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La geografia kabbalistica

La rivelazione del Creatore avviene nella Luce di Chokhmà. La Luce di Hassadim, dazione per la dazione, è semplicemente la preparazione affinché l’anima riceva la Luce. Attraversiamo il Machsom, acquisiamo l’attributo della dazione (per la dazione, l’attributo di Binà) e restiamo in questo stato durante il periodo della correzione “40 anni nel deserto”, fino a che finalmente lo acquisiamo riempiendo i nostri desideri con la Luce di Hassadim.

Più in avanti cominciamo a “ricevere per dare” (“entrare nella Terra di Israele”, la parola “Eretz” significa “terra” e deriva dalla parola “Ratzon”, “desiderio”; Isra-el vuol dire “Diretto al Creatore”). Utilizziamo il nostro desiderio di ricevere per la la dazione, rivelando il Creatore (la Luce di Chokhmà nella Luce di Hassadim). Per tanto, si dice che il Creatore si rivela solamente nella “Terra d’Israele” (il desiderio di dare), e l’esodo di Israele si chiama esilio (dalla dazione e dalla spiritualità).

Tra le parole “esilio” (Golah) e “redenzione” (Ge’oola) c’è soltanto una lettera di differenza, “Alef”, che rappresenta il Creatore (il primo e unico nel mondo). “La Terra di Israele” è un desiderio all’interno del quale riceviamo per dare. Questi desideri attraverso i quali non posso ricevere e rivelare il Creatore, servono soltanto per dare per il beneficio della dazione, significa che non sono ancora nella Terra d’Israele, però sono vicino.

Di conseguenza, la Kabbalah descrive diverse aree come cerchi intorno alla Terra d’Israele. Poco a poco ci allontaniamo da Babilonia e conquistiamo questa terra, correggendo i nostri desideri passo a passo. Stiamo parlando dello stesso desiderio, un desiderio che è costante, ciò che cambia è il nostro atteggiamento nei suoi confronti.

Lascio Babilonia, arrivo e parto dall’Egitto nella misura in cui attraverso diversi desideri che hanno l’intenzione rivolta a me stesso. Sono d’accordo a restringere questi desideri, il che significa attraversare il Mare Ultimo.

Sono preparato ad elevarmi al di sopra del mio egoismo, al di sopra del Monte Sinai (la montagna dell’odio) e connettermi con i desideri sconosciuti (“Ama il tuo prossimo come te stesso”).

Io non acquisisco gli stessi desideri dal mio prossimo, anzi li rivolto verso l’esterno come un guanto, “per il beneficio del mio prossimo” invece che per me stesso.

Più in avanti, sono pronto per ricevere piacere attraverso questi desideri, però non per me stesso come prima, ma per la dazione, per il beneficio del mio prossimo. I suoi desideri diventano più importanti per me rispetto ai miei (qualcosa come un riempimento “indiretto” dei miei desideri) in contrasto con il riempimento “diretto”.

È così vediamo che, tutte le nazioni descritte nella Torà (Egitto, Monte Sinai, quaranta anni nel deserto, la Terra d’Israele) rappresentano azioni spirituali all’interno di una persona e del desiderio stesso. L’unica cosa che cambia è la nostra attitudine verso la maniera di implementare i nostri desideri, e vediamo che ciò che pensavamo essere geografia e storia, è un ritratto interiore.

Gradualmente, arriveremo alla prospettiva corretta e ci scandalizzeremo :“Come potevamo sbagliare tanto, pensando che la Torà ci insegnasse gli avvenimenti storici esterni e la geografia?” Non riusciremo a credere che in un determinato momento, considerassimo la Torà come un racconto storico. Sarà per noi molto facile comprendere che parla dei desideri umani, attraverso i quali raggiungiamo la spiritualità. Ciò che resterà al di fuori di noi sarà solamente “Olam Amedumeh”, un mondo di illusioni.

Lezione quotidiana di kabbalah – 14.01.10

Il Libro dello Zohar – Selezioni, Capitolo “Nell’Ottavo Giorno,” Articolo 76

Studiando Il Libro dello Zohar noi sviluppiamo un corretto atteggiamento verso la vita perché la nostra attitudine allo studio si estende a tutte le parti della nostra realtà.
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Prefazione alla Saggezza della Kabbalah,” Articolo 121, Lezione 50

Quando le parole dei kabbalisti provocano una reazione interiore in noi, allora tutto diventa più facile e lo “studio materiale” si trasformerà in una parte delle nostre vite.
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Introduzione a Il Libro dello Zohar,” Articolo 5

L’odio nei confronti del Creatore può essere anche considerato come una forma di connessione a Lui, dato che il bene assoluto si rivela solo alla fine della correzione.
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Il Libro dello Zohar: la guida della spiritualità


Domanda: dove ci vuole dirigere il Il Libro dello Zohar?

