia cambiato il personale docente, quanto sia diversa l’atmosfera nella sala insegnanti, così come le loro relazioni con la direzione della scuola. Cominciano a sentire che vi è davvero qualcosa di rivoluzionario qui, qualcosa di completamente nuovo. E così diciamo loro che non è abbastanza lavorare con i bambini su questa metodologia soltanto a scuola, essi hanno bisogno di sentire lo stesso ambiente a casa, vale a dire, dobbiamo lavorare anche con i genitori.

Poi, durante gli incontri con i genitori, gli insegnanti iniziano a convincere i genitori che la nuova metodologia è necessaria per garantire che i loro bambini, la cosa più preziosa che hanno, possano divenire nuove persone reali, buone e gentili, capaci di comprendere correttamente il mondo, di interagire nella classe e completare la scuola con successo, ricevendo buoni voti, e che con essa non vi sarebbe violenza, droga e tutto ciò che sfortunatamente gira nelle scuole. Avvengono cose orribili lì, e noi siamo a conoscenza solo di una piccola parte di esse. Quella pressione, quell’ambiente a cui sono sottoposti i nostri figli, questa è la più saliente e vivida manifestazione dei tratti umani più negativi.

Quando diciamo ai genitori che per tale scopo è necessario creare un’atmosfera leggermente differente in casa, loro concordano immediatamente, soprattutto le donne. Questo è sufficiente poiché una donna “presiede” la casa, mentre un uomo, come sappiamo, esercita un’influenza molto piccola su tutto ciò che accade in famiglia. In questa maniera, noi iniziamo ad attrarre le madri verso la metodologia integrale, ed infine raggruppiamo sostanzialmente l’intera popolazione.

Tramite le donne, attraverso il successo dei bambini, questo si diffonde a macchia d’olio. Tutti gli altri cominciano subito a vedere, ascoltare e sentire. La catena da un dirigente scolastico ai genitori —costituisce già un’enorme quantità di persone che vengono introdotte nella ri-educazione.

Ciò dovrebbe essere assolutamente preso in considerazione.
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(Da una “Conversazione sull’Educazione Integrale” 20.05.2012)

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Globalità: Che cos’è?

Domanda: Che cosa intende quando utilizza la parola “globale”?

Risposta: La globalità, secondo la mia comprensione (non secondo Wikipedia), ebbe inizio quando la nostra influenza sulla Natura smise di essere locale e divenne globale, il che significa che in sostanza, qualsiasi cosa io faccia, influenzo la Natura dell’intero pianeta —la globalità dello spazio.

Inoltre, non condiziono tutto il pianeta soltanto ora, nel momento presente, ovvero la mia influenza non si perpetua fintantoché dura la mia azione, ma piuttosto, influendo sulla Natura, io incido direttamente su tutte le generazioni successive, per l’eternità —la globalità del tempo.

Le nostre influenze negative sull’intera Natura e per l’eternità danno origine a conseguenze negative secondarie, terziarie, etc. Non siamo nemmeno a conoscenza della maggior parte di loro poiché non si sono ancora manifestate in natura —la globalità del meccanismo.

I nostri condizionamenti negativi verso la natura vegetale e animale ritornano nuovamente a noi, alla natura umana, nella loro forma di influenza negativa; come se non bastasse, ciò non avviene solo sotto forma di nostri cambiamenti fisiologici e psicologici. L’egoismo individuale di ciascuno finisce con l’essere globale, e non per nostra scelta. Comunque, il nostro egoismo personale si somma in un egoismo globale, incrementato dai mass media, e un egoismo globale ricade su di noi nella sua influenza generale su di noi, trasformandoci in mutanti egoistici —la globalità egoistica.

Questa globalità egoistica in particolare, deve essere corretta in globalità altruistica —questa è la nostra vocazione e la nostra salvezza dalla sofferenza, tramite cui la Natura ci spingerà nondimeno a raggiungere la globalità positiva in tutte le forme della civiltà umana: politica (un governo unito di un’umanità unita —“La Futura Generazione”), morale (tutti sono uguali, come in una famiglia), sociale (un’unica educazione globale determina il medesimo approccio nella scienza, cultura/religione), e spirituale (sotto un’unificazione globale, la rivelazione di una Singola Forza Superiore della Natura) —la globalità altruistica.

