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In che modo i nostri atteggiamenti verso gli altri influenzano il loro comportamento nei nostri confronti?

In primo luogo, è una legge ferrea della natura che il nostro atteggiamento verso gli altri determina il loro atteggiamento verso di noi.

Sembra molto strano, ma se proviamo a fare uno sforzo, vedremo gradualmente che il mondo dipende solo dal nostro atteggiamento nei suoi confronti.

Allora il mondo inizierà a cambiare in meglio. In altre parole, ognuno di noi dipinge il proprio mondo.

 

Tratto dalla trasmissione “News with Dr. Michael Laitman” trasmessa dall’emittente KabTV il 3 gennaio 2022.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Fare domande

Domanda: Tu affermi che anche se una persona non dà voce alle  proprie domande ma   si limita a scriverle, le sta comunque immettendo nel sistema e alla fine riceverà risposte.  È importante dare voce alla domanda o è sufficiente pensarci e scriverla?

Risposta: Entrambe le cose sono necessarie: pensarci, esprimerle e scriverle. Ci sono diversi livelli di espressione di sé, scritto o verbale. Quando raggiunge il livello scritto è già una cosa seria e, se può raggiungere anche il livello verbale, allora è ancora più seria. È così nella spiritualità. Nella corporeità, è l’opposto.

Commento: Quindi prima viene il pensiero, poi l’elaborazione.

La mia risposta: Elaborare il pensiero per iscritto e poi esprimerlo verbalmente.

Domanda: Scrivere le domande rafforza il lavoro di uno studente che studia la Kabbalah, rispetto al semplice ascoltare come avviene al cinema?

Risposta: Certo. Ecco perché distribuiamo matite, penne e carta agli studenti durante le lezioni. Per favore, sedetevi e prendete appunti. Io incoraggio tutti a lavorare come veri studenti, formulando quindi i propri pensieri e scrivendo una breve relazione. Vogliamo creare un simulatore che incoraggi le persone a studiare di più.

Domanda: Ma le informazioni che emergono durante una lezione hanno già una certa forza? Intendo dire, se una persona scrive un articolo basandosi su di esse, ha una grande forza?

Risposta: Certo che ha una grande forza, perché come minimo, diverse migliaia di persone sono presenti insieme durante la lezione e sono permeate da queste informazioni. Questa è una forza enorme nel mondo.

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Dal programma “Ho ricevuto una chiamata. Fai domande” di KabTV del 20/08/2010

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C’è qualcosa che determina il valore dei diamanti e dell’oro oltre alla rarità?

I diamanti e l’oro hanno valore solo perché le persone accettano di considerarli preziosi. Danno un senso di sicurezza, la sensazione di possedere un tesoro, ma il tesoro esiste solo nella nostra percezione, non nella realtà.

Pensate a Leningrado assediata in tempo di guerra. Un pezzo di pane diventava il tesoro più grande. Questo è un valore reale, qualcosa di legato alla vita stessa. Al contrario, i nostri gingilli luccicanti servono solo a gonfiare artificialmente il senso dell’importanza della vita. Alla fine perderanno ogni significato.

Confido nel fatto che raggiungeremo uno stato in cui emergeranno valori completamente diversi. Il vero tesoro è l’intenzione di donare agli altri e alla natura un bene che possiamo raggiungere superando il nostro innato desiderio di ricevere per il solo beneficio personale.

L’intenzione di dare appartiene a chiunque la ottenga per sempre. Non può essere rubata, venduta e nemmeno trasferita. È l’unica a infondere un senso alla nostra vita. Soprattutto, apre la porta alla vita eterna e perfetta che esiste al di là della nostra vita corporea transitoria.

Quando l’umanità inizierà a elevarsi spiritualmente e a scoprire la realtà eterna e perfetta al di là della nostra esistenza fisica, gli oggetti della nostra ricchezza materiale perderanno immediatamente il loro valore e una nuova “moneta spirituale” li sostituirà.

