Il progresso tecnologico significa sempre progresso della civiltà?

Per generazioni, l’umanità ha considerato lo sviluppo tecnologico come sinonimo di progresso. Costruiamo macchine sempre più sofisticate, fondiamo università e istituti di ricerca, sviluppiamo la medicina e l’industria e assegniamo i nostri più alti riconoscimenti alle scoperte scientifiche. Tuttavia, raramente ci fermiamo a porci una domanda più fondamentale: verso che cosa ci sta realmente portando tutto questo progresso?

Se il progresso tecnologico si sviluppa insieme a un ego umano che rimane invariato, cioè al nostro desiderio innato di godere a spese degli altri, allora tutto ciò che mettiamo nelle mani dell’uomo finirà prima o poi per essere utilizzato in modo egoistico. Quanto più potenti diventano le nostre tecnologie, tanto maggiore diventa la nostra capacità di sfruttarci a vicenda e di sfruttare la natura. E così finiamo per trascorrere gran parte del nostro tempo cercando di neutralizzare le conseguenze negative dello stesso progresso che abbiamo creato.

Questo non significa che dovremmo improvvisamente abbandonare la tecnologia, la medicina, la scienza o tutto ciò che la civiltà ha raggiunto. La questione non è se la tecnologia in sé sia buona o cattiva. La questione è quale scopo essa serva.

Il progresso tecnologico è benefico nella misura in cui aiuta gli esseri umani a diventare più strettamente connessi.

Dobbiamo iniziare a valutare lo sviluppo secondo un criterio diverso. Un determinato progresso rafforza la connessione tra le persone? Ci aiuta a instaurare relazioni basate sulla considerazione reciproca, sulla bontà e sull’amore? Porta la società umana a un maggiore equilibrio con la natura?

Se è così, allora si tratta di vero progresso.

L’errore fondamentale nel nostro sviluppo è stato quello di coltivare principalmente una sola forza: l’egoismo. Siamo diventati sempre più capaci di soddisfare qualunque cosa l’ego richiedesse, senza sviluppare una forza opposta in grado di equilibrarlo.

La natura, tuttavia, opera attraverso l’interazione di forze opposte. Secondo la saggezza della Kabbalah, né la forza egoistica né quella altruistica dovrebbero essere semplicemente eliminate. Entrambe sono necessarie. Lo sviluppo ottimale avviene attraverso la combinazione di queste due forze in ciò che la Kabbalah chiama «la linea di mezzo».

Non dobbiamo distruggere l’ego. Dobbiamo invece equilibrarlo con la forza dell’amore, della dazione e della connessione.

Senza questo equilibrio, il potere tecnologico non fa che amplificare la nostra natura non corretta. Date a una persona egoista strumenti sempre più potenti e, prima o poi, quegli strumenti rifletteranno l’egoismo della persona che li utilizza. È per questo che il nostro sviluppo ha danneggiato non solo l’ambiente che ci circonda, ma anche l’essere umano stesso.

Pertanto, non sono contrario al progresso. Sono favorevole a un progresso ragionevole.

Progresso ragionevole significa innanzitutto comprendere quale tipo di essere umano dovrebbe utilizzare gli enormi poteri che la scienza e la tecnologia mettono nelle nostre mani. Prima di chiederci cos’altro possiamo inventare, dovremmo chiederci quale tipo di relazioni vogliamo che queste invenzioni servano.

Quando il nostro sviluppo sarà orientato verso una maggiore connessione, responsabilità reciproca e amore tra le persone, la tecnologia comincerà finalmente a servire l’umanità, invece di costringere l’umanità a riparare continuamente le conseguenze del suo utilizzo.

Quello sarà l’inizio del vero progresso.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, con il Kabbalista Dr. Michael Laitman, del 21 giugno 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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