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I bambini hanno una connessione con il Creatore?

Domanda: I bambini nascono con il punto nel cuore, pieno di amore assoluto?

Risposta: No, non ci sono persone nate con il punto nel cuore, pieno di amore per gli altri. Per il contrario, un bambino nasce con un punto nel cuore rovinato. Ed è precisamente questo punto nero al quale facciamo riferimento quando parliamo del “punto nel cuore”. Ha bisogno di svilupparsi, espandersi, correggersi, e riempirsi attraverso la connessione con gli altri.

Ci sono dei bambini nati con il punto nel cuore, e altri, il cui punto non è ancora affiorato in questa incarnazione e loro non sentono ancora la domanda sul significato della vita.

Domanda: I bambini piccoli hanno un contatto con il Creatore?, noi abbiamo bisogno di creare delle condizioni per lo sviluppo della loro spiritualità dai loro primi mesi di vita?

Risposta: Iniziamo a lavorare con i bambini dai tre in su. Prima di quell’età loro non percepiscono nient’altro che il loro stato inanimato.

Noi dobbiamo formare nei nostri bambini un’attitudine adeguata verso gli altri. Loro non capiscono cosa siano gli altri prima dei tre anni. Ma dai tre anni in poi loro sviluppano una “relazione sociale” iniziale con gli altri bambini, iniziano a giocare insieme. Per questo motivo è possibile iniziare a lavorare con loro.
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(Dalla lezione n.7 della Convenzione WE!)

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Un nuovo libro: Psicologia di una comunità integrale

Il mio nuovo libro, Psicologia di una comunità integrale, è stato pubblicato in Russia.

Estratto di un’annotazione del libro: “Il mondo in cui viviamo attualmente è globale e integrale. Ciò significa che tutte le sue parti sono completamente interconnesse, e ogni parte determina il destino delle altre. Questo è il risultato del progresso.

Partendo da questo momento in poi, non c’è più spazio per le discordie tra le parti del mondo poiché tutto quello che contradice l’integrazione va contro il progresso, l’evoluzione e la legge della natura. Dobbiamo riconoscere un’assoluta connessione tra le parti del mondo come un fatto”.

Questo libro è attualmente in fase di traduzione all’inglese.
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Programma “Accrescere con piacere” – 25.07.11

Programma Tv “Accrescere con piacere”, Globalizzazione – Musica
Video / Audio

Niente più maschi e femmine

Nel notiziario (da Associated Press): “STOCCOLMA (AP) – Il personale dell’asilo “Egalia”evita di usare le parole “lui” e “lei” e si rivolge ai 33 bambini con il termine di “amici” piuttosto che chiamarli bambine e bambini….

Il personale cerca di cancellare i riferimenti maschili e femminili dai propri discorsi, compresi i pronomi lui e lei – “han” o “hon” in svedese. Invece, è stato adottato il termine neutro “hen”, una parola che non esiste nella lingua svedese ma che viene usata in alcuni circoli femministi ed omosessuali…”

La scuola è particolarmente attenta nel selezionare i libri ed i giocattoli per i bambini. Ci si sforza di dare ai bambini la possibilità di essere chi sono ed impedire loro di sviluppare barriere che separino le attività maschili da quelle femminili.

“C’è una lista d’attesa molto lunga per entrare ad Egalia…Si pone particolare enfasi sul modo in cui si favorisce un ambiente tollerante verso le persone omosessuali, bisessuali e transgender…Quasi tutti i libri per i bambini trattano di coppie omosessuali, genitori singles o di bambini adottati. Non ci sono “Biancaneve”, “Cenerentola” o altre fiabe classiche viste come stereotipi consolidati.”

Il mio commento: Noi siamo circondati da ciò che si chiama “Natura”. Praticamente, non conosciamo niente delle sue leggi, ragioni, e scopo della sua e della nostra esistenza. Tuttavia, dalle nostre osservazioni e dalla nostra conoscenza notiamo che tutto è in un processo di sviluppo che ha una propria causa, e che niente è accidentale o in più. Chiunque non sia d’accordo con questo dimostra di non avere familiarità con le leggi della natura.

