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Il “Sé” della persona è fatto della sostanza della vergogna?

No. Il nostro “sé” proviene dal desiderio di ricevere. Possiamo provare vergogna se soddisfiamo questo desiderio solo per noi stessi, poiché in tale azione siamo opposti alla forza superiore di amore, dazione e connessione che ci ha creati e ci sostiene.

Tuttavia, se desideriamo identificarci con quella stessa forza, allora modifichiamo il desiderio di ricevere.

In cosa consiste questo cambiamento? Nel fatto che gli attribuiamo l’intenzione di donare. Poi, sentiamo di usare tutto ciò che riceviamo in noi stessi con l’intenzione di donare.

Basato sulla Lezione quotidiana di Kabbalah del 28 agosto 2025.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Qual è la differenza tra vergogna corporea e vergogna spirituale?

Entrambi i tipi di vergogna corrispondono al desiderio di ricevere che affiora dentro di noi.

La vergogna spirituale si verifica quando iniziamo a sentire l’opposizione nel nostro desiderio, cioè l’opposizione al desiderio spirituale.

Costruiamo la vergogna spirituale negli stessi vasi (kelim). Cioè, nel nostro desiderio di ricevere, percepiamo fino a che punto possediamo un’intenzione di donare (l’intenzione spirituale) oppure un’intenzione di ricevere (l’intenzione corporea).

Basato sulla Lezione quotidiana di Kabbalah del 28 agosto 2025.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Isaac Newton credeva in un Creatore?

Quando Isaac Newton morì nel 1727, i suoi parenti ereditarono la sua vasta collezione di manoscritti e si aspettavano che fossero di grande valore. Acquirenti e studiosi di Cambridge, del British Museum e vari rappresentanti della Chiesa li esaminarono. Tuttavia, molti rimasero sorpresi o addirittura sconcertati dal loro contenuto, poiché gran parte degli scritti inediti di Newton si concentrava su argomenti religiosi, eretici e alchemici piuttosto che sulla scienza, il che rese i manoscritti misteriosi e, per alcuni, inquietanti, causando anni di oblio.

Newton credeva in un unico Creatore. Citava Rambam, rispettava la saggezza dei Kabbalisti e studiava lo sviluppo della conoscenza della forza superiore nel corso della storia. Scrisse che Dio trasmise la comprensione dell’universo ad Adamo, poi a pochi eletti, ad Abramo, e da lì al popolo d’Israele. Credeva che i segreti dell’universo fossero accessibili solo a una manciata di persone, Mosè in testa, e che questi segreti fossero criptati nella struttura del Tempio di Gerusalemme.

Newton si dedicò allo studio del Tempio, convinto che nella sua progettazione risiedesse l’armonia dell’universo. Per lui, ogni misura e proporzione rivelavano un ordine nascosto. Così come aveva scoperto le leggi fisiche, desiderava ardentemente scoprire le leggi spirituali insite nella creazione. Ai suoi occhi, Abramo e Mosè avevano ottenuto un accesso diretto al Creatore, e lui, a modo suo, aspirava allo stesso.

Cosa ci dice questo? Ci dice che dietro il genio scientifico di Newton si celava un desiderio più profondo: scoprire il sistema superiore che governa la realtà. Egli intuiva che la saggezza del Creatore era nascosta nei testi e nelle strutture antiche e che lo scopo dell’umanità era legato a questa saggezza. La resistenza che i suoi scritti incontrarono non fu casuale. L’umanità non era pronta ad accettare che il più grande scienziato della sua epoca ponesse il Tempio e la Torah al centro della conoscenza universale.

Oggi, tuttavia, stiamo giungendo alla stessa conclusione. La scienza ha fatto grandi progressi, ma ora si avvicina ai suoi limiti. Più approfondiamo la ricerca scientifica, più diventa chiaro che la materia e la forza da sole non possono spiegare il significato e lo scopo della vita. Come Newton, dobbiamo tornare a ricercare la fonte dell’esistenza, ovvero le leggi della natura in quanto leggi del Creatore, che sono leggi di amore, dazione e connessione.

L’eredità di Newton non riguarda solo la gravità o l’ottica. È anche la conferma che i segreti dell’esistenza risiedono nella connessione tra l’umanità e la forza superiore. Egli indicò il Tempio non come un edificio di pietra, ma come un codice per la struttura dell’universo, un simbolo di armonia tra il Creatore e la creazione. In questo, ci ha lasciato non solo la scienza, ma una direzione: ricercare quell’unità e realizzarla nelle nostre vite.

