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È possibile trarre vantaggio da una crisi?

Possiamo trarre beneficio da una crisi se comprendiamo la sua vera causa e come guarire il mondo attraverso di essa. Altrimenti, non possiamo dire di trarre beneficio da una crisi.

Nel loro nucleo, tutte le crisi che subiamo emergono da connessioni umane negative. Allo stesso modo, la loro soluzione definitiva consiste nel connetterci positivamente al di sopra delle nostre pulsioni negative.

Se ci connettiamo positivamente, vedremo di conseguenza cambiamenti positivi nel mondo. Connessione positiva significa che ci fideremo, ci aiuteremo, ci sosterremo e ci incoraggeremo a vicenda sempre di più e ci danneggeremo sempre di meno.

Come far sì che gli altri si aprano con te

La saggezza della Kabbalah è tutta incentrata sull’unione delle persone.

La connessione umana ha un’importanza primaria nel metodo,  diventare un Kabbalista significa diventare esperto della connessione umana positiva.

Per esempio, capisco ogni persona con cui ho parlato, e ho parlato con migliaia di persone. In ogni persona trovo una parte di essa in me. Può essere un nemico, un antisemita, un nazista, un ubriaco, una persona molto rozza, un ladro o un mafioso. Ritrovo in me le stesse caratteristiche che hanno loro. Non è che io sia un ladro incallito che dedica la sua vita ai furti, ma questa modalità esiste in me.

È necessario che io faccia sentire agli altri che li capisco. E potrebbe anche trattarsi del criminale più terribile: devo dimostrare loro che li capisco, che posso in qualche modo mettermi nei loro panni, capire da dove vengono e giustificare il fatto che sarei diventato come loro, date le situazioni che hanno vissuto. Quando ti metti in relazione con una parte di altre persone in te, puoi parlare facilmente con chiunque.

Mi mostrate una persona al mondo in cui non sono incluso?  Nella saggezza della Kabbalah impariamo, che vi piaccia o no, dall’alto al basso e in tutte le direzioni, che siete parte integrale di tutte le anime. Allo stesso modo, voi includete tutte le opinioni e i discernimenti delle anime. Le altre persone dovrebbero quindi sentire questa inclusione quando parlano con voi.

Come gestire la paura e l’ansia

Uno dei miei studenti mi ha detto che quando parla delle sue ansie con una persona a lui vicina, come la moglie o un caro amico, scopre, in quel momento, di riuscire ad aprirsi, e l’ansia diminuisce, ancora prima di aver ricevuto consigli o aiuto.

La solidarietà sicuramente diminuisce l’ansia.  Esiste un detto nella saggezza della Kabbalah che “un dolore condiviso è un un dolore dimezzato”, ovvero, quando condividiamo una sensazione, la dividiamo, rendendola così più gestibile. 

Poiché è abbastanza facile capire come la condivisione delle nostre esperienze diminuisca i nostri sentimenti negativi, la domanda è: perché non usiamo di più questa capacità? Perché è così difficile per noi condividere le nostre paure e ansie con gli altri?

Abbiamo, a tutti gli effetti, paura di aprire i nostri cuori, di far vedere a tutti che abbiamo certe paure e preoccupazioni. Oltre a tutte le paure che ci teniamo dentro, abbiamo di solito anche delle apprensioni aggiuntive nel condividerle con gli altri, temendo che possa portare gli altri a percepirci come deboli. Dal momento che la società, in generale, valorizza individui più forti, più intelligenti, più ricchi e più in forma, aprire le nostre ansie a una società tale, ci rende vulnerabili allo sfruttamento. Dobbiamo quindi cercare un ambiente sociale che non ci sfrutti perché ci siamo aperti, ma piuttosto che ci dia un senso di fede e sicurezza che ci possa aiutare a gestire qualsiasi sensazione negativa. 

Un ambiente sociale in grado di garantire la fede e la sicurezza nei propri membri attira attivamente verso il bene superiore e la forza benevole, la forza dell’amore, della dazione  e della connessione. È questa stessa forza che risveglia in noi sentimenti negativi, siano essi paure, ansie o altre sensazioni dolorose, affinché ci avviciniamo a quella forza, e lo facciamo attirandoci l’uno all’altro.