Dunque, tutto quello che dobbiamo fare è studiare le leggi della natura e metterle in pratica. Questo ci garantirà un bel futuro. Una rottura della naturale relazione tra i sessi comporterebbe una terribile sofferenza nei bambini e, nella crescita, problemi con la loro identità sessuale e sociale.
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Una nuova storia su Cappuccetto rosso

Domanda: Cosa succede “dietro le quinte” delle mie azioni quando, durante la lettura del Libro dello Zohar, compio dei ripetuti sforzi per mantenere l’intenzione, ma mi sembra che non servano a niente?

Risposta: Gli sforzi che fai determinano la qualità della tua percezione, della tua sensibilità, e poi arrivi a capire, arrivi alla rivelazione. Tutto è davanti ai tuoi occhi, ma la tua mancanza di sensibilità non ti permette di rivelare il sistema di connessione tra le anime di cui il Libro dello Zohar ti parla. I tuoi sforzi e le tue preghiere costruiscono gli strumenti di percezione dentro di te per farti percepire l’intero quadro.

Domanda: Io provo continuamente a rinnovare la mia intenzione, ma mi sembra di fare gli stessi sforzi e percepire le stesse cose di una settimana fa, è come se niente cambiasse…

Risposta: Supponiamo che io sia in mezzo a dei musicisti. Guardandoli, mi rendo conto di come ascoltino ogni suono e distinguano la combinazione di suoni diversi, e capisco come tutto questo sia per loro importante. Mentre li guardo, imparo a come trattare i suoni. Quindi, come risultato dei miei sforzi, aumento la mia sensibilità ed incomincio a percepirli.

Allora faccio delle domande ai musicisti e loro mi spiegano delle cose, ma io non capisco le loro spiegazioni. “Una quarta” “Una quinta”, “glissando”, “forte” – queste parole non mi dicono niente, proprio come la terminologia del Libro dello Zohar che non riesco a decifrare.

Ma io voglio imparare! E questa è la ragione per cui divento un po’ più sensibile e cerco di percepire queste parole. Allora, poiché siamo in un sistema speciale, in base ai miei sforzi, al mio desiderio e alla mia aspirazione, incomincio a sentire. Anche un bambino si sviluppa in questo modo: vuole diventare grande e corre sempre, non sta mai fermo e continua a cercare qualcosa.

Noi domandiamo: come fanno i bambini a guardare lo stesso cartone animato o ad ascoltare la stessa storia per un milione di volte? E’ a noi che sembra un milione di volte, perché noi non ci sviluppiamo più. Ma un bambino vive in quella storia. Se oggi ascolta la storia di Cappuccetto Rosso, gli sembra una storia completamente nuova, non come quella di ieri. Noi lo guardiamo e pensiamo, “Va bene, gli racconterò una storia. Siediti in silenzio, mettiti tranquillo, e goditi il divertimento…” Ma lui ascolta questa storia come se fosse una nuova storia ogni volta! E anche se la sa a memoria, quando la ripete con noi, rivive tutto daccapo. E’ uguale a come dover mangiare oggi anche se si ha già mangiato ieri. Questo è ciò che succede anche a lui!

Perciò, tutto il nostro lavoro consiste nel sviluppare la nostra sensibilità e nell’acquisire nuove qualità di percezione.

(Dalla 2.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 23.06.2011, Lo Zohar)

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Voglio essere un bambino!

Domanda: Qual è il metodo di insegnamento kabbalistico per i bambini?

Risposta: E’ molto facile spiegare qualsiasi fenomeno ad un bambino, solo che a noi sembra difficile, ma non è così.

