Perchè dicono che la “manna dal cielo” è stata trovata al mattino al posto della rugiada? Non cade dal cielo; appare sulla terra. Grazie alla preghiera-MAN, che sono Binà e Malchut connesse, noi eleviamo i nostri desideri e chiediamo la correzione attraverso la proprietà della dazione.
Risvegliare i nostri desideri per ascendere, pregando il Creatore di essere uguali a Lui nell’amore e nella dazione, è considerato come la preghiera-MAN. Questo è esattamente il modo in cui un uomo appaga se stesso dopo che si è staccato dal suo egoismo.Io ridò la vita alla mia anima attraverso il fatto che godo della dazione e del desiderio di essere colmato con Binà, il Creatore.
Perciò, mi faccio delle domande: Lo voglio oppure no? Sono in grado di appagarmi? L’appagamento egoistico mi soddisfa come succedeva in passato, quando lo si descriveva come “le ciotole riempite della carne che mangiavo in Egitto?”
Qualche volta sì, qualche volta no. Tutti gli stati che una persona affronta nel percorso dell’evoluzione spirituale sono stabiliti. La Kabbalah ci parla dei minimi dettagli di cui ognuno di noi deve fare esperienza. Dunque, così dicono i saggi: “Scrivete la Torà sulle pareti del vostro cuore.” Il cuore è il nostro desiderio, e ogni desiderio deve essere sottoposto a tutte le trasformazioni che la Kabbalah descrive.
Quando ci rendiamo conto di non volere “la manna dal cielo”, e che invece preferiremmo ritornare alla carne che mangiavamo in Egitto, significa che stiamo svelando dentro di noi gli stati che incontriamo durante il nostro lavoro spirituale. E’ nel momento in cui facciamo il massimo sforzo per avanzare che scopriamo i desideri che non sono stati ancora corretti e chiariti. Grazie al fatto che un desiderio si svela, lo esaminiamo, lo afferriamo come un serpente che spinge fuori la sua testa, lo tiriamo fuori da dentro, lo trasformiamo, e ce ne liberiamo.
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(Dalla lezione sulla Porzione Settimanale della Torà del 13.01.2011)
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E’ perfino difficile immaginare in quale misura la prima stesura del Libro dello Zohar sia paragonabile al testo che abbiamo a disposizione oggi. E’ circa 20 volte inferiore. La maggior parte del libro è andata persa. Ma i Kabbalisti scrivono che non abbiamo bisogno di averne di più. Il ricordo del libro che era serve a noi, perché ci fornisce la necessaria assistenza.
E’ molto difficile discutere del Libro dello Zohar in quanto è un testo assolutamente straordinario. Inoltre, è scritto in un modo veramente singolare. Baal HaSulam spiega che ci sono due tipi di anime: Un tipo ha la radice nella Luce Interiore e l’ altro nella Luce Circostante.
Noi ci troviamo nel sistema completo delle anime, e la connessione tra di noi si sviluppa lungo una corrente interiore tra le anime e anche nello spazio circostante. Ogni sistema elettrico è costituito in questo modo, con delle resistenze (circuiti di resistenza), condensatori e fili di induzione. Tutti questi elementi funzionano insieme, con i campi elettromagnetici e le resistenze in mezzo. Alcune parti di questo sistema accumulano energie dentro di sé, mentre le altre trasformano la corrente elettrica in un campo magnetico e vice versa, il campo in corrente elettrica che scorre al suo interno.
Il sistema delle anime funziona nello stesso modo. Anche gli autori del Libro dello Zohar dovevano avere questi due tipi di anime. Questa è la ragione per cui essi studiavano seguendo un modo molto specifico. Si sedevano in cerchio. Rabbi Shimon parlava di ciò che stava conseguendo, mentre i suoi discepoli ascoltavano, discutevano ciò che rivelava, gli ponevano delle domande e ricevevano delle risposte. Rabbi Aba ascoltava quello che si diceva e lo metteva per iscritto.
Tutto questo avveniva durante la conversazione. Naturalmente, la conversazione consisteva nella trasmissione delle forze e delle Luci tra queste anime, che avevano origine sia dalla Luce Interiore che da quella Circostante. L’anima di Rabbi Shimon originava dalla Luce Interiore, e quella di Rabbi Aba dalla Luce Circostante. Dunque, Rabbi Aba fu in grado di registrare tutto ciò che Rabbi Shimon diceva in forma criptata, in modo che oggi ogni uomo può comperare Il Libro dello Zohar, leggerlo, e non capirci niente.
