In che modo lo Shabbat è un assaggio del mondo a venire?
Lo Shabbat simboleggia un’umanità corretta, che vive nella gioia, ciò che viene chiamato “la delizia dello Shabbat” (Oneg Shabbat), in uno stato di quiete. È la condizione in cui noi esseri umani abbiamo completato il passaggio dall’egoismo ristretto, nel quale ciascuno si percepisce separato e scollegato dagli altri, a un perfetto legame d’amore. In quello stato, funzioniamo come parti di un unico sistema integrale. La legge generale dello sviluppo guida l’umanità proprio verso una simile connessione.
Nelle fonti, questo stato è descritto come “un mondo che è interamente Shabbat e riposo” oppure come “il mondo a venire”. Così lo spiega la saggezza della Kabbalah, che insegna anche il metodo per elevarsi al di sopra della natura egoistica e raggiungere un amore eterno.
Ora torniamo all’inizio.
In natura esistono il giorno e la notte. Vi sono segni astronomici che determinano i mesi e gli anni attraverso la luna e il sole. Ma lo Shabbat? In natura non esiste nulla che gli corrisponda direttamente. Lo Shabbat non appartiene a nulla di questo mondo. La sua origine risale invece al primo essere umano.
La Torah racconta che l’umanità fu creata nel sesto giorno della creazione e che, successivamente, fu istituito lo Shabbat. Come sappiamo, decine di migliaia di anni fa gli esseri umani emersero dal mondo animale. Tuttavia, l’«essere umano» di cui qui si parla è la prima persona che iniziò a riflettere sulla correzione dell’egoismo, cioè del desiderio di godere a spese degli altri, e sulla creazione di relazioni simili a quelle che si trovano in una famiglia sana.
La scoperta che questo costituisce lo scopo più elevato della nostra esistenza segna il punto dal quale viene fatta iniziare la storia del mondo ed è chiamata “la vigilia dello Shabbat”.
Il lavoro che conduce al riposo simboleggiato dallo Shabbat non è il tipo di lavoro che conosciamo nell’agricoltura, nell’industria, nella finanza o nel commercio. È il lavoro spirituale di costruire un atteggiamento di amore verso tutte le persone.
È scritto: «Nel giorno di Shabbat cessò dal lavoro e si ristorò» (Esodo 31:17). Ciò significa che, nel corso del nostro sviluppo spirituale, giungeremo infine a uno stadio in cui non sarà più necessario alcuno sforzo per amare gli altri, perché avremo completato la nostra autocorrezione e raggiunto un amore perfetto reciproco.
In quello stato perfezionato, ciascuno si prende cura di tutti gli altri e, proprio per questo, nessuno ha più bisogno di preoccuparsi di sé stesso. Tutti sono colmi di luce e di gioia.
Fino a quando non raggiungeremo quello stato, “il giorno che è interamente Shabbat”, ci viene donato lo Shabbat settimanale, descritto come “un assaggio del mondo a venire”, insieme al percorso di correzione rappresentato dai sei giorni della settimana.
Basato su “Nuova Vita 171 – Il Sabato” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.
Scritto e curato dagli allievi del Kabbalista Dr. Michael Laitman.
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