È scritto che chi insegna ad un bambino è come se scrivesse su un foglio di carta bianco, mentre quando cresciamo, dobbiamo scrivere sulla carta sulla quale abbiamo scarabocchiato. Prima dobbiamo neutralizzare i nostri pensieri, i desideri, i pregiudizi e i preconcetti, dobbiamo cancellare molte cose dall’interno e solo dopo possiamo cercare di scrivere qualcosa; però l’esperienza dimostra che è molto facile lavorare con i bambini.

Ho visto questo esempio su mio figlio. Quando cominciai a studiare con il Rabash, ripetevo a casa il materiale che avevamo letto durante la lezione. Mio figlio di sette anni si sedeva con me ed io gli ripetevo di nuovo il testo per avere una migliore comprensione del materiale. Vedevo che lui lo percepiva e ricordava meglio di me; gli facevo delle domande e lui rispondeva correttamente.

Allora capii che più una persona è pura, pur essendo un bambino, più percepisce la Kabbalah in modo naturale. Questo perché in realtà è una scienza della natura e lo vediamo con i bambini. Sono geloso della naturalezza con la quale tutti loro la percepiscono!

Molte cose si registrano in loro semplicemente attraverso la ripetizione, senza averle sentite, perché il loro meccanismo sensoriale non si è ancora sviluppato. La sensazione verrà dopo, durante il tempo dell’eruzione ormonale, ma allora saranno già pieni di diverse leggi e formule. Così, una volta che i loro ormoni cominceranno a lavorare ed i desideri a nascere, sapranno come regolarsi.
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(Dalla lezione 6 del Congresso WE! Del 3.04.2011)

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Cerchi magici nella pedagogia

Domanda: Come può una persona sapere che è pronta ad essere un maestro e ci sono lezioni per esserlo?

Risposta: Per prima cosa, la persona deve avere una predisposizione per l’insegnamento, cioè non per leggere (ogni persona può farlo in maniera egoistica) ma per spiegare, per osservare come lavora lo studente, se accetta o meno l’opinione del maestro. Un maestro deve anche avere la capacità di imparare dagli alunni, di adattare e spiegare in accordo ai cambiamenti.

Non credo che tutte le persone siano capaci di farlo, tuttavia, ci sono molto aree nell’educazione. Ad alcune persone non piace parlare e spiegare le cose, ma all’improvviso, si mostrano come buoni leader pratici. Giocano con i bambini, organizzano i gruppi e li portano a fare delle escursioni.

La nostra educazione è diversa perché per prima cosa, vogliamo insegnare ai bambini riguardo alla vita. Mostriamo loro i musei, le fabbriche, gli ospedali, anche se questo, certamente, dipende dalla loro età. Familiarizzano con le operazioni aeroportuali, ferroviarie e bancarie; facciamo in anticipo dei piani con gli amministratori di queste istallazioni e quando arrivano i bambini, viene spiegato loro il processo di produzione.

Spieghiamo loro in anticipo dove vanno e una volta che ritornano, si siedono insieme in cerchio e discutono delle cose che hanno capito: come opera un determinato meccanismo, il suo scopo e così via. Vogliamo che sappiano tutto della vita: come funzionano i ristoranti, gli ospedali, le fabbriche ed il giardino zoologico. Prendono nota durante la visita sul campo, poi scrivono un saggio e lo discutono con i loro maestri. Questo amplia la loro visione del mondo.

Facciamo molte cose nel limite di un accordo comune. Quando qualcuno si mette in una disputa, discute o fraintende, questo viene discusso da tutti. A volte abbiamo anche una simulazione di giudizio: assegniamo alcuni bambini ad essere giudici, avvocati, giurati, testimoni ed il pubblico. I ruoli cambiano ogni volta.

In questo modo ogni bambino impara a vedere se stesso attraverso gli occhi degli altri, come lo vedono o la vedono un giudice, un fiscalista, il pubblico e gli altri. Un bambino comincia a sviluppare e a vedere un mondo più ampio del suo stretto punto di vista.

