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Mantenere la traiettoria spirituale

Domanda: Come restare costantemente nella traiettoria spirituale, cioè nel momento di prendere una decisione, come promuovere prima lo spazio spirituale e l’unità rispetto ai guadagni materiali?

Risposta: Non appena riusciamo a creare questo tipo di connessione tra noi “uno spazio per la rivelazione del Creatore”, immediatamente scompare. È così affinché possiamo prendere questa decisione una volta e poi un’altra. Ogni momento deve essere “un inizio”. Ciò che aiuta una persona a fare costantemente questa scelta è solo un ambiente forte che le permette di mantenere una connessione (vedere Baal HaSulam, La Libertà).

È impossibile che riusciate a mantenere questa decisione per conto vostro per più di un momento. Abbiamo bisogno di integrarci nella società corretta, come piantare un seme nel suolo e ricevere lì l’impressione dell’importanza dello scopo. Allora, potrete unire i punti delle decisioni, modellandoli in una linea destra verso la meta.

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La preparazione è la chiave del successo nello studio

Domanda: Come si prepara uno studente per ogni lezione?

Risposta: Ogni studio inizia con la preparazione, e abbiamo bisogno di capirne l’importanza. La preparazione allo studio significa chiarire che cosa voglio ottenere da essa. Poi, lo studio diventa un mezzo per raggiungere l’obiettivo. La preparazione, precisamente, determina la direzione in cui io vado avanti nello studio. Per questo motivo, la preparazione è più importante dello studio, e questo è ciò che lo studente deve imparare.

La saggezza della Kabbalah differisce dalle scienze concrete in cui la direzione è chiara fin dall’inizio: io voglio sapere e nient’altro. Mentre, nella Kabbalah non voglio sapere. Piuttosto, voglio cambiare me stesso allo scopo di impegnare me stesso verso gli altri. L’intero studio è un mezzo per realizzare questa connessione con gli altri e, attraverso di loro, con il Creatore.

Se ho imparato ogni tipo di informazione durante lo studio, ma non ho fatto il minimo passo verso la mia correzione interiore, significa che lo studio è stato inutile. Ciò che è mancato allo studio sono stati la dovuta preparazione, l’intenzione e obiettivo. Questo è l’unico modo per valutare se l’intenzione era corretta. La conoscenza in sé per sé è irrilevante.

Alcune persone sono attratte dalla struttura dei mondi superiori e le loro azioni. Altri sono più interessati agli aspetti psicologici, la storia, e le tendenze di sviluppo. Mentre, i Kabbalisti non prestano alcuna attenzione alla quantità della conoscenza, dato che “non è il saggio che apprende” (Lo HaHacham Lomed). Ogni cosa dipende dall’utilizzo della saggezza per la correzione dell’anima.
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(Dalla parte quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah 10/1/10, “L’approccio allo studio della Kabbalah”)

Lezione quotidiana di Kabbalah – 06.10.2010

Scritti di Rabash, Shlavei ha Sulam, Art. 25
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Dal Libro dello Zohar: Capitolo “VaYechi”(E Giacobbe visse nella terra d’Egitto) Punto 592, Lez. 31
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Rav Yehuda Ashlag: Talmud Eser Sefirot, Volume 6, Punto 125
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Rav Yehuda Ashlag: “L’ Amore per il Creatore e Amore per gli Esseri Creati ”, Lezione 6
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Desidero che abbiate un buon ruolo nel Libro della Vita

Klipat Noga è uno stato di “metà bene/metà male” ed è uno stato fragile e stressante. È come se una persona si trovasse sul punto di commettere un grave crimine, o al contrario, di realizzare una buona azione se riceve aiuto; ma oscilla, incapace di inclinarsi verso uno o l’atro lato. È come se fosse divisa in due, senza avere la forza di prendere una decisione definitiva, senza sapere su quale lato della bilancia mettere l’ultimo chicco che determinerà tutto.

Da un lato non può rifiutare il suo ego che è l’enorme desiderio di provare piacere e tutta la sua proprietà “egoista”. Dall’altro lato, capisce che se adesso non si libera di questo con l’aiuto dall’Alto, non potrà passare all’altro lato ed entrare nel mondo spirituale. In questo modo, si trova davanti all’alternativa di non sapere verso quale lato dirigersi. È come un cavaliere ad un crocevia. È in uno stato nel quale ha bisogno di prendere una decisione.

