Pubblicato nella 'Lezione quotidiana di Kabbalah' Categoria

Il libro su di te

Una domanda che ho ricevuto: In che modo l’influenza de Lo Zohar su di noi è diversa dagli altri libri?

La mia risposta: Le altre composizioni ci influenzano in modo più aperto e colpiscono i nostri sentimenti materiali e la mente. Quando li leggiamo, siamo in grado di immaginare che siamo in uno stato simile. Ad esempio, il libro di Shamati indirizza le nostre emozioni e i nostri sentimenti, mentre altri articoli di Baal HaSulam interessano la nostra mente.

Al contrario, lo Zohar non risolve l’esteriore, la mente corporea o le emozioni, dobbiamo rivelare il significato interiore infuso in esso. Cioè, noi dobbiamo scoprire a cosa punta questo libro dentro la nostra anima, le qualità, e le sensazioni interiori. Fino a quando una persona è in grado di farlo, sente che non è in connessione con questo libro e che è completamente separata da lui.

I libri di kabbalah e soprattutto il Libro dello Zohar sono molto personali e intimi. Quando si va al loro interno, essi ti rivelano la tua l’anima. Si comincia a sentire che questo libro ti conosce più a fondo di quanto tu conosci te stesso, il libro racconta il tuo vero io. Esso ti apre sempre di più e ti spiega chi sei dentro.

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Non abbiamo altra scelta

Il gruppo appoggia ognuno in conformità alla sua fedeltà verso il gruppo. Quando una persona da se stessa al gruppo, diventa qualcosa di molto importante per questo gruppo. Perché non è semplicemente una forza in più. Nella spiritualità, ognuno è come l’Anima Comune di Adamo. Ogni anima raggiunge tutte le anime e rappresenta tutta Malchut del Mondo dell’Infinito.

Per questo, chiunque cerca di andare al di sopra della ragione, al di sopra dell’egoismo, e di mettersi nelle mani dell’ambiente corretto, porta con sé un forza molto potente. Attraverso di lui, possiamo già attrarre per tutti la Luce che Riforma.

Dopo l’incorporamento nel gruppo, l’uomo non può criticare lo stato spirituale del gruppo. Lui deve preoccuparsi solo per il suo rafforzamento, tanto esternamente, quanto internamente; senza rifiutare il gruppo, lui continua ad appoggiarlo con la sua partecipazione ed il suo esempio.

Una persona capisce sempre meglio che può raggiungere la spiritualità solo attraverso il gruppo. Lì c’è il luogo rotto ed il luogo corretto. Lì c’è il Creatore ed anche la creazione, l’Anima Comune di Adamo. Nel gruppo c’è tutto. Il gruppo è il sistema creato dal Creatore e non c’è niente al di fuori di questo gruppo.
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(Dalla lezione sull’articolo del Rabash, del 24 Ottobre 2010)

Il nostro mondo non è altro che un corridoio nella spiritualità

Una domanda che ho ricevuto: Oggi è l’anniversario del Giorno della Rimembranza dell’Olocausto. Può la rivelazione spirituale attraverso La scienza della kabbalah prevenire un’altra catastrofe?

La mia risposta: Il mondo sta affrontando problemi enormi. Sentiamo questo, anche se abbiamo ancora delle buone vite. E ‘come la barzelletta su una persona che sta cadendo giù da un palazzo di dieci piani, ma nel frattempo, mentre è ancora in volo attraverso l’aria, pensa che tutto è ok.

Tutti gli esperti parlano dello stato di pericolo del mondo, anche quando si parla di economia, che sembra essere in fiore. Stiamo inventando una potente bomba per noi stessi in tutti i settori della vita, anche se la sua azione è reinviata per ora. La scienza della Kabbalah è stata rivelata come la soluzione generale a tutti i problemi del mondo. Tuttavia, questo non sta accadendo al fine di liberare il mondo da questi problemi. Questi problemi sono dati a noi proprio per girare il mondo verso una nuova direzione.