Ci sono altri esempi, ma l’elemento chiave è avere una discussione in cerchio. Non c’è cosa migliore che i bambini si siedano in classe e guardino il maestro; tutti sono uguali in un cerchio, inclusi i maestri.

Il maestro si abbassa al livello comune e rimane tra i bambini, senza emergere. Lui li dirige in una maniera così acuta che non lo percepiscono. Insegniamo loro ad essere responsabili, a giudicare, a difendere ed accusare. I bambini hanno un’enorme capacità di assorbimento e dobbiamo utilizzarla.

Qualsiasi persona capace di insegnare o dirigere un gruppo, di preparare del materiale o sviluppare il metodo può essere un maestro. Abbiamo bisogno di diverse figure professionali per lavorare con i bambini e le bambine. In generale, studiano separatamente ma a volte li mischiamo.
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(Dalla lezione 6 del Congresso WE! Del 3.04.2011)

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Padri e Figli: Chi manca di comprensione?

L’educazione è un tema speciale. È interessante che la gente, nel corso della storia umana, quasi non abbia pensato all’educazione. Un piccolo cresceva tra i grandi ed imparava da loro. I padri non prendevano lezioni speciali per imparare ad allevare i propri figli.

Come gli animali, noi pratichiamo l’educazione comune e naturale.

Gli asili e le scuole apparvero durante il periodo dell’industrializzazione, quando la gente cominciò a lavorare nelle fabbriche ed anche le madri dovevano iniziare a lavorare. Fino ad allora, la maggioranza dei bambini cresceva in casa in maniera naturale.

In realtà, niente è più importante dell’educazione. Non mi meraviglia che stiamo sperimentando una crisi in quest’area. La gente non ha mai pensato che sarebbe stato necessario seguire un certo sistema educativo e che la generazione che sta crescendo avrebbe richiesto un avvicinamento sensibile. Diciamo: “Chi ci insegna? Quale criterio seguire? Quale metodo? Quale programma?”. Invece di ricevere l’educazione nelle nostre scuole, noi riceviamo la conoscenza.

In generale, le scuole apparvero quando nacque la necessità di portare i contadini alle città, perché avevano bisogno che venissero insegnate loro la grammatica elementare e l’aritmetica per poter lavorare con delle macchine industriali semplici. La gente aveva bisogno che gli venisse insegnato a leggere ed a capire i manuali. Questo fu il principio dell’istituzione scolare per le masse di duecento anni fa.

Noi prevediamo l’educazione generale come la continuazione dell’antica saggezza umana. Nonostante ciò, essenzialmente, la gente cominciò ad elevarsi al di sopra del livello animato solo nel diciannovesimo e nel ventesimo secolo.

La gente non ha mai pensato seriamente ad un’educazione appropriata. Cosa dovrà essere una persona quando crescerà? La faremo diventare umana? Queste domande restano ignorate anche al giorno d’oggi. Mandiamo i bambini nelle scuole specializzate nella matematica, la fisica e l’informatica, senza pensare all’individuo che diventerà questa persona. A chi importa dell’individuo? Ciò che importa è trovare un buon lavoro nella nostra vita di “borghesi”.

Inoltre, questo sta succedendo perché l’umanità non è arrivata ad un consenso, ad un’opinione comune di ciò che significa “essere un umano”. Noi diciamo al bambino: “Sii buono con gli altri, in modo tale che traggano beneficio nel relazionarsi con te”. A questo si riduce spesso la nostra educazione.

Il problema è che la società non richiede una connessione tra le persone, ed oggi che siamo arrivati ad una crisi generale, risalta specialmente la crisi nell’educazione. È così perché la generazione giovane è composta da anime nuove con domande nuove del mondo nuovo. Li chiamano “bambini indaco”, li riempiono di Ritalin e pensano che loro non ci capiscono. In realtà siamo noi a non capirli, siamo noi quelli arretrati nella vita. Non ci hanno insegnato a capire questi bambini.