Se vogliamo connetterci con la forza superiore e far sì che le sue qualità perfette dell’amore, della dazione e della connessione, riempiano la nostra vita con una sensazione di fiducia e certezza, allora dobbiamo emulare questa forza tra di noi, dando agli altri una sensazione di fede e sicurezza, e loro devono fare lo stesso nei nostri confronti.

Desiderando connetterci positivamente con gli altri, iniziamo a risvegliare la forza positiva che risiede in natura nelle connessioni che creiamo, e sentiamo un nuovo senso di fede e di fiducia spazzare via le ansie che potremmo avere dentro di noi.

Basato sul video “Come affrontare la paura e l’ansia” con il kabbalista Dr. Michael Laitman e Oren Levi. Scritto/editato dagli studenti del kabbalista Dr. Michael Laitman. Foto di Priscilla Du Preez su Unsplash.

 

“Guadagno energetico netto”: un altro regalo che non potremo goderci

Il governo statunitense ha annunciato che uno dei laboratori di fusione nucleare, il Lawrence Livermore Lab (LLL) ha conseguito quello che il segretario dell’energia a stelle e strisce, Jennifer Granholm, definisce: “Una delle più impressionanti imprese scientifiche del ventunesimo secolo”. Il Financial Times ha addirittura dichiarato che “Gli scienziati del governo statunitense hanno fatto un passo avanti nella ricerca di un’energia illimitata e a zero emissioni di carbonio”.

La fusione nucleare è un processo mediante il quale due nuclei atomici leggeri si uniscono per formarne uno più pesante rilasciando enormi quantità di energia. Questo è ciò che accade nel sole. Durante l’esperimento gli scienziati sono riusciti a replicare il processo in laboratorio, con un rilascio di energia maggiore di quella investita per crearlo. Questo è chiamato “guadagno energetico netto” o “accensione”. Teoricamente questo processo potrebbe creare energia infinita, quasi a costo zero.

Nonostante la fanfara del passo avanti, un uso commerciale di tale processo è lontano almeno decenni. Inoltre, anche se diventasse commerciale, l’umanità non ne godrebbe, ma solo gli stessi pochi che raccolgono i benefici di ogni conquista dell’umanità.

Dietro ogni esperimento e sforzo che individui e governi fanno, giace un elemento corrotto che non permette alla collettività di godere del beneficio di tutte le conquiste fatte: la natura umana. Perciò, prima di tutto non credo che le corporazioni giganti, che guadagnano miliardi dai carburanti fossili e da altri mezzi per la produzione energetica, permettano che si realizzi un regalo del genere all’umanità. Poi, se anche fosse e l’umanità avesse accesso a questa fonte energetica illimitata, verrebbe usata allo stesso scopo per cui viene usata ogni risorsa e cioè contro altre nazioni o altri popoli.

Il problema dell’umanità non è di carattere tecnologico. Volendo potremo risolvere le crisi globali in una settimana. Non esiste carenza di cibo e non dovrebbe esserci la fame. Ugualmente, non c’è carenza di energia, quindi non dovrebbe esserci chi soffre per il freddo dell’inverno o il caldo dell’estate. Nessuno dovrebbe soffrire per mancanza di igiene o di farmaci, o di un’adeguata istruzione, o a causa qualunque delle miriadi di difficoltà che affliggono il mondo. L’unico motivo per cui ne soffriamo è il male che infliggiamo gli uni agli altri. E’ molto semplice: dato che ognuno cerca di far soffrire gli altri, tutti soffrono.

Il mondo è pieno di energia. Potremmo usarla per tutti i nostri bisogni come se venisse dal nulla e sarebbe completamente senza sforzo. L’unica cosa che viene richiesta è cambiare il modo in cui ci relazioniamo gli uni con gli altri, perché per far fluire l’energia deve esserci connessione e l’unica che manca realmente è quella umana. Quindi, sistemando le connessioni tra noi avremo energia illimitata e spontanea.