Qui solo il gruppo, solo la Luce Superiore può aiutare la persona a decidersi e mettersi nelle mani del Superiore, passando alla dazione attraverso la fede al di sopra della ragione. La preghiera, in questa situazione non è per chiedere aiuto, poiché ciò vorrebbe dire che la persona ha già preso una decisione. La preghiera riguarda lo stato nel quale è incapace di scegliere. Questo stato è il principio dell’anno o l’inizio di un nuovo cambiamento.

Da un lato, sentiamo di essere malvagi e dall’altro manchiamo della forza per rifiutare tutte queste qualità e stati egoistici. Non possiamo immaginare come sarebbe possibile vivere senza di essi o come muovere un passo per elevarci al di sopra di essi. Solo la Luce Superiore che viene a noi ci aiuta a scegliere e ci eleva verso la fede al di sopra della ragione (dazione invece di ricezione). È così che il Nuovo Anno inizia per noi e questo si chiama “un buon ruolo nell’Albero della Vita”.

La Luce Superiore, il Creatore, mette la Sua firma nel libro della vita per noi e garantisce alla persona che d’ora in avanti procederà sulla buona strada. Prima di questo, una persona deve fare tutto quello che è in suo potere per arrivare a questa decisione. Il passaggio diretto di un “Nuovo Anno (Rosh HaShana)” è “l’inizio dei cambiamenti” o la “testa dei cambiamenti”. È necessario che avvengano con frequenza per noi e sempre per il bene: fino al Creatore che è “Buono e Benefattore”.

(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah dell’8 Settembre 2010, sulla Lettera 67)

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Una lingua perfetta

L’immagine di questo mondo è sempre stata l’ultima, durante l’intero processo del nostro progresso spirituale fino al Mondo dell’Infinito. La nostra correzione è possibile solo a condizione che noi superiamo la percezione della realtà di questo livello inferiore, il nostro mondo.

Dobbiamo cercare sempre di raggiungere le radici che si trovano sopra l’immagine del nostro mondo che noi oggi percepiamo. Questo quadro non cambia: è solo che queste radici diventano più chiare e profonde, il che significa che noi raggiungiamo il Creatore (la radice dei nostri desideri) in misura maggiore.

L’immagine che ora vediamo è solo il suo ramo che è rappresentato dai nostri desideri sullo sfondo dei suoi desideri. Il mondo è l’immagine della dissomiglianza tra i nostri desideri e lui.

Attraverso il processo di raggiungimento spirituale, il nostro linguaggio non cambia, perché il quadro più basso del mondo non cambia. Parliamo con le stesse parole, indipendentemente se siamo al primo livello, nel mezzo, o alla fine del percorso. I cabalisti non hanno alcuna altra possibilità di comunicare con il prossimo, oltre “il linguaggio dei rami“.

Lo stato più basso è lo stesso per tutti, e la connessione dal ramo alla radice si estende dal Mondo dell’Infinito attraverso la stessa linea che continua da un mondo all’altro, attraverso tutti i 125 livelli e in tutti i 613 desideri.

Quindi, possiamo parlare di qualsiasi desiderio in uno qualsiasi dei 125 livelli, prendendo il nome corrispondente del ramo da questo mondo. Questo è il motivo per cui i Kabbalisti hanno scelto “il linguaggio dei rami” – perché rimane invariabile, lungo l’intero percorso del progresso spirituale. Si tratta di una lingua perfetta, e se solo conoscessimo la connessione tra la radice ed il ramo, saremmo in grado di capirlo.

Lezione quotidiana di Kabbalah – 05.10.2010

Scritti di Rabash, Shlavei ha Sulam, Art. “Cosa cercare nell’Assemblea degli Amici”
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Dal Libro dello Zohar: Capitolo “VaYechi”(E Giacobbe visse nella terra d’Egitto) Punto 567, Lez. 30
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Rav Yehuda Ashlag: Talmud Eser Sefirot, Volume 6, Punto 115
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Rav Yehuda Ashlag: “L’ Amore per il Creatore e Amore per gli Esseri Creati ”, Lezione 5
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La via verso il palazzo del Creatore

Domanda: Cosa significa “apprezzare lo stato di ascesa spirituale”?

