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Il workshop in cerchio e la Kabbalah pratica – 1’ Parte

Domanda: Il metodo della saggezza della Kabbalah ci permette di cambiare la natura delle persone in modo che inizieranno a prendersi cura degli altri invece che di se stesse. Per attuare questa tecnica vengono utilizzati i workshop in cerchio e le tavole rotonde. Che cosa è la tavola rotonda?

Risposta: La tavola rotonda è un’azione di gruppo a cui partecipano uomini, donne e bambini. La Kabbalah è il metodo per rivelare il Creatore da parte degli esseri creati in questo mondo, e questo è possibile solo quando esiste un’equivalenza delle qualità. Significa che noi dobbiamo acquisire le qualità che sono simili alla forza superiore e allora saremo in grado di rivelarla, come ogni strumento dovrebbe essere pronto per scoprire quei fenomeni per cui è stato progettato.

Ad esempio, un rivelatore di fumo è costruito per reagire al fumo piuttosto che a un sapore dolce, amaro o aspro. Quindi, qui se io voglio rivelare la forza superiore, devo formare l’organo sensoriale dentro di me che è simile alla natura del Creatore che io ancora non ho. Allora sarò in grado di trovare il Creatore, come un segugio che ha trovato il sentiero. Tutto quello che mi serve è il senso dell’olfatto, per scoprire dove Lui si nasconde.

I kabbalisti ci dicono che il Creatore si nasconde tra noi. Se abbiamo rapporti gentili e buoni fra di noi e c’è l’aiuto reciproco e l’amore per gli amici, come se fossimo un solo uomo con un solo cuore, significa che vogliamo davvero sentire noi stessi come un intero.

In questa aspirazione, cominciamo a sentire, come un cane con il suo naso, la presenza del Creatore. Noi non cerchiamo Lui da qualche parte in altri mondi e spazi, ma ci connettiamo sempre di più per trovare dove e come possiamo rivelare il Creatore.

È chiaro che, una volta costruite le relazioni amichevoli fra di noi, riveleremo la forza superiore dentro di loro. La rete di connessioni fra noi, quelle in cui siamo il più gentili possibile, fino a rivelare l’amore, si chiama Shechina (Divinità), perché vogliamo scoprire la presenza del Creatore dentro ad essa (Shochen).

Pertanto, non c’è bisogno di spostarci in un altro spazio; noi abbiamo solo bisogno di correggere la rete di relazioni fra di noi verso l’amore reciproco, verso la dazione, verso un abbraccio e verso l’unione in modo tale che saremo così vicini l’uno all’altro che all’interno di questa connessione verrà rivelato il Creatore. L’unica cosa di cui dobbiamo preoccuparci è la nostra unione, e tutto il resto verrà rivelato all’interno di essa.

Per costruire una connessione così speciale, lavoriamo in un gruppo di dieci persone che vogliono rivelare la forza superiore. Se essi mettono in pratica i consigli dei kabbalisti, riveleranno gradualmente questa forza.

È auspicabile che questa decina si riunisca ogni giorno per studiare la saggezza della Kabbalah e anche per connettersi con tutti gli amici insieme, per parlare dell’unione, leggere gli articoli kabbalistici, ed eseguire tutti i tipi di esercizi.

Tutto questo in modo da costruire tali relazioni fra gli amici all’interno delle quali verrà rivelata la rete di connessioni fra noi. Questa rete esiste già, ma noi dobbiamo tirarla fuori dall’occultamento, come una rete dalle profondità del mare. Come i pescatori trascinano il pesce con la rete, così noi tiriamo fuori anche il Creatore con questa rete, e Lo riveliamo.

Un workshop in un cerchio è un’azione che ci permette di diventare simili alle qualità della forza superiore. Questa è l’intera saggezza pratica della Kabbalah che parla dell’ascesa di una persona dal basso verso l’alto.

