Pubblicato nella 'Lezione quotidiana di Kabbalah' Categoria

Dov’è il vero me?

Fino a quando non limitiamo noi stessi in base alle condizioni dettate dalla Seconda Restrizione (Tzimtzum Bet), continuiamo a vivere senza uno schermo e a rimanere “sparpagliati.” È per questo che siamo soggetti all’influenza della prima restrizione (Tzimtzum Aleph).

È obbligatorio uniformare i nostri desideri alle condizioni della Seconda Restrizione , lo stato in cui eravamo prima della rottura dei vasi. I desideri associati a queste condizioni simbolizzano “l’esodo” da noi stessi verso le nostre anime. Chi sono quelle “altre anime?” Sono i miei stessi desideri tagliati via da me come se fossi stato già circonciso. Non ero io bensì il mio Padre e Madre superiori (Aba ve Ima) che eseguirono questa circoncisione su di me prima ancora che potessi sentire me stesso, la mia anima.

Poiché tutti coloro che vivono in questo mondo devono raggiungere la correzione, Aba ve Ima ha deciso di facilitare il nostro compito dividendo il nostro vaso spirituale in due parti: desideri interiori e i desideri esteriori. Allo scopo di permetterci di operare solo con i nostri desideri esteriori evitando di fare errori.

Pertanto, il nostro mondo è chiaramente diviso in due parti: me e il mondo esterno. Anche se i miei desideri interiori sembrano più importanti devo continuare a lavorare su quelli esteriori dal momento che rappresentano i miei desideri del livello superiore “parlante”. Mentre rimango nei miei desideri devo imparare a preferire i desideri degli altri e questo significa che correggo me stesso e lavoro con i desideri al livello della secondo restrizione.

I desideri della seconda restrizione sono localizzati al di fuori di me mentre i desideri della prima restrizione rimangono all’interno. Tutto il mio desiderio è diviso in due parti, esteriore ed interiore, e questo mi è di grande aiuto.

Dobbiamo essere grati al Creatore per averci concesso una doppia percezione della realtà che ci mostra come comportarci e ad evitare errori. Al livello della seconda restrizione i nostri desideri sono già stati tagliati via da noi e chiariti: essi costituiscono la realtà al di fuori di noi. Il nostro lavoro consiste nel cambiare il nostro atteggiamento verso “la parte esterna” di noi ed enfatizzando la sua importanza con l’aiuto del gruppo e della Luce Superiore.

Lezione quotidiana di Kabbalah – 25.05.2010

Il Libro dello Zohar, Capitolo “VaYicra”, Articolo 248
Video / Audio

Rav Yehuda Ashlag, Prefazione al Commentario del Sulam, Punto 20
Video / Audio

Rav Yehuda Ashlag, Introduzione allo studio delle Dieci Sefirot, Punto 5
Video / Audio

Rav Baruch Ashlag, “ Essi aiutano l’amico”
Video / Audio

Come ricevere un lasciapassare per il mondo nuovo

Fino ad ora, la forza che dirige questo mondo ha sviluppato il nostro egoismo. Questo è cresciuto da una generazione all’altra per migliaia di anni, e ha terminato di farlo!

Il nostro ego non sa più dove andare! L’ego è arrivato fino al limite della sfera nella quale è cresciuto e l’ha riempita completamente.

Ha iniziato un nuovo comportamento verso di noi, che mostra fino a che punto siamo connessi l’un l’altro all’interno di questa sfera egoista.

Questa forza di comprensione ci spinge sempre più vicini l’un l’altro, chiudendoci così e mostrandoci fino a che punto non possiamo nasconderci dagli altri.

È un’attitudine totalmente nuova della Natura verso di noi; anno dopo anno ci sentiremo peggio. Per questo, tutti i paesi ed i governi si preoccupano e non sanno cosa fare con il mondo.

Portare il mondo alla correzione si può fare solo attraendo la forza che ci corregge e nella misura in cui lo desideriamo! Ma dobbiamo desiderarlo!