Risposta: Lo Zohar ci dirige solo verso la rivelazione del nostro mondo interiore e trovare lì tutte le possibili nozioni interiori: me stesso, il mondo, così come i livelli inanimato, vegetale, animato ed umano. Poiché tutto ciò che possiamo immaginare ora, incluso me stesso, si trova dentro di noi.

Se mi relaziono al Libro dello Zohar in questa maniera, sapendo che mi rivela il mio “io”, allora il libro mi dirà tutto su di me. Tutto ciò che leggo nel Libro dello Zohar avviene dentro di me. Io essenzialmente, sono uno schermo e la forza del desiderio disegna diverse forme, immagini ed azioni nel mio schermo. Nei differenti livelli del mio desiderio di provare piacere, questa forza disegna, gli oggetti inanimati o il mondo vegetale, il mondo animale o il mondo umano. Tutti questi quadri appaiono all’interno del mio desiderio di provare piacere e vengono disegnati dalla forza del desiderio.

Similmente alle immagini che vediamo sullo schermo di un computer, c’è una camera fotografica dentro di noi, che crea l’illusione della realtà che appare innanzi a noi. Però, di fatto, non c’è nessuna realtà; tutto nel nostro desiderio di provare piacere riceve queste impressioni dalla forza che agisce nel suo interiore, ritraendo diverse immagini all’interno del desiderio. Noi discerniamo queste immagini come oggetti inanimati, piante, animali e persone, in funzione del livello del desiderio nel quale si ritraggono.

Per tanto, leggendo Il Libro dello Zohar, devo immaginare che sono un piccolo mondo e tutto si trova nel mio interiore: l’oceano, le montagne, i colori, i suoni, gli alberi, la gente e tutti gli avvenimenti che avvengono dentro di me. Allora, gradualmente, comincerò a passare dalle immagini che descrive Lo Zohar a qualità e forze. Invece di rispondere alle parole di questo libro, immaginando gli animali, la gente, gli alberi e tutte le cose che succedono loro, comincerò a discernere poco a poco queste qualità dentro di me. Basicamente ci sono solo due qualità, la ricezione e la dazione, però possono esser presenti in diversi gradi ed espresse in diverse maniere.

Dobbiamo provare a riconoscere tutto ciò che descrive questo libro. Non appena faremo la transizione dal mondo delle forze, cominceremo a vedere la verità ed a capire che tutte le immagini che adesso vediamo sono un mondo immaginario, ed in realtà, si tratta solo di forze. E dopo, dietro queste forze, cominceremo gradualmente a discernere l’Uno, la Forza Unica, Il Creatore.

Così dobbiamo leggere Il Libro dello Zohar.

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Il desiderio non ha nazionalità

rav_nature11Domanda: se leggiamo Il Libro dello Zohar in un’altra lingua, ha lo stesso effetto se lo leggiamo in ebraico o aramaico?

Risposta: non importa in che linguaggio si legge Il Libro dello Zohar. Tutta la gente del mondo dovrà studiare questo libro ed ogni persona lo leggerà nel suo linguaggio.

Anche se lo Zohar comprende certe parti in cui parla degli elementi delle lettere ebraiche, come le linee ed i punti che formano le lettere, non si tratta delle lettere in realtà, ma anzi sono simboli, segni o forme che dominano le forze. Non importa se uno guarda una lettera dell’alfabeto ebraico o solamente un simbolo. Ciò che importa è il suo significato. A lungo andare si tratta del nostro desiderio e questo non ha lingua o nazionalità. È soltanto questo : un desiderio.

Quando traduci le parole “dolce”, “amaro”, “acido”, in altre lingue, ogni lettore comprenderà a quali sensazioni ti riferisci. Lo Zohar parla delle sensazioni e posto che le parole che hanno un suono diverso, evocano la stessa sensazione nella gente, la lettura in un altro linguaggio non impedisce il nostro apprendimento.

E adesso guarda te stesso!


Domanda: cosa è il rompimento dei Kelim, quando le qualità del Creatore penetrano nelle qualità dell’essere creato?

Risposta: sono stato creato come un ricettore e l’unica cosa che capisco è il riempimento. La Luce Superiore mi ha influenzato e soppresso: mi ha mostrato l’attributo della dazione e mi ha infuso la vergogna per il mio egoismo. Tutto questo è stato realizzato in me dalla forza della Luce. Quando vedo la Luce, sono disposto ad imitarla. Comunque, dentro, continuo ad essere lo stesso di prima.