Loro chiedono uno sviluppo ad un nuovo livello. Allo stesso modo, la persona nella quale si risveglia il punto nel cuore, smette di capire le altre persone che vivono una comune vita “materiale”. Anche i nostri bambini ci guardano e non ci capiscono: “Perché vivi? Noi non vogliamo la tua vita, noi non siamo disposti a vivere come te e siamo incapaci di farlo”.

Se vogliamo trovare una connessione con loro, abbiamo bisogno di introdurre un nuovo tipo di educazione e anche se non realizziamo questo ruolo, che è lo scenario di passaggio per la prossima generazione, abbiamo ancora bisogno di completare questa tappa fino alla fine.

(40961 – Dalla 6° lezione del Congresso WE! Del 3 Aprile 2011)

Una nuova educazione per tutti

Domanda: Quali sono i nostri piani rispetto all’educazione dei bambini palestinesi?

Risposta: Abbiamo studenti dei paesi arabi e di altre regioni musulmane. Non vedo nessuna differenza tra loro e tutti gli altri. Abbiamo studenti dell’Autorità Palestinese, dell’Iran, durante le lezioni riceviamo domande dalla gente della Siria e da altri luoghi. Una delle riunioni internazionali sui temi educativi nell’ambito dell’UNESCO fu organizzata dal principe Saudita ed abbiamo ricevuto un invito personale da lui.

L’educazione è un problema mondiale e attraverso di essa, possiamo stabilire le connessioni tra i paesi e le loro differenze. Certamente, c’è il discorso della religione e questo continuerà ad essere una fonte di profonda separazione tra le persone fin quando noi, con parole di Baal HaSulam, stabiliamo una sola religione, quella dell’amore e della dazione.

Baal HaSulam scrive nel suo articolo “L’Essenza della Religione ed il Suo Scopo” che non c’è altra religione a parte l’amore. Tutto il resto sono costumi che la gente ha accettato. Speriamo che le diverse crisi, insieme alla nostra divulgazione, facciano si che il mondo capisca che ha bisogno di elevarsi al di sopra delle differenze.

L’educazione che stiamo sviluppando è comune a tutti, non ha nessun tipo di specificità. Così credo che non appena i nostri fratelli arabi vogliano accettarlo e ne siano pronti, ci sarà un metodo ad aspettarli; lo stiamo preparando anche in arabo.

Inoltre, dai tempi di Abramo, l’Islam ha un movimento chiamato Sufismo. Mi sono riunito con i loro rappresentanti in molte occasioni. Naturalmente, loro capiscono di cosa stiamo parlando e possiamo lavorare con loro per diffondere il nuovo metodo educativo.

Il problema è che i circoli radicali islamici non li riconoscono: i sofisti sono stati esiliati dai paesi arabi e vivono negli Stati Uniti ed in Inghilterra. Spero che questa posizione cambi, perché la natura si impone con indipendenza. Dobbiamo attraversare questi stati, lo Zohar descrive questo corso particolare dello sviluppo. Presto il periodo di transizione sarà finito e la gente sentirà che esiste un mondo globale.
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(Dalla Lezione 6 del Congresso WE! Del 3.04.2011)

Non sperimentare con i bambini

Domanda: Mia figlia di tre anni guarda le sue lezioni insieme a me. Questo materiale può bastarle oppure ha bisogno di altri contenuti?

Risposta: Sto sentendo molte domande similari qui, e questo mi sorprende molto. Cosa vi aspettate da questi piccoli bambini? Chi ti ha detto che potevi trascinare una bambina di tre anni alla lezione? Dove hai visto questo? Perché non impari da quello che stiamo facendo con i bambini?

Noi non facciamo questo. Guarda quello che facciamo e fa la stessa cosa. Gradualmente facciamo cantare con noi i bambini dai sei anni in poi.
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(Dalla lezione n.7 della Convenzione WE! del 04.03.2011)

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