Per arrivare al cuore di questo libro, un uomo deve realizzare una certa preparazione nella connessione con gli amici. Essi devono formare tra di loro lo stesso esatto modello di relazione che c’era tra gli autori dello Zohar. Nell’organizzare un gruppo come questo (non è una regola che ci devono essere solo 10 persone, ce ne potrebbero essere anche 10,000), nello sforzo di unirsi e di scoprire di cosa parla il Libro a proposito della loro reciproca connessione, essi diventano uguali al gruppo di Rabbi Shimon. E poi essi ricevono l’influenza della Luce dal gruppo stesso.
Poiché alcuni di noi si trovano nella Luce Interiore ed altri nella Luce Circostante, incominciamo a riceverne l’influenza come una radio riceve le onde. Allora incominciamo ad ascoltare che ciò che il Libro dice, al livello di Bina (sentire è il livello di Binà) e anche a vedere (al livello di Hochmà), in base al nostro livello spirituale. E se non abbiamo raggiunto la reciproca connessione al livello di Binà, vuol dire che ci stiamo ancora preparando per arrivarci.
Perciò, si ha un segno di avanzamento spirituale quando, come gruppo, mentre si legge Lo Zohar, si incominciano a percepire attraverso questo testo le forze e le proprietà che il testo stesso descrive. Questa è l’essenza propria del Libro. Questo libro è una guida, un manuale di istruzioni. L’uomo che riesce a penetrarlo sente quanto è in grado di innalzarsi con questo libro e scopre i livelli spirituali, come se di fatto stesse salendo lungo una scala.
Spero davvero tanto che nel corso delle nostre lezioni, quando incominceremo a leggere Il Libro dello Zohar, tutti insieme adotteremo la giusta intenzione per ottenere il massimo possibile da questa fonte.
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(Dalla 4 lezione al congresso WE! del 02.04.2011)
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Nel cammino spirituale, noi sperimentiamo fasi di sviluppo e allo stesso tempo, di sviluppo creativo. È la stessa cosa nel nostro mondo: l’uomo non vive di solo pane.
Noi non solo alimentiamo i bambini per fortificarli, ma neanche li valorizziamo per il peso che essi raggiungono; anzi, il fattore cruciale è la misura nella quale un bambino diventa un essere umano: uno che è comprensivo, percettivo, recettivo, desideroso e diretto verso la qualità piuttosto che verso le acquisizioni quantitative. Ovvero il bambino cresce ed è una tristezza se viene privato di questo.
È la stessa cosa nella spiritualità. È davvero possibile valutare se stessi in accordo al numero di ore passate nello studio? No, noi richiediamo la crescita qualitativa affinché i nostri desideri ed i pensieri si focalizzino sempre di più sul principio di “Israele, la Torah ed il Creatore sono una cosa sola”, sulla meta della nostra crescita.
La natura ci impartisce lo sviluppo determinante e ci obbliga ad imparare a relazionarci con tutto quello che facciamo nella vita con determinazione. Questo significa che dobbiamo definire noi stessi come dovrebbe essere una persona. Dopotutto, un uomo saggio guarda alla distanza. Se ci sviluppiamo con determinazione, abbiamo bisogno di capire cosa vuole la natura.
La natura ci dimostra l’integrità, l’interconnessione, l’integrità di tutte le parti, uno sviluppo costante. Così, anche noi dobbiamo distinguere le tappe del nostro sviluppo, accettandole come desiderabili.
Oggi, esigiamo un’educazione corretta sia per i genitori che per i figli. Dobbiamo consegnare i principi basilari a tutti, ovvero il costante auto perfezionamento, mirare all’unità, alla bontà della connessione qualitativa e quantitativa tra di noi, elevarci in maniera naturale come risultato della relazione, dell’unità, dell’armonia e dell’omeostasi con la natura.
Se noi stessi ci comportiamo in questa maniera e lo cominciamo ad insegnare alla generazione dei giovani, se facciamo continui passi verso l’unità, se ci avviciniamo di più e ci comprendiamo reciprocamente fino a che amare il nostro prossimo come noi stessi diventi una regola, ci avvicineremmo ancora di più alla meta. La nostra educazione avrà uno scopo.
Mentre ci sviluppiamo e sperimentiamo degli stati che contraddicono il nostro egoismo, dobbiamo capire che il fine dell’azione giace nel pensiero iniziale. La natura ha posto la meta finale: dobbiamo unirci gli uni con gli altri, e siccome non c’è altra strada, abbiamo bisogno di educare noi stessi e la generazione crescente con il metodo dell’unione.
In altro modo, al posto della nostalgia per un frutto dolce, saremo ancora più immersi nell’amarezza delle fasi precedenti alla maturazione.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 24.03.2011, principi dell’educazione globale)
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Domanda: gli scienziati evoluzionisti vedono l’ordine e la struttura dell’evoluzione, ma non il suo obiettivo e questa è la ragione per la quale hanno degli ostacoli. Per esempio, un bosco di pini piantato artificialmente distrugge la vegetazione naturale e come risultato, avvizzisce a causa delle malattie. È evidente che dobbiamo lasciare che la natura stabilisca il proprio ordine. Come possiamo spiegare questo non solo in termini biologici, ma anche in termini di educazione globale?