L’energia dell’universo non ha limiti. Non abbiamo bisogno di dividere atomi o unire nuclei per estrarre o produrre energia, e neanche ricavarla attraverso altri mezzi costosi. Non abbiamo bisogno di laboratori o di scienze all’avanguardia. Dobbiamo smettere di negare gli uni agli altri tutto quello che è buono; dobbiamo finirla col soffocarci a vicenda. Cambiando le nostre intenzioni verso gli altri, scioglieremo il cappio che ci stiamo reciprocamente imponendo e l’energia fluirà da sé, verso tutti, incessantemente, abbondantemente e senza fine.

L’energia è energia, può essere usata come vogliamo. Se non ostruiamo il suo fluire con le nostre connessioni bloccate, saremo in grado di soddisfare ogni nostra necessità, da quella più materiale a quella emotiva o mentale.

Certo, non siamo neanche minimamente vicini al rilascio di questa energia infinita. Tuttavia, dobbiamo ricordarci che solo lavorandoci su, alla fine raggiungeremo una condizione in cui l’umanità sarà libera dalle preoccupazioni energetiche. Finché insisteremo con le nostre connessioni negative, continueremo a combattere per l’energia, lottando per essa, negandola gli uni agli altri. Fino a quando saremo disconnessi, l’energia sarà semplicemente un altro mezzo di sfruttamento e manipolazione dei pochi potenti contro i molti impotenti.

Didascalia della foto:
Per creare l’accensione della fusione, l’energia laser della National Ignition Facility viene convertita in raggi X all’interno dell’hohlraum, che poi comprimono una capsula di combustibile fino a farla implodere, creando un plasma ad alta temperatura e alta pressione. Un importante passo avanti è stato annunciato dagli scienziati statunitensi nella corsa alla ricreazione della fusione nucleare. I fisici perseguono questa tecnologia da decenni perché promette una potenziale fonte di energia pulita quasi illimitata. I ricercatori hanno confermato di aver superato un ostacolo importante: produrre da un esperimento di fusione più energia di quella immessa. Ma gli esperti affermano che c’è ancora un po’ di strada da fare prima che la fusione alimenti le case. L’esperimento si è svolto presso la National Ignition Facility del Lawrence Livermore National Laboratory (LLNL) in California. Foto di LLNL via ABACAPRESS

Alla Giornata Mondiale dei Diritti Umani manca il diritto più importante

Ogni anno a dicembre i media discutono molto di diritti umani in occasione della Giornata dei Diritti Umani che viene celebrata dalla comunità internazionale il 10 del mese, in memoria della Dichiarazione Universale dei diritti umani che fu proclamata nel 1948 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

La dichiarazione stabilisce una vasta gamma di diritti fondamentali e libertà di cui tutti abbiamo diritto, come ad esempio il diritto alla libertà, eguaglianza, dignità, sicurezza personale, istruzione e lavoro. Ma c’è ne uno fondamentale a cui tutti abbiamo diritto, ma nessuno di noi ce l’ha perché non ne è consapevole. Tuttavia senza questo, non avremo nessuno di tutti gli altri diritti.

Si tratta di quel fatto unico e fondamentale, che determina tutto nelle nostre vite. E cioè che siamo tutti connessi l’uno all’altro e che dipendiamo gli uni dagli altri. Poiché non sappiamo questo, o non vogliamo saperlo, violiamo reciprocamente i diritti a destra e a manca, senza comprendere che così facendo stiamo danneggiando la vera struttura che ci sostiene e ci nutre. Quindi, il nostro diritto più essenziale, che è anche il nostro dovere, è di sentire che siamo gli uni il salvagente degli altri.

Che ci piaccia o no, siamo tutti insieme in questo. La legge generale della natura è “uno per tutti e tutti per uno” ed è imprescindibile. Prima lo comprendiamo, prima inizieremo a vivere di conseguenza. 

Noi non sfruttiamo i nostri figli, né li depriviamo dei loro bisogni primari. Al contrario, cerchiamo di fornire loro tutto quello di cui hanno bisogno e anche di più, perché li percepiamo come un’estensione di noi stessi. Allo stesso modo, se sentissimo che ognuno intorno a noi è anch’esso una nostra estensione, non lo sfrutteremmo.