C’è una parte della Kabbalah che spiega la struttura dell’universo che discende dal mondo dell’Infinito verso il basso. Le altre sue parti insegnano come da questo mondo possiamo risalire indietro al mondo dell’Infinito e rivelare il Creatore. Questo lavoro è fatto attraverso i workshop in cerchio.

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Dalla trasmissione di KabTV “New Life”, 20/07/2017

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Il cammino verso la correzione finale

Domanda: Dobbiamo abituarci all’idea di dare egoisticamente così che, ad un certo punto, la quantità si tradurrà in qualità?

Risposta: Innanzitutto la correzione non si realizza nella massa generale dell’umanità ma, piuttosto, in un piccolo gruppo, in una decina, nella quale dieci persone si riuniscono e fanno un patto in base al quale esse “vogliono diventare simili al Creatore”. Nessuno può raggiungere questo da sé ma solo quando tutti iniziano a praticare la dazione reciproca verso gli altri.

Decidiamo fra noi di sostenerci a vicenda, di essere di esempio gli uni per gli altri, di annullarci innanzi agli altri e di dimostrare l’importanza della meta nell’unione fra noi. In questo modo noi creiamo una struttura in miniatura che rispecchia l’umanità, corretta nella sua interezza, ma su una piccolissima scala di non più e non meno di dieci. In base alla Kabbalah questo è il modo ottimale per raggiungere la correzione.

Gradualmente iniziamo a sentire stati speciali fra noi, scopriamo i mondi superiori e riveliamo il Creatore che esiste fra noi e le forze che ci connettono agli altri.

Iniziamo a capire quali tipi di forze esistono, quali fra noi sono chiamate “angeli” e a quali ci si riferisce come “animali sacri” ecc. Iniziamo a percepire le forze superiori, cioè le qualità di amore e dazione. E, cosa più importante, una forza speciale affiora all’interno di queste rivelazioni, una qualità speciale chiamata Creatore, la fonte di tutto ciò che esiste, che comprende l’intero universo e ci viene rivelata come risultato delle nostre azioni.

Il risultato del nostro lavoro sarà la sensazione che siamo pronti ad inglobare tutta l’umanità ed anche tutto il mondo dentro di noi. Perché se creiamo una decina completa, allora il nostro lavoro all’interno di essa sarà sufficiente affinché l’intera umanità sia inclusa in noi automaticamente.

Ed allora inizieremo a sentirci completamente corretti e simili al Creatore, che si trova con noi dentro il nostro piccolo cerchio.

L’umanità nel suo complesso non sente questo perché non corregge le sue qualità da ricezione a dazione o da egoismo ad altruismo, ma noi lo facciamo. Tuttavia la correzione finale comporta che noi divulghiamo immediatamente il metodo man mano che ciascuna soglia di correzione viene raggiunta. Questo è lo scopo del nostro lavoro.

Quindi nella stessa misura in cui io voglio avvicinarmi al Creatore, allo stesso modo devo uscire dai limiti della mia decina e divulgare il metodo a tutti gli altri. Proprio in questo modo mi avvicino al Creatore e Lo rivelo sempre più chiaramente.

Questo è simile ad un’immagine olografica, nella quale riesco a sentire il Creatore ad un livello molto basso, in un piccolo punto (di colore rosso nel diagramma), come se guardassi il mondo senza occhiali e vedessi tutto piuttosto sfuocato.

Se aggiungo altri piccoli punti a questa parte, allora l’immagine sarà sempre più nitida, più completa e con tutti i dettagli. Quindi non vi è effettivamente alcuna differenza se rivelo il Creatore nella mia decina oppure in un gruppo più grande.

Tutto dipende dal proposito; quando esco in un ambiente più ampio ed attiro altre persone alla mia decina, allora, insieme, iniziamo a rivelare il Creatore con maggiore chiarezza e precisione e con una maggiore comprensione ed una sensazione più ampia.