È come se mi trovassi in un gruppo di persone molto dotte che parla di musica, letteratura e arte ed io volessi essere come loro. Sono molto orgoglioso di me e quando penso a come ero prima di arrivare qui, mi vergogno. Però, non appena vado via da lì e vedo che tutto è permesso, che non esistono i desideri vergognosi, che è bene mentire e dedicarmi ad ogni tipo di infamia, comincio a pensare ed agire in questa maniera, credendo che è la verità della vita.

In altre parole, l’essere creato è stato sotto l’influenza della Luce, però questa non è la sua essenza interiore, non è la correzione. Abbiamo bisogno dell’oscurità per cominciare a brillare come la Luce e correggere tutta l’infamia che c’è nella creazione. Il desiderio egoista che inizialmente è stato opposto al Creatore ha bisogno di correggersi, non soltanto di restringersi.

Così, come si può insegnare all’essere creato a farlo e a forzarlo a rivelarsi? È come se disturbassi qualcuno continuamente fino a che ti mostra il suo vero carattere. Ciò è proprio quello che succede alla creazione quando avviene la rottura dei Kelim (qualità).

Tuttavia, la creazione non sa niente di questo. Esiste sotto l’influenza della Luce. È come se aderissi ad un buon gruppo di persone ed allora anche io comincio a sentirmi rispettabile, pulito e degno.

All’improvviso, mi danno qualche compito e tutta la verità si rivela: tutto il mondo scopre chi sono io. Immaginate la vergogna che provo per questo. Io voglio fare la stessa cosa di loro, ricevere per la dazione, però arrivata l’ora della verità, tutto il mio male si rivela.

Il Creatore e l’essere creato si situano l’uno al fianco dell’altro e sono separati da una sottile barriera chiamata Parsa. Se rompiamo questa barriera, la creazione rivelerà tutto il male che vive in essa, in comparazione con la bontà che esiste nella Luce. Sembrerebbe che erano vicini, però all’improvviso la barriera (Parsa) tra loro si è rotta ed ora sono uno di fronte all’altro.

Puoi vedere quanto buono e generoso è il Creatore, però guarda te stesso! Senza questa rivelazione della tua natura che contrasta con quella del Creatore, non possiamo acquisire la somiglianza con Lui.

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Lezione quotidiana di kabbalah – 13.01.10

Il Libro dello Zohar – Selezioni, Capitolo “Nell’Ottavo Giorno,” Articolo 49
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Dall’odio all’amore non c’è che un solo passo

laitman_200908_2939_thumbDomanda: quando mi troverò nello stato corretto, amerò il mio prossimo come me stesso. Però il suo desiderio in relazione al mio, continuerà ad essere un desiderio che non è mio?

Risposta: non cancelliamo le differenze che esistono tra noi, conserviamo tutti i nostri desideri. È scritto, “Ama il tuo prossimo come te stesso”, non è scritto “annullati e scompari”.

“… come te stesso”, implica che la profondità del desiderio di ogni persona resti tra noi, così come le nostre differenze e l’odio al di sopra del quale ci eleviamo, come sul Monte Sinai (Sina significa odio in ebraico). Dobbiamo usare il nostro ego, tutta l’estensione dell’egoismo, per trasformarlo in azione. Se cancellassimo i nostri desideri, non avremmo niente al di sopra del quale elevarci.

Per tanto, non dobbiamo distruggere niente di noi stessi. Anche le qualità più vili devono rimanere. Aggiungiamo la correzione senza creare niente di nuovo; impieghiamo semplicemente ciò che inizialmente esiste in noi. Fino al Mondo dell’Infinito, ascendiamo lunghi i gradi del nostro desiderio egoista trasformandolo in dazione.

Possiamo cadere in qualsiasi momento dato, come è scritto, “Non credere in te stesso fino all’ora della tua morte (la morte dell’egoismo)”. Se perdi lo schermo, cadrai di nuovo in questi desideri, posto che lo schermo restringe il tuo egoismo, tutto il tuo odio. Tuttavia, l’odio resta e può scoppiare in qualsiasi momento.

Anche nella nostra vita comune e corrente, osserviamo che le persone si uniscono e all’improvviso e senza previo avviso, l’odio irrompe tra loro e scoppia la guerra. Ciò accade perché la gente crea connessioni basandosi in “correzioni” che si disintegrano in qualsiasi momento. È come l’Europa “unita”, nella quale ci sono trenta paesi differenti, tutti lacerati da opposizioni reciproche. Non importa che cerchino tanto di costruirsi una “casa in comune”, tutto ciò può scoppiare e provocare una terza guerra mondiale in qualsiasi istante.