Basato sul video “Newton credeva in un Creatore?” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman e Semion Vinokur.

Scritto/montato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Un cerchio e una linea nella spiritualità

Domanda: Quando sento le parole “cerchio”, “linea” o “Sefira“, nella mia mente compaiono immagini di questo mondo. Come dovrei immaginare e percepire correttamente cosa siano un cerchio o una linea?

Risposta: Questi sono modi diversi in cui la luce si diffonde. Un cerchio è la diffusione della luce senza alcuna limitazione, mentre una linea (Kav ) avviene con limitazioni.

Domanda: Possiamo raggiungere qualcosa di diverso dal Kav, ad esempio l’Igul (cerchio)?

Risposta: No, noi possiamo raggiungere solo la linea (Kav), ma al suo interno raggiungiamo tutto ciò che è necessario. Il Creatore si rivela proprio in questo modo.

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Dalla terza parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 21/09/2025, “Lo studio delle Dieci Sefirot

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La felicità si ottiene limitando i desideri?

Benjamin Franklin, uno dei padri fondatori degli Stati Uniti, filosofo e diplomatico, scrisse una volta che ci sono due modi per essere felici: o diminuire i nostri desideri o aumentare i nostri mezzi, e la persona saggia farà entrambe le cose allo stesso tempo. Sebbene possa sembrare equilibrato e pratico, devo dissentire.

La riduzione dei desideri può apparire nobile, ma è una fuga dalla vita. Quando soffriamo e scegliamo di non desiderare nulla, non è saggezza, ma rassegnazione. Ridurre i nostri desideri significa nascondersi dallo scopo della creazione.

Il desiderio è il motore dello sviluppo. Senza di esso, diventiamo come piccoli topi, che evitano le sfide della vita invece di superarle.

D’altra parte, aumentare all’infinito i mezzi porta anche allo squilibrio. Inseguire ricchezza e  risorse senza una correzione interiore non fa che aumentare l’egoismo e e ci allontana dalla felicità. La felicità non risiede nel reprimere i desideri né nell’aumentare  le risorse, ma nell’allineamento dei due. I nostri desideri devono corrispondere alle nostre capacità e le nostre capacità devono crescere in proporzione ai desideri, che sono finalizzati allo scopo della nostra vita.

L’aforisma di Franklin: “Il tempo è denaro” esprime una visione materialistica della vita, in cui misuriamo il valore in termini di profitto. Tuttavia, da una prospettiva spirituale, il tempo è concesso per la correzione. Ogni momento è un’opportunità per bilanciare desiderio e scopo. Più usiamo i nostri desideri per connetterci positivamente con gli altri e per assomigliare alla qualità della natura di amore, dazione e connessione della natura, più i nostri mezzi si espandono naturalmente perché ricevono il sostegno della forza positiva della natura.

Inoltre, la vera ricchezza non si misura dall’accumulo, ma dal grado in cui riusciamo a trasformare il modo in cui utilizziamo i desideri: da egoistici ad altruistici. La libertà risiede in questo equilibrio. La felicità non nasce dal diminuire o dal fuggire dalla vita, ma dal totale coinvolgimento in essa e dal dirigere ogni cosa verso l’obiettivo della creazione, uno stato di assoluto equilibrio con la natura.

Franklin aveva ragione nel sottolineare il duplice movimento che desideri e mezzi si devono sviluppare insieme, ma l’asse del loro equilibrio non è il benessere materiale. È lo scopo della vita. Quando allineiamo i nostri desideri con ciò che è necessario per progredire verso lo scopo della vita, ovvero uno stato di assoluto equilibrio con la natura, e sviluppiamo i nostri mezzi per realizzare il nostro movimento verso tale obiettivo, troviamo una forma eterna di felicità. Allora, non consideriamo più il tempo come denaro, ma l’eternità e la perfezione si rivelano nella nostra stessa vita.

Basato sul video “La felicità si ottiene limitando i desideri?” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman e Semion Vinokur.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Si possono imparare lezioni di vita dai film?

