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Un Mini-Mondo di Infinito

Domanda: Cosa si riceve dal creatore nella misura della mia equivalenza a lui?

Risposta: Nel grado di somiglianza col Creatore, io ricevo la sua mente e la sensazione. Io mi connetto con lui attraverso la mente e la sensazione e ottengo la stessa sensazione di unicità, di completezza e l’eternità che esiste in lui. Nella mia “linea” vaso, io ricevo il “cerchio” i vasi.

Il sistema superiore è stato costruito in modo che ogni “cerchio” sarebbe l’espansione di una “linea” (desiderio limitato da schermo), seguita da un “cerchio” e una “linea” nuovamente. Nella misura dei miei sforzi “dal basso verso l’alto,” io esercito una potenza e salgo al primo cerchio che è considerato come la prima rivelazione del creatore e primo grado di somiglianza con lui. Esercitando nuovamente lo sforzo rivelo Lui di più nel cerchio successivo.

Con ogni nuovo passo, lavoro con ZAT de Bina (sette Sefirot inferiori di Bina) e il grado più alto per me è GAR de Bina (le prime tre Sefirot di Bina) con cui non riesco a lavorare e quindi ricevo dall’alto l’aderenza. In questo modo, io salirò i 125 gradini della scala spirituale.

“In linea retta,” io stesso esercito lo sforzo, annullandomi, lavorando con gli schermi anti-egoismo e connettendomi con le altre persone. Nel grado che ho completato in questo lavoro, arrivo alla rivelazione del creatore, lo stato di un “cerchio”, perfezione, un mini-mondo di infinito.
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I Kabbalisti sulla Torà nascosta e la Torà rivelata, Parte 4

Cari amici, per favore, fate le vostre domande su questi passaggi degli scritti dei grandi kabbalisti. I commenti tra parentesi sono miei.

La realizzazione della Torà comincia con “Sod” (segreto) e termina con Peshat (letterale).

Adesso capirai la verità delle parole del Gaon de Vilna nel libro delle preghiere, nella benedizione per la Torà (per la quale egli aggiunse la sua nota). Scrisse che la Torà comincia con Sod (segreto), cioè la Torà di Assiyà, rivelata (per una persona comune), che è considerata occulta, poiché il Creatore è completamente nascosto lì (e per questo ci sembra che la Torà parli di avvenimenti terreni).

Dopo, si passa al (allo studio della Torà nel livello di) Remez (comando), cioè Egli è più rivelato nella Torà di Yetzirà (quando una persona si eleva al livello di Assiyà). Alla fine (come risultato della correzione), si raggiunge il Peshat (letterale), che è la Torà di Atzilut. Si chiama Peshat poiché è (la Torà) Mufshat (spogliata) da tutti i vestiti che occultano il Creatore.

-Baal HaSulam, Introduzione allo studio delle Dieci Sefirot

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Lezione quotidiana di Kabbalah – 03.11.2010

Scritti di Rabash, Shlavei ha Sulam, Art. 28
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Dal Libro dello Zohar: Capitolo “BeShalach” (Quando Faraone mandò), Punto 332, Lez. 14
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Beit Shaar Ha-Kavanot, Punto 30, Lez. 14
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Articolo: “Esilio e Redenzione”, Lezione 2
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Il focus interno di cui abbiamo bisogno

Il nostro problema principale è che sottovalutiamo la forza del pensiero. Abbiamo bisogno di un centro interiore per unificarci in un’unica rete in cui essere insieme. Questo è il modo in cui si trova l’essenza e la forza interiore della Torah, il metodo.

Questo punto non è ancora così chiaro in noi. Noi non lo valutiamo sufficientemente e non vediamo la sua importanza. In realtà, non gli prestiamo attenzione.

Si conosce la materia molto bene, infatti, meglio di qualsiasi altra cosa. E si eseguono un gran numero di azioni. Tuttavia, ogni persona manca della concentrazione interiore.

Io non mi unifico con il gruppo che vedo con i miei occhi, ma con la comune aspirazione di stare insieme, di essere incluso nell’altro nel raggiungere la dazione. E’ come una “nube” di energia spirituale tra di noi. Questo è quello che dobbiamo cercare e aspirare.

Io non mi intrometto nell’interiorità del mio amico, cercando di sentire il suo punto nel cuore. Piuttosto, essa si rivela dentro di me. Questo è dove trovo l’intima essenza del gruppo. Tutto diventa chiaro nei miei pensieri. Quello che ci manca è la concentrazione mentale che è assente o insufficiente durante il giorno.

Valutiamo le cose secondo la azioni esterne, ma non è il criterio giusto. Scavando profondamente nei miei pensieri, mi concentro sul tentativo di svelare l’intima connessione. Ciò deve essere rivelato con un piano specifico, il desiderio, o il sistema in cui vivo.

