Pubblicato nella 'Lezione quotidiana di Kabbalah' Categoria

Il padre del popolo che aspira alla spiritualità

Lo Zohar, capitolo Vaiera, punto 360: “Egli protegge i piedi dei Suoi santi”.

Scrive, “I Suoi santi”, senza una Yud (in ebraico), il che significa un santo, Abramo con il quale il Creatore andava sempre affinché gli altri non potessero danneggiarlo.

“Però i malvagi sono zittiti nell’oscurità”. Questi sono gli angeli ai quali il Creatore diede la morte nella notte in cui Abramo li inseguiva.

L’attributo di Chesed (Abramo) è la base del resto delle correzioni. È il primo attributo che si rivela nell’egoismo che si sta correggendo.

Per questo lo consideriamo “il padre del popolo di Israele”, il padre (la base) del popolo di Israele (di tutte le altre correzioni che portano l’essere umano al Creatore).

Spostandosi da uno schermo all’altro

La Kabbalah ci parla con parole conosciute, le quali hanno un’interpretazione tanto materiale quanto spirituale.

Quando cominciamo a studiare la scienza della Kabbalah, immaginiamo tutto ciò che ci racconta in immagini di questo mondo.

Dopo cominciamo a pensare che essa ci parli della spiritualità così come la immaginiamo noi; però questa non è ancora la spiritualità, questa è solo la mia immaginazione su di essa: immagino i disegni e le differenti immagini.

Non è facile per l’essere umano passare alla percezione della spiritualità solo attraverso le qualità e le proprietà per le quali non esiste il tempo, il movimento e lo spazio.

Egli non può immaginarla in questo modo e per questo disegna, per se stesso, differenti immagini e personaggi, ed in questo modo passa da uno schermo all’altro, come nel computer, fino a che corregge la sua percezione;

però il vocabolario dei termini è lo stesso. Ho mille schermi che cambiano, come nel programma “Windows” che si descrivono con le stesse parole, ma solo le immagini cambiano tutto il tempo.

Al principio immagini ogni termine come qualcosa di materiale, dopo sempre di più in maniera spirituale.

Invece del “braccio”, della “gamba”, degli “abbracci del lato sinistro”, degli “abbracci del lato destro”, del “Rosh (testa)”, “Toch (torso)”, cominci ad immaginare le qualità che non hanno nessuna forma materiale.

Anche nel mondo materiale, la fisica quantistica dice che non esistono particelle “solide”: elettroni, protoni,fermioni. Tutto è esteso. Sono alcune nubi di elettroni che scompaiono e che sono più vicine al concetto della qualità;

però i nomi sono gli stessi perchè non possiamo prendere altre denominazioni, sono le uniche che esistono nel nostro mondo.

Perchè dobbiamo essere così meticolosi e non possiamo cambiare neppure una sola parola? Perchè questa parola dal suo ramo materiale mira all’elevata radice spirituale.

Se cambiamo le parole, confondiamo le connessioni tra le radici ed i rami, e questa non sarà più una scienza.

Immginate se nella scienza della chimica cambiassimo le denominazioni delle sostanze e dopo cominciassimo a mescolarle secondo la formula per creare una reazione. Riceveremmo una sostanza totalmente diversa.

Per questo conserviamo lo stesso linguaggio e cerchiamo di avvicinare la sua percezione ad una forma più avanzata e realmente spirituale.

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Uniamoci al Cuore del Mondo


Una domanda che ho ricevuto: Il Convegno Mondiale Zohar avrà inizio a New York tra soli due giorni, e sembra che tutto vi sia già stato detto, come il modo per prepararsi e cosa accadrà lì. Eppure, potreste fornire alcune indicazioni di sintesi finale?

La mia risposta: La sintesi è di raggiungere una connessione tra i nostri cuori. Questa è l’unica cosa che dobbiamo correggere e questa deve essere la cosa più importante per noi.

Non ci si deve preoccupare di essere in grado di vedere e ascoltare tutto, o non essere in grado di capire tutto. La cosa più importante è il tuo cuore: è necessario preoccuparsi del collegamento con tutti gli altri desideri simili delle persone che partecipano a questa assemblea mondiale.

Al convegno saranno presenti più di mille persone, e saranno affiancati da centinaia di migliaia in tutto il mondo. Se questi cuori desiderano di unirsi in un unico desiderio cioè quello di raggiungere la rivelazione del Creatore, per raggiungere conferimento e l’amore attraverso la loro unità, allora accadrà! Questo obiettivo è raggiungibile e può essere realizzato, e ciò avverrà in un modo o nell’altro in un futuro molto prossimo.

