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Lezione quotidiana di Kabbalah – 18.11.2010

Il Libro dello Zohar: Hakdama, Laila de Kale, Introduzione Art. “La notte della Sposa”, Lez. 5
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Dal Libro dello Zohar: Capitolo “Tzav” (Comando), Punto 28, Lezione 3
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Beit Shaar Ha-Kavanot, Punto 45 , Lez. 20
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Rav Yehuda Ashlag: Art. “L’essenza della Religione e il suo scopo”, Lez. 5
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Ascendere lungo i gradi dell’intenzione

Una persona può verificare quanto è inclusa nel gruppo e se è esso è capace di fornirle una nuova intenzione. Ovviamente, la dazione è opposta alla sua natura e inizialmente non è desiderosa di compierla, allo stesso tempo deve costruire se stessa e l’ambiente artificialmente in modo da sottoporsi realmente ad un “lavaggio del cervello.”

Il gruppo deve “bendare” una persona, spingerla fuori dal percorso”diritto”verso l’amore di sé, verso il percorso della dazione e dell’unità che a lui appare storto, deforme.
All’interno di questo troviamo il primo criterio di verifica: Quali valori mi può dare il gruppo? Per il momento stiamo parlando i valori dell’unità. Questo è il compito che il gruppo deve mettere davanti a me, innalzare la sua importanza ai miei occhi.

Ma allo stesso tempo, dobbiamo capire che ci sono altri scopi con cui il gruppo non può ancora armarsi e realizzare in piena potenza.
Nel frattempo, attraverso gli strumenti dell’ambiente, la mia intenzione cambia: penso al mio vantaggio sempre di più, ma sono già connesso con il gruppo e trovo il vantaggio per me nell’unità con gli amici.

Poi diventa chiaro che non ci connettiamo semplicemente uno all’altro, ma riveliamo l’Unico Superiore, qualcosa di spirituale. Ora ci aspettiamo che questo sia per il nostro beneficio. Ascendiamo sempre più in alto i gradi spirituali. Questa è già l’intenzione del gruppo di Lo Lishma.

Ma dopo di questo, iniziamo a pensare leggermente all’intenzione altruistica, Lishma, poiché in realtà tutti i nostri sforzi devono beneficiare il Creatore. Con il tempo incominceremo ad avere pensieri di questa natura.

Naturalmente, noi non lo vogliamo e allo stesso tempo, in qualche modo, acconsentiamo a parlare di questo. Dopo di che ogni persona inizia a connettersi leggermente al vero scopo e ad essere permeata da esso.

Ecco come si passa da uno stato all’altro, da un “luogo” all’altro, da un grado all’altro, perfezionando il nostro desiderio e la sua intenzione che riceviamo dagli amici. Correggiamo gradualmente i nostri desideri, e soprattutto, la nostra intenzione. La nostra intenzione è il vettore che riceviamo dall’ambiente, la direzione che prendiamo al di sopra del desiderio.

Dunque, dobbiamo assicurarci che l’intento, lo scopo che otteniamo dall’ambiente cambi costantemente, che diventi sempre più alto e più importante e diventi vero ai nostri occhi. Come risultato di tutte le intenzione “intermedie”, consolideremo il gruppo insieme per dare piacere al Creatore.
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Il Creatore sarà colui rivelato nel gruppo

Domanda: Se io mi sento lontano da un amico, oppure se un amico sembra più distante da me, posso dire che è la stessa cosa che succede a me rispetto al Creatore? Cosa posso fare in una situazione del genere?

Risposta: Gli stati possono essere diversi; perciò. Se stiamo parlando di un amico, il parallelo con il Creatore è possibile, ma non in tutti i casi. Qui c’é qualcosa in più, che è quanto io apprezzi il gruppo e lo scopo che stiamo rivelando tra amici. Dopo tutto, il gruppo, il traguardo ed il Creatore sono uno.

