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Uno sfogo emozionale

Domanda: Ho notato che ci sono un sacco di risate e scherzi durante le discussioni dei gruppi integrali. Quanto dovrebbero essere serie queste lezioni? Dovremmo in qualche maniera combattere le risate?

Risposta: No. Noi dobbiamo dare alle emozioni un’opportunità di venire fuori, salire al di sopra di noi, ridere di noi stessi e capire da dove vengono. Noi stiamo trattando con l’origine del secondo livello “Uomo” al di sopra dell’ ”animale” in noi. E questo perché questi due livelli hanno un’egual ragione di esistere. Sotto la mancanza di circostanze dovremmo sopprimere il livello animale. Il livello egoistico rimane, scorre sotto di noi, ed è sempre nel processo di crescita. E in accordo con esso, noi cresciamo e ci eleviamo al di sopra di esso. Noi non siamo in grado di crescere senza la stessa crescita dell’egoismo in noi.

E’ difficile determinare quante persone si stanno sviluppando egoisticamente durante i primi incontri del gruppo integrale. Comunque, più tardi, diversi eccessi e contraddizioni cominciano ad apparire in loro. E lavorandoci diventa molto interessante, dal momento che lo scopo è di sviluppare la nostra integrazione integrale attraverso questo.

Ma per adesso, la risata, le esclamazioni, una varietà di sfoghi emozionali interni, rappresentano l’inabilità di esprimere le nostre sensazioni. Tutto questo è necessario per ascendere: o una parte negativa, che proviene dall’egoismo, oppure un non ancora risolto o già realizzato livello egoistico. Ma questa è una buona cosa. La cosa più importante è lasciare che venga fuori.
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(Da un Discorso sull’educazione integrale 05.03.2012)

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Parliamo riguardo a qualcosa al di fuori di questo mondo

Domanda: Cos’è meglio discutere in un gruppo di educazione integrale e cosa è meglio non discutere?

Risposta: Parlando in maniera figurata, noi dovremmo parlare solo di amore e amicizia. Noi non esaminiamo i nostri stati perché loro esistono al livello animale.

Prima, noi dovremmo elevare il livello “Umano”, creare un’immagine generalizzata di questo, la nostra qualità comune della dazione e amore, la nostra attitudine gli uni verso gli altri. Noi possiamo solo tenere discussioni al livello di questa rete di corrette interrelazioni tra noi, e solo riguardo a cose che rafforzano il nostro stato collettivo.

Perché allora? Perché al diventare più forte attraverso questo stato noi cominciamo a generare una determinata forza che illumina il nostro stato animale e comincia a cambiare. Solo da uno stato più elevato possiamo cambiare il nostro stato più basso. Tutti i nostri conflitti scompariranno gradualmente o si amplieranno prima di scomparire e sullo sfondo di questo noi staremo sviluppando la nostra connessione.
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(Da un discorso sull’Educazione Integrale del 04.03.2012)

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Il dolore è un esame per l’amore

Amiamo il  Creatore  perchè è la sorgente da cui deriva il piacere. Chiaramente questo è un amore egoistico e condizionato. Se il creatore ci avesse mandato invece dolore, certamente avremmo risposto odiandoLo.

 

Ma quando una persona chiamata un “lavoratore del Creatore,” soffre facendo il lavoro spirituale, egli associa il dolore con il suo  egoismo  e cerca di correlare il Creatore con l’amore. Significa che divide se stesso in due parti, quella che riceve e quella che da. Nella parte che riceve egli sente la sofferenza ma desidera trascendere al di sopra di essa. E allora, considera le sue sofferenze un “controllo” del fatto che il suo amore copra veramente tutte le trasgressioni e che può veramente salire sopra tutti gli stati che lo fanno soffrire.

Poi, capisce, vede e conosce per certo che la sua attitudine verso il Creatore non dipende dal suo ego. Altrimenti, egli non ha mezzo o criteri per fare il controllo.

Quindi la relazione con il Creatore è basata sul fatto che egli si annulla per il fine della dazione, e che egli percepisce il suo egoismo originario come fosse una cosa peggiore della morte. Ma solo sotto questa condizione egli può essere sicuro che il suo amore per il Creatore è incondizionato e perfetto.
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(Dalla preparazione alla lezione quotidiana di Kabbalah 12.08.2012)

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Le scintille che si accendono in un cerchio di cuori

Dagli scritti di Rabash, Volume II, Lettera 8: E una volta che ho raggiunto questo rivestimento sopra menzionato, le scintille di amore cominciano prontamente a risplendere al mio interno. Il cuore comincia a unirsi con i miei amici, e mi sembra che i miei occhi vedano i miei amici, le mie orecchie ascoltino la loro voce, la mia bocca gli parli, le mani abbraccino, la danza in cerchio, in amore e gioia insieme con loro, e io trascendo i miei limiti corporali. Ho dimenticato la grande distanza tra me e i miei amici, e l’estesa terra non si frapporrà tra noi per molte miglia.