Negli anni precedenti non ho parlato di amore e unità, ma adesso siamo già alle soglie del rivelare il Creatore in modo pratico, la qualità della dazione e di amore, nel nostro mondo. Pertanto entreremo a questo convegno con speranze di successo.

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L’esilio è creato dal Creatore

Lo Zohar, capitolo Shemot, punto 59: … Il Creatore non ha mai abbandonato Israele nell’esilio, prima che Lui ha messo la Sua divinità con loro.

È ancora di più con Giacobbe, che quando lui discese in esilio, il Creatore e la Sua Divinità e i superiori supremi e le Merkavot, tutti discendono con Giacobbe … Questa è la condotta del Creatore in tutti gli esili …

Cosa significa “La Sua Divinità discende con il popolo di Israele in esilio?” Pensiamo che ci sia qualcosa in cui il Creatore non agisca; però esiste solo una forza che funziona in tutta la creazione ed in noi: il Creatore o la Luce.

L’esilio è uno stato speciale del desiderio (della creazione) che la Luce crea particolarmente per abbassarlo, per allontanarlo da Sé e creare in esso il desiderio per Lei.

La Luce determina esattamente tutti gli stati dell’esilio, tutti i problemi che si riveleranno nel desiderio di ricevere, tutte le vacuità, tutte le disgrazie.

L’opposto della Luce (del Creatore) funziona nell’esilio come è detto: “Ho indurito il cuore del Faraone”. Il Creatore fece anche il diluvio ecc …

Poiché “Non c’è nessuno a parte Lui”. L’esilio è una forma dell’influenza della Luce (del Creatore) attraverso la sua parte inversa, in un modo accuratamente misurato, esatto, in tutte le qualità, contro ogni desiderio, in tutte le connessioni tra di esse.

Per questo, senza dubbio, il Creatore (la Luce) si trova in esilio insieme al popolo, influenzandolo ed appoggiandolo sempre.

Egli stesso crea questo esilio attraverso la sua parte inversa ed oscura, come è detto dal re Davide: “Mi hai spinto da dietro e davanti (attraverso la Luce e l’oscurità)”.

Quando la Luce non richiede più di influenzare attraverso la parte opposta (attraverso l’oscurità), quando stimola sufficientemente il desiderio (Kli) e questo aspira realmente alla parte illuminata (verso la dazione), la Luce attrae il Kli dall’esilio verso la liberazione;

però solo la Luce è l’unica forza che agisce da dietro e davanti e per questo tutto l’esilio è la preparazione alla nostra liberazione.

Lezione quotidiana di Kabbalah – 05.05.2010

Preparazione alla Lezione:  Shamati 103
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Il Libro dello Zohar, Capitolo “VaEra”, Articolo 157
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Beit Shaar Ha-Kavanot, Punto 128, Lezione 39
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Rav Yehuda Ashlag “Matan Torah (Il Dono della Torah)” Lezione 7
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Mancano solo tre giorni al congresso di New York 2010 sullo Zohar

Domanda: Nel giro di alcuni giorni comincerà il Congresso di Kabbalah negli Stati Uniti d’America.

In relazione a ciò, molti hanno scritto sugli ostacoli che all’improvviso interferiscono con il viaggio, ed anche sulla loro paura e su un’imprevista mancanza di desiderio di venire al congresso. Cosa dovremmo fare a riguardo?

Risposta: Credo che se qualcuno ha la possibilità di venire al nostro incontro, non esiste nessuna ragione che lo possa trattenere.

Anche se deve spendere dei soldi e sacrificare le sue vacanze; ma non posso immaginare che possa essere più importante di trascorrere insieme alcuni giorni. Questo è un investimento del tutto spirituale. Non capiamo fino a che punto questa connessione tra le persone contribuisca al nostro avanzamento. Capisco che adesso ci pesa il cuore e ci si aggiunge l’egoismo, ma questo è bene. Questo è esattamente lo stato nel quale dobbiamo agire.

Per questo la persona deve realizzare un calcolo sulla ragione per la quale non può venire. In questo si trova il suo libero arbitrio: avanzare o non avanzare nella spiritualità. Si potrebbe capire la sua assenza solo a condizione che sia chiusa in un carcere e non possa uscire.

Mi chiedono: E se sto studiando la Kabbalah solo da circa tre settimane e non ho un gruppo vicino, non è troppo presto per andare ad un congresso? Anche se la persona sente parlare per la prima volta della Kabbalah, in relazione alla realizzazione di questo congresso, ha senso venire.

