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Lezione quotidiana di Kabbalah – 04.02.2013

Preparazione alla Lezione
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Scritti di Baal HaSulam, Lettere, Lettera 47
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Zohar per Tutti, Parashat “Shlah Leha”, punto 210, Lezione 19
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TES, Parte 9, Punto 147, Lezione 30
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KFS, “Discorso per il completamento dello Zohar” (Rav Yehuda Ashlag)
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Riassunto della Lezione quotidiana di Kabbalah
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Workshop di Unità – 03.02.2013

Workshop di Unità
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Non con la saggezza, non con la forza, solamente con la pazienza

Baal HaSulam, “Introduzione allo Studio delle Dieci Sefirot”, paragrafo 141: Non mi puoi trovare in nessun posto se non nella Torà. Perciò tieniti stretto alla Torà e cercaMi lì, e la Luce che è in essa ti correggerà e tu Mi troverai”, come è scritto, “Coloro che Mi cercano, Mi troveranno”.

Questo è quello che cerchiamo di fare, ci sforziamo di connetterci come un solo uomo con un solo cuore, conseguendo il sostegno reciproco e “ama il tuo prossimo come te stesso”, mostrando di essere pronti a questa connessione durante lo studio. E allora, in ogni momento, riveleremo quanto siamo incapaci di farlo, e poi tenteremo ancora, nonostante tutto, a pensare all’unione e alla connessione.

Speriamo che il nostro studio e la nostra connessione ci aiuteranno a rivelare il Creatore al fine di donare a Lui piacere. Questa diventa la nostra preghiera durante lo studio, un’azione di correzione, e ci porta più vicini al traguardo. Se gli amici provano a connettersi nel modo giusto, elevano il loro punto nel cuore al di sopra del loro ego, si liberano dal suo controllo, e si connettono con questo punto, il che avviene durante la lezione, che ci parla di questi stati, allora in tutto questo attireremo la Luce che Corregge. E questo sarà effettivamente il nostro sforzo.

Ci saranno sempre dei disturbi, ancora e ancora. Perciò, ci dobbiamo rendere più forti a vicenda, e proprio allora, quando arriva la disperazione e dei grossi ostacoli che si presentano sul nostro cammino, un uomo si sente disperato davanti ad essi, non sa cosa fare, vuole scappare, si stanca e cede, si lascia andare oppure fa l’opposto, si arrabbia e non sopporta questo stato. Ma proprio questi stati sono i più vantaggiosi per aggiungere una goccia in più di lavoro, un altro grammo di sforzo, con il quale attiriamo la Luce su di noi.

Colui che non si dispera e non cede è colui che ce la fa. In questo caso, né la saggezza, né la forza saranno di aiuto, solamente la pazienza. Il tempo sistemerà ogni cosa.

“Il Tempo” sta a indicare i numerosi sforzi che un uomo compie in ogni momento, anche i più piccoli. Questi sforzi si accumulano, si connettono e, alla fine, portano la soluzione.
[98320]

(Dalla 1.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 07.01.2013 “Introduzione allo Studio delle Dieci Sefirot”)

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Lezione virtuale – Fondamenti della Società Integrale – 03.02.2013

Fondamenti della Società Integrale
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Lezione quotidiana di Kabbalah – 03.02.2013

Preparazione alla Lezione
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Scritti di Baal HaSulam, Lettera 11
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Zohar per Tutti, Parashat “Shlah Leha”, Lezione 18
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TES, Parte 9, Domanda 144, Lezione 29
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KFS, “Discorso per il completamento dello Zohar” (Rav Yehuda Ashlag)
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Riassunto della Lezione quotidiana di Kabbalah
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Disperazione fiducia: Le parti della preghiera

Tutto il nostro lavoro, nel suo complesso ed ogni singola parte, ogni stato, è diviso in due parti: ciò che un uomo fa da solo e ciò che gli viene fatto in base al suo desiderio. Devo sapere che lo scopo della Creazione è il conseguimento della qualità della dazione, l’equivalenza della forma con il Creatore, usando tutte le mie forze.

Io non so cosa siano tutti i desideri, tutti i 125 livelli, poiché è ancora tutto nascosto ai miei occhi. Ma il mio scopo è di fare tutto ciò che è in mio potere, usare tutto ciò che ho, come un bambino che con tutta la sua forza cerca di conseguire lo scopo desiderato.

Questo il modo in cui mi devo comportare in ogni momento, aspirando a raggiungere la forza della dazione. Dopo averci provato a farlo da solo con il gruppo, preparandomi e annullandomi, chiedendo agli amici di aiutarmi, “procurati un Rav e fatti un amico”, dopo tutte queste azioni, mi convinco di essere assolutamente disperato. Il mio maestro, il Rabash, diceva. “Adesso vedi che sei uno straccio proprio come me”.