Questo è il motivo per cui la Kabbalah è una scienza interiore. Baal HaSulam scrive molto sulla mente e l’analisi razionale. È proprio per mezzo della concentrazione mentale che arriviamo alla chiarezza interiore. Il fattore importante qui non è quanto una persona sia intelligente, ma quanto lui cerchi. I nostri sforzi devono essere concentrati su questa ricerca interiore.

Il campo comune del nostro desiderio è presente tra di noi, dentro di noi. Anche se è nascosto, esso è lì. Sulla strada che da sopra va verso il basso tutto è già pronto, ora devo rivelarlo spostando tutto dal basso verso l’alto.
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(Dalla lezione del 29/10/10)

Il tempo compresso prima del Congresso

Il nostro giusto stato è ora come lo stato precedente l’esodo dall’Egitto. Più ci si avvicina verso l’uscita, più il tempo diventa densamente compresso e più si inizia a riempirsi di azioni, eventi e manifestazioni. Pertanto una persona sperimenta dubbi e tutto diventa confuso dentro di lui: l’io, il faraone, Mosè, gli egiziani, la nazione di Israele, all’interno dell’Egitto, e al di fuori di essa. Tutti questi sono i miei stati interiori.

  • Se io sono dentro il mio ego, ciò è chiamato Egitto.
  • Se voglio salire sopra l’ego, significa che voglio fuggire dalla schiavitù egiziana.
  • Se il mio desiderio egoistico regola me e ho dei dubbi, questo significa che il Faraone regola me.
  • Se voglio scappare dall’ego e guardare lontano, questo significa che io sono Mosè.

Tutti questi stati vorticano attorno ad una persona e se ci si rende conto che si è sotto queste influenze, è meraviglioso. Si esegue un veloce e significativo discernimento a grande velocità.

Durante il Congresso si cadrà sotto l’influenza di una grande ispirazione comune che ha un grande potere. Pertanto, dobbiamo solo continuare a non lasciare che lo stato si calmi. La cosa più importante è essere felice, anche se sembra che le cose che stanno accadendo sono spiacevoli e preoccupanti.

Anche se i cattivi pensieri e dubbi saranno molto più numerosi dei buoni pensieri e della chiarezza, questo è il nostro lavoro interiore e dobbiamo anticiparlo. Non dobbiamo dimenticare che la più profonda oscurità è sentita prima della svolta reale, prima dell’uscita dall’Egitto.

Non dobbiamo aspettare l’oscurità, ma dobbiamo sempre pensare alla Luce e alla fuga. Tuttavia, insieme con la nostra aspirazione per la Luce, la comprensione e la maggiore sensazione, è possibile sperimentare una tendenza del tutto opposta all’essere immersi nel buio, nella nebbia e nella confusione. Questo è come le cose dovrebbero essere e si passerà insieme attraverso questi stati!

Aiutiamoci a vicenda esprimendo l’accettazione di tutti gli stati con gioia. La gioia è la forza più potente, perché nonostante tutto, si è felici perché si porta avanti il lavoro del Creatore e si avanza spiritualmente.

E’ necessario passare attraverso gli stati difficili per distruggere il proprio ego e salire al di sopra di esso. Buona fortuna a te!
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(Dalla 4° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 1 di Novembre 2010, “Ve Zot Le Yehuda”)

Lezione introduttiva: “Kenes” – 02.11.2010

Kabbalah per il Popolo, Lezione introduttiva “Kenes”
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Scuotere la polvere dalla dazione

Non facciamo i chiarimenti di tutto ciò che avviene dall’esterno, ma dentro di noi, perché al di fuori di noi non esiste niente. La Luce Superiore è molto semplice e la riveliamo solo quando uguagliamo ad essa le nostre qualità. Per questo, tutti i dettagli della percezione, si rivelano solo tramite la concezione umana.

La comprensione dell’importanza e l’assenza di questa comprensione, i nostri desideri, il basso e l’alto, l’esilio e la salvezza, le ascese e le discese, la creazione ed il Creatore, tutto questo si rivela solo in relazione a noi stessi.

La nostra realtà è organizzata dal principio, in modo tale che la spiritualità non sia importante per noi. Il Creatore e la Shechinà, come il luogo della sua rivelazione in noi, la qualità della dazione, il gruppo nel quale avanziamo, tutto quello che concerne il Superiore non ha nessuna importanza per noi.

I nostri desideri sono creati appositamente in questo modo. Essi ci danno l’opportunità per fare degli sforzi durante il cammino verso la qualità opposta, affinché la dazione abbia importanza ai nostri occhi. Perché abbiamo bisogno di questo lavoro? Per rivelare, dalla parte opposta, tutte le qualità del Datore; però, per farlo, dobbiamo scoprire ed includere in noi queste stesse qualità.