E’ come se i miei amici stessero di fronte al mio cuore e vedessero tutto quello che sta succedendo là, e mi vergogno dei miei atti meschini contro i miei amici. Allora, io esco semplicemente dai vasi corporali, e mi sembra che non ci sia più la realtà eccetto che i miei amici e me. Dopo questo, anche l’ “Io” è cancellato e immerso, mescolato agli amici, fino a che io resto in piedi e dichiaro che non c’è nessuna realtà nel mondo – solo gli amici.

Chiaramente, è impossibile raggiungere questo stato solo con le mie semplici forze. Solo la Luce superiore può portarci allo stato come opera su di noi per un lungo tempo fino a che non evochiamo il desiderio collettivo. Allora, ci incorporiamo tutti in un network, e di conseguenza ognuno sente la società.

Ognuno osserverà che questo è il centro della sua vita, e questo è dove lui riceve la forza della vitalità e la sua impressione. In questa mutua connessione, lui gradualmente scopre la forma del Creatore partendo dalla mutua dazione, gli amici stabiliscono un campo dal quale, come nel caso di sviluppi e scoperte, la forma del Creatore è caratterizzata e rivelata.

Così, quando noi conseguiamo un desiderio collettivo, le condizioni corporali cessano di esistere. Il desiderio è l’unica cosa dalla quale, attraverso la dazione mutua, noi cominciamo a stabilizzare e a scolpire l’immagine del Creatore rivelandola a tutti. Una persona vede che fuori da questo network generale non c’è nulla tranne gli amici.

Questo è il perché noi stiamo in questo stato in questo mondo e, attraverso azioni e stati corporali, noi possiamo raggiungere il mondo spirituale. Non potremmo fare niente in altro modo.

Può essere solo in questa maniera, attraverso le azioni corporali e la Luce Circondante che ci eleva alle azioni spirituali, ma l’impressione viene dalla connessione generale tra ognuno di noi. Io credo che questo è già tra noi in qualche estensione.
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(Dalla preparazione per la Lezione quotidiana di Kabbalah 25.07.2012)

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Insistere di fronte alla Grandezza

Domanda: Quando ricevo per il bene della dazione, l’abbondanza mi attraversa. Posso gioire di questo?

Risposta: Tu non gioisci dell’abbondanza che ti attraversa. E’ una maniera completamente differente di abbondanza, non come il riempimento egoistico. Tu, come un ospite, vuoi provare un dolce delizioso al fine di fare un favore al padrone che l’ha preparato. Potrebbe essere che il dolce abbia lo stesso sapore, ma non è così.

Domanda: Ma, quando amo qualcuno con tutto il cuore, dimenticandomi di me stesso, questa sensazione emerge in me tuttavia. L’amore è diretto nei confronti dell’altro, ma io sono colui che lo sente.

Risposta: Sì, la sensazione emerge dentro di te; comunque, consiste di diversi parametri. Dopotutto, tu ricevi il piacere di voler dare a colui che ami.

Immagina questo. C’è il desiderio di ricevere del Creatore e il desiderio di ricevere della creazione, che è quello che sei. Tu devi sentire il Suo ricevere il desiderio, sentire come Lui vuole donarti, per assimilare questo desiderio di ricevere dentro te stesso per darGli piacere.

Principalmente, stai facendo esperienza del piacere nella “testa”, significa nel desiderio che hai ricevuto da Lui. Allora questo torna fuori che là, dentro il Suo desiderio, tu fai il calcolo, “Come posso riempirlo?-almeno nell’ampiezza di quanto tu svilupperai il tuo ricevere desiderio.” In altre parole, nel tuo desiderio tu senti l’ampiezza, in cui tu stai riempiendo Lui, e questo è già l’abito della Luce di Hassadim.

Come risultato, noi stiamo parlando di piacere di un tipo veramente differente.

Domanda: Allora come può emergere la separazione se tutto è dentro di me?

Risposta: L’intenzione cade fuori dalla differenza tra l’uno e l’altro. Quando lo stimolo nei confronti della dazione al Creatore regna nella tua “testa”, concorde, il piacere diventa differente.

Domanda: Potremmo comparare questo con l’amore nei confronti di nostro figlio? Posso donargli un dolce senza neanche averlo provato?

