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Il desiderio che brucia la pietra

Il lavoro spirituale, non è per niente facile la rivelazione dei movimenti successivi, uno per uno, dal “meno” (quello che mi manca) al più (colui che può aiutarmi). Dall’esterno sembra irrazionale e non importa quanto avanziamo, ce ne dimentichiamo sempre perché i nostri sentimenti egoisti e la nostra mente non sono costruiti su questo principio.

Nella spiritualità tutto è organizzato in maniera diversa. Io faccio degli sforzi e trovo un luogo completamente differente. Io mi deludo, arrivo a un punto di disperazione, e un momento dopo, se non scappo via, io trovo. Trovo qualche cosa che non mi aspettavo minimamente né pensavo si potesse ottenere.

Nel nostro mondo quello spirituale che scopriamo non ha alcun analogia. Si apre un piccolo foro come quello di un ago, come una piccola pupilla del nostro occhio, una vista focalizzata che non richiede altro e, attraverso questa, entriamo in un nuovo mondo!

Il Creatore, la Luce di Hochmà (la Saggezza) apre questo foro e noi lo espandiamo poiché è stato creato da tutti i quali comprimono il proprio egoismo a zero, e tutti i nostri punti nel cuore connessi insieme. Una volta uniti, questi punti bruciano il muro, il confine tra noi e il mondo spirituale e, se si uniscono, diventano il punto attraverso il quale entriamo nel mondo spirituale.

È per questo che ci siamo riuniti qui per raggiungere la condizione in cui “Israele, la Torà e il Creatore si uniscono”. È necessario che tutti raggiungano insieme la stessa frequenza e influenza, tutti con un solo pensiero, l’unità dei nostri punti nel cuore, sopra il nostro ego, sopra questa vita corporea.

Abbiamo il diritto di dimenticare questa vita corporea per 24 ore, disconnetterci da tutte le preoccupazioni, e aspettare che venga a trovarci questa forza che sostenta questa vita. Per mezzo del nostro desiderio la forzeremo a venire più vicino a noi.

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(Dalla 2° lezione della Convenzione Arvut del Deserto di Arava del 18.11.2011)

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Consigli per la preparazione al Congresso

Al fine di prepararsi al congresso nel miglior modo possibile, è necessario andare oltre i discorsi che abbiamo fatto al congresso nel deserto Arava, chiaramente avremo ancora interessanti colloqui ed eventi, dove continueremo a sviluppare la nostra aspirazione comune verso un unico desiderio di dazione, che consiste di una moltitudine di piccoli aspirazioni individuali e aiuto reciproco. L’uomo ha veramente bisogno di guardare tutto attentamente e sentire l’intenzione.

È consigliabile acquisire in anticipo familiarità con le canzoni, il programma del congresso e i materiali che studieremo, semplicemente leggere i materiali specifici, guardare i clip e unirsi alla preparazione comune. Se arriverete con tutto il gruppo, è possibile lavorare insieme su questi elementi di unità.

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(Dalla serie di Lezioni virtuali di Kabbalah del 20.11.2011)

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Penetrare il muro

Adamo è stato il primo uomo a rivelare il segreto della vita, cercava il suo significato della sua vita proprio come noi e dopo la sua rivelazione, questo segreto iniziò a propagarsi una generazione dopo l’altra, finché arrivò ai nostri tempi.

Noi ci sviluppiamo costantemente e il nostro desiderio cresce in maniera regolare. Poiché ogni generazione arrivata era nuova e possedeva un sempre maggiore desiderio di ricevere piacere, era capace di aggiungere qualche cosa al metodo di rivelazione del segreto della vita.

Da un lato è una cosa veramente semplice, e dall’altro è incredibilmente difficile, semplice perché è vicina a tutti quanti, difficile perché risiede sotto le nostre possibilità. È come se il Creatore stringesse una corda per farci saltare, e subito mettesse un muro che renda impossibile il nostro salto.

La cosa che deve fare l’uomo è impegnarsi con sforzo mentre il Creatore farà il resto dell’azione. Tuttavia l’azione dell’uomo e l’azione del Creatore devono essere sincronizzate con il gruppo o con l’ambiente.