Alla fine, un uomo non ha alcuna speranza di cambiare nulla per il meglio e di correggersi con le sue sole forze. Egli deve essere convinto di questo dalla sua stessa esperienza. Infatti, sebbene abbia sentito molte volte che non si può correggere e che è la Luce a doverlo fare, nel frattempo queste parole sono per lui senza significato.

Per chiedere alla Luce la correzione, l’uomo deve prima provarci da solo, al meglio che può. Infatti, a meno che non disperiamo delle nostre stesse forze, tutte le nostre richieste saranno solamente una bugia. Siamo semplicemente pigri e non vogliamo essere stancati. Dopo aver fatto tutto ciò che era in nostro potere e dopo esserci convinti che lo scopo è irraggiungibile allora, grazie agli sforzi compiuti, acquisiamo il forte desiderio di conseguire veramente la qualità della dazione.

Poiché abbiamo fatto tutti questi sforzi e non abbiamo raggiunto niente, non abbiamo più speranza nelle nostre forze e nelle nostre capacità. Perciò, adesso ci sono due componenti: il desiderio di conseguire lo scopo, una chiara intenzione, poiché abbiamo fatto del nostro meglio e non abbiamo raggiunto nulla; e, avendo acquisito un grande desiderio, stiamo semplicemente “esplodendo” con il desiderio di conseguire lo scopo.

Questi sono due concetti opposti, come spesso accade nella spiritualità. Se vengono collegati in un unico concetto, nel puro desiderio di conseguire la qualità della dazione e niente altro che questo, la preghiera scoppierà fuori da dentro di noi.

Succede semplicemente perché questo è il modo in cui siamo fatti. Tutti questi livelli sono già dentro di noi, tutti i Reshimot (i geni spirituali). Non abbiamo bisogno di attirarli o di costruirli, nel momento in cui provo a conseguire la dazione, dentro di me si crea il giusto desiderio, che alla fine eleva la preghiera.

Elevo MAN, che è composto dal Reshimot di Hitlabshut e dal Reshimot di Aviut, dal grande desiderio di conseguire lo scopo e la disperazione dal conseguirlo con le mie sole forze. Inoltre io ho anche fiducia che il Creatore lo possa fare per me, che Lui deve e che lo farà! Infatti, vedo che in base alla sequenza degli eventi che vivo, tutto è disposto come se questa fosse la sola cosa che Egli vuole e che Egli sta solo aspettando la mia giusta richiesta, cioè il desiderio correttamente formato, la vera preghiera, MAN.

MAN significa Mei Nukvin (acque femminili), che indica le due qualità basilari che sono connesse correttamente. Poi, in risposta a questo bisogno della dazione, alla delusione nelle mie forze e alla speranza per la correzione, la Luce Superiore arriva e mi porta la qualità della dazione, ed in questo Reshimo mi viene rivelato il primo quadro spirituale. Il potere della Luce che è rivestita nel Reshimo lo corregge, lo connette e lo costruisce, e mi ritrovo già nella qualità della dazione.

E’ il mio primo livello spirituale nel quale la rete generale e le connessioni tra tutti risultano chiare. Io vedo che la Luce lavora dietro le quinte, la forza della dazione che deve evocare la forza della ricezione, e gli stati che sono opposti ad essa, in questo modo sentirò il livello della mia mancanza, e domanderò di colmarla. Poi, attraverserò gli stessi stati che ho vissuto adesso al primo livello, ancora e ancora.
[98156]

(Dalla 1.a parte della Lezione Quotidiana di Kabblah del 16.01.2013, Gli Scritti del Rabash)

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Il piacere spirituale è uguale per tutti?

Domanda: Qual è la differenza tra il piacere che vive un uomo e una donna nello stato della mente integrale comune? si tratta dello stesso piacere?

Risposta: Ogni persona ha i propri piaceri perché ognuno ha la propria radice ed i suoi legami con gli altri. Sono strettamente soggettivi. Perciò, è impossibile dire come gli uomini siano diversi dalle donne nel loro stato di piacere e di appagamento.

Questa differenza può essere spiegata nell’immagine di ciò che esiste nel nostro mondo. Infatti, c’è una differenza nel modo in cui un uomo percepisce il nostro mondo e nel modo in cui lo fa una donna. Un uomo, in qualche modo, è capace di sentire quello che un altro uomo sta vivendo. Invece, non è in grado di sentire quello che vive una donna. Non la può comprendere, perché la donna ha una visione completamente diversa del mondo.