Risposta: In altre parole, la domanda è su come correggerci in maniera giusta e naturale affinché la persona, per quanto sia molto contraria a questi pini, non distrugga il suo ambiente. Affinché questo avvenga, deve crescere come “un albero nel campo”, il che significa che si alimenta solo dal suo ambiente. Questo ha la priorità, è il punto principale, l’ambiente è tutto e la persona deve connettersi ad esso, fluire in esso. Questa è la vera legge dello sviluppo.
Dopotutto, l’obbiettivo è che tutta l’umanità si trasformi in un meccanismo unificato. Nel sistema adeguato, la persona non percepisce se stessa come un elemento separato che cresce al di fuori di questo meccanismo, ma è costantemente alla ricerca di possibilità di essere assorbita, di integrarsi sempre di più in esso. Questa forma di sviluppo è davvero impeccabile.
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Domanda: Dove è il Creatore in tutto il sistema dei mondi?
Risposta: Il Creatore è dappertutto. Questo sistema dei mondi esiste solo in relazione a noi. Diciamo che esisto nel centro e tutti i gradi mi circondano come gli anelli del campo di espansione della forza superiore.
Il Creatore riempie tutto l’universo. Per Lui non esiste grande o piccolo, interno o esterno. Tutte le divisioni esistono solo in relazione a me. Io esisto nel punto centrale e devo ampliare me stesso, i miei sensi e le mie correzioni per captare un mondo, poi un altro, un terzo e così via. Ogni volta il mio ego cresce dal livello zero al 1°, 2°, 3° e 4° livello. Correggo il mio egoismo e così raggiungo la dazione.
In questo modo devo includere tutti i mondi dentro di me. Precedentemente questi esistevano apparentemente al di fuori di me, ma adesso li riporto a me, ai miei desideri.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah dell’8.04.2011, Scritti del Rabash)
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Una delle leggi che riguarda il lavoro nel gruppo è molto singolare e, a prima vista, estremamente egoista: dobbiamo coltivare l’invidia dentro di noi. E’ detto: “Contrasta l’invidia, aumenta la saggezza.”
Dovrei invidiare tutti i miei amici con un “buon” tipo di invidia. Desiderare di vederli tutti come dei grandi per essere come loro. Non sono “verde dall’invidia” poiché non voglio che loro perdano i loro vantaggi. Al contrario, desidero diventare uguale a loro.
Questa invidia è assolutamente positive e necessaria. Vale la pena coltivarla dentro di noi. In sostanza, un simile approccio è accettabile anche dal nostro egoismo – basta non oltrepassare il limite tra l’invidia positiva e negativa. Come faccio a riconoscere la differenza?
Se invidio qualcuno in modo negativo, non amo questa persona. E nel caso contrario: quando ho un’invidia positiva, io provo dell’amore. Invidiare un altro uomo in un modo giusto mi aiuta ad ascendere e ad avanzare, in quanto percepisco la sua influenza correttamente.
Negli Scritti del Rabash, Shlavey HaSulam (I gradini della scala), articolo “a proposito di Al di Sopra della Ragione,” il Rabash scrive:
“L’invidia che egli sente verso gli amici quando egli vede che essi hanno delle qualità migliori delle sue. Questo lo spinge ad acquisire le loro buone qualità, che lui non possiede e delle quali è geloso.
Dunque, attraverso la società-il gruppo, egli acquista delle nuove qualità che adotta vedendo che sono ad un livello superiore del suo, ed egli ne è invidioso. Questa è la ragione per cui ora egli può essere più grande di quando non aveva una società-un gruppo, dal momento che acquisisce dei nuovi poteri attraverso la società-il gruppo.”
Guardando agli amici, un uomo dovrebbe provare a vedere in loro le buone qualità che a lui mancano. E’ un test molto positivo. Ovviamente, non guardiamo a ciò che si vede fuori. Un uomo può essere bravo a cantare, un altro a cucinare, un altro ad organizzare, ma non dobbiamo prendere in considerazione queste cose. La chiave è vedere quanto cuore gli amici mettono nello scopo e nell’ambiente circostante. L’amico vuole conseguire la spiritualità, e questo è ciò di cui dovrei essere invidioso.
Se io vedo questa cosa in tutti gli amici, avanzo verso l’ingresso nel mondo spirituale. Incominciamo a metterci alla prova: cosa provo per l’ambiente che mi circonda? Invidiamo gli amici in modo positivo? Diamo loro il giusto valore? Se sì, ci stiamo muovendo in avanti.