La scienza della Kabbalah non è un rimedio contro le disgrazie, così che invece che percepire le disgrazie ti sentirai bene. Piuttosto, è destinata a elevare l’uomo verso una dimensione diversa.

Pertanto, finché le persone non sentono che non dovrebbe limitarsi a sbarazzarsi dei loro problemi, ma anche per raggiungere una vita diversa, una vita che sia eterna e perfetta, rimane difficile per noi per divulgare la scienza della Kabbalah. Essa non fornisce una soluzione temporanea o parziale, ma parla per tutta la vita, questa realtà globale che ora si sente. Ti dice che questa realtà non è corretta, transitoria e immaginaria, che ti spinge a salire il più in fretta possibile da questa realtà verso il vero, la realtà eterna. La tua attuale esistenza si svolge in sensi oscurati, in uno stato di incoscienza, come un paziente in uno stato critico.

Devi salvarti salendo.

L’umanità non lo percepisce ancora, ma gradualmente, passo dopo passo in virtù de la divulgazione della scienza della Kabbalah, l’opinione pubblica deve essere portata alla consapevolezza che il nostro mondo non è che un corridoio che conduce al Mondo Superiore, e dobbiamo salire da questo mondo alla spiritualità. Poi lo raggiungeremo.

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Lezione quotidiana di Kabbalah – 26.10. 2010

Rabash, Shlavei HaSulam, “Tutta Israele Ha una Parte Nel Nuovo Mondo”
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Il Libro dello Zohar – Selezioni, Capitolo “BeShalach (Quando il Faraone Mandò),” Articolo 152
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Rav Yehuda Ashlag, “Beit Shaar Ha-Kavanot,” Lezione 8
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Baal HaSulam, “600,000 Anime,” Lezione 2
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Preparare il tuo cuore per un dono spirituale

Domanda: C’è una distinzione tra uomini e donne riguardo alla preparazione per il Congresso mondiale di Kabbalah 2010?

Risposta: Non c’è alcuna differenza di preparazione. Bisogna preparare i nostri cuori. Dobbiamo conoscere in anticipo il programma del Congresso, i temi di tutte le lezioni e i seminari, discussioni e programmi culturali, e dovremmo imparare tutte le canzoni. Cerchiamo di anticipare il dono spirituale!

Se prepariamo noi stessi a livello corporeo sapendo tutto in anticipo, allora tutto sarà nel più alto grado. Noi desideriamo aprire i nostri cuori interiori a sorpresa, per la rivelazione della connessione tra noi, uomini e donne. E allora, il Creatore sarà rivelato tra di noi. Amen!
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Io sono il primo e sono l’ultimo

Dobbiamo sempre predisporre un piano realistico, pragmatico, senza verificare alcuna illusione di vedere ciò che nutre i nostri desideri e ciò che significa averli a nostra disposizione, pur essendo consapevoli della loro natura imperfetta e della loro possibilità di essere corretti. Quando abbiamo questo atteggiamento di fronte alla realtà, scopriamo che siamo tra due dati di fatto: “Io sono il primo e sono l’ultimo” e in mezzo abbiamo la possibilità di compiere una libera scelta per attirare la forza della correzione.

Noi l’attiriamo in base al principio “noi lo faremo e ascolteremo“, o in altre parole, ci uniamo al gruppo nel corso dello studio al fine di evocare la Luce che Riforma. Così scopriamo che tutti i nostri Stati sono programmati dall’Alto fin dall’inizio, dal piano della creazione, dalla adesione che è prevista per il futuro. La luce fa sì che questi Stati raggiungano il nostro desiderio di piacere e agiscano al suo interno in un ordine specifico, dal più facile al più difficile. Tuttavia, abbiamo sempre la possibilità di scegliere.