L’uomo e la donna sono due mondi. Lo stesso vale per la spiritualità. Essendo la parte maschile nel mondo spirituale, è impossibile immaginare cosa vive la parte femminile o della donna. Si possono attirare ed includere i desideri della donna in noi stessi per soddisfarli, però, non facendolo al posto di lei, ma per lei.

Domanda: Però, alla fine non dovrebbe manifestarsi da qualche parte?

Risposta: Alla fine, si manifesta nella complementarietà reciproca, nel reciproco legame, ma si tratta ancora di un legame di due opposti.
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(Da Kab TV “Conversazioni con Michael Laitman,” 03.11.2012)

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Una pompa che pompa il desiderio

Possiamo paragonare le ascese e le discese ad una pompa nella quale un pistone va su e uno va giù. Quando il pistone scende, l’aria viene espulsa dall’apertura sulla parete della pompa. Ma poi questa valvola si chiude ed il pistone incomincia a salire e crea un vuoto, in questo modo spinge fuori parte del materiale dal cilindro che passa nel nostro vaso. E quello che noi dobbiamo fare è di costruire un Masach (schermo) al di sopra del vaso.

Questo succede ogni volta che ci troviamo in un’ ascesa o in una discesa. Tiriamo fuori da dentro un po’ di materiale del desiderio e lo aggiungiamo al lavoro. Quando entra nel nostro vaso, è già un desiderio pronto per il lavoro. Nel cilindro stesso c’è tutto l’infinito desiderio che possiamo gradualmente pompare fuori da qui, proprio come una pompa, ed è compiuto attraverso le nostre ascese e le nostre discese.
[98727]

(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 24.01.2013, Gli Scritti del Rabash)

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Lezione quotidiana di Kabbalah – 01.02.2013

Preparazione alla Lezione
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Scritti Sociali di Baal HaSulam, Lettera nr. 13
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Il Libro dello Zohar, Parashat “Shlah Lecha”, Lezione 17
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Scritti di Baal HaSulam, Talmud Eser Sefirot, Parte 1, Histaklut Pnimit (Osservazione interiore), Lezione 3
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Preparazione alla Lezione
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Scritti di Rabash, Dargot HaSulam, Articolo 821
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Scritti di Baal HaSulam, Introduzione alla Saggezza della Kabbalah
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Scritti di Rabash, Articolo 31
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Workshop con Rav, Solo Domande
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Workshop in Unità
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Lo specchio del mio ego

Domanda: Come possiamo e dobbiamo cercare di superare le situazioni in cui sentiamo ostilità fisica, apatia, indifferenza e desiderio di essere solo un osservatore durante il congresso?

Risposta: Tutto dipende dal mondo. Come potrebbe esserci un’avversione fisica, per esempio, nel tuo bambino? A qualcuno potrebbe non piacergli ma per me lui è mio. Una donna questo lo comprende. Quindi, tutto dipende su cosa noi ci sintonizziamo.

Non c’è il concetto di “ostilità fisica,” c’è solo lo scopo. E nella misura in cui questo è importante per me, io comincio a percepire i mezzi per raggiungere lo scopo con lo stesso valore e grandezza della gloria dello scopo stesso. Se per il bene dello scopo devo essere più intimo con qualcuno, gli parlo, lo abbraccio e sento che siamo insieme in un’azione unificante, quindi non guardo la persona.

E generalmente, cosa significa qualcosa di esterno? Dopo tutto, non sono le persone che mi vengono mostrate ma la mia attitudine verso di loro, il mio riflesso in una data immagine. Osservando una persona, io posso discernere quanto ho bisogno di lavorare su me stesso e lui o lei non ha niente a che fare con questo. Non è una persona ma il mio stesso egoismo che sto osservando in una certa maniera. E’ come uno specchio in cui vedo me stesso. E’ un intero sistema, come riportato in uno degli articoli di Shamati: “Il Creatore è la Tua Ombra.”

Allora, come può esserci rigetto? All’opposto, cosa ti porta fuori è esattamente il metodo più efficiente, una possibilità di convergere, di elevarti al di sopra di te stesso. Provalo e vedrai che è così. E durante tutto questo, ti tormenterà dentro, buttandoti giù, ma tu dovrai continuare ad andare avanti. Non perdere il tuo tempo! E’ una vergogna perderlo. Guarda tutti, cerca di annullarti e allora verrai preso dal flusso dentro l’unità con tutti.

Io vorrei incoraggiare tutte le donne a chiedere il perdono reciproco prima del congresso, dimenticare le vecchie cose e cominciare ad un completo nuovo livello. Provate ad elevarvi al di sopra di voi stesse un po’; altrimenti cosa state facendo nello studio della Kabbalah? Non puoi sempre guardare “te stesso.” Al contrario, si deve timbrare il piede su di esso e macinare.
[97718]

(Dalla Lezione Virtuale del 06.01.2013)

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