Che cos’è la moneta spirituale? La parola ebraica per “denaro”, “ Kesef”, deriva dalla parola per “copertura”, “Kisuf”. Proprio come il denaro e la ricchezza nella nostra vita materiale coprono i nostri desideri con la capacità di provvedere in qualche modo ad essi, nella nostra vita spirituale i nostri desideri di benessere acquisiscono la copertura di un’intenzione di donare, che nella Kabbalah è chiamata “schermo e luce riflessa” (Masach e Ohr Hozer). Attraverso l’intenzione di donare, otteniamo la capacità di coprire e dirigere il nostro desiderio verso traguardi spirituali sempre più elevati.

Ogni persona possiede individualmente questa moneta spirituale della copertura dell’intenzione di dare rispetto ai propri desideri e, quindi, la misura in base alla propria applicazione e al proprio conseguimento. Non possiamo scambiarla, comprarla o venderla, ma possiamo coltivarla in una crescente interazione con la forza sorgente dell’amore, della dazione e della connessione presente nella natura superiore alla nostra, che la Kabbalah chiama “il Creatore”.

Allora diventiamo ricchi spiritualmente nella misura in cui riusciamo a connettere gli altri a noi stessi, a coinvolgerli e a completarli. Questa è la vera ricchezza: la connessione con gli altri e il loro appagamento.

Lo scrigno del nostro tesoro spirituale vive all’interno di tutti gli altri. È eterno, perfetto e non scomparirà mai. Lo acquisiamo e lo facciamo nostro attraverso i legami che creiamo con gli altri.

Quindi, i nostri “diamanti e oro” sono le qualità con cui appaghiamo gli altri, che nella Kabbalah sono chiamate “le luci di  Nefesh, Ruach, Neshama, Haya e Yechida”. Non soddisfiamo noi stessi, ma esistiamo solo per dare e per diventare il tramite per soddisfare gli altri. Diventa l’esperienza più grande e affascinante.

Nel nostro mondo, i diamanti, l’oro e la ricchezza materiale in generale sono simboli di potere. Rappresentano il nostro potere sugli altri. Ma se ci troviamo soli in un deserto, nessun diamante, oro o ricchezza materiale ci salverà. Il potere sugli altri è ricchezza nel mondo fisico, ma nel mondo spirituale la ricchezza è il potere su noi stessi, sui nostri desideri egoistici. Diventiamo ricchi spiritualmente quando dominiamo la nostra natura egoistica e usiamo questa forza per entrare sempre più in contatto con gli altri e con la natura. Allora scopriamo una ricchezza di eternità e di perfezione.

Basato sulla trasmissione televisiva dell’emittente KabTV “News with Dr. Michael Laitman” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman in onda il 26 agosto 2024.

Scritto/redatto da studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Perché si dice: “Chi umilia pubblicamente il prossimo non ha parte nel mondo a venire”?

È perché così facendo chi umilia infrange la legge più essenziale della natura per quanto riguarda la connessione umana positiva. Quando ci rendiamo più piccoli degli altri, senza volerli dominare ma servendoli, allora lasciamo che la forza positiva che risiede nella natura passi attraverso di noi fino a loro. È così che fluisce l’influenza della forza positiva della natura.

La nostra natura egoistica, tuttavia, desidera controllare e rendere gli altri più piccoli di noi. Ma se parliamo di raggiungere uno stato superiore, in cui il piacere che proviamo non è nei nostri desideri egoistici transitori e ristretti, ma in cui godiamo in un nuovo senso al di sopra del nostro egoismo, che ha una traiettoria uguale alla forza dell’amore, della dazione e della connessione che è nella natura, allora dobbiamo capire che questa correzione dall’egoismo all’altruismo avviene andando contro il nostro ego. Anche logicamente, possiamo ascoltare gli altri solo se ci facciamo più piccoli di loro. Questo è vero in ogni relazione preziosa e duratura. Ci abbassiamo non perché siamo inferiori agli altri, ma perché vogliamo dare.

