Domanda: Se io semplicemente aiuto la gente in questo mondo, posso estrarre da queste azioni la Luce che corregge l’anima?
Risposta: Questo dipende dalla tua intenzione. Se davvero hai l’ intenzione di dare, allora sicuramente attrarrai la Luce; però se aiuti una vecchietta ad attraversare la strada e pensi di essere giusto, ti farai solo del male.
Ci sono milioni di persone al mondo disposte ad aiutare gli altri ed appaiono come se avessero fatto buone cose sul piano materiale ma per qualche motivo le loro azioni non rendono il mondo migliore. Tutte le opere di filantropia non producono alcun risultato positivo, poiché sono le intenzioni a cambiare il mondo, non le azioni.
Il Creatore non ha bisogno delle tue azioni se non le fai al di fuori del tuo ego. In primo luogo, devi chiederti se queste azioni correggono il cuore. Prima di realizzare un precetto o qualsiasi altra buona azione, devi armarti prima dell’ intenzione corretta e se non la hai, chiediti se vale ancora la pena di compiere l’ azione.
Se l’ azione è essenziale per il tuo sostentamento, devi compierla anche senza l’ intenzione, poiché si riferisce alle necessità basilari e pertanto non è “né condannata, né ricompensata”; però se l’ azione oltrepassa ciò di cui il corpo animale necessita, non puoi farla con un’intenzione egoistica. Realizzando azioni egoistiche corrompi il mondo, dato che ti allontani dalla spiritualità e porti miseria a questo mondo.
Lo stato collettivo nel quale si realizzano le azioni senza intenzione è chiamato “esilio”. Il ritorno alle azioni con intenzioni altruistiche è chiamato “redenzione” perché con ogni azione riveli il Creatore.
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(Dalla 4° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 24.12.2010, “La Pace”)
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Domanda: Se dobbiamo considerare il gruppo solo dal suo stato interno corretto, allora in che cosa differisce dal resto del mondo che solo sembra essere corretto?
Risposta: Non esiste alcuna differenza nel significato interiore. Ma quando si guarda alle persone del gruppo, non si può fare a meno di notare che la loro aspirazione alla spiritualità si manifesta all’ esterno, che vengono a lezione ogni giorno. Questo significa che si sforzano di raggiungere la spiritualità, ma che ancora non c’ è l’ hanno.
C’ è uno schermo esterno dove si vede come essi bramano la dazione, mentre attualmente rimangono nel sistema egoistico che intende consumare tutto per la propria gratificazione. Tuttavia, sanno già, piuttosto capiscono, e anche sentono che c’ è una possibilità di arrivare a un diverso atteggiamento verso il mondo: per sostituire il consumo con la dazione.
Sanno che ci sono due modi per vivere la vita nell’ universo:
Si scopre che noi abbiamo già due approcci. Ognuno finora ha vissuto secondo il primo principio del consumare tutto per se stesso. Questo è ciò che attualmente percepiamo, “questo mondo”. Ma sogniamo di raggiungere un’ altra prospettiva di vita e guardiamo la realtà spirituale che esiste nella dazione.
Che cosa accadrà con la realtà corporea, allora? Sparirà? No, non lo farà. Rimarrà per tutto il tempo di cui avremo bisogno, nella misura in cui deve essere assunta come una componente necessaria.
Quindi, ora si dovrebbe essere in grado di capire ciò che è il corpo materiale: è una misura necessaria che si deve mantenere, al fine di consumare per il proprio beneficio e non di dare. Ma in realtà, non c’ è il corpo. Eppure, nella misura in cui è necessario essere presenti nel consumo egoistico, si continua ad esistere in questa realtà materiale. E nella misura in cui avanzate al di fuori di voi stessi, entrate nel mondo spirituale.
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Congresso nel deserto di Arav. Israele. Lezione 1°
E’ molto difficile poter riunire due mondi. Come riuscire a stabilire tra di noi una interconnessione tale che aiuti a correggere le nostre anime ?
Oggi noi, riunendoci, realizziamo praticamente la Kabbalah. Generalmente alla Kabbalah si attribuiscono inviti agli spiriti, amuleti, intrighi con le forze occulte.
Ma in realtà la vera Kabbalah esiste quando tutti insieme cerchiamo di promuovere l’importanza dell’ unione fra la gente, in modo di arrivare alla rivelazione del Creatore, la forza della donazione, fra di noi.