A volte nascondiamo a noi stessi che non esiste nulla tranne Lui. A volte siamo anche in totale occultamento: laddove in altri momenti, abbiamo scelto per noi stessi questo occultamento. E’ così che si avanza: da Colui che è il primo, attraverso di noi, e Lui che è l’ultimo.

Allo stesso tempo, dobbiamo capire che tutto ciò avviene solo all’interno della connessione o nell’unità delle anime. È qui che la rottura si è verificata, ed è anche il luogo dove il Creatore risveglia le giuste Reshimot. Dobbiamo mirare alla nostra correzione solo in questo luogo di distacco al fine di rivelare proprio lì l’unità.

Quindi, faccio sempre il lavoro pratico, cercando l’unione con gli amici per evocare l’unità generale. E così porto me stesso e il mondo intero verso la bontà. Il primo impulso verso questa direzione mi è stato dato dal Creatore, ma poi viene la Luce e compie l’azione in base agli sforzi che faccio, rivelando il Primo e l’Ultimo nello stesso punto di unità che raggiungiamo.

Si scopre che l’obiettivo dei nostri sforzi è quello di amare il nostro prossimo come noi stessi e l’ultimo passo in questa direzione ci eleva al grado di amore per il Creatore. L’amore per gli altri è la preparazione del Kli, mentre l’amore per il Creatore significa che Egli viene per ultimo e completa l’azione.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 21/10/10: “Io sono il primo e io sono l’ultimo”).

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Lezione quotidiana di Kabbalah – 25.10.2010

Rabash Shlavei HaSulam, “Mostrami il tuo Onore”
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Il libro dello Zohar – Selezioni, Capitolo “BeShalach (Quando il faraone Mandò),”
Articolo 135

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Rav Yehuda Ashlag “Beit Shaar-Ha Kavanot”, Lezione 7
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Baal HaSulam, “600,000 Anime”
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La verità si trova tra di noi

Domanda: Come possiamo essere sicuri che siamo sulla strada giusta?

Risposta: L’unico modo per verificare questo è attraverso la connessione tra di noi. La soluzione a tutte le domande si trova nel luogo in cui la rottura si è verificata.

Ci stiamo avvicinando alla correzione? Questa è la vera domanda. Se vedo che mi unisco alle scintille spirituali dei miei amici che da un giorno all’altro hanno iniziato ad essere sempre più uniti, che i nostri desideri per la qualità della dazione tra noi sono sempre più precisi e consolidati, allora significa che sono sulla strada giusta.

Ciò che conta è la misura in cui ho la giusta idea della situazone. La mia domanda agli amici viene dopo. Prima di tutto devo controllare il mio atteggiamento. Posso vedere che la soluzione a tutti i miei problemi, domande e richieste risiede lì, dentro la nostra unità?
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(Dalla prima partedella Lezione quotidiana di Kabbalah 20/10/10, “La questione delle Calunnie”).

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Felici sono quelli che studiano Kabbalah

Lo Zohar, Capitolo “Lech Lecha (Vai avanti), punto 356: “La legge di Dio è perfetta”, perché contiene tutto quanto. Felici sono quelli che si occupano della Torà e non si separano da essa, perché quelli che si separano dalla Torà perfino per un’ora sola, è come se fossero separati dalla vita nel mondo. Ed è scritto “Perché è la tua vita e la lunghezza dei tuoi giorni” ed è scritto “Per lunghezza di giorni, e anni di vita, e pace, ti saranno addizionati”.

Nella Saggezza della Kabbalah, noi studiamo due componenti della creazione: La Luce ed il desiderio. La Luce influenza il desiderio, laddove il desiderio risulta semplicemente dall’impatto della Luce su di esso, com’è scritto “La Luce muove i desideri”.

La Luce universale, chiamata “Il Creatore” (Kadosh-Baruch-Hu), la Luce dell’Infinito guida l’intera evoluzione del desidero attraverso diversi stati, passo dopo passo, in un ordine di causa ed effetto ad equivalenza con il Se. È fatto cosi, perché anche se il desiderio è stato creato come “esistenza dall’assenza”, possa raggiungere la stessa condizione della Luce, “esistenza dall’esistenza”.