Quando insegno ogni giorno ai miei studenti, non mi sento al di sopra di loro. Vengo per servire. Come un cameriere apparecchia la tavola, io preparo la “tavola spirituale”. Se appaio al di sopra di loro, è solo per aiutarli ad ascendere. Inoltre, chiunque può andarsene in qualsiasi momento. La saggezza della Kabbalah non obbliga mai a nulla. Alcuni se ne vanno tranquillamente, altri ritornano e io li tratto tutti allo stesso modo. Non si tratta di me. Si tratta del percorso di correzione di noi stessi per raggiungere l’equilibrio con la forza altruistica e integrale della natura, che è lo scopo della nostra creazione.

Basato sulla trasmissione “News with Dr. Michael Laitman” dell’emittente KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman in onda il 28 dicembre 2019.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Giungeremo a uno stato di felicità

La forza che oggi ci sta trasformando e che sta sconvolgendo l’intera umanità: che cos’è? Che cos’è questo piccolo programma?

La forza intrinseca di questo programma è la forza superiore della natura. Essa si manifesta in modo specifico nell’essere umano, che rappresenta il livello più elevato nello sviluppo della natura. Questa forza lo cambia; è diretta specificamente a lui.

Quanto più velocemente riusciremo a realizzare un’interazione integrale tra tutte le parti della natura, tanto più rapidamente comprenderemo che essa costituisce un sistema integrale basato su relazioni reciproche, sostegno mutuo e interconnessione. Di conseguenza, giungeremo più velocemente a uno stato di felicità, appagamento ed eternità! Non più verso la morte, come accade oggi, ma verso l’eternità e la perfezione.

Tutto ciò diventerà chiaramente manifesto tra di noi. Lo vedremo davanti ai nostri occhi.

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Basato sulla trasmissione “News with Dr. Michael Laitman”” su KabTV del 17/04/25

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Cosa ci sarà dopo la morte?

Oggi stiamo raggiungendo un punto di radicale rivalutazione dei valori. Ciò che un tempo sembrava prezioso, per il quale abbiamo combattuto, vissuto e trovato la morte, che abbiamo cercato di preservare e trasmettere alle generazioni future, sta perdendo il suo significato e sembra sempre più privo di significato.

Che cosa, allora, avrà veramente valore?

Solo il pensiero.

All’inizio potrebbe sembrare un concetto troppo astratto per una persona. Ma se ci pensiamo bene, cosa non è astratto nella nostra vita?

Il pensiero è ciò che rimane con noi. Non perisce con il corpo. I desideri, le paure e i beni del corpo svaniscono, ma il pensiero rimane.

Qual è dunque il genere di pensiero che dovremmo sviluppare? È un atteggiamento positivo nei confronti degli altri e del mondo. Questo pensiero non scompare mai. Rimane sempre con noi perché è al di fuori del raggio d’azione ristretto e passeggero del nostro egoismo, cioè del nostro desiderio di godere per il solo beneficio personale. Questo egoismo muore e si decompone con il corpo. Il pensiero di un atteggiamento positivo verso gli altri e verso il mondo vive invece nella qualità altruistica opposta all’egoismo, cioè nelle qualità positive che riusciamo ad acquisire nel corso della nostra vita. Queste qualità, come la gentilezza, l’amore e la premura, ci portano in un altro mondo, quello delle forze positive dell’amore, della dazione e della connessione che vanno oltre la nostra esistenza materiale.

Esistiamo proprio per accumulare emozioni, pensieri, desideri e aspirazioni positive che derivano dall’atteggiamento costruttivo che esercitiamo nei confronti degli altri e della natura. Questo è ciò che portiamo con noi.

Quando lasceremo questo mondo, vorremo aver trasmesso, per quanto possibile, un atteggiamento positivo nei confronti della vita, del mondo, delle persone, dei nostri figli, dei nostri nipoti e letteralmente di chiunque altro.

Questa è la mia missione e non solo la mia, ma di tutti noi. È così che i Kabbalisti di tutte le generazioni hanno inteso il nostro scopo. Oggi vediamo orrori, odio e divisioni ovunque e capiamo che questa oscurità ci spinge a riconoscere ciò che dobbiamo coltivare e trasmettere. Veniamo allontanati dall’oscurità per passare a un pensiero positivo, armonioso e pacifico di connessione.

