Cosa ci insegna l’Olocausto?
Ogni anno, il Giorno della Memoria ci costringe a fermarci e a confrontarci con il dolore insopportabile impresso nel popolo ebraico. Oggi, mentre la memoria svanisce nella storia, dobbiamo non solo piangere, ma anche riflettere profondamente sulle cause e sugli insegnamenti di quella tragedia. Perché, come dice l’antica saggezza, “le azioni dei padri diventeranno un segno per i figli”.
Se vogliamo trarre una lezione duratura dall’Olocausto, dobbiamo guardare oltre le cause superficiali e le dolorose accuse. Dobbiamo riconoscere che la natura, o come la chiamano i saggi, il Creatore, governa la realtà con assoluta bontà. Ogni evento, per quanto oscuro, deriva da questa legge superiore. La sofferenza che sperimentiamo non deriva dalla crudeltà o dalla vendetta, ma da una spaccatura nel sistema naturale delle connessioni umane, un fallimento che richiede una correzione.
Il Creatore, come una madre che vive nel suo bambino, sperimenta le nostre gioie e i nostri dolori attraverso di noi. La nostra felicità risiede nell’unità, nella creazione di un contenitore in cui il Creatore possa dimorare in mezzo a noi. Quando ci stacchiamo gli uni dagli altri, attraverso l’odio, la divisione o l’indifferenza, allontaniamo il Creatore da noi. Le conseguenze di questa disconnessione non sono punizioni, ma i sintomi naturali di un sistema che ha perso l’equilibrio.
La storia ci lascia esempi tragici e duri di questo principio. Ogni esilio e rovina, dall’antica Babilonia alla perdita dei Templi di Gerusalemme, da ciò che gli Ebrei hanno sopportato in Egitto all’Olocausto, è riconducibile a un’occasione mancata di maggiore unità. Quando il popolo d’Israele rimane indietro nella sua missione spirituale di connettersi al di sopra delle sue pulsioni divisorie, la realtà stessa risponde, a volte con una forza insopportabile.
L’Olocausto non è stato un atto di malvagità casuale e insensato. È stata la conseguenza accumulata di un ritardo storico nel compito dell’umanità, e in particolare del popolo ebraico, di conseguire il prossimo stadio della connessione umana. È un compito da cui dipende il benessere del mondo intero. Se i nostri antenati fossero riusciti a creare legami più profondi di unità e amore, la storia sarebbe stata diversa. Il sistema naturale non avrebbe dovuto “correggersi” con una pressione così schiacciante e terrificante.
Oggi siamo di nuovo a un bivio. Le condizioni sono più chiare che mai. La comunicazione attraversa le frontiere. L’umanità percepisce, anche se inconsciamente, che manca qualcosa di essenziale, un collante vitale di cura e responsabilità reciproca. E l’onere di riaccendere questo legame ricade ancora sul popolo ebraico. Come insegnano i saggi, il popolo d’Israele deve diventare una “luce per le nazioni” mostrando unità e amore nelle sue relazioni, non superiorità o separatismo.
Se non riusciamo a cogliere questo momento, i segnali di allarme stanno già lampeggiando. L’antisemitismo sta tornando a crescere in tutto il mondo, non solo a causa dell’ignoranza, ma anche per uno squilibrio sistemico più profondo. Se non affrontate, le attuali divisioni potrebbero degenerare in crisi globali che faranno sembrare le tragedie del passato piccole al confronto.
La scelta rimane nostra. La natura non compatisce, né punisce, ma ci sviluppa continuamente secondo la sua legge di connessione verso uno stato totalmente unificato. Se ci allineiamo a questa legge, muovendoci per unirci al di sopra delle differenze, sentiremo la vita come una benedizione. Se resistiamo, la sentiremo come una crescente afflizione.
Oggi, nel Giorno della Memoria, il nostro ricordo non deve limitarsi a cerimonie solenni e lacrime. La nostra commemorazione deve diventare un voto interiore: riparare i nostri legami lacerati, amare il nostro prossimo come noi stessi e diventare un esempio di unità per un mondo frammentato e desideroso di guarigione.
Il potere di cambiare rotta è interamente nelle nostre mani. Non siamo vittime impotenti del destino. Siamo compartecipi nel plasmare il nostro destino e quello del mondo.
Abbiamo l’opportunità, il tempo, gli strumenti e le conoscenze. Non sprechiamoli. Impariamo dagli indicibili errori del passato e diventiamo il tramite attraverso il quale la forza positiva dell’amore, della dazione e della connessione può passare all’umanità, una “luce per le nazioni”.
In memoria di tutti coloro che hanno incontrato la loro tragica fine e per il bene di tutti coloro che vivono oggi e vivranno domani, cerchiamo di svolgere finalmente il nostro ruolo. Scegliamo l’unità prima che sia troppo tardi.
Basato sulla lezione quotidiana di Kabbalah con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 2 maggio 2019.
Scritto/redatto dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.
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