Per questo motivo è proprio la struttura del sistema che richiede che noi divulghiamo. Nella misura in cui io divulgo, io conseguo di più anche il Creatore e mi innalzo al Suo livello, fino a raggiungere la massima capacità ed a riempire completamente tutta l’umanità, facendo passare la Luce superiore attraverso di me, in essa. In questo modo sarò in uguaglianza col Creatore e raggiungerò la correzione finale della mia anima.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 2/04/2017

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La decina – l’unico amore

Domanda: Il Creatore deve essere presente in tutte le mie relazioni? Come posso costruire i miei rapporti con le altre persone che non hanno un punto nel cuore attraverso il Creatore?

Risposta: Una persona deve costruire rapporti solo con quegli amici che fanno parte della sua decina e nessun altro. Nient’altro è richiesto.

Ci sono miliardi di persone nel mondo. Non ho bisogno di costruire rapporti con loro. Solo con la mia decina, questo amore è unico, ed è ciò che resta. Il resto verrà da sé. Comincerò poi a vedere come il mondo si riduce e si inserisce in esso.

Domanda: In una decina ci sono dieci persone, dieci corpi biologici?

Risposta: Sì, per ora sono dieci corpi biologici per me, ma più tardi smetterò di vederli in questo modo. Sentiremo un’interazione dei desideri tra noi, quelli più egoisti, meno egoisti, desideri a certi livelli, con certe intenzioni e così via. I corpi cominceranno a scomparire dalle nostre sensazioni e dalla nostra vista.

La quantità si trasformerà, da un certo numero di persone in desideri, e dai desideri in Sefirot. Ci saranno dieci Sefirot, un Partzuf.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 11/06/2017

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Con che cosa inizia l’amore ?

Domanda: Che cosa è l’amore assoluto e perché non è possibile sperimentarlo anche nel rapporto fra genitori e figli?

Risposta: Il fatto è che nel nostro mondo non esiste l’amore nel senso più rigoroso del termine.

Nella saggezza della Kabbalah, amore significa lo stato nel quale io do tutto ad un’altra persona ed esisto dentro di lei con tutte le mie aspettative, senza lasciare nulla dentro di me. Il mio cuore è vuoto, la mia mente è vuota, la mia forza è vuota, e do tutto agli altri. Questo si chiama “amore“. Questo non esiste nel nostro mondo.

In altre parole, nelle nostre qualità egoistiche, quelle con le quali siamo nati e con le quali siamo beatamente esistiti sino ad oggi, non c’è questa opportunità perché l’egoismo lavora in modo diverso. E non ha importanza come noi lo vediamo, perché egli comunque rigirerà sempre la situazione nella maniera che più gli fa comodo.

Anche se diamo qualcosa agli altri per il loro bene, è solo perché riceviamo dei benefici in cambio e per questo motivo va bene augurasi il bene e fare del bene agli altri. Ma non c’è amore in questo. Solo completo egoismo.

L’amore comincia dal fatto che noi iniziamo a lavorare l’uno con l’altro in gruppo, provando a sintonizzarci con le corrette relazioni come se volessimo dare, condividere e passare disinteressatamente qualcosa di noi agli altri membri della nostra decina. Ma ora non possiamo farlo. Quindi diventa chiaro che a noi manca la forza di dare, la forza dell’amore.

In questo caso, nasce la necessità di trovare, di rivelare, di riconoscere e ricevere. Inizialmente, c’è una qualità di donare e di amare nella natura: è la qualità del Creatore. Significa che abbiamo bisogno di ricevere un po’ di questa forza dal Creatore.

Quindi, quando cerchiamo di trattarci correttamente con dazione e amore nella decina, vediamo che non lo possiamo fare. E cominciamo a chiedere al Creatore: “Dacci la forza di dare, di amare, e di stabilire la relazione corretta fra di noi. Devi correggerci. Devi aiutarci”. E vedremo che riceveremo questa forza.

Così il Creatore si rivela fra noi, perché Lui è la qualità di dare e amare. E’ veramente possibile farlo. Il nostro laboratorio è la nostra decina, dove discutiamo costantemente insieme, prendiamo decisioni, agiamo, attiriamo la forza positiva su di noi, e la implementiamo.

Commento: Dici sempre che il Creatore viene rivelato nelle relazioni con le persone.

Risposta: Solo nella decina, nella corretta associazione delle persone fra di loro, e nella corretta connessione fra di loro. Non è semplice farlo, ma questo è il lavoro secondo la giusta metodologia da tanto tempo.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 11/06/2017

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Come si raggiungono i Mondi Superiori?

Domanda: Come si raggiungono i Mondi Superiori?

Risposta: Quando dieci persone si annullano l’una rispetto all’altra e lo fanno insieme verso il Creatore, perché vogliono attrarre Lui come l’Ohr Makif (Luce Circostante) per esserne corretti, questo è il modo in cui esse creano la caratteristica del Creatore fra di loro.

Attraverso questa azione creano un Kli, che è un dispositivo sensoriale per raggiungere il livello successivo. In questo unico desiderio esse sentono il Creatore. Dopo di che, unendosi sempre più profondamente, scoprono il Creatore sempre di più.

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Il gioco che diventa la nostra vita

Dr. Michael LaitmanDomanda: Perché il bambino gioca in modo naturale e sincero, mentre per l’adulto il gioco è una bugia?

Risposta: Perché noi adulti ci siamo abituati a vivere nella bugia: la nostra vita è una bugia e il gioco è una bugia. Non è un crimine, è semplicemente la nostra natura. Il gioco è sempre una bugia e mai la verità poiché, dopo tutto, io non recito me stesso ma qualcuno che vorrei essere.

Senza giochi non potremmo avanzare. I bambini percepiscono il gioco come la verità assoluta e quindi si sviluppano e crescono. Se noi con tutto il cuore ci unissimo in un gioco, come dei bambini, non saremmo capaci di lasciarlo e non ci rimarremmo.

Questo, in realtà, è lo strumento che utilizza la Saggezza della Kabbalah. Mi è stato detto: “Hai bisogno di amare gli altri e, in questo amore, comincerai a sentire il Creatore! Qui avete un gruppo composto da dieci persone; cominciate a stabilire delle relazioni tali tra voi pretendendo che ognuno ami gli altri. Dovete creare un’atmosfera tale tra voi che ognuno vi scomparirà e si fonderà nel suo amore per gli altri”.

Io recito questo amore più e più volte tornandovi mille volte ogni giorno, fino a che ne sono inglobato a tal punto da fondermi in questo amore e in questa connessione. In seguito posso conseguire la rivelazione del Creatore.

Con l’essere inglobato nell’amore, sono inglobato nel Creatore. Questo cessa di essere un gioco e diventa il gioco della mia vita. Prima però ci gioco in modo artificiale: pretendo di amare gli amici e di annullarmi davanti a loro senza alcun desiderio di farlo. Mi forzo e mi convinco di dover recitare questo amore, sebbene io non lo senta affatto.

Però all’improvviso sento un sentimento caldo. Gli altri mi influenzano stabilendo un esempio per me con il loro presunto atteggiamento d’amore; io vedo che loro sono leali verso questo amore e mi vergogno di non poter ricambiare loro con lo stesso amore. Mi critico e rimprovero sempre più e ancora una volta mi forzo ad amare gli altri.

Tuttavia, quando mi annullo in questo modo, comincio all’improvviso a vedere come tutti gli oggetti materiali intorno a me comincino a scomparire: il tavolo, le sedie e i muri. Scompaiono tutti dalla mia percezione e rimane solo una cosa: l’amore che provo. Scompaio anche io. Divento schiavo di questo sentimento esterno a me dato che il mio “io” scompare.

Il mio “io” è il mio ego che scompare e, in seguito, comincio a sentire come la forza superiore, il Creatore, riempia tutto. E’ così perché mi sono annullato e adesso posso percepire Lui. Ho annullato il mio egoismo e ho ricevuto la caratteristica della forza superiore, la caratteristica della dazione, e questo è il vero gioco.
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Dalla trasmissione di Kab TV “I capitoli della Torah con Shmuel Vilozni” 02/02/2015

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Il pentimento prima di Rosh Hashanah

Dr. Michael LaitmanPer chiedere perdono, bisogna sapere che cos’è l’amore per le persone come te e che cosa significa farsi queste domande “Cos’è che non ho fatto in nome di questo amore? Se è necessario sentire di avere l’amore per altri, che è la principale Mitzvah (Precetto) della Torah, lo sento o non lo sento affatto?”. Molte persone pensano che sia sufficiente fare solo le Mitzvot (Precetti) fisiche.

I Kabbalisti ci consigliano di unirci in gruppi di 10, in modo che insieme possiamo verificare se ci stiamo veramente trattando bene a vicenda. Stanno tutti cercano di prendere le distanze dal proprio ego e si connettono agli altri, si integrano con i desideri di tutti e sentono l’amore tra di noi?

Se ci rendiamo conto che tutto questo non esiste, ci sentiamo da biasimare, quindi chiediamo perdono. Il perdono serve per non uscire dalla condizione principale di “Ama il prossimo tuo come te stesso”.

Oggi, questa condizione è diventata un imperativo per tutto il mondo per poter uscire dalla crisi globale. Ma il popolo di Israele deve essere il primo a realizzarlo, e noi non lo facciamo. Quindi chiediamo la forza che ci aiuti a raggiungere questo amore. Vediamo chiaramente di non essere preparati a svolgere questa condizione da soli, tuttavia, possiamo chiedere aiuto. E concludiamo il Selichot (Perdono) chiedendo di poter compiere la principale Mitzvah e far avvicinare le persone. Attraverso questo, ci avviciniamo sempre più anche noi alla forza superiore, al Creatore.

L’uomo non può realizzarlo da solo, quindi lavoriamo in gruppo, questo è il modo in cui controlliamo se abbiamo raggiunto o meno la reciproca dazione e la connessione. Altrimenti abbiamo bisogno di chiedere la forza per aiutarci a connetterci e per raggiungere l’unione. Questa richiesta comune è chiamata preghiera e deriva dalla nostra connessione, dal centro del nostro cerchio, come una colonna che si erge verso l’alto. Quando esaminiamo la nostra unione, raggiungiamo il Selichot.

Da questo punto, vediamo che senza studiare la Saggezza della Kabbalah è impossibile scoprire cosa chiedere, da cosa dobbiamo essere attratti, lo scopo della Creazione e come la Torah è collegata alle Mitzvot di amore per gli altri e di amore per il Creatore attraverso l’intero ordine della correzione. La Saggezza della Kabbalah ci insegna come realizzare noi stessi secondo ciò che è scritto nella Torah. L’unica Mitzvah è quella di superare il nostro ego e di raggiungere la connessione e l’unione tra tutti. Essa comprende, al suo interno, tutto il resto delle Mitzvot, le quali sono correzioni individuali del nostro ego. Il desiderio egoistico è composto da 613 parti, dobbiamo correggerle tutte a cominciare dalla più semplice fino a quelle sempre più difficili. Così è necessario effettuare le 613 correzioni, chiamate le 613 (Taryag) Mitzvot.

Quando ci aiutiamo l’un l’altro, in ultima analisi, raggiungiamo la redenzione, nel senso che scopriamo la forza superiore, il Creatore, dentro la nostra connessione reciproca corretta della dazione e dall’amore. Questo è il perdono prima di Rosh Hashanah. Ovviamente, è impossibile iniziare un nuovo anno, un nuovo inizio, il livello successivo, verso il quale dobbiamo salire grazie alla nostra correzione, senza chiarire tutto quello che abbiamo passato. E questa è l’essenza del pentimento, chiedere con maggior vigore alla Luce che Riforma di correggerci e di renderci possibile il raggiungere un’unione ancora più forte.

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Dalla trasmissione di Kab.TV “Selichot” 17.08.2015

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Tutto inizia dal gruppo

Abbiamo bisogno di costruire il nostro lavoro secondo una disposizione precisa.

  1. Non posso rivolgermi al tutto, al grande pubblico, prima che sia incluso con il gruppo (gruppo di dieci)
  2. Solo dopo che mi sono incluso in esso, ricevo la Luce circostante (Ohr Makif).
  3. Dopo di che influenzo l’intero, la gente, quello che noi chiamiamo “educazione”
  4. Ci uniamo a loro.
  5. Io porto il tutto al gruppo, che si chiama portare le “nazioni del mondo” a “Israele”, e tutti meritano la scoperta del Creatore.

Dal gruppo trasferisco al tutto (←) e dal tutto ritorna al gruppo (→), e per mezzo della luce Circondante riceviamo la Luce Interiore (Ohr Pnimi). Perché ora abbiamo un Kli, il desiderio di ricevere, insieme con l’intenzione.

Io mi trovo semplicemente nel mezzo, migliorando l’operazione. Io lavoro in un gruppo con Galgalta ve Eynaim (GE), e con il pubblico, che è l’AHP, e io sono rimasto a metà del terzo superiore (1/3) di Tifferet dove  c’è libera scelta.

Pertanto, se non sono incluso in un gruppo, non so da dove cominciare. Ognuno dei miei passi deve partire da questa inclusione e questa è l’azione più importante e il fondamento di tutte le azioni. Se vi è l’inclusione, allora è possibile continuare ad agire, se non c’è inclusione, allora è impossibile continuare. Infatti, dopo questo non agisco con le mie forze, ma in particolare per la forza della mutua inclusione che ho ricevuto dal gruppo, grazie alla sottomissione. La mia forza individuale è egoista e solo attraverso l’annullamento del mio ego, attraverso l’inclusione tra gli amici (1), posso ricevere da loro la forza di dazione, con il cui aiuto mi rivolgo al pubblico (2).

E poi io lavoro con esso anche in base a come ho lavorato con il gruppo di dieci. Il mio inserimento all’interno della società è come l’inclusione con il mio bambino a cui voglio dare tutto il bene. Io non condiscendo, anzi, chino il capo davanti al pubblico con l’amore.
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 20.08.2013, conversazione riguardo le decine)

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Un fiume di domande sul congresso a San Pietroburgo

Domanda: Che cosa devono fare i gruppi delle decine nel quadro della preparazione al congresso?

Risposta: Prima di tutto, avete bisogno di materiale per il congresso in modo da poter creare una connessione con ciò che accadrà lì con tutta la vostra forza.

Domanda: Che tipo di ambiente, che tipo di atmosfera, abbiamo bisogno di creare nel Kli mondiale per aiutare ogni amico ad avere pronto l’accesso al congresso, per innalzarci tutti insieme ad un nuovo livello?

Risposta: Ricordi come ti sei preparato per la nascita del tuo figlio o per il vostro matrimonio, esternamente e internamente. Comprensibilmente, la cosa principale è la preparazione interiore: “Dove stiamo andando? Verso la connessione. Che altro possiamo fare per riuscire a collegarci e con questa connessione scoprire la Luce, la caratteristica della dazione, che viene scoperta nella misura in cui diventiamo uguali ad essa? “

In definitiva ho bisogno di venire al congresso completamente pronto, senza aspettarmi sorprese tranne una, la nostra connessione, e nulla più. Non ho bisogno di una nuova saggezza, voglio connessione. E con questo sento il testo con una nuova profondità e, in generale, tutto sembrerà nuovo per me, frizzante e luminoso.

E al contrario, se non ci sarà la connessione, di certo mi sentirò come se non mi rimanesse nulla.

Cioè, dobbiamo vedere e capire che tutto dipende dalla connessione e la connessione dipende dalla preparazione.

Domanda: Riguardo alla connessione di cosa dovrei essere più preoccupato, la mia preparazione o quella degli amici del gruppo della decina?

Risposta: Quella degli amici. Se parliamo di spiritualità, prima di tutto ho bisogno di essere preoccupato per le esigenze spirituali degli amici. Questa è chiamata la “preghiera dei molti“, una preghiera per gli amici. Si dice: “Chi prega per il suo amico riceve la risposta per primo.”

Domanda: Che cosa dovremo richiedere al congresso, una transizione verso un urlo interiore completo?

Risposta: La preparazione. In particolare noi non gridiamo perché non siamo preparati, non aggiungiamo un “penny e un altro penny”, in modo che essi si combinino in un unico grande urlo. Al posto di questo noi ci aspettiamo: “Allora, quando la svolta sarà già pronta?” Questo non accadrà mai senza la preparazione.

Domanda: Come possiamo evitare di cadere in una mancanza di partecipazione al congresso?

Risposta: Questo dipende ancora una volta dall’atmosfera e dalla preparazione. Se la persona è pronta, allora lui apparentemente sprofonda in un campo di forza che non lo lascia facilmente andare.

Domanda: Abbiamo bisogno di vedere un passaggio attraverso il “Mar Rosso” al congresso di San Pietroburgo?

Risposta: E anche l’Arvut in piedi d’avanti al “Monte Sinai”.
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(Dalla 4 ° parte della lezione quotidiana di Kabbalah 25.06.2013, Gli scritti di Baal HaSulam “La pace nel mondo“)

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Un gruppo di Dieci è la chiave per percepire il Mondo Superiore

Domanda: Può un uomo che prende parte al lavoro di un gruppo fisico di dieci persone essere in un gruppo virtuale di altre dieci allo stesso tempo?

Risposta: Naturalmente, se quest’uomo ne ha il tempo, perché in linea di principio non ha importanza in quale gruppo di dieci persone ci si trovi. Quando mi siedo tra i miei studenti, non vedo le facce e non ricordo i nomi, percepisco solamente l’energia delle persone, e questa è la cosa più importante per me.

Se mi trovassi in un qualunque gruppo di dieci uomini, questi uomini non avrebbero importanza per me, il vederle o i loro nomi, perché ciò che conta è solamente il loro potenziale spirituale interiore; questo è ciò che viene percepito.

Questa è la ragione per cui i gruppi di dieci si dissolveranno lentamente quando un uomo all’interno del gruppo non vedrà più l’immagine degli altri. Per esempio, è uguale a quello che succede nella vita coniugale, avendo vissuto con vostra moglie per molti anni smettete di notare la sua immagine fisica e la percepite soprattutto a livello interiore.

Questo è ciò che dovrebbe succedere a noi. E allora i gruppi di dieci uomini perderanno la loro rilevanza fisica. Sarete in grado di connettervi, mescolarvi, ed unirvi a gruppi di venti, di cento persone, non importa. Unirsi in gruppi di dieci è necessario nella fase attuale per aiutarci a tirarci fuori un pochino da noi stessi, per incominciare a capire come adattarci agli altri.

Ecco perché diciamo ad una persona: “Questo è il tuo campo di lavoro, e devi farci l’abitudine; non scappare via!” Quando l’uomo capisce che il gruppo di dieci è per lui la chiave per uscire da se stesso, per percepire il mondo superiore, allora non avrà più problemi, vorrà unirsi, interagire con tutti gli altri amici.

Per incominciare a sentire che esce da se stesso, un uomo deve lavorare nel suo gruppo di dieci che sia ben organizzato e dal quale non può allontanarsi. Che sia bene o male, comodo o no, egli sa che è il suo e che è tutto lì. Ecco perché ho definito chiaramente il gruppo di dieci uomini come qualcosa di sacro!

Non sarà così dopo. Ma questo “dopo” arriverà solamente quando il gruppo di dieci sarà diventato tutto per ognuno, ed ogni uomo comprenderà quanto ci tiene perché questo è il mezzo per uscire ed entrare nel mondo superiore. Allora l’uomo sarà in grado di allargare il cerchio.
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(Dalla Lezione Virtuale del 02.06.2013)

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