Facendolo, cambieremo la nostra forma esterna dalla ricezione alla dazione. Il nostro “materiale”, cioè, il desiderio iniziale si manifesterà come se volesse dare. Qualunque cosa faccia, esso si manifesterà sempre come datore in relazione al gruppo. In altro modo, non agirà.

Allora, dobbiamo chiedere l’importanza della dazione, ciò che si chiama “elevare la Shechinà dalla polvere”. La Shechinà è il Kli, il vaso nel quale si rivela la qualità della dazione. La Shechinà è l’unione delle anime. Ognuno le connette a prescindere dal rifiuto. Allora, questo luogo scopre uno schermo e la Luce Riflessa, la qualità della dazione, l’intenzione di dare. Con la crescita di questa intenzione riveliamo sempre di più che nel nostro vaso domina la Luce, il Creatore.

In questo modo, tutto il nostro lavoro viene fatto tra due stati: l’esilio e la redenzione. In ebraico, queste parole sono simili, solo che nella parola “redenzione” viene aggiunta una lettera “Alef” (א) che significa il Creatore, la Luce, la qualità della dazione che riempie la creazione e domina il suo desiderio.
[23439]

(Estratto della lezione sull’articolo L’amore per gli amici, del Rabash, del 25 Aprile 2010)

I Kabbalisti sulla Torà nascosta e la Torà rivelata, Parte 3

Cari amici, per favore, fate le vostre domande su questi passaggi degli scritti dei grandi kabbalisti. I commenti tra parentesi sono miei.

La realizzazione della Torà comincia con “Sod” (segreto) e termina con “Peshat” (letterale):

È richiesto un grande merito per capire l’interpretazione dei testi (che parlano della dazione e dell’amore), poiché dobbiamo prima realizzare (nella nostra connessione) le tre parti interiori della Torà, che sono il Pshat (la comprensione finale, semplice, totalmente rivelata dalla Torà) che li veste e il Pshat non sarà analizzato. Se non le è stata concessa, la persona necessita della grande pietà (del Creatore) in maniera tale che questa non diventi una porzione mortale per lei (se la studia per il suo beneficio).

A differenza dell’argomento dei negligenti nella realizzazione interiore (della Torà o della Kabbalah e di conseguenza si chiama “negligente”) che dicono a se stessi: “Ci uniformiamo con l’ottenimento del Pshat (la semplice comprensione della Torà). Se otteniamo questo, saremo contenti”. Le loro parole (scaturiscono dalla loro mancanza di comprensione e per tanto) possono essere comparate ad uno che desidera salire al quarto piano senza fare i primi passi sui primi tre piani.

Baal HaSulam, Introduzione al Libro, Panim Meirot uMasbirot, Articolo 1

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Svegliarsi nel mondo di Azilut

Lo Zohar e Lo studio delle dieci Sefirot descrivono differenti livelli di correzione del sistema comune e di come questo funzioni. Io adesso rivelo in me uno stato particolare, come Malchut del mondo di Azilut perché la percezione spirituale inizia nel momento stesso nel quale io la incorporo in me. Io rivelo che Malchut esiste in un piccolo stato (Katnut) o in un grande stato (Gadlut) e dopo attraversa sette stati mentre si avvicina gradualmente alla propria correzione.

Mentre ognuno dei sette stati sono divisi in una moltitudine di stati privati, questa è l’unica cosa che il Libro ci dice: come continuare a rivelare un sempre più perfetto, collegato e unificato sistema in ogni passo del percorso. In questo sistema io rivelo tutto: me stesso, il Mondo dell’Infinito, ed il Creatore, e tutti i miei stati futuri!
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Gioco secondo il pensiero della Creazione

Domanda: Come dobbiamo essere in questo mondo fino al Machsom, cioè verso questa realtà immaginaria?

Risposta: Il rapporto verso questo mondo deve essere molto semplice – il tempo in cui mi trovo in questo sogno, lo devo vivere.

È scritto: “non ha il giudice cosa maggiore dei propri occhi”. Sono obbligato a lavorare, sostenere la famiglia, fare tutto il necessario in questa vita, però oltre questo  devo comprendere che questo è soltanto un sogno, (“che il mondo è un gioco!”) e che io lo realizzo come in un gioco.

Ma io mi riferisco a questo gioco in maniera seria. In quanto tutta questa realtà me l’ha preparata il Creatore, che io esistessi secondo le sue regole. E che da essa io potessi sviluppare  il “punto nel cuore” – nel mio atteggiamento con il Creatore.

Questi due livelli, terrestre e spirituale , non sono collegati l’uno con l’altro: al livello terrestre , dove io sono “nel sogno”, faccio tutto l’indispensabile per questa vita , invece al livello spirituale, io voglio trovare il collegamento con il Creatore, mi sviluppo, dando a questo tutta la mia attenzione. Altrimenti perché vivo, se non raggiungo il Creatore?