Oggi, la correzione del nostro atteggiamento verso il mondo è ancora utopia, che in greco vuol dire un’assenza di luogo. Ma l’accumulo di fenomeni negativi globali e le loro conseguenze creano un luogo, una somma di fenomeni negativi, che ci obbligherà ad accettare la correzione —un’utopia diverrà realtà.
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Un Kabbalista e il mondo

Domanda: Possiamo dire che solo il mio atteggiamento separa il mio attuale stato dallo stato successivo?

Risposta: L’atteggiamento determina tutto, o in altre parole, l’intenzione. Quando tu cambi la tua intenzione, tu cambi il mondo nella tua percezione. La differenza tra questo mondo e il mondo dell’Ein Sof (infinito) è nell’intenzione. Tutti gli stati differiscono solo secondo il tuo atteggiamento, la tua intenzione. In realtà non c’è niente ma solo lo stato di Ein Sof. Tutto il resto è un immagine che noi dipingiamo con la nostra intenzione.

Domanda: Oggi io odio e non mi piace la gente con cui vengo in contatto durante il giorno. D’altra parte, se io li rispetto, qualsiasi contatto con loro potrebbe portarmi piacere e potrei essere felice aiutandoli tutto il giorno. Questa è la buona connessione di cui ho bisogno oppure è la forza che rivelerà il fattore importante qui?

Risposta: È la cosa principale. Il punto è non di essere “carino”, o “dolce”. Devi unirti con gli altri, perché nell’unità scoprirai il Creatore. Nella Kabbalah, questo è chiamato una Mitzvà (comandamento): tu stai adempiendo un comandamento.

Nel complesso, lo scopo di tutte le nostre azioni è quello di diventare uguali a lui, come un ospite che diventa uguale al padrone di casa. In altre parole, di portare contentezza al creatore, proprio come lui ci porta a noi. Quindi il giusto atteggiamento verso gli altri dovrebbe essere finalizzato al raggiungimento di un buon atteggiamento verso il Creatore. Senza questo, che bisogno ho di essere in buoni rapporti con tutti quelli intorno a me? Per il mio bene? Questo è assolutamente contrario a quello che si aspetta da me.

Quindi si dice: “il fine dell’azione è nel pensiero iniziale” e “Israele, la Torà e il Creatore sono uno“; ed è su questo principio che noi dovremmo stabilire tutto.

Un Kabbalista utilizza qualsiasi contatto con gli altri solo per avanzare. Egli esegue le azioni fisiche necessarie per vivere la vita, ma egli calcola sempre quale energia, e quale attenzione è richiesta a lui al fine di eseguire azioni spirituali per portare contentezza al Creatore. Quindi un Kabbalista utilizza il mondo al fine di compiacere il Creatore.

Domanda: Egli ne gode facendo questo?

Risposta: Sì, non al fine di godere, ma per poter eseguire le azioni necessarie. Il piacere non è la ragione delle sue azioni.

Un tale atteggiamento cambia tutto, e grazie a questo tu vedi il mondo spirituale. Dopo tutto, le vostre relazioni con gli altri e con il Creatore diventano più chiare e scoprirete la rete delle forze, la rete delle relazioni, la rete dei pensieri, la rete delle intenzioni e la rete del loro funzionamento. Questo è ciò che effettivamente esiste. Quindi il nostro mondo diventa gradualmente meno importante per noi e anche la sua forma, come se si “evaporasse” in questa rete, poiché diventa insignificante.
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 01.07.2012, Introduzione al Libro dello Zohar)

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Desiderio e adesione

Domanda: Nel “Introduzione al libro dello Zohar,” Baal HaSualm dice che le anime “diventeranno degne di ricevere tutta la sua bontà, la gioia e il piacere che c’è nel pensiero della creazione e insieme a questo riceveranno una forte adesione.” Come facciamo ad avere bisogno di bontà e piacere se l’adesione con il Creatore è molto più qualitativa e sublime?