Risposta: No, il piacere passa attraverso te, ma ora tutto è definito nel suo desiderio, non il tuo.

Domanda: Come posso adempiere con questa differenziazione tra me e lui?

Risposta: Nel primo stadio, noi saliamo al di sopra del nostro desiderio e solo al secondo stadio siamo capaci di percepire qualcosa di sconosciuto, facendolo nostro.

Al fine di rendere piacere all’oste, io devo sentire il Suo piacere, sentire quanto Lui gioisca per la dazione verso me e che piacere devo ricevere da Lui. Io devo sentire che questo piacere è arrivato da Lui e ed è dono d’amore, e non ragione.

Per mezzo del suo amore, Lui mi trasmette la sensazione di vergogna, che ora mi aiuta a fronteggiare con la situazione e a capirlo al fine di costruire una relazione differente. Io prendo il Suo piacere, io ricevo questo da Lui, ma io non faccio calcoli per il “dolce”, ma specificamente per questa dazione. Il “dolce” è il livello più basso, Nefesh de-Nefesh, e il piacere, che ho dato a Lui, è la totalità di NRNHY.

Qua è dove uno dovrebbe credere il non considerare se stesso:”Da quando io sto dando piacere al Creatore, Lui stesso!-Guarda solo a come Lui gioisce di me!” E’ qui, dove il principale calcolo è localizzato e non nel “dolce” in sé, che è stato dato a te semplicemente come un mezzo, permettendoti di creare la connessione con tutti i mondi. Il calcolo nella testa del Partzuf è diretto alle relazioni con il Creatore.

E questo è perché tu hai bisogno di sapere chi è il Creatore, come Lui agisce, e come darGli piacere, dal momento che i Suoi vasi, desideri, sono infiniti. Allora come proteggere se stessi in una qualche situazione? Comparato a questo, i piaceri diretti sono niente più di una scintilla, che hanno creato il desiderio, mentre tutto il resto è condizionato dalla grandezza del Datore.
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(Dalla 4° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 27.06.2012, “Introduzione al Libro dello Zohar”)

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Una prova di altruismo

Domanda: Che cos’è l’amore del Creatore?

Risposta: L’amore è l’opportunità di sentire la carenza di un altro (vaso) usando i miei vasi. Nel nostro mondo noi amiamo perché questo ci dà piacere: cibo familiare e delizioso, persone che ci compiacciono, i miei figli a cui sono naturalmente attaccato. Noi chiamiamo questo amore.

Ma l’amore spirituale non è quando io riempio i miei vasi con qualcuno o qualche cosa, ma quando sento i vasi degli altri. È completamente opposto a ciò che siamo stati abituati a pensare sul concetto dell’amore. Il mondo spirituale è opposto al mondo corporale. Se io mi preoccupo dei vasi degli altri e cerco di riempirli nel modo in cui lui vuole riempirli, significa che io amo quella persona.

Finché ci amiamo uno con l’altro va tutto bene, facciamo un accordo con il Creatore per poter sostenere questa relazione, anche se tutto cambia per differenti motivi esteriori. Non importa cosa succeda, io voglio mantenere la stessa forza di amore e connessione tra di noi.

La domanda è, come posso fare questo se all’improvviso io scopro che il Creatore è responsabile di tutti i miei problemi? Il mio fedele e amato compagno all’improvviso non mi guarda più e m’invia tutti i tipi di problemi e difficoltà. Mi tradisce in tutti i modi e fa tutto contro di me e diventa il mio principale nemico. E allora, come posso mantenere la buona attitudine verso di Lui in tali condizioni?

Ma l’adesione con il Creatore significa che io ho attraversato diversi stati e sono arrivato allo stato nel quale io non ricevo niente da Lui, niente oltre il sentimento di oscurità. Ma sopra tutto questo io costruisco una relazione di amore, dazione e connessione, nonostante i problemi e le sofferenze che Lui causa al mio ego. In uno stato del genere, si può chiamare adesione.

I vasi in cui io ottengo l’adesione devono essere ristretti e occulti. Sopra di loro c’è il mio Masach (schermo) e Luce Ritornante, e c’è adesione nei vasi di dazione.
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(Tratto dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 17.06. 2012, “Shamati n.76”)

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Eleva i tuoi desideri ad un nuovo livello

Baal HaSulam: “L’Arvut (Garanzia mutua)”: Con questa responsabilità collettiva, ogni membro della nazione è stato liberato dalla preoccupazione dei bisogni del proprio corpo e poteva mantenere il comandamento di “Ama il tuo amico come te stesso” in maniera piena, e dare tutto quello che possedeva a una persona bisognosa.