È molto difficile collegare questi tre componenti perché sembra che ognuno sia girato verso la propria direzione a fare i propri movimenti. Il venire per unirsi grazie allo sforzo fatto da queste tre parti è chiamato “Israele, la Torà e il Creatore sono uno”.

L’uomo chiamato “Israele” (diretto al Creatore) significa che chi anela a raggiungere il Creatore agisce in base alla radice della propria anima e al programma della creazione, supera la propria natura e desidera agire in sincronia con l’ambiente, che è una serie di movimenti che si mettono in moto insieme.

Il Creatore ha un Suo proprio movimento, dopo tutto, Lui governa tutto, ha un piano predeterminato che conduce verso un traguardo. Per questo motivo, è molto difficile collegare questi tre movimenti in un unico punto dove avviene  il contatto iniziale con il superiore. Questo contatto è chiamato adesione.

Adamo è stato il primo uomo a rivelare il metodo per ottenere l’unità con il superiore, chiaramente nella vita non ci sono delle coincidenze, è non è stata una coincidenza che lui sia stato chiamato Adamo (“simile” al Creatore), anche se i suoi genitori non erano consapevoli del motivo per il quale lo chiamarono in tal modo. Lui è stato il primo uomo a rivelare il metodo corretto per rivelare il Creatore.

Se noi collegassimo questi tre componenti in un unico punto, allora da questo punto inizieremmo a vedere una realtà diversa. Focalizziamo le cose, proprio come quando viene fatto un esame agli occhi, quando le tre linee nell’apparecchio ottico devono connettersi per poter vedere qualche cosa. Qui risiede il nostro lavoro.
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(Dalla 2° lezione del Congresso Arvut del Deserto di Arava del 18.11.2011)

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Alcune foto dal Congresso nel deserto di Arava 18-19 Novembre, 2011

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Al Congresso con un cuore ardente

Domanda: Come possiamo, in maniera pratica, unire le nostre scintille al congresso di Dicembre?

Risposta: Dovreste arrivare al congresso con le scintille già unite, la preparazione ci propone questo.

Perché andrò al congresso? Evocherò l’unità interiore con gli altri attraverso diverse azioni esterne, per essere incluso in quel vaso spirituale nel quale tutti noi stiamo aspettando la rivelazione del Creatore. Tutta la nostra preparazione è diretta all’unione di queste parti.

Tutti i miei desideri e pensieri sono diretti allo scopo, alla rivelazione del mondo spirituale, il grado superiore, l’eternità e la perfezione, qualcosa di grande e sconfinato. Devo selezionare tutte le mie speranze e portarle verso l’unità con gli altri. Solo avendo unito tutti insieme il nostro desiderio ad un grado più alto, sentiremo il vaso comune che è stato creato da questi impulsi individuali e dalla Luce che li riempie.

La preparazione è arrivare al congresso con dentro il desiderio già formato, chiarito ed ardente.

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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 10.11.2011, “Matan Torah (La Dazione della Torah)”

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A Montreal si stanno preparando al Congresso

Il gruppo di studenti di Bnei Baruch Montreal si sta preparando seriamente al prossimo congresso mondiale sull’Arvut. Attualmente ci sono circa venti persone che studiano presso il centro di formazione del gruppo che si trova nel centro della città, in prossimità dell’Ospedale Policlinico Ebraico.

 

 

 

 

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Deve accadere qui e adesso

Nel momento in cui entriamo nella sala del congresso, dobbiamo connetterci immediatamente al desiderio grande e collettivo, essere pronti per il congresso ed aspettarci che succederà qui e adesso! Dobbiamo pensare che accadrà necessariamente qui e adesso (come è detto riguardo all’attesa dell’arrivo del Messia, ogni giorno). Questo crea l’azione e succede davvero.

Arrivare al congresso non è abbastanza e dobbiamo prepararci. È una buona idea studiare il materiale del congresso. Non fa parte del mio piano sorprendervi con delle nuove idee, viceversa più familiarità avrete con il materiale e parlo di cose apparentemente conosciute, in risposta al nostro desiderio diretto a quello che avete letto ascoltato e studiato, più sarò capace di portare davvero delle nuove spiegazioni.