Risposta: Ho i vasi, significa i desideri nel cuore. In questi vasi, io ricevo in ordine di dare e per questo eseguo un’azione di dazione. Solo se il Creatore da’ a me, io do’ a lui.

Ma perché io eseguo l’azione di ricevere in ordine di dare? Perché sento la vergogna, un divario tra me e lui. Questo evoca in me la dazione al fine della dazione e quindi anche di ricevere con lo scopo di dare, in modo da assomigliarmi a lui. Agendo per assomigliarmi a lui, io riempio i miei vasi con il piacere di donare a lui e allo stesso tempo soddisfo la vergogna, il divario tra noi, e quindi ottengo l’adesione.

Due mancanze sono parte di questo processo:

  1. Il Creatore ha creato la mancanza in me per ricevere e godere. Io lo riempio così che Egli riceverà e godrà.
  2. La seconda mancanza è il risultato della vergogna. Io limito me stesso e riempio il mio desiderio con il raggiungimento dell’essenza del Creatore stesso. Sono diventato uguale a lui e ho ottenuto l’adesione.

Il Creatore è raffigurato a me come un Partzuf spirituale che è fatto di un “corpo” e una “testa”. In basso noi diventiamo uguali a lui nel “corpo” nel suo desiderio di portare la bontà agli esseri creati e nel mio desiderio di ricevere piacere. Sopra noi diventiamo uguali nella “testa”, che significa nelle intenzioni. Così l’adesione è in realtà formata sopra.
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 28.06.2012, Introduzione al Libro dello Zohar)

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Essere pronti per il Congresso: Secondo giro di domande

Domanda: Cosa dovrei fare se, durante il congresso, mi connetto via internet, e nel workshop, posso solo ascoltare il gruppo principale? Come dovrei incorporarmi nell’unità similmente alle persone che assistono fisicamente al congresso?

Risposta: Gli amici che conducono il workshop dall’altro lato dello schermo sono con me. Io sono anche connesso al gruppo principale, ascolto solo questi amici, e come appropriato, dò istruzioni e parlo. Non ascolto gli altri, quindi sono nella stessa situazione in cui mi ritroverei, ed è abbastanza per stare con me stesso. Se una persona si siede autonomamente di fronte ad uno schermo durante il workshop e apre il suo cuore il più fortemente possibile, lui è con noi.

Domanda: Come dovrebbero prepararsi al congresso i gruppi attorno al mondo?

Risposta: Come facciamo noi. Dopo tutto, le distanze non ci separano. Prepara materassi e cibo e qualsiasi cosa di cui tu abbia bisogno al fine di rimanere costantemente con noi, come noi. Allora, tu sicuramente farai esperienza degli stessi sentimenti, degli stessi riempimenti, degli stessi stati.

Domanda: Dovremmo avere un protocollo di questo congresso?

Risposta: Si, lo stesso protocollo nei workshop o nel gruppo in accordo con il fatto che una persona venga al congresso solo per la connessione. Da questo, è chiaro cosa dobbiamo fare.

Nessuno può lasciare nemmeno per un pò il congresso; nessuno fa niente al di fuori del framework. In breve, noi ci consolidiamo. Le persone che hanno svolto il servizio militare lo troveranno più semplice; hanno memoria di questo.

In una via o nell’altra, una persona dovrebbe seguire le sue sensazioni, e tutto dovrebbe seguire la sensazione di unità che nessuno può rivelare da solo. Dopo tutto, il momento in cui una persona lascia questa sensazione, questa necessità, il desiderare tutto ciò, lui cede.

Poi, lui ha bisogno di un protocollo al fine di agire secondo le regole. Allo stesso tempo, lui si mantiene nell’unità, e il protocollo è scritto nel suo cuore.