Siamo tutti egoisti, nessuno di noi ha la forza della donazione, ma noi vogliamo che essa discenda su di noi e riempia tutto lo spazio che adesso è pieno di avversione e di odio. Siamo nati così, non abbiamo avuto la possibilità di scegliere la nostra natura. Nella Torà è detto: “L’impulso nel cuore dell’uomo è cattivo fin dalla sua giovinezza”.
Dopo, quando incominciamo, sia pur lentamente, ad unirci tra di noi, non solamente così come capita, ma in modo che ci si riveli il Creatore, forza universale di unione, noi ci occupiamo della scienza pratica della Kabbalah. Si tratta dell’ attività più proficua per la correzione delle anime.
Si possono imparare tutti i libri a memoria, riuscir bene in ogni cosa. Tutto questo non aiuta. Fino a quando l’ uomo non incomincerà a fare delle azioni concrete per promuovere l’ unione con gli altri, nonostante la riluttanza e la ripulsa, non capirà quanto è cattivo l’ impulso del suo cuore.
Nel Libro dello Zohar si racconta dei compagni di rabbi Shimon, che incarnavano le dieci Sefirot originarie nel capo di Arich Anpin, all’ altezza delle stesse fondamenta del mondo.
Secondo le loro stesse parole, prima dello studio, prima della rivelazione della luce, essi si odiavano, non potevano sopportarsi l’ un l’ altro e non riuscivano a guardarsi. Situazione da capogiro.
Eppure si siedono attorno al libro, sapendo che quest’ odio così forte è stato loro mandato dall’ alto. E’ stato loro dato il Libro dello Zohar affinché col suo aiuto incomincino ad unirsi al di sopra dell’ odio, del rigetto, come sta scritto: “Ogni crimine sarà coperto dall’ amore”.
L’ amore non dovrà estirpare il crimine ma sovrapporsi ad esso, essere talmente forte da ricoprire l’ odio.
Dentro di noi è stato depositato un gran desiderio di godimento, totalmente egoistico, ribollente, e questo rimane. Ma sopra di esso noi possiamo ricoprire tutto l’ odio con l’amore.
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(Dalla I° lezione al congresso di Arav. 30.12.2010)
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Domanda: Cosa significa percepire “la luce” ?
Risposta: Percepire la luce significa provare piacere.
In questo mondo posso godere di varie cose, che possono essermi piacevoli o anche spiacevoli, secondo l’ umore.
Alle volte mi piace starmene a letto e non alzarmi per la lezione; a volte non vedo l’ ora di alzarmi, e mi dicono: No, devi stare a letto ancora una settimana, fino a ché non sarai guarito.
Ossia, non si tratta di un piacere incondizionato, così come: dolce, morbido, caldo, sono tutti concetti limitati, nozioni convenzionali. Talvolta richiamano il piacere, talvolta completamente la sensazione opposta.
Il comune piacere che proviamo nel nostro comune desiderio di felicità, si chiama “luce“. Perché la luce, che esisteva fin dall’ inizio, ha creato il nostro desiderio/recipiente, e adesso questo desiderio gode quando la luce lo riempie o si rivela in esso!
Così siamo fatti. Perciò, quando la luce abbandona il desiderio, esso piange e vuole che ritorni. Così è fatta tutta la creazione.
Ma il Creatore ha voluto che tu stesso desiderassi la luce, e non semplicemente la ricevessi e ne provassi piacere. Egli vuole che, oltre al piacere, tu la comprenda, che avvenga in te una presa di coscienza: Da dove proviene? Dov’è la fonte? Perché ti ha fatto in questo modo? Cosa vuole da te? E’ come se la luce volesse mostrarti: Guarda lassù, quella stella lontana, dalla quale io sono venuta. Lassù da noi è tutto talmente bello e meraviglioso, e io ti voglio portare lassù con me!
Perciò essa si nasconde da te e incomincia ad attirare la tua attenzione da ogni lato, con ogni sorta di azioni indirette. Gioca con te fino a quando, invece del godimento che essa ti può dare, tu vorrai conoscere la fonte dalla quale essa proviene. Vuole portarti con sé a casa! In modo che tu non ti accontenti solamente di riempirti di luce.
Infatti, se tu vuoi andare con lei “a casa” sua, significa che tu l’ ami, che non desideri solamente riempirti di lei. Devi amarla talmente da essere pronto a volare con lei in quel posto, su “quella stella”, da dove essa è arrivata, solo per stare con lei e non separartene più.