Mi piacerebbe vedere che le persone al congresso capiscano, sentano il materiale e sappiano in anticipo cosa dirò. Gli argomenti delle lezioni e le fonti su cui si basano si possono trovare nel materiale per la preparazione al congresso. Noi dobbiamo studiarlo perché non dovrebbero esserci sorprese e tutto il nostro avanzamento dovrebbe avvenire internamente, connettendo e rivelando dei nuovi stati.

Questo si chiama avanzamento. Le parole del materiale possono essere le stesse, ma l’impressione che lasciano e la profondità che rivelano saranno nuove, e noi le sentiremo in un nuovo modo e ad un altro livello.

Quindi dovremmo studiare il materiale e le canzoni con il cuore, in modo da esserci familiari. Questo è molto importante, infatti se abbiamo assaggiato qualcosa e poi lo riassaggiamo, sembra piacevole e nuova; ma quando assaggiamo qualcosa per la prima volta, ne sentiamo appena il gusto.

Si dice la stessa cosa sul peccato: la prima trasgressione non è considerata un peccato perché l’uomo non sa cosa può succedere e l’ha semplicemente provato; ma non appena l’ha “assaggiato” e vuole continuare, come disse Adamo del frutto dell’Albero della Conoscenza: “Ho mangiato e ne mangerò ancora!”, allora è già un problema.

Dovremmo “assaggiare” i materiali del congresso in anticipo in modo tale che, durante il congresso, “continueremo a mangiare” e a scoprire il vero gusto. Non è abbastanza leggere una mezza pagina e pensare di essere pronti. Noi dobbiamo costruire i vasi, i nostri strumenti di percezione, sistemarli proprio come un impasto caldo e lavorato, per riscaldarci. Il sentire o no qualcosa dipenderà dalla preparazione generale.

Più siamo preparati, più potremo riuscire velocemente, sia nel cuore che nella mente, e realizzeremo la rivelazione se entrambi cuore e mente lavorano correttamente.

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(Dalla 2° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 2.11.2011, “L’Amore per il Creatore e l’Amore per gli Esseri Creati”)

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Congresso di Arava, 17-18 Novembre 2011

Congresso di Arava, Lezione 1°
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Congresso di Arava, Lezione 2°
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Congresso di Arava, Lezione 3°
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Congresso di Arava, Lezione 4°
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Il supporto delle donne

Domanda: Questo fine settimana si terrà un congresso nel deserto di Arava al quale assisteranno per unirsi centinaia di uomini d’Israele, per cristallizzare la forza interiore della garanzia mutua tra di noi e per diventare il nucleo nell’unificazione nel congresso di dicembre. Come possiamo farlo?

Risposta: C’è bisogno di un nucleo speciale nel quale tutti i punti si possano unire come uno. Questo punto è circondato da una parte più passiva, le donne di Bnei Baruch, e il mondo esteriore è il cerchio più ampio.

All’interno tutti i nostri amici del mondo intero si fondono insieme. Perché gli uomini? Perché questa è la natura della creazione: sono loro ad aver bisogno di correzione per raggiungere l’amore e l’unità, mentre le donne raggiungono questo in maniera differente. Poi, quando raggiungiamo lo stato desiderato, saremo capaci di passarlo agli altri.

Domanda: Come possono le donne essere di supporto  agli uomini in questo congresso?

Risposta: Loro devono pensare al nostro successo. Noi abbiamo bisogno di questo supporto senza il quale avremmo dei tempi molto duri. È esattamente come: “I figli d’Israele sono usciti dall’Egitto in virtù delle donne giuste”.

Le donne sono una parte molto potente del sistema comune e il loro supporto è semplicemente indispensabile. Quando una donna si preoccupa di un uomo, questo trasmette a lui molta forza, un grande impeto per realizzare i desideri agognati da lei. Senza il supporto delle donne non avremmo successo.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 16.11.2011 “L’Arvut (La Garanzia Mutua)“)

Il congresso di Arava è una disconnessione programmata da tutti i disturbi

Domanda: A cosa serve l’isolamento del gruppo al congresso nel deserto di Arava?

Risposta: Ci riuniremo qui per gettare le basi di una nuova società, il cui scopo sia quello di raggiungere l’adesione al Creatore. Al fine di riuscirci, dobbiamo raggiungere l’adesione tra di noi, e per riuscire in questo, dobbiamo unirci, disconnetterci da tutti i disturbi che arrivano dal mondo esterno. Infatti siamo piccoli e ci dobbiamo dare forza a vicenda, e non dobbiamo lasciare che il mondo interferisca con quello che stiamo facendo. Questa è la ragione per cui andremo nel deserto.