Questo si riferisce a tutti i gruppi. Le persone che non prendono parte nelle nostre attività giornaliere, ma sentono la necessità di partecipare, possono aggiungersi ai nostri gruppi, ma dovrebbe essere una partecipazione completa. Non puoi appena appena visitare gli amici durante il congresso per un paio d’ore e questo è tutto. Se una persona partecipa al congresso, dovrebbe essere dall’inizio alla fine e solo con il permesso del gruppo se le sue intenzioni sono veramente serie. Il nostro convegno non è per principianti, ma per coloro che seguono il nostro cammino e chi sente il bisogno di unità al fine di raggiungere il mondo spirituale.

Domanda: Come possiamo scegliere un ambiente più forte prima del congresso?

Risposta: Al fine di fare questo, dobbiamo unirci il più fortemente possibile. Io non scappo da un gruppo all’altro, non scelgo tra due gruppi. Io chiarifico il concetto di “gruppo” in se stesso.

Domanda: Una settimana fa, hai detto che l’1% di impegno durante la lezione del mattino è molto più forte di un 10% durante il congresso. Allora perché abbiamo bisogno del congresso?

Risposta: La lezione del mattino coinvolge maggiori difficoltà poiché è molto difficile lavorare contro un’abitudine, ma, infatti, da molte azioni durante la lezione del mattino, noi possiamo fare di più e raggiungere grandi risultati rispetto al congresso. Se faremo sufficienti sforzi durante la lezione del mattino, se saremo seri e penseremo costantemente a svolgere al meglio questo, noi non avremo bisogno di congressi. Loro non compenserebbero entrambi. Dopo tutto, ogni mattina la lezione è un evento speciale, uno stato importante.

Domanda: Cosa dovrebbe essere il risultato di questo congresso? Qual è la figura finale che vedi?

Risposta: Unità costante nella quale noi accediamo alla dimensione superiore.

Domanda: Come dovremmo ambire noi stessi con l’aiuto del congresso e del Creatore che fa tutto al fine che questa saggezza diventi un sapere comune e che quindi diventi l’approccio generale del gruppo?

Risposta: Tutto è rivelato nell’unità
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(Dalla 4° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 02.07.2012, “Domande riguardo il Congresso di Consolidamento nel Nord di Israele”)

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Tutti dovrebbero sapere sulla crisi

Domanda: Il corso basico sull’educazione integrale dovrebbe includere il tema della crisi e i metodi per superarla?

Risposta: Io penso che questo tema debba essere inserito anche nel corso basico perché l’uomo vive sotto il campo dell’informazione, sotto l’influenza dei media che gli fanno un lavaggio del cervello e lo riempiono di cose senza senso, e gli dicono che sia possibile sbarazzarsi della crisi,  superarla in qualche modo.

Dobbiamo dare alle persone un fondamento che sia forte, scientifico, sociale e soprattutto psicologico, in maniera che sappia con certezza e comprenda che è possibile superare la crisi unicamente attraverso la nostra somiglianza con la natura, solamente se creiamo una società “rotonda”, una società dal consumo sostenibile, comprensione reciproca, equilibrio tra le persone, ecc. Questo è possibile solamente sotto l’influenza dell’ambiente.

Dobbiamo dire alle persone tutte le teorie per la soluzione della crisi, e mostrare un modo, attraverso opinioni scientifiche, che nessuna di esse può funzionare poiché sono state create dalla nostra mente egoista che ci vuole deviare dalla verità.

Direi che la maggior parte di queste teorie sono state disegnate per assicurare il profitto dare continuazione al loro sviluppo, per permettere loro di sedersi e farsi i propri interessi. Dopo tutto, abbiamo visto fin dall’inizio che non conducono da nessuna parte.

Perciò il tema “Metodi per superare la crisi” deve essere inserito necessariamente nel corso basico di educazione integrale.
[80697]

(Tratto da “Una conversazione sull’educazione integrale”, 22.05.2012)

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Una pista invece di un avvolgente labirinto

Domanda: Da dove viene la fede al di sopra della ragione per venire a noi?

Risposta: Tutto viene dall’alto, e l’unica cosa che dipende da una persona è quanto può elevarsi al di sopra delle sue sensazioni, al fine di raggiungere la comprensione, la chiarezza, l’unificazione e la connessione.

Questo risveglio può avvenire mediante la sofferenza, che si chiama “a tempo debito” (Beito). Ma se una persona riceve questo risveglio dal gruppo, si chiama “accelerazione del tempo” (Ahishena).