Oltre a dimostrare che con ciò tu rinunci al godimento, le dimostri quanto tu l’ ami.
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(Da una lezione su “Kabbalah e Filosofia” 30.12.2010)
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Tutta la saggezza della Kabbalah parla esclusivamente degli atti di dazione che si realizzano nella nostra connessione reciproca. L’ intera realtà, tranne questo mondo, esiste nella dazione. Questo mondo si presenta a noi nella caratteristica opposta, dove ognuno riceve per sé, per quanto possibile. In questa tendenza a “consumare per se stessi” sperimentiamo la nostra realtà corporea.
Immaginate minuscoli piccoli desideri sparsi su una superficie piana. Se ciascuno di essi intende realizzare il profitto massimo, sfruttando tutte gli altri, crea un legame reciproco che è considerato “questo mondo”, in tutte le forme della sua materia. In questo caso, le persone sono legate attraverso una gerarchia, lo sposarsi, la prole, l’unione, e tutto accade secondo la loro intenzione di trarre piacere dagli altri. E questo è il loro modo di rapportarsi tra di loro.
Questo è ciò che noi chiamiamo il “nostro mondo”, “questa realtà,” a tutti i livelli: l’ immobile, il vegetale, l’ animale, e il parlante (umano). Vediamo gli altri come vicini o lontani, da essi dipendiamo in misura maggiore o minore, ma tutto questo è basato sulla nostra intenzione di provare piacere.
Noi stessi costruiamo questa realtà, con le nostre intenzioni di godere di quello che c’ è. Ma se qualcuno dice: “No! Vorrei mettermi in relazione con gli altri con l’intenzione di dare, non per ricevere “, egli sperimenterà il suo nuovo atteggiamento verso la stessa realtà del mondo spirituale. Ciò è descritto come: “Ho visto un mondo contrario.”
Tutto ciò è determinato dalla volontà. Per passare dall’ intenzione “per me stesso” all’ intenzione degli strumenti del dare per attraversare il Machsom (la barriera che ci separa dalla spiritualità). In questa intenzione della dazione, ci sono 125 gradi, fino a raggiungere un’intenzione perfetta, la dazione assoluta.
La realtà che noi percepiamo in questo momento nella volontà di gratificazione di sé è immaginaria. E ci è data solo in modo da poterla usare come un trampolino di lancio per la vera percezione della realtà.
Abbiamo ricevuto questo atteggiamento egoistico verso gli altri di proposito in modo che potessimo lavorare su noi stessi a partire da esso e oltre, il passaggio alla proprietà della dazione, salendo i 125 gradi spirituali, esplorare sempre di più il legame tra noi, cioè, salire i gradini dei mondi spirituali. Solo la nostra intenzione determina ciò che sperimentiamo, questo o il mondo superiore.
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Scritti di Rabash , “Cosa è l’ Acqua Alluvionata nel Lavoro”: Dobbiamo prenderla su di noi per credere nei saggi …
Supponiamo che io sono pronto a credere alle parole di saggezza, ma che cosa vuol dire? Non capisco le parole dei saggi? Qual è il loro messaggio?
Prima di tutto, non si lavora sui corpi nella scienza della Kabbalah . Non ci sono corpi, ma solo le anime. I corpi che appaiono davanti a noi sono le immagini di un mondo illusorio.
Sono in un desiderio che si manifesta con diverse forme: ancora, inanimato, vegetale, animale e umano. “I saggi” sono le anime che sono corrette nel sistema danneggiato di Adam HaRishon. Loro possono aiutarmi e darmi appoggio, possono essere mentori e istruttori per la mia anima spezzata.
Di conseguenza, è così che dovremmo accettare il loro consiglio. Per esempio, Il Libro dello Zohar ci racconta di dieci saggi del gruppo Rabbi Shimon, così come il profeta Eliyahu, Mosè, Aronne, il re Davide, il re Salomone, e così via. Dovremmo non percepirli come persone che vivono nel nostro mondo, ma come desideri corretti o anime. Sono in un sistema di rottura, che sta iniziando a partire gradualmente per ristrutturare di nuovo la vita. Queste anime sono già corrette, parzialmente o per intero, e partecipano alla correzione di tutto il sistema.