Soltanto il gruppo è il vaso, il desiderio (Kli), mentre il Creatore, la qualità di dazione, è la Luce che riempie quel desiderio, manifestando se stessa nel desiderio fino al punto della loro equivalenza mutua. Eventualmente il vaso e la Luce diventano completamente equivalenti raggiungendo la proprietà della dazione mutua ed unità; diventano inseparabili.

Dunque, uno deve attribuire al gruppo addirittura più importanza che a il Creatore. Il gruppo è il mezzo, senza il quale io sono incapace di raggiungere Lui, e a questo punto quello importante per me è il mezzo. Rabash ci da un esempio su un impiegato di governo di poca importanza dal quale io dipendo molto di più che dall’ intero governo: Mentre i ministri sono occupati con affari di stato, l’impiegato prende delle decisioni specifiche sul mio caso, sia accettandolo che rifiutandolo.

Il gruppo è un incontro dei nostri piccoli desideri, spingendoci a rivelare il Creatore, l’attributo di dazione. Io devo decidermi una volta per tutte: Io non posso arrivare al Creatore da solo. Il mio messaggio può essere portato solamente dal gruppo, come per il Creatore. Io non so chi sia Lui, ma Lui sarà quello rivelato nel gruppo.
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Prevenire un corto circuito

Qual è la fonte di gioia? Se stiamo parlando di gioia egoistica, il suo fondamento sta nel ricevere appagamento. Un bambino è felice quando gli si dà qualcosa e piange quando gliela portano via. Una persona espande l’esperienze di gioia dalle cattive e buone azioni. Ho vinto e non sono stato catturato, quindi sono contento, o forse ho fatto qualcosa di buono per qualcun altro e l’ho fatto felice.

Tutto dipende da ciò che piace ad una persona. Ma la gioia è sempre scaturita dal fatto che noi soddisfiamo i nostri desideri egoistici. I nostri bisogni di base sono il cibo, la famiglia, la ricchezza, il potere e la conoscenza. Eppure, il problema risiede nella nostra incapacità di realizzare noi stessi attraverso essi.

La Luce Superiore, il piacere che vuole riempire il nostro desiderio, è un di più e il desiderio è un meno. Quando il più incontra il meno, si verifica un cortocircuito, nel senso che appena tocco il piacere, esso scompare.

Ma c’è un’altra forma di ricevere piacere, e troviamo un esempio in elettronica. Invece del corto circuito direttamente con il più e il meno o di ricevere piacere dal mio desiderio, io creo una resistenza tra loro, uno schermo al collegamento del più e del meno, il desiderio e il piacere, E’ possibile attraverso la resistenza senza annullare nessuno dei due, e si può ottenere un risultato positivo. Così abbiamo un’esperienza di vita.

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(Da Kabbalah per principianti, “La felicità”” 28/10/10)

Kabbalah per Principianti, “Israele, la Torah e il Creatore sono Uno” – 17.11.10

Kabbalah TV Canale 66, Kabbalah per Principianti, “Israele, la Torah e il Creatore sono Uno”
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Come inizia lo Zohar

Il Libro dello Zohar richiede una preparazione speciale da parte nostra. E ‘la fonte più potente della luce e la forza che cambierà la nostra natura, se correttamente ci prepariamo per lavorare con esso.

Prima di tutto, nel nostro stato attuale dobbiamo collegarci al massimo alla Luce Superiore che lo Zohar ci porta. Per questo motivo, per quanto possibile, stiamo cercando di diventare simili agli autori dello Zohar, Rabbi Shimon ed i suoi nove studenti. Essi spiegano che all’inizio del lavoro spirituale, la rivelazione de Lo Zohar, la Luce della Hochma del Mondo di Atzilut, sono inaspettatamente superati dall’odio reciproco. La luce che brilla attira in loro desideri, e nonostante il loro desiderio di unità, ciò che nasce tra loro è la repulsione. In piedi, davanti all’illuminazione de lo Zohar, vedono che sono opposti ad esso.