Se una persona si risveglia attraverso colpi, poi si passa attraverso tutti questi stati di nuovo fin dall’inizio. Ma se il risveglio proviene dal gruppo, comprende già lo schermo e la luce riflessa. Questo perché, diventando incluso nel gruppo, ha già svolto il suo lavoro, fatto sforzi, e ha attirato la luce riflessa a se stesso.

Ci sono quattro fasi di HaVaYaH che una persona realizza in se stesso, e quindi la via della Luce e il percorso della sofferenza sono due strade completamente opposte, come la luce diretta e riflessa.

“Accelerazione del tempo” è quando diventiamo inclusi nel gruppo, che inizia subito la costruzione degli strumenti giusti o desideri in noi per la comprensione del Creatore. Considerando che il percorso naturale “, a tempo debito” si limita a delle condizioni preliminari in noi per iniziare questo processo. C’è una differenza enorme tra i due.

Dopo tutto, ricevendo la sofferenza, devo ripetere tutto più e più volte per capire da dove la sofferenza proviene e perché. Questo è un processo estremamente tirato. Ho solo corso da un luogo all’altro, così come ricevo i colpi, ma non avanzo così come questo non mi dà comprensione. E solo dopo molti colpi e sofferenze come queste posso finalmente iniziare a vedere la loro fermezza e causalità. Poi ho già cominciato a capire che a quanto pare, stanno venendo da me per insegnarmi.

Spesso le persone vengono a chiedermi: “Perché ero io quello che riceveva questa punizione dall’alto?” Questa si chiama la via della sofferenza.
[80376]

(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 12.06.12, Shamati 121)

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Il Sistema decimale dei gruppi

Domanda: Perché la fase successiva del lavoro riguarderà l’unione dei gruppi? Come ci si collega all’unione dentro ogni gruppo e al lavoro individuale di un uomo?

Risposta: Infatti, l’unione incomincia da un gruppo di dieci persone. L’essere umano è costruito in modo tale da poter comprendere specificamente questo numero di persone. Dieci è un numero “orientativo” che può andare bene, non troppo grande, non troppo piccolo. Si chiama “Minyan“, nel senso che è ciò che può essere “contato” (Limnot). La nostra percezione è strutturata in modo tale che comprende solamente questo genere di sistema, in quanto avvolge completamente la nostra struttura interna (le dieci Sefirot).

Ad una lezione in cui parliamo delle nostre impressioni, ma dove in generale si leggono degli articoli e si discute del materiale, può prendere parte un ampio gruppo di partecipanti, fino al mondo intero. Perciò, durante il lavoro tra noi sediamo in gruppi di dieci, mentre alle lezioni ci può essere una qualunque quantità di uomini che siano in grado di capire e discutere tra loro usando il linguaggio Kabbalistico.

Dobbiamo solo stare attenti a non farla diventare un’abitudine, e per questa ragione abbiamo bisogno di aumentare continuamente il desiderio dentro di noi e l’importanza dello scopo. Ogni volta metteremo in mostra un nuovo aspetto della rivelazione del Creatore.

Unendoci al gruppo, creiamo un “Unico”, una comunione tra tutti noi, che non appartiene a nessuno in particolare, ma che appartiene a tutti noi insieme. Si tratta di un’ essenza più elevata, di una “fusione”. Non è semplicemente la somma di noi, ma una specie di aggiunta ad ogni volta. E questo perché per arrivare a formare questa somma, ogni uomo deve avere cancellato il proprio egoismo. Il concetto di Unico, che è qualcosa al di sopra di noi, è formato da tutte queste cancellazioni dell’egoismo personale. In questo modo costruiamo il nostro livello superiore.

Se ci unissimo semplicemente come degli egoisti per un profitto comune al fine di costruire qualcosa insieme o per vincere, come una squadra di pallone, allora il risultato sarebbe la somma vuota dei nostri sforzi. Invece, se cancelliamo il nostro ego, allora costruiamo un nuovo vaso comune al di sopra di tutti noi.