Chi sa cosa ci succederà domani? Per lo meno potrà guadagnare qualcosa nella sua vita, mentre le viene data ancora questa possibilità …

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Perché affrettarsi ad uscire dall’Egitto?

Domanda: Non è chiaro perché l’uscita dall’Egitto fu così affrettata. Quando tempo richiede la preparazione della pasta di pane: 20 minuti? Non potevano aspettare? Perché tanta fretta?

Risposta: Fretta significa che il seguente stato si scopre all’improvviso, non nell’ordine dei gradini. Non posso prevederlo in anticipo ed aspettare.

A causa del mio stato, non posso sapere se ciò accadrà in un minuto. La chiamiamo “urgenza”, “fretta”.

L’uscita dall’Egitto è simile alla nascita, si sviluppa grazie ad una forza esterna. L’inferiore non determina niente.

Egli si sforzava, studiava, seguiva i consigli dei cabalisti nella divulgazione della Kabbalah, nell’unione con gli amici, arrivò al punto culminante del desiderio di raggiungere il Mondo Superiore …

È scritto che la liberazione arriva all’improvviso, “quando non la aspetti per niente”, quando i pensieri della gente non sono preparati in assoluto al suo arrivo. Arriva nella generazione totalmente disillusa, quando l’uomo ha perso la speranza ed ha alzato le mani.

L’uscita dall’Egitto è la scoperta della Luce GaR di Hokhmà. Per uscire dall’Egitto, l’anima deve raggiungere con un salto, lo stato di Gadlut Bet (lo stato maggiore 2) dallo stato di Katnut Alef (lo stato piccolo 1), saltando i gradini Katnut Alef – Gadlut Alef – Katnut Bet – Gadlut Bet.

Questa si chiama “fretta”. Ti tirano fuori e vedi il nuovo mondo.

Entrando nel mondo spirituale


Lo Zohar ci parla del sistema superiore che include tutti noi. Tuttavia, non è necessario spiegarlo nei minimi particolari perché dobbiamo semplicemente ascoltare la storia ed attendere di esserne influenzati. Successivamente, il quadro si fa chiaro come se emergesse dalla nebbia. È come un bambino che prende dimestichezza con il mondo, apprendendo le cose nuove intorno a lui, come sono collegate e come interagire con esse.

Similmente, noi cresciamo in modo naturale nel nuovo mondo. Ora siamo diretti verso quel mondo e la sua visione inizia ad essere più chiara. Prima iniziamo a “sentire” qualcosa e dopo incominciamo a riconoscere questi suoni. Questo è il modo in cui entriamo nelle sensazioni del mondo spirituale.

Pertanto, non ha senso spiegare un sacco di cose visto che la spiritualità deve essere rivelata attraverso le sensazioni nel desiderio piuttosto che nella mente. Invece di studiare la spiritualità teoricamente ed esserne soddisfatti, noi dobbiamo entrare nel mondo spirituale.

Lezione quotidiana di Kabbalah – 04.05.2010

Preparazione alla Lezione: Shamati 137
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Il Libro dello Zohar, Capitolo “VaEra”, Articolo 128
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Beit Shaar Ha-Kavanot, Punto 122, Lezione 38
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Rav Yehuda Ashlag “Matan Torah (Il Dono della Torah)” Lezione 6
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Noi causiamo i nostri danni


Lo Zohar, capitolo “Chayei Sarah (la vita di Sara)”, Item 41: Tali sono le vie del creatore. Se Egli concede il benessere ad una persona lo fa per sostenere il mondo e far rispettare i Suoi comandamenti. Se la persona considera il suo benessere come parte del suo orgoglio sarà colpito dalle conseguenze negative, infatti è scritto, ” Il benessere conservato per il possessore è per il suo male”.

…In modo analogo, quando il Creatore diede loro la bellezza del bene superiore di Adam ha Rishon, Egli lo concesse allo scopo di far rispettare il Suoi comandamenti e che fosse fatta la Sua volontà. Essi non lo fecero ma furono orgogliosi e per questo motivo furono colpiti nella stessa bellezza nella quale furono benedetti.

Pertanto, quando una persona grida “perchè il Creatore mi tratta in questa maniera?” deve capire che la persona stessa è la fonte del danno. Siamo noi stessi a causare i colpi a cui siamo sottoposti per non aver utilizzato in modo corretto le opportunità di ripresa offerte dal Creatore. Noi inciampiamo in queste opportunità, cadiamo e infine abbattiamo noi stessi. Questo è ciò che ci dice lo Zohar, “Essi furono colpiti nella stessa bellezza nella quale furono benedetti.”