Basato sulla trasmissione “News with Dr. Michael Laitman” dell’emittente KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman in onda il 15 giugno 2020.

Scritto/redatto dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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L’amore è una forza della natura?

L’amore è la forza più potente della natura. Crea, genera, dà origine a sistemi e sostiene la vita. Ma perché la definiamo la “forza” dell’amore?

Nel nostro mondo, amore significa attrazione. Ci sentiamo attratti da qualcosa che ci dà piacere, soddisfazione o una sorta di appagamento interiore. Questo “qualcosa” può essere un suono, un colore, una forma, cioè non deve essere necessariamente una persona. Ma funziona allo stesso modo con le persone. Siamo attratti da ciò che ci dà piacere.

Molti filosofi disquisiscono su come la natura ci ami. Nella saggezza della Kabbalah, usiamo il termine “natura” in modo intercambiabile con “il Creatore”. Ma cosa significa veramente che la natura ci ama e che noi dovremmo amare la natura a nostra volta?

L’amore è la legge più fondamentale della natura. È la forza di attrazione reciproca che permette la connessione, la continuazione e la vita stessa. È per questo che l’atto della riproduzione, la continuazione della vita, deriva dall’amore. Non è solo un’emozione, ma una funzione che porta all’armonia e all’equilibrio. I sistemi della natura operano attraverso questo desiderio reciproco di dare e ricevere, di sostenersi a vicenda.

Ma quando parliamo di amore umano, di solito parliamo di qualcosa di molto diverso. L’amore umano si basa sull’interesse personale, sul modo in cui ciascuno trae vantaggio dagli altri. Anche se facciamo del bene agli altri, è perché proviamo piacere nel farlo o perché riceviamo qualcosa in cambio. L’amore altruistico puro, in cui si considera solo il benessere dell’altro, è assente dal nostro mondo. Le persone non amano semplicemente senza un motivo. C’è sempre un vantaggio personale, anche se nascosto.

Ecco perché l’amore può trasformarsi in odio molto rapidamente. Se amiamo qualcuno, ci aspettiamo di ricevere qualcosa in cambio: attenzione, lealtà, piacere e conforto. Ma se quella persona ci tradisce, ad esempio ci inganna, allora la stessa fonte da cui ci aspettavamo piacere ora ci provoca dolore. Questo cambiamento genera odio. L’amore scompare perché non era basato sul dare, ma sul ricevere.

Cosa deve cambiare in noi per risvegliare il vero amore incondizionato? Per raggiungere l’amore incondizionato è necessario elevarsi al di sopra di noi stessi. Cioè, a prescindere da come gli altri ci trattano, che sia bene o male, continuiamo a trattarli con gentilezza, attenzione e rispetto. Quando smettiamo di fare calcoli in base a ciò che riceviamo e iniziamo a vivere per dare, l’amore assoluto diventa possibile. Allora, e solo allora, entriamo in contatto con la legge eterna della natura: la forza dell’amore.

Basato sulla trasmissione “Abilità comunicative” dell’emittente KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 23 ottobre 2020.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Disponibilità ad aprire il cuore

Aprire il cuore non è affatto facile. Anche se mi sembra di essere riuscito ad aprire il mio cuore non è detto che sia veramente aperto. È possibile che il cuore rimanga chiuso anche più di prima.

Ecco perché dovremmo ascoltare cosa dice Baal HaSulam, sforzarsi di capire e mettere in pratica. Non si può correggere il proprio pensiero, ma si deve solo orientare il cuore, volgendolo direttamente al Creatore. Allora tutti i suoi pensieri e le sue azioni saranno naturalmente volti a donare contentezza al suo Creatore (Shamati 68).

Se una persona esegue un tale lavoro spirituale apre sempre di più il suo cuore e progredisce. Il cuore rappresenta il desiderio e quando corregge il suo cuore…, il cuore sarà allora il Kli in cui collocare la luce superiore. E quando la luce superiore splenderà nel cuore, il cuore diventerà più forte e lui aggiungerà e integrerà continuamente.