Ognuno di noi sarà obbligato ad unirsi agli altri attraverso una buona connessione: per obbligo o per comprensione della necessità.

Attraverso lo studio, gli incontri, le canzoni e la catena televisiva, ci uniamo con il sistema dal quale ci arriva questa forza che ci corregge.

Ognuno deve sapere questo e, rivelare il Creatore nella stessa misura in cui oggi egli senta se stesso, il mondo, la gente e la natura. In questa maniera egli deve rivelare un altro livello della realtà, un altro mondo.

Come crescere per raggiungere lo Zohar


La cosa più importante mentre leggiamo lo Zohar è di unirsi con il testo. Se ci ricordiamo che la Luce ci influenza, ciò è sufficiente.

Un piccolo bambino vive tra gli adulti, ma cosa capisce dalle loro conversazioni e comportamenti? Conosce il loro mondo? No, gli è del tutto segreto. Siamo costruiti dalla natura come un bambino fra gli adulti: senza capire niente od essere pronto a farlo, un bambino percepisce tutto per mezzo della “luce circostante”.

Questa è la maniera in cui lo sviluppo ha luogo: gradualmente, indirettamente, dall’esterno, un bambino comincia ad assorbire tutto dagli adulti e si sintonizza con loro senza capire cosa stia accadendo anzi tempo. Entrando in loro attraverso il suo desiderio, comincia a sentire e poi a capire. Questo sviluppa nuovi sensi e desideri (Kelim) in lui, e poi la mente.

Quando siamo adulti, non ci sviluppiamo, ma semplicemente riempiamo noi stessi con la conoscenza e la sensazione. I nostri sensi non si sviluppano più a lungo. Possono solo svilupparsi a condizione che una persona entri in un “area” nella quale anche senza capire o sentire niente, desideri diventare simile ad essa. Per mezzo del suo desiderio e della spinta, senza capire o conoscere niente, comincia ad assorbire forze da questa area e ciò la sviluppa.

Gli adulti non subiscono lo stesso sviluppo interiore dei bambini. Essi sentono semplicemente i loro precedenti desideri. Sia nel nostro mondo che in quello spirituale, nuovi desideri possono crescere solo quando vuoi sentire e scoprire dove sei.

Quando leggo lo Zohar, non so di cosa sta parlando; però, siccome desidero rivelare questo quadro, sviluppo i sensi attraverso ciò che la mia anima percepisce. Ecco perché è scritto “Lo studio non avviene attraverso la ragione” (Lo HaHacham Lomed).
Il nostro sviluppo spirituale ha luogo esattamente nello stesso modo in cui un bambino si sviluppa nel nostro mondo. Può avvenire solo quando il livello più basso si annulla completamente prima del Livello Superiore. Dopotutto, stiamo imparando a sentire un nuovo, intero mondo!

I cabalisti scrivono riguardo a questo in molti articoli. Baal HaSulam scrive in “Un Discorso in Celebrazione della Conclusione dello Zohar” che uno studente deve cancellare se stesso innanzi al Rav, come fanno i bambini innanzi agli adulti. Questo è l’unico modo in cui puoi ottenere uno stato più alto.

Materiale correlato:

Lezione di Shamati 40 “Fede nel Rav”

Lezione quotidiana di Kabbalah – 24.05.2010

Il Libro dello Zohar, Capitolo “VaYikra”, Articolo 183
Video / Audio

Rav Yehuda Ashlag, Prefazione al Commentario del Sulam, Punto 18
Video / Audio

Rav Yehuda Ashlag, Introduzione allo studio delle Dieci Sefirot, Punto 2
Video / Audio

Rav Baruch Ashlag, “Amore dei Amici”
Video / Audio

Canzoni spirituali

Lo Zohar, Capitolo “Shemot (Esodo)”, Articolo 40: Noi apriamo i nostri occhi e vediamo le ruote della santa Merkava viaggiare nei loro viaggi, ed il suono del canto, dolce alle orecchie, a Binà, e bello per il cuore, Malchut, elevandosi e cadendo e camminando, e non viaggiando. … e Hokhmà è ottenuta solo viaggiando da una linea all’altra nei tre punti – Holam, Shuruk, Hirik – il suono del canto viene sentito. Questa è l’illuminazione di Hokhmà per le orecchie, che sono Binà, primariamente attraverso la linea di mezzo, Tifferet, chiamata “voce”. Ed è impartita da lui, dal cuore, a Malchut.