In passato certi gruppi di Kabbalisti prendevano delle misure molto più straordinarie per isolarsi dall’ambiente esterno. L’uomo deve concedersi più di libertà da questo mondo confuso e insensato per raccogliersi un po’ di più in se stesso e capire quale sia il suo destino.

Nel turbine della vita, frastornati dal baccano delle radio e delle televisioni, non possiamo far emergere la voce sottile della nostra anima o raggiungere una labile ispirazione interiore. Il fatto è che non abbiamo l’energia per farlo. Anche i Kabbalisti, che hanno vissuto centinaia e migliaia di anni fa in un mondo completamente diverso, che non conoscevano le “meraviglie” dei mezzi di comunicazione, si isolavano, togliendosi dal loro ambiente abituale, addirittura “andavano in esilio”, lasciando le loro case senza portarsi dietro niente; vagavano per anni e tiravano avanti con quel che riuscivano a guadagnarsi per mangiare.

Noi non sappiamo nemmeno cosa stiamo perdendo nel mondo moderno, che ci subissa e ci insudicia con la sua sporcizia. Vogliamo ottenere qualcosa di meraviglioso? Se lo vogliamo, allora quali sforzi stiamo facendo per scappare da queste bassezze?

Varrebbe la pena trovare il tempo per questo genere di isolamento, durante il quale sentiremo solamente le nostre forze, senza i disturbi del mondo esterno. Prendiamoci un giorno nella vita per sentire che siamo noi invece di sentire chi sono loro, questi disturbi.

Ovviamente non costringiamo nessuno a partecipare e non facciamo una lista di chi verrà e di chi no. Non spuntiamo elenchi per il futuro. Chi non vuole o non può venire, non lo faccia. In questo senso, tutto è lasciato alla libertà individuale. Però, se un uomo viene, deve partecipare alle iniziative che il gruppo ha stabilito per aiutarci a staccarci da tutto, per sentire solamente noi stessi.

Non desiderate delle volte essere soli con voi stessi? Questo è anche il modo in cui il gruppo vuole essere solo con se stesso, per sentirsi. Entriamo in una stanza, chiudiamo la porta e restiamo con i nostri pensieri. Ed è così che vogliamo fare. In realtà, questa è un’idea chiara e comunemente accettata. Ma per noi non è solamente un minuto di riposo, ma un distacco dal “livello delle donne e dei bambini” per ascendere al “livello degli uomini”.

Nell’articolo “L’importanza del gruppo” il Rabash scrive: “Quando un uomo lavora lungo il cammino della verità, ha bisogno di isolarsi dagli altri uomini. Infatti il cammino della verità richiede una certa forza di carattere perché va contro il pensiero comune. Le opinioni del mondo sono costruite sulla conoscenza e la ricezione, mentre le opinioni della Torah sono costruite sulla fede e sulla dazione. Se un uomo è distratto, allora si dimentica subito di tutto il lavoro del cammino della verità e cade nel mondo dell’amore per se stesso. Solamente nel gruppo gli amici si aiutano a vicenda, e perciò ogni uomo riceve dal gruppo la forza per combattere le opinioni comunemente accettate”.

Il mondo superiore è il nostro mondo interiore. Dobbiamo spostare la nostra osservazione dall’esterno all’interno. Perciò, con l’aiuto degli amici, proveremo ad entrare in noi stessi, a guardarci dentro, per acquisire una saggezza profonda, per raggiungere l’intimo significato della Torah. Non c’è altra scelta e ne abbiamo bisogno.

Un uomo deve essere costantemente immerso nella sua interiorità, penetrare nelle sue profondità, ed è proprio qui che rivelerà il vero mondo. Il mondo esterno ci confonde di proposito in mondo che attraverso i conflitti e la resistenza, costruiremo la nostra strada puntando all’esterno. La nostra lotta consiste nel penetrare sempre più nel profondo la realtà del mondo che abbiamo davanti ai nostri occhi, e che ci spinge verso l’esterno.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 16.11.2011 “Arvut (Garanzia Mutua”)