Al momento dobbiamo lottare contro gli usi e gli abusi nel mondo, proprio perché ci sentiamo disconnessi gli uni dagli altri. Fino a quando non porremo fine a questo senso di disconnessione, non potremo sradicare lo sfruttamento e la lotta per i diritti umani sarà futile e inutile.  Anzi, ne beneficeranno solo coloro che ottengono fama e fortuna mostrandosi paladini dei poveri, quando di fatto speculano sulle loro spalle tormentate.

Dato che la comprensione della dipendenza reciproca è essenziale per curare tutti i mali della società, io insisto sempre sul fatto che l’educazione alla connessione è l’iniziativa più urgente e più importante che dobbiamo prendere. Deve venire prima di ogni cosa, perché, di nuovo, sapendo che dipendiamo gli uni dagli altri, non ci colpiremo a vicenda e non ci sarà alcun abuso dei diritti umani.

Al contrario, ignorando la nostra interdipendenza, troveremo sempre modi per sfruttare gli altri e anche organizzazioni, che pretendono di lottare per i poveri, perpetueranno la loro miseria al fine di incrementare la propria ricchezza e il proprio potere.

Didascalia della foto:
Persone partecipano a una marcia contro il regime islamico in Iran nella Giornata Internazionale dei Diritti Umani. I manifestanti hanno chiesto giustizia per Mohsen Shekari, un uomo di 23 anni giustiziato dal regime islamico l’8 dicembre per aver bloccato una strada e presumibilmente ferito un soldato durante una protesta. Le manifestazioni in Iran, iniziate in risposta alla morte di Mahsa Amini, si sono trasformate in un movimento contro il regime e i manifestanti continuano a chiedere un Iran laico e democratico. (Foto di Allison Bailey / SOPA Images/Sipa USA)

”Overview Effect” e turismo spaziale

L’ ”Overview Effect è un cambiamento cognitivo riportato dagli astronauti durante l’osservazione della Terra dallo spazio. I ricercatori hanno descritto l’effetto come “una condizione di stupore con caratteristiche auto trascendentali, accelerata da stimoli visivi particolarmente sorprendenti”. Gli aspetti comuni più diffusi nello sperimentare la Terra dallo spazio sono ammirazione e percezione di bellezza, inaspettata commozione, addirittura sconvolgente, e un maggiore senso di connessione con gli altri e con la Terra nella sua totalità.

Michael Collins, membro dell’equipaggio della navicella Apollo 11 nel 1969, ha detto che “quello che davvero mi sorprese fu che [la Terra] proiettava un’aria di fragilità e non so perché. E ancora non lo so. Avevo la sensazione che fosse minuscola,  splendente, bella e fragile.” Edgar Mitchell, che fu a bordo dell’Apollo 14 nel 1971, ricorda “si sviluppa un’improvvisa coscienza globale, un orientamento verso la gente, un’intensa insoddisfazione per la condizione del mondo e un impulso a fare qualcosa a riguardo. Da là fuori sulla Luna le politiche internazionali appaiono così insignificanti. Viene voglia di  prendere un politico per la collottola, trascinarlo a un quarto di milione di chilometri di distanza e dirgli: ‘Guarda un po’, figlio di…’”

Un mio studente mi ha interpellato a proposito dell’overview effect, ipotizzando che il turismo spaziale potrebbe far sentire la gente più connessa alla Terra e agli altri. 

Io posso comprendere per quale motivo un viaggio nello spazio e la vista del mondo da lì possa renderci consapevoli della fragilità della nostra (non così grande) biglia blu e di quanto dipendiamo tutti gli uni dagli altri. Da lì è facile vedere che respiriamo tutti la stessa aria, che ci nutriamo dalla stessa terra e che beviamo la stessa acqua.

Eppure non credo che i viaggi spaziali possano cambiare molto il modo in cui trattiamo il nostro pianeta, perché a chi ne ha il comando e prende le decisioni, non potrebbe importare di meno. Lo scorso aprile Antonio Guterres, il segretario generale delle Nazioni Unite,  ha espresso, in termini  poco diplomatici, la sua opinione riguardo a queste persone:  “Alcuni governi e imprenditori dicono una cosa e ne fanno un’altra. In poche parole, mentono”.