Ho ricevuto una domanda: Il canto è un elevata azione spirituale che genera “l’illuminazione di Hokhmà per le orecchie, che sono Binà”, la Luce di Hassadim. Come è connesso questo alla musica prodotta da Bnei Baruch?

La mia risposta: Mi piacciono molto le canzoni scritte dai miei studenti Moti Mor e Arkadi Duchin. Esse sono nate da un’impressione di una persona che è già nel cammino spirituale ed aspira alla spiritualità. Il fatto che essi non abbiano già raggiunto livelli elevati non importa.

Baal HaSulam scrive che anche una semplice persona può intuitivamente assegnare nomi corretti e connettere rami corporei alle loro radici spirituali. Per esempio tempo fa, qualche persona ha visto il Monte degli Ulivi a Gerusalemme ed ha pensato che fosse buono per la crescita degli alberi di olive. Pertanto lo chiamò il Monte degli Ulivi. Oggi noi accettiamo questo appellativo come sacro.

Baal HaSulam spiega che a causa di ciò lo spirituale riveste il corporeo e la connessione tra la radice ed il ramo si manifesta. La radice spirituale interessa il suo ramo, e questo come se “parlasse” ad alta voce della radice , naturalmente, senza neanche sapere il perché.

Quindi, quelli che studiano la Kabbalah creano la giusta arte anche se non hanno ancora raggiunto le vette dell’assoluta sensazione spirituale o raggiunto la vera natura del suono ed il profondo significato delle parole. La profondità e la ricchezza dell’impressione che possiedono è molto più grande dell’impressione che essi stessi realizzano. Ogni cosa che una persona genera dalla sua connessione con la Fonte porta già all’interno una scintilla spirituale.

Le percezioni si raggiungono prima o dopo il Machsom?

Domanda: Tutte le qualità che leggiamo nello Zohar si percepiscono nella tappa della preparazione o dopo aver oltrepassato il Machsom?

Risposta: Prima di oltrepassare il Machsom, cominciamo a distinguere in noi differenti reazioni su questi nomi e denominazioni.

Nella misura in cui desidero ascendere al di sopra del mio desiderio di ricevere piacere, comincio a distinguere tra i desideri di dazione e ricezione. Non esiste nient’altro da rivelare.

È scritto: “In futuro, l’angelo della morte diventerà l’angelo della santità”. Cioè, non esistono desideri cattivi o buoni, ma desideri per la dazione o la ricezione. Tutto dipende da come li uso.

Tutta la differenza tra Aman, Terach, Abramo, Elazar, Rachele e Lavan risiede solo nell’intenzione per la dazione o la ricezione, e nella loro potenza.

Per questo, nella misura in cui l’uomo di sforza nell’intenzione di dare, percepire, capire, chiarire l’intenzione attraverso il gruppo, reagirà in differenti maniere su ogni uomo e ogni determinazione.

Fino ad un livello tale che si riveleranno i suoi “sapori” e sensazioni: quelli gradevoli e sgradevoli, quelli luminosi e fastidiosi. Egli comincia a distinguere le differenti sfumature in essi;

però, dopo il Machsom, l’uomo le rivela in maniera chiara e precisa, poiché esse si rivestono in lui e in pratica le rivela.

L’anima sta tra la Luce e l’oscurità

Lo Zohar, capitolo BeHar, punto 66: … ci sono due creazioni nell’uomo, la creazione per il bene e la creazione per il male. Con la Torà, lui le separa e il Creatore gli da un anima di Lui per dominare su ambedue, la quale è buona e leggera, il mondo a venire, e quella che è cattiva e oscura, questo mondo, come è scritto “E lui soffiò nelle sue narici l’alito della vita”.