Il cuore mostra a una persona la via per rafforzarsi e progredire. Il cuore deve avere la sensazione di essere sulla strada giusta e di ascendere di conseguenza.
Bisogna costantemente verificare dove il cuore ci sta portando. Solo allora la persona potrà capire se il cuore la sta spingendo in una direzione specifica o se le sta lasciando la libertà di agire.

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Dalla prima parte della Daily Kabbalah Lesson 2/19/25, Preparazione all’apertura del cuore al Congresso

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Cosa ci insegna l’Olocausto?

Ogni anno, il Giorno della Memoria ci costringe a fermarci e a confrontarci con il dolore insopportabile impresso nel popolo ebraico. Oggi, mentre la memoria svanisce nella storia, dobbiamo non solo piangere, ma anche riflettere profondamente sulle cause e sugli insegnamenti di quella tragedia. Perché, come dice l’antica saggezza, “le azioni dei padri diventeranno un segno per i figli”.

Se vogliamo trarre una lezione duratura dall’Olocausto, dobbiamo guardare oltre le cause superficiali e le dolorose accuse. Dobbiamo riconoscere che la natura, o come la chiamano i saggi, il Creatore, governa la realtà con assoluta bontà. Ogni evento, per quanto oscuro, deriva da questa legge superiore. La sofferenza che sperimentiamo non deriva dalla crudeltà o dalla vendetta, ma da una spaccatura nel sistema naturale delle connessioni umane, un fallimento che richiede una correzione.

Il Creatore, come una madre che vive nel suo bambino, sperimenta le nostre gioie e i nostri dolori attraverso di noi. La nostra felicità risiede nell’unità, nella creazione di un contenitore in cui il Creatore possa dimorare in mezzo a noi. Quando ci stacchiamo gli uni dagli altri, attraverso l’odio, la divisione o l’indifferenza, allontaniamo il Creatore da noi. Le conseguenze di questa disconnessione non sono punizioni, ma i sintomi naturali di un sistema che ha perso l’equilibrio.

La storia ci lascia esempi tragici e duri di questo principio. Ogni esilio e rovina, dall’antica Babilonia alla perdita dei Templi di Gerusalemme, da ciò che gli Ebrei hanno sopportato in Egitto all’Olocausto, è riconducibile a un’occasione mancata di maggiore unità. Quando il popolo d’Israele rimane indietro nella sua missione spirituale di connettersi al di sopra delle sue pulsioni divisorie, la realtà stessa risponde, a volte con una forza insopportabile.

L’Olocausto non è stato un atto di malvagità casuale e insensato. È stata la conseguenza accumulata di un ritardo storico nel compito dell’umanità, e in particolare del popolo ebraico, di conseguire il prossimo stadio della connessione umana. È un compito da cui dipende il benessere del mondo intero. Se i nostri antenati fossero riusciti a creare legami più profondi di unità e amore, la storia sarebbe stata diversa. Il sistema naturale non avrebbe dovuto “correggersi” con una pressione così schiacciante e terrificante.

Oggi siamo di nuovo a un bivio. Le condizioni sono più chiare che mai. La comunicazione attraversa le frontiere. L’umanità percepisce, anche se inconsciamente, che manca qualcosa di essenziale, un collante vitale di cura e responsabilità reciproca. E l’onere di riaccendere questo legame ricade ancora sul popolo ebraico. Come insegnano i saggi, il popolo d’Israele deve diventare una “luce per le nazioni” mostrando unità e amore nelle sue relazioni, non superiorità o separatismo.

Se non riusciamo a cogliere questo momento, i segnali di allarme stanno già lampeggiando. L’antisemitismo sta tornando a crescere in tutto il mondo, non solo a causa dell’ignoranza, ma anche per uno squilibrio sistemico più profondo. Se non affrontate, le attuali divisioni potrebbero degenerare in crisi globali che faranno sembrare le tragedie del passato piccole al confronto.