All’improvviso si rivelerà un odio terribile, di un tipo che mai si è sperimentato prima. Tutta l’unità che hanno cercato di raggiungere fino ad ora, sarà il combustibile per l’odio. Tutto ciò di cui si ha bisogno affinché ciò accada è un fiammifero …

Nella nostra ascesa spirituale, solo il Creatore garantisce che ciò non ci accada mai, sempre e quando lo includiamo nella nostra unione.

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Attenzione a non unirvi ad un gruppo di pagliacci

ravmanoscrivaniaQuando ci uniamo in gruppo per studiare la Kabbalah, dobbiamo tenere sotto controllo ogni istante: perché ci stiamo incontrando, con quale scopo, perché lo stiamo facendo e perché ci stiamo sforzando per farlo? Dobbiamo essere sempre timorosi e attenti per avere la sicurezza di non “ritrovarci improvvisamente in una riunione di egoisti (pagliacci) invece che in un gruppo di Kabbalisti”

La cosa essenziale per il gruppo è di essere dominato dall’amore spirituale per gli amici piuttosto che dall’amore materiale. In un mondo che è interessato nelle cose materiali, ci sono stati e ci sono molti gruppi che parlano di amore per gli amici: i Bolscevichi, i ladri, e le bande armate sono tutti uniti da uno scopo. Tuttavia, un gruppo di Kabbalisti si differenzia dagli altri gruppi perché:

1) Esso si pone un obbiettivo spirituale, il che significa che ogni membro deve annullare se stesso rispetto agli altri e deve raggiungere l’amore per il proprio prossimo, attraverso il quale il Creatore sarà rivelato.

2) Solo il Creatore può realizzare questa connessione tra di noi; noi non possiamo raggiungerla da soli.

Ogni uomo include in sè ogni altro uomo. A causa dell’inclusione di ognuno negli altri, ogni uomo moltiplica la sua forza per il numero degli amici, e poi, ogni uomo nel gruppo usa questa forza moltiplicata per mettersi in sintonia con ogni altro uomo e quindi moltiplica ancora la sua forza, elevandola. Dunque, la forza generale del gruppo aumenta progressivamente finché non raggiungiamo il bisogno della forza dell’unione che può rivelare la Luce Superiore, il Creatore.

Questo fatto richiede un’attenzione incessante, perché non appena qualcuno tralascia di comportarsi così, immediatamente ed automaticamente ritorna sotto il dominio della propria natura egoistica e si ritrova in un gruppo di egoisti (pagliacci). E allora quest’ uomo non ha nulla in cui sperare, poiché invece dell’elisir di vita, egli si riempie subito di una pozione di morte, come è scritto: “La Luce Superiore (la Torah) può essere un elisir di vita o un veleno mortale”

Lezione quotidiana di kabbalah – 12.01.10

Il Libro dello Zohar – Selezioni, Capitolo “nell’Ottavo Giorno,” Articolo 33, Lezione 2
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Prefazione al Libro dello Zohar,” Articolo 40, Lezione 15
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Le azioni che servono per prepararci a delle nuove sensazioni


Una lezione di Kabbalah si differenzia da ogni altro tipo di lezione perché ci insegna a percepire una realtà che non siamo in grado di percepire attraverso le qualità con cui nasciamo. Abbiamo bisogno di prepararci per queste nuove sensazioni attraverso le azioni che seguono:

1. Prima della lezione, dobbiamo dimenticare tutti i nostri problemi e le nostre preoccupazioni, come se non fossimo mai esistiti in questo mondo e come se anche lo stesso mondo non esistesse. Se vogliamo percepire una nuova realtà, non dovremmo essere preoccupati da nulla che c’è al di fuori di noi; perciò, dovremmo fare finta che il nostro mondo non esiste.

2. Dobbiamo tentare di cominciare a sentire qualcosa di grande, di nuovo, di eterno, di perfetto, di elevato, e di fondamentale per tutti. Dunque, dobbiamo prepararci ad accettare queste nuove altezze e queste nuove grandezze.

3. Percepire i mondi che sono al di là del nostro avviene attraverso l’unione delle anime. Dobbiamo capire chiaramente che solo i nostri sforzi interiori e collettivi, per unire le nostre aspirazioni in una sola comune intenzione, possono generare in ognuno di noi l’autentico desiderio di percepire il mondo spirituale, la proprietà della dazione e dell’amore.

4. Come conseguenza dell’unione dei nostri sforzi per raggiungere le proprietà dell’amore e della dazione, scopriremo di aver bisogno di un sostegno esterno. Questa situazione produrrà una preghiera interiore verso il Creatore per il Suo aiuto e per far sì che questa qualità si manifesti in noi

5. Questo tipo di preghiera può presentarsi dentro di noi ed influenzarci mentre studiamo le fonti autentiche della Kabbalah insieme con il nostro gruppo.