Tutta la realtà proviene dalla separazione tra la Luce e l’oscurità, quando possiamo realmente cominciare a “filtrare” le qualità che appartengono a questo mondo ed al mondo a venire.

Con l’aiuto dei chiarimenti, discernendo le qualità per la dazione e la ricezione, cominciamo a creare noi stessi. Tutto ciò che studiamo in questo mondo è un’esistenza animale, cioè, la nostra natura.

Perché si chiama animale? Perché l’animale non può maturare e rimane nello stesso livello di sensazioni.

Per questo, prima di cominciare ad usare la Luce per creare se stesso – distinguendo tra le qualità di dazione e ricezione, unendo tutto il tempo queste qualità di dazione, desiderando stare con esse e da esse creare se stesso – esiste solo l’uomo in questo mondo.

Come da una goccia di seme nell’utero della madre comincia a costruirsi il corpo dell’embrione, in questo modo l’uomo – con l’aiuto del gruppo, dell’ambiente, degli studi, delle intenzioni e di differenti azioni – deve provare ad aggiungere ed accumulare sempre di più le qualità della dazione. In questo modo, si crea in lui il corpo spirituale.

Ogni volta egli rivela una parte in più della dazione, desiderando unirsi a questa qualità, e questa viene denominata la sua prossima reincarnazione.

Ogni volta egli vede la sua nuova vita, la sua nuova possibilità, per aggiungere una volta e poi un’altra a se stesso, le qualità dell’uomo che è simile al Creatore, alla dazione (l’uomo “Adam” proviene dalla parola “Edome”, simile).

Lezione quotidiana di Kabbalah – 21.05.2010

Shamati 241: “ Lo invocano, mentre è vicino”
Video / Audio

Prefazione alla Saggezza della Kabbalah, Punto 54
Video / Audio

Il Libro dello Zohar, Capitolo “VaYikra”, Articolo 129
Video / Audio

L’incontro con il Creatore sul ponte dell’amore

Domanda: Come posso dare ad altre persone se devo sentire i loro desideri come miei? Significa che sto dando a me stesso?

Risposta: No, in ogni modo li sentirò “come” miei, però la differenza tra loro e me rimarrà. Resterà l’odio e al di sopra di questo, edificherò il ponte dell’amore!

Dentro c’è un desiderio verso di me e contro di loro. Al di sopra di questo desiderio c’è uno schermo (la Luce Riflessa), cioè, c’è il desiderio di riempire loro invece di me; e quando riempio questi desideri, lo farò con l’intenzione di dare.

La sensazione di me stesso e di loro davanti a me ed anche i loro desideri come i miei, tutto questo diventa il Partzuf spirituale della mia anima. Tutti i desideri che erano al di fuori di me, adesso entrano nel “corpo” della mia anima, perché li riempio per la dazione.

Solo questi sono quelli posso riempire. Io vi partecipo come colui che riempie, come la testa, “Rosh de Partzuf”! Tutto il mio corpo sono i desideri altrui.

Se disegno il Partzuf spirituale, vediamo che la sua testa è l’io originale ed il corpo è costituito dai desideri di altre persone; ma in ogni modo, chi posso riempire per dare? Me stesso?

Attraggo la Luce per dare agli altri attraverso me stesso. Cioè, sono la testa che decide di farlo; e quando li riempio, divento il Creatore rispetto agli altri.
Per questo, sento come il Creatore si rivela all’interno di questo corpo dell’anima, cioè, nei loro desideri che sono diventati i miei! Questo Creatore sono io! Ciò significa che io mi unisco al Creatore.

Perché questi desideri appartengono ad altre persone, però io le riempio. Il risultato è che divento simile al Creatore!

In questo stesso modo è organizzato il Partzuf spirituale: nella testa si trovano i suoi pensieri, i suoi desideri, le sue decisioni su come bisogna agire, però nel corpo ci sono i desideri delle altre persone, i quali sono diventati per lui come suoi (amerai il tuo prossimo come te stesso). Per questo, lui sente il suo mondo nuovo e l’unione con il Creatore in questo corpo.