Questo significa che riceveremo un piacere cosi grande nel nostro sentimento, che nella nostra vita corporale non avremmo bisogno di altro che non sia necessario per la nostra esistenza, proprio come gli animali che non hanno bisogno di biscotti ma unicamente di cibo naturale che è sufficiente per loro. Se i nostri desideri, che non sono nel livello animale smetteranno di confonderci e ci eleveranno al livello “Umano”, ci sbarazzeremo di tutto il superfluo che solamente inquina la terra e rimarremo unicamente con ciò che è necessario per le nostre necessità basiche nella vita corporale.

Dalla connessione con gli altri noi raggiungiamo il riempimento nel livello “Umano”, similare al Creatore. Poi, non penserete al piacere personale più del necessario. Noi scopriamo il Creatore nella connessione con gli altri e naturalmente diamo tutti i nostri poteri per i bisogni degli altri. Per questo si dice: “Io risiedo nel mio popolo”.

Giacché non si preoccupava più dell’esistenza del proprio corpo, poiché sapeva di essere circondato da seicentomila amanti leali, che erano pronti per provvedere a lui.

È la società che supporta che innalza l’importanza della connessione ai miei occhi e provvede un certo senso di sicurezza che non avrò carenza di nessuna delle necessità basiche, che permette alle persone di preoccuparsi degli altri.

Più tardi, anche questo sparirà ed io riceverò tutto grazie all’unità con la società; io non dovrò vedere il sistema che provvede la prova dell’amore e dell’interesse delle persone che mi circondano. L’amore che io sento per loro riempirà tutti i miei vasi.
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(Tratto dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 31.05.2012, “L’Arvut (Garanzia Mutua))

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“Ecco quanto è buono e quanto è piacevole che i fratelli dimorino assieme “

“Ecco quanto è buono e quanto è piacevole che i fratelli dimorino assieme ” Codesti sono gli Amici che, quando stanno seduti assieme, non si separano uno dall’altro. All’inizio sembrano uomini facenti la guerra, che vogliono ammazzarsi a vicenda. E dopo tutto ciò, loro tornano ad essere nell’amore fraterno. E allora loro esclamano: Ecco quant’è buono e quant’è piacevole che i fratelli dimorino assieme. Facendo questo, loro raggiungono la somiglianza con il sistema integrale della natura e corrispondono ad esso. E nel loro amore comune, rivelano l’essenza della natura, la sua perfezione e l’eternità.
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Il Libro dello Zohar, Capitolo “Acharei Mot”

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Consumo ragionevole

Domanda: Supponiamo di dividere a metà l’orario per un certo lavoro. In altre parole una persona lavorerà quattro ore e passerà quattro ore a studiare. Dovremo decrescere i salari delle persone, ma far questo gradualmente e garantire uno standard minimo per vivere?

Risposta: Penso che, dopo parecchi mesi, potremo fare un lavoro con loro completamente diverso. Saremmo in grado di iniziare la transizione della città, di tutti i suoi servizi e relazioni sociali, al consumo ragionevole. Il consumo ragionevole avviene quando ci si occupa di tutta la città in modo tale che le persone abbiano un livello normale di vita e non solo uno standard minimo, un livello almeno normale. Si crea un certo paniere per i consumi e ci si assicura che l’intera popolazione lo riceva in un certo contesto, come per esempio se si partecipa all’ educazione, alla formazione, a certi tipi di produzione, ai lavori pubblici. Per esempio per una persona coinvolta nei servizi sociali che deve rimanere al proprio lavoro. Poi, gradualmente tutti giungeranno ad un livello normale di consumo.

Domanda: La quantità normale di consumo varierà secondo l’età ed il genere?

Risposta: Penso che questo dipenda solo dai bisogni fisici e fisiologici di ciascuno e mai dalla sua posizione nella società.

Domanda: C’è un modo di calcolarla? E’ che da persona pratica come sono già mi immagino una coda di persone.

Risposta: Non ci sarà una coda. Dobbiamo creare un servizio comune che semplicemente darà a ciascuno tutto quello di cui ha bisogno. La fornitura minima sarà sotto forma di quanto una famiglia ha bisogno per esistere e forse una parte in denaro.

Domanda: Comunque una città ha dei fondi come le pensioni ed i contributi federali per I bambini.