Le azioni prese dal desiderio di ricevere piacere mentre si avanza nei diversi stati verso il traguardo (equivalenza con il Creatore, la qualità di dazione) sono chiamati “discernimenti”, “correzioni”, “sentimenti” il cui proposito è “adesione” (Zivugim). “Adesione” significa equivalenza parziale o completa (alla fine di tutte le correzioni) con la Luce. Durante queste adesioni, il vincolo tra “desiderio di ricevere con lo scopo di dazione” e la Luce, la proprietà di dazione, si manifesta.

Tutte le nostre azioni vengono chiamate lavoro spirituale, durante il quale il nostro desiderio con l’aiuto dell’intenzione di dazione raggiunge per lo meno qualche equivalenza con la Luce, adesione parziale con essa, finché queste azioni raggiungono il più alto livello di adesione chiamato correzione completa.

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L’accesso alla preghiera

Per poter accedere al nuovo livello io ho bisogno di acquisire un nuovo desiderio, la pesantezza del cuore. Dopo potrò esaminarlo attentamente e fare un appello con una preghiera completa, realizzando che non posso rimanere in questo egoismo, e che quello che in realtà mi manca è la qualità di dazione. Io non dico al Creatore che mi sto sentendo male ne li chiedo di migliorare le cose per me. La mia preghiera può soltanto dire questo: “é un bene che Tu mi abbia dato questo male in modo che io possa desiderare la dazione ed innalzarmi per amare gli altri”.

Non chiedo che il male mi venga tolto perché è l’unica base sulla quale io possa costruire qualcosa, altrimenti io rimarrei come una bestia. Invece, io devo esaminare questo male, questa sensazione di vuoto, per poter riconoscerlo come un aiuto contro il mio egoismo, costringendomi a collegarmi agli altri.

Io ringrazio per questo “male” e spero che rimanga perché altrimenti potrei cadere nuovamente nel mio egoismo. Ma sopra il male io voglio costruire una attitudine di dazione verso tutti quanti. Perciò, io vedo il male come un aiutante che mi libera dai miei desideri egoisti dato che il sentimento di spiacevolezza mi permette di scollegarmi da loro.

Se una persona si brucia, non vorrà più toccare l’oggetto che ha provocato la bruciatura. In modo similare, io inizio a non volere questi desideri, e su di essi io costruisco un’attitudine di dazione. Questo richiede un nuovo inizio, Rosh HaShana (il nuovo anno) uno stato dove io non desidero più i riempimenti del passato perché li sento come male.

Per il contrario, al di sopra io adesso voglio costruire un’attitudine di dazione verso gli altri. Questa trasformazione, la transizione da una all’altra, viene chiamata l’Inizio del nuovo anno.

E allora, dopo aver verificato che sono incapace di farlo da me, io arrivo a Yom Kippur, avendo soltanto il desiderio ma sentendo la mancanza della forza. È cosi che arrivo alla preghiera, e questo è chiamato Il giorno di espiazione. In questo stato non giudico il Creatore, ma piuttosto me stesso per la mia mancanza di forza di dazione, ed è li che risiede il mio peccato.

Questo è quello che io grido quando in Yom Kippur io faccio ammenda di tutti miei peccati: “Il vero significato del Giorno di espiazione è la rivelazione del Kli che è pronto per la correzione. È una svolta a Rosh HaShana quando io decido di rifiutare il vecchio desiderio ed avvicinarmi e decidere di lottare per la dazione. E adesso, per la prima volta, mi volto verso il Creatore con una genuina richiesta ed acquisisco contatto con Lui.

Questa richiesta arriva finalmente a Lui perché io non chiedo riempimento, ma soltanto la forza di correzione. E cosi io arrivo alla porta della preghiera.

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