Leggendo questo, la sensazione è quella di voler portare fuori nello spazio questi politici e farli guardare giù sulla Terra, come suggerito da Edgar Mitchell, e lasciarli lì a fluttuare finché non cambiano. Ma, seriamente, non credo che cambierebbero, anche potendo.

I politici si preoccupano solo di una cosa: il controllo. Non sono in grado di vedere o sentire niente altro. Finché vivranno vorranno stare al vertice e niente altro conterà per loro. 

Cosa possiamo farci?  Non sono così sicuro, tuttavia se  un numero sufficiente di persone cambiasse la percezione della vita e capisse che la solidarietà e la preoccupazione reciproca sono più importanti dell’orgoglio e del potere, magari anche i politici cambierebbero i loro punti di vista. Non credo che cambino da soli, ma potrebbero semplicemente comprendere che per stare al vertice devono sostenere valori come compassione e preoccupazione per gli altri, piuttosto che vanità ed egocentrismo. In conclusione abbiamo bisogno di un processo educativo completo per renderci,  non solo essere umani, ma anche esseri umanitari.

Al limite

C’è una ragione per il dibattito apocalittico che prevale così tanto ultimamente.  La minaccia che il conflitto Russia -Ucraina diventi nucleare con la centrale di Zaporizhzhya diventata ormai punto centrale di contesa, la crescente tensione tra Cina e Taiwan con il diretto coinvolgimento degli Stati Uniti, la costante minaccia atomica della Corea del Nord. Tutto questo e altro ancora danno l’inquietante sensazione di un mondo sull’orlo del disastro. Ci sono già condizioni, meno catastrofiche, ma comunque molto dolorose. L’impennata dell’inflazione sia negli Stati Uniti che in Europa, accompagnata dalla recessione, insieme ai violenti cambiamenti climatici, non fa che esasperare la situazione.

Queste emergenze avvengono simultaneamente perché siamo davvero al limite. Ci stiamo dirigendo verso una nuova era in cui il nostro modo di vivere di una volta, quello egoistico, sarà obsoleto.

Stiamo passando dall’era dell’egoismo a quella di una connessione e dipendenza reciproca tali che i pensieri egoistici, tanto meno le azioni egoistiche, non saranno più tollerate. Dovremo imparare  a essere reciprocamente rispettosi, all’inizio e a prenderci cura l’uno dell’altro, alla fine. Non potremo scegliere di evitare di preoccuparci per il prossimo, perché questo significherebbe non sopravvivere.

Non ci sarà un mondo cattivo. Al contrario, ci sarà un mondo dove ognuno è responsabile e si prenderà cura di tutti gli altri, un mondo dove non dovremo preoccuparci di noi stessi perché ognuno lo farà per noi. Sarà un mondo senza abusi, guerre o crimini. L’unico crimine sarà la mancanza di considerazione, l’egoismo.

Indubbiamente queste parole sembrano impossibili oggi. In effetti, siamo ancora lontani. Peraltro, rivoluzioni di questo tipo non avvengono dall’oggi al domani; questi sono processi ma ci siamo già ampiamente dentro.

La ragione per cui scrivo riguardo a questo adesso è che siamo già al limite. Dobbiamo iniziare a familiarizzare con concetti e regole che governeranno la nostra vita in futuro, perché prima le conosciamo e iniziamo a seguirle, più morbido sarà il passaggio.

Se opponiamo resistenza al percorso dell’evoluzione, le situazioni minacciose che stiamo vedendo oggi si materializzeranno. Se li accogliamo, i cambiamenti avverranno in modo morbido e piacevole.  Spero che sceglieremo il secondo.

Immagini:

1) Mucche sopravvissute all’uragano Florence, bloccate su un portico, circondate da acque alluvionali. North Carolina, USA.

2) Foresta di alberi di lava causata dall’eruzione di una linea di bocche di 1 km a est di Pu’u Kahaulea, sul vulcano Kilauea dell’isola di Hawaii.