Risposta: No, stiamo dicendo che vogliamo provare una transizione graduale dell’intera popolazione ad un tipo completamente diverso di esistenza. Che cosa una persona ha veramente bisogno in temimi di soldi quando ha tutti i servizi? Stiamo parlando di una città che vive all’interno del suo sistema chiuso e di un minimo standard di vita che bisogna assicurare alle persone, con la certezza che, assieme all’educazione, non avranno la possibilità di trarne un profitto. Questo potrà essere evitato solo attraverso una disposizione della natura.
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(Da Kab.Tv “La città sperimentale – La soluzione della Crisi” 2.03.2012)

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Non scappare dalla società

Lo Zohar, Capitolo “BeShalach (Quando il Faraone ha lasciato andare le persone)”, punto 11: E lei disse, “Io dimoro nel mio popolo”. Che cosa significa? Quando il giudizio pende sul mondo, una persona non dovrebbe separare sé stessa dal pubblico, e non dovrebbe essere distinta dall’Alto, e non dovrebbe essere riconosciuta separatamente.

Perché quando il giudizio pende sul mondo, quelli che sono conosciuti e registrati separatamente, anche se sono dei giusti, sono presi per primi. E quindi, una persona non dovrebbe separarsi dagli altri. Perché la misericordia del Creatore è sempre per le persone riunite insieme. E anche per questo, lei disse: “Io risiedo nel mio popolo e non voglio separarmi da loro, come ho fatto fino ad oggi”.

Si riferisce sia alle percezioni esterne, corporali, sia a quelle interne, spirituali. Iniziamo dalle ultime.

Un’anima unificata è stata divisa in molte parti. “Nel mio popolo” significa con la comunità che è stata creata dalla combinazione delle parti disconnesse, che correggono sé stesse attraverso la connessione di uno con l’altro. Loro superano il loro ego individuale che repelle uno dall’altro e da “le persone del Creatore”. Dopo tutto, queste parti condividono l’intenzione per la dazione e per questo somigliano al Creatore. Per questo motivo vengono chiamate “Il mio popolo”. Si riferisce alla collezione di vasi individuali, frammentati che si riuniscono con l’intenzione per la dazione, che ha anche il Creatore.

Queste parti si connettono con un’intenzione reciproca per la dazione per poter diventare il supporto, il vaso di rivelazione del Creatore come l’attributo generale di dazione. E senz’altro, il fenomeno chiamato “Creatore” (Bo-Reh), che significa “vieni e vedi” è rivelato in quest’assemblea. Questa è la formula per la rivelazione del Creatore nei vasi corretti: “Io dimoro nel mio popolo”.

Nel piano corporale significa che le grandi masse di persone sono sotto la Provvidenza generale che le mette in azione.

Più tardi Lo Zohar parla di giudizio che “dipende dal mondo”. “Il mondo” significa occultamento, una connessione egoistica, nella quale l’ego generale collettivo si rivela. E “una persona non dovrebbe separarsi dal collettivo”. Potremo chiedere perché? Se l’attributo dell’ego, “giudizio”, è rivelato nelle persone, allora perché non dovrebbero scappare da esso?

Il fatto è che guardandolo attraverso il prisma spirituale, io vedo un disegno totalmente diverso. Io vedo tutti i miei desideri che dipingono il “mondo esterno” immaginario per me. Se io scopro l’attributo di giudizio in essi, io li devo correggere per mezzo dell’attributo di dazione e dirigere questa regola all’attributo per la dazione. Questa è la missione d’Israele: Invece di scappare dal collettivo, io devo esserci dentro e cercare di correggerlo.

Lo Zohar continua, “quando il giudizio pende sul mondo, quelli che sono conosciuti e registrati separatamente, anche se sono giusti, sono “presi per primi”. Perché? Perché se una cert’attitudine della persona anela la dazione, è “presa per prima” e inizia a operare per ricevere poiché la fonte della Luce risiede proprio in essa.

È lo stesso nel nostro mondo, come dice Baal HaSulam alla fine dell’ “Introduzione al Libro dello Zohar” che il “giudizio” colpisce i migliori di noi. Per questo, le persone che arrivano alle altezze del raggiungimento vivono in difficoltà.

“La misericordia del Creatore è sempre per le persone riunite insieme” perché è qui che ha luogo la correzione. Allora, se vogliamo essere corretti e avanzare, non dobbiamo staccarci dal pubblico. Dobbiamo fare tutto il possibile per esserci dentro, per sentirlo il più possibile, anche se non è gradevole, e preoccuparci delle persone, introducendo la conoscenza, sensazione, e tutto il possibile per loro ed essere certi del loro avanzamento. Loro sono il vero scopo del Creatore e Lui è rivelato solo nella nostra connessione con le persone, come la scintilla nel desiderio di ricevere.

Perciò è detto: “Io dimoro nel mio popolo e non voglio separarmi da loro, com’ero fino ad oggi”.
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(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 11.04.2012, “Il ruolo di Israele ed il mondo“)

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