Nel Il Libro dello Zohar ho letto cose del tipo: ” Rabbi Shimon disse … Rabbi Abba disse … “Per me non sono persone che hanno raggiunto il mondo superiore e mi parlano di esso, ma piuttosto, sono nomi dei livelli di realizzazione. Attraverso queste parole io studio la scala dei gradi spirituali: su un grado di realtà si manifesta in questo modo e su un altro grado in quel modo. Sembra come se i Kabbalisti me ne parlassero, ma per me sono in realtà forze o vasi di percezione.
Per me ogni saggio rappresenta un concetto spirituale, potere, forza, o qualità. Io non guardo i nomi dei protagonisti storici, ma i nomi dei fenomeni spirituali e i livelli. Questa è la “fede nei saggi”: voglio ottenere la stessa dazione di quello che è presente sui gradi di cui ho letto. La “Fede” è dazione.
Nella lezione una persona deve entrare in sintonia con questo e aspirare a capire come lo influenza. Non importa ciò che il libro narra, voglio penetrare dentro l’essenza spirituale di ogni parola. Questo significa che credo alle parole dei saggi.
(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah 29.12.2010 , Scritti di Rabash)
Domanda: Perché sono necessarie le piaghe d’ Egitto se una persona ha già scelto il cammino spirituale?
Risposta: É sicuro di averlo fatto? Ad ogni istante lui si sentirà attratto da altre cose. È possibile potersi fidare del proprio desiderio? Con una leggera spinta, senza pensarci, inizierà a perseguire un’ altra esca.
I nostri saggi dicono: “Non fidarti di te stesso fino al giorno della tua morte”. Non fidarti di te stesso finché tu sia stato oggetto delle dieci piaghe d’ Egitto e tu decida di dover uscire dall’ Egitto. Non fidarti finché il Faraone dentro di te non abbia sentito: “Lascia uscire il Mio popolo perché Mi serva”. Non fidarti finché tu non ti sia innalzato al di sopra del tuo desiderio.
Fino ad allora, una persona è una macchina controllata dal desiderio dall’ interno e dal piacere dal esterno. Dalla descrizione della Torà possiamo vedere quante ne dovremmo passare.
All’ inizio i figli di Giacobbe resistono a Giuseppe, che li raccoglie (Osef) per un lavoro speciale. In Egitto i sette anni di abbondanza danno passo a sette anni di fame. Allora, la pressione del Faraone inizia, seguita dalle piaghe, cioè, disastri sopra l’ egoismo. Soltanto allora una persona smette di identificarsi con l’ egoismo, rompe con esso, e si costruisce uno schermo.
Le piaghe ci disconnettono dal nostro desiderio, e abbiamo un’ opportunità di guardare da un lato. Di fatto, una persona si ritira naturalmente da ciò che lo fa soffrire. Ma prima che arrivino le piaghe d’ Egitto, la persona non sente che lui e il suo desiderio non sono la stessa cosa.
Non si tratta solamente dei problemi che sono implicati. È scritto “Vieni al Faraone”. Il Creatore appare accanto a te e ti dice: “Al Mio fianco invece che con il tuo desiderio, ed insieme andremo dal Faraone”. Tu esci dal tuo desiderio e t’ innalzi su di esso, ed è questo di cui tratta l’ esodo dall’ Egitto: una volta dopo l’ altra, una piaga dopo l’ altra, finché le dieci Sefirot saranno state elaborate.
Non posso rompere con l’ egoismo finché non mi renderò conto quanto sia negativo. Solamente allora potrò liberami dal suo abbraccio e vedere con più chiarezza quanto sia strano, cattivo e quanto sia opposto a me. Finalmente arrivo alla completa oscurità, le tenebre d’ Egitto.
Il desiderio non mi attrae più per tanto tempo. Come vivrò adesso? Mi sono spento, ho rinunciato a tutto quello che ero e quello per cui vivevo, tutte le qualità, le idee ed i desideri. Mi alzo, guardo tutto e non capisco cosa devo fare adesso. Questa è la soglia della liberazione della rottura, fuggo dall’ Egitto nella notte.
Dopo questo, acquisiamo il potere della Torà ed iniziamo a lavorare sistematicamente con le Luci, correggendo il desiderio. E allora, nella nostra intenzione, riceviamo la Luce di Hochma (saggezza), vestita nella Luce di Hassadim (misericordia). In altre parole, siamo nella terra d’ Israele.
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