I limiti dello sviluppo tecnologico

L’evidente contrasto tra ciò che è reale e la vita che potremmo vivere, sta diventando sempre più doloroso. E’ doloroso poiché potremmo vivere in paradiso. Invece stiamo trasformando le nostre vite nell’inferno terrestre attraverso le nostre stesse azioni.

Da un lato, alcune parti dell’umanità hanno sperimentato tutti gli stadi di sviluppo dall’età della pietra all’età del bronzo e del ferro, al feudalesimo e alla schiavitù, al socialismo e al capitalismo, all’autocrazia e alla democrazia. Allo stesso tempo, altre parti dell’umanità sono bloccate da qualche parte in questi tre primi periodi. Il divario tra gli stadi di sviluppo nei diversi luoghi del mondo crea lacune in ogni aspetto della vita delle persone e ostacola il progresso dell’umanità.

In uno stato del genere, la tecnologia, per quanto avanzata, non può essere d’aiuto. Anche quando viene introdotta, le persone la usano per maltrattarsi a vicenda piuttosto che per elevare l’umanità alle vette che potrebbe raggiungere. La soluzione ai problemi dell’umanità, quindi, non sta in una maggiore tecnologia, ma in un’educazione adeguata che elevi l’umanità dalla barbarie della prevaricazione e dell’annientamento reciproco.

Ciò che deve cambiare ora non è il modo in cui comunichiamo, ma il modo in cui ci connettiamo gli uni con gli altri. Se ci solleviamo dall’atteggiamento di costante belligeranza e smettiamo di comportarci come clan di cavernicoli in lotta per i territori di caccia, se iniziamo a comportarci come la società umana globale che siamo diventati, saremo in grado di trarre il massimo beneficio dalla tecnologia per il bene di tutta l’umanità.

Credo sia già evidente che oggi l’aggressività non paga. Il mondo non tollera più i prepotenti.

Dobbiamo giungere a capire che l’intera struttura e direzione dell’evoluzione va verso una maggiore collaborazione e cooperazione. Sebbene la natura abbia creato forze contraddittorie, non ci sono guerre in natura; c’è complementarità. Ogni elemento in natura dipende e sostiene il suo opposto. Se lo capissimo, raccoglieremmo i benefici della complementarietà invece di cercare disperatamente di distruggere quelli che consideriamo nemici.

Nella nostra cecità, non vediamo che la nostra sopravvivenza e la nostra prosperità dipendono dalla sopravvivenza e dalla prosperità di questi stessi nemici. Se riuscissimo a vedere questa semplice verità, capiremmo la follia della guerra.

Non abbiamo idea di quali poteri scateneremo quando inizieremo a cooperare invece di annientare. Tutto ciò che attualmente lavora contro di noi inizierà a lavorare a nostro favore perché anche noi lavoreremo a suo favore.

Attualmente, abbiamo l’impressione che tutto cerchi di distruggere o dominare tutto e tutti. Complementarietà significa l’esatto contrario: tutto sostiene e supporta tutto e tutti gli altri. Se l’universo non funzionasse in questo modo, non esisterebbe nemmeno per una frazione di secondo. Quando lo capiremo e inizieremo a operare di conseguenza, scopriremo una nuova realtà fatta di poteri illimitati e di abbondanza, che lavorano tutti a nostro favore.

L’unico modo per fare queste scoperte è cambiare il nostro atteggiamento, come detto sopra, dalla belligeranza alla cooperazione. Tutte le spaccature e le inimicizie che attualmente percepiamo nell’umanità scompariranno e le persone lavoreranno come un’unica unità i cui elementi svolgeranno i rispettivi ruoli in perfetta armonia con tutti gli altri elementi della creazione. Semplicemente cambiando la nostra mentalità, entreremo nell’era dell’abbondanza.

Competizione costruttiva

In natura, la competizione sviluppa e migliora. L’evoluzione si basa sulla competizione; senza di essa, nulla cambierebbe. Ma nella società umana la competizione prende una piega molto negativa, diventa distruttiva e provoca una involuzione anziché un’evoluzione. Perché? Perché la natura umana stessa deve cambiare per evolversi positivamente.