E’ una cosa che riguarda tutti noi; quei dieci che sono seduti in cerchio in una discussione stanno cancellando loro stessi e stanno esaltando il gruppo e gli amici. La Sefira più elevata, Keter, si definisce in base al modo in cui ascolto gli altri, al modo in cui pongo il gruppo, il Creatore, e lo scopo al di sopra di me stesso. Ed io mi considero inferiore e mi abbasso rispetto ai miei amici. In questo modo viene definita la mia Malchut.

Dopo che ognuno avrà chiarito questi due punti, Keter e Malchut, uniremo tutte queste Keters e Malchuts insieme. E se ognuno di noi lo farà con la necessaria capacità richiesta per il primo livello di rivelazione della Luce, allora la Luce sarà rivelata in questa spaccatura tra le Keters, unite in una sola cosa, e le Malchuts unite. Ci sarà come un bagliore interno tra di esse, poiché abbiamo cancellato il nostro ego.

Sebbene non sia ancora la restrizione o lo schermo, la Luce si sta rivelando e sta incominciando a lavorare nella misura della nostra opposizione all’egoismo e del nostro desiderio di unirci. E questo perché entrambi questi principi sono già spirituali. Stiamo esaltando la spiritualità, la dazione, e stiamo disprezzando la materialità, la ricezione; stiamo facendo le azioni che siamo capaci di fare, come dei bambini piccolini.

E allora le dieci persone, sostenendosi a vicenda e pronte ad unirsi, creano una grande tensione, una distanza tra la Keter unita e la Malchut unita, costruendo in questo modo il nostro vaso spirituale comune. E quando lo avremo costruito tra dieci di noi, capiremo che il resto degli amici intorno al mondo stanno facendo gli stessi sforzi in questo preciso momento. Tutti i nostri sforzi comuni sono uniti insieme indipendentemente da quanto è grande il gruppo.

Se dopo i nostri sforzi per unirci in cerchio vorremo includere tutti gli altri gruppi dentro di noi, allora staremo unendo tutti quanti insieme. E allora si formerà un vaso potente ed enorme, capace di rivelare il primo livello della Luce, in base all’uguaglianza delle qualità. Maggiore è la distanza tra la Keter comune e la Malchut comune, più grande sarà il vaso, e forse lo sarà già abbastanza per la prima rivelazione della Luce.

La Luce viene rivelata piano piano, in porzioni: Nefesh, Ruach, Neshama, e così via. E se la riveleremo, allora sarà rivelata in ogni gruppo ed in ogni persona in base ai suoi propri sforzi, di più in alcuni di meno in altri in base agli sforzi personali.

Questa è la ragione per cui dobbiamo desiderare di connetterci a tutti i gruppi e agli amici separati, e anche al mondo intero poiché rappresenta un vaso enorme. E lì che si trova il vero desiderio di godere, e se lo uniremo a noi anche in una forma passiva, allora ci vedremo aggiungere molta materialità. E se noi, con il nostro desiderio per la spiritualità, lavoreremo su questa materialità, allora riceveremo il dono di una capacità maggiore.
[78232]

(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 17.05.2012 “conversazioni su dopo i congressi”)

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Vincolo infrangibile: Tra Wall Street e un villaggio africano

Domanda: È necessario avere degli studi intensivi per un lungo periodo di tempo così che la maggior parte delle persone possano avvicinarsi al livello integrale ?

Risposta: Non possiamo aspettare fino a quando lo raggiungono. Non abbiamo tempo.

Noi vediamo che la cosiddetta società “progressista” del mondo è in uno stato molto critico. Dal momento che il mondo è interconnesso, naturalmente influenzeranno l’intero mondo con la loro indesiderabile e eccessiva caduta; niente di buono arriverà da questo.

Qui non possiamo rilevare un segmento statisticamente medio. Dovremmo definirlo secondo gli Stati più eccellenti dove la ricchezza, il potere, la forza e le armi esistono perché è il livello più alto e definisce il livello di sviluppo dell’umanità.

Oggi non possiamo dire, “l’umanità ha Wall Street e allo stesso tempo ha un Villaggio africano, e la media è l’umanità moderna”. No!