Risposta: L’ascesa è uno stato nel quale posso giustificare ciò che succede dentro di me, giustificare gli amici ed il gruppo, vedendoli come angeli che mi aiutano a realizzare il mio libero arbitrio per raggiungere lo scopo. Con gli elementi di questa condizione posso formare me stesso e la mia relazione con il Creatore, che si rivela all’interno di questo stato.

Il gruppo, la casa, il lavoro, gli studi, la salute ecc … comprendono i componenti del mio stato. Devo determinare che tutti loro sono secondari in relazione al gruppo. Devo “riunirli” tutti, salvo il gruppo ed entrare al gruppo con questo, a prescindere dal fatto che il gruppo sia solo un elemento tra gli altri. Nel gruppo, devo anche discernere i molteplici componenti fin quando seleziono solo l’unico: il desiderio di raggiungere il Creatore.

Mi addentro sempre più profondamente in questo lavoro ed in questi discernimenti, verso il centro. È come se mi stessi dirigendo al palazzo del re da molto lontano fino a che finalmente arrivo. Sto riducendo tutto e mi sto focalizzando, verificando il cammino fino a quando arrivo alla meta.

All’inizio sento che c’è tutto un mondo intorno a me. Presto, vedo che esiste solo il gruppo e le diverse situazioni al suo interno. Resta così fino a quando prendo coscienza di uno schema molto semplice: tutto ciò che mi circonda sono solamente angeli, forze che mi dirigono al Creatore e mi aiutano ad arrivare a Lui.

Cosa è questo gruppo? È un gruppo locale vicino a me o il gruppo mondiale? Il gruppo sono tutte le anime. Cominciamo con tutto il mondo e gradualmente restringiamo il cerchio.

Il gruppo per me comincia con i corpi fisici, le persone che conosco in tutto il mondo, che sento essere connesse a me attraverso lo scopo comune. Queste sono le persone che mi capiscono e mi percepiscono, a prescindere dal fatto che non le conosco di persona. Tuttavia, nel mondo spirituale, siamo in un sistema collettivo. In questo mondo, è possibile che non ci siamo mai incontrati, ma in quello spirituale siamo uniti.

È indubitabilmente un’opportunità di salvezza perché siamo connessi, ci sosteniamo e dipendiamo gli uni dagli altri. Non sono soltanto le persone della mia generazione che esistono oggi in uni stato simile in relazione al Creatore, ma tutti i cabalisti del passato, cominciando da Adamo, che fu il primo a scoprire il Creatore 5770 anni fa ed a sancire il suo libero arbitrio.

Da quel momento l’essere creato, un punto del desiderio, cominciò il suo viaggio per raggiungere la somiglianza con il Creatore. Da allora fino ad oggi, tutti i kabbalisti connessi per questo scopo, appartengono ad un sistema, non importa il loro grado nella scala spirituale. Riguardo a coloro che ancora non lavorano in questo sistema, anche essi vi appartengono, ma noi dobbiamo risvegliarli.

(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 6 Settembre 2010 sull’articolo, E Giacobbe uscì).

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Verso la verità attraverso l’inganno

Domanda: Perché i kabbalisti nei loro libri ci confondono intenzionalmente usando parole “terrene” come se ci stessero parlando del nostro mondo materiale?

Risposta: E’ così perché solo attraverso la confusione ci accorgiamo della verità. Senza confusione, non arriveremmo mai a capirlo. I kabbalisti scrivono tanti libri perché abbiamo bisogno di arrivare alla rivelazione dal suo opposto: dal desiderio di ricevere piacere al desiderio di dare.

Esiste un’enorme spaccatura tra questi due tipi di desideri. Crediamo che sia sufficiente modificare “più” in “meno” ma non è così semplice. Tutti i nostri pensieri e desideri sono interconnessi, dovendo avanzare attraverso questa forte perplessità. Qualsiasi “confusione” rappresenta una questione che dobbiamo risolvere. Arrivare a questa questione indica che abbiamo già rivelato la metà o più del cammino.