Il percorso inizia con la rivelazione del male, una persona deve sentire questo ogni volta. In caso contrario, il suo primo passo non sarà corretto. È scritto: “Ho creato l’inclinazione al male e ho creato la Torah come una spezia, perché la luce nascosta in essa ci riporta alla Fonte.” Questo è ciò che si dice delle tre linee.

L’inclinazione al male è la linea di sinistra, la Torah o spezia è la linea giusta (la Luce che riforma), e la linea mediana è la nostra anima corretta, il desiderio della linea di sinistra che è stato corretto con l’intento della linea giusta.

L’inclinazione al male, l’egoismo, non arriva da solo, ma sotto l’influenza della Luce. Poi si gira a destra della linea, la Torah, e la luce che viene dall’Alto ci restituisce alla Fonte, il Creatore, la linea mediana. La rivelazione del male è l’inizio di ogni fase del percorso di avvicinamento al Creatore da zero fino alla fine della correzione. Anche il gruppo di Rabbi Shimon, che è stato su livelli molto elevati, è passato attraverso le stesse fasi.

Senza rivelare il nostro nemico, non si può studiare la Kabbalah e attirare la Luce. Stiamo facendo del nostro meglio per unirci, ma poi sentiamo che il nostro cuore è sordo e che un sapore stantio indugia nella nostra bocca.

Eppure la meta è così grande che evoca la necessità della Luce, il Creatore che verrà a correggerci. Noi non lo lasciano in pace fino a quando Egli non appare e stabilisce una connessione tra gli amici in modo che diventi un comune Kli in mutua garanzia, come un uomo con un cuore in un unico desiderio. Questo è quello che chiede. Anche se non so esattamente cosa questo significa, anche se non ho la più piccola inclinazione all’unione, io sto ancora gridando insieme agli altri.

È così che ci stiamo avvicinando alla lettura de Lo Zohar, al desiderio di unione. L’unità ci permetterà di attrarre la Luce Superiore. In un primo momento ogni persona è con se stesso, e poi attraverso la Luce circostante (Ohr Makif), verrà all’unità.

In questa unità si acquisisce il Mondo Superiore. Le superfici del grado spirituale all’interno della nostra interconnessione. In un primo momento noi riveliamo l’inclinazione al male tra di noi e quindi chiediamo alla Luce che ci unisca. Poi la luce fa il suo lavoro e ci unisce nella linea mediana, nel desiderio comune.

(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 11/14/10, Lo Zohar )

I Kabbalisti sul Linguaggio della Kabbalah, Parte 16

Cari Amici, per favore, fate le vostre domande su questi brani dei grandi Kabbalisti. I Commenti nelle parentesi sono miei.

Il Linguaggio dei Kabbalisti E’ il linguaggio dei Rami

Tutte le parole e le espressioni che le nostre labbra pronunciano non ci possono aiutare a trasmettere neanche una sola parola della sostanza spirituale di Dio, [proprietà di dazione e amore], al di sopra del tempo e dello spazio immaginario. Invece c’è un linguaggio speciale per questi argomenti, il Linguaggio dei rami che indica la relazione dei Rami alle loro corrispettive Radici Superiori.

Tuttavia, questo linguaggio, anche se estremamente appropriato per la sua funzione di approfondire lo studio di questa saggezza, molto più di altri linguaggi, può essere funzionale solo se l’ascoltatore è saggio nel suo proprio diritto, cioè se egli conosce e comprende il modo in cui i Rami si rapportano alle loro radici.