Se, invece, non abbiamo ancora smesso di disprezzarli e ancora pensiamo che non siano gli amici con cui unirci, vuol dire che siamo assolutamente lontani dallo scopo. Ognuno lo rifiuta in base ai propri difetti. Il Rabash ne scrive in un altro articolo in Shlavey HaSulam, “A proposito dell’importanza degli amici”:
“Dunque, se un uomo vede delle colpe nel proprio amico, ciò non vuol dire che il suo amico abbia queste colpe, ma queste colpe sono invece in lui, in quanto egli manca dell’amore per gli amici, e così egli vede le colpe nel suo amico. Da quanto detto sopra ne consegue che egli non dovrebbe aver cura della correzione delle colpe del suo amico che lui gli attribuisce, ma egli stesso ha bisogno di correggere il difetto che egli ha creato nell’amore per gli amici. E quando egli si corregge, egli vedrà solamente i meriti del suo amico e non le sue colpe.”
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(Dalla 5 lezione al Congresso WE! DEL 02.04.2011)
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Nel livello umano di questo mondo possiamo studiare, conoscere e in qualche maniera controllare i livelli inanimato, vegetativo e animato della natura. Anche se non nel migliore dei modi, comunque, siamo capaci di comprendere e di cambiare la natura fino ad un certo punto.
Tuttavia, non possiamo controllare l’umanità, la società umana, e questo si manifesta sempre più chiaramente in tutto quello che facciamo. Siamo incapaci di allevare una generazione, i nostri figli, nella maniera corretta. Prima non pensavamo a questo, ma oggigiorno stiamo affrontando il problema: la giovane generazione è completamente indipendente da noi e siamo incapaci di fare qualcosa con i giovani.
Se potessimo farli diventare delle persone ragionevoli, delle buone persone (anche se non sappiamo esattamente cosa significhi questo), perlomeno i nostri figli avrebbero una buona vita. Tutte le generazioni hanno avuto la speranza che le loro vite difficili sarebbero state compensate dai successi dei loro figli. Ma adesso siamo in un periodo di transizione: noi, come se ruzzolassimo nella cima della fiducia, iniziamo a scendere, abbiamo perso tutta la speranza che la vita della nuova generazione sia migliore della nostra. Ed è per questo che le persone non vogliono più formare delle famiglie e avere dei figli.
Essenzialmente siamo di fronte a questo problema: se vogliamo costruire una vita normale per sette miliardi di persone in un livello semplice, corporale, dobbiamo esistere nel piano spirituale. Trovandomi nel grado umano (4) io posso governare i livelli più bassi: inanimato (1), vegetativo (2), e animato (3). Tuttavia, per mantenere il mio grado sotto controllo, devo innalzarmi al di sopra di questo, al livello spirituale (5). Allora, partendo da quest’ultimo sarò capace di governare il mio grado umano (4).
Perciò lo stato di questi stati è molto semplice: per riparare l’educazione, la famiglia, le relazioni interpersonali, gli affari, l’ecologia, l’economia, per fare fronte a nuove malattie, virus, io devo capire da dove deriva tutto questo, per quale motivo, quali sono le forze che regolano il livello umano. Queste forze non esistono qui. Ciò significa che devo innalzarmi a un livello più alto.
Questo è il motivo per il quale Baal HaSulam fu felice dell’opportunità di rivelare la saggezza della Kabbalah a tutto il mondo, e non solo per se stesso, per una manciata di discepoli. E anche se questa “manciata” di discepoli è aumentata a pochi milioni di persone che seguono le nostre lezioni, parliamo di tutti nel mondo.
Presto raggiungeremo uno stato che non siamo in grado di descrivere. Senza la conoscenza elementare su come governare il mondo dal quinto livello, l’uomo non riuscirà ad avere successo in nessuna delle aree della vita sociale. Perfino adesso, i programmi che l’umanità inizia a beneficio della famiglia, il paese e il mondo, s’intasano e falliscono.
Pertanto, la Kabbalah è necessaria non soltanto per aiutare me e te ad entrare nella spiritualità. La crisi massiva si accumula in un sistema molteplice di crisi che spinge il mondo intero verso l’ascesa a un livello più alto.
Ci distinguiamo dal resto dell’umanità poiché, essendo nel quarto livello, riceviamo il “punto nel cuore”, il desiderio di entrare nel quinto livello. Siamo motivati ad andare avanti da una buona spinta, mentre il resto del mondo viene spinto da grosse sofferenze che arrivano da dietro. Veniamo ingannati con una “caramella”, l’aspirazione a qualcosa di buono, mentre il resto del mondo si muove attraverso la disperazione, spinti da un ”bastone”. Sono animali che non sanno dove andare né come far fronte ai disastri che succedono dappertutto. E questo è solo l’inizio.
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