Dal momento che Wall Street sta lavorando per il mondo intero, dovremmo prenderlo in considerazione. Il Villaggio africano sentirà la sua influenza in ogni caso. Se Wall Street scompare, nel villaggio africano moriranno di fame o sarà ridotto in cenere se questo desidera Wall Street.
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(Da una conversazione sull’educazione integrale nr.33, 25.05.2012)

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Essere pronti per il Congresso: Primo giro di domande

Domanda: Questo congresso è quasi improvviso, e abbiamo paura che non arriveremo con sufficiente entusiasmo. Come possiamo prepararci nel tempo che ci manca affinché il congresso non si trasformi in un festival?

Risposta: Il congresso non si tramuterà in un festival; faremo sì che non accada. Non aspettiamoci festeggiamenti, ma più come un corteo forzato con i materassi. Quindi possiamo smetterla di preoccuparci, non sarà facile.

Per quanto riguarda la repentinità, le cose migliori e più importanti appariranno immediatamente, l’esodo dall’Egitto, per esempio ciò che avvenne in un attimo. Non c’é niente da lamentarsi, è solo il caso opposto.

D’altronde, noi stiamo parlando di connessione e unità, allora dobbiamo fare confusione su questo e dire: “Amici. ascoltate le ultime notizie, dobbiamo unirci! Prepariamoci e in sei mesi ci riuniremo…”

Stiamo parlando di qualcosa di nuovo che non abbiamo mai sentito? Dobbiamo cominciare a prepararci solo ora? Non dovremmo essere pronti per questo tutta la nostra intera vita e ogni momento della nostra vita?

Per che cosa abbiamo bisogno di un congresso? Potrebbe essere veramente che noi riceveremo quello che vogliamo raggiungere oggi e più avanti non ci sarà bisogno del congresso e altre azioni che sarebbero necessarie altrimenti. Noi dovremmo aspettarci l’arrivo del Messia ogni giorno.

Domanda: Cosa dovrei aspettarmi dal congresso?

Risposta: Dalla connessione e dall’unione con gli altri raggiungerò la forma generale di dazione chiamata “la rivelazione del Creatore,” la rivelazione della “forza superiore.”

Domanda: Questo è il primo congresso che in anticipo non ci sta risvegliando, lasciando la stanza per il nostro sforzo. Come possiamo esaminare noi stessi per osservare se ci stiamo preparando nella maniera che dovremmo?

Risposta: Io agisco in accordo alla situazione. Nello stato attuale, io non sento che posso spronarmi in nessun modo tranne quello che sto facendo. Ascolta la lezione di oggi un’altra volta, e tu vedrai che io ti sto svegliando continuamente. Si riferisce anche alle lezioni recenti e ai workshop.

Cosa potrei fare se non prendessi questo in considerazione, se non avessi attenzione in questo? Io sto cercando di svolgere il mio lavoro. D’altra parte, tu dovresti domandarlo! Io sono pronto a dare migliaia di volte di più, ma dove è la tua richiesta? Non hai fame spirituale; è come se fossi completamente matto:”Bene, dicci di più e noi ti ascolteremo…” Cos’altro potrei dire?

Domanda: Come possiamo consolidare le nostre forze al fine di oltrepassare il Machsom (la barriera) durante il congresso?

Risposta: Noi abbiamo bisogno dell’unità che si raggiunge per necessità, il risveglio dei desideri e le impressioni. E’ detto: ”Ogni uomo aiuterà il suo amico.” Da nessuna parte si dice che l’insegnante debba ballare prima del gruppo al fine di evocare gioia o lacrime. L’insegnante guida il gruppo nella giusta direzione, ma gli studenti dovrebbero seguire questa direzione da soli. Dovrebbe esserci un desiderio collettivo tra gli amici. L’insegnante non può fare quello che dovrebbe fare il gruppo, tu stai sprecando il tuo tempo se stai aspettando questo.
[81968]

(Dalla 4° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 2.07.2012, “Domande riguardo il congresso di consolidamento nel Nord di Israele.”)