I ricercatori che hanno analizzato oltre seimila sceneggiature hanno scoperto che i film che seguono una traiettoria emotiva del tipo “l’uomo nella buca”, caratterizzata da una brusca caduta della fortuna seguita da una risalita, tendono a generare i più alti incassi. Questo schema a U supera costantemente altri archi narrativi, dimostrandosi efficace indipendentemente dal genere o dal budget, è statisticamente collegato a un maggiore successo finanziario. Sebbene questi film non ottengano sempre i punteggi più alti di gradimento del pubblico, i loro intensi alti e bassi stimolano maggiore discussione e curiosità, attirando un pubblico più vasto e ritorni economici più consistenti.

Ovviamente ha senso, perché le persone desiderano un lieto fine. E per arrivare a un lieto fine, la storia deve creare dramma, condurre lo spettatore nel dolore e nelle lacrime, e poi gradualmente elevarlo verso la gioia e il sollievo. È questo che commuove le persone, sia al cinema che davanti alla televisione.

In effetti, la Kabbalah descrive proprio questo stesso principio in relazione al percorso della nostra vita. Non possiamo sperimentare un’ascesa senza una caduta, l’amore senza l’odio, la luce senza l’oscurità. Come è scritto: «E fu sera e fu mattina, un giorno». Tutto inizia con la sera, con la notte, con la discesa, solo dopo arriva il mattino e la risalita.

Dobbiamo imparare a controllare questo processo in modo che sia le salite che le discese siano accolte con gioia. La chiave è godersi le discese tanto quanto le salite. È simile alla scienza, dove da un lato la scoperta in sé è gratificante, accompagnata da premi e applausi, ma il vero piacere risiede nella ricerca, nella lotta, nelle doglie che portano a quella scoperta stessa. Quella sofferenza è creatività,  in essa c’è gioia.

La persona comune, è ovvio, desidera sfuggire alla sfortuna il più rapidamente possibile. Ma per vivere veramente, dobbiamo comprendere l’equazione generale della natura: tutto si sviluppa in un’onda, una curva sinusoidale. È così che si dispiega la creazione, in ogni aspetto della vita.

Possiamo accettarlo? Solo se ci viene spiegato. Ma chi lo spiegherà? Pochi hanno la forza di avvicinarsi agli altri con questa consapevolezza. Le persone si allontanano, preferendo antidepressivi, distrazioni o fumare qualcosa e staccare la spina. Tuttavia, la vita ci guiderà. La natura non ci lascerà in pace. Ci scuoterà finché non inizieremo ad ascoltare, perché non ci sarà altra via d’uscita.

L’umanità raggiungerà uno stato simile a quello di un bambino lasciato solo in una stanza: piange, è terrorizzato, non sa cosa fare e non trova aiuto da nessuno. Da ogni angolo, appaiono pericoli. Solo allora le persone ascolteranno ciò che i Kabbalisti hanno da dire. Perché un egoista non può sentire nulla se non ha veramente paura. La paura è ciò che spinge l’umanità verso il suo obiettivo.

Non c’è altra via se non quella di passare attraverso il male per raggiungere il bene, attraverso le spine per raggiungere le stelle. È così che si costruisce la vita ed è così che raggiungeremo il bene, l’armonia e la pace. Auguro a tutti noi successo in questo viaggio!

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 6 novembre 2024.

Scritto/curato dagli studenti del cabalista Dr. Michael Laitman.

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Come affrontare i sentimenti di tradimento o abbandono

Sebbene i sentimenti di tradimento o abbandono sembrino insopportabili, dobbiamo raggiungere un livello di comprensione tale da capire che tutte le persone intorno a noi sono come marionette, controllate dalla forza dominante della natura. Agiscono in un certo modo affinché possiamo correggerci nei loro confronti, giustificarle e augurare loro il meglio.

È possibile? Sì, ma non immediatamente, non in ogni situazione e non tutto in una volta. Ma questa è la strada che dobbiamo percorrere. Altrimenti, cadiamo nell’incolpare gli altri e, così facendo, calunniamo la natura stessa. Questo è un problema molto più profondo. La vera domanda è come percepiamo la realtà: vediamo il mondo come se esistesse di per sé, come se lo controllassimo, oppure riconosciamo che tutto proviene dall’alto? Se tutto proviene davvero dalla natura, allora la nostra unica scelta è sottometterci a quella forza superiore, concordare con essa e imparare ad assomigliarle.

Il nostro mondo intero è come una sabbiera piena di bambini che litigano. Tutti si sentono offesi e rispondono con odio. Basta guardare le relazioni internazionali: giochi diplomatici, scontri continui, infinite accuse reciproche. Non sono altro che litigi infantili. Continuiamo a rispondere, come se fosse una cosa seria. Ma è tutto uno scherzo.