Di conseguenza, ognuno degli stati che attraversiamo nell’oscurità, in completa debolezza ed impotenza, rappresenta un’assoluta necessità per noi. Non ho idea di come arrivare alla verità senza passare attraverso gli errori e le percezioni ingannevoli, così ripugnanti per i miei sensi e poco chiari per la mia mente. Tuttavia, cresco grazie ad essi od esse. Questo è l’unico modo in cui possiamo combinare “più e meno”, oppure detto in altro modo, il desiderio di dare del Creatore con il desiderio di ricevere della Creatura; cioè attraverso un sistema di esilio, occultamento e completo sconcerto.

Quando mi guardo indietro, vedo che ogni momento del mio cammino è irrevocabile. Se mi sbarazzo anche di un istante, niente mi sarà più chiaro e alla fine non ci sarà la perfezione. Non potrò riconoscerla né rivelarla.

È per questo che tutto quello che ci succede è indispensabile. Era impossibile scrivere lo Zohar in un’altra maniera. Una persona non può progredire se non commette errori. Dobbiamo prendere coscienza di ciò che è contrario alla verità.

Come insegniamo ai nostri figli? Li confondiamo e permettiamo loro di commettere errori affinché imparino da essi e non li commettano nella vita reale. Questa è la differenza tra avanzare attraverso la sofferenza ed attraverso la scienza della Kabbalah.

Commemorare il giorno della morte del Rabash

Rabash descrisse in maniera completa il cammino spirituale che è davanti a noi e spiegò cosa dobbiamo fare per ricevere la Luce che corregge e ci riempie. Non esiste nessun altro cabalista nella storia che abbia fatto qualcosa di simile, con lo scopo di rivelare il Creatore. Ma certamente questo è stato possibile perché lui è stato la persona giusta al momento opportuno.

È anche impossibile immaginare come potremmo avanzare senza il dettagliato manuale di istruzioni che riceviamo da lui. Senza le sue spiegazioni, noi non potremmo realizzare il metodo di Baal HaSulam. Adesso, quando ci avviciniamo sempre di più alla realizzazione pratica di questo metodo, capiamo meglio quanto abbiamo bisogno delle dettagliate spiegazioni del Rabash.

Ci sono migliaia di libri kabbalistici di livello molto alto, ma nessuno può essere utilizzato in maniera pratica nel nostro tempo. La stessa cosa è certa nel caso della Torà, che può essere compresa solo dalla persona che ha già raggiunto la spiritualità. Tuttavia, le composizioni del Rabash sono la sola cosa che possa aiutare una persona che desidera entrare nel mondo spirituale.

(Sull’articolo, Quale è la differenza tra collettivo e particolare nel lavoro del Creatore).

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Un Nuovo Anno: Un nuovo gradino della scala spirituale

L’ascesa spirituale ha luogo quando passiamo dalla ricezione per noi stessi alla dazione per gli altri. Viene considerato come agire attraverso “la fede al di sopra della ragione”, cioè, “preferire dare invece che ricevere” e ricevere piacere nel dare. Ho bisogno di sentire ispirazione ed allegria quando mi elevo al di sopra del mio egoismo, quando non vedo più quale potrebbe essere il mio guadagno per questo; ma ho bisogno della forza della Luce per poter ottenere questa trasformazione dentro di me.

Ciò si chiama “Io sono per il mio Amato ed il mio Amato è per me”, quando iniziamo una conversazione con il Creatore e c’è intendimento tra noi due. Capisco perché il Creatore ha fatto in modo che la mia vita fosse tanto vuota, per poi darmi l’opportunità di arrivare ad un gruppo nel quale io possa comprendere cosa è la dazione. Lui mi illumina un poco, come se mi dicesse “Scegli questo!” per aiutarmi a muovere il primo passo. Però muoverlo dipende da me.

Malchut del Superiore (l’attributo della dazione) si presenta davanti al mio egoismo come Keter (Rosh, la testa), oscuro e vuoto; ma se decido che il mio Keter (aspirazione) è di aderire a questo con la mia volontà di dare, allora Malchut del Superiore non appare più così vuoto e mi aggrappo ad esso come al grado spirituale Superiore.

Questo è il principio di un nuovo sentiero. Viene considerato il principio come un Nuovo Anno (Rosh Hashana, la testa dell’inizio) che arriva dopo il mese di Elul, che è l’acronimo di “Io sono per il mio Amato ed il mio Amato è per me”.

(Dalla seconda parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 6 Settembre 2010 su Shamati 42).

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