In natura, gli istinti regolano la competizione tra le specie; non c’è libera scelta o decisione indipendente. È così che l’evoluzione crea forme di vita sempre migliori.

Ma negli esseri umani c’è l’ego. L’ego non è statico, ma si intensifica costantemente e ci fa sentire sempre più isolati e odiosi nei confronti degli altri. Il concetto di individualismo riguarda specificamente gli esseri umani e più cresce, meno ci sentiamo parte del tutto. Oggi è ai massimi storici e continua a crescere. Di conseguenza, il nostro approccio al rapporto con gli altri è di sfruttamento: vogliamo usare tutti per il nostro tornaconto, ognuno secondo i propri gusti e le proprie preferenze.

Questo atteggiamento rende la competizione tra noi distruttiva e rovinosa. Non ci fa evolvere, ma ci scaraventa in crisi sempre più gravi, che ora stanno diventando minacce esistenziali a livello globale.

Apparentemente, le cose non dovevano andare così. Abbiamo una scienza avanzata, possiamo produrre molto più cibo di quello di cui il mondo ha bisogno, possiamo fare in modo che ogni bambino del pianeta riceva una buona istruzione, assistenza sanitaria, nutrizione e alloggio.

In realtà, sempre più bambini sono affamati, malati e indigenti. Non è per la nostra incapacità, ma per la nostra disumanità. Inquiniamo l’aria e l’acqua anche se possiamo avere tutta l’energia di cui abbiamo bisogno da fonti pulite. Inquiniamo il suolo anche se possiamo evitarlo, e tutto questo non per negligenza, ma per noncuranza.

Il libero mercato, come lo chiamavano i progenitori del capitalismo, avrebbe dovuto trarre beneficio dalla concorrenza e creare una vita migliore per tutti noi. Lo ha fatto per un po’, ma ora causa solo sempre più danni, poiché il capitalismo è stato avvelenato da un eccessivo egoismo.

Il punto cruciale è che la competizione egoistica ci ha portato su un precipizio. Se non cambiamo rapidamente direzione, cadremo.

È giunto il momento di capire che, proprio come la natura è un sistema connesso in cui l’evoluzione di una parte migliora e influenza tutte le altre parti, anche noi siamo tutti connessi. Ma nel caso degli esseri umani, è nostro compito rendere queste connessioni positive e costruttive.

Per promuovere una competizione costruttiva nell’umanità, non dovremmo correre per raggiungere la vetta calpestando le teste degli altri, ma competere su chi contribuisce di più all’umanità. Le persone dovrebbero essere rispettate non per aver raggiunto obiettivi egoistici, spesso a spese del bene comune, ma per aver contribuito al bene comune, per aver migliorato la vita delle persone e, soprattutto, per averle avvicinate, aumentando il senso di solidarietà e di responsabilità reciproca nella società.

In questo modo, il nostro contributo unico alla società diventa un contributo positivo e non un elemento dannoso. Usare la nostra unicità per contribuire al bene comune ci permetterà di rimanere individualisti, e di diventarlo ancora di più, ma di usarlo in modo costruttivo e non in modo da danneggiare gli altri. Di conseguenza, le persone sosterranno l’individualismo degli altri, poiché esso farà progredire tutta la società, esprimendo comunque l’unicità di ciascuno.

Il senso di contributo reciproco favorirà la vicinanza piuttosto che il distanziamento, mentre la solitudine e l’ostilità tra le persone svaniranno. Invece dell’invidia tossica, le persone si incoraggeranno a vicenda a crescere e a realizzare il proprio potenziale. Le persone si sentiranno a casa in questa società, come parte del collettivo. Potranno godere dei suoi benefici, ma anche mantenere e sviluppare la propria unicità.

Capire l’impatto sociale

Gli esseri umani sono esseri sociali: è così che la natura ci ha creati. In quanto tali, la società in cui viviamo ha un’influenza decisiva su di noi. Conosciamo già i neuroni specchio e altri meccanismi di influenza sociale, ma esistono anche altre forme di influenza sociale.