Perché la natura “scherza” con noi in questo modo? Perché alla fine rimaniamo delusi, non dalla natura, ma da noi stessi. Non perché siamo stati creati in questo modo, ma perché siamo abbastanza stolti da non chiederci perché la natura l’abbia fatto così. La risposta è proprio davanti a noi, ma ci rifiutiamo di vederla. E così la tensione si accumula fino a esplodere. Allora ci costringerà a cambiare.

Se iniziamo, anche a poco a poco, a lavorare in questa direzione, il nostro mondo non sarà più il manicomio che è oggi. Invece di vivere in un clima di costante offesa e odio, le persone si impegneranno nella ricerca di sé, nell’autoguarigione e nell’autocostruzione. Nella misura in cui lo faremo, scopriremo la forza positiva che dimora nella natura.

Cosa significa scoprire la forza positiva che dimora nella natura? Significa acquisire la qualità della dazione e dell’amore, che ci eleva a un livello completamente nuovo di percezione della realtà.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 24 luglio 2025.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Secondo la Kabbalah, qual è il metodo per raggiungere la felicità?

La felicità è quando qualcosa che hai desiderato con tutte le tue forze, per cui hai sofferto, lottato e per cui hai nutrito aspirazioni immense, improvvisamente inizia a realizzarsi. È come il sollievo dal dolore, chiamiamo questa sensazione: “Felicità”.

Naturalmente, la felicità ha molti livelli. Dipende da ciò per cui soffriamo e da ciò che ci porta gioia. La felicità più alta è quando sentiamo di avvicinarci al Creatore, la forza superiore dell’amore, della dazione e della connessione che ha creato e sostiene la realtà, aderendo a Lui come un bambino si aggrappa alla madre. Quel desiderio costante e tormentoso trova finalmente appagamento. Lo desideravi così tanto, sei persino arrivato alla disperazione, all’improvviso il Creatore appare e sembra chiamarti: “Dove sei? Ti ho cercato!” E tu vorresti rispondere: “Ero io che ti cercavo! Dov’eri?”. Allora vi precipitate l’uno verso l’altro, senza parole, senza barriere, semplicemente fondendovi nel sentimento. Questa è la vera felicità.

Ma questa unione è diversa da qualsiasi cosa nel nostro mondo. Non sono corpi che si uniscono, rimanendo ognuno separato. Qui, sono sensazioni che si compenetrano, senza corpi né separazione. Appare uno stato nuovo che le parole non possono descrivere.

Ora potresti chiedere: “E che ne è del mio senso dell’io? Dopotutto, ero io a desiderarlo, io a bramarlo.” E la verità è che voglio che il mio “io” sparisca! Non ne ho bisogno. Ma se il mio “io” scomparisse del tutto, allora anche la percezione dell’altro, il Creatore, sparirebbe. Ecco perché è organizzato in modo tale che il nostro senso di sé rimanga.

La Kabbalah spiega questo con il concetto di  Aviut , la grossolanità dell’egoismo. L’egoismo non scompare. Al contrario, cresce sempre di più. Ma è questo che ci permette di combinarlo con la qualità della dazione. Più l’egoismo, l’odio e la divisione in esso racchiusi crescono, più possiamo costruire amore. Più grande è l’odio, più grande è l’amore.

Un simile concetto è incomprensibile nel nostro mondo. Pensiamo che debba essere o odio o amore. Ma nella realtà spirituale coesistono e l’uno intensifica l’altro. Questo processo continua all’infinito: infiniti strati di odio e amore, uno sopra l’altro, senza limiti.

Bisogna sentirla. Senza sensazione, le parole non significano nulla. Ma il cammino per raggiungere tale percezione è lungo. Quando arriva, però, è l’eternità stessa.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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La tecnologia CRISPR può essere usata per modificare efficacemente il genoma umano e prevenire le malattie genetiche?

Oggi gli scienziati sono entusiasti di nuovi strumenti, come le forbici molecolari, in grado di tagliare i geni difettosi e rimuovere i problemi ereditari. Credono che questo possa prevenire le malattie e persino cambiare il carattere di una persona. Ma io credo che dobbiamo affrontare questo problema con grande cautela. Dobbiamo esaminarlo criticamente perché le malattie stesse fanno parte dell’equilibrio della natura; infatti servono a guarire non sempre il singolo individuo, che potrebbe morire a causa loro, ma l’umanità nel suo complesso ne viene liberata.

Proprio come i lupi sono gli “inservienti” della foresta, che mantengono l’equilibrio cacciando gli animali più deboli, le malattie hanno lo stesso scopo nell’umanità. Se tali problemi non esistessero, la Terra sarebbe inondata da miliardi di persone in più, riempiendo all’infinito ospedali e case di riposo. La natura regola la vita e la morte a modo suo, mentre noi cerchiamo di imporre le nostre soluzioni. Ma al di sopra di noi c’è un governo superiore, un programma supremo della natura che dirige ogni cosa secondo le sue leggi.

Tutte queste invenzioni scientifiche provengono anche da quello stesso programma naturale. Eppure, in verità, non comprendiamo appieno le leggi della natura, ciò che dovremmo correggere noi stessi e ciò che la natura stessa correggerà a modo suo. Se interferiamo in un’area, sorgeranno altri problemi altrove. Potremmo pensare di aver liberato il mondo da una malattia, ma improvvisamente ci troviamo di fronte a disastri naturali, guerre o crolli demografici. Questo perché viviamo in un sistema chiuso e interconnesso. Guariamo in un punto, ma ne danneggiamo un altro.

Quindi, cosa farebbe un Kabbalista? Non cercherebbe di tagliare i geni con le forbici molecolari. Piuttosto, insegnerebbe alle persone come influenzare la radice della vita, la radice di tutti i problemi, e come correggere i nostri problemi a quel livello. Perché dovrei riorganizzare cromosomi o geni quando so in anticipo che la natura compenserà altrove? Non possiamo ingannare la natura. Essa risponderà sempre. In definitiva, l’umanità dovrà ricostruire se stessa in allineamento con la forza superiore che governa la natura.

Un Kabbalista guiderebbe le persone a raggiungere il più alto stadio di sviluppo interiore. Da quella correzione interiore seguirebbero naturalmente la salute esteriore dell’umanità e l’equilibrio armonioso di tutti e di tutto.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 18 agosto 2017.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cosa capiscono molte persone sul letto di morte?

Perché alcune persone provano rimorso alla fine della loro vita, mentre altre insistono sul fatto che dovremmo semplicemente goderci la vita e realizzare ogni desiderio? Ci sono molte storie di uomini che vivono vite tranquille e cupe. Sembrano freddi e distanti, senza mai rivolgere una parola gentile nemmeno alle persone più care. Eppure, sul letto di morte, si rivolgono improvvisamente alle loro mogli e dicono: “Ti amo”. Perché succede questo? Perché, prima della morte, iniziamo a percepire qualcosa dal mondo della verità.

In quel momento, non solo il futuro è illuminato, ma ci liberiamo dall’egoismo del passato. Cos’è la morte, dopotutto? Prima di tutto, è la morte del nostro egoismo. Se poi otteniamo qualcosa dopo è un’altra questione, ma in quel momento attraversiamo il confine tra il preoccuparci solo di noi stessi e l’entrare in uno spazio completamente diverso. Lì, scopriamo una piccola verità. Piccola, sì, ma è da lì che un nuovo mondo inizia ad aprirsi.

Quell’ultimo “ti amo” non è romantico. Non è l’amore a cui siamo abituati, quello in cui amiamo un momento e poi ce ne dimentichiamo subito dopo. È la consapevolezza che fino a quel momento non abbiamo amato affatto, ora sentiamo cosa significa veramente amare. In quel momento, ci rendiamo conto di aver vissuto per noi stessi, di aver amato solo noi stessi. In quella confessione, pianto o preghiera finale, comprendiamo che tutta la nostra vita nell’egoismo è stata essenzialmente sbagliata.

Certo, c’è chi dice il contrario prima dell’ultimo respiro: “Bevi, fuma, divertiti, prendi tutto quello che puoi dalla vita. Realizza i tuoi desideri!”. L’ho sentito dire. Anche questa è la verità, ma l’altra faccia della medaglia. Entrambe le rivelazioni provengono dal nostro incontro con la realtà alla fine della vita.

Quindi cosa c’è veramente dietro le parole: “Ti amo”? Dipende da chi le pronuncia. Ma nel suo vero significato, “ti amo” significa che voglio sentirmi come se non avessi un sé mio, che la mia esistenza è solo per colmare il tuo vuoto e gioire della tua realizzazione.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 4 agosto 2025.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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