La scelta rimane nostra. La natura non compatisce, né punisce, ma ci sviluppa continuamente secondo la sua legge di connessione verso uno stato totalmente unificato. Se ci allineiamo a questa legge, muovendoci per unirci al di sopra delle differenze, sentiremo la vita come una benedizione. Se resistiamo, la sentiremo come una crescente afflizione.

Oggi, nel Giorno della Memoria, il nostro ricordo non deve limitarsi a cerimonie solenni e lacrime. La nostra commemorazione deve diventare un voto interiore: riparare i nostri legami lacerati, amare il nostro prossimo come noi stessi e diventare un esempio di unità per un mondo frammentato e desideroso di guarigione.

Il potere di cambiare rotta è interamente nelle nostre mani. Non siamo vittime impotenti del destino. Siamo compartecipi nel plasmare il nostro destino e quello del mondo.

Abbiamo l’opportunità, il tempo, gli strumenti e le conoscenze. Non sprechiamoli. Impariamo dagli indicibili errori del passato e diventiamo il tramite attraverso il quale la forza positiva dell’amore, della dazione e della connessione può passare all’umanità, una “luce per le nazioni”.

In memoria di tutti coloro che hanno incontrato la loro tragica fine e per il bene di tutti coloro che vivono oggi e vivranno domani, cerchiamo di svolgere finalmente il nostro ruolo. Scegliamo l’unità prima che sia troppo tardi.

Basato sulla lezione quotidiana di Kabbalah con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 2 maggio 2019.

Scritto/redatto dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Entrare nel libro dello Zohar

Commento: Dici che Il Libro dello Zohar deve essere compreso, ma è molto difficile! Anche gli israeliani, che in linea di principio…

La mia risposta: Gli israeliani cosa? Che differenza fa se si è israeliani o meno? Non ha importanza! Ciò che conta qui è il raggiungimento. Bisogna entrare in questo libro. Per farlo, devi sentire il mondo che descrive, niente di più.

Domanda: Quindi inizia a funzionare efficacemente solo per una persona che è nella spiritualità?

Risposta: Sì, questa è una condizione naturale e necessaria.

Domanda: Supponiamo che tu distribuisca questo libro in tutto il mondo. Come farà  la gente a percepirlo se non è in quello stato?

Risposta: Con il suo aiuto, inizieranno ad avvicinarsi al mondo superiore e gradualmente vi entreranno attirando su di sé la luce superiore.

Al punto 155 dell’Introduzione a Lo Studio delle Dieci Sefirot è scritto che una persona che, anche senza capire nulla, legge del mondo superiore, della sua struttura, delle sue connessioni, del suo funzionamento, ne attira l’influenza su di sé, perché è già all’interno di quella struttura, anche se in uno stato non ancora nato. Tuttavia, nel farlo, cerca di risvegliarsi, di suscitare l’influenza del sistema su di sé. È così che funziona.

Commento: Fondamentalmente, stai parlando di qualcuno che cerca intenzionalmente di fare questo. Ma ora stai dando molto materiale del Libro dello Zohar a persone che non si occupano di spiritualità, per esempio organizzando congressi ed eventi diversi.

La mia risposta: È esattamente così che dovrebbe essere! Dopo tutto, anche loro hanno bisogno di essere influenzati da questo libro. Altrimenti, come si avvicineranno alla spiritualità? Come si svilupperanno?

Commento: Ma è difficile per le persone. Tu stesso lo vedi.

Risposta: Che differenza fa se è “difficile”?

Se ho un bambino piccolo, gli propongo costantemente dei compiti, cerco di provocarlo con dettagli nuovi e sconosciuti di questo mondo in modo che possa conoscerlo, scoprirlo. Cerco di accendere il suo interesse in modo che sorgano in lui delle domande: “Che cos’è questo? A cosa serve? Perché?”. Solo così una persona si sviluppa.

Perciò, naturalmente, devo mostrare l’ignoto e indicare che è l’ignoto. Guardalo, esploralo; prima trova la domanda e solo dopo cerca la risposta.

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From KabTV’s “I Got A Call. Zohar is Book №1” 7/8/10

 

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