– Baal HaSulam, “L’Essenza della Saggezza della Kabbalah

Tutti quelli che hanno conseguito la Luce del Creatore attraverso il proprio lavoro volevano che i loro successori potessero gustare anche quello che loro avevano già scoperto [raggiunto lo stesso livello]. Perciò hanno denominato ciascuno e tutti i conseguimenti in modo che essi [quelli che avrebbero seguito] sarebbero stati capaci di capire le loro intenzioni e i conseguimenti che hanno raggiunto, e per questo formano un linguaggio comune per comunicare tra loro.

– Scritti di Rabash, Volume 2, Lettera 19
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Materiale correlato:

Laitman blog: I Kabbalisti sul Linguaggio della Kabbalah, Parte 14
Laitman blog: Acquisire un dizionario spirituale

Segula è l’accesso al sistema spirituale

Introduzione al libro dello Zohar, “La notte della Sposa”: c’è un libro del ricordo davanti al Creatore che parla dei peccati e le trasgressioni che si svolgono in tutto il mondo. E lui ha bisogno di loro per il giorno in cui egli esibirà un miracolo (Segula).

Domanda: Che cos’è Segula?

Risposta: La luce, la forza superiore o il Creatore è all’interno del gruppo. Possiamo ricevere le correzioni solo se studiamo le fonti primarie, insieme al gruppo.

Questa è la Segula – i mezzi speciali, le opere dei Kabbalisti, che rendono possibile unire una persona, il gruppo e il Creatore in un insieme. La loro unità è possibile solo a condizione che il sistema nel quale si trovano viene utilizzato correttamente.

Anche adesso siamo parte di esso. I mondi e Partzufim sono tutti qui, ma per rivelarli dobbiamo evocare l’influenza delle forze spirituali su di noi. IL desiderio da solo non è sufficiente. Abbiamo bisogno di un mezzo che imposterà il sistema in movimento, in modo che inizierà a lavorare su di me attraverso il gruppo.

Il sistema è impostato in movimento con l’aiuto delle fonti primarie. Ecco perché dobbiamo studiare le opere di Baal HaSulam, Rabash, Ari e Rashbi. Senza questo è impossibile stabilire una connessione con il sistema spirituale e fissare il movimento.
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Lezione quotidiana di Kabbalah – 17.11.2010

Il Libro dello Zohar: Hakdama, Laila de Kale, Introduzione Art. “La notte della Sposa”, Lez.4
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Dal Libro dello Zohar: Capitolo “Tzav” (Comando), Punto 18, Lezione 2
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Beit Shaar Ha-Kavanot, Punto 45, Lez.19
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Rav Yehuda Ashlag: Art. “L’essenza della Religione e il suo scopo”, Lez. 4
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Ancora una volta su reciproca integrazione

1. Malchut e i primi 9 Sefirot

I primi 9 Sefirot sono le proprietà del Creatore, e Malchut è il desiderio di ricevere piacere che riguarda la creatura. Come puo’ allora Malchut ricevere la luce da tutti? Essa può farlo solo grazie al fatto che tutti i 9 Sefirot sono inclusi in essa. Malchut assorbe tutte le 9 Sefirot e diventa la 10 Sefira. In altre parole, la creatura, Malchut, diventa come il creatore. Tutti i 9 Sefirot, diventano sue proprietà, immerse nel Malchut. Ciò avviene per mezzo dell’inclusione reciproca.

2. Bina e Malchut

Studiamo che tutto il nostro lavoro si trova tra Malchut e Bina. Malchut sorge a Bina ed è inclusa in esso. E poi Bina scende nella Malchut e viene incluso in essa. A causa di questa integrazione reciproca di Bina e Malchut, riceviamo la possibilità di correggere noi stessi.

Dopo tutto, Malchut, è un desiderio egoistico di ricevere piacere, per sé, mentre Bina è il desiderio di dare in assoluto. Quindi, la loro reciproca integrazione uno nell’altro porta le proprietà del creatore per la creatura.

Il grado in cui risaliamo a Bina mentre desideriamo diventare simili al Creatore, il Creatore è in grado di scendere a noi e portarci alle sue proprietà.

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