Per esempio, c’è l’idea che tutte le persone siano a sei o meno connessioni sociali di distanza l’una dall’altra, ovvero sei gradi di separazione. Tuttavia, questo non vale solo per la familiarità, ma per ogni aspetto. Nicholas Christakis e James Fowler scrivono nel loro celebre libro Connected: The Surprising Power of Our Social Networks and How They Shape Our LivesHow Your Friends’ Friends’ Friends Affect Everything You Feel, Think, and Do, che i comportamenti positivi, come smettere di fumare o rimanere snelli o essere felici, passano da un amico all’altro quasi come fossero virus contagiosi.

Ancora più sorprendente è stata la scoperta che queste infezioni possono “saltare” attraverso le connessioni. È emerso che le persone possono influenzarsi a vicenda anche se non si sono mai incontrate o non hanno mai sentito parlare l’una dell’altra. Inoltre, Christakis e Fowler hanno trovato prove di questi effetti anche a tre gradi di distanza (amico di un amico di un amico).

Poiché siamo tutti connessi, ci influenziamo a vicenda. Tutto ciò che facciamo, diciamo o pensiamo si ripercuote inevitabilmente su tutti gli altri.

Inoltre, sappiamo già che l’intero pianeta è un unico ecosistema e qualsiasi cambiamento in una sua parte influenza tutte le altre. Di conseguenza, qualsiasi cambiamento nella società umana si ripercuote non solo su tutta l’umanità, ma sull’intero pianeta. È vero anche il contrario: qualsiasi cambiamento in una parte della natura, a qualsiasi livello, influisce su tutte le altre parti della natura, compresa l’intera umanità.

Anche se non ne siamo consapevoli, sentiamo la nostra connessione. Per questo motivo, ovunque ci troviamo, vogliamo “inserirci”. Per sentirci sicuri, per sentirci appartenenti e per garantire che l’ambiente ci accetti, ci adattiamo alle norme e ai valori sociali che ci circondano. Se vogliamo distinguerci, verifichiamo innanzitutto cosa apprezza la società che ci circonda e poi cerchiamo di distinguerci in queste attività o valori.

Anche i valori più negativi ai nostri occhi oggi possono sembrare perfettamente accettabili e persino desiderabili agli occhi degli altri, o persino ai nostri stessi occhi in tempi e circostanze diverse. I nazisti, che hanno perpetrato lo sterminio degli Ebrei europei, non sono nati genocidi; i loro valori sono cambiati con il mutare del loro ambiente sociale e li hanno plasmati in ciò che sono diventati.

Lo stesso processo ha avuto luogo durante il tristemente famoso esperimento carcerario di Stanford del 1971, in cui i volontari furono scelti dopo una valutazione della loro stabilità psicologica e poi assegnati a caso a essere prigionieri o guardie carcerarie. Il piano prevedeva che l’esperimento durasse due settimane, dopodiché si sarebbero esaminati i risultati. Invece, i volontari scelti come guardie divennero rapidamente così brutali e violenti che l’esperimento dovette essere interrotto al sesto giorno.

Poiché l’ambiente ha un effetto così critico sulle persone, dovremmo dedicare la maggior parte dei nostri sforzi alla creazione di un ambiente sociale positivo, che crei persone socialmente positive. A causa dell’aumento costante del narcisismo e dell’egocentrismo sfrenato delle persone, la società globale si sta dirigendo verso un contesto molto negativo.

Non possiamo influenzare ogni persona, ma possiamo influenzare l’ambiente sociale che creiamo intorno a noi. Possiamo controllare i media che consultiamo, le persone che frequentiamo e quelle che frequentano i nostri figli. Possiamo anche scegliere i programmi educativi in cui inserire i nostri figli e i valori che viviamo a casa.

La ragione della crescente frustrazione e depressione in tutti i settori della società è che stiamo cercando di avere successo da soli. Se ci rendessimo conto che dipendiamo tutti gli uni dagli altri e cominciassimo a lavorare per migliorare il nostro ambiente sociale, saremmo in una situazione